diario romano / 5




” Senza data – Stupido come un diario “.




Domenica 25 dicembre 2016

v1104iene un momento in cui l’unica cosa da dire, l’unico modo di dire qualcosa è morire. Così è per me, credo. Che in questi spaventosissimi anni – venti? trenta? quaranta? cinquanta? poco meno di una vita, comunque – non ho saputo dire niente di meglio che questo. Che del tempo che mi sono concesso non ho saputo fare veramente niente. Anche perché questo tempo non c’era veramente, era, fin dall’inizio, tempo finito, tempo vuoto, tempo inutile, tempo falso, sedicente tempo. Perché fin dall’inizio io l’avevo perduto tutto, e non sapevo il modo di ritrovarlo. E se lo sapevo, l’avevo comunque dimenticato. E ricordarlo era difficile, anzi era – è stato – impossibile. (Ieri sera, prima di addormentarmi, pensavo: “ Moglie e buoi dei paesi tuoi “, chissà che cosa vuol dire? Forse solo che non si deve muoversi da dove si sta, che a muoversi si sbaglia, che, come penso sempre, chi si muove è perduto etc. Rimane da sapere che cosa sono questi “ paesi tuoi “, dove sono se ci sono, se sono veramente “ paesi “ oppure qualcosa d’altro. Quello che so è che Paesi tuoi è il titolo di un romanzo. Che non ho letto, o, se l’ho letto, non lo ricordo. Perché, in generale, io non ricordo mai niente. Oppure ricordo tutto, ricordo troppo. Nel senso che ho il senso del tempo. Che, invece, a quanto pare, non tutti hanno. C’è chi del tempo sembra poter fare benissimo a meno, chi vive benissimo nel presente e basta. Nei “ paesi suoi “, come se fossero suoi, e forse lo sono. Chi vive benissimo dove è. Chi non si muove per niente. Io, invece, anche se non vado più da nessuna parte, non riesco a non muovermi. Nel senso, per esempio, di cadere. Io continuamente cado, vado all’ingiù, precipito, anche se è strano, perché sono quasi sicuro di avere già toccato il fondo. O forse è il fondo che, tutto contento, sale. Ride e sale, sale e ride… ) [*] [*] E comunque, l’ultima cosa che volevo fare era scrivere un diario.

È tempo che le armi tacciano “, dice il Papa. Come se il problema fosse che fanno rumore, dico io. Che non amo il rumore, ma, a dirla tutta, nemmeno il silenzio.


Lunedì 26 dicembre 2016

i2000virgnterrotto il confronto ravvicinato tra vivi e morti, il compito di distribuire i doni, di placare gli spiriti dei defunti in maniera simbolica, di annichilire il pensiero della fine è affidato a un mediatore. È come se gli adulti a un certo punto abbiano firmato una delega che li sollevi dall’avere rapporti troppo intimi con Thanatos, affidando il « lavoro sporco » a un monopolista vestito di rosso i cui poteri (ubiquità, capacità pressoché illimitata di disporre dei frutti dei nostri sistemi produttivi) sembrano far impallidire le caratteristiche presenti nei portatori di doni delle epoche passate. “, dice Nicola Lagioia (Sapere la verità su Babbo Natale non ci fa diventare adulti, in Internazionale) (“ « Non morirete mai! », dice Babbo Natale attraversando sulla slitta gli scacchieri delle nostre città, e ricevendo conferme dai movimenti delle presse negli opifici, dagli impulsi delle antenne radiofoniche e televisive, dall’insonnia delle rotative tipografiche, dalle turbine delle centrali elettriche, dai codici binari dei calcolatori elettronici. E tuttavia, disseppellendo l’istanza disperata che si cela dietro questo messaggio benaugurale, facendosi spazio a fatica tra le luci, i colori, il traffico, le carte da regalo, spingendoci nell’occhio del ciclone che alimenta il movimento orgiastico della notte di Natale, è possibile riuscire a cogliere un lapsus, un sovvertimento, forse anche un’ancora di salvezza: un riflesso da lemure sulla giubba di Santa Claus e, nel suo messaggio, l’anagramma dopomoderno del memento mori. “ (Ibid.) (Poi ho sognato uno scoiattolino che mi saliva sulla spalla e sono riuscito a dormire un po’)

A proposito di Babbo Natale c’è da considerare anche questa vignetta di Altan sull’ultimo numero dell’Espresso.

altan

Il coro dell’Armata Rossa, George Michael… Tempi duri per la voce (maschile).

L’abisso attrae: ascoltare Last Christmas è un peccato capitale che capita spesso sotto Natale. “ (Rocco Coronato, Neve sugli anni Ottanta: Last Christmas (Wham!, 1984), in LPLC, 25 dicembre 2015) (“ Gli inglesi li chiamano guilty pleasures nella speranza che esistano piaceri privi di colpa “ (Ibid.))

David Bowie il 10 gennaio. E poi Harper Lee il 19, lo stesso giorno di Umberto Eco. E poi Johann Cruyff il 24 marzo, una settimana prima di Gianmaria Testa, Zaha Hadid, Imre Kertész. E ancora Gianroberto Casaleggio, prima di Prince, l’ultimo, giovedì 21 aprile. C’è una moria generalizzata di grandi star? Così ci sembra, questo percepiamo, ma la realtà è diversa, e quanto ci appare non sempre è corretto. Se infatti un tempo era la televisione e la radio a dare le notizie di un decesso, ora internet ha esponenzialmente aumentato i messaggi di commiato: « Sono diventati i cittadini ormai gli scrittori di necrologi », e tutto questo aumenta la nostra attenzione sui decessi. Non c’è una strage di star, è che queste sono aumentate, molte hanno vissuto la rivoluzione rock&roll degli anni Sessanta e Settanta, sono invecchiate all’insegna del cliché del sessodroga&rockandroll, i social amplificano gli addii e ogni morte ci sembra il risultato di un’ecatombe. È solo la tecnologia, bellezza. “ (Dai giornali)


ROSSORI

A proposito di didascalie, sotto la foto di un decolleté femminile la cui didascalia recita: “ Una paziente malata di Aids in un ospedale romano “ scriverò questa didascalia: “ Spudoratezza “.

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ROSSORI

A proposito di fotografie, sotto una delle foto scelte da Roberto Saviano per illustrare il 2016, quella della suorina di Amatrice che telefona, scriverò questa didascalia: “ Connecting sisters “.

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Martedì 27 dicembre 2016

s1460ui giornali fanno l’elenco delle star – dicono così – morte nel 2016. D’altra parte, i giornali non sanno fare altro che questo: i necrologi. Il necrologio, ovvero: dire la morte degli altri. Dire gli altri in quanto mortali, non dire mai niente di sé: per non morire mai. Mors tua vita mea. La democrazia come necrofilia. Moriranno anche i necrologisti, comunque.








Gli hollow men: hanno una fame da lupi.

I comunisti italiani: la situazione è sempre stata drammatica, ma non è mai stata seria.

Quando, trentasette anni fa, sono venuto a Roma, ho capito subito che non era aria. Ho pensato subito che forse era meglio tornare indietro, ma poi, non so perché, non l’ho fatto. Comunque ho cominciato a vivere come non avevo mai vissuto prima, con una preoccupazione, una circospezione che somigliava molto da vicino alla paranoia. Salvo un brevissimo periodo all’inizio, a Roma non ho mai fatto il turista. C’è stato anzi un momento in cui non riuscivo più ad uscire di casa. Le amicizie, che avevo anche pensato che fossero qualcosa di più che conoscenze, le ho mollate tutte. C’è anche da dire che anche loro hanno mollato me. Dopo trentasette anni le cose stanno ancora in questo modo. Anzi peggio. Io sono diventato povero, sono diventato vecchio e, tutto sommato, più solo che mai. Roma, dopo tutto questo tempo, continua a sembrarmi assolutamente vuota, ma, in un altro senso, anche perfettamente piena. Di qualcosa che non capisco, ma che sono certo non mi vuole bene. Anzi peggio. Qualcosa che, se potesse, mi metterebbe a morte, anzi, mi ci ha già messo. È qualcosa che mi fa paura, anzi di più, ma che, ciononostante, io continuo soprattutto a considerare spregevole, spregevolmente inaccettabile, inaccettabilmente spregevole. Sì, io, Roma, non solo non la amo, ma la disprezzo, immensamente. Dimenticavo di dire che questo qualcosa che, imperscrutabilmente, riempie il vuoto di questa città abominevole ha un nome: si chiama cinema. Sì, si chiama proprio così. Volendo si può anche chiamare Repubblica

Ho capito che il cinema è la soluzione finale.

Poi rivedo Testimone d’accusa (Wilder, 1957) e dopo che Marlene Dietrich ha accoltellato Tyrone Power – “ L’ha giustiziato “, dice Charles Laughton -, ripenso a un diario: “ 8 gennaio 1992 – Dopotutto il cinema è l’amore per un’attrice (o no?). “. Poi, considerando che il povero Tyrone è effettivamente morto meno di un anno dopo, decido di aggiungere qualcos’altro: “ E l’odio per un attore (o no?) “. Alla fine, ‘sto maledetto cinema riuscirò pure a capirlo…


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“ 30 novembre 1985 I giornali sono necro-logici. “.


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“ Martedì 13 aprile 2004 Ripenso all’articolo di Scalfari su Garboli. Ripenso al titolo: « Addio a Cesare Garboli intellettuale e moralista ». Penso: il giornalista è un necrologo. Nel senso che ti spiega anche perché, secondo lui, uno è morto. “.


ROSSORI

Sotto una foto di George Michael scriverò la seguente didascalia: “ Bello, ciao “.

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Mercoledì 28 dicembre 2016

f377ra le cose che non mi piacciono di Roma non so qual è quella che non mi piace di più. Ieri ho detto il cinema, e poi ho detto Repubblica. Oggi penso che potrei dire la Rai. Stamani mi accorgo che mi fa schifo tutto. Mi guardo intorno e provo un, violentissimo, senso di nausea… La verità è che io sono sostanzialmente impazzito. E, quello che è peggio, ancora non ho capito perché.







Secondo il film Genius (Grandage, 2016) che ho appena visto al cinema Tiziano, gli uomini si dividono in uomini con il cappello e uomini senza il cappello. Gli uomini con il cappello tengono famiglia, gli uomini senza il cappello, no. La famiglia degli uomini con il cappello è composta esclusivamente di donne – gli uomini con il cappello avrebbero voluto avere un figlio maschio, ma non ce l’avranno mai.

La post-verità. Mo’ hanno scoperto la post-verità…


ROSSORI

Sotto una foto di Totti con la famiglia su una spiaggia delle Maldive scriverò la seguente didascalia: “ Totti al mare “.

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ROSSORI

Sotto la foto di Matteo Renzi sulla neve in mezzo a due venditrici di vino scriverò la seguente didascalia: “ Cavaliere fra due dame “ [*]

salame.jpg[*] Fa la figura del salame.


Giovedì 28 dicembre 2016

c1357he cosa fa un editore, nel senso di editor, a parte tenere sempre il cappello in testa, tenere famiglia etc.? Taglia. Soprattutto quando incontra uno scrittore esagerato, incontinente, eccessivo, e, per di più, sempre tremendamente spettinato. Tagliare: to cut. Tagliare: è quello che fa il cinema quando incontra la letteratura: taglia. Tutte le parole di troppo. Perché spesso le parole sono di troppo. Magari lo sono sempre, chissà. Lo fa perché va fatto, perché qualcuno deve pur farlo. E anche perché ci prova un certo gusto, perché non ammetterlo? Tagliare: un mestiere come un altro, un mestiere più antico del mondo. Tagliare: innanzitutto è tagliarsi. Che cos’è un editor? È un po’ meno di un editore, è un post-editore, è un editore che ci ha dato un taglio etc.

La testata giornalistica on line che io ho fondato e dirigo “, dice la biondina. Da dare le testate nel muro.

Per il cinema, penso mentre procedo in una Roma assolata ma gelida spazzata dalla tramontana, le parole sono sempre troppe, sono sempre di troppo. D’altronde, sordo com’è, non saprebbe che farsene. Poi mi sono fermato al banchetto di libri usati di piazzale Flaminio e ho trovato un Christ stopped at Eboli (“ Translated from the Italian by Frances Frenaye “, Farrar, Straus and Company, New York, 1947). Non era neanche la prima edizione, ma l’ho comprato lo stesso, così, per comprare. Il pachistano voleva tre euri, ma io ce n’avevo solo 2, 90. Mi ha guardato male, ma me l’ha dato. E comunque, in culo anche a lui, in culo alla tramontana, in culo a Roma, in culo anche a Repubblica. Dove anche stamani non c’è da leggere niente, nemmeno un bel retroscena, una bella minaccia, un bel ricatto, chissà perché continuo a comprarla. (Ho scritto tutte queste cose sul giornale, come farebbe un matto, come fanno i matti, ce ne sono tanti in giro, che scrivono, scrivono, scrivono… ) (Comunque dentro il libro c’era una cartolina, con la Bacchante di Corot e una scritta: “ Marco – This time I send you something antediluvian! Hope the writer’s name may endear it to Israel “. C’era anche un foglio dattiloscritto con una poesia dal titolo “ Pompelmus blu “, datata 23 marzo 1978, Paris, ma anche 19 maggio 1978, New York, sempre per lo stesso “ Marco “, firmata illeggibilmente. Ah, se fossi un romanziere… )

« We’re not Christian », they say. « Christ stopped short of here, at Eboli ». « Christian », in their way of speaking means “ human being “, and this almost proverbial phrase that I have so often heard them repeat may be no more than the expression of a hopeless feeling of inferiority. “ (Carlo Levi, Christ stopped at Eboli, cit.)

Dice Repubblica.it che “ I miliardari della Sylicon Valley sono ciechi di fronte alla povertà “. Ve potessero cecare, dico. Che pur di stare con gli occhi chiusi farei qualsiasi cosa.

Vedo la conferenza stampa di Gentiloni. Penso che Gentiloni non ha figli però ha una moglie architetto. Poi, mentre guardo i giornalisti che fanno le loro brave domande, tutti in ordine, per benino – tocca a tizio… si prepari caia… – penso che io, che non ho fatto il giornalista, che scrivo a tempo perso, che non mi legge nessuno, che non mi danno una lira, sono proprio un matto. Era meglio se sposavo un architetto – dico senza apostrofo. (Poi vado dal barbiere e mi vedo nello specchio… )

Poi vedo una foto di Dario Bellezza e mi chiedo se “ Bellezza “ fosse un nome d’arte, e che se non lo era dovrebbe esserlo, se non altro per risparmiarmi di pensare le cose tenebrose e ridicole che penso sempre, sui nomi, sulle coincidenze etc. Poi leggo un articolo su Dario Bellezza, di Luciana Sica, la mia amica Luciana Sica, e mi accorgo di pensare: “ Quanti morti… “, che, se non mi sbaglio, è quello che pensava Proust, ma forse mi sbaglio.

Rubare in casa dei ladri: è una missione impossibile. (Pensiero di fine giornata)


ARCHIVIO

“ 26 maggio 1994 – Quando stavo al giornale, facevo quella cosa che, in gergo, si chiama la « cucina ». Cioè, per esempio, facevo i titoli: i giornalisti scrivevano e scrivevano, pigiando sulle macchine da scrivere come tanti oleografici Hemingway, bevendo e bevendo, come tanti leggendari Hemingway, e poi arrivavo io e – zàcchete – facevo il titolo – che si vedeva anche di più. Poi arrivavano i professori che in luogo delle novanta righe richieste ne avevano portate duecento, e allora io – zàcchete – tagliavo – e spesso gli faceva anche bene. Ero cattivo? Non so. So che allora sentivo di dovermi difendere dai giornalisti, dal loro repertorio di frasi fatte, da quell’uso meccanico, industriale delle parole, dal fatto che, dopotutto, erano più giovani di me. Forse sbagliavo e avevano ragione loro. Infatti la hanno avuta. “.


Venerdì 30 dicembre 2016

h538o sempre creduto pochissimo nella Libertà, anzi, per niente. Se, a un certo punto, l’ho fatto è stato perché  non riuscivo più a credere in quello in cui, fino ad allora, avevo creduto. Perché era finita – era stata fatta finire? – l’Obbedienza. La dolce, speranzosa Obbedienza. Calma come una notte calma, beata come un sonno, lunga come un’assenza, salda come un’attesa. L’” Obbedienza “? Forse sarebbe meglio dire: l’”Ascolto “. Sì, dopotutto, io credo che sia stata tutta una questione di sensi…





“ Franco Maria Ricci “: non è FMR, è il presidente della “ Fondazione Italiana Sommelier “. Santé.

Ha ragione Fulvio Abbate: se è uno è uno scrittore non può fare molto di più che avere una faccia strana, che indossare una giacca strana e raccontare qualche aneddoto, per esempio di Moravia che, ai funerali di Pasolini, disse che c’è “ la dittatura del senso comune “. Se poi uno non è uno scrittore, nemmeno quello.

Dice che Gentiloni è il torero Camomillo.

Poi alla fermata del tram uno mi chiede una sigaretta. E io mi chiedo: compassione o rivoluzione? That’s the problem.

Dice che a Bari si rivendono il Bonus Cultura. “ Tanto non leggo “. École barisienne.

Gli italiani: sono stupidi ma non vogliono sapere di esserlo. L’arroganza del cretino.

L’Adagio di Gentiloni… « Volevi dire di Albinoni… » No, volevo dire che, anche se cambia, è sempre la stessa musica.

Ed ecco che ci ha pensato il dipartimento di matematica e statistica dell’Università del Vermont. Sotto analisi è finita un’enorme mole di dati: ben 1,737 libri, soprattutto romanzi, scaricati gratuitamente dal Progetto Gutenberg. Il lavoro è stato diviso in due fasi. I ricercatori hanno prima stilato una sorta di glossario emotivo, classificando i sentimenti suscitati da 10mila parole: le più utilizzate nella lingua inglese. Termini come « morte » e « stupro » sono finiti in fondo all’elenco, mentre « risate » e « amore » in cima. Poi hanno suddiviso i libri in gruppi di testo e analizzato dettagliatamente vocaboli e passioni connesse. Il risultato? Decine di grafici che rappresentano quello che Andrew Reagan, uno degli autori dello studio, ha definito in un’intervista al Washington Post: « l’esperienza emozionale del lettore ». Così si è accorto che pure nel momento in cui la trama del romanzo è particolarmente intrecciata e complicata, l’arco emozionale associato è ben visibile. E in totale è possibile individuare sei « traiettorie sentimentali »: « Dalle stalle alle stelle » (una parabola ascendente); « Tragedia » o « Dalle stelle alle stalle » (parabola discendente); « L’uomo nella fossa » (caduta e ascesa); « Icaro » (ascesa e caduta), « Cenerentola » (ascesa – caduta – ascesa) ed « Edipo » (caduta – ascesa – caduta). “ (Dai giornali)

Il chiasso di Renzi è l’iperattivismo del provinciale in città, del burino stordito dal multiverso urbano della metropoli “, scrive Francesco Merlo, di Catania.

Eh, Tomaso Montanari… eh, Tomaso…


Sabato 31 dicembre 2016

q1130uello che penso in questo ultimo giorno dell’anno 2016 è che il Capocomico non ha ancora finito di prevalere, ma ci manca pochissimo. Il Capocomico, ovvero il Grande Dittatore: a dirla così sembra meglio, ma non lo è – “ 6 dicembre 1984 – Nei sei minuti di tirata finale anti-fascista il barbiere ebreo del Grande dittatore (Chaplin, 1940), ri-doppiato per la tv con la voce di Oreste Lionello, cioè Woody Allen), mi appare come il vero grande dittatore del nostro oggi. “. (Ieri sera ho rivisto E.T. (Spielberg, 1982) Mi ha fatto abbastanza ridere, e, in certi momenti, mi ha anche commosso un po’. C’è anche la scena delle biciclette che è come la scena della scalinata di Odessa nella Corazzata Potemkin: finirà, anzi è già abbondantemente finita, nelle antologie etc. Detto questo, io, francamente, preferirei tornare a casa. E poi, come ho già detto, non mi piace che mi vestano da donna… )

Poi vado al bar e mentre prendo il caffè guardo le foto alle pareti: C’è Fellini, c’è Totò con Peppino che prendono il caffè etc. Così penso che il cinema a Roma è come il Palio a Siena: c’è e basta, c’è sempre stato, è quello che c’è. E non c’è niente da elucubrare. Si fanno tutti gli auguri e li faccio anche io. “ Ma auguri de che? “, dice la vecchia. Ma scherzava. Anche oggi è una bellissima giornata di sole. “ Sole che sorgi / libero e giocondo “…

La parola ai registi “ (Titolo di Repubblica)


ROSSORI

Sotto la foto di uno con uno scimpanzé sulle spalle scriverò la seguente didascalia: “ La scimmia sulla schiena “.

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2017




Domenica 1 gennaio 2017

p1130virgiù convincente la tesi dei giovani… “. Nel documentario tv si parlava degli anni di Fortini al residence di via della Certosa, ma il buffo era che “ i giovani “ erano il Barzanti, in una foto di qualche anno fa, quando era già grandicello… (Un sogno)










Anche se, da come ne parlano, da quelli che ne parlano, verrebbe voglia di pensare ad altro, questa faccenda della “ post verità “ temo che in questo nuovo anno dovrò prenderla piuttosto sul serio.

Ho una ragazza ma non è la mia ragazza “ (L’appartamento, Wilder, 1960)

Ormai è chiaro che, nel Terzo Millennio, gli “ attoroni “ del babbo sono diventati gli “ attorini “. Nel senso che sono piccoli, che sono comici, che sono tanti. Come i telefonini, diciamo così.

Il povero Mattarella, ieri sera, costretto a ripercorrere la litania mediatica, compresa Bebe Vio…

Una rubrica che costituisce un piccolo tesoro di giornalismo. Si intitolava « Oltre il giardino ». Un titolo umbratile, malinconico, come a volte gli capitava di essere. “. Leggo sull’Espresso un ricordo di Alberto Statera. Che non ho mai letto, né conosciuto. E comunque « Oltre il giardino » è il titolo di un film, come il novanta per cento dei titoli dei giornali. A proposito di “ post verità “.

“ Farsi odiare “: Renzi c’è riuscito. La vocazione. Essendo dato l’odio. Ammesso che sia odio.


Lunedì 2 gennaio 2017

c1358hissà poi perché si chiamerà la “ muta “, visto che abbaiano tutti come pazzi… Ripensando a quel post sul blog di Guido Vitiello, “ La scrofa ferita e il comico mannaro “. Comunque sono cani. (Cfr. anche il diario che dice: ” 6 novembre 1985 – Eva Cantarella ha scritto un libro sulla donna nell’antica Roma: Tacita Muta. Vedi anche i grandi festeggiamenti nell’anniversario della morte del sindacalista Salvatore Carnevale. In generale: la questione dei nomi. Nomi d’arte. Nomi di battaglia. Cinema, avanspettacolo, mitologia. “)





In collegamento da Bologna il professor Pasquino “. Con golfino rosso. Contento lui…

Dopo Mattarella i mattarelli?

Poi c’è Federico Rampini, con le bretelle. Penso che le sue, a differenza di quelle, rosse, “ storiche “, di Ferrara, o anche di quelle, su Rainews24, di Di Bella, sono bretelline. Anzi, mi sembrerebbe più giusto dire, “ dande “ – come quelle che portavo io verso il ’51, ’52, quando andavo a scuola (elementare).

“ Agnese Ananasso “. Si occupa di alimentazione. (Diario del Terzo Millennio)

Stupido come un terrorista “ (Modi di dire per il Terzo Millennio)

Dice che è morto il disegnatore di Bambi. Aveva 106 anni. Disegnando e scherzando.

USVS: Uno Sbadiglio Vi Seppellirà.

Poi vado alla stazione Termini a prendere un mio quasi nipote e chi ti vedo – io vedo sempre qualcuno – ? Valerio Massimo Manfredi. E scopro che non è per niente alto, anzi è senz’altro basso. Dove si vede che uscire di casa serve anche a qualcosa.

Poi vedo Da Milano, Floris e Severgnini che parlano della post verità. E finalmente capisco di che cosa si tratta. Si tratta del fatto che hanno una paura fottuta che qualcuno si metta a parlare male di loro dopo che loro hanno tanto parlato male degli altri etc.


Martedì 3 gennaio 2017

l1854eggo il titolo: “ Caccia all’uomo a Istanbul “ e ripenso a un diario: “ 4 marzo 1986 – « Caccia all’uomo in Svezia », titola Paese Sera. Beata – malvagia – ingenuità. “. Il giornalismo è una caccia all’uomo?










Effettivamente, non c’è niente di più anti-autoritario di un giornalista. Per questo, assolutamente, quello del giornalista non era un mestiere per me. (“ La sindaca “, leggo sul manifesto del Comune di Roma. Ecco, penso, tutto quello che gli interessava fare era dire, dire una cosa strana, dire “ la sindaca “… “ La sindaca “: che cosa c’è di più anti-autoritario di una “ sindaca “? Che cosa c’è di più anti-autoritario di dire? E non fare)

La movida è dei notturbini “. La penosa pochezza degli “ aborismi “ di Bonito Oliva dà la misura di quello che è accaduto e che continua ad accadere: la prevalenza, invadenza, petulanza del cretino – almeno in un certo senso. Vale anche sostituendo a “ cretino “ “ napoletano “.

Dice che AstroSamantha è diventata mamma. Ha fatto una bambina di nome Kesley Amal. Notizie.

Poi c’è Andrea Marcolongo, la famosa grecista. Ma io sono appena stato a vedere I, Daniel Blake e dunque per stasera ho riso abbastanza.


Mercoledì 4 gennaio 2017

t603virgvirgu sei un soldato? » « No, un carpentiere… è molto più pericoloso di un soldato… » “ (Io, Daniel Blake, Loach, 2016) [*] [*] I recensori dei film parlano spesso di “ commozione “, dicono che hanno pianto etc. Mah. A me, francamente, questo Daniel Blake, appena l’ho visto, ha fatto un altro effetto: mi è sembrato tanto antipatico. Vorrei solo capire se dipendeva dal fatto che aveva la solita voce dell’Attimo fuggente etc. In ogni caso, non credo che volesse fare piangere, voleva fare qualche altra cosa… E comunque: “ fare piangere “ – oppure “ fare ridere “ – : di che si tratta, esattamente? Un altro fatto “ meraviglioso “ per quanto riguarda la soi-disant – nel senso che ha la spudoratezza di definirsi tale – critica cinematografica è che non sembra avere mai nemmeno il sospetto che quello che vede non sia esattamente quello che sembra. Cioè che un film sia sempre soprattutto una macchina metaforica, un congegno che fa muovere un insieme di simboli, di cose che ne rappresentano altre, che si mostrano al posto di altre, che parlano a una disponibile nuora per ottenere l’attenzione di una suocera refrattaria etc. La verità è che non si tratta mai di critici ma sempre di cinefili, cioè di gente che gli piace tanto andare al cinema, con le patatine etc.

Pensiero per il 2017: leggere non serve a niente. Più leggi e più scrivono.

È La paranza dei bambini, il libro di Roberto Saviano uscito il 10 novembre ed edito da Feltrinelli, il caso letterario di Natale. La storia di Maraja, Pesce Moscio, Lollipop, Dentino, Drone, e dei tanti ragazzini in scooter che sfrecciano contromano alla conquista di Napoli, è stato infatti il titolo prescelto da chi ha deciso di regalare, e regalarsi, un libro. Un risultato che sbaraglia le previsioni che vorrebbero, sotto l’albero, solo racconti di favole, storie romantiche e magari qualche giallo per distrarsi in vacanza. E invece no. La paranza dei bambini ha sconvolto le classifiche battendo i grandi classici come l’immancabile Harry Potter. Secondo i dati della società Gfk nella settimana dal 12 al 18 dicembre l’opera di Saviano è rimasta saldamente al primo posto delle vendite – come sempre, dalla sua uscita – con 32mila copie, seguita da Harry Potter e la maledizione dell’erede (Salani) con 23mila copie, L’arte di essere fragili di Alessandro D’Avenia (Mondadori) con 22 mila e A cosa servono i desideri di Fabio Volo (Mondadori) con 19 e 600. Ma è nella settimana di Natale (19-25 dicembre), quella che solitamente vede le librerie affollate di ritardatari in crisi d’ispirazione, che si è verificato un vero e proprio boom. In quei giorni La paranza ha quasi doppiato se stessa vendendo 53mila copie, staccando di netto D’Avenia (35mila), Harry Potter (30mila) e Volo – sceso al quinto posto con poco meno di 27mila copie, e preceduto di un soffio in quarta posizione da Il labirinto degli spiriti di Carlos Ruiz Zafón. “ (Dai giornali) [*] [*] E poi dice che uno si butta a Grillo – oppure dalla finestra…

A pensarci meglio, tutto questo ddibbattito sulla verità/falsità dell’informazione è piuttosto privo di senso. Chiunque abbia avuto a che fare appena un po’ da vicino con il mestiere del giornalista sa che la qualità essenziale di una notizia, la materia di cui è fatta, ciò che le fornisce, per così dire, il diritto a essere tale, non è nel suo essere vera o falsa ma nel suo essere nuova cioè, come anche succede, vecchia. A parte questo, la ragione per cui Grillo ce l’ha con i giornalisti è una ragione, per così dire, “ professionale “. Come tutti i Daniel Blake del mondo, Grillo teme, odia, e, tutto sommato, venera, cioè sopravvaluta, la parola, soprattutto se scritta.  scritta. Come tutti i “ selvaggi “ del mondo. Che, a pensarci bene, sono sempre di più. Ma forse, a pensarci meglio, no. E comunque, sentire Gennaro Migliore che chiama “ signora “ la ragazza ivoriana morta nel Cie di Cona (VE), fa uno strano effetto.

Poi, nei necrologi di Repubblica, leggo un nome che conosco, quello di Gabriel Cacho-Millet. Gabriel Cacho-Millet: chi era costui? Era il massimo conoscitore di Dino Campana, ecco perché lo conosco. Aveva 77 anni, era argentino, ma viveva a Roma da molti anni. Trovo anche questo: “ Una voce mordiba [sic] e gentile al telefono, appena cadenzata dalle sibilanti dello spagnolo. Chiamavo Gabriel Cacho Millet per invitarlo ad uno spettacolo itinerante su Dino Campana prodotto da Ravenna Festival. Era il 2014, si festeggiavano i 100 anni dalla pubblicazione dei Canti Orfici, capolavoro indiscusso della poesia italiana del Novecento. Lo spettacolo, L’ultimo primitivo, interpretato da Gianfranco Tondini, doveva svolgersi interamente all’aperto, passeggiando nei luoghi sacri del poeta, lungo i crinali verdi del Casentino, alle pendici del Monte Falterona. Gabriel Cacho Millet ricusò l’offerta. « Sono troppo vecchio, non ce la farei », mi rispose. Il rammarico mi arrivò chiaro alle orecchie dalla sua casa romana, dove ha vissuto fino agli ultimi giorni. Non provai nemmeno ad insistere. Le sue parole cercavano di celare un presagio venato di rassegnazione. Aveva forse già messo in conto di mancare, per motivi di salute, un anniversario campaniano così importante. Di non vedere più Marradi, né i monti tanto amati dal suo poeta. « Sono posti davvero bellissimi », si lasciò sfuggire, sovrappensiero. “. Trovo anche questo: “ La stessa acribia che guidava la sua laboriosa ricostruzione gli fece scoprire che una delle foto iconiche del poeta marradese (che ancora oggi campeggia sulle copertine di molte raccolte) era in realtà un clamoroso errore di attribuzione. Quel giovane coi baffetti e con lo sguardo sfrontato non era Dino Campana, ma un tale Filippo Tramonti. « Una scoperta, quest’ultima, incredibile e per me particolarmente dolorosa, che mi costrinse a levare dal muro del mio studio romano quell’immagine che io, come tutti, credevo di Campana e tenevo appesa con la stessa giovanile devozione con cui avevo attaccato alla parete della mia stanza, ai piedi delle Ande dove sono nato, la foto del Che Guevara con il basco ». Con queste parole Cacho Millet commentò la sua scoperta, tradendo una passione che trovo commuovente [sic]. “. E tanto mi pare che basti.

Poi scopro che Franco Buffoni ha scritto un articolo su Emanuel Carnevali (1897-1942). E, francamente, mi preoccupo un po’ – “ Dopo il periodo bianco (l’infanzia) e il periodo rosa (l’adolescenza), quando si aprì per lui il periodo nero (corrispondente agli otto anni americani) iniziò anche l’ossessione per il bianco. Fino a pretendere di lavarsi col latte. Fino a dichiarare che nessuno mai sarebbe stato in grado di farlo arrossire. Fino al famoso ceffone della moglie che rese scarlatto il suo viso. “ (Franco Buffoni, Per Emanuel Carnevali, in LPLC, 3 ottobre 2014)

Il prossimo 15 ottobre, la Rocca dei Bentivoglio ospita una nuova giornata di studi dedicata ad Emanuel Carnevali (1897-1942). Poeta italiano in lingua inglese, nei pochi anni in cui è vissuto tra New York e Chicago, Carnevali ha lasciato un’impronta indelebile nella società letteraria e poetica americana, venendo poi a concludere la sua attività e la sua esistenza a Bazzano in Valsamoggia, dove il padre era commissario prefettizio. Alla giornata parteciperà anche Barbara Carnevali, pronipote dello scrittore, ma anche profonda conoscitrice della sua opera, nonché docente di Estetica e Filosofia sociale presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. “ (Dal web)

Leggo molto. Non faccio altro che leggere. Leggo troppo, direbbe la mamma. Povera mamma.

“ Torino – Basta davvero poco ormai a scatenare la psicosi terrorismo. È successo al cinema Space di via Livorno, la sera del primo dell’anno, quando gli spettatori sono usciti tutti di corsa dalla sala per il timore di un attentato. Tutto è nato dalla presenza in sala di una famiglia marocchina sordomuta che, durante la proiezione del film Passengers di Morten Tyldum,  si è scambiata qualche messaggio su whatsapp ridacchiando per una scena un po’ osè. Risate e occhiate complici tra i componenti della famiglia seduti  a qualche poltrona di distanza sono bastate a far nascere il sospetto negli altri spettatori. Un paio di persone si sono alzate preoccupate e subito dopo l’intera sala si è svuotata lasciando la famiglia marocchina incredula e un po’ imbarazzata. Qualcuno ha addirittura chiamato i carabinieri.  Non è servito più di un minuto ai militari per capire che si era trattato di un enorme equivoco segno di un clima di tensione alimentato dagli ultimi attentati. “ (Dai giornali)

Se vuoi vendere una bugia… lascia che la stampa la venda per te “ (Argo, Ben Affleck, 2012)


ARCHIVIO

“ 30 ottobre 1989 – « Cinefiglio »: fanciullo sfortunato figlio di madre attrice e padre regista. Meglio orfani?.


ROSSORI

Sotto la foto del migrante chiuso nel trolley scriverò la seguente didascalia: “ Mail Boxes etc. “.

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Giovedì 5 gennaio 2017

o739ggi vorrei occuparmi, piuttosto che dei soliti “ comunisti romani “, che, tutto sommato, fanno solo ridere, dei “ comunisti toscani “, che non fanno ridere per niente, perché, secondo me, fanno molto di più. Tipo Rossi, Enrico, di Bientina. Che dice ha detto che “ una canna non fa male, ma meglio il vino ”. Quello che mi fa arrabbiare è che , non solo sono sicuro che non si è mai fatto le “ canne “, ma giurerei che è persino astemio.






I Cinque Stelle: sono quelli che hanno capito che l’importante è farsi eleggere. Vedi: “ primato della politica “.

Nessun movente dunque per l’omicidio di don Pippo. « Una ragazzata trasformatasi in tragedia », così commenta Rosalba Stramandino, capo della squadra mobile di Siracusa che ha seguito le indagini coordinate dal procuratore capo della Repubblica, Francesco Paolo Giordano. “ (Dai giornali)

Tempo… tempo… tempo… ho bisogno di tempo… “. Ecco, dopo tanti anni, io continuo a pensarla così. Che il mio problema è soltanto il tempo, che il tempo è tutto quello di cui ho bisogno. Per fare un esempio: se avessi tempo riuscirei a ricordarmi dove ho messo il libretto degli assegni che non trovo più. So che c’è, che sta da qualche parte, che so dov’è, ce l’ho, come si dice, sulla punta della lingua, ma non riesco a ricordarlo. È nascosto nella mia testa, in qualche anfratto, in qualche angolo poco illuminato. In mezzo ai miei ricordi. In qualche piega del tempo. Il tempo, che non scompare mai veramente, ma si nasconde, sfugge alla mia voglia di riafferrarlo, di tenerlo con me. Io so come fare per ritrovarlo: con un trucco, con un’abile mossa: facendo finta di non cercarlo, di pensare ad altro. Allora capita che si faccia vivo da solo, si consegni alla mia attenzione, si faccia prendere. È già successo, so che succederà ancora. Comunque, nel frattempo, mi sono fatto fare un altro libretto.

A proposito della morte di Tullio De Mauro mi compiaccio di farmi venire in mente un diario: “ Venerdì 8 settembre 2000 – Ho appena sentito alla radio che stasera il ministro De Mauro è in visita alla mostra del cinema di Venezia. Dice che accompagna un gruppo di studenti che, costituiti in giuria, devono premiare uno dei film in concorso. Pare che la premiazione sia stata preceduta da una serie di iniziative nelle scuole nel corso delle quali gli studenti hanno scritto temi sul cinema, discusso di film, etc. etc. Dico questo perché quello che non mi azzarderei mai a chiedere ai giornalisti – anche perché sono gente poco gentile – ritengo di avere il diritto di chiederlo al ministro della Pubblica Istruzione – che fra l’altro è un illustre studioso di linguistica: come è possibile intervenire con un mezzo linguistico – la parola – su un oggetto linguistico assolutamente altro dalla parola, come si fa a giudicare qualcosa di cui, in un certo senso, non si sa e non si saprà mai niente, come si fa, insomma, a scrivere sul cinema? Lo so che lo fanno tutti, ma questa non è una buona ragione per farlo anche noi. (Che siamo – o almeno speriamo di diventare – gente istruita) “.

Perché i giornalisti odiano gli webeti? Perché vogliono conservare il diritto di sparare cazzate soltanto loro. Una ragione per cui non ho fatto il giornalista è che non mai avuto nessuna vera passione per le cazzate, leggi opinioni, leggi politica. Io, eventualmente, ho sempre desiderato fare letteratura, qualunque cosa sia – di certo non è il giornalismo. (In ogni caso è sicuro che nel 2017, finalmente, si parlerà di giornalisti, di Informazione etc.)

Il pubblico? Gente con gli occhi “ (Argo, Ben Affleck, 2012)

Il giornalismo? Non esagero se dico che è la cosa più orribile che abbia mai visto. La cosa buffa è che il giornalismo non lo sa.

Il sospetto, alla fine, che la letteratura sia una cazzata. La parola, forse, no. Nel senso di suono, di voce, chissà.

Tutti cantano Sanremo “, dice lo slogan dei feti che cantano. Soprattutto quelli che non sono ancora nati, dico io. Che purtroppo sono nato.

De Mauro, ovvero l’importanza di avere un fratello morto.

Daniele Autieri: è un esperto di Atac.


Venerdì 6 gennaio 2017

s1473tanotte ho pensato che tutti questi che insegnano all’università – milioni di milioni, praticamente tutti – lo fanno perché sono stati “ nominati “ – proprio come si dice di certi parlamentari etc. Cioè che non importa quasi niente quello che hanno fatto o che fanno, perché quello che soprattutto conta è la “ nomina “, averla ricevuta etc. Per essere “ nominati “ bisogna volerlo, bisogna accettare di ricevere un nome, di indossarlo, di essere chiamati con quel nome, cioè di chiamarsi così. Chi poi sia chi dà i nomi, chi “ nomina “ etc. non si sa. Diciamo che è una specie di vox populi, anche se poi si capisce che è solo un modo di dire, perché questa voce nessuno può dire di averla sentita, e comunque non è mai chiaro quello che dice. Esiste, questo è vero, la “ popolarità “, ma, di qualsiasi cosa si tratti, è evidente che non tutti ce l’hanno etc. Io, comunque, è poco ma sicuro, non ce l’ho. Di non averla, di non essere “ popolare “, l’ho capito tanti anni fa. All’inizio, per la disperazione, ho fatto una serie di strane cose nel tentativo di rendermi popolare anche io, ma, come è ovvio, erano tutte sbagliate e hanno prodotto delle conseguenze poco meno che disastrose. Poi ho deciso che bisogna rassegnarsi, anche se non sono sicuro che rassegnarsi sia possibile. (Poi, in tv, c’è uno che si compiace del fatto che al governo non si parla più toscano. E io, anche se so che l’ha detto per fare lo spiritoso, preferisco prenderlo sul serio, tremendamente sul serio. Cioè dedurne che i toscani non sono “ popolari “. Anche se poi dovrei dire in che senso, esattamente, non lo sono. Potrei dire che non lo sono mai quando parlano, mentre invece, se si limitano a fare versi, facce buffe, a sembrare napoletani, diciamo così, piacciono e anche parecchio. Lo stesso se cantano, l’opera, le canzoni, napoletane etc. Ma se parlano, se si capisce che parlano toscano – che non è un dialetto – i dialetti sono umili, e anche parecchio furbi -, ma è una specie di super-italiano, di italiano super, di stra-italiano, di arci-italiano -, allora guai: o fanno ridere, come nei film della commedia all’italiana, o fanno incazzare, di brutto. Come si è visto di recente, ma io, modestia a parte, lo sapevo già)

C’è anche da dire che, qualsiasi cosa io ne pensi o ne scriva, io, il giornale continuo a comprarlo. Tutti i giorni, i santi giorni. C’è anche chi non lo compra, non l’ha mai comprato, non lo comprerà mai.

A proposito del ddibbattito sul giornalismo, sulla post verità, sulle bufale etc., è sempre più evidente che quello che si legge sui giornali sono, al novantanove per cento, cazzate. Cioè che quelli che scrivono sui giornali scrivono per scrivere, non sanno quello che scrivono etc. Fine del ddibbattito.

Ogni volta che lo rileggo penso che “ Cicala “ [*] è di gran lunga il più bel nome d’arte che sia mai stato concepito. [*] Marco, giornalista di Repubblica.

A pensarci meglio, quella del “ commento “ può anche essere una pratica non disdicevole. Di sicuro non lo è stata, per secoli. Vedi: nuovo Medioevo. (Dal diario di un webete)

Posso anche capire la simpatia verso la scelta della Ferrante, o chi per lei: ha qualcosa magari di « poetico », ma è evidente come sia del tutto fuori tempo. Non consiglierei a nessuno dei miei allievi della Scuola Holden di seguire quella strada, per dire. Loro sanno bene che scrivere un libro e pubblicarlo è un gesto in una sequenza molto più ampia di gesti. Forse nessun libro, oggi, può essere un gesto completo. Così io stesso la vedo, e per me fare un romanzo, una lezione, una scuola, un film sono momenti di uno stesso, lungo movimento. Il vecchio modo di essere scrittori ha il fascino e la nobiltà dell’archeologia: brilla ancora, magari, ma come la luce di stelle morte da un migliaio di anni. “ (Dice Baricco)

A pensarci meglio, Baricco è un vero eroe. Sì, dovrei proprio pensarci meglio. Per esempio, potrei cominciare col dire che vorrei leggere il suo vecchio libro su Rossini, Il genio in fuga. Questo per dire che mi sono piuttosto convinto che Baricco, effettivamente, almeno in un certo senso, è un genio, e anche che è in fuga, e a buon titolo. Nel senso che c’è chi gli corre dietro. Che poi sono i soliti, gli inseguitori di professione, i critici, i professori, i tagliatori, di teste etc. Che poi è esattamente quello che lui voleva. Génial, come dicono i francesi.

Ma quale arroganza intellettuale può indurre a pensare che non sia utile capire una degenerazione del genere, e magari spiegarla a chi non ha gli strumenti per comprenderla? Come si fa a non intuire che magari i miei libri sono poca cosa, ma lì i lettori ci trovano qualcosa che allude a un’idea differente di libro, di narrazione scritta, di emozione della lettura? Perché non provate a pensare che esattamente quello – una nuova, sgradevole, discutibile idea di piacere letterario – è il virus che è già in circolo nel sistema sanguigno dei lettori, e che magari molta gente avrebbe bisogno da voi che gli spiegaste cos’è questo impensabile che sta arrivando, e questa apparente apocalisse che li sta seducendo? “, disse Baricco – Cari critici, ho diritto a una vera stroncatura, in La Repubblica, 1 marzo 2006)


Sabato 7 gennaio 2017

g515iulio Ferroni / fa rima con baffoni / vedi foto. [*] [*] Quello che so di Ferroni: ha i baffi (baffoni), porta brutte cravatte, è di Roma, è della Lazio. Ebbene sì: ho deciso che, invece di “ occuparmi “ di Baricco, è meglio se, per ora, mi “ occupo “ di Ferroni…









Critico schietto, appassionato, onesto e gran lettore. Sembra che quest’ultimo anno lo abbia trascorso passando in rassegna la narrativa italiana, e gli è venuta la nausea. Siamo all’angoscia della quantità (parole sue). Siamo alla vacuità. Siamo al paradosso che la letteratura, definita da alcuni teorici un corpus di testi speciali, cioè di testi di « ri-uso » (come le leggi e i libri sacri), oggi è viceversa una categoria di « scritture a perdere », che dopo sei mesi dalla loro pubblicazione nessuno apre più ”  (Berardinelli su Ferroni, 8 maggio 2010)

Poi leggo Andrea Cortellessa: “ Ricordo che ci si accapigliava in particolare sul senso da dare al titolo. In Dopo la fine contava più la parola « fine » o la parola « dopo »? Quel saggio ci indicava che la letteratura e l’arte erano una cosa del passato, da limitarsi a storicizzare e filologizzare, oppure dopo una loro soluzione di continuità potevano ancora darsi, in futuro, su basi rinnovate? Un paio di volte lo stesso autore del libro assisté a quelle discussioni, sorridendo sotto i baffi, senza orientarle né in un senso né nell’altro. “ (Giulio Ferroni, l’importante è finire, in Doppiozero, 17 settembre 2013) e penso che ho sempre pensato che i baffi servano soprattutto a “ sorriderci “ sotto.

Mi ritrovavo soprattutto nella sua idea di cultura come fondamento della convivenza civile, anche se, nello specifico gli ho invidiato di aver ricevuto da Totò un servizio di piatti completo, dopo aver scritto un saggio di lui. “ (Da un ricordo di Tullio De Mauro)

Non c’è dubbio che, per chi ha conosciuto condizioni di vita di una durezza oggi francamente inconcepibile, « cultura » volesse dire speranza in un mondo migliore. Speranza di giustizia, per esempio; di una reale possibilità di dialogo fra le persone, gli ambienti, le classi sociali… Chi invece ha vissuto sempre condizioni privilegiate coltiva lo stereotipo stucchevole dell’infanzia come qualcosa di dolce, profumato, avvolgente… anche nel mondo rurale di mio nonno, un paesino in provincia di Rieti, c’erano le feste di popolo e i dolci all’uovo, le mie piccole madeleines… ma io non dimentico neppure la miseria, le condizioni insostenibili d’igiene per esempio, che poi per fortuna sono state cancellate. “ (Ferroni intervistato da Cortellessa, cit.) (“ A proposito di Da Ponte, La passion predominante comincia con un capitolo che s’intitola (proseguendo la citazione maliziosa dal Don GiovanniIl principiante; e si conclude con un altro dal titolo La passione per il futuro. Si potrebbe dire che sia il contraltare segreto di Dopo la fine, un libro sugli inizi… a me viene in mente quella cosa bellissima che amava dire Zanzotto, capovolgendo la formula di Freud, sul piacere del principio. Se vogliamo è un portato della cultura esistenzialista: si parte dalla Caduta cui tutti soggiacciamo, ma solo dopo tale caduta è possibile la Ripresa, la spinta in avanti. Ecco, in quest’orizzonte di fine così immanente e pervasivo, quali sono i punti d’attacco d’una passione contraria ma correlata, della passione dell’inizio? Qual è lo spazio oggi, per citare il sottotitolo della nuova edizione di Dopo la fine, per una letteratura possibile? “ (Cortellessa, ibid.))

Lo so: potrei sedermi sulla classica sponda del fiume e passare il tempo ad aspettare che passi il cadavere di quello che, olim, decise, a mia totale insaputa, di essere il mio nemico, ma, francamente, mi annoio già troppo per rischiare di annoiarmi anche di più. E poi, se non ci si tratta bene fra cadaveri

Poi penso che per “ occuparsi “ di Giulio Ferroni non c’è niente di meglio che rileggere un diario di vent’anni fa: “ Martedì 19 novembre 1996 – Penso che il vero senso di un libro come quello di Giulio Ferroni (Dopo la fine / Sulla condizione postuma della letteratura) è inutile cercarlo nelle circa duecento dignitose pagine in cui è scandito e che io sto diligentemente cercando di leggere, visto che è già perfettamente racchiuso nella dedica che lo accompagna: « Alla memoria di Giancarlo Mazzacurati / grande amico e lettore perduto, / senza il quale questo libro è ormai davvero / per sempre postumo ». Fermandosi lì si risparmia tempo, mentre leggendolo, temo, lo si perde (il che è, sospetto, proprio la ragione per cui è stato scritto – non voglio dire niente di cattivo: è l’università, la ricerca, la critica: hanno i loro tempi: che sono anche i loro scopi) D’altra parte chi è morto è sempre un altro, come dice Ferroni che dice Bachtin, e quello di cui di discute è il modo migliore per sopravvivergli – fermo restando che ci sarebbe anche da discutere, ammesso che lo si possa fare, se in certi casi sia più giusto morire o restare vivi. Dipende da quello che si è. Sopravvivere, per esempio, è avere avuto un amico, o forse soltanto volerlo credere. Oppure è essere stati avuti come amico, e capirlo soltanto dopo. C’è chi capisce tutto soltanto dopo. Per questo è sempre postumo. Non sarà colpa sua, ma non è bello a vedersi – e comunque è una bella fortuna. Il fatto è che per discutere di cose come la fine, la morte, la vita-dopo-la-morte ci vorrebbe qualcosa di più che una dignitosa diligenza. Perché della morte, della fine, in un certo senso non c’è mai molto da dire, c’è solo da constatare, come si dice, il decesso, e dire qualcosa può essere solo il discorso di uno che non c’è tanto con la testa, uno, come si dice, stravolto, uno che urla, uno che piange, uno che, anche se non sembra, straparla, perché è uno che non sa farsene-una- ragione. Oppure bisogna darsi da fare, come quel telefilm di quei Medici in prima linea, di quel Pronto soccorso, di quell’Emergency rescue, perché per la letteratura effettivamente « è un’emergenza », come dicono nei telefilm, e quindi si dovrebbe sbrigarsi, perché di tempo ce n’è poco, anzi forse non ce n’è più. Oppure non c’è davvero più niente da fare, e allora si tratta, come dicono gli psicoanalisti, di elaborare il lutto, e questa è già una cosa più seria. Di questo, che io sappia, la letteratura non si è mai veramente occupata, convinta com’era di poter rianimare, fare rivivere, ridare la vita a ciò che per lei non poteva essere mai assolutamente perduto. « All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne / confortate di pianto… ». Da ragazzino andavo matto per Ugo Foscolo. Poi mi spiegarono che sbagliavo, e credo che avessero ragione loro. Mi sbagliavo in molti sensi: su Ugo Foscolo, con i suoi morti importanti, con il suo senso eloquentemente letterario della morte – aveva già più ragione la mamma che mi voleva far leggere L’Antologia di Spoon River, con i suoi morti qualsiasi, con la sua poesia poco letteraria -, ma mi sbagliavo anche sulla letteratura, perché a quei tempi, come spiegano ora, i morti che contavano erano già altri, potevano essere Jimmy Dean, o Marilyn, o Elvis, morti del cinema, o morti del rock, e la letteratura già allora c’entrava poco. Da quando l’ho capito sono andato in cerca di morti, morti miei, tanto per farmi un passato, tanto per piangere, poiché, già allora, volevo piangere. Ma ad andare in cerca di morti se ne trovano anche troppi e allora il difficile diventa sapere di chi, esattamente, si sta parlando, di chi, eloquentemente?, si sta piangendo. La critica letteraria parla degli scrittori, e quando ne parla, gli scrittori, in un certo senso, non ci sono mai. Perché è difficile stare in due in una pagina, a meno di non essere doppi – a meno di non essere Ugo Foscolo o Franco Fortini, tanto per dirne qualcuno. E quindi, rispetto alla letteratura, all’atto vivo della scrittura letteraria, la critica è sempre un po’ o parecchio dopo, un po’ o parecchio postuma. Per questo le si addice una certa malinconia, che tuttavia è anche determinazione a non lasciarsi fregare. E anche una certa necrofilia, o se si preferisce, necrologia, non dico come i giornali, che piangono, come si sa, lacrime che sono sempre di coccodrillo, non dico così, ma quasi. Perché, sinceramente, credo che la critica non abbia mai voluto salvare nessuno. Quella dei salvataggi è una specialità degli scrittori, almeno così dicono loro, perché è anche lecito dubitarne. Si salvi chi può, si sente dire nei naufragi, e ognuno, con diversa fortuna, con compostezza, con affanno, con una certa furbizia, cerca di salvarsi, e qualcuno ci riesce e qualcun altro no. Il modo più sicuro di non morire è essere morti. Questo la critica lo sa benissimo. E non solo la critica. La letteratura invece forse non lo sa più. L’ha scordato. Come si fa a non-esserci, a guardare tutto da fuori, a vedere gli altri morire, a piangere, della morte degli altri. A essere eterni, a dormire bene, dopotutto. Perché non capita mai a noi. E noi, dopotutto, non possiamo mai farci veramente niente. Ah, il delizioso sadismo involontario di chi guarda, anzi di chi legge, con occhiali o senza. Le vite degli uomini illustri, o sfigati, o troppo grossi, o troppo buffi. Chi piangere? In questi anni ci ho pensato parecchio. Potevo piangere Ugo Foscolo, ma lui si piangeva da solo. Potevo piangere Franco Fortini, ma non mi veniva da piangere. Ho pianto Luciano Bianciardi, ma non sono sicuro che se lo meritasse. Ho pianto Gadda, ma poi non c’era più posto. Ho pianto Calvino, lui sì, ma poi ho smesso. Ho pianto Tondelli, anche per via di quel ventinove del professor Eco. Ho pianto Adriano Spatola, ma beveva un po’ troppo. Ho pianto Parise, chissà se ho fatto bene. Ho pianto Antonio Porta, ho pianto Corrado Costa, ma ero ancora giovane. Ho pianto Manganelli, ma non l’ho quasi letto. Ho pianto Georges Perec, ma era già morto. Non ho pianto Bruce Chatwin, dopo che ho visto chi lo piangeva. Non ho pianto Pavese, perché ero un bambino. Ferroni ha scelto di piangere un critico letterario, come se fosse la critica letteraria ad essere morta. Sarà. (Ma forse era solo un amico) Non ho pianto il La Fontaine che mi leggeva la nonna perché mi sarebbe venuto da ridere, ma la nonna l’ho pianta, e ancora non ho smesso. Non ho pianto l’Edgar Lee Masters che mi leggeva la mamma, ma la mamma non l’ho ancora pianta abbastanza. Perché forse rimane vero che i morti che bisogna piangere sono quelli che sono veramente nostri, che abbiamo conosciuto, che abbiamo amato. Come i libri bisogna veramente leggerli, e non girarci intorno, come se ci fosse tempo da perdere, oppure non leggerli. E basta. Comunque è inutile fare giochi di parole: sono sempre i vivi a dover seppellire i morti. È un lavoro lungo e penoso. Dico: seppellirsi. Non c’è da avere fretta. Comunque a piangere troppo diventa una lagna. E non è quello che volevamo. Come si fa a essere morti? Da bambino, non so come, io lo sapevo. Nonostante fossi appena nato, era come se tutto fosse già accaduto. Allora avrei potuto dire, se l’avessi saputo, che avevo « un grande futuro dietro alle spalle ». Il futuro che avevo alle spalle erano i racconti della vita di prima, la vita dei miei nonni, la vita della mamma e del babbo prima che mi mettessero al mondo. Ma anche la vita dei genitori o dei nonni dei miei amici. Ma anche i libri nella libreria del nonno, libri di prima, libri vecchi. Oppure le case della mia città, una città vecchia, anzi antica. Oppure la casa dove vivevo, una casa vecchiotta, costruita quando mia madre era ancora bambina. Era tutto tranquillamente già stato e la cosa mi faceva piacere. Come Ugo Foscolo, con quella vita strana, quell’esilio, quella morte in un cimitero inglese, Turnham Green, se ricordo bene, quella figlia negli ultimi anni, e mi sembrava bello. Come quei versi: « All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne / confortate di pianto… ». Una bellezza, una grazia che non c’era ragione di pensare non potesse ripetersi, anzi si ripeteva ogni volta che li leggevo. Oppure la campagna, quella campagna vecchia delle mie parti, mille volte dipinta, una campagna già vista, già stata. Le passeggiate, le stesse che aveva fatto la nonna quando la mamma era appena nata, passando davanti alla casa di uno scrittore già stato, ma veramente già stato, come testimoniava la mamma, come testimoniava la nonna. Già stato quando? Appena ieri, vicino e lontano, come la campagna. Non era un vero morto, era una casa, erano libri, erano ricordi non miei. Era il futuro finito, il passato prossimo o remoto degli altri, non c’era ragione di piangere, anzi era bello. Tutta questa meravigliosa vita finta, e lo sapevo che era finta. Solo la morte è vera? Può darsi ma non ne sono sicuro. E comunque che sia vera non serve a niente, tanto è vero che tutti si affrettano a falsificarla. Per sopportarla. Come la letteratura che con la morte non ha veramente niente a che fare, perché viene dopo e comunque è un’altra cosa. Perché la morte non sa di niente, non significa niente e la letteratura invece si sforza di significare, di produrre, di mettere al mondo segni, di « sapere », nel senso di sapore. E chi fa critica è qualcuno che questi sapori li sa gustare, che ne parla bene, pur sapendo che sono finti. Ma, con tutta la morte che c’è, questi segni, questi sapori dovrebbero essere forti, forti e chiari, chiari e forti, almeno quanto la morte. Ma forse la letteratura è debole, e la morte è troppa, e aumenta, giorno per giorno, e la critica non ci può fare niente. Ammesso che ci voglia. La critica – i professori – ha paura, e fa bene. E i libri dei professori servono a questo: a imparare la paura. A imparare a perdere tempo, che qualche volta serve. Come oggi, che è stata ancora una giornata persa e fa quasi buio. Perché il giorno sta per morire, ma ci ha messo un intero giorno a morire, è morto a poco a poco, « non come fiamma che per forza è spenta / ma che per sé medesma si consume », tanto per piangere un poco anche con Francesco Petrarca. E domani è un altro giorno. Ma quello è un film. “.

La verità è che io – ecco quello che penso stamani sabato 7 gennaio 2017 – non ho mai veramente creduto nella letteratura. Non certo come ci credono gli scrittori, e forse, chissà, anche i professori. Se mi piaceva è perché la trovavo divertente, come un bel gioco. Il divertente era anche nel fatto che a quel gioco io sapevo giocare, anzi sapevo giocare soprattutto io. Al gioco della letteratura io vincevo sempre, oppure erano gli altri che, non si sa perché, immancabilmente, rovinosamente, tragicomicamente, perdevano. Eppure si sforzavano, eccome se si sforzavano. Io, invece, per niente. Perché io avevo “ il dono “ della letteratura, avevo questa fortuna, da qualche parte, in qualche modo, l’avevo avuta, l’avevo avuta e basta. Finché è arrivato, da “ fuori “, da un’altra città, da chissà dove, uno, un professore, che ha detto di no, che mi ha bocciato, in letteratura. Ci ho messo un po’ a capirlo, ma ora lo so: allora, più di mezzo secolo fa era cominciato qualcosa, erano cominciati i professori. I professori, per farla breve, sarebbero quelli che magari non credono nella letteratura, ma credono nell’insegnarla. Nel senso di raccontarla, spiegarla, parlarla, possibilmente all’infinito. Nel senso di avere un mestiere, nel senso di farsi pagare etc. Nel senso di avere un pubblico, fatto magari da quelli che credono nella letteratura, che hanno la fortuna, o l’impudenza, o l’imprudenza di crederci. Comunque sia, è certo che vogliono essere letti. Come se gli scrittori fossero loro, e forse, in un certo senso, lo sono. Io, invece, come ho già detto, non credo veramente nella letteratura. Nel senso che non mi importa quasi niente di scrivere, e tantomeno di essere letto. Che casomai mi importa di leggere. Che per questa ragione rischio di leggere di tutto, anche i professori. Quello che ho scoperto da un po’ è che scrivere serve comunque a qualcosa, per esempio a leggere un po’ di meno. Del resto l’aveva già detto, scherzando, il professor Eco: “ 4 aprile 1989 – « Perché, perché, allora, si scrive? Mio dio, pur di non leggere. » (Umberto Eco, in «Il cavallo di Troia», n. 5, 1983) “. Che era uno che, in quanto a farsi leggere, sapeva il fatto suo.

Poi salgo in macchina e alla radio c’è uno che parla con una voce vecchissima. Ma, dalle cose che dice, non sembra tanto vecchio. Infatti è Vecchioni. Già, Vecchioni… Vecchioni… Ferroni… on connaît la chanson


EX LIBRI

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Domenica 8 gennaio 2017

i2001virgl tuo coetaneo Franco Cordelli sul Corriere della Sera, facendoti a sua volta gli auguri per il compleanno, ricordava che la vostra amicizia nacque nel ’66, sulla scalinata della Facoltà di Lettere della «Sapienza», al funerale dello studente Paolo Rossi ucciso dai fascisti. “ (Andrea Cortellessa, Giulio Ferroni, l’importante è finire, cit.) La coincidenza vuole che io su quella scalinata ci fossi. Perché c’ero venuto apposta, avevo ritenuto opportuno venire etc. Per ragioni politiche. Perché allora io avevo cominciato a credere nella politica etc. Quello che, dopo tanti anni, dopo che nella politica ho smesso di crederci, o, in ogni caso, di crederci in quel modo, posso dire, è che va comunque detto che, se è sicuro che lo studente Paolo Rossi morì, non è altrettanto sicuro che sia stato “ ucciso “, perché è possibile invece che sia semplicemente, micidialmente caduto – l’unica cosa sicura è che si chiamava “ Rossi “, e magari questo è quello che conta. Perché ormai io so che una cosa è la verità dei fatti e un’altra è la verità politica. Nella quale si può anche credere, ma con judicio. E lo stesso va detto dell’amicizia, perché può anche capitare di dover scegliere, fra l’amicizia e la verità etc. A parte che poi si dovrebbe sapere che cosa è, esattamente, questa famosa amicizia etc.

E comunque tutto desidero diventare meno che un graforroico – “ Venerdì 26 luglio – « L’esperienza della sofferenza psichica, che ha condotto Ottieri ad interrogare in modo più violento il volto sempre più sfuggente della realtà esterna e nello stesso tempo ha dato luogo ad una debordante volontà espressiva, con un’insistenza ossessiva a cui egli stesso ha affibbiato giocosamente il termine di “ graforrea » (Giulio Ferroni, su l’Unità) “.

« L’inculatore della mostra? » « Curatore… ha detto curatore… ».

Poi penso che quando uno è strano è strano. Per esempio, io. Che non vivo in Toscana. Che ho smesso di starci quando tutti, con una scusa o con l’altra, ci andavano a stare. Che la Toscana, forse, la odio. Da quando la odio, e perché?

Poi, strano per strano, ricomincio a fare quello che faccio sempre. Quello che faccio sempre è leggere diari. Quello che leggo ora è quello di Sibilla Aleramo. Nell’occasione scopro che c’è una tizia che dice che “ Aleramo “ è l’anagramma di “ amorale “. Mah. Boh. Mi convince di più l’ipotesi che venga da Piemonte di Carducci: “ e l’esultante di castella e vigne / suol d’Aleramo “.

“ 12 novembre 1942 – […] Una parola deliziosa, breve parentesi sorridente, m’ha detto Palazzeschi incontrato per strada. Dopo aver accennato alla situazione politica così oscura, non senza un rimpianto per la « nostra » Francia, io ho mormorato: « E la poesia, con tutto questo, povera poesia, non ci resta che tenerla per noi, zitti zitti… ». « Già – ha detto Aldo -, stringerla al petto, come uno scaldino… ». “ (Sibilla Aleramo, Dal mio Diario (1940-1944), 1945)


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“ Venerdì 25 ottobre 2002 – A pensarci meglio il libro di Ferroni è un po’ strano. Con tutto che si intitola « Dopo la fine », sembra che la cosa che gli preme di più sia dimostrare che non è finito proprio niente. Tantomeno la letteratura: la quale è sempre postuma, cioè già morta, e quindi più morta di come è non potrà mai essere. A pensarci meglio è strano che io mi stupisca: la penso talmente allo stesso modo che un libro così avrei dovuto scriverlo io, anzi, è strano che non l’abbia scritto. È strano che non sia io il professore, invece che Ferroni – un professore è uno per cui la letteratura è sempre finita, dico quando ci mette le mani, la penna, la lente, gli occhi, della lettura. Se la fa con i morti, e non gli fa nemmeno impressione. Anzi, gli piace, e più gli piace, più professore è. A pensarci meglio non si capisce perché io, un tempo, me la sia presa tanto. Come se fosse finito chissaché, come se fosse finito tutto: un’epoca, un mondo. E invece non era finito niente, e i professori lo dimostrano. Ero finito io, forse, almeno in un certo senso, ma in quale senso ancora non so. E quello che faccio, da quando sono diventato – un po’ – professore, da quando scrivo – anche troppo – il diario, è prendermi cura di quel me morto, scomparso, finito, ormai tanto tempo fa. Comunque è giusto così, dico che a morire, a finire siano sempre gli altri. Così si può continuare: a vivere, a scrivere. In ogni caso non bisogna preoccuparsi per l’avvenire: c’è tanta gente che ha appena cominciato, a prenderci gusto, a essere « dopo la fine », a essere, a scrivere, a pubblicare, e a finire non ci pensa nemmeno. “.


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“ Giovedì 24 agosto 2006 – « È un’opera indispensabbele », dice Gennaro Gattuso « sigillando » lo spot che reclamizza la vendita, insieme al prossimo numero di Panorama, della Storia della letteratura italiana di Giulio Ferroni. “.


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“ Martedì 22 gennaio 2008 – Lei – la studentessa egiziana – cerca il suo professore. Ma il professore non c’è. « Sarà alla settimana bianca… », dico io, per scherzare. « No, era a Los Angeles – dice lei -, ma è tornato ». Comunque non c’è. Il professore è Ferroni. Penso: dopo la fine, si può sempre viaggiare. “.


Lunedì 9 gennaio 2017

q1131uando vedo la bionda de La7 io ripenso a un diario: “ 3 marzo 1984 – Volevi ottomilacinque ma era ottomila anche lui te l’ha detto e solo perché ti ho guardato. Bella bionda. “. Ça suffit.











Contro l’arco d’un ponte, presso un capitello, cotto una palma, il mio0 compagno con una minuscola Kodak mi fotografava. Innocente mania. Poi, a casa, per ore e ore, la sera, sviluppava lui stesso le istantanee, sollevava gocciolanti dalle vaschette i bruni quadratini di celluloide, con le mani che aveva delicate e bianche li guardava contro la lampada, e s’erano riusciti mi chiamava interrompendo la mia lettura, più fiero che d’un sonetto; l’indomani, se c’era il sole, tutti i davanzali delle finestre accoglievano gli « chassis » per la stampa delle negative, sempre la stessa figuretta tranquilla e armoniosa. Anche qualche « interno » prendeva, io appoggiata allo scaffale dei libri, o seduta con un grappolo d’uva in mano, avvolta in uno sgraziato camiciotto di cotonina bluastra ad ampie pieghe che nascondeva tutto del corpo ma dal quale emergeva la testa come scolpita da un antico; oppure stesa sul tappeto in una zona di sole, spalle e seno biancheggianti nudi fra i capelli disciolti. « Maddalena » m’aveva chiamata a Napoli quell’affittacamere, e Felice aveva goduto della mia bellezza come ora godeva Giovanni. [1944] “ (Sibilla Aleramo, Dal mio Diario (1940-1944))


Martedì 10 gennaio 2017

s1474copro, nel solito mezzo della notte, che Antonio Ricci, prima di essere quello di Striscia la notizia era quello di Ladri di biciclette. Come coincidenza non mi sembra per niente male. (L’ho scoperto così: “ Venerdì 28 novembre 1997 – Che cosa succede a Antonio Ricci dopo che la parola « Fine » è sbocciata come uno strano fiore bianco al centro dello schermo? Il film ci dice che torna a casa – lo vediamo di spalle mentre, insieme al bambino, si allontana -, ma chi ci crede? I film, ormai lo sappiamo, dicono sempre il falso. Quello che pensiamo noi è che non succede niente perché non può succedere niente. Perché Antonio Ricci non è niente, è un uomo che non ha una bicicletta, un uomo senza una bicicletta, un uomo senza. Quello che poteva accadere è già accaduto, ma anche questo non è sicuro, è solo un film e non c’è niente di meno sicuro di un film. Che avesse una bicicletta, non è sicuro. Che avesse un lavoro, nemmeno. Quello che è certo è che Antonio Ricci è un disoccupato, un uomo senza lavoro, un uomo, l’abbiamo già detto, senza. Essere « senza » può anche darsi che sia meglio che essere « con » certe cose, ma è comunque un problema. Senza bicicletta, senza lavoro, Antonio Ricci qualcosa ce l’ha, ce ne stavamo scordando, e questo qualcosa è un figlio. Ma sarà vero? Dopotutto è il film che lo dice e di un film, lo diciamo ancora una volta, non c’è mai da fidarsi. Per intanto è domenica, qualcosa è finito – la partita, il film – e la domenica, in specie la domenica pomeriggio è molto triste. Per chi lavora, ma anche per chi non lavora. Per un disoccupato, per il quale un giorno vale un altro e in ogni giorno non c’è mai niente. Dopo la fine si fa luce in sala. Quello che c’era da vedere è stato visto, ed era solo un film. “. E comunque i ladri ci sono, di biciclette etc.) (A proposito di ladri di biciclette, nel senso di film, nel senso di cinema, ieri sera ho rivisto dopo tanto tempo La messa è finita (Moretti, 1985). Ho pensato che il punctum del film è nello scambio finale fra don Giulio e il suo amico terrorista – che guarda caso si chiama Andrea. “ Fare le cose ha un costo “, si lamenta l’ex guerrigliero al di là della grata del confessionale, ma il protagonistico prete, per tutta risposta, gli sbatte lo sportello in faccia, mettendo fine a un colloquio impossibile. Perché fra il fare e il dire non c’è nessun rapporto, e Moretti, come si sa, è tutto dalla parte del dire. Del dire a modo suo, ovviamente, che è innanzitutto un non-dire, non dire “ cose orrende “, ad esempio, come Moretti, in altro contesto, ha avuto modo di dire. Ho pensato anche che il film, alludendo a una fine, induce a chiedersi che cosa succederà dopo. Dopo la fine della messa, dopo la fine del film La messa è finita. Ma questa, forse, è un’altra storia) (“ Irascibilità muta “, scrive la recensora. Brava)

Mi sono ricordato che, tanti anni fa, quando, per un breve periodo, ho fatto il poeta “ visivo “, feci una poesia che consisteva non ricordo più in che immagine e in una brevissima scritta che recitava: “ Et après? “. Tanto per dire che, già allora, quaranta e più anni fa, il mio problema era il “ dopo “, perché il “ prima “ non c’era più, era già finito etc.

Il fatto è che, dopo tutto questo tempo, non ho ancora approfondito a sufficienza il concetto di “ truffa colossale “ – “ Torino, settembre 1973 [*] – Ho visto quella donna nuda. Come se non ne avessi mai viste. In un attimo di là dalla porta era nuda, squadernata davanti a me, saltava e ballava sul letto come se niente fosse – e quelle per la strada? -, una fica grassa, un bel culo maturo, vispa e allegra sul letto se la guardava se la toccava… Ma allora? Ma allora non ce l’hai solo tu questa bella fica grassa e spudorata. Ma allora è sempre così, ce l’hanno tutte questo allegro in corpo, e sono sbrigative: te lo prendono e lo fanno godere, povero cazzo mio pessimista. Tempo, tempo, tempo, ho bisogno di tempo… tutto quello che mi serve. Qui si tratta di una truffa colossale. “ [*] O 1972?

Poi c’è quella che parcheggia, leggiadramente, in divieto di sosta.

Per la prima volta nella storia, la popolazione che vive in città è più numerosa di quella vive in campagna e, tra meno di venti anni, il 70% della popolazione vivrà nelle aree urbane. “ (Dal catalogo Ikea)


Mercoledì 11 gennaio 2017

e818virgro in biblioteca, ma era l’ultima volta. Andavo in pensione. Non ci sarei tornato mai più. (Un sogno, dopo una notte finalmente dormita per intero)











« Notiamo un piccolo marinaio in camicia rossa », scrive nel Diario André Gide, l’eminenza grigia della cultura del Novecento. “ (Da un articolo di Daria Galateria sui Diari di Gide, in Il Venerdì, 6 luglio 2016) (“ E ritagliando, nel pubblicare in vita pezzi del diario, i riferimenti a Madeleine, si rammarica: « Mi pare che le soppressioni nel diario lo abbiano accecato. Non offre più, al posto ardente del cuore, se non un buco » Piero Gelli si interroga su quel termine. “ (Ibid.))

Dal 20 al 26 ottobre 2014, Napoli s’è colorata di rosso, come la Cina: Milleunacina ha toccato due dei luoghi di maggiore attrattiva e interesse partenopei, il Palazzo Du Mesnil e la Villa Caracciolo, creando un contatto tra la cultura napoletana espressa dalle opere del compianto artista Osvaldo Petricciuolo e quella sinica, grazie alla presenza del ministro della cultura cinese, Xu Lin, e alle donazioni della figlia del pittore, Brunilde, alla ex rettrice dell’Università degli Studi di Napoli – L’Orientale -, Lidia Viganoni, e alla direttrice dell’Istituto Confucio, Annamaria Palermo. La cerimonia di donazione è avvenuta in seguito alla cena inaugurale, di cui il tema portante, attorno al quale si è svolto tutto l’evento, è stato il sogno rosso, riprendendo i tratti onirici tipici sia della tradizione cinese sia dei dipinti del Petricciuolo: i quadri denotano una forte presenza di colori caldi – il rosso e il giallo, per l’appunto – e di linee morbide e curve, a richiamare il dinamismo e il fluttuare tipici dei miti sinici; altrettanto forte è l’elemento naturale, ripreso dalla scala dei marroni e dei blu, che ricorda le acque e i giunchi del mondo mandarino. “ (Dal web)

Insomma, è finita un’epoca “ (Dipollina sul dopo-Crozza)

Poi scopro che, a Napoli, esiste anche il “ Museo della pace “ MAMT (Mediterraneo Arte Musica Tradizioni). Come se il MADRE non bastasse.

Non è impossibile che non fosse vero che le due pischellette che mi hanno fermato non avessero un euro per prendere la metro. Ma, ho pensato, se lo era, come bugia era talmente innocente, che non ho potuto non darglielo. In questi tempi di post-verità, di balle spaziali, in questi tempi lugubremente posticci.

Io, come si sa, la televisione non la guardo, perché le volto le spalle, però la sento. Così, quando ho sentito una voce inconfondibilmente maschile che parlava, dopo un po’ mi sono girato a guardare chi era. Era Maria De Filippi, solo io potevo non capirlo subito. Era lì perché quest’anno “ conduce “, insieme a Carlo Conti, il Festival di Sanremo. Comunque ho capito di non capire niente, e anche da un bel po’. Maria De Filippi: più post-verità di così… E non è nemmeno una novità: “ 7 marzo 1979 – Al babbo piace tanto Amanda Lear (l’ho visto ridere). “.

Vedere Michele Placido che si commuove in diretta vedendo il servizio sui licenziati dell’Almaviva mi fa pensare che… it’s a long way to Tipperary, diciamo così…

Si parla, giustamente, del ceto medio impoverito. Ma perché non si parla del ceto medio arricchito? Perché il ceto medio impoverito non parla. E il ceto medio arricchito pensa solo a arricchirsi – anche parlando del ceto medio impoverito.


ROSSORI

Sotto una galleria di ben diciotto figurine di Totti scriverò la seguente didascalia: “ Tottalitarismo “.

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Giovedì 12 gennaio 2017

l1855e davo dieci euro, quelli che le avevo promesso nel sogno di ieri. Purtroppo erano gli ultimi che avevo. Una lacrimuccia. Niente altro da dichiarare. (Un sogno)











Ieri stavo per comprare L’ultimo rifugio. Romanzo di un diario di Imre Kertész. Ma in libreria non ce l’avevano. “ Possiamo ordinarlo “, hanno detto, ma io non l’ho ordinato. Mi sono accorto che ero contento di non averlo comprato. Io sono sempre contento quando non compro.

Il comunismo per me è sempre stato gente che si alzava più tardi di me. Il comunismo per me è sempre stato una questione di tempo.

Che cosa intendo dire, esattamente, quando dico che, “ nel ’58 “, ho smesso di studiare (e anche che, quindici anni dopo, ho tentato di ricominciare a farlo, di ri-cominciare)? Se fossi un po’ meno stupido di quello che sono, se riuscissi veramente a pensare, forse ci riuscirei.

Damiano con le sue cravatte, D’Attorre con i suoi occhialetti… Antiquatezza mezza bellezza.

Leggo i giornali di Siena. Noto che Siena è piena di gente che non è di Siena, che a Siena ci è venuta. Penso che è gente che non voleva altro che stare a Siena. Ma io a Siena ci stavo già. Mi domando: che cosa potevo volere io?

Ecco anche le foto di Orhan Pamuk. Nobel oblige, ovvero: hanno la faccia molto peggio del culo.

Si domandano: “ Perché Renzi non parla più? “. E ridono.

Applausi. La televisione è fatta al 90% di applausi.

Io, comunque, quello che avevo da scrivere l’ho già scritto. Per esempio: “ 8 marzo 1994 – È arrivato un camion di napoletani carico di mimose. “. Quis habet aures.

Aveva sempre sognato di fare un film di guerra? Questo è il primo della sua vasta filmografia. « C’è la guerra in Vietnam in Forrest Gump, ma non nego che volevo da sempre fare un film coi nazisti e le uniformi tedesche e fucili d’epoca e finalmente ho realizzato la mia fantasia ». “ (Intervista a Robert Zemeckis)

Poi, dopo tanti anni, rivedo il Gabibbo, e mi torna in mente il diario che dice: “ 23 giugno 1993 – Il Gabibbo, quella mostruosa entità vestita di rosso. “. Quello che, dopo tanti anni, penso è che io sono un tipo impressionabile. Specialmente dal rosso.


Venerdì 13 gennaio 2017

c1359virgosì abbiamo perso un gioiello, la Bicchierna [sic] di Siena “, dice l’Espresso. Che così ne abbiamo persi due.












Guardo i giornali, vedo la tv. Penso: il mondo è pieno di vecchi. Facce da vecchi, vestiti da vecchi, nomi da vecchi. Dove sono capitato? Sono “ retombé en enfance “?  Ma il fatto è che sono vecchio anche io. Anche la mia faccia è da vecchio, anche i miei vestiti sono da vecchio, anche il mio nome è da vecchio. Mah. Boh. Chissà.

Malinconia a zaffate. Difficile resistere. “, dice Belpoliti. Che non resiste. L’Italia che non-resiste.

Ieri Michele Serra l’aveva annunciato: mi hanno sbattuto in prima pagina. Stamani lo vedo: l’hanno messo sopra la testata, in cima, in alto, in altissimo, francamente troppo. Sbatti il mostro in prima pagina. « Ma quello è un film » Appunto. (C’è anche da dire che qualcuno, a Repubblica, oggi ha “ sbroccato “. Vedere i titoli, con le lettere storte, i puntini in libera uscita etc. Vedere per credere)

« Post-verità » ” è più vicino al concetto di stronzata. “ (Da un articolo su Internazionale)

Poi, poiché per Natale mi hanno regalato il dvd, scopro che Falso movimento (Wenders, 1975) non è altro che il Wilhelm Meister riscritto da Handke. Meglio tardi che mai. E comunque Wenders non mi è mai piaciuto.


Sabato 14 gennaio 2017

f378rancamente inquietante – mi verrebbe da dire “ apocalittica “ – l’apparizione, alla fine – mi verrebbe da dire “ al fin della tenzone “ -, della signora Barbara Jatta [*], nuova direttrice dei Musei Vaticani, soprattutto nuova, radiosamente, inconsapevolmente, inspiegabilmente nuova e vegeta, dopo tutto quello che è successo, che continua a succedere, dopo tanto sconquasso, dopo tanto rumore – mi verrebbe di dire “ per nulla “. Nuova “ sans phrase “, senza nessuna parola possibile, senza nient’altro che il silenzio – mi verrebbe da dire “ di tomba “. Mi è tornato in mente un diario: “ 17 giugno 1988 – « Il bisogno è imperativo; i “ valori di sincerità “ sono al di sopra dei “ valori di fedeltà “. Brigitte Bardot, a suo modo, esprime questa etica dell’adolescenza: alla domanda “ Che qualità richiede a un uomo della vita? “ risponde: “ Che non faccia mai la commedia “. » (Edgar Morin, L’industria culturale /L’ésprit du temps, 1962 [1963]) [Si potrebbe obiettare che si tratta di un conflitto professionale. Ma Morin esulta: « Alla fine dell’avventura del Faust occidentale, si leva il canto dell’eterno femminino. »] “. [*] “ Discendente di Giovanni e Giulio Jatta Jr, fondatori dell’omonimo Museo di Ruvo di Puglia “ (Dal sito Ruvesi.it)  

Poi, era tardi, stavo già andando via, ho visto i due libri, soli soli, mezzi bagnati, per via di una tettoia che sgocciolava, ignorati da tutti, e, mosso da pietà, li ho tolti, per così dire, dalla strada, insomma: li ho comprati. Del resto, come libri, non erano nemmeno male, erano, ambedue nella collezione “ I grandi scrittori stranieri “ della UTET, La vita è un sogno, di Pedro Calderon (1931) e Frammenti di un giornale intimo, di Enrico Federico Amiel (1931) (a cura di C. Baseggio). Una buona ragione per comprarli era che “ la vita è (un) sogno “ lo diceva sempre il babbo, e, in quanto all’altro, è un diario e, dal mio punto di vista, tanto basta. Comunque è evidente che, nell’uno e nell’altro caso, non è roba da Musei Vaticani (vedi sopra), e neanche italiani. È, tutt’al più, da museo de noantri, da museo mio, da museo di me. L’unica cosa che vorrei capire è per cosa sta quella “ C. “ di Baseggio. A me verrebbe di dire “ Cesco “, ma quello era un attore, genovese, dialettale, brutto e cattivo, peggio di Villaggio, peggio di Grillo etc. Mah. Boh. Chissà. P. s. Che errore! Baseggio era veneto. Il genovese è Gilberto Govi.

Impressionante al supermercato la maghrebina bellissima, altissima, con tacco 12, jeans epidermici, capello à la garçonne, per così dire – non so come si dice. Era insieme a una vecchia, intabarrata, infagottata, praticamente velata, probabilmente la suocera. Discutevano, forse litigavano, chissà. Comunque era impressionante. Dall’Isis nella brace.

Ne ha ammazzato un altro, giù in cucina “ (Io confesso, Hitchcock, 1953)


Domenica 15 gennaio 2017

h539o pensato che la letteratura è come le donne: ormai ce n’è persino troppa(e).












“ Perché ha fatto fuori Viola? “, domandano a Renzi. Mah. Boh. Io una mezza idea ce l’avrei…

Invece di andare a ritirare quel premio dalle mani del presidente della Repubblica mi ero attardato a scopare con la mia quasi-figlia. E così, non solo mi sono meritato una condanna universale, ma mi sono anche perso il premio. (Un sogno)

L’ex giovane scrittore Marco Lodoli si affretta a fare sapere che non crede che sia vero la piccola Daliyah Marie Arana a quattro anni e mezzo ha letto più di mille libri, e che, se fosse vero, sarebbe il caso di chiamare il telefono azzurro etc. Io, invece, dico che non ha importanza se sia vero o sia falso, perché l’importante è che l’hanno detto, perché l’hanno detto. Perché il problema non è la verità, o la post-verità, il problema sono i giornalisti, nel senso di storytellers etc.

Finalmente ho capito perché, davvero, non devo più comprare Repubblica: perché mi annoia. Mostruosamente, ferocemente. Mi annoia come solo un bugiardo può fare. Uno che ti ripete sempre la stessa storia, che è sempre la stessa perché è sempre falsa. Ed è sempre falsa perché è sempre detta per ingannare, per raggirare, per prendere per il culo. Che è subito falsa, appena comincia a essere detta, appena qualcuno si lascia convincere ad ascoltarla. Appena qualcuno paga, poco ma sempre, per leggerla. Dopodiché non c’è altro da fare, i giochi sono fatti, il trucco è riuscito. Uno la compra, per quarant’anni, dicendo ogni volta: che vuoi che sia… Ma il tempo passa, e anche questo è qualcosa. Anzi, forse è tutto quello che quel giornale – ogni giornale? – voleva: fare passare il tempo. Il tempo degli altri, il tempo di noi che paghiamo, che leggiamo. Che siamo bravi solo a leggere, che a leggere siamo fessi. Che tutto leggiamo meno che quello che ovunque c’è scritto: fesso chi legge… fesso chi legge… fesso chi legge…

Marsala, cerca di sedare lite fra ex coniugi ma viene ucciso a colpi di bottiglia “ (Dai giornali)

« Scrisse Piccolo mondo antico » « Fagazzaro… Fugazzaro… Figazzaro… » “ (L’Eredità, Raiuno, ore 19. 08)

Fornì l’indirizzo spiegando di non lasciarmi fuorviare dalla targa del cancello dove c’era scritto ingegner Garboli: era suo padre, morto anni fa. “ (Dal web)

Al ministro Calenda dei film d’i’ su’ nonno gli piace soprattutto Tutti a casa. Anche perché finisce con le quattro giornate di Napoli. Nel senso di Napoli, io penso.

Sarà bene dire subito che Cesare era bellissimo e lo sapeva lasciando a volte trasparire questa consapevolezza tuffando le dita nel folto dei capelli e ravviandoli poi con un gesto che faceva pensare a una impaziente carezza. Va aggiunto che la bellezza di Garboli, diversissima ma nata sotto uno stesso cielo di quella leggendaria e pigra di Mastroianni, aveva qualcosa di svogliato quasi avesse già goduto troppo di se stessa e dei suoi privilegi. « Uffa » sembrava dire per lui precedendo le inevitabile avances. È possibile poi che Garboli, senza confessarselo, temesse di poter far ombra con il proprio aspetto senz’altro rimarchevole all’intellettuale e allo studioso che sapeva di essere. “ (Antonio Debenedetti sul Corriere)


Lunedì 16 gennaio 2017

q1132virgualche tempo dopo fu veduto nelle macellerie di Barga e dintorni. Chiedeva ai proprietari donde provenisse la vacca appesa alla trave. Era l’epoca della mucca pazza, e lo scambiarono per un ispettore sanitario. Ne aveva l’aspetto. Alto, severo, il cappello e gli occhiali. “ (Vincenzo Pardini, Garboli, il professore che non dava del tu, in Il Giornale, venerdì 16 dicembre 2005)








“  Non siamo a Blade Runner, certo, ma davvero già oggi ciascuno di noi potrebbe dire la frase con la quale inizia il monologo del replicante nel film di Ridley Scott: « Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginare… ». E speriamo di non dover mai pronunciare la parte finale di quell’incipit. “, dice il solito, fantascientifico, Veltroni. E comunque, ” la parte finale di quell’incipit “ è: “ È tempo di morire. “.


Martedì 17 gennaio 2017

b382isognerebbe parlare del Gattopardo. Sempre e solo del Gattopardo. Del Gattopardo di Visconti, del Gattopardo-film, intendo dire.  Cinquantaquattro anni fa il Gattopardo dimostrò che la democrazia (cristiana?) era brutta, che, invece, quello che c’era stato prima o che poteva esserci dopo – il fascismo? il comunismo? – era – era stato, poteva essere – comunque bello. Dimostrò, una volta per tutte, che il cinema, solo il cinema, è bello. Che quella del cinema era l’unica – l’ultima? – bellezza possibile. Che quella della letteratura, sì, c’era stata – vedi Gattopardo-romanzo -, ma era diventata impossibile, anche nel senso che era morta – come Giuseppe Tomasi principe di Lampedusa.


Poi vengo a sapere che Amelio ha scritto un romanzo. Il buffo è che si intitola Politeama.

Poi leggo Michele Serra che parla di Trump e di quelli che considerano gli intellettuali “ una massa di inutili scrocconi “ e vengo assalito dall’atroce sospetto di essere, come diceva il mio Amico, un po’ “ di destra “. Perché, francamente, che gli intellettuali siano spesso degli scrocconi l’ho pensato e lo penso un pochino anche io. Il buffo è che, almeno una volta, l’ho pensato, per così dire, “ a mie spese “, traendone tutte le costosissime, per me, conseguenze. È una storia vecchia, anzi, vecchissima, una storia di quando ero poco più di un ragazzo, di quando conobbi certa gente, che, a ripensarci, aveva l’aria di considerarmi poco meno che un “ inutile scroccone “. Era gente tipo Michele Serra, tanto per capirsi, anche se allora Michele Serra era ancora troppo piccolo per dare dello scroccone a qualcuno. Mah. Boh. A ripensarci è una storia da ridere. Oppure da pensarci meglio. Ma ci vorrebbe tempo. Bisognerebbe essere scrocconi, veramente scrocconi, autorizzati a scroccare, pagati per scroccare. E, soprattutto, giovani, molto giovani. E io non lo sono più da tanto tempo – neanche Michele Serra, comunque.

Da ricordare anche che l’avvocato che ha presentato il ricorso su l’eleggibilità di Virginia Raggi si chiama Venerando Monello. Ricorso respinto.

Francesco Sabatini, presidente onorario dell’Accademia della Crusca, commenta gli inciampi grammaticali del vicepresidente della Camera Luigi Di Maio sull’utilizzo del congiuntivo via twitter. « Per rivestire cariche importanti del nostro paese – afferma Sabatini – bisogna avere una cultura abbastanza sicura e saper usare una lingua di prestigio. La politica comunque dà un pessimo esempio introducendo anglicismi non necessari, come stepchild adoption, del tutto inutile, o Jobs act, termine non comprensibile per tutti » ” (Dal web)

Dice che Renzi è andato a Scampia. Si ri-comincia male, si ri-comincia.

Poi, su Raistoria c’è la storia di Anna Magnani – a cura di Paolo Mieli. La storia sono loro.


ARCHIVIO

“ Senza data [1981] Anche al concorso di bellezza quest’atmosfera brutale da ragazzolasciamilavorare. “.


Mercoledì 18 gennaio 2017

g516razie al prezioso Google Alerts mi arrivano le più varie notizie. Oggi, per esempio, mi è arrivata questa: “ Ci sono anche due firme della zona, entrambe molto note nel comprensorio, nella raccolta di poesia dedicata a Marilyn Monroe, uscita in questi giorni per Nino Aragno Editore, Torino, 2017. Si tratta di Valerio Vallini, scrittore ed esperto di storia locale, collaboratore del Cuoio in Diretta per il quale cura un’apprezzata rubrica, insieme allo scrittore e poeta empolese Marco Cipollini. In questa antologia, dove ogni poeta leva per lei un suo brindisi, ci sono voci significative della poesia della seconda metà del Novecento da Pier Paolo Pasolini a Dario Bellezza a Stefano Carrai, Maurizio Cucchi, Alessandro Fo, Tomaso Kemeny, Attilio Lolini, Valerio Magrelli e molti altri. “ (Dal sito CuoioinDiretta.it) La domanda è: ah, perché non son’io coi miei poeti?


ROSSORI

Sotto una foto del primo ministro inglese Theresa May scriverò la seguente didascalia: “ Maggio inglese “.

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Giovedì 19 gennaio 2017

e819virgvirgac molto importante per il nostro territorio che un poeta della levatura di Valerio Magrelli abbia preso l’impegno di tenere lezioni di poesia nelle biblioteche del Lazio », dichiara Lidia Ravera assessore Cultura e Politiche giovanili della Regione Lazio. “ (Dal web)









Tanto per perdere un altro po’ di tempo, da un po’ di tempo frequento i blog letterari. Quello che ho capito è che sono pieni di professori. Professori giovani, vispi, bravi, va detto, ma che, in generale, mi inducono a pensare che c’è poco da stare allegri. Perché quello che ho capito è che i professori giovani, i nuovi professori, i neo-professori sono anche peggio di quelli vecchi. Nel senso che non si preoccupano di insegnare niente, ma, soprattutto, non si prendono nemmeno il disturbo di rispondere. Dico a me, per esempio. Che, come un vero “ webete “, ogni tanto, ogni spesso, dico la mia, in forma di diario, in una forma un po’ strana, d’accordo, ma, tutto sommato, graziosa, nel senso che, tutto sommato, potrebbero almeno dirmi grazie. Comunque non c’è problema. Dico per me, che sono abituato a parlare da solo etc.

Il ministero della Giustizia vuole approfondire la vicenda emersa a Firenze, dove un pm, dopo aver avviato una relazione con la moglie di un medico, avrebbe chiesto gli arresti domiciliari nei confronti del dottore. Tutta la storia ha origine dal percorso di separazione tra il dottore e la moglie, anche lei dottoressa con la procura di Genova che ha già aperto un fascicolo sul magistrato Vincenzo Ferrigno. Secondo la ricostruzione, nel luglio 2015 la donna, madre di due minori, ha sporto denuncia ai carabinieri dopo una violenta discussione con il marito affermando che l’avrebbe minacciata anche di morte. Il magistrato, ora sotto accusa, a cui viene all’epoca assegnato il fascicolo ha ritenuto che non vi fossero elementi per sostenere l’accusa. Nel frattempo, anche il marito ha risposto alle accuse della moglie con una propria querela. A giudizio del pm, in quel momento, stava accadendo quello che purtroppo accade tra molte coppie che si stanno separando. Il pm ha quindi chiesto l’archiviazione una prima volta e anche una seconda volta. Ma il giudice per le indagini preliminari aveva imposto ulteriori accertamenti. A quel punto, il pm aveva deciso di sentire i protagonisti e aveva conosciuto la dottoressa con cui, secondo l’esposto, avrebbe instaurato una relazione. Poco dopo, il magistrato avrebbe chiesto per il marito accusato di maltrattamenti gli arresti domiciliari. Nell’esposto contro il magistrato fiorentino, fascicolo trasferito per competenza alla procura di Genova e in cui si ipotizza il reato di corruzione, il medico ha allegato le foto scattate da un investigatore privato in cui sarebbe ritratta la moglie – persona offesa del reato di maltrattamenti – che entrava in più occasioni, anche di notte nella casa del giudice e che vi si tratteneva per ore. Nel frattempo, il procedimento relativo all’accusa di maltrattamenti nei confronti della moglie è andato avanti e ieri, all’udienza preliminare, il gip, su richiesta di un altro pm, ha disposto il rinvio a giudizio del medico. “ (Dai giornali)

“ Dopo la fine “: i professori.


Venerdì 20 gennaio 2017

l1856a letteratura: è sempre stata una cosa diversa da quella che credevo io. È stata sempre una cosa reale, per esempio, invece di una cosa soprattutto fantastica, come era per me. È stata sempre una cosa da uomini, grandi e anche grossi: per me era sempre stata una cosa da bimbi, o da donne, o da angeli. La letteratura: è sempre stata possibile, praticabile, realizzabile, invece di essere quasi esclusivamente mitica, come era sempre stata per me. È sempre stata una cosa da scrivere, invece che, soprattutto, da leggere, come pensavo io, che ho sempre preferito, più di ogni altra cosa, leggere. Del resto così è il mondo: c’è, preferisce esserci, lo vuole, senza esitazioni. Il mondo è molto più di un’ipotesi, è una realtà, è la realtà. E la letteratura è nel mondo, e, tutto sommato, ci si trova benissimo. Anche perché la letteratura è molto meno del mondo, la letteratura è solo una piccola parte, la letteratura è piccola. La letteratura: dice di esserci, ma non è affatto sicuro che ci sia veramente.

Il selfie: per non sapere né leggere né scrivere. (Vedi: all’armi siam faccisti… )

Poi penso che il femminismo è esattamente quello che gli (certi) uomini volevano (contro altri uomini).

Poi penso che, dopotutto, io sono – sono stato – solo uno sportivo. Cioè tutto quello che ho fatto l’ho fatto – ho cercato di farlo – soltanto per sport.

C’è anche da dire che oggi è, come direbbe un giornalista, una giornata particolare. Ma, a differenza di quello che pensa il giornalista di cui sopra, non lo è perché è il giorno dell’insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ma per una ragione molto più seria, cioè molto più personale, cioè molto più seria. È tutto spiegato in questo vecchio diario: “ 20 novembre 1991 –  « 20 genn… ». Stavo per scrivere « 20 gennaio » invece di « 20 novembre ». Quando mi sono accorto dell’errore non ho saputo fare di meglio che scrivere « 20 dicembre ». Mah. Stavo per scrivere « 20 gennaio » perché? La risposta è fin troppo facile: è il giorno della morte della nonna e del nonno (esattamente un anno dopo). Scrivere è anche questo pensare a voce bassa. Girare intorno a un pensiero, accarezzarlo, covarlo. E gli atti involontari non mancano, i lapsus calami. Volevo proprio scrivere « 20 gennaio ». A costo di sbagliare, di mentire, di fare un falso in atto pubblico. « Personalizzare » il registro dei lettori. Scrivere sullo stampato di stato qualcosa di molto privato. Segnare una privazione. Anche oggi è un giorno di lutto? Scrivere qualcosa di « personale »: è giusto? No, non lo è. A chi interessa se è morta la nonna? « Ah sì, mi dispiace… sincere condoglianze … e quando è morta? » « Venticinque anni fa » « ??? ». Si vede la faccetta fulminata del tizio. In una vignetta. In una barzelletta. “. C’è anche da dire che, ormai da molti anni, diciotto, per l’esattezza, quella di oggi è una giornata particolare anche in un altro senso, un senso completamente diverso, un senso tutt’altro che luttuoso, un senso assolutamente festoso, come può essere l’anniversario invece che di una morte, di una nascita: oggi è il giorno in cui, diciotto anni fa, è nata la mia prima nipote. Altrimenti detto è il giorno in cui sono diventato, per la prima volta, nonno. E forse è esattamente questo il problema, that, come direbbe qualcuno più famoso di me, is the question.

Poi penso che scrivere un diario è come avere una gobba. Puoi anche dimenticartene, ma poi, quando ti vesti, quando ti muovi, quando vai per la strada, ti accorgi di averla. E averla non è come non averla. Vivere con la gobba: si può, ma c’è poco da stare allegri.

Quella che una volta era stata rivendicazione politica tesa a costruire un modello di società differente si sarebbe, col tempo, rovesciata nella mera espressione narcisistica dell’auto-definizione identitaria. C’è del vero. Un corso universitario considerato e avvertito per eccellenza come « politico » è generalmente un corso in cui si spiega agli astanti la loro identità di vittime e l’interesse della società a mantenere occultata tale condizione. “ (Mimmo Cangiano, Le università americane e Donald Trump, in LPLC)

“ Il presente non basta. La lezione del latino di Ivano Dionigi, ex rettore dell’Università di Bologna, presidente della Pontificia accademia di latinità e fondatore del Centro studi «La permanenza del classico», viene presentato martedì 17 gennaio alle 17.30 nella Biblioteca del Senato, in un incontro organizzato dal senatore Sergio Zavoli, presidente della Commissione per la Biblioteca e l’archivio storico, alla presenza del presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano; di Carlo Ossola, docente del Collège de France; e di Francesco Sabatini, presidente onorario dell’ Accademia della Crusca. L’incontro, moderato dalla scrittrice Chiara Gamberale, è un’occasione per riflettere sull’importanza di una lingua tutt’altro che morta. “ (Dai giornali)

 

C’è anche da dire che il colore dei repubblicani, e dunque di Trump, è il rosso.

Poi il coro canta America the beautiful e, potenza della musica? potenza del cinema? io mi sento costretto a riconoscere di non potere non dirmi un po’ americano anche io. Mah. Boh. Chissà. La verità è che sono solo un vecchietto che non può più fare di meglio che guardare la tv etc.

Dice quello che non gli piace Trump (Severgnini) che gli Americani che gli piacciono sono quelli che vengono a Napoli e si innamorano di Napoli e ci scrivono un libro etc. Tipo l’americana bella che gli sta di fronte, che ha scritto un libro su Napoli etc. Così va il mondo etc.

Negazionista climatico “. Non è la prima volta che lo sento dire. Non è la prima volta che sobbalzo.


ROSSORI

Sotto la foto di una bionda con in mano una rivista che ha una copertina piena di facce e che si chiama Resist! scriverò la seguente didascalia: “ La nuova Resistenza “.

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ARCHIVIO

“ Mercoledì 15 gennaio 1997 – « 11 ottobre 1944 – Ho sempre scritto in questi quaderni per pigrizia, per non fare altre cose, opere impegnative. Il diario è la viltà dello scrittore. È il colmo della superstizione letteraria, del calcolo sulla posterità. Per qualcun altro è l’avarizia di non perdere nulla. » (Pierre Drieu La Rochelle, Diario 1939-1945) “.

La visione del mondo




LA VISIONE DEL MONDO / Diario 1972-




“ 13 marzo 1994 La visione del mondo: avrebbe dovuto chiamarsi così il romanzo che non ho mai scritto e che non scriverò mai più; a meno che non sia questo diario. Dicevo « visione del mondo » nel senso di formale immagine della realtà, pre-visione, « veduta », disegno, intuizione, diciamola tutta: Weltanschauung: le idee che uno si fa prima, le aspettative/expectations, il sogno del futuro, le idee che uno si fa. Pensavo nondimeno « visione del mondo », come « vista », empirico « prendere visione », constatare, intoppare, sbattere il muso anzi gli occhi. In questo doppio senso pensavo di raccontare qualcosa di me, di quello che mi era successo, della mia « storia », ora che la « visione » era sempre più debole, e la « visione » sempre più impressionante. E il doppio senso sta per diventare unico. E allora sarà finita. “.




2eevirg0 maggio 1932 – Letto nel Paris-Midi un fatto di cronaca che mi ha molto colpito. Un giovane ungherese si uccide a Budapest, tirandosi una pallottola alla tempia, ma non muore all’istante. Ha il tempo e lo strano coraggio di andare sino al lavabo e di farsi la barba, poi si corica nel proprio letto e attende la morte. Una tale cura di pulizia in una circostanza simile mi è sembrata un fatto singolare. “ (Julien Green, Journal)[1] [1]    Questo testo, che è destinato a fungere definitivamente da epigrafe al mio diario, è stato in realtà trovato molto dopo il suo inizio. (Esattamente: l’8 febbraio 1994) [Scegliere di farne il suo emblema è stato decidere che questo doveva essere, piuttosto che soltanto un diario, una specie di “ opera “, di “ libro “, di “ romanzo “: una “ storia “ da raccontare, avendone, fino dal principio, “ intuito “ la fine (novembre 2003)]




1hbvirg3 dicembre 1972, Torino – Tenere la bocca chiusa / tenere dentro lo spirito / fa un bel calduccio dentro / e mette voglia di scopare / affiora un sorriso che non vuol dire niente / di uguale / per te / e / per me / guardami fra le gambe / c’est tout. [1] [2] [1]   Questo è realmente il primo testo scritto dal momento in cui ho deciso di ri-cominciare a scrivere. È un testo decisamente brutto, quasi impresentabile, ma non mi sono mai deciso ad eliminarlo. Perché, comunque sia, è un inizio, anzi il discutibile, poco meno che deprecabile, Inizio. Un inizio strano, probabilmente l’inizio di una fine, anzi un inizio dopo la fine, dopo che era già finito tutto. (Per brutto che sia, contiene comunque una parola chiave: “ dentro “) [Forse, penso ora (novembre 2003), l’unico vero diario che ho scritto è questo primissimo che ho poi chiamato Il riepilogo – dura poco più di dieci anni, è, come ogni vero diario, assolutamente intrecciato alla vita reale (a quei tempi, ancora vivevo), è uno scrivere incerto sul suo scopo (allora, fra le altre cose, credevo ancora di voler scrivere un romanzo). È finito con un evento radicale, o che tale poteva essere: i miei cinque giorni di ricovero, in stato di coma, al Policlinico Umberto I. Allora, anche se sono sopravvissuto, io sono morto. Con la mia “ morte “ è finito anche il mio diario. Poi è cominciato qualcos’altro. Una specie di post-diario, di sur-diario: è quello che prosegue, ininterrottamente, da ormai vent’anni] [2]  Mi sembra di potere affermare che ormai anche questo che ho chiamato “ post-diario “ o “ sur-diario “ è da considerare concluso.Non ho davvero più da scrivere niente [settembre 2008]


i1994virgnverno [1972] – Rossi / gialli / o violetti / sempre a colori / sono i colori / uguale / e bianca / è la vita / delle parole. “.

















s1316virgenza data [1973] – Edipo – In luci oblique di corridoi d’albergo // mia riaffiorata Itaca / dove s’incircola il mio viaggio / compiuto a prezzi non popolari / in sprofondi melmosi / ultra underground / da cui riemergo / eccomi / in virtù della legge d’Archimede / bagnato e incoronato d’alghe // dal mio temporeggiante cabotare / scorgo / le nere, corazzate, inglesi / pipe dei Proci fumare / in laboriosa solennità / fanciulli librerie fabbriche tutto / un formicante andirivieni / di oggetti / mia sovrapopolata Itaca desarrollata / senza di me / ebbi sentore / (da cannocchiali / da giornali / da relitti / come mutande parrucche video / cassette anche / nelle occasioni più fortunate / commestibili salme / d’affogati) / di questo accumulato paradiso io / mangiavo cipolle incomprensibilmente / ma l’appetito / acido / ulceroso / satanesco / di questo / costituito menù / era / tutta la mia coscienza / e il mio rimorso // in luci oblique di corridoi d’albergo / fra superfici / inclinate / intersecantimi / varcando piani contra / al principio di non contraddizione / e alla legge sui fitti introitando / mondi inconosciutamente / comunicanti da sempre / subaffittati a pigionanti / impresentabili / in luci oblique di corridoi d’albergo / dove per le pareti trasudanti / sospiri e peti va in onda / in questa sera del redde rationem / ognuna delle mie sere / il consueto gioviale incubo / della mia verde età // sì, dottore / ricordo / risuonano / nel tempo inarrestato / della ripetizione / tabacco-olenti e mattutino-rombanti / stereosinfoniche / diarree paterne come un precoce / requiemeterna / sul mio giorno inguaribile // a meno di trapianti // in lacci appunto della parola / raziocinante il Bene // cioè mi pare / il voluto da altri / quale un biblico stabilito / ordine di servizio migliore / di ogni altra – ehm – / possibile / ipotesi (?) di (?) lavoro (?) / se sbaglio / correggetemi però / scrivo e dichiaro che / io volevo e voglio / questa mia sola pietanza / la fica / cavernosa / totalmente adiposa / totale / misericordiosa fornita / di riscaldamento centrale / universale forma / dei miei pensieri. Ma inibita / confiscata / sigillata / vietata / rateata e differita / requisita / dalla costituita autorità // in lacci della parola / dove si strangola il mio destino / per sussultanti / rosso-intimanti / come da gole di lupi / o di questore / assalti della Minaccia // fuggendo purtuttavia / la paludosa carezza / di cigolante serva o di pneumatica / moglie dell’oste / (fu azzoppato anche lui / per qualche suo / peccato e giacque in ospedale a Bari / ascoltando la Tosca) / tacendo // in reliquiari privati di vedove / maritate alla morte / quale viaggiante missus / della priapica ecclesia / accudito / maramaldescamente // in umbertini incubi di pubblici uffici / catalogando le inesauste apparenze / impolverate di sfarinate ossa di scomparse / vestali / statali // in Torino nei singhiozzanti portici / piangenti creme e mesti gianduiotti // accettare giornali dimodochè / non leggerli / la mia mesta paura di voi / mesti compatrioti / povero Gadda sia maledetta / o scordata / la vostra probità fifona / storicamente determinata // io canto // pigolo gorgheggio scongiuro / tramite succhi di frutta e / con le guance accese / (d’orrore?) / l’onnipresenza / emanante da oggetti / egualitariamente mercificata // iettatoria / della Colpa. “.


t591virgorino, settembre [1973] Ho visto quella donna nuda. Come se non ne avessi mai viste. In un attimo di là dalla porta era nuda, squadernata davanti a me, saltava e ballava sul letto come se niente fosse – e quelle per la strada? -, una fica grassa, un bel culo maturo, vispa e allegra sul letto se la guardava se la toccava… Ma allora? Ma allora non ce l’hai solo tu questa bella fica grassa e spudorata. Ma allora è sempre così, ce l’hanno tutte questo allegro in corpo, e sono sbrigative: te lo prendono e lo fanno godere, povero cazzo mio pessimista. Tempo, tempo, tempo, ho bisogno di tempo… tutto quello che mi serve. Qui si tratta di una truffa colossale. “.








t592virgorino, settembre [1973] – La gabbia si rompe. Salta il catenaccio che stava dentro, fra la gola e i polmoni. Ti ritrovi le mani, i piedi, senti il sangue scorrere come un torrente d’alta montagna. Senti i capelli in testa e il chiacchiericcio dello stomaco e dell’intestino. Senti la lingua i denti il palato. Senti il sapore dell’aria. Piano. Ti gratti un occhio. Tre volte, non una di più. Un sospiro. Deglutizione. Sposti il pollice di otto-nove millimetri: così è più comodo. Guardi la penna biro. Sembra… non sembra niente. Hai fatto un po’ di fatica a guardarla. Riposati. Ora mi riposo. Io respiro. Questo è un fatto. E piacevole. Cammini, impari a camminare, puoi fare così o in quest’altro modo. Muoversi, snodarsi, dinoccolarsi, flettersi, muoversi: è bello. Ti rimiri allo specchio: chi si rivede???!!! Stavi lì, a pensare di partire, o di eutanasiarti, o, come minimo, di andare al cinema. Ma ora di quel conto complicato e rugginoso non torna più niente. C’è qualcosa di nuovo. Bisogna pensarci, perché, allora… Che cazzo vuoi pensare. Sssst. Ti metti a dormire. Sei stiracchioso, quasi euforico. Guuuuuuu. Certe volte andare a dormire è marviglioso. “.



t593virgorino, ottobre [1973] – Alla biblioteca si verificano numerosi lapsus (cosiddetti freudiani, cioè interpretabili maliziosamente). La signorina Fazzi, megera, maligna, viene chiamata « Faussi » (in torinese « faus » vuol dire « falso », p. e.: « Dio faus! », vulgo « Dio fa! »). Il dottor Selvaggi, poeta paranoico e terrone, detestato dall’establishment autoctono, viene chiamato « Servaggi ». No comment. “.













t594virgorino, ottobre [1973] – « La rilettura, operazione contraria alle abitudini commerciali e ideologiche della nostra società, che raccomanda di “ buttar via “ la storia una volta che è stata consumata (“ divorata “), perché si possa passare a un’altra storia, comprare un altro libro, e che è tollerata solo in certe categorie marginali di lettori (i bambini, i vecchi e i professori), è qui proposta in partenza, giacché essa sola può salvare il testo dalla ripetizione (coloro che fanno a meno di rileggere si costringono a leggere dappertutto la stessa storia), lo moltiplica nella sua diversità e nella sua pluralità: lo tira fuori dalla cronologia interna […] e ritrova un tempo mitico » (Roland Barthes, S/Z, 1973 [1970]) » “.





t595virgorino, ottobre [1973] Morte. È imperfetto dire « una cosa morta », la morte appartiene interamente alla vita, è una proprietà della natura organica, dell’uomo. Una « cosa » non può essere morta perché non è mai stata viva, appartiene a un universo extraorganico, extraumano. Dalla ribellione all’insensata irragionevolezza di questo modo di dire – quanto antico? – nasce l’idea che, dopotutto, la morte esiste solo come l’ultimo attimo infinitamente breve della vita, dopo di che, senza continuità alcuna, compare un’entità nuova, una « cosa », in cui è difficilmente riconoscibile un’ulteriore forma di esistenza di ciò che prima si presentava come essere vivente. (Quando ho visto la mia nonna morta ho detto: non è lei, e non ho provato dolore né sentimento alcuno se non la meraviglia; solo più tardi, ripensando a lei che, viva, moriva, ho pianto dirottamente) Eppure questa continuità, questa identità profonda è riproposta con tutta l’invincibile naturalezza di cui è capace un comune modo di dire: un vero e proprio paradosso (« Paradosso »: congiungere ciò che deve stare diviso) Desiderare la morte è aspirare a ricongiungersi con l’altro da noi, il mondo delle pietre. Come se morire fosse l’unico mezzo che abbiamo per ricomporci alla scomoda – soprattutto per il moderno uomo occidentale – presenza della natura inorganica, del non-umano, per affermare la nostra umanità, che consiste nel fatto che moriamo non meno che in quello che siamo vivi. La paura della morte è un preoccupante sintomo di unilateralità psicologica, di troppa umanità. Io sento il ritornante richiamo della morte come un prezioso fattore di equilibrio psicologico e intellettuale. La vita cosciente si fonda su una prevalenza « tipica » dell’istinto di conservazione, non su una difesa cieca e totalitaria di se stessa. “.


3tavirg ottobre 1973 – Al poeta / si addice la vecchiaia? / Sì, / perché lavora sui ricordi. / Che sono anche / di ieri / o di un minuto fa. / Da una frase / o un volto / si aprono voragini di tempo / infinite distanze / prima che dica / la sua parola. / Il poeta è vecchio / come i nomi delle cose. “.


















1gavirg8 ottobre 1973 – M’è parso di capire / che anche / ora / che non c’è / niente / da scoprire / si può essere / avventurosi. (Intuizione) “.



















2blvirg2 ottobre 1973 – Ricordare / non è / un lavoro meccanico / come / sgranare / piselli. / Solo / da certi / ricordi / quando / nel flusso / incessante / e confuso / passano / sopra / la fiamma / dell’attenzione / si libera / come di / gas / una nuvola / … / e tutta l’anima / acquista / una particolare / colorazione. “ (Chimica empirica) “.
















t598virgorino, novembre-dicembre [1973] – [Senza titolo] – ancora attraccano / golette / e da lontani mari / naviganti velieri / e imbullonati piroscafi / e faraoniche / navi da guerra / incedenti / wagnerianamente / ai moli popolati / di piccioni / del bianconotturno fu / ministero della marina // lode del déja-vu // dunque / questo piattino di avanzi / con il tempo ha acquistato / di preli / batezza. [*][*] Scritta a Firenze.
















t596virgorino, novembre-dicembre [1973] – A metà di via… io sono con la mamma e la nonna. La nonna dice di avere 88 anni. È molto vigorosa. È spaventosamente immortale. Io sono al suo servizio. Per lei passerò per il senso vietato. Io detesto commettere infrazioni. (Un sogno) “.

















t597virgorino, novembre-dicembre [1973] – Un gelato alla panna spiaccicato sul marciapiede, blanche et noire, quattro foto automatiche da applicare sulla vostra vettura, in casa, in ufficio, l’operaio triste mi ha sorriso, triste, infame fascino della Città, la novella Sodoma seduce mediante la desolazione assoluta, una cameriera dentuta vi sorride, per allietarvi il caffè, un’altra ancora, nerobasilicata, vi corteggia all’ora dei pasti, un contabile magrissimo come richiede la dignità dell’impiego consuma da cento anni i suoi pranzi e cene in assoluta solitudine, e purtuttavia li digerisce, grazie anche a una certa straordinaria tecnica nella piegatura analitico-selettiva del giornale. Dal fondo della pancia mi sale su una tenerezza gorgogliante che sa di caramella biascicata da un vecchio. Odore di nonni, di aerosol, di panni e avanzi messi da parte, depositi babelici dietro opportuni paraventi presso ciclopici armadi, localini orgonici dove si rinnovella la libido degli avi, l’ideale sarebbe pareggiare il conto, una generazione o l’altra, in ogni caso, per legittima suspicione, si conservino gli idoli demi-vièrge, ora è la volta sua, appunto. “.


s1317virgenza data [1974] – Questi bambini[1]  tosti / grandi lavoratori / di gomito[2] / non li dimentico  // però achtung![3] / non farei la fatica / di rievocare un odio[4] / ma lo stupore[5] sì / che fa sgranare / gli occhi[6][1] E’ uno scenario infantile. Ma non solo nel senso dei ricordi d’infanzia, bensì anche di una persistenza della medesima, di una fissità della scena: bambini per sempre, bambini nel tempo. [dicembre 2003] [2] “ Lavorare di gomito “: non è propriamente un lavorare, oppure sì: forse il lavoro – oltre la retorica “ buonista “ sul medesimo – è sempre la feroce lotta di tutti contro tutti, senza regole, senza pietà: il lavoro giustifica sempre qualsiasi mezzo. Non c’è niente di peggio che “ non avere voglia di lavorare “, oppure averla perduta, oppure avere perso il lavoro, oppure non averlo, non sapere che fare, non sapere fare nessuna delle cose che si chiamano “ lavoro “. Oppure essere disposti a fare varie cose – per esempio studiare? -, ma lavorare no: quell’idea – l’idea del lavoro – non ci entrerà mai in testa. Ci sembra, come idea, alquanto brutta. [dicembre 2003] [3] Questa strana parola. Mi do del nazista? Diciamo che mi do dello stronzo. E non ho ancora smesso [novembre 2003] [4] L’odio è quello di cui sono capaci i “ lavoratori “. Per me si potrebbe parlare semmai di ripugnanza – ambigua -, oppure senz’altro di paura – le diverse facce dello “ stupore “. [dicembre 2003] [5] Ecco un’altra parola chiave: “ stupore “. E’ quella che definisce meglio il sentimento dominante di tutto il diario. Chi scrive è, soprattutto, un uomo “ stupìto “. [6] Tutto, effettivamente, comincia dagli occhi. Si comincia col vedere qualcosa. Gli occhi sono il veicolo principale – oppure convenzionale – dell’emozione (si attribuisce il nostro turbamento al fatto di avere visto qualcosa – ma poi si capisce che le cose sono più complicate, si dovrebbe indagare meglio). [dicembre 2003]


g489virgennaio [1974] – Mi sveglio sempre / sovraeccitato / la notte / il dormiveglia / i primi passi / della coscienza / hanno stratificato / una Babele / di immagini // Ora si tratta / di Ricordare / con ordine // Itinerare / l’anima / verso il suo Dio. (Scheda del risvegliarsi) “.


















1dbvirg0 agosto 1974 – Torino piazza Vittorio ottobre ore sette / metà di sole traversata dai tram / la Gran Madre scuote le ciglia / dalle ultime nebbie. “.



















2zxvirg6 settembre 1974 – come da treno fermo / (non sapendolo) / si contempla dell’altro / il prospiciente moto / compiacendosi al crescere / della velocità / e dopo l’ultimo vagone / svanito si riaffaccia / il muso immobile / della scena di prima / (ridacchiante) / così talora / alle stazioni della vita. “.


















2dqvirg0 novembre 1974 – questa è l’ora buona / in cui le orme / della paura / si sciolgono / alle rive / di una specie di stagno: / la sera. / a ripercorrerle / avanti o indietro / risulta che non andavano / ad una meta / se non a questa / del sonno. “.



















n1095virgovembre 1974 – Il giorno prima era cominciato così: « Con-cor-so-per-un-po-sto-di-aiu-to-bi-blio-te-ca-rio-al-la-bi-blio-te-ca-co-mu-na-le-de-gli-in-tro-na-ti »! Il giorno dopo invece esordì con un codazzo di sogni: « Dopo tutto quello che ho passato / ritrovarsi un ombrello / rotto senza speranze / … il paparino ne aveva / uno o due formidabili / Rifiutano di comperarmene / sono in faccende ». Come faceva quella colonna vertebrale, era lei o il reggiseno, puntuto rinforzato, o qualche altra impronunciabile articolazione o mucosa, come faceva a fare « ciak », o forse « ploff », cos’è che, al premere tersicoreo, cedeva in una specie di sospiro, vegetale, « ciaff », cos’era? Tu non puoi nulla, grazie lo stesso. Ciak-ploff-ciaff, anni lontani, risuonanti di gemiti, cigolii, la macchina cominciava a avviarsi. Falsa partenza. Ricominciare. “.


s1299virgenza data [1974] – Piazza San Marco. Da riepilogare[1]. Panchina faccia sala-giochi. Ore 14. Per pignoleria retrocederemo per via Cavour. Riepilogandola. Il cadavere di Manfredo Fanti in alto in piedi in mezzo alla piazza la fronte irrorata di sangue verde. Un Cesare trafitto redi­vivo in Poe a vendicare, ammaestrando, gli astanti. Il lato (sud?) di fronte a cui siedo sognata Parigi di soffitte (il padre di Raffaella scultore, ‘64) intravista fra graffiti di rami spogli con piccioni, la cupola alla coque dell’Istituto geografico militare. Guardare il lato sud (palazzo giallo) da corner Lamarmora. In alto c’è il passato, futuro inesistito (una società galante intrisa di bellezza?). Nella casa nuova a pulirla. Come comprerò qualcosa se nelle boutiques (o negoziucci) divento matto di confusione? Tutta questa gente, di cui  non sai né vita, né morte, né fa miracoli. “. [1] Chi scrive è un uomo “ riepilogante “. Un uomo che riepiloga, riconsidera, ripensa: quello che ha fatto, quello che è stato. Perché è un uomo che ha già fatto, che è già stato, un uomo che, soprattutto, è “ finito “.








4ovirg gennaio 1975 – rossore / sangue alla faccia / sospetta / il dolo / il duolo / sale alla faccia / ridendo / amore. “.



















1hdvirg0 gennaio 1975 – il violoncello dove lo porti / sul davanti o dietro? // o lo galoppi / boccuccia di lampone? // ?????????????? // mi è sembrato di scorgere / un dentino d’argento // fra le crome e biscrome // cosa ci suoni // ?????????????? // piccina blu? “.



















1zwvirg9 gennaio 1975 – banco / bara / vince / bara. “.




















2wavirg2 gennaio 1975 – moltiplicare il tempo / il numero degli anni / sillabare il passato / compitando le ere / senescere / verso la cara madre / sconosciuta / acquisire la posta. “.
















2qavirg3 gennaio 1975 – quanti capelli superbi sventolanti / come il grano maturo il più maturo / biondi a perdita d’occhio tutto / il cerchio del mondo rotondo stipato / d’oro erano fiumi valli era un vento / denso abbagliante impetuoso una valanga / io mi tenevo ansimando aggrappato / agli occhi neri. “.















a1487virggosto [1975] – c’era la luna piena / questo è sicuro / il film era stato / americano bello / tragico sì e no. // è stato buffo / e anche altre cose / lo rifarei / non dico lo rifarò. // c’era la luna piena / ci sono un sacco di cacciatori. “.



















1vbvirg2 agosto 1975 – D’ora in avanti, a chi mi chiederà che cosa faccio, risponderò nella maniera più semplice: sto scrivendo un romanzo[1]. “. [1] Un diario o un romanzo?



















3svirg0 settembre 1975 – ulteriori ricerche in questo senso / del tempo / (che: sale o scende?) / condurrò / ulteriori ricerche / se avrò tempo / se no, no. // qualcuno / fornirà / la risposta completa. / se finirà / il tempo. ”.


















s1322virgabato 11 ottobre 1975 – « Non sono il primo, né l’ultimo sarò che i grilli suoi in istil d’oracolo fa passare per divine apparizioni. » (Delle Favole di Efraimo Lessing / con accurata fedeltà volgarizzate / Libri tre. Corredati di brevi note d’un manual di morale che ha il testo a fronte e d’un indice. A uso degli studiosi della lingua alemanna. Milano, presso A. F. Stella, 1815) “.

















l1840virgunedì 13 ottobre 1975 – Il controllo del corpo. Ginnastica. La voce, la mimica, il gesto. Teatro, cabaret. “.



















m943virgercoledì 15 ottobre 1975 – Agli albori degli anni Sessanta io cercavo ancora l’Eguaglianza. Nelle fanciulle coetanee disprezzavo le trine e le boccucce. Allora desideravo una donna forte, intelligente, sportiva. Una neozelandese. Una pionieressa. Come me. “.

















1dxvirg novembre 1975 – Bisogna vedere il mondo com’è. Vedere quanto è stupido e brutto. Sono stato un visionario. Forse mi sono procurato delle informazioni. “.

















s1320virgenza data [1975] – sentirsi invulnerabile, savio / e terribile, piccolo ed incoercibile, / io e io, voluto e da dio, / uomo pensoso e femmina, / promesso e sposa, fermo e / Lucia, / ma, / Ostia Lido non era in Lombardia. (A P. P. P.) “.














2bwvirg dicembre 1975 – La poesia devi rendermela / le lettere sono perdute / e i due cappotti anche. / Com’ero vestito all’epoca / del ventunesimo congresso? / Dagli atti non si deduce / gli atti sono perduti. / Ma la poesia devi rendermela / bada sono capace di tutto / ormai. // I due cappotti erano strabilianti / da fare perdere il capo alle donne / eleganti / autentici / inaspettati / anticipati sui tempi / anche per me che li ho ripudiati / come un genio bizzoso / i primi versi / ma – davvero! – / tremavo al vedermeli / davanti. // Ogni qualvolta qualcuno / mi parla di loro / mi mangio un altro poco / di mani. “.
















3favirg dicembre 1975 – sopra l’avanguardia / campa la vecchia guardia / dopo l’avanguardia / la vecchia guardia cede. “.




















3fbvirg dicembre 1975 – mi dia un trattato sulla fame / nel mondo / a casa mia siamo satolli / di polli / e di salami e di formaggio / gruviera / col vino ci facciamo il bidet / alla sera / mi dia un trattato sul mondo / ho fame / di fame. “.

















9lvirg dicembre 1975 – Tristi i boschi / senza gli uccelli. / Mi ero appena / deciso  a succhiarti / l’altro dei tuoi / modesti seni / che è arrivata / la compagnia / compresi i tre militari / in libera uscita / andavano tutti / alla festa di Oxford / dove con una somma / modesta si guarda / ballare. // A prendersela con il cane / chiuso in macchina / si fa solo una brutta / figura. // Non c’è niente da fare / Timothy T. è stato campione / per l’ultima volta. “.

















2drvirg4 dicembre 1975 – Le sembra inconcepibile caro amico / considerato i tempi che corrono avanti / e indietro nell’imminenza pare di una / cosa che sembra sia già stata forse / una quindicina d’anni fa che a qualcuno / verrebbe fatto di dire la prova d’appello / (in seconda istanza comparire davanti / ai giudici e chi a un girone e chi / a un’altra pena ma esattamente / stavolta in ultima istanza per tutti / la giustizia di essere quello che sono) / le sembra concepibile che abbia fatto / tutta una strada di quattordici anni / per aderire al mio destino senza nessuna / reale ripugnanza? “.


















s1298virgenza data [1975] – l’ispirazione non sia troppa / inspira profondamente alla fine / del rigo // considera i tempi ma riservati / una considerazione giusta di te / prendi tempo // a nostro giudizio / c’è una grande confusione / sotto il cielo. “.
















s1310virgenza data [1975] – è una giornata bella ma frigida / altrove al paese si commettono errori / grossolani rossori di vergogna di cui / la faccia rigida si ravviva il poeta / non residente qui meno che lì non / si può credere che viva o qui o lì / di queste minestrine in grigio perla / cachemire pietra serena piccione e / un po’ di giallo piagnone polenta / per sostenere lo stomaco. (Primo addio a Firenze) “.















s1318virgenza data [1975] – sono tornato in piazza / dove la settimana / i vecchietti scatarrano / (e i piccioni curano / di non restare colpiti) / dove al sabato / certe donne schitarrano / (e certi uomini, sembra, / restano ammutoliti). “.















s1333virgenza data [1976] – De Sade in carcere[1] dal trentatreesimo al quarantaseiesimo anno di vita: tredici anni. “. [1] Un altro tema cruciale: il carcere, la reclusione, lo stare “ dentro “.










s1334virgenza data [1976] – Se in me l’amore[1] della scrittura continua a opporsi all’amore di una donna, ci sarà una ragione. Il determinativo non può essere che venga usato ad arbitrio in questioni di tanto peso. C’è una determinazione in me. Eppure oggi è penoso come è ogni volta che mi ci provo, risalire la scala delle metafore fino a quel vertice di cui sento bisogno, su cui desidero intronarmi, la verità. La scrittura starebbe per. E’ presto non lo so non posso saperlo non si può chiedermi di saperlo, ora. Voglio tempo. “. [1] L’amore: le donne o la letteratura?















s1336virgenza data [1976] – fermo restando che del poeta è anticipare / i tempi (inaugurai per mio conto / alcuni mesi or sono spinto dai debiti / verso il passato recente un pertinente / recovery programme trattasi di una siberia / casalinga dove le colpe povere di povero / studente fuori sede corso di sé sono / redente a patto di conseguire il diploma / di laurea e perseguire hobbies congeniali / al mediocre status del povero sopracitato. / è consentita ogni filosofia del ciclo quale / scoprendo nelle cose un moto circolare / autorizzi a sperare. è consigliata la rige / nerazione.), / la domanda è che serva arrivare in anticipo / quando sarebbe del tutto lo stesso aspettare / restando fermo. “.












2hbvirg3 giugno 1976 – « Giorno per giorno, si può dire, anche se a intermittenze spesso di mesi e talora di anni. » (Elio Vittorini, Diario in pubblico, [1957]) “.
















8pvirg dicembre 1976 – Partire dall’idea che tutti hanno sempre ragione. Dare ragione a tutti. E anche a me stesso. “.

















1ovirg8 dicembre 1976 – Solo scrivendo capisco. ScrivereEntro il Natale 1977 fare il libro su Gadda. A metà del tunnel, buio fitto, impenetrabile. Spingere verso l’uscita. Avere coraggio. Comprendere, comprendendo, si capirà. Lavorare con i mezzi di bordo. Lukacs. La coscienza borghese. La stanchezza non esiste. “.



















s1325virgenza data [1977] – Scrivere riscrivere senza stancarsi mai. “.




















s1326virgenza data [1977] dopo[1] il Sessantotto nove anni dopo – forse devo solo organizzarmi per studiare /e/ per scrivere. notabile il fatto che non mi sembri possibile o apprezzabile, ma solo necessario; e insufficiente, comunque. pensa a quante sono state le cose necessarie e insufficienti che hai fatto in tutti questi anni. tutte. viene sempre fatto di dire che non poteva che andare così. ma così come? così a inseguire le cose mentre stavano ancora accadendo. alcuni si avviavano qualche isolato più avanti credendo che la distanza favorisse l’osservazione netta e spregiudicata. altri si attardavano qualche isolato indietro pensando la stessa cosa. ma eravamo sempre gli stessi in un corteo poderoso continuo di uomini fanciulli scalpicciatori scemi. comunisti o podisti? queste righe le leggano i poliziotti a venire. “. [1] Il “ dopo “: questo diario è tutto “ senno del poi “, “ scrittura del poi “.


2fdvirg2 gennaio 1977 – Lo sforzo poderoso di non chiedere più nulla a nessuno (non aspettarsi nulla dagli altri, interrompere il circuito della frustrazione/amore, invertire la tendenza di tutti questi quindici anni/la mia vita, cessare di cercare una donna, elaborare la freddezza nei comportamenti pubblici, etc.) rapidamente si è rive-lato come l’impresa di chiedere tutto a me stesso. “.


















s1327vbirgenza data [1978] – Considerazioni e soprattutto divagazioni sullo spazio[1] (idea di, concetto di, senso dello). “. [1] Lo Spazio. O il Tempo?




















s1328virgenza data [1978] – Ormai siamo in pieno intrigo. Intrico. Vivere nell’intrigo, nel gomitolo, nel gliuommero, nel pasticcio, nel pastiche[1].  “. [1] Questo diario è un pasticcio, anzi un pastiche – una parodia, un’imitazione, un rifacimento – è un diario falso?


















s1329virgenza data [1978] – Cominciare pensando che il giornalismo è un modo basso di esercitare la creatività, la potenza psichica. Proseguire pensando che è un modo dominante, o che tende al dominio. Rinunciare all’idea di esercitare il proprio modo, l’alto, rinunciarci per paura o per l’inesistenza di un luogo adatto allo scopo o per intendimento politico, poiché abbiamo visto sorgere questa facoltà da un certo tipo di rapporto fra gli uomini o per timore di fare solo per sé o per una disgrazia, poiché è mancato il rapporto giusto al momento giusto o per paranoia, cioè, dopotutto, per amore della conoscenza. “.










s1337virgenza data [1978] – Uno scordare che è un ricordare. “.





















2vavirg1 aprile 1978 – Che perdo il pelo ma non il vizio / che anno è l’anno che sale / il vizio di salire lo scatto che / ti perde ma ora è dolce questa / montagna distesa in falsopiano. “.



















s1330virgenza data [1978] – La tautologia. Una cultura tautologica. “.




















s1331virgenza data [1978] – Un libro così straordinario come il Diario di lavoro (1938-1942)[1] di Brecht, ma senza scordare l’assai più maneggevole, tagliente ABC della guerra, in cui si intravedono i precedenti della letteratura surrealista (Nadja), in cui si assiste alla lotta fra la dimensione del libro e quella dell’informazione, fra il pensiero individuale e quello collettivo, pensiero soggettivamente singolo e pensiero soggettivamente collettivo, pensiero lento e pensiero veloce. “. [1] Ecco i diari degli altri altri. La diaristica.















s1338virgenza data [1978] – « Un’oasi in mezzo al mare » (Malta) “.




















2wcvirg5 aprile 1978 – Da oggi 25 aprile 1978 tacere o soltanto leggere. “.




















4qvirg giugno 1978 – 4 giugno 1978: proclamata la Repubblica di Scalfari. “.




















3navirg0 settembre 1978 – I colori: il rosso, ormai. “.




















2zzvirg ottobre 1978 – Posseggo: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7… (Le « cose utili » di Brecht) “.



















s1339virgenza data [1978] – Perseguire, là nel passato, la modernità. “.




















4tvirg ottobre 1978 – « Tutto è disposto intorno a noi perché una mente onesta e isolata pensi seriamente al delitto. », ricorda Jervis che ha scritto Fortini sul «Corriere della Sera» del 30 maggio 1977. “.




















5qvirg ottobre 1978 – La vecchia domanda: tutto qui? “.




















2vcvirg0 ottobre 1978 – Linke Malinconie – Moloch vecchie demenze. ogni volta / concedersi il diritto di prova. con / una lunga prassi per ingannare il / tempo. una gestione scorretta. ma / senza averne la prova. ogni volta / ancora uno sforzo. per riposare c’è / tempo. un vago senso del tempo. una / malinconia a sinistra. “.

















d1121virgicembre [1978] – a stare in galera dai turchi / matura una morbosa diffidenza / astigmatismo critico in vista / di ogni matura lepanto. “.


















s1340virgenza data [1978] – flaubèr madàm bòvari proprio / così flau e bòvari con l’erre / appiccicosa americana poi stav / a con gli occhi basso aspettan / do una faccina grigia grigio i / l pastrano fuori piove e ruban / o tutto dice il bibliotecario / saranno turchi arabi o chissà / ai tavoli fingono di studiare / il ragazzo sonnecchia davanti / alle schede quello che non cap / isco è l’ombrello da donna las / ciato all’entrata fra porta e / porta. “.











s1341virgenza data [1979] – « Gli scrittori di pensieri, di massime, di epigrammi, di frammenti incorrono spesso in questa accusa: di voler finire i loro concetti nel doppio senso del termine; di voler esaurire in una frase la propria pazienza e la curiosità del lettore; quasiché trascurassero i ragionamenti intermedi e staccassero i loro concetti da un discorso continuo non per limarli profondamente, ma per paura di farli scontrare in altri concetti che li contraddicano o li rendano più incerti e più oscuri, e più incerto e più oscuro il modo di esprimerli. Questa accusa di pigrizia, di dilettantismo, di eccessivo desiderio di un’eccellenza provvisoria e formale è, certo, storicamente fondata e logicamente si giustifica. Ma si può pensare ad un’altra specie di scrittori, e credere che siano esistiti ed esistano, sebbene i trattatelli di logica e i manuali di storia non li distinguano dagli scrittori asistematici, o antisistematici, in generale. In quest’altra specie di scrittori la diffidenza verso ogni metafisica, l’antipatia per i sistemi sarebbe solo apparente. Profondamente certi dell’unità dei loro pensieri, essi rinuncerebbero all’aiuto di un sistema apparente. Parlando per occasione, descrivendo un oggetto, giudicando di un fatto che in un istante del tempo e dello spazio li attiri, essi potrebbero essere considerati come i più veri imitatori della scrittura e della creazione divina, che ci mostra dappertutto una moltitudine di segni, di cose, di individui, in se stessi perfetti, e lascia che l’unità di tutti gli esseri e di tutti gli individui sia sottintesa, o segreta. » (Giacomo Noventa, Caffè greco, 1946) “.







s1342virgenza data [1979] – « Ricordava infatti che, prima che si rivelasse la gloria della suprema cattedra, Aulo Gellio nelle sue Notti attiche dava al luogo detto mons vaticanus l’etimologia di vagire, che designa i primi balbettii della parola. » (Jacques Lacan, Parola e linguaggio in psicoanalisi, 1953) “.















s1343virgenza data [1979] – Dice Scalia: la critica, in ultima analisi, è autobiografia. Bisognerebbe però avere attinto l’ultima analisi. “.

















s1344virgenza data [1979] – « Era un ragazzo sui diciassette anni; non vidi di lui, in quella luce crepuscolare, che il cappello di feltro grossolano portato molto all’indietro. » (Alain Fournier, Le grand Meaulnes, 1913) “.

















s1345virgenza data [1979] – « Nella sua camera della locanda si svegliò poco prima dell’alba. Di colpo tutto ciò che lo circondava gli riusciva  insopportabile. Si chiese se si fosse svegliato proprio perché a un determinato momento, cioè poco prima dell’alba, tutto diventava di colpo insopportabile. Il materasso sui cui giaceva era avvallato, gli armadi e i cassettoni stavano a grande distanza contro le pareti, il soffitto sopra di lui era insopportabilmente alto. C’era tanto silenzio nella stanza semibuia, fuori nel corridoio e soprattutto fuori sulla strada, che Bloch non ce la fece più. Una violenta nausea lo afferrò. Vomitò subito nel lavabo. Vomitò per qualche tempo, senza sollievo. Tornò a coricarsi. La testa non gli girava, al contrario, vedeva ogni cosa in un insopportabile equilibrio. Non servì a nulla che si sporgesse dalla finestra e guardasse giù in strada. Un copertone giaceva silenzioso su un’auto spenta. Nell’interno della camera  scorse sulla parete i due tubi dell’acqua; correvano paralleli e venivano delimitati in alto dal soffitto, in basso dal pavimento. Tutto ciò che vedeva era delimitato nel modo più insopportabile. La nausea, lungi dal sollevarlo, lo opprimeva ancora di più. Gli pareva che uno scalpello l’avesse distaccato da ciò che vedeva, o meglio, che gli oggetti intorno a lui fossero stati allontanati da lui. L’armadio, il lavabo, la borsa da viaggio, la porta: soltanto adesso si sorprendeva a pensare, come sotto costrizione, la parola per ogni oggetto. A ciascuna visione di un oggetto seguiva subito la parola. La sedia, l’attaccapanni, la chiave. Prima c’era stato tanto silenzio che nessun rumore aveva potuto distrarlo; e siccome da una parte c’era tanta luce da permettergli di vedere gli oggetti che lo circondavano, e dall’altra tanto silenzio che nessun rumore poteva distoglierlo da essi, aveva veduto gli oggetti come se nello stesso tempo fossero rèclame di se stessi. Di fatto la nausea era una nausea simile a quella che lo prendeva davanti a certe rime pubblicitarie, melodie popolari o inni nazionali che era costretto a recitare o mugolare fin dentro il sonno. Trattenne il fiato come si fa contro il singhiozzo. Nell’inspirare la nausea gli ritornò. Di nuovo trattenne il fiato. Dopo qualche tempo ebbe successo e riuscì a prendere sonno. » (Peter Handke, La paura del portiere prima del calcio di rigore, 1970) “.


s1306virgenza data [1979] – Scorpacciato sei scorpacciato / amico mio / è la fame nel mondo.”


















s1323virgenza data 1979 – Brontolo pisolo pisolo brontolo / l’autore nemmeno dotto e mai più / mai più cucciolo. “.


















s1347virgenza data [1979] – Tutti questi pensieri (ini) che scrivo. Sono un modo d’essere escluso. Un diario di bordo. Dal bordo. Taccuino di viaggio crociera con altri. Si divertivano. (?) “.
















s1348virgenza data [1979] – Nella pubblicazione di diari lo scrittore fuori dall’esercizio delle sue funzioni. Un vantaggio: accostarsi alla scrittura dal basso, nel suo farsi umano individuale. Uno svantaggio: ridurla a vita, a umanità generica senza pagare il prezzo del rapporto pieno con la sua verità più che umana individuale, con la sua autorità. “.


















s1349virgenza data [1979] – i soldati, alle finestre. “.



















s1350virgenza data [1979] – « Come quegli esseri misteriosi delle saghe, che salgono dal fondo del mare rivestiti di alghe, così escono dal mare dei ricordi, rivestite di memorie, le giovanili esperienze. L’anima diventa triste e il cuore si commuove, perché è come se dovesse prendere commiato da tutto questo, come se si dovesse allontanare da un amico, per non rivederlo mai più, né nel tempo, né nell’eternità. Pare di essere infedeli, di aver tradito i patti, pare di non essere più quelli di prima, non più così giovani, così infantili; si teme di dover perdere quello che ci faceva contenti, felici e ricchi; per ciò che si ama si teme che si debba soffrire di questa trasformazione; si teme che forse apparirà meno perfetto, che forse non saprà rispondere alle numerose domande che gli porrà l’intelletto… ahimè, se così fosse tutto sarebbe perduto, l’incanto svanirebbe e non potrebbe mai più essere rievocato. » (Sören Kierkegaard, Enten-Eller) “.


s1351virgenza data [1979] – Al babbo piace tanto Amanda Lear (l’ho visto ridere). “.



















s1352virgenza data [1979] – ancora un poco il paese. ancora un poco. anni sessanta o piuttosto settanta. donne complessivamente sgradevoli. patetismo. arte povera. riscoperte ritorni soprattutto di quelli che non c’erano stati. l’erbetta il negozietto giocare alle mamme tirare sul prezzo cucina povera. 8 marzo. la patonza anatomica. ospedali. medici. salute. orgasmi. (?) muco sugo sperma mestruo la pasta scotta non si capisce se hai voglia di scopare o di pisciare. felicità nel senso di una continua voglia di cagare mali di pancia diarree medicamenti erbe sottanoni streghe (?) ho lavato un sacco di piatti. stai lì davanti al lavandino ripeti il solito gesto insaponare sciacquare. strofini l’uccello al bordo della vasca. quella va al cesso senza chiudere la porta. abluzioni. tutto fatto in casa. mi ami? “.


s1353virgenza data [1979] – e a Torino in quella stanza orrenda / ricucivo i pezzi di quel fantasma / ridicolo attore consumato mitomane / volontario laido impotente illuminato / di spalle del me che ero già stato. “.


















2vbvirg6 marzo 1979 – Citazioni[1], taccuino di lavoro, dire per mezzo d’altri, im/proprietà, ambiguità, dire qualcosa contro l’evidenza della storia, e anche della letteratura, dire un’aspirazione, dire un’espropriazione, improprietà. “. [1] Teoria del diario 3.
















2hcvirg7 marzo 1979 – Era il mio modo di fare / anche farti / (farti a mio modo?) / era il mio modo / (mio comodo?) / era che non ti / andava / (andata). “.


















1zxvirg6 luglio 1979 – qualche rossore / qualche rossastra / idea / qualche / arrossata / epidermide / era lo stato / lai(d)o. “.



















n1097virgovembre [1979] – « Amarezze d’aragosto – Amare in mare non fa mai male / se si dispone di un po’ di sale / e nel Mar Rosso è così vero / che non è vero per il Mar Nero. // È qui che in caso di maremoto / gli innamorati amano a nuoto / e per sentirsi a proprio agio / devono almeno fare naufragio. // Mare maretta mare maremma / un po’ di fretta un po’ di flemma, / mari vicini mari lontani / Olanda dighe Venezia canali. // Nella barchetta alla deriva / nuda nel sole dorme la diva / flusso riflusso ma l’alga cresce / e al mare mangia tutto il suo pesce. // Danza sul mare un velo d’olio / il mare è calmo come petrolio / e intanto il Luno sorge incantato / sia sul Mar Morto che sul Mar Nato. » (Adriano Spatola – ritaglio di giornale) “.











s1296virgenza data [197…] – Sopra la neoavanguardia / campa la vecchia guardia / dopo la neoavanguardia / la vecchia guardia muore “.





















s1354virgenza data [1980] – Il capitalismo, un Proteo, dice il comunista. Si è appena tagliato i baffi, la terza volta in un mese. “.


















2bzvirg7 ottobre 1980 – Toscana chiara / dove sarei / un professore / perfetto / vetri licei / e lei sempre / bionda e bruna / sotto la gonna. (Dopo una visita a Firenze, mattino, stazione, ore 10. 12)



















s1300virgenza data [1980] – sono tornato a sud ma non / fa poi così caldo e i colori / scoppiano forse soltanto per / il santo le luci d’altronde / della festa non sono mai / più di cento tre cerchi con / lampadine da poche volts / mare azzurro ma senza / eccesso d’azzurrità il profondo / che ingannava la vista è / di qualche decina di metri / ramarri guizzano sì fra / i cactus ma non fanno / paura più i corpi al sole / si bruciano e splendono / ancora tramonta è vero / un po’ più tardi al sud. “.














s1307virgenza data [1980] – « Poiché m’impediscono di leggere e di meditare annoterò via via i discorsi della grossa signora e di suo marito che siedono nello scompartimento. » (André Gide, Diario dei Falsari, 1926) “.


















s1312virgenza data [1980] – Nel giornalismo che aborrisce/abolisce i punti interrogativi la dispersa plebe delle certezze minuscole. Chiarezza, chiarezza e il nero solo in certe occasioni. Il qui, l’oggi, il mattino, e se è la sera è illuminata a giorno. L’effimero portato avanti, dietro non c’è mai niente. La memoria archivio. Al quarto piano. La preghiera laica del mattino. Ma io pregavo la sera. Prima di addormentarmi. “.
















s1355virgenza data [1980] – Presa diretta / mente dalla strada / e tu affacciato / la bevi le / bevi tutte. “.




















s1319virgenza data [1980] – Un attore: fingere di esserci. “.




















s1356virgenza data [1980] – Roma. Al centro tutto gira lento. “.


















s1357virgenza data [1980] – « Una controprova che l’impassibilità e la lucidità del filosofo sono psicologicamente viziate la si ha subito, in apertura di libro. Naturalmente a fornirla è lo stile. Un elenco di sintagmi, tutti tratti dalle due paginette che costituiscono il primo capitolo credo sia abbastanza illuminante. E mentre si comincia “ con brividi e luci infinitesime “, si prosegue con una “ rifulgente cupola “, con un “ ritmo ieratico “, con “ ali superbe dispiegate “, con gli “ angoli estremi dell’arco “, con le “ grandi figure angeliche nel pieno della loro gloria “, con “ magnifiche, vastissime ali di pavone “, con una “ perfetta misura delle forme “, con le “ pure forme fondamentali del tempio “, con “ estreme teofanie “, e con “ pellegrinaggi infiniti “ e con “ follie interminabili “, per concludere, d’altronde, in questa che altro non è se non la descrizione di una chiesa (ma è anche il punto di vista che sceglie per sé Cacciari), con l’evocazione di un’” ultima impossibile dimora “, e con un “ impenetrabile alla sua luce “ e una “ grandezza di questa chiesa “. » (Franco Cordelli, Quando il filosofo non è troppo lucido, [su Dallo Steinhof di Massimo Cacciari], in «Paese Sera») “.


s1358virgenza data [1980] – dalla periferia al centro / il sabato ma anche il / lunedì sera stracolmi / bus dei decisi a tutto. “.




















s1359virgenza data [1980] Cioè, dice la medico nell’Ogaden provenienza Viterbo andata a fare del bene e un negro che muore è bellissimo. “.


















s1360virgenza data [1980] – Che c’è nella finestra / davanti quando di sera / si vede la luce si sente / una radio accesa uno / spicchio di letto una / gamba e lei che passa / un attimo toccandosi / i capelli.  “.



















s1361virgenza data [1980] Ils ne sont pas des hommes ils ne sont pas des femmes ils sont des americains, diceva Picasso. “.


















s1362virgenza data [1980] – La tv [1]. Guardare molto la tv. Quando arrivò la tv. In casa, mattine o pomeriggi. L’annunciatrice. Una donna bionda fra le pareti di casa. Che vedi e non ti vede. Baci sul monoscopio. Passare nudi davanti alla tv. Esibizionismo. Masturbazioni. Che strana mamma. “. [1] La tv. Le origini.

















s1363virgenza data [1980] – L’ordine della mente. Calvino lo ribadisce. E la fibula prenestina, si viene a sapere, era un falso. Da cento anni non esiste più niente, ci siamo, si dice, inventati tutto. “.

















s1364virgenza data [1980] Didascalia [1] alla foto. Nella didascalia una riserva mentale tuttavia nel rispetto della foto alla quale si deve comunque affidarsi. La didascalia aiuta a vedere. “. [1] La didascalia. La scrittura sotto l’immagine.

















s1366virgenza data [1980] – « Lei non è più un mito », dice il pm (giovane) di Catanzaro a Indro Montanelli. Dunque lo era. “.



















s1367virgenza data [1980] – è il numero trenta quello / che va nel regno occidentale / via dei musei villa borghese / valle dove non nasce niente / è fatto di legno e di vetro / per fare silenzio scivola / con qualche trillo di campanello / fa capo a piazza risorgimento / dove comincia quell’altro regno. “.
















s1368virgenza data [1980] – « Ha vinto la mamma » (Dai giornali) “.



















s1369virgenza data [1980] – Ma, in fondo, il « progresso » quanto era durato? Aveva appena preso il via filtrando fra pulicenè, contadini e golpisti, che già una generazione intera, ritratti di Mao alla mano, veleggiava verso il terzomondismo o niente. Gli davano mano teologi di tutte le risme, antropologi, filosofi napoletani e napoletani in genere. Anche la Fiat, ma via, era Sud. Salvo Agnelli che non lo era essendo appunto il glaciale e perfido padrone. Poi arrivò l’ondata dei poeti in punto di morte. Ma era troppo tardi. (Il progresso non è umano. E basta) “.











s1370virgenza data [1980] – Valery su Degas: « Si accanì nel ricostruire l’animale femminile specializzato ». Huysmans diceva che dipingeva le ballerine « con orrore ». “.


















s1371virgenza data [1980] Breve aggiunta su Norvegia etc. La gente si fa i cazzi propri, come forse si era cominciato a fare anche da noi. Niente affettività scomposta. Silenzio e lavoro. Erano ancora così gli anni Sessanta prima della Grande Merda. “.

















s1372virgenza data [1980] Le mode come le guerre. Le generazioni come le. Dio mio, ne arriva un’altra. “.


















s1670virgenza data [1980] Scrive Sinisgalli di Vittorio Bodini, traduttore dei surrealisti spagnoli: « Costringeva la moglie ad esibire scollature vertiginose. ». “.

















s1671virgenza data [1980] – sulla sublimazione. e sublimiamo e sublimiamo. buongiorno. il sublime è tutto mio. sbattuto su questa scena. ero nudo. il naso si fece subito grosso rosso e rotondo. dica qualcosa perché qui non c’è niente di peggio del silenzio. le parti sono queste. questo l’intreccio. non mi pare un gran che. guardi che se non fa qualcosa le rideranno in faccia. “.















s1672virgenza data [1980] – Provati a pensare ma attento a quello che fai. E poi: che cosa significa pensare? Prova ad accumulare una riserva [1] mentale. Una distanza, una prospettiva (in senso visivo). Prova a respirare, ad avere un ritmo, a cantare (in senso fonico). Prova – ecco – ad ascoltare (in senso non solo uditivo), a sentire: ciò che è opposto alla coazione: autodeterminazione psicologica, spontaneità, senza rabbia. “. [1] Una riserva: non sarà mai un pieno. E c’è lo sciopero dei benzinai.





















s1673virgenza data [1980] – La provincia / cupa / nelle certezze. “.



















s1674virgenza data [1980] – Una vocazione al piccolo / commercio bollin bollino / andavano lontano restando / vicino. “.


















g491virgiugno [1980] – esattamente come sempre il naso piccolo e / un lieve lieve prognatismo occhio rotondo / e affacciati dall’erba scimmia pantera tu / mi hai visto cacciatore e bianco cacciami / cacciami due vampe rosso cinema zigomi in / su presero fuoco simultaneamente hai dato / un segno disgusto rabbia o ruggito soffio / di gatto lui mangiava zitto subodorava il / fatto ma non vi fu luogo a procedere. “.
















g492virgiugno [1980] – gialla e nera / mi fai vedere / mezzo seno / capezzoli! / lo so dovrei / venirti dietro / farmi dire di no / e poi concludere / nondimeno / lo so. “.


















3wvirg agosto 1980 – Ulisse: « Nessunooooo! ». La mania (del Novecento) del non esserci. L’uomo invisibile. “.


















1wzvirg2 agosto 1980 – « Si dice spesso che la nostra è una società di tecnici e di scienziati: a dire il vero è soprattutto una società di artisti e di intellettuali. Infatti in nessuna epoca del passato, nessuna società ha potuto aver un così gran numero di musicisti, pittori, critici, letterati, attori, giornalisti, compositori, storici, poeti, registi, cantanti, romanzieri, esteti, insegnanti, ricercatori, semiologi, commediografi, archeologi, scultori, saggisti, linguisti, scenografi, cantautori, sociologi, educatori, ecc. Quando mai? » (Dai giornali) “.














2hhvirg settembre 1980 – Imparano il diritto, applaudono i padroni, c’è del sussiego in loro, il respiro ora è di naso, il passo leggero, le scarpe a punta. “.


















7cvirg settembre 1980 – 1970: Sud, sole in una stanza, tende bianche, e lei. “.



















s1675virgenza data [1980] – Nani nani e topi gigio / l’orizzonte è bigio. “.

















s1394virgenza data [1980] – entusiasmato ma truffato come al solito da quarto al volturno applaudiva babie che però era – ci giurerei – un uomo. “.











2fgvirg8 settembre 1980 – La piccola borghesia, cioè la borghesia. “.




















s1373virgenza data [1980] – Paradossalità: dire la verità esagerando, indirettamente. Come se non potesse essere detta com’è. Romanticismo. Bovarismo. Insufficienze della lingua, del corpo. “.
















s1374virgenza data [1980] – Nel mercatino di Porta Portese si trovano anche lettere di congiunti, mariti in campo di concentramento… oggetti personali… La storia come strage continua. “.


















1vvvirg9 ottobre 1980 – Anthony Franciosa: ha la dentiera. “.



















2bbvirg2 ottobre 1980 – Il puritano americano Jonathan Edwards nei primi decenni del Settecento « spinse Northampton a quella specie di orgia religiosa descritta con vari nomi secondo il tempo e il luogo, ma che da quei giorni fu conosciuta come “ revival “ (risveglio) ». “.















s1375virgenza data [1981] Estasi. Nel Piccolo lessico dell’erotismo di Breton e altri: « Essere fuori di sé: Immobilità oscillante tra la totale lucidità e il suo contrario, nella quale gli orizzonti di tempo e luogo svaniscono. Si è d’accordo a riconoscere nell’estasi lo stato più alto a cui possa giungere l’uomo erotico ». “.















s1376virgenza data [1981] – Il grande Alicata sollevava da terra il piccolo Chiaretti dicendo: « Io ti debbo sradicare ». I comunisti chi sradicano più? “.
















s1377virgenza data [1981] – « Ha dichiarato il professor Carlo Alberto Cazzullo ». Si muore dal ridere. “.


















s1378virgenza data [1981] – È morto Bube. Quello del romanzo. “.


















s1379virgenza data [1981] – « Che cosa volete fare nella vita? », chiede il giornale ai giovani. « Viaggiare », rispondono. “.












s1380virgenza data [1981] – « Del resto – dice il fotografo – si vede se una cosa è buona da mangiare o no ». E mi guarda con una certa insistenza. “.














s1381virgenza data [1981] – Al giovane giornalista nell’intervista sta più a cuore l’Inter o la vista? “.















s1382virgenza data [1981] – Anche al concorso di bellezza quest’atmosfera brutale da ragazzolasciamilavorare. “.

















s1383virgenza data [1981] – Rosa e il suo partner non fanno un figlio al padre, frocio, prete. Si negano al futuro. Uscendo dal cinema via Veneto i caffè pieni di dolce vita targata Frosinone. Er fimero. “.











s1384virgenza data [1981] – « Nel trigesimo della morte del Nobiluomo ragioniere Alberto Z…. » (Necrologio) “.










s1385virgenza data [1981] – Strozzino, strozza, fiato. “.













s1386virgenza data [1981] Trame: romanzi, bombe. “.














s1387virgenza data [1981] – Che scrivo? Didascalie. “.














s1388virgenza data [1981] – Scrivo scrivo scrivo. Le ultime volontà. “.













s1389virgenza data [1981] – È morto Montale è molto montale è molto mortale è monto mortale. “.












s1390virgenza data [1981] – Calvino, presidente della giuria del Festival di Venezia, accusa malanni alla vista: deve visionare troppi film. « Sono diventato un animale cavernicolo: i miei occhi non sopportano più la luce del giorno ». “.









s1391virgenza data [1981] – Il regista Nanni Moretti porta i maglioncini girocollo come si usava nel ‘65. “.












s1392virgenza data [1981] – I giornalisti per Lacan: poubellication (poubelle = monnezza). “.










s1393virgenza data [1981] Storia d’Italia: il Sud sogna il Nord, il Nord sogna il Sud. “.











s1395virgenza data [1981] Professionisti: ma si dilettano. “.














s1402virgenza data [1981] Miss. La ragazza-che-non-è-di-qui. Che è nuova. Che è ricca. La ragazza che serve dopo che la signorina autarchica, la signorina grandi firme, la signorinella pallida si è imputtanita in seniorina Tombolo Livorno. Changé la dame. “.









s1403virgenza data [1981] – Immaginoso e romanzesco il linguaggio dell’esperto di borsa. “.












s1404virgenza data [1981] Sindrome detta « di Gadda ». Il Gran Lombardo, i piccoli romani. “.













s1405virgenza data [1981] – Parole grosse nella guerra del vino. “.












s1406virgenza data [1981] Presagio. Il giudice di sorveglianza del carcere di San Vittore si chiama Bruti Liberati. “.













s1396virgenza data [1981] – Centinaia di migliaia presumibilmente ubriachi costringono l’ « ebete Carlo », come lo chiama la giornalista di sinistra, e lady a ripetuti affacci al balcone. Nella folla scenette spiritose e toccamenti di culo. I topi ballano. “.











s1397virgenza data [1981] – Caporetto in Farewell to arms: « “ Non continuerà la guerra – interruppe un soldato – si va a casa. È finita la guerra “. “ È finita la guerra “, ribadì un altro. “ Tutti a casa “, ripeté un terzo. » “.


















s1407virgenza data [1981] – Le voci dei nonni. Quella della zia Olga, tremula, quella della nonna, leggera ma con dentro una sottile anima d’acciaio, così precisa nel pronunziare, così elegante. Quella del nonno, ironica e calda. Le voci buone che mi volevano bene. “.










s1305virgenza data [1981] – Il lettore del telegiornale riferisce le dichiarazioni del ministro Lagorio sul missile a Comiso. « A Comico », si lascia sfuggire. E poi insiste: « Ha concluso Comico… ehm, Lagorio ». “.



















s1302virgenza data [1981] – Incontinenza nella vista. In Francia da ragazzo mi sedussero il rosso delle strade, quello dei ristoranti cinesi e dei capelli delle parigine. “.


















s1346virgenza data [1981] A Porta Pia la ultrasettantenne mi fa l’occhietto. “.


















s1408virgenza data [1981] – Ciro D’Aria. Si è lanciato dalla finestra. “.














s1409virgenza data [1981] – Il telecronista di Vermicino: Giorgio Amen. “.













s1410virgenza data [1981] – Sono una spia. Ma per conto di chi? “.














s1308virgenza data [1981] – Ho sognato / carta igienica / scottex / non finirà / finché / saranno / culi. “.





















s1297virgenza data [1981] – « Quando ero ragazzino – dice il regista Spielberg – mio padre mi mostrò un transistor dicendo “ Questo è il futuro “. Allora io lo misi in bocca e lo ingoiai. Ho ingoiato il futuro » “.



















s1301virgenza data [1981] – Compri la treccia dei bei peperoncini rossi, e non sai resistere a quel sedanone verde bandiera. Com’è rotondo e giallo il melone! E la pasta di segale è di un bruno pastoso e accattivante. Compri compri compri. E i vasetti e le confezioni speciali. E poi ti fa male la pancia. Impara. A educare la vista. “.
















s1321virgenza data [1981] – Certi mendicanti, certi musi. Indimenticabile la multinazionale bambino-fisarmonica-gattino. “.




















s1303virgnza data [1981] – Dice: « Ti ricordi al Pantheon la notte tutte quelle fighe? Sembrava un complotto ». È un complotto. “.




















s1314virgenza data [1981] – Assessori incastonano / nei muri anche da noi / macchine morte / davanti ai muri poi / la gente piange. “.























3bavirgenza data [1981] – Tènere le distanze. “.






















s1398virgenza data [1981] – 1981: dopo gli strikers gli streakers. “.















s1400virgenza data [1981] – Handke scrive « ininterrottamente ». È il nulla die sine linea di D’Annunzio? Piuttosto penso a quei disturbati mentali, vecchiette, pensionati, ma da qualche tempo anche ra­gazzi e ragazze, che scrivono dappertutto, su quaderni, notes, agende e dappertutto, su treni, scalini, giardini. Quasi sempre all’aperto, come se un pensiero li avesse sorpresi nel mezzo di una passeggiata, di un vagabondaggio. Pensieri, va detto, oziosi. “.




s1399virgettembre [1981] – sono venuto / a trovarti / caro poeta / era un po’ tardi / era chiuso / c’erano tre / vigilantes / uno mi fa: / lei dove va? / il travertino / dell’università / era bianco / le luci / gialle / e giallo anche / il cartello: / festival / dei poeti.










2uavirg3 settembre 1981 – in mancanza / di meglio / viaggi. / il meglio / che ti manca / chi ce l’ha? “.












s1411virgenza data [1981] – Esiste una terza guancia da porgere? “.














s1412virgenza data [1981] – Il mistero Saracino: l’ha posseduta prona o supina? “.













s1413virgenza data [1981] – La bionda dei Ricchi e poveri essendosi scopata (ah la rabbia) il marito della mora fu estromessa dal gruppo e tacitata con del denaro. Il pubblico in sala acclamò la vincitrice. Sposano le brune. “.










s1414virgenza data [1981] – Negli anni Sessanta la ragazza Carla dormiva / e guai a svegliarla la ragazza Carla / negli anni Ottanta la ragazza Carla sta sempre / sveglia è un tipo sveglio la ragazza Carla / e parla parla parla parla parla parla parla. “.











s1415virgenza data [1981] – Pare che sia la Fondazione Vick’s Vaporub che negli Usa rilancia la destra. Una questione di respiro? ”.











s1416virgenza data [1981] – Ecco in piazza di Spagna ore undici la nuova bellezza americana. Altissima atletica flessuosa e procace soprattutto nel sedere. Un volto alto-anglosassone. Una Virginia Woolf innestata in Marilyn. “.











s1417virgenza data [1981] – Arrestata per peculato Anna Maria Zampino. “.












s1418virgenza data [1981] – Attento a non tradirti. A far capire che il mondo come appare non è per te il mondo che è. Che hai una riserva mentale. Una memoria anche soltanto come percezione della diacronia. Una nostalgia magari soltanto di ciò che poteva essere. Che non vivi soltanto ora nell’ora come un sempre. Attento a non sembrare vecchio o giovane. “.








s1419virgenza data [1981] – Quel luogo fra la nuca la guancia l’orecchio i capelli annodati. Lei. “.











s1420virgenza data [1981] – Ami la montagna ami quella donna alta. Grimpeur? “.











s1422virgenza data [1981] – « Gide nel suo Journal racconta questo aneddoto abbastanza confortante. Durante l’altra guerra un ufficiale tedesco si trovava in un negozio, nella Francia occupata, quando una donna entrò con un bambino in collo. Questo bambino al posto delle mani aveva dei moncherini. L’ufficiale pensò senz’altro che le mani fossero state tagliate e fuggì dal negozio gridando disperato: “ Ma allora è vero, è vero che abbiamo tagliato le mani ai bambini “. Di fatto, poi, quel bambino era nato senza mani. » (Bernard Berenson, Echi e riflessioni, alla data 5 febbraio 1941, dopo che si è chiesto se non si possa battere i tedeschi semplicemente arrendendosi) “.







s1423virgenza data [1981] – Placido / Beniamino / americanista / ma soprattutto / fordista / una questione / meridionale. “.











s1440virgenza data [1981] – « Io continuo a fare il mio dovere », ripete Spadolini mentre l’Italia continua a fare il suo piacere. “.













s1424virgenza data [1981] – « Atmosfera di fessa », scrive il cronista alla manifestazione femminista. “.












s1425virgenza data [1981] – Lega calcio / borsetti ometti / pantaloni stretti / corrieri dello / sport. “.












s1426virgenza data [1981] – I nomi dei terroristi: « Cesare Battisti », « Vittorio Alfieri ».













s1427virgenza data [1981] – Il collega amico mi ha sognato che guidavo verso il Nord tagliando le curve attraverso i campi. “.













s1428virgenza data [1981] – Certo è un status / symbol vessillo insegna / labaro segno proclama / cifra nome bandiera / ma esattamente, / di quale stato? “.












s1429virgenza data [1981] – La mania in Dossi (come anche in Gadda) delle parole accentate sulla prima sillaba. Per paura – fobìa? – di una pronuncia in qualsiasi modo declinante. Che la scrittura sia erta, appuntita a tutti i costi. « Per pensare, per scrìvere, per vìvere intellettualmente mi è indispensabile che le molècole, ora pigre, del mio cervello, riacquìstino la primitiva rapidità e combustibilità. » (Carlo Dossi, La desinenza in A) “.










s1430virgenza data [1981] – « Come sei alto! Non mi ricordavo che tu fossi così grande ». Ma no, ma no, sei tu che devi essere diventata piccola. “.











s1431virgenza data [1981] – Il postmoderno si mette dietro al moderno e gli va nel culo. “.












s1433virgenza data [1981] nononèincorridoiochesplendidavolée / hai detto qualche cosa mi era parso / fammi un caffé che caldo che ora è. “.












s1434virgenza data [1981] – « Lo scrittore Luigi Berto, 70 anni, nato a Firenze, è morto ieri a Sgorico (Trieste) folgorato da una scarica elettrica mentre riparava il frigo. » (Dai giornali) “.










s1435virgenza data [1981] – Caro amico radio londra / ma insomma c’è questo / fascismo o non c’è e parli / parli parli nell’attesa / o o non si può lei è bella / parliamo ancora un po’ / ore drammatiche che / sporcaccione! in su in giù / gli anni trenta della tua / vita a quarant’anni basta / o radio o londra. “.











s1436virgenza data [1981] – Impiegato scarmigliato / del nuovo stato proletariato / con due manine prensili. ”.












s1439virgenza data [1981] Dalla notte una diane targata tittia / dunque parigi mi viene addosso / a mezze luci guida una donna e ride / lui si è voltato centrato o no? “.











2gavirg4 aprile 1982, in treno verso Palermo – « “ È tutta colpa di Dio “ / e accoltella il prete » (Dai giornali) “.










2dyvirg4 aprile 1982, in treno verso Palermo – Napoli Centrale. La piccola donna con il fagotto in testa seguita dal cagnolino che zoppica ha: mantellina rosso bordò, golf rosso bandiera, gonna celeste a fiorellini su calze di lana rosso Cina. “.










2ywvirg4 aprile 1982, in treno verso Palermo – Un’eccessiva reverenza, un eccessivo dileggio. Non sono un sottosegretario. Non fate i bambini. Cretini. Risatini. “.











a1491virgprile 1982 – Marsala bombardata l’11 maggio del ‘43, nello stesso giorno dello sbarco dei Mille. Fatalità delle date, esclama la guida turistica. “.











a1492virgprile 1982 – L’arabo mi guarda. Scena del moscone nella Recherche. “.












a1493virgprile 1982 Unnusacciu, dice la ragazzina in tuta jogging a Castellamare del Golfo (TP). “.











a1494virgprile 1982 In Patagonia. Libro di un giovane inglese recensito da Beniamino Placido. Pare che fosse convinto fin da ragazzo che quello era il posto più sicuro contro la guerra.[1] [1] Bruce Chatwin










1ggvirg maggio 1982, back to Rome  – Il postmoderno è senza nostalgia. Può anche essere crudele. Una specie di « classico »? (La Querelle) “.












1hevirg982 [maggio] – La fotografia istantanea scompone e palesa il movimento (lo « pietrifica », dice Merleau-Ponty). In tal modo è reso impossibile il derby di Epsom di Gericault. Quel galoppo che è un volo. Così si può dire che il giornalismo scompone e dichiara la vita rendendo tuttavia impossibile la poesia? “.










1flvirg982 [maggio] – Il buio il buio il buio, il dolce buio. “.














s1442virgenza data [1982] – Pensare che prima in Oriente stavano come pascià. “.












s1443virgenza data [1982] – Perde ai campionati di tennis della Carolina del Sud la campionessa Andrea Jaeger. In tribuna l’allenatrice della sua avversaria, un medico americano che ha cambiato sesso. “.










s1444virgenza data [1982] – I gatti. Fra le rovine. “.












s1445virgenza data [1982] – Nei cartelli dei tifosi Rossi è diventato « reds ». “.













s1446virgenza data [1982] – Perché Proust chiama Albertine il suo amante? Il nome femminile è solo un accorgimento della pudicizia? O non vuole forse dire che per lo scrittore, nel suo ambito sovrano, quel colui è una donna? “.











s1447virgenza data [1982] – Ridendo e scherzando lei fa il gesto di strozzarmi. Ridendo e scherzando. “.












1qbvirg3 luglio 1982 – « O l’omo? » (Bertolucci-Benigni, Berlinguer ti voglio bene, 1977) “.












a1495virggosto 1982 Agosto vado arrosto. Agosto non mi sposto. Agosto non mi conosco.











1svirg0 settembre 1982 – « Si direbbe che Dalla Chiesa venisse proprio dal nulla, da un mondo che chi osserva la realtà italiana di oggi neppure riesce più a scorgere. Un mondo fatto di ardori virili e di rossori femminili di dio e patria di crocerossine di feste di reggimento di notti in agguati con la pistole in pugno e di tè alle cinque in serene case borghesi. » (Chi scrive è Ernesto Galli della Loggia) “.








2rsvirg3 settembre 1982 – Antonio Del Guercio il critico d’arte dell’Unità. “.












1hvvirg3 novembre 1982 – All’università di Siena un corso speciale sui fumetti. “.












1bwvirg7 novembre 1982 – « Uomini di estrema sinistra come il ministro delle Corporazioni Rossoni. ». Dice il curatore dell’inchiesta tv Tutti gli uomini del Duce. “.











1xbvirgenza data [1982] – « Toskana ». “.













s1448virgenza data [1982] – E quello zoom sulla fica della cavalla nel servizio del tg ore tredici come lo spieghi? “.












s1449virgenza data [1982] – Perché sempre sul pavimento il movimento? “.













enza data [1982] – Sul treno del ritorno da Parigi appena sveglio nei pressi di Pisa ho scritto senza sa­pere perché questi sette inizi facili. (1) Frosinone, 20 – Non c’è più niente da fare per i quattro spedizionieri di Timbuctù. La radio locale ieri ha dato la conferma della loro scomparsa in un cinema del grosso centro situato a un centinaio di chilometri dalla capitale italiana, Roma (2) Orgosolo, 14 – « Sono ancora vivo », ha esclamato il gregge del pastore Gavino Manca all’indomani della sentenza con cui la Cassazione ha accolto il ricorso presentato dagli avvocati difensori contro la severa condanna del tribunale di Cagliari (3) Enna, 11 – Quattro strade e un vicolo che le attraversa tutte: questo è il regno di Placido Domingo, il gatto pluriomicida a cui da ieri polizia e carabinieri danno la caccia (4) Frosinone, 16 – Con una delibera votata all’unanimità la giunta co­munale ha chiuso l’annosa vicenda dell’orfanotrofio: l’antico istituto, in mancanza di un progetto di ristrutturazione, sarà adibito a cantina sociale (5) Milano, 1 – Luigi Ala­manni parla poco. A gesti mi fa capire che posso sedermi. Lui mi fissa da una poltrona gigantesca su cui è assiso come un inquietante Budda di pietra. Sono imbarazzato, quasi impaurito. Ma tant’è. « Signor Alamanni, allora, canterà o no domenica prossima nel Na­bucco? » (6) Entre-Côte (Ghana), 16 – Prima si dipingono il naso e i polpastrelli di verde, poi si siedono in cerchio e cominciano a cantare. Presso i Burundi questa cerimo­nia è riservata esclusivamente ai maschi della tribù. « Che cosa ci fate ascoltare oggi? », chiedo con l’aiuto dell’interprete al decano del gruppo. « C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones – mi risponde -, un grande successo degli anni Ses­santa » (7) Tripoli (Louisiana), 12  La longa manus della P2 era più longa del previ­sto. L’FBI ha confermato la connection americana della loggia del gran maestro Licio Gelli smentendo anche le voci su una filiale araba, probabilmente patrocinata dal colon­nello Gheddafi, della misteriosa organizzazione massonica. “.



s1451virgenza data [1982] – « Il titolo non ha mai l’astratta precisione di un nome: appartiene piuttosto alla schiera allusiva dei soprannomi » (Dice Nascimbeni) “.












s1452virgenza data [1982] – La classica giornata « storica »: è morto Breznev Spadolini si è dimesso. È facta esclama Formica. Alla fermata dell’autobus quella è vestita interamente di viola. “.











s1453virgenza data [1982] – Che donnini per la strada. Che perfette imitazioni. Che trecce che chignon che scarpine di fata che occhiali per non vederci che voci da ragazzo che cani al guinzaglio che truffa. “.











s1454virgenza data 1982 Stato nascente. Uomo o edile formato cubico brizzolato berrettino sammontana con visie­rina arancione al polso orologio interamente nudo. Davanti alla grande figa castelporzia­nesca a cosce larghe interamente nuda si sdraia l’anziano e guarda. Poi viene costretto a rinunciare. “.











s1455virgenza data [1982] – Hai visto che succede a sposare i vecchi? Commento di lei sull’uccisione di Dalla Chiesa. “.












s1456virgenza data [1982] – L’inchiesta ha concluso / i tubi sono innocenti. “.













s1457virgenza data [1982] – Va fra i milioni / diventa bocconi. “.












s1458virgenza data [1982] – l’ultima a destra / chiusa (lei l’ha) / la prima a sinistra / affacciato (sta) / barba triste / mani giunte / prega / di primo mattino / santa finestra. “.











s1459virgenza data [1982] – « Un angelo lo si seduce subito o mai più. / Tiralo dentro al portone di casa / infilagli la lingua in bocca e toccalo / Sotto la gonna, finché non lo senti bagnato, voltagli / La faccia verso il muro, sollevagli la gonna / E scopalo. Se geme come angosciato / Allora tienilo stretto e fallo venire due volte / Altrimenti avrà alla fine uno choc. // Ricordagli di scuotere bene il sedere / Ordinagli di accarezzarti i coglioni / Digli che si lasci cadere senza timore / Mentre è ancora sospeso fra cielo e terra // Ma non guardarlo in volto mentre lo scopi / E non sgualcirgli, o uomo, le ali. » (Sulla seduzione degli angeli. È una delle « porno-poesie » di B. B. pubblicate dall’Espresso) “.









1javirg gennaio 1983 – Cominciare un diario 1983? Perché no? Comincio dall’Ossessione di Visconti: il canto, il cantante, l’uomo voce, l’uomo suono, il sound. Così ideologico quel film capostipite nel promuovere il discorso sul mezzo quanto in questi anni sono tornati ad esserlo certi film americani. Un ritorno sul luogo del delitto. “.









2zvvirg gennaio 1983 – Solo per attirare il toro soltanto per matarlo il rosso del torero. “.











3wavirg gennaio 1983 Rumori della città. Un uccellino. Una Diane. Un jet. Due uccellini. Un Ciao. Uno squillo del duplex. Una portiera chiusa. Un altro jet. Un uomo che fischia. Una donna che chiama. Un clacson. Due colpi di clacson. Un’accelerata. Una Centoventisei. Un’accensione. Tre uccellini. Un jet. Una portiera. Un tappeto sbattuto. Colpi di martello. “.









g495virgennaio 1983, verso Siracusa – Il Che: un medico. “.













g496virgennaio 1983, verso Siracusa – Gli architetti: falso movimento. “.












g497virgennaio 1983, verso Siracusa – Chi fa i fatti e chi tiene la nominata. La ragazzaccia. (Sapri) “.












g498virgennaio 1983, Malta – Rino, che fa il piazzista, mi fa sapere che a La Valletta c’è una celebre decapitazione di San Giovanni. La dipinse Caravaggio, che naufragò a Malta. Rino dice anche: lu pisci fite dalla testa. “.











g499virgennaio 1983 – La Valletta (Malta) – Saluti da Malta, la merla del Pediterraneo. Proprio al centro del grande lago piscioso, nell’occhio della pozzanghera di fango sorge l’isola, ma sono tre. Dove non sono né inglesi né italiani né siciliani né turchi né greci né libici: sono maltesi, ma neanche questo è vero. Trecento sono le chiese e altrettanti i lotto offices. Dove tutto si scrive in due lingue, ma per strada dicono ciao. Dove pare che vivano del porto, ma forse invece vivono del turismo. Dove vestono le divise di sua maestà britannica, ma hanno le facce da levantini. Dove guidano la carrozzella con i pennacchi, ma alcuni sembrano veri lords. Dove leggono The Times, ma si stampa a Gozo. Dove fumano le Rothmans, ma si producono qui su licenza della casa madre. Dove guidano a sinistra, ma come napoletani. Dove hanno conquistato l’indipendenza dalla madrepatria, ma la madrepatria non è più indipendente. Dove c’è un Caravaggio, ma forse è apocrifo. Dove governa un prete socialista: Dom Mintoff. Saluti da Malta, la capitale della bastarderia. “.


g500virgennaio 1983, Malta – A Rabat (Malta) le catacombe di San Paolo. La comitiva dei francesi. Nel buio dei cunicoli ridevano. “.











g501virgennaio 1983, Gozo (Malta) – Foto: lui fotografa lei abbracciata al prete, sullo sfondo dell’altare maggiore. (Cattedrale) “.












g502virgennaio 1983, Gozo (Malta) « Brief history. Gozo is often referred to as Calypso’s Isle, for it is there that the mythological nymph Calypso, Queen of Ogygia, Godess of Silence is said to have sheltered Ulysses following his shipwreck. She entreated him to make her his wife, promising him immortality in return, but finally after remaining her captive for seven years, at the command of Jupiter, he escaped. ». “.







g503virgennaio 1983, Malta – Il sagrestano che ha studiato dai gesuiti si dichiara ancora sconvolto per la rapacità di Napoleone. “.












g504virgennaio 1983, Malta – Due ometti da dietro alle sbarre di una finestra osservano la decapitazione di Giovanni. Metà del quadro in ombra, il martirio in piena luce. Dalla parte degli ometti, dalla parte del santo. “.











g505virgennaio 1983, Malta – L’indipendenza dalla madrepatria per sfruttare la madrepatria. Il paese dei furbi. “.












g506virgennaio 1983, Malta – « Sexy eyes ». Scritta – sotto a due occhi – sul cruscotto della karrozza [*] n. 62. [*] Bus. 76 “.










g507virgennaio 1983, Malta – Ogni camion è dedicato alla Madonna o a qualche santo. Molto venerate anche la Juve, il Tottenham e il Manchester United. “.












g508virgennaio 1983, Malta – Magari tu non lo sai ma quello che fotografi sono fotografie costruzioni visive opere di architettura manufatti artistici gente che vuole essere fotografata. Troppo più forte più sapiente più premeditato di te l’oggetto. Povero turista povero bischero. “.











g509virgennaio 1983, Malta – « Occulta e bassa », dice Tasso di Malta, dice il sagrestano. “.












g510virgennaio 1983, Malta – Le donne con i tacchi altissimi nonostante le strade in discesa. “.











g511virgennaio 1983, Malta – « Et verbum caro factum est ». Sulla testa dell’autista del bus (karrozza) n. 60. “.











1hnvirg0 gennaio 1983 – Beati quelli che stanno in galera e hanno un po’ di tempo per pensare. “.












1mavirg1 gennaio 1983 – « Giacché si doveva ammettere che la festa cristiana si era parecchio appannata e l’evento faceva piuttosto pensare a un sabba in onore di re Erode. » (Giorgio Manganelli, Perché la festa rende infelici, in «Corriere della Sera») “.










s1461virgenza data [1983] – Nel bassorilievo millenovecentootto del monumento al bersagliere di Porta Pia trombettiere e tromba vanno per le terre nel furioso accorrere della masnada. “.











s1462virgenza data [1983] – Una viola une pensée / non ti scordar di me / il suono di una viola / quando ti senti sola / uno strano colore / uno strano amore. “.













s1304virgenza data [1983] – le mostre / così / venivano / a bomba / alle mostre / un silenzio / di tomba. “.


















1vnvirg2 gennaio 1983 – « GIGLIOLA ricorda il suo adorato immenso amore GIORGIO VIGOLO con le sue stesse parole: “ Nel tuo amato corpo abitava l’eterno / e il cielo stellato / era di casa fra le tue braccia “. Roma, 12 gennaio 1983 » (Dai giornali) “.










g512virgennaio 1983 – « Colui che ha bisogno di tutto ciò è Sorger, il protagonista dell’ultimo romanzo di Peter Handke, Langsame Heimkehr (Lento ritorno). Sorger è un geologo. Il suo movimento di ritorno comincia dall’Alaska, ridiscende e attraversa l’America sino a New York, si avvia verso l’Europa. Il suo problema è lo spazio (o meglio, lo spazio visivo che si fa spazio interiore): “ Sugli spazi “ è il titolo del trattato scientifico che si dispone a scrivere, e Das Raum-verbot, letteralmente “ Divieto di spazio “, è il titolo del capitolo centrale del romanzo. » (Daniele Del Giudice, La forza del paesaggio nelle città-letteratura, in «Paese Sera») “.



1hmvirg3 gennaio 1983 – « Si osservano invece dei fenomeni tipici dei nostri giorni. Come l’esplosione cromatica dovuta all’uso delle giacche a vento, dei piumini, delle salopette, ormai usate ubiquitariamente e non più soltanto sui campi da sci, che hanno completamente trasformato il grigiore del panorama metropolitano di anni addietro. » (L’estetica applicata alla vita quotidiana // Una disciplina che non è più « analisi del bello », in «Corriere della Sera», 13 gennaio 1983) “.









g513virgennaio 1983 – Lei non sa chi ero io. “.












g514virgennaio 1983 – Il sarto come legislatore. L’uomo che veste e spoglia le donne. Da bambino giocava con le bambole. Le donne come bambole. L’uomo che amministra le forme. Così va così no. “.










7 gennaio 1983 – « Topo mangia gatto » (Dai giornali) “.1blvirg













1jbvirg7 gennaio 1983 – Foto: Sant’Andrea della Valle, abside. « Passioni socius Andreas Christi ». “.












8vvirg aprile 1983 – weimar in tutte / le salse / da vent’anni / bau haus / cani per casa / abbaiano e mordono. “.










1mmvirg9 aprile 1983 – È inutile che guardi dice il critico concettuale al fotografo pensaci prima piuttosto. (Menna, introduzione a Mimmo Jodice) “.













2lkvirg1 aprile 1983 – « Io non mi innamoro facilmente… » « Questo che fa? » « É pittore » « Famoso? » « Non ancora ». (Le due ragazze sul numero 30) “.











2exvirg5 aprile 1983 – Un piatto anzi una scodella tricolore nel manifesto del Psi per il 25 aprile. “.











2gtvirg5 aprile 1983 – Mi sembra di capire che di questi tempi si dice ma non si fa. “.











2wqvirg6 aprile 1983 – La fanciulla con le trecce di Pollock: la testa di Medusa di Caravaggio oppure una Furia. “.












s1463virgenza data [1983] – « Persino quelle che esprimono, in termini laceranti, uno specifico momento storico, ci danno una possessione vicaria dei loro soggetti sotto l’aspetto di una specie di eternità: il bello. » (Susan Sontag, Sulla fotografia, 1973 /Arbus/) “.










3jvirg1 maggio 1983 – le mostre / così / venivano / a bomba / alle mostre / un silenzio / di tomba. “.









7dvirg giugno 1983 – una donna canterano / canta e nemmeno / piano. “.












2nmvirg3 giugno 1983 – Scritta murale: beati i miti perché di essi sarà il regno dei cieli. Ho letto: « i muti ». “.













1kjvirg8 luglio 1983 – gandhi è un filmone / gli indiani sono tanti / non fanno un cazzo / e gli inglesi / si incazzano. “.












2kyvirg7 agosto 1983 – Oggi Repubblica annuncia che « ci si può curare anche con i colori » “.












a1496virggosto 1983 – natürlich è la prima / parola quando entrano / le orchestrali lei / poi ha guardato me e / il pubblico con aria / solenne trionfante: / donna elvira gliene / cantava quattro a / quello sciagurato / di dongiovanni. “.












1navirg7 ottobre 1983 – La realtà, nientepopodimeno che la realtà. Parola di tutti. “.












n1098virgovembre 1983 – Pieni di scapigliati / i supermercati. “.









3zrvirg dicembre 1983 – « Washington – La Casa Bianca ha teso una trappola a due giornalisti accreditati presso la presidenza, i quali, andando a frugare negli uffici del servizio stampa con eccessiva “ avidità “, sono rimasti vittima di una “ trappola “ tesa loro da funzionari della Casa Bianca, secondo quanto ha annunciato ieri sera lo stesso portavoce Larry Speakes. I due giornalisti, ha detto Speakes, hanno “ abboccato “ come ingenui pesciolini all’amo teso loro da un funzionario il quale aveva lasciato in bella mostra sul suo tavolo dei documenti inventati di sana pianta, allo scopo appunto di confondere i giornalisti troppo intraprendenti. Secondo questi “ falsi “, il presidente Reagan avrebbe deciso di annunciare la sua candidatura alle elezioni presidenziali il 1° gennaio prossimo nell’intervallo della finale del campionato di football americano. “ È il momento in cui il pubblico è più numeroso “, sottolineava il testo del documento per dare credito alla notizia. Secondo Speakes, i due giornalisti hanno passato due giorni a cercare una conferma di questa notizia in tutti gli uffici della Casa Bianca. “ Molti di voi sono stati vittime della propria avidità “, ha ricordato Speakes in proposito, ricordando ai giornalisti che partecipano al suo “ briefing “ quotidiano “ le regole tacite e il codice d’onore “ che regolano i rapporti fra i corrispondenti e la Casa Bianca. » (Dai giornali) “.


2vmvirg5 dicembre 1983 – Natale 1914. Tedeschi e inglesi in trincea. Gli uni e gli altri ricevono una lettera dalla moglie con foto acclusa. Allora escono tutti dalla trincea e fraternizzano. Cade una bomba dall’alto scompigliando il festino. In fretta e furia tornano ciascuno dalla sua parte. Ma a Mc Cartney è rimasta la foto della frau. Nel concitato scambio. Del tedesco nessuna notizia. (Video di Paul Mc Cartney) “.








2ffvirg9 dicembre 1983 – A sette anni dalla sua nascita Repubblica si rivela definitivamente come il Bolero film per le persone colte. “.












2gwvirg9 dicembre 1983 – « “ Pilota Jacobsen (all’operatore radio): « Sei ferito? » Radiotelegrafista: « Yes, sir, alle gambe ». Pilota: « Puoi muoverle le gambe, Mike? » Radiotelegrafista: « No, sir, qui sta bruciando tutto. Si lanci almeno lei con il paracadute ». Pilota: « Ormai stiamo volando troppo basso, Mike, precipiteremo insieme » “. Le stesse parole usate da Reagan, come si vede. Solo che questa è la scena di un film, Wing and a Prayer (L’ala e una preghiera), sceneggiato da Jerome Cody, diretto da Henry Hathaway, prodotto nel 1944 e proiettato durante la guerra in tutte le caserme americane, compresa quella (a Hollywood) dove prestava servizio l’attore Ronald Reagan. Nel film c’è un ufficiale (interpretato da Dana Andrews) il quale rimprovera un giovane pilota troppo desideroso di lanciarsi in battaglia, dicendogli: “ Ragazzo, qui non siamo a Hollywood “. Il giornalista del Daily News osserva che se in un film prodotto a Hollywood un attore si premura di avvertire che “ non siamo a Hollywood “, risulta comprensibile che qualcuno tra il pubblico possa confondere la realtà con la finzione cinematografica. A Reagan il giornalista concede un’attenuante: “ I critici cinematografici dell’epoca giudicarono il film molto realistico “. » (Dai giornali) “.


2jgvirg9 dicembre 1983 – Nina Hagen « cita » Zarah Leander. Citando e ricitando. Cita oggi cita domani. “.












d1125virgicembre 1983 Arte, artista. United Artist. « Ars gratia artis » (MGM). “.
















d1124virgicembre 1983 – « Oslo – Assassinato il giorno di Natale nella sua piccola villa a un centinaio di chilometri da Oslo, è scomparso alla maniera dei suoi eroi Paul Gegauff, lo sceneggiatore-scrittore di tanti gialli di Chabrol. […] fu uno dei primi ad affermare l’importanza della scrittura cinematografica. E in particolare nel giallo […] Valga per tutti un celebre film: En plein soleil. » (Dai giornali) “.





3wfvirg1 dicembre 1983 – 1 dicembre 1983 – « I have a monkey on my back that wan’t stop laughing ». In un inglese fresco fresco la scritta mi accoglie sulla parete dello scompartimento. E pensare che, appena prima di partire, avevo letto l’Elogio di Franti (Umberto Eco, 1962) “.










s1472virgenza data [1983] – « “ Rileggevo stamani in Saint-Simon qualcosa che vi avrebbe divertito. È nel volume della sua ambasciata in Spagna; non è dei più belli, non è che un giornale, ma almeno scritto stupendamente, che è già una prima differenza dagli altri insopportabili giornali che ci crediamo in obbligo di leggere mattina e sera… ”. “ Non sono della vostra opinione, ci sono dei giorni che la lettura dei giornali mi sembra molto piacevole… ”, interruppe la zia Flora, per far vedere che aveva letto la frase sul Corot di Swann nel Figaro. “ Quando parlano di cose o persone che c’interessano ”, rincalzò la zia Céline. “ Non dico di no – rispose Swann meravigliato – Quel che rimprovero ai giornali è di farci prestare attenzione ogni giorno a fatti insignificanti, mentre i libri dove ci sono cose essenziali li leggiamo tre o quattro volte nella vita. Dato che tutte le mattine stracciamo febbrilmente la fascetta del giornale, allora bisognerebbe cambiare le cose e nel giornale mettere, non so… i Pensieri di Pascal! ” (Pronunciò queste parole spiccando le sillabe con un tono di enfasi retorica, per non sembrare un pedante) “ E al contrario nel volume di taglio dorato che non apriamo se non una volta ogni dieci anni – aggiunse mostrando per le cose mondane quel disdegno che ostentano certi uomini di mondo – leggeremmo che la regina di Grecia è andata a Cannes o che la principessa di Léon ha dato un ballo in maschera. Così sarebbero ritrovate le giuste proporzioni ”. » (Marcel Proust, La strada di Swann) “.


s1471virgenza data [1983] – « La consuetudine del diario è decaduta da quando si cominciò a ritenere che quella pratica fosse divenuta l’artificiale coltivazione di teneri o umbratili sentimenti, buona tutt’al più per adolescenti. Il mondo contemporaneo sembra aver dimenticato che un Goethe considerava il diario un prezioso strumento di autodisciplina. Si determinano tuttavia nella nostra età condizioni che possono restituire al diario il suo valore drammatico e assoluto: quando cioè non esistono interlocutori, quando la vita non ha avvenire ma solo un atroce presente. È stato il caso, nel corso dell’ultima guerra, di alcuni testi diaristici di prigionieri e deportati: famoso in tutto il mondo quello dell’adolescente olandese Anna Frank (1942-1944) e quello – in parte dovuto a una équipe di collaboratori volontari, anch’essi scomparsi – che lo storico polacco E. Ringelblum tenne clandestinamente descrivendo con la propria la vita quotidiana nel ghetto di Varsavia. I manoscritti furono nascosti fra le rovine prima che l’autore venisse fucilato. Sono stati composti fra il 1940 e il 1943. Altro documento significativo del nostro tempo è il diario tenuto dal rivoluzionario Ernesto “ Che “ Guevara, dal 7 novembre 1966 al 7 ottobre 1967, vigilia della sua uccisione. » (Franco Fortini, Diario, in Ventiquattro voci, 1968) “.


s1470virgenza data [1983] – « Il ricorso al Diario indica che colui che scrive non vuole rompere con la felicità, con la familiarità di giorni che siano veramente giorni e si susseguano realmente. Il Diario vuole radicare il movimento di scrivere nel tempo, nell’umiltà del quotidiano datato e preservato dalla sua data. Forse ciò che vi è scritto, è già soltanto insincerità, forse è detto senza preoccupazione del vero, ma è detto sotto la salvaguardia dell’evento, partecipa delle faccende, degli incidenti, del commercio del mondo, di un presente attivo, di una durata forse completamente nulla e insignificante, ma che almeno è irreversibile, è lavoro che supera, va verso il domani, in modo definitivo. » (Maurice Blanchot, La solitudine essenziale, in Lo spazio letterario, 1955) “.




s1469virgenza data [1983] – Il « romanzo » del ‘75 comincia così: « Dal giorno del martirio di San Giovanni Battista ». Fallito come romanzo – non c’è racconto di niente – si rivela fin dall’inizio un diario. Del diario ha la compromissione ostentata con il quotidiano in forma di note appunti objets trouvés. È una ricerca a partire da una perdita. Prima – nell’ottobre 1973 – c’era stato un altro diario – Il riepilogo -: anche in questo caso si trattava di un bilancio riconsiderazione meditazione sul « già fatto » – anche questo si era concluso con una catastrofe: non avevo trovato niente (o avevo trovato il niente?). Da allora ho continuato a scrivere diari – c’è anche, sempre alla fine del ‘73, un Antinemesi / Ipotesi di diario. Poi quello cominciato nel ‘76. Poi il lavoro su Gadda che, guardacaso, è centrato sul Giornale. Tutto il resto – poesie, racconti, note – si inscrivono in questo ininterrotto rito della scrittura giorno-per-giorno. L’imperativo del nulla dies sine linea, valevole per il mestiere dello scrittore in generale, si è trasformato, perdendo il suo carattere ingiuntivo o comunque epico, in una fisiologia del tot dies tot lineae, regime né della felicità né del dolore ma ormai dell’indifferenza.


s1468virgenza data 1983 – Anche il giornalismo è un diario. Il diario del Signor Tutti. “.













s1467virgenza data [1983] – « Ombrelli e galoches, ieri pomeriggio, sotto la scalinata del Campidoglio, nonostante il sole quasi primaverile. La pioggia che si è riversata sui passanti è stata infatti piuttosto insolita: centinaia di palline da ping pong accompagnate da schizzi d’acqua e da una colonna sonora che amplificava il tamburellare delle piccole sfere contro i gradini. La performance gioco è stata organizzata dall’architetto Joseph Fontano, con la partecipazione degli allievi della Compagnia della scuola di Teatrodanza. Felicissimi i bambini che hanno fatto incetta di tutte le palline che non si sono schiacciate e non sono finite sotto i piedi della gente. A pregare i romani di intervenire, con tanto di attrezzatura da temporale, erano stati gli organizzatori dell’iniziativa, patrocinata dall’assessorato alla cultura. » (Dai giornali) “.






s1466virgenza data [1983] – Per anni mi sono posto il problema di leggere o scrivere in piedi. Magari camminando. Gli amanuensi scrivevano in piedi. Proust – o Penna – scrivevano a letto. Cordelli l’ho visto scrivere su un fogliettino in mezzo alla strada. Io negli ultimi anni ho scritto dappertutto in circostanze diversissime. Quelli che scrivono cartoline. Quelli che scri­vono sui muri. “.










s1465virgenza data [1983] – CIAK – Era una cala sassosa. Siamo scesi scavalcando il guard rail e seguendo un viottolo fra le ginestre. Sulla riva la donna bionda correva arrancando sui ciottoli bagnati. Lui la inseguiva. Aveva un corpo pesante ma la faccia di un ragazzino. Dopo pochi metri la raggiunse. Brancatala la rovesciava per terra cioè sul ghiaione. I due corpaccioni perché neanche lei era una silfide si rotolavano sul duro bagnato con un cric crac di sassi e sassolini. Poi il bacio fra le due facce umide. Lei diceva qualcosa o almeno muoveva le labbra. A quel punto gli altri si scossero dall’immobilità tesa in cui erano rimasti per tutta la scena. Si abbassava il grande specchio di carta argentata. Spariva l’asta metallica con il microfono che aveva sovrastato la coppia durante l’amplesso. Il tipo anziano si alzò dalla seggiola su cui era rimasto seduto. Ora nel gruppo si parlottava. La bionda chiese una sigaretta. L’accese scostando i capelli bagnati. L’espressione spaventata era scomparsa: ora sorrideva ansando un po’. Il tanghero inseguitore scolava una lattina di coca cola. Una donna scriveva. Altri trafficavano intorno alle casse a ai cavi rivestiti di gomma. Una piccola con i capelli grigi si avvicinò alla bionda. Le parlava e le tolse qualcosa dalla guancia forse un pezzo d’alga. Passandole dietro con un pettine le aggiustò i capelli che si erano attaccati alla nuca. Finito di bere lui si era andato a piazzare sul bagnasciuga un po’ indietro rispetto alla linea del gruppo. Aspettava. Il vecchio fece un segno. Si alzò lo specchio argentato. L’uomo in tuta blu imbracciò l’asta metallica. Intorno alla macchina il gruppo era pronto. Un omìno alzò il cartello di legno con il bordo bianco e nero. Disse: trappole per cuori solitari quarantacinque seconda. L’asticella descrisse un angolo andando e tornando con un ciak allo sbattere del legno con il legno. La bionda cominciò a correre. “.


s1464virgenza data 1983 – le guance così rosse / la svizzera tedesca / beata donna che / cantonata abitare / il san gallo. “.












2hzvirgenza data [1983] – « È ciò che non ho mai visto prima che riconosco », dice Diane Arbus, ma dice anche: « Le cose non sono mai come ti avevano detto ». “.











2devirg2 febbraio 1984 – Nel giorno dello sciopero [*] chiusi cinema e puttane. Praticamente tutta Roma. [1] [*] Contro Craxi? [2] [1] All’inizio del 1984 io andavo dalle puttane: è questa l’informazione elementare che si ricava da questa che, probabilmente, è la prima nota del primo diario vero e proprio. E tuttavia dire questo è dire un po’ poco. Si dovrebbe dire come ci andavo. Si dovrebbe dire quanto ero solo. Dopo la fine dell’” avventura “ al giornale, dopo il ricovero, dopo la convalescenza, io non facevo assolutamente niente. Stavo disteso. Dormivo. Scrivevo. Poi uscivo. Giravo un po’ nel quartiere. Poi, molto spesso, andavo da una puttana. Non ero un puttaniere, un gaudente, ero l’uomo più solo della terra. Perché ci andavo? Ce n’era una, a due passi da casa – non avevo la macchina, e comunque non mi piaceva allontanarmi troppo -, una bella bionda, neanche troppo giovane, fredda ma assolutamente “ corretta “, mi lavava, con professionale perizia, poi procedeva con il resto, senza smorfie, senza esagerazioni, mi faceva fare con calma – io, lo confesso, mi chiedevo sempre che effetto le facesse. Poi me ne andavo. Uscivo nella stradetta deserta, nel desolato quartiere, rientravo in casa, mi distendevo di nuovo sul letto. Mi sentivo svuotato, ma più vuoto di come ero già non sarebbe stato possibile. Poi, forse, scrivevo qualcosa. Poi, forse, mi preparavo la cena. Poi, forse, leggevo qualcosa. Poi mi infilavo nel letto, sempre piuttosto presto. Prima di addormentarmi, forse, telefonavo a casa. Tutta qui, la mia vita di allora. (Ero appena entrato nel mio quarantesimo anno) (Riprendo in mano la vecchia agenda. Innanzitutto un piccolo mistero: perché l’anno – diaristico – comincia il 22 febbraio? È un’agenda riempita con cura, scritta in inchiostro rosso, i testi sono all’interno di certi piccoli box tracciati con la riga, ci sono anche certi piccoli collages di sentore mondrianesco… Non è un diario vergato da una mano febbrile o disperata, c’è piuttosto una certa meticolosità, una certa cura estetica, persino un tantino pedante) [gennaio 2004] [2] Si avanza un sospetto: che uno sciopero sia soprattutto “ contro “ – “ contro “ e basta. [gennaio 2004]


2tdvirg3 febbraio 1984 – Ancora un servizio sull’erboristeria. (Dieci anni dopo, su un altro giornale). “.











2mmvirg4 febbraio 1984 – Dice che i tedeschi dicono: « Stupido come un tenore ». Ma a quanto pare si guardano bene dal dire: « Stupido come un basso ». “.













2bsvirg4 febbraio 1984 – Mi dovete delle spiegazioni. “.

















2eivirg6 febbraio 1984 – « Sorseggiando il suo whisky – sugli ordinali sarà bene non insistere: è vero infatti che les hommes qui ne boivent pas ne sont pas bons – Renato Guttuso prosegue oltre Los Angeles, via Pacifico, e dice come tra sé: “ L’anno venturo ho da fare una mostra a Tokio e non ho roba ”. » (Dai giornali) “.









2ssvirg6 febbraio 1984 Si era scagliato con un pamphlet contro quell’opera inesistente, ma quando lo capì era troppo tardi: ormai era diventato famoso. (Un sogno) “.










2bjvirg7 febbraio 1984 – « Esigenze commerciali, esigenze di successo, il Re è un personaggio inesistente, cioè l’Indice di ascolto. “ State attenti, la nave è ormai in mano al cuoco di bordo e le parole che trasmette il megafono del comandante, non riguardano più la rotta, ma ciò che si mangerà domani “, avvertiva Kierkegaard centoquarant’anni fa. Il programmista – cuoco di bordo – informa che domani, su una ventina di canali, c’è tanto da mangiare. » (Dai giornali) “.




2dpvirg9 febbraio 1984 « Io stesso », dice la psicologa al dibattito sull’omosessualità negli adolescenti. “.

















1kbvirg marzo 1984 – « È diabolica / È un’auto Fury del 1958 / È Christine » (Locandina cinematografica) “.











2vxvirg marzo 1984 – Al Treunotreuno sul tema balbuzie telefona la mamma della bambina a cui manca la erre. Ma anche a lei non funziona: nella telefonata si sente. “.










2vwvirg marzo 1984 – Storia napoletana. Lei non mangia. Lui la conosce. Lei mangia. Lui si buca. Farà psicologia. Lei. “.










3vvirg marzo 1984Fino dal Sessantotto era un « no » che sottintendeva un « », anzi era soprattutto un « sì ». (Sì alla Coppa dei Campioni, sì all’aborto, sì al futurismo fiorentino ‘13-’14, sì ai Beatles, sì a Mozart, sì… ) ”.










3fvvirg marzo 1984 – Volevi ottomilacinque ma era ottomila anche lui te l’ha detto e solo perché ti ho guardato. Bella bionda. “.










4hbvirg marzo 1984 – Nonostante il testicolo problematico le foto di Hers, a onta del loro décor arbusiano, sono del tutto prive di reale pathos. È una retorica della demenzialità, che vuole stupire non essendo realmente stupìta. Solo in alcune si manifesta un vero sguardo allucinato-metafisico, ad esempio nella foto della tribuna dello stadio in notturna. Ma la folla funziona così solo se fotografata da lontano: da vicino la gente è brutta naturalmente ma si sa: è ovvia. Molto peggio quello che vedi (e senti) in strada. Altre foto, come quella del carrello-e-ferrovia o quella della strada con gli alberi inclinati non vanno oltre il normale standard allucinatorio della foto, per esempio di quella pubblicitaria. Quelle di cronaca (il morto in camera) ripetono la foto-cronaca di Wegee. Nel complesso vince la foto mezzo senza aggettivi, la cui funzione brutale e distruttiva è molto più evidente nella mostra attigua (Il colore della Belle Époque) dove fotografi gaudenti viaggiano scattano in casa e fuori donne nude e militari e paesaggi à la façon di Utrillo, Sisley… (Di Utrillo, che dipingeva cartoline, c’è da notare che viene celebrato a poca distanza dalla morte con una cartolina che ri-produce un suo dipinto) “.


5kvirg marzo 1984 – Solo nei sogni ormai certi paesaggi certi spazi. Avevo lasciato il mio bagaglio sul treno. Era già partito quando sono tornato. Sulla banchina sotto un cielo cupo. Vento. Una lunga strada. I campi. Solo nei sogni le prospettive le lontananze. Avvenivano poi certe cose che non ricordo. Solo nei sogni gli avvenimenti. Un militare mi dava informazioni (una figura indimenticabile, mi viene fatto di scrivere. Come si dice di un personaggio di un romanzo). Solo nei sogni le persone. Ma poi Pertini con certi attrezzi mi voleva non so se circoncidere o castrare. Solo nei sogni l’emozione, la motivata paura. Rifugiato negli spogliatoi dei granatieri mi rivestivo dato che prima, con il presidente, ero nudo. Ma quante cravatte avevo intorno al collo!? Poi mi chiamavano col mio cognome: dunque sapevano che ero lì. Due ragazzette entravano portando valigette metalliche come se contenessero i soldi di un riscatto. Ma io non avevo chiesto niente. (Stavo per scrivere « mai ») Che imbroglio era mai quello? Eppure…: solo nei sogni un po’ di oscura verità, la verità in quanto oscura. Solo nei sogni la letteratura. “.


6lvirg marzo 1984 – Il fascismo: una borghesia che ha la coesione interna, immotivata, irrazionale, carnale, di un popolo, anzi di una plebe urbana o contadina. Immoralità emotività teatralità. Un coro da melodramma: Vapensiero, vivaverdi. Un « segreto » in comune. Una grande famiglia. Nuova frontiera. Nuova democrazia. I « giovani ». “.










6uvirg marzo 1984 – Come spieghi che il sindacalista in prima fila al convegno della federazione tessili indossi un vistoso golf di Missoni? “.









6kvirg marzo 1984 – « L’implacata volontà di morte », scrive Fortini di Bonsanti. “.











7evirg marzo 1984 La gente comune si sente diversa. “.













1czvirg2 marzo 1984 Maledetti toscani a rileggerlo oggi si dimostra un bellissimo libro. Una lingua ricchissima come non si parla più nemmeno in Toscana. Fra il libro e la sua ristampa c’è tuttavia il pubblico educato sul regionalismo dei filmetti post-pasoliniani etc. (Credo di averlo letto la prima volta a quattordicianni) (È un libro tutto sulla lingua, anzi sulla voce, corpo della differenza) (Da ricordare: le donne di Montalcino, tagliatrici di gole spagnole) “.











1lkvirg3 marzo 1984 La sedia del regista. Il regista, la sedia. “.













1vavirg3 marzo 1984 Tautontologia. “.




















1yvirg5 marzo 1984 « Sanguinari e moralisti », dice il telegiornale dei presunti appartenenti alla setta Ludwig. “.









1xnvirg9 marzo 1984 – « Il dinosauro, che dormicchiava al museo, si sentì vellicar la groppa da zampini di lucertola, sendoché di un osso in altro quella vi andava scintillando a diporto, nell’esercizio mattutino. Disse: “ Oggi a me, domani a te “. Questa favoletta ne adduce: che i piccoli vivi amano rampicare i grandi morti. » (Carlo Emilio Gadda, Il primo libro delle favole, 1952) “.









2kfvirg0 marzo 1984 – Ripenso al professor Paciotti che vent’anni fa al liceo leggeva e spiegava Dante. Tutto sommato in vent’anni non ho sentito niente di meglio. “.












2dfvirg4 marzo 1984 – Libri. I Gründrisse alias Manoscritti economico filosofici di Karl Marx me li fregarono a Torino mentre la guardavo la bionda di porcellana. “.

















2psvirg4 marzo 1984 – Amava Brahms e faceva attenzione alle parole nelle canzoni di Lucio Battisti. Io no. “.











2mxvirg6 marzo 1984 « Davanti a slogan e bandiere il segretario ha mormorato: “ È bello ». (Dai giornali) “.












2olvirg7 marzo 1984 È « viola » la prima parola che sento appena sveglio accendendo la radio. “.












2jpvirg7 marzo 1984 Bonnard, spiegano, trasforma il tempo in spazio, mediante la luce. Come fare per compiere l’operazione inversa: mutare lo spazio in tempo? Mediante il buio? (Ad esempio nel sonno, nel sogno) “.










3pjvirg0 marzo 1984 – Gli altri anni Sessanta: i dischi con le poesie lette da Alberto Lupo (che legge malissimo). “.












3frvirg0 marzo 1984 Immergersi in un libro. Tutto qui. “.












2vgvirg aprile 1984 – Onora il padre e la madre. Anche se loro non ti onorano.












4kvirg aprile 1984È successo qualcosa che ha abolito il tempo. La famiglia. La madre. L’Edipo. La letteratura. Il destino. Tutto questo è abolito ma conservato. La scena è riproposta: con altri attori. Approfondire il concetto di postumo. (Leggendo Sartre, Les mots) “.










4xvirg aprile 1984 È in crisi il cinema? È in crisi la realtà. “.











4nmvirg aprile 1984 – « Le donne sono false ». Scritta sul Lungotevere. “.












5jvirg aprile 1984 – « Al fu mio padre, a mio nonno, familiari delle seconde gallerie, la gerarchia sociale del teatro aveva dato il gusto del cerimoniale: quando molti uomini sono insieme bisogna separarli in base a un rituale oppure si massacrano fra loro. Il cinema provava il contrario: più che da una festa questo pubblico così misto sembrava riunito da una catastrofe; morta, l’etichetta smascherava finalmente il vero legame fra gli uomini, l’adesione. Mi disgustai delle cerimonie, adorai le folle; ne ho viste di ogni specie, ma non ho ritrovato quella nudità, quella presenza senza distacco di ciascuno a tutti, quel sogno ad occhi aperti, quella oscura coscienza del pericolo di essere uomo, come l’ho provata nel 1940, nello Stalag, XII D. » (Jean-Paul Sartre, Le mots, 1964) “.


5tvirg aprile 1984 La ricerca di un tempo perduto. Di un tempio perduto. Ma soprattutto di un tempo (tempo di walzer, di mazurka, di tango: il ballo) musicale. Di un ritmo. Di un corpo: respiro, pulsazione, ritmo cardiaco (il proprio? quello della madre?) Bradicardia tachicardia. La velocità. La fretta. Giri del mondo. Rotazioni. Rivoluzioni. “.










5yvirg aprile 1984 – Notizia: in Abruzzo ci sono più TAC che in Svezia. “.











7gvirg aprile 1984 – Anche i nazisti erano anti-fascisti. “.












8kvirg aprile 1984 Sui giornali aboliti oltre il ragionevole i punti esclamativi. Antifascismo ortografico. “.












9ovirg aprile 1984 – « Napoli – Il dirigente del commissariato di polizia di Torre del Greco Guglielmo Librino, mentre era in servizio allo stadio Liguori per la partita di serie C2 Turris-Reggina, è stato colpito da un fulmine, che fortunatamente si è scaricato sulla punta metallica dell’ombrello che il funzionario aveva aperto per ripararsi dalla pioggia. » (Dai giornali) “.







1tvirg0 aprile 1984 – « Una signora indiana, Meena Kaur, di 72 anni, è stata colta da un attacco di ilarità mentre guardava alla televisione una trasmissione di satira sulle superstizioni. Colpita da sincope è morta all’istante. » (Dai giornali) “.








1wavirg1 aprile 1984 – A una nana l’Oscar per la migliore attrice non protagonista. “.












1nbvirg2 aprile 1984 – Irripetibile calma nello scompartimento vuoto, tutto-per-me, mentre nello schermo del finestrino passava la campagna il cielo grigio la spiaggetta del fiume quella casa rossa. Anche l’arrivo della ragazza è stato di troppo. Ho detto: il treno è bello. E non lo è stato più. Anche questo diario è di troppo. Per dire il silenzio non c’è che il silenzio. “.








1hxvirg2 aprile 1984 – Sono ancora quello che scoprendo che il taxi che prendo alla stazione si chiama « Siena 1 » ride dentro di sé ed è quasi euforico. Uno sciocchino. “.











1uvirg3 aprile 1984 – Il giornalista: « Dunque uno stadio può essere una cattedrale? ». Il prete: « Stupenda! » (Gr2, ore 13) “.












1wcvirg4 aprile 1984 A Civitavecchia, definitivo. Inutile notare che la gente nei caffè sembra quella di Algeri (che non ho mai visto) o di Belleville a Parigi (che ho visto). È la gente e io sono lo straniero. Loro vivono (una normale malinconia del sabato, juke box, bambini, coppiette, panchine). Io vedo. E basta. “.








1ssvirg5 aprile 1984 – Per un tacito accordo si fa silenzio fra i passeggeri appena la nave ha lasciato gli ormeggi. Anche al bar si parla sottovoce (È la noia la paura o il mal di mare?) “.










1qvirg5 aprile 1984 – Le minuzie. “.












1pvirg6 aprile 1984 È morto l’editore Volpe (figlio dello storico Gioacchino). Aveva pubblicato Jünger, Spengler, Ortega y Gasset. Aveva organizzato un convegno sul tema: Pace sì, pacifismo no. Ha parlato e si è accasciato. “.









1gvvirg7 aprile 1984 Le scarpe smisurate dei pagliacci: assolutamente non devono andare da nessuna parte. “.












1tavirg8 aprile 1984 Gli architetti vogliono ri-fare i caffè letterari. Hanno fatto anche il progetto. “.











1duvirg9 aprile 1984 – « Sugli schermi televisivi passano silenziosamente le immagini in bianco e nero di diverse reti di emissione; spie luminose verdi e rosse indicano che la “ memoria “ è in funzione. Le pizze nere dei registratori girano lentamente; dalle radio accese non giunge alcun suono, ma un segnale intermittente indica che la registrazione è in atto. È questo il cuore tecnologico di Memoria, la giovane Srl fondata da cinque donne e che ha lo scopo di fare rilevazioni radiotelevisive. » (Dai giornali) “.






2bkvirg0 aprile 1984 – Trent’anni dopo, La finestra sul cortile (Rear window, Hitchcock, 1954) mi appare finalmente chiaro. Dopo che in una delle prime inquadrature lo stesso Hitch ha rimesso – indietro? – le lancette dell’orologio del pianista disperato perché abbandonato, tutto diventa felicemente inevitabile. Innanzitutto la questione delle gambe: all’inizio il fotografo investito dall’auto da corsa ha una gamba ingessata – « Il dannato bozzolo », dice -, alla fine ne ha due. Nelle inquadrature finali la macchina scivola lentamente dalle gambe – fasciate – di James Stewart a quelle – nude – di Grace Kelly, morbidamente distesa come un’Olympia di Manet. Nel finale tutto ritorna al suo posto: la ballerina – che ballava tristemente da sola – ritrova il soldato, la zitella – che allestiva cenette romantiche senza un partner – si accoppia, il cane che era stato strangolato non era stato strangolato: resterà ad allietare la vita di coppia dei protagonisti. (Il buffo è che il « cattivo » Raymond Burr su una sedia a rotelle ci è poi finito non metaforicamente) “.


2yivirg0 aprile 1984 – Pontiggia in un suo diario (… Adelphi) nota che Nero Wolfe non esce mai di casa. “.












2vzvirg2 aprile 1984 – « Molta curiosità ha suscitato, giorni or sono, la visita al Papa di Sua Divina Santità Pramukh Swami, il monaco indù capo della comunità Swaminaraian, che da quando prese i voti nel 1938, non ha più visto una donna. E noi, allora, che non vediamo più un uomo, in Italia, dai tempi di Giolitti? » (Dai giornali) “.









2flvirg4 aprile 1984 – « Ma lei che vuole da me? », grida il « cattivo ». (La finestra sul cortile). La risposta sono i flashes, lampi di luce, luce, non parole. “.











2wlvirg6 aprile 1984 – Kafka, Descrizione di una battaglia, nella Medusa di Mondadori, dove è finito? (Basta piangere sui libri perduti) “.











2puvirg9 aprile 1984 – Craxi mi offriva un posto all’Avanti! (recensioni cinematografiche). Perché non accettare? E poi trovavo lei. (Un sogno) “.








3rtvirg0 aprile 1984 – Restano bambini, ma sono diventati bambini da grandi (all’inizio dei Sessanta). “.











3mivirg maggio 1984 – Il giornalismo (l’informazione): una fabbrica della chiarezza. “.










4uvirg maggio 1984 – L’intervento di Fortini al convegno sulla poesia? Dormiva e russava. Quando toccava a me si era fatto tardi. Intanto la vecchia professoressa zitella e nubile riceveva nel retrobottega le attenzioni di quel sadico del pizzaiolo. (Un sogno) “.








5wvirg maggio 1984 – « Appartiene al passato la favola del gatto che insegue il topo e se lo mangia. Nella realtà i numeri parlano chiaro: poco più di ventimila gatti contro i tredici milioni di topi che vivono sottoterra o abitano gli argini del Tevere e i ruderi della città. Come dire che per ogni cittadino romano esistono quattro-cinque topi. » (Dai giornali) “.









7mvirg maggio 1984 – Non so se, come scrive Citati, Perec sia « il più grande scrittore di questo secolo », etc. Quasi sicuramente tuttavia è l’ultimo. Con lui, già negli anni Sessanta a-chiare-lettere finiscono i Roquentin, i Mersault e tutti gli altri stranieri possibili. Finisce la letteratura che ha trovato nell’estraneità la sua divisa morale e la sua ragione d’essere come arte. È già da un po’, dunque, che è venuto il tempo di scrivere un libro che spieghi che cosa era la letteratura. Quindi, probabilmente, che cosa era l’Europa. “.






7tvirg maggio 1984 – « Il barone Frankenstein ». L’ometto, en passant. Diceva a me. “.













8ivirg maggio 1984 – Anche la serva qui accanto non legge più. « Non ho più  tempo », dice. “.






















1gmvirg3 maggio 1984 Sul leggere. Assomiglia molto allo scrivere. È fondamentalmente un assetto. Uno stare del corpo. Da sinistra a destra. Scorrere lungo la riga. Deve esserci silenzio intorno o essere come se ci fosse. È un parlare fra sé. Il lettore (o lo scrittore) è uno che si apparta. L’appartarsi poi a bene considerare è solo un far valere (o un arrendersi alla) la realtà del corpo. Che è individuo solo appartato comunque. Anche chi scrive fa questo. L’atto del leggere quello che ha scritto sarà compiuto da un altro in un altro spazio in un altro tempo. Questa è l’unica comunicazione possibile: fondata sul riconoscimento della distanza. Per questo spedisco le cartoline anche quando potrei alzare la cornetta del telefono. Le poste collaborano a realizzare il concetto di spazio e di tempo. Una cartolina ha impiegato vent’anni a. Suprema involontaria opera d’arte. Lo spazio e il tempo sono contenuti anche dentro la lettura. Una pagina non puoi afferrarla con un « colpo d’occhio ». Ci vuole tempo per percorrere quello spazio. Inutili e disdicevoli le scorciatoie. La lettura ha a che fare con il passeggiare. Con il viaggio: ma i modi di viaggiare sono tanti. Viaggiare può anche essere uno strazio. “.


1mfvirg4 maggio 1984 A leggere Angelo Guglielmi (La letteratura del risparmio, 1973) si capisce come tutta la neoavanguardia sia stata dominata dall’ossessione per la letteratura neorealistica – la letteratura-e-politica degli anni Cinquanta. “.











1qmvirg6 maggio 1984 – Dove va la Repubblica fondata su Totò? “.












1kuvirg7 maggio 1984 – E così ero a New York. In tre nel letto, io lei e l’altro, si sta un po’ scomodi ma bisogna adattarsi. (Un sogno) “.










1nnvirg7 maggio 1984 – Orecchino occhiali neri braccialetto anello con giada. In mano un Hermann Hesse. In busta plastica Feltrinelli. Bus 92. “.











1rnvirg7 maggio 1984 – L’anamorfista ha disegnato per terra – Galleria Colonna angolo Palazzo Chigi – angeli vittoriosi che cacciano una torma di diavoli giù in un baratro a cerchi concentrici che fa pensare a qualcosa fra l’interno della canna della pistola nei titoli di 007 e una pupilla. D’altra parte « Europa: destini di pace », mostrando poco più in là nel manifesto la foto di un guerriero africano a cazzo spropositatamente eretto, ti fa capire che cosa ci attende in fondo alla pace. Che il ristorante si chiami « Il buco », mi appare a questo punto ovvio. E anche la targa che ricorda la morte della « copatrona » Santa Caterina in Roma il 29 aprile 1380 – poco più in là c’è quella che ricorda che di lì Luigi Sturzo etc. – viene a puntino. Ma l’uomo delle agende di via del Gesù, è ovvio, non c’è. « Torno subito » ha scritto sulla vetrina ma pare che invece. Meglio così. “.




1qivirg8 maggio 1984 – Lo confesso: ho invidiato i miei coetanei. (Erano tanto più giovani di me) “.












1fpvirg8 maggio 1984 – « Quando si conclude l’intervista e mi accomiato da lui per un attimo, mi scosto dall’ufficiale sandinista e Prevato si avvicina e mi dice sottovoce: “ Mi vogliono eliminare, mi vogliono applicare la « legge della fuga » “ » (Dai giornali) “.










1epvirg9 maggio 1984 – « Roma – Palazzo Chigi, terzo piano, qualche ora prima che il governo chieda la fiducia a Montecitorio. Oscar Mammì, repubblicano, ministro per i Rapporti con il Parlamento, comincia a spiegare perché le Camere lavorano con affanno: “ I tempi della produzione legislativa sono più lenti di quelli con cui si muove la società. E poi al Parlamento si chiedono troppe leggi: il famoso provvedimento sull’eviscerazione degli animali da cortile, la legge sui polli, era un decreto del governo. Non bastava una decisione del ministero? Non bastava. Qualcuno avrebbe potuto impugnare la decisione sui polli. E allora, un’altra bella legge “. » (Dai giornali) “.









2mavirg0 maggio 1984 – Scrivo un diario postumo. Inneremigration. “.




















2cnvirg1 maggio 1984 – « Scusi… dov’è via… ma lei è straniero… scusi… ». La donnetta che mi ha fermato in via Bissolati. “.




















2mgvirg1 maggio 1984 – Ernesto Rossi, I padroni del vapore. Cfr. « Chi fuma avvelena anche te ». Confronta, sei ha coraggio. “.








2fwvirg1 maggio 1984 L’ateismo ha le sue monache. “.












2etvirg1 maggio 1984 Otto milioni di FMR negli USA: ottomilioni. “.












2jyvirg3 maggio 1984 Il sindaco Vetere vuole a Roma le Olimpiadi 1992. Furor di popolo. “.












2wsvirg3 maggio 1984 Lo scherzo del nonno: « Andrea è un nome da donna ». Il mio rapporto con il nonno. “.











2xzvirg5 maggio 1984 Qualcosa di irreparabile. Cioè niente. “.












2byvirg5 maggio 1984 Una sera Natalia Ginzburg passeggiava con Bazlen sul Lungotevere. « Quell’impermeabile è vecchio – le diceva Bazlen – perché non lo butti? ». « No, no, lo voglio conservare », replicava lei. Allora Bobi si è tolto la giacca e l’ha buttata nel fiume. « Ricordo che la vidi galleggiare », conclude la scrittrice. (Raccontato dalla medesima alla tv) “.







2vhvirg6 maggio 1984 Per anni e anni negli angoli delle librerie nell’edizione squallida e antiquata: quel libro di poesie di Totò: ‘A livella. Poi. “.











2qlvirg7 maggio 1984 – Nell’intervista televisiva Borges che parla con la voce tremolante è doppiato da un vecchio con la voce tremolante. “.











2mpvirg9 maggio 1984 – L’attore (Jean Marais) e il mezzobusto di Antenne 2 si guardavano. Perplessità. Imbarazzo. Dice il vecchio grande attore: io so chi sei, sei tu che non lo sai più (sei uno che non sa chi è). (Il vecchio grande attore non lo sa più da tanto tempo) “.








2tbvirg9 maggio 1984 – Alice Walker, Il colore viola, Frassinelli. (Novità libraria) “.











1qpvirg giugno 1984 – Ancora la luce di quella sera. Estate. La fine della scuola. “.











2evvirg giugno 1984 – « Parla! Parla! », imprecava il nazi. Ma lui: zitto. Lui-non-parla: la Resistenza secondo il cinema? (Roma città aperta rivisitata in tv) “.







3kvirg giugno 1984 – « Alles… alles… », si sentiva dire nel gruppo dei turisti tedeschi appena scesi dal bus. “.











4wvirg giugno 1984 Le Monde è filopalestinese e antiamericano. Libération rockettaro. Giornali. “.











4lvirg giugno 1984 – Era un grande partito che viveva di piccoli ricatti. “.












 2bvvirg3 giugno 1984 – È impensabile non essere di sinistra. “.






















2dhvirg luglio 1984 – Illustrando la teoria della bi-logica, Matte Blanco racconta di una sua paziente che identificava « alto » con « ricco », a causa della presenza di « molto » in entrambe gli attributi. È un pensiero delirante quello che produce questa eguaglianza? Il professore dottamente sottilizza, senza entrare nel merito: c’è un sacco di gente che identifica « alto » con « ricco ». “ (Dai giornali)


















3rvirg

 luglio 1984 – « Nell’immediato dopoguerra, il risorto cinema italiano ebbe uno dei suoi immancabili momenti di crisi. Ricordo che quelli di Cinecittà scesero in piazza, e tra i manifestanti più scatenati, si distinse Anna Magnani, diva del momento, che riceveva anche allora paghe degne di molto rispetto. Il suo grido accorato l’ho ancora in mente: “ Aiutateci! “. » (Dai giornali) “.
















9evirg luglio 1984 Omosessuali si nasce. Ma poi si diventa etero.




















1dnvirg1 luglio 1984 – « È il momento di Carmen più che di Don Giovanni », dice la giornalista a Antonio Gades. E se la ridono. “.


















2c4virg3 luglio 1984 – L’Europa in calzoncini corti torna incontro al suo boia, il nano restato fermo. “.





















2dovirg3 agosto 1984 – « San Nicola è buono contro l’impotenza », diceva il fraticello che distribuiva i santini – perché è un proprietario terriero (con i piedi per terra, intendeva dire nel suo stentato italiano). A me aveva già dato Sant’Agostino, ma senza spiegare perché. (Un sogno) “.















1klvirg6 settembre 1984 – « Allora o qualcuno mente o magari nel fosso ci sono altri quattro Modigliani falsi. Ad ogni buon conto sulla spalletta del canale i livornesi hanno appeso un cartello: “ Attenzione, caduta teste “. » (Dai giornali) “.











2fcvirg1 settembre 1984 « Grundig van Beethoven ». (Bravi) “.






















8mvirg ottobre 1984 Guerre spaziali. Ma sono nel tempo. “.





















2cpvirg8 ottobre 1984 – Diranno: era un sessantottino. Chi, io? “.




















8gvirg dicembre 1984 – Scopro – con stupore – che sul Messaggero ci sono gli annunci con le lauree (Notizie liete). “.



















2fvvirg8 febbraio 1985 – Scrivo didascalie ai film. Loro fanno vedere. Io scrivo quello che vedo. (Prima vedevo senza scrivere) “.











2mbvirg aprile 1985 – Lo chiameremo Andrea. Per prenderlo in giro? “.




















1dcvirg0 aprile 1985Après moi le déluge. Pensa la prima goccia. E si butta. Piove. “.


















1gdvirg8 aprile 1985 – Alla fine il risultato sarà una società iperdemocristiana (comunistana?). “.


















3ovirg giugno 1985 – « Sono imprese che si addicono agli ex-comunisti intellettuali. E fanno parte di un fenomeno già avvenuto in Inghilterra dopo la rivoluzione laburista. Si chiama fenomeno di “ ipergamia maschile “ e rovescia la situazione tradizionale dei rapporti uomo-donna. Prima era di solito la donna che sposava un uomo socialmente a lei superiore. Anche la letteratura era piena di serve che finivano sull’altare col conte o coll’industriale. Dopo invece, permettendosi a tutti di farsi una cultura superiore, sono stati i figli dei facchini a sposare le figlie dei conti e degli industriali. Nell’uno e nell’altro caso non era segno di caduta delle barriere sociali, ma anzi di arrivismo. » (Luciano Bianciardi, lettera dell’agosto 1962) “)










1bpvirg 2 luglio 1985 – Mio padre è molto antiautoritario con me. “.






















1brvirg9 luglio 1985 – Povera vista mia che non vai al mare dove ci sono le donne nude e tu non ci hai fatto ancora (ce lo farai mai?) l’occhio. “.


















2bxvirg1 luglio 1985 – Scarso rilievo nel tg francese alla disavventura quasi mortale dello schermidore Conscience. “.

















3tvirg agosto 1985 – L’arte: magari una trovata, una scemenza, ma giusta. Il messaggio, il bersaglio. Dritto come una sassata. L’arte di arrangiarsi, l’arte è arrangiarsi. “.


















2kvirg5 settembre 1985 – Asor Rosa dice: « Siamo tutti dentro il palazzo ». “.



















1havirg7 ottobre 1985 « Quella notte, che già sentiva svanire, come ogni perfetta notte d’amore, al dirompere crudele dei giorni. » (Italo Calvino, L’avventura di un viaggiatore, 1958) “.



















1bnvirg3 gennaio 1986 – Con grande presumibile stupore di tutti Moravia intervistato afferma che ora (a 78) fa l’amore come lo faceva a vent’anni. Ma non dice come lo faceva a vent’anni. “.



















1arvirg8 gennaio 1986 – E così è stato tutto un equivoco e siamo tornati agli anni Cinquanta. Giornalini figurine il babbo cattivo e tante seghe. Contenti voi. “.















3qvirg0 gennaio 1986 – Ottima quella luce per scrivere. È tutto pronto. La finestra larga lunga poco meno della parete. I libri in bell’ordine sugli scaffali incassati sotto il davanzale. Il tavolo ad angolo retto rispetto ai vetri. Stando seduti la prospettiva dei colli, il cielo. La sedia comodissima non manca un cuscino per farla perfetta. Sul parquet si riflette il chiarore della mattina. Lavato sbarbato. È tutto pronto. Potrebbe cominciare. “.
















1qavirg1 febbraio 1986 – Età mentale tredicianni. Sfido che si sentono innocenti. “.





















2egvirg5 febbraio 1986 – « Vasì!… Vasì! », cos’era ‘sto « Vasì! » imperativo, drastico al gonzo stronzo ennesimo dei turisti di quella via rinomata? Giapponese del giorno pretende di restare nello sgabuzzo che lui trova fantastico rettangolare minuscolo con un letto stretto stretto basso basso e un lavandino forse. Il muro si intuisce è un tramezzo di legno. Tutto l’edificio deve essere fatto così, di boites minime cabine ridicole ma economiche. Si è imbarcato il curioso dopo immatura riflessione. Avaro micragnoso spera chissà che cosa per 20 NF. Se la sposa? E lei: « Vasì! » rompipalle « Vasì! ». Non siamo qui per divertirci. Il barbaro afferrò il concetto. Abbozzala. Lievemente scosso per 20 NF discendeva le scale con orgogliosa insicurezza. Fuori la via: mirabile. Dedusse le provenienze: immaginose. Che cinema. Tentava un secondo colpo stavolta per 30 NF. Constatò la differenza risibile una nuance. Da 10 NF. Faceva buio ma poteva insistere. L’offerta cresceva. Avendo tempo che è denaro. Molto molto più tardi decifrò il sintagma visionando Antenne2. « Vas y! »: vai, dai, dacci dentro, forza, spicciati. Proprio come aveva intuito. Non finiva mai di imparare. Una maestra (un’altra) che non dimenticherà mai. Saint Denis proteggilo. “.


9mvirg marzo 1986 – Prevarrà il capocomico. “.





















1btvirg7 aprile 1986 – « Les êtres les plus bêtes, par leurs gestes, leurs propos, leurs sentiments involontairement exprimés, manifestent des lois qu’ils ne perçoivent pas, mais que l’artiste surprend en eux. A cause de ce genre d’observations, le vulgaire croit l’écrivain méchant et il le croit à tort, car dans un ridicule l’artiste voit une belle généralité, il ne l’impute pas à grief à la personne observée, que le chirurgien ne la mesistimerait d’être affectée d’un trouble assez frequent de la circulation; aussi se moquet-il moins que personne des ridicules. » (Marcel Proust, Tempo ritrovato, 211, cit. in Maurizio Ferraris, Bal dê tetes. Bête, bêtise e identità nella Recherche, in «Aut Aut», 206-207, maggio-giugno 1985) “.










3pbvirg0 aprile 1986 – « L’unico lavoro che non ci piace fare », dice il manifesto del PCI per il 1° maggio. Nel poster si vedono due aerei, uno mentre si alza in volo dal ponte di una portaerei, l’altro già in cielo. Quale sarà questo lavoro che non gli piace fare? La guerra o volare? “.



















9fvirg febbraio 1987 – Il ‘58 è anche l’anno del registratore nota bene Geloso. “.




















2wvirg0 aprile 1987 – Giorgio Celli espone da Costanzo la teoria del riso di Bergson. E fa ridere. “.























2czvirg4 agosto 1987 – Dormo per dimenticare. Ma mi ricordo tutto. “.






















2dgvirg5 ottobre 1987 – La notizia del giornale può non essere falsa ma deve essere sempre tendenziosa. “.





















6hvirg ottobre 1987 – Non si può non ricordare la storia di quel professore di liceo che, già allievo di Luigi Russo, impazzì progressivamente lungo i Cinquanta, si comprava migliaia di libri, si comprò una Flavia all’inizio dei Sessanta e non molto dopo morì. “.
















2havirg0 ottobre 1987 – L’ultrasettantenne nella Seicento gialla strombazza il piacere di tornare attuale. “.



















2savirg9 ottobre 1987 – « C’è Thomas Mann, si obietta; e sì, lui capì tutto o quasi del nostro mondo, ma sporgendosi da un’estrema ringhiera dell’Ottocento. Noi guardiamo il mondo precipitando nella tromba delle scale. » (Italo Calvino in «Ulisse», 24/25, 1956/57, fascicolo dedicato a Le sorti del romanzo / Goffredo Bellonci, Comisso, Romanò, Vicari, Cantoni, Praz, Armanda Guiducci, Pasolini, Garosci, Gorlier, Bo… ) “.









2ggvirg5 gennaio 1988 – « In che modo trascorreva la sua vita? [verso il ‘96] In primo luogo nello scrivere lettere, lettere – insensate e fiabesche, imperiose, leziose, interrogative, ansiose, che accarezzavano la vanità del destinatario, lo turbavano con l’ironia delle loro iperboli, lo tormentavano con la loro diffidenza, e lo affascinavano per il loro stile. » (André Maurois, Alla ricerca di Marcel Proust, 1949) “.














9nvirg aprile 1988 – Nel mio frigo / (che non è mio) / (come le altre / cose di casa / mia che non  / è mia etc.) io / ficco un ben di / dio di cibarie / il mio yogurth / il mio vino / il formaggio il / pane il burro / anche il semi / caviale mio la / coca (cola) mia / la pappa per / il mio gatto / che è una gatta / e non è mia / ma mi ama / come se fossi / un dio. “.



















8lvirg luglio 1988 – La parola del mese è « intifada ». Che cosa è? Un piatto tipico della zona di Alghero? Un insulto nel gergo di Regina Coeli? Una canzone della mala milanese? Piace. “.

















1bzvirg1 luglio 1988 – Il babbo dice: « Il venerabile », io dico: « Leggi troppi giornali ». “.




















4nvirg novembre 1988 – « Masolino e Masaccio – Nella didascalia di pag. 10 del fascicolo Masaccio e Piero, distribuito con la Repubblica di mercoledì scorso, si legge: “ La guarigione dello storpio e di Tabita di Masolino D’Amico e Masaccio… ”. Si tratta, come appare evidentissimo dal contesto, di un lapsus: Masolino D’Amico è uno stimato studioso di letteratura inglese collaboratore del quotidiano La Stampa e non può quindi essere l’autore dell’affresco della cappella Brancacci, risalente al XV secolo. La didascalia va quindi letta correttamente così: “ La guarigione dello storpio e di Tabita di Masolino e Masaccio ”. Chiediamo scusa dell’errore ai lettori e, naturalmente, a Masolino D’Amico. » [*] [*] E a Masolino no? “.












1bovirg5 novembre 1988 – In rappresentanza dell’Associazione Tagliatori di Testa al Toro lodo Andrea Rauch, art director della Regione Toscana. Dei libri le copertine. “.

















9ivirg marzo 1989 – « Si sentì chiamato, o costretto, a salire in cattedra e a dare lezioni. Ma il suo posto non era in cattedra, era sempre stato tra i banchi, da dove il pensiero va sempre alle avventure e ai boschi. » (Cesare Garboli, Plutone nella rete, [recensione alle Lezioni americane di Calvino] in «L’Indice», dicembre 1988) “.















1dovirg8 marzo 1989 – Incubo anzi nightmare: negli anni Novanta ho visto una immensa democrazia comunistana difesa da milioni di demivierges irriducibili spogliata vestita governata dai sarti interamente cinematografica illuminata a giorno. Per i maschi maggiori di trent’anni vige la procedibilità d’ufficio qualora portino i baffi o diano altri segni di insofferenza. “.


















4pvirg aprile 1989 – Dal questionario Il lavoro di scrittore («Il cavallo di Troia», n. 6) risulta inoppugnabilmente che ciascuno dei rispondenti è quello che è: Eco uno spiritoso alle soglie dell’arroganza, Arbasino un parvenu, Bernari un irrilevante, Bertolucci un fanciullino con conoscenze, Bufalino un onesto siciliano, Cerami uno sceneggiatore, D’Agata un funzionario RAI, Fratini un coglione, Gramigna un complicato, Insana un’insana, Malerba uno sceneggiatore, Orengo un languido con conoscenze, Pontiggia uno serio, Porta un mascalzone, Sanguineti un Sanguineti, Scialoja un pittore, Tabucchi un fascista, Zeichen un fallito. “.














4mvirg aprile 1989 – « Perché, perché, allora, si scrive? Mio dio, pur di non leggere. » (Umberto Eco, in «Il cavallo di Troia», n. 5) “.


















1dhvirg1 aprile 1989 – Una faccia da poliziotto una prosa da scolaretto (il giornalista). “.





















2eavirg1 giugno 1989 – Sono trascorsi più di venticinque anni dalla per me sconvolgente mostra sui lager nazisti allestita nel cortile del Palazzo Pubblico. Fu come un nuovo inizio. Nel segno dell’orrore o, come ormai ho capito, dell’arte fotografica. “.














2favirg4 luglio 1989 – Sfila l’anziano agricoltore sopra la Panda rossa. Leggo la scritta: « Young ». “.





















3bavirg0 ottobre 1989 « Donna »: anagramma di « Danno » “.























3pavirg0 novembre 1989 – Nadia Comaneci ha scelto la libertà. Oplà. “.






















1hcvirg9 novembre 1990 – « Tant’è »: voce del verbo « tant’essere ». “.






















1xavirg3 febbraio 1991 – I contadini che negli anni Cinquanta portavano « ancora » il cappello erano davvero più buffi di me che studiavo « ancora » il latino? “.


















2dxvirg7 febbraio 1991 – « Saddam = Hitler »: questa è la vera Hiroshima della seconda metà del XX secolo. La presa di possesso americana sulla mente del mondo. “.



















2c5virg0 maggio 1991 – « Tenga le mani a posto », disse il fondo a quello che lo voleva toccare. “.



















2ddvirg3 maggio 1991 Magari lo chiamano « Prost », ma tutti sanno chi è Proust. Quel cretino di Gide, invece. “.















8nvirg giugno 1991 Nemmeno sapevo se fossi sveglio o sognassi ancora quando mi giravo dalla sua parte riconoscevo l’odore aspro del suo sudore, esploravo il suo corpo nudo con gli occhi chiusi riepilogavo la schiena i fianchi i seni stringevo palpavo spingevo cercando non sapevo se di dormire di nuovo o di svegliarmi davvero da quello che forse era un incubo. Ma di solito mi trovavo sveglio e impiastricciato e sudato. Dalla sua parte lei continuava a dormire mentre io scorgevo nell’oscurità della stanza la sagoma familiare dell’armadio distinguevo nel mucchio di abiti abbandonati su una poltrona i pantaloni la camicia che avrei dovuto indossare. Dei calzini non c’era traccia. Le mutande: eccole – le sentivo con la punta del piede rintanate dalla sera prima nel fondo del letto. Dalla finestra filtrava una luce di tono impreciso probabilmente fuori il cielo era grigio. Cominciava un nuovo giorno e io mi sentivo già stanco. “.


1eavirg3 luglio 1991 Le stavo addosso mentre dormiva credendo di dormire anch’io ma presto mi accorgevo che, se una metà di me era effettivamente coinvolta nel sonno e fluttuava negli abissi dell’incoscienza con quella vita ridotta dei dormienti fatta di sensazioni sporadiche e confuse, l’altra era in un certo senso perfettamente sveglia e si rendeva conto di essere in un letto anzi in quel letto con una donna, con quella donna, e considerava il fatto cercando di essere lucida magari per rallegrarsi della circostanza o per dolersene, se questo era il caso, e comandare al corpo di sottrarsi urgentemente al disagio balzando fuori dalle coperte, rivestendosi, uscendo nel giorno di fuori. Fra le due metà di me, quale era quella che dormiva? Quale era quella che vegliava? Si svolgeva un confronto serrato e incerto come nella rissa fra due ubriachi finché alla fine io mi sentivo del tutto male. Il sonno era comunque finito, il letto era diventato una gabbia. Così mi alzavo e affrontavo la nuova giornata sentendomi stanco indolenzito stordito come uno che non abbia dormito a sufficienza. “.


3mavirg settembre 1991 – « Retequattro – 9. 40. Señorita Andrea. Telenovela. » (Dai giornali) “.



















9hvirg settembre 1991 – Le « concause » di Gadda sono finite nei cellulari dei sottosegretari, hai notato? “.





















2ecvirg0 novembre 1991 – « 20 genn…  ». Stavo per scrivere « 20 gennaio » invece di « 20 novembre ». Quando mi sono accorto dell’errore non ho saputo fare di meglio che scrivere « 20 dicembre ». Mah. Stavo per scrivere « 20 gennaio » perché? La risposta è fin troppo facile: è il giorno della morte della nonna e del nonno (esattamente un anno dopo). Scrivere è anche questo pensare a voce bassa. Girare intorno a un pensiero, accarezzarlo, covarlo. E gli atti involontari non mancano, i lapsus calami. Volevo proprio scrivere « 20 gennaio ». A costo di sbagliare, di mentire, di fare un falso in atto pubblico. « Personalizzare » il registro dei lettori. Scrivere sullo stampato di stato qualcosa di molto privato. Segnare una privazione. Anche oggi è un giorno di lutto? Scrivere qualcosa di  « personale »: è giusto? No, non lo è. A chi interessa se è morta la nonna? « Ah… mi dispiace… sincere condoglianze… e quando è morta? » « Venticinque anni fa » « ??? ». Si vede la faccetta fulminata del tizio. In una vignetta. In una barzelletta. “.










1nvirg1 gennaio 1992 A Lepanto traversati i saldi vedo Cordelli in piedi appoggiato al palo giallo del semaforo che legge nella malcerta luce – gialla – dell’incrocio. “.


















2dtvirg3 gennaio 1992 – « Scrittore e popolo »: così merita di essere intitolata la foto marzo 1954 in cui compaio fulgido in un cappotto di cammello chiaro in mezzo alla turba gioiosa dei militari di leva che festeggiano il commilitone ciclista vincitore della corsa. La mia piccola figura è in una luce chiarissima che contrasta con il grigiore uniforme delle divise. Ho sulla faccia dai lineamenti perfetti un sorriso assolutamente soddisfatto, come se la corsa l’avessi vinta io. C’è anche un mezzo babbo sorridente anche lui dal fuori della foto. “.

















1nvirg1 gennaio 1992 A Lepanto traversati i saldi vedo Cordelli in piedi appoggiato al palo giallo del semaforo che legge nella malcerta luce – gialla – dell’incrocio. “.



















2divirg7 gennaio 1992 – In tutti questi anni lo sforzo – grande – di inibire l’immediatezza dello sguardo, di sospendere il giudizio, per capire che cosa era veramente quello che vedevo, che cosa voleva dire lo spettacolo a cui assistevo. Le donne, la politica, il cinema. “.

















3uvirg1 gennaio 1992 – Gli occhi, gli orecchi. Ci sono sensi « sicuri ». La morte arriva con gli odori, con i sapori, con il tatto. Ci sono sensi « ingovernabili ». (Verrà la morte e avrà i tuoi puzzi) “.



















2btvirg3 marzo 1992 – Quando ho visto il babbo che per me era sempre stato il simbolo della imbelle disarmata gentilezza trattato dal basso in alto ho capito che era proprio finita. “.




















1favirg1 aprile 1992 « Nessuno è perfetto ». Solo il cinema (dunque il cinema) lo è. “.


















1dmvirg9 maggio 1992 – «  Ma sentiamo gli uomini: “ Stare sotto mi dà una vista meravigliosa della mia ragazza – dice Mario, scenografo, 30 anni -. Trovo che esalti la sua bellezza “. » (Dai giornali) “.