diario romano / 1




” Senza data – Stupido come un diario




Giovedì 18 settembre 2014

e703virgac una camera a gas “, dice Lei entrando nella stanza dove ho appena fumato la prima sigaretta, quella dopo il caffè, quella a cui non rinuncerei per tutto l’oro del mondo etc. E io ripenso a quella vecchia battuta: “ Eschilo Eschilo che qui si Sofocle attenti alle scale che so’ Euripide… “. Perché, comunque, gas o non gas, io non esco più.









Venerdì 19 settembre 2014

n1046virgon pensa, solo compra “ (Al “ Venerdì “ (mercato del))














Sabato 20 settembre 2014

i1847 regista Bernardo Bertolucci ha fatto un “ corto “ per fare vedere che a Roma ci sono le buche, e che, per chi come lui sta in sedia a rotelle, muoversi è un problema etc. Il “ corto “ si intitola Scarpette rosse. Il buffo è che le scarpette rosse sono le sue – vedi foto. Proprio non ce l’ho fatta a non ripensare a un diario:   “ 12 marzo 1994 – Non c’è nessuna differenza fra Roma città aperta e Scarpette rosse. Il cinema è il cinema è il cinema. “. (Nell’occasione ripenso anche a un altro: “ 1 giugno 1995 – Giugno: tutto un formicolare di scarpette rosse. (Avevo scritto « fornicolare ») “)





Domenica 21 settembre 2014

i1848 buffo del film di ieri sera è che il cantante – “ Lollo Love “ – è alto, mentre il poliziotto è basso. Alla fine sono in tre, il post-poliziotto, il cantante-cognato e la sorella carina, come in un Jules et Jim in salsa napoletana. Voto: 6. Comunque il cinema logora chi non lo fa. (Non sono un “ critico cinematografico “. Sono uno che, dato che continua ad andare al cinema, si sforza di capire qualcosa di quello che vede) [*] [*] Fanno meglio i giornalisti, che scrivono senza capire.






ARCHIVIO

“  20 maggio 1932 – Letto nel Paris-Midi un fatto di cronaca che mi ha colpito assai. Un giovane un-gherese si uccide a Budapest, tirandosi una pallottola alla tempia, ma non muore all’istante. Ha il tempo e lo strano coraggio di andare sino al lavabo e di farsi la barba, poi si corica nel proprio letto e attende la morte. Una tale cura di pulizia in una circostanza simile m’è sembrata un fatto singola-re. “ (Julien Green, Journal).


ROSSORI

Sotto la foto di un aereo costretto ad atterrare in una foresta scriverò la seguente didascalia: ” Il dèmone della fotografia

aereo55


ROSSORI

Sotto la foto di Sophia Loren che festeggia gli ottant’anni sotto un grande sombrero scriverò la seguente didascalia: “ Chapeau! “.

loren


Lunedì 22 settembre 2014

j17virgapaccuse “… “ J’accuse “… “ J’accuse “… J’accusare, sempre meglio che lavorare.













 ARCHIVIO

 “ Sabato 6 luglio 1996 – Una ventina d’anni fa feci l’unico viaggio extraeuropeo che ho fatto an­dando in treno a fino Tangeri e tornando dopo un soggiorno incredibilmente breve. Questo viaggio, pensato e realizzato in maniera assoluta­mente ambigua, avevo deciso di intitolarlo – sta tutto scritto, basta control­lare – « Nel cinquantesimo anniversario del viaggio di Paul Eluard ». Narrano infatti le storie che il poeta surrealista francese, nel 1924, partì improvissamente per un viaggio senza avvisare nessuno, nem­meno Breton, nemmeno Aragon, nemmeno Soupault, senza dire dove an­dava, e poi tornò, ma nessuno ha mai saputo con esattezza dove sia stato. Sono leggende, si sa, come quella, analoga, che si racconta mi pare a pro­posito di Agatha Christie. Ma uno che parte per il Marocco, in treno, a trent’anni, a metà degli anni Settanta, per un viaggio che ha già in partenza un titolo, con una macchina da scrivere e i libri di Gadda nella valigia, che genere di viaggiatore è? Un viaggiatore autour de sa chambre? Ma allora, tanto valeva che restasse a casa. Un viaggiatore Alpitour? Nein, danke. Un viaggiatore nel senso di trip? Ma allora tanto valeva che restasse a casa. Del surrealismo non si parla più. Perché non ce n’è più o forse perché ce n’è troppo. La realtà, surreale com’è, non lascia più spazio ad avventure di nessun tipo. Anche perché è surreale a senso unico. È una realtà sopra un’altra realtà – come una sopra-elevazione, una casa sopra un’altra casa, che non sarebbe neanche permesso, ma le fanno lo stesso, una casa che sa­rebbe finita, ma invece continuano, tale e quale, una casa bis, come se ce ne fosse bisogno -, ma una volta che si è capito sopra quale realtà sta que­sta surrealtà il gioco è finito. Se non si ha voglia di giocare. L’ultimo surrealismo che mi ricordo si chiamava « demenziale », era strafatto, e non era bello a vedersi. Per quanto ne so ha fatto anche le sue vittime, così come non ci mancavano i soliti furbi. Io, eventualmente, sarei un surrealista all’antica. Con una macchina da scrivere – Olivetti Lettera 32 -, i libri di uno scrittore che si è letto e a cui si è creduto di somigliare, i treni, la Spagna che sembra il Messico, il Marocco che è come nei film, e, in ta­sca, un’agenda, un diario. E potevo anche continuare il viaggio, andare giù, andare in Africa, andare oltre, fare come ha fatto quello scrittore che piace tanto ai giornalisti, Chatwin, che viaggiava, e scriveva, e poi è morto, come secondo i giornalisti succede sempre agli scrittori. Come surrealista non valgo molto. Vent’anni fa era già tardi, figuriamoci adesso. “.


Martedì 23 settembre 2014

q1051uando leggo che lo stilista Karl Lagerfeld ha lanciato un quotidiano, The Karl Daily, in cui si parlerà solo di lui, penso che non avevo mai notato che in “ Lagerfeld “ c’è un ” Lager “. Dici che sono matto? Peut-être.











ARCHIVIO

“ Martedì 30 settembre 1997 – Sfoglio Vittorini, Conversazione in Sicilia, nell’edizione Bompiani 1953, « illustrata a cura dell’autore con la collaborazione fotografica di Luigi Crocenzi ». Penso alle fotografie – quelle di Crocenzi (1950) sono bellissime. Penso che, finché erano in bianco e nero, le foto sembravano innocue. Cioè, non innocue, ma « sottomesse ». Veniva voglia di consolarle di quella immensa, sterminata mestizia di cui sembravano fatte. Ma perché poi erano tanto tristi? Quanto più non si riusciva a spiegarsi perché, tanto più si faceva largo il sospetto che si trattasse di qualcosa d’altro che di tristezza (intanto, comunque, noi ci sforzavamo di consolarle e loro si lasciavano consolare). Infatti era una specie di fascino, un magnetismo, una attrazione, verso di loro, verso la loro sottomissione, verso il laggiù in cui – a una distanza sempre impossibile a misurarsi – stavano, come se, guardandole, si sprigionasse da loro una irresistibile forza, inesorabile come una legge di natura, come una forza di gravità. Anche perché avevamo capito che erano belle. Ovvero non c’era per noi altro modo di chiamare quella cosa che, attraendoci, ci faceva andare giù, scendere, precipitare, piacevolmente, piacevolissimevolmente. A quel tempo le foto a colori non ci sembravano degne nemmeno di uno sguardo: foto da matrimoni, da réclames, da rotocalchi. Nei colori c’era qualcosa di spavaldo che non ci commuoveva mai, anzi ci respingeva. Quelle erano veramente foto innocue, cioè non ci facevano niente. Poi è cambiato di nuovo tutto. I colori hanno trovato quello che gli mancava, quella pregnanza, quel quid che rendeva irresistibilmente belle le foto in bianco e nero. Non si trattava di mestizia, di tristezza, questa volta, ma di una specie di euforia, di riso infrenabile, isterico, illogico. Una bellezza strana, un po’ spaventosa. Non c’era più da consolare nessuno, ma solo da condividere quel riso esagerato oppure da preoccuparsi, da difendersene – c’è a chi gli esaltati fanno paura. Ognuno ora farà come crede. In ogni caso, alla fine, possiamo dire di esserci « liberati » dalle fotografie. “.


 Mercoledì 24 settembre 2014

m865eraviglioso, nel bel mezzo di un ddibbattito sulla Tasi, un “ Guido Gozzano “, sindaco di Carrega Ligure (AL). Non si vergogna di essere sindaco…












ARCHIVIO

“ 17 novembre 1990 « Sulla tela tesa, sul piano sempre puro su cui né la vita e nemmeno il sangue lasciano la minima traccia, si riproducono gli avvenimenti più complessi ogni volta che si vuole. Le azioni sono accelerate o rallentate. L’ordine dei fatti può essere capovolto. I morti rivivono e ridono. Ciascuno può vedere con i propri occhi che tutto ciò che è è superficiale. Tutto ciò che fu la luce è tratto dal tempo comune, e le cose accadono e riaccadono nel cuore delle tenebre. Si vede tutta la precisione del reale rivestire ogni attributo del sogno. È un sogno artificiale. È anche una memoria esteriore, e dotata di una perfezione tutta meccanica. Insomma, grazie agli arre­sti e agli ingrandimenti, vi si figura l’attenzione stessa. La mia anima è divisa da questi prodigi. Vive sulla tela onnipotente e in movimento, partecipa alle passioni dei fantasmi che vi si producono. Si impregna dei loro modi: come si sorride; come ci si dichiara: come si salta un muro; come si uccide; come si mostra di pensare… Ma l’altro effetto di queste immagini è ancora più strano. Tale facilità costituisce una critica alla vita. Cosa contano ormai queste azioni e queste emozioni di cui vedo gli intrecci, e la monotona diversità? Non ho più voglia di vivere, dal momento che vivere significa soltanto rassomigliare. Conosco l’avvenire a memoria. » (Paul Valery, 1922) “.


 Giovedi 25 settembre 2014

d1070

ce Lei: “ Ma perché quella ride – mentre dice che hanno tagliato la testa a un ostaggio, che la crisi va sempre peggio, che a Roma c’è stata una “ bomba d’acqua “ etc. – ? “. Perché informare è sempre meglio che lavorare etc. Parola di giornalista (professionista). L’Informazione: un altro mistero buffo. (Comunque non era una “ bomba d’acqua “, era un temporale, un acquazzone, una pioggia con tuoni e lampi, fortuna che avevo l’ombrello, mi dispiace per quelli dell’arena, perché il film non era ancora finito, vedrai che gli rimborsano il biglietto)





Venerdì 26 settembre 2014

a1416la fine, ho pensato, i toscani che se la cavano meglio, nel senso che fanno sfigurare di meno, sono quelli che si capisce che sono toscani fino a un certo punto, tipo Panariello, tipo Virzì. Invece uno che si chiama addirittura “ Senesi “- che poi, va detto, con Siena non c’entra niente -, uno così ieri sera non riuscivo neanche a guardarlo, sentivo soltanto la sua brutta voce, sentivo che straparlava, sbraitava, che il pubblico rideva, ma solo per farlo contento, solo perché, in televisione, il pubblico ride sempre. Poi c’è Benigni, ma quella è un’altra storia, diciamo meglio: è una preistoria. (Scrivo, appena sveglio, queste cose perché mi sono svegliato pensando che sono tanti anni – quasi una vita – che non riesco a essere toscano, che mi vergogno quasi di esserlo. Che in Toscana non riesco a viverci, e nemmeno a tornarci. Che, soprattutto, il toscano non riesco a parlarlo, fino al punto di non riuscire a parlare più. Di tutto questo provo immenso, micidiale dolore) (A pensarci meglio gli unici toscani che se la cavano sono quelli che si chiamano Oliviero. Che sono di Milano, che a parlare toscano non ci hanno mai provato nemmeno per sbaglio) (Dimenticavo: c’è anche quello che canta. Ma se riesce a cantare è solo perché non vede, perché sta con gli occhi irriducibilmente chiusi etc.)


ARCHIVIO

“ Senza data [1983] – « Il congelamento del tempo – la stasi insolente e straziante di ogni fotografia » (Susan Sontag, Sulla fotografia, 1973) “.


Sabato 27 settembre 2014

n1047virgon respiri… bocca chiusa… “, mi ha detto quello delle stampanti – ne stava pulendo una e si alzava la polvere dell’inchiostro. Io ho pensato: “ Bocca chiusa “ va bene, ma “ non respiri “… come si fa a non respirare? Lo sa solo lui.











GALLERIA

siena1974a

Siena 1974 [*]

[*] In una fotografia c’è sempre qualcosa di imprevisto, una fotografia ti sorprende sempre, una fotografia è sempre malgrè-soi. Non mi sarei mai aspettato tutto questo patetico, tutto questo attempato, tutto questo datato. Io, a quei tempi, mi sforzavo di essere absolument moderne


ARCHIVIO

“ 23 agosto 1986 – Mirabile cosa il giornalismo che parla sempre di quello che non sa anzi proprio perché non lo sa a qualcuno che sempre non lo sa anzi proprio perché non lo sa. La notizia è l’equivalente generale di questo universo mercantile. “.


ROSSORI

Sotto la foto del “ vulcanello “ di Agrigento che ha causato la morte di due bambini scriverò la seguente didascalia: “ La terra bolle “.

vulcanello


 Domenica 28 settembre 2014

m866i chiedo se l’aneddoto tante volte raccontato da Tabucchi – che quando vide La dolce vita si disgustò e decise di andarsene – non potrebbe valere anche per me. Perché esattamente in quegli anni io decisi di “ uscire “ dal cinema, di rifiutare la condizione di spettatore, di affrontare, fuori dalla narcosi della finzione, la “ vita “ etc. Io non sono andato all’estero, non ho “ scoperto “ poeti, non ho scritto romanzi, e tuttavia…







 ARCHIVIO

“ 27 febbraio 1988 – Ma veramente facendo La terra trema, Visconti voleva « riportare Verga al suo dialetto », come afferma Tullio Kezich? “.


GALLERIA

La preghiera laica del mattino (1996)

La preghiera laica del mattino (1996)


Lunedì 29 settembre 2014

r520penso a Tabucchi. La verità, penso, è che se uno se ne va è perché se ne vuole andare. Anche se non capisce perché. Il peggio è quando gli viene voglia di tornare: “ Domenica 16 marzo 1997 – Dice che c’è un dibattito sulla morte del capitano Cook. Dice che il suo errore non fu di arrivare fra quei selvaggi né di andarsene ma di tornare dopo che se n’era andato. Dice che a quei selvaggi gli andava bene che arrivasse uno che sembrava un dio ma a patto che poi se ne andasse dopo avergli portato fortuna, ma se tornava indietro portava sfiga e per questo l’hanno ammazzato. Dice che è andata così. (Stefano Malatesta, Morire come un dio, in La Repubblica, oggi) “. Anche se non capisco perché.



ARCHIVIO

“ 26 giugno 1995 – « Lacco Ameno, 8 agosto 1947 – A proposito del nostro presente rimpatrio, T., che è stato lontano dall’Italia altrettanti anni che me, notava: “ Credevamo di tornare a casa, e invece, ancora una volta, siamo andati all’estero “ » (Paolo Milano, Note in margine a una vita assente) [La lettura di questo diario di Milano mi induce a pensare che è verissimo che esiste un genere letterario « diario », ovverosia che è sicuramente esistito, almeno fino a una trentina di anni fa. Se io scrivessi un diario, dunque, cosa che sarebbe azzardato affermare che stia facendo, sarei solo un epigono. (Sulla condizione di « epigono » ci sarebbe da scrivere molto più di un diario) (Per essere sincero, Milano mi fa pensare che esista qualcosa di più – di peggio? -: una « maniera ») “.


 Martedì 30 settembre 2014

q1053uando ho letto il titolo di Rainews24: “ George e Amal ufficialmente sposi: il sì a Ca’ Farsetti davanti a Walter Veltroni “ non ho potuto non ripensare a un diario: “ 25 marzo 1993 – In questi tempi coglioni / invece di un Veltro / ci tocca Veltroni. “.











ARCHIVIO

“ Mercoledì 27 marzo 1996 – Ieri sera, sentendo D’Alema dire: « I diritti dei lavoratori », ho pensato subito a Alberto Sordi quando dice: « Lavoratoriiii… Prrrrr » e poi gli corrono dietro e gli danno un sacco di botte, e a Capannelle quando dice a Gassman: « Ma quelli ti fanno lavorare… », e anche a quel mio amico che disse: « Bisogna lavorare », e io andai a lavorare, e lui si mise a studiare, oppure a quell’altro di cui lei mi dice: « Sta lavorando », ma a me sembra che stia sempre al mare. Ho pensato anche ai giornalisti che dicono sempre: « Sempre meglio che lavorare », e ho concluso che questa del lavoro è una faccenda veramente strana. Sarà bene rifletterci meglio. “.


 GALLERIA

Gioiosa Jonica 1997

Gioiosa Jonica 1997

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...