diario romano / 1a

Mercoledì 1 ottobre 2014

i1849 buffo del mio diario non è tanto che l’ho scritto, ma che me lo ricordo tutto. Anche senza Microsoft Word.













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“ 3 maggio 1983 – le mostre / così / venivano / a bomba / alle mostre / un silenzio / di tomba. “.


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L'anarchia è una bella idea?

L’anarchia è una bella idea? (Roma 1980)


Giovedì 2 ottobre 2014

s1166asera penso che ormai ho capito che i toscani sono soprattutto buffi. E anche che, quando se ne rendono conto, sono spiritosi, cioè comici. Come quell’uomo che era insieme al babbo in ospedale. Che diceva: “ Meglio dal Nannini che dal Nannoni “ [*] – il Nannini è la nota azienda produttrice di dolci senesi (ricciarelli, cavallucci, panforte etc.) che a Siena ha sempre avuto anche un certo numero di bar, senza dire che la famiglia Nannini è quella della notissima Gianna, nonché del noto Alessandro, pilota di Formula Uno; il Nannoni è un’altrettanto nota, ai senesi, agenzia di pompe funebri. Il babbo poi è morto, quell’ometto non so, ma a questo punto scommetterei proprio di sì. La comicità nasce dal fatto che i toscani sono poco moderni, per non dire antichi. Forse è meglio dire “ antiquati “, cioè inattuali, datati, obsoleti. Piacciono anche, come piacciono sempre le cose vecchie. E comunque i toscani sono buffi. Anche senza essere Benigni – che fa ridere solo a guardarlo. Sono buffi per quello che dicono, per come lo dicono. Sono buffi nella lingua. Che, anche se è quella che più somiglia all’italiano, perché, manzonianamente, l’italiano si è modellato su di lei, non la capisce, veramente, nessuno. Anche perché, va detto, nessuno capisce più niente. Al massimo reagisce: ai colori, ai sapori. Comunque non bisogna prendersela, basta saperlo. Non saperlo è tremendo: si chiama “ comicità involontaria “ e non c’è niente di peggio. [*] “ 15 giugno 1989 – « Meglio dal Nannini [pasticceria, ndr] che dal Nannoni [pompe funebri, ndr] », dice il sor Guido detto Bellocchio con arguzia tipicamente toscana. “.


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L'avventura di un telespettatore (Roma, 11 settembre 2001)

L’avventura di un telespettatore (Roma, 11 settembre 2001)


Venerdì 3 ottobre 2014

q1054uando io gli dico: “ Un po’ lungo “, lui ripete: “ Un po’ alto “. Succede tutte le volte, non c’è una volta che non succeda. Io sorrido, anche perché ripenso a un diario: “ 2 luglio 1984 – Illustrando la teoria della bi-logica, Matte Blanco racconta di una sua paziente che identificava « alto » con « ricco », a causa della presenza di « molto » in entrambe gli attributi. È un pensiero delirante quello che produce questa eguaglianza? Il professore dottamente sottilizza, senza entrare nel merito: c’è un sacco di gente che identifica « alto » con « ricco ». “. Il caffè è sempre buono, ma io non sono mai stato più senza una lira di ora.





ROSSORI

Sotto la foto della dottoressa Rossella Orlandi, direttore della Agenzia delle Entrate, scriverò la seguente didascalia: “ Domani è un’altra tassa “.

rossella


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 “ 21 giugno 1989 – Sono trascorsi più di venticinque anni dalla per me sconvolgente mostra sui lager nazisti allestita nel cortile del Palazzo Pubblico. Fu come un nuovo inizio. Nel segno dell’orrore o, come ormai ho capito, dell’arte fotografica. “.


 Sabato 4 ottobre 2014

p1088oi sono andato dagli zingari e, mentre entravo, ho visto un ometto che usciva tenendo in mano un grosso libro con una bella sovracoperta colorata. Ho letto il titolo: L’uomo senza qualità – credo che fosse la poderosa edizione Einaudi che ho anche io, ma senza sovracoperta. Ho pensato: “ Meglio così “. Meglio che l’abbia comprato lui, che così non l’abbia comprato io, ne sarei stato capace, lo so benissimo. L’avrei comprato, grande e grosso com’è, l’avrei, di nuovo, non letto, nel senso di non finito, come tanti anni fa, non mi ricordo quasi niente, credo che non fosse “ il mio tipo “. Poi sono entrato ma non ho comprato niente. Invece ho fatto una foto: a un rotocalco buttato per terra. Si vedeva lo scrittore Andrea De Carlo, più nero e riccioluto che mai, e il titolo diceva: “ Il segreto? Essere passionali “. Io ho pensato: “ Il segreto? Essere riccioluti “. Ma era solo una cattiveria. Ho pensato anche che più “ senza qualità “ di una foto non c’è niente, almeno in un certo senso. E certe volte è meglio così.


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“ 25 gennaio 1994 « Finalmente è sorto il sole: aliusque et idem. Mi fisso sui cartelloni, Cines, Cinéma, Lyda Borelli, Superdiva Francesca Bertini, Castagna, Ivan il terribile, Sciosciammocca, Dramma sensazionale spaventoso: questo popolo sente il dramma falso delle film e non sente quello vivo. » (Alfredo Panzini, Diario sentimentale della guerra. I giorni di Caporetto, 1917) “.


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Stamani, all'alba, nel Chiantishire

Stamani, all’alba, nel Chiantishire


Domenica 5 ottobre 2014

q1055uando vedo che da Fabio Fazio c’è Sophia Loren proprio non ce la faccio a non ripensare a un diario: “ 18 marzo 1989 – Al babbo piace da matti La ciociara, il celebre porno-soft di Vittorio De Sica. “. Et nunc judicamini, vo qui judicatis.











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“ 3 giugno 1985 – « Sono imprese che si addicono agli ex-comunisti intellettuali. E fanno parte di un fenomeno già avvenuto in Inghilterra dopo la rivoluzione laburista. Si chiama fenomeno di “ ipergamia maschile “ e rovescia la situazione tradizionale dei rapporti uomo-donna. Prima era di solito la donna che sposava un uomo socialmente a lei superiore. Anche la letteratura era piena di serve che finivano sull’altare col conte o coll’industriale. Dopo invece, permettendosi a tutti di farsi una cultura superiore, sono stati i figli dei facchini a sposare le figlie dei conti e degli industriali. Nell’uno e nell’altro caso non era segno di caduta delle barriere sociali, ma anzi di arrivismo. » (Luciano Bianciardi, lettera dell’agosto 1962) “.


Lunedì 6 ottobre 2014

s1168tando che, come ho capito già da moltissimo tempo, tutti vogliono soprattutto essere visti, a uno come me, che a essere visto, da moltissimo tempo. non ci tiene più, non resta probabilmente che rassegnarsi a vederli tutti, nonostante pensi che tutti sono decisamente troppi.










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“ Martedì 10 dicembre 2002 – « Roma, 13 agosto 1947 – Espatrio, rimpatrio. Vide bene Henry James che occorre un terzo termine, per definire un altro stato, molto più grave: il dispatrio. » (Paolo Milano, Note in margine a una vita assente, [1991]) “.


Martedì 7 ottobre 2014

d1071ice il professor Ilvo Diamanti che ora la moda è tornare a vivere in provincia. Io dico che per i miei gusti sono un po’ troppo furbi. Dico i professori, dico i giornalisti, diciamo meglio: i modisti.











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” 24 febbraio 1984 – Dice che i tedeschi dicono: « Stupido come un tenore ». Ma a quanto pare si guardano bene dal dire: « Stupido come un basso ». “.


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Lutti tra i flutti

Lutti tra i flutti

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“ Sabato 2 agosto 1997 – Stamani penso che tutti gli strani discorsi sulla « preistoria » che si sentivano una trentina d’anni fa – sembravano « strani » a me, ma in realtà erano solo il « marxismo », cioè i libri di Karl Marx e quelli dei suoi infiniti commentatori – avevano il loro corrispettivo pressoché evidente nel fatto che tante persone che prima non c’erano, avevano cominciato a esserci o si avviavano a esserci o speravano di essere sul punto di esserci, cioè che per tanta gente era effettivamente cominciato qualcosa o stava comunque per cominciare o c’era motivo di pensare che una volta o l’altra sarebbe cominciato. Che cosa poi fosse questa cosa di cui si presentiva e si auspicava l’inizio, sulle cui fattezze si discuteva tanto, rispetto a cui ci si sentiva assolutamente « prima » – perché comunque sembrava che fosse solo una « questione di tempo » -, intendo dire la « storia », si potrebbe anche capirlo – almeno in un certo senso – ricordando che in quegli anni c’era una strip che aveva fatto della preistoria lo sfondo per le sue storie. Si chiamava B. C. , che significa – è bene chiarirlo – « Before Christ », « Prima di Cristo ». Si potrebbe capire che quello che quel fumetto ci veniva a dire era innanzitutto che « prima di Cristo » c’era un fumetto, cioè delle figurine buffe che, in costume da cavernicolo, vivevano esattamente come gli americani della seconda metà del XX secolo. E lo facevano in modo così divertente, così spassoso, così comico, che, anche se si trattava di un’epoca comunemente denigrata con il nome infamante di « preistoria », leggendole, cioè guardandole – chissà come si deve dire quando si parla di un fumetto -, avremmo voluto che quella preistoria non finisse più – che poi era proprio quello che quella spiritosa preistoria – a stelle e (soprattutto) strisce – voleva. Queste cose le penso stamani che, ancora una volta, mi sono svegliato prestissimo, cioè prima di tutti, e, appena sveglio, ho pensato che io mi sento pazzescamente vecchio, ma non dolorosamente, bensì amabilmente, piacevolmente vecchio, anzi antico, quasi preistorico. Stamani, che è la prima alba in campagna, cioè il primo giorno delle vacanze, cioè l’inizio delle vacanze, ma io – che pure sono molto contento che le vacanze abbiano avuto inizio – tanto per cominciare, faccio qualcosa che facevo anche prima, cioè scrivo un diario. Che, come tutti i diari – e anche come i fumetti -, vorrebbe non finire mai. Che, come genere di scrittura, è qualcosa di abbastanza vecchio, anzi di antico, c’è chi direbbe di preistorico, io per me consiglio di dire: di cavernicolo. (E ora che penso che tutte le cose viventi vogliono solo questo: non finire, anche se sono vecchie, antiquate, magari preistoriche, penso a tutte le cose (viventi), che sono finite. Per esempio alla mamma. Che era vecchia ma non antiquata – l’antiquato sono sempre stato io -, che non sono riuscito a impedirle di finire, anzi forse il contrario, e, quando lo penso, come si pensa una mostruosa certezza, vorrei sbranarmi la carne, mozzarmi le mani, strapparmi gli occhi, riempirmi la bocca di sassi, bruciarmi vivo, farmi a pezzi, soffocarmi, squartarmi, spiaccicarmi fino ad essere una schifosa putrida poltiglia rossa da dare ai cani) (« Dici sempre le stesse cose, in questo diario. Ma cos’è, un tormentone? » Sì, un immenso, infinito tormento) (La preistoria: « prima della storia ». E poi la storia. Che finisce: la « fine della storia ». E dopo la storia che c’è? C’è chi dice il presente, forse l’attualità. C’è chi pensa la moda: forse c’è questa borsa rossa di Laura Biagiotti (LB) che sta di fronte al verde confuso, indefinibile, ibrido del mare – un verde pieno di blu, di neri, di argenti – nel suo rosso apodittico, industrialmente perfetto, impossibile, innaturale, inusitato, inventato – un rosso mai visto prima. Un rosso preistorico. Un allucinato spassoso comico – sì: comico – rosso -: la preistoria è sempre stata un fumetto? Sulla sabbia, di fronte al mare. Come se dal mare fosse nata una borsa. È tutta una storia da ridere?) “.


Giovedì 9 ottobre 2014

n1048on si rifletterà mai abbastanza sul fatto che il museo di arte contemporanea di Napoli si chiama “ MADRE ” – “ Martedì 22 dicembre 1998 – « SOS razzismo – SOS balene. Ambiguità: in un caso è per denunciare il razzismo, nell’altro è per salvare le balene. E se nel primo caso si trattasse anche di un appello subliminale per salvare il razzismo, se questa fosse la posta in gioco della lotta antirazzista, traccia estrema delle passioni politiche, per salvare una specie virtualmente condannata? Bisogna diffidare dei tranelli del linguaggio. Le frasi fatte dei politici dicono in genere l’opposto di quello che essi pensano. Dicono quello che pensano in segreto, con un umorismo involontario. E la sigla SOS ne fa parte a tutti gli effetti. [1989] » (Jean Baudrillard, Cool memories, cit.) “.


Sabato 11 ottobre 2014

q1056uando vedo Crozza che fa l’imitazione di Montezemolo mi chiedo se non sia vero che la Seconda Repubblica (1978- ) è – stata? – una repubblica fondata sulle “ rosse “.












Domenica 12 ottobre 2014

G476virgabrielli: « Lo Stato è impotente » “ (In concorso per il miglior titolo 2014)













ROSSORI

Sotto la foto di Lapo Elkann in sedia a rotelle nella Piazzetta di Capri scriverò la seguente didascalia: “ À la mode comme à la mode “.

derniercri


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” 4 settembre 1984 – C’era una volta la letteratura e la storia della letteratura e la morte della letteratura e la resurrezione della letteratura e la buona letteratura e la cattiva letteratura. C’era. “.


Venerdì 17 ottobre 2014

l1733e “ sentinelle “ che leggono in piedi. Mi chiedo se il punctum sia che leggono o che stanno in piedi.













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“ Senza data [1981] – Il lettore del telegiornale riferisce le dichiarazioni del ministro Lagorio sul missile a Comiso. « A Comico », si lascia sfuggire. E poi insiste: « Ha concluso Comico… ehm, Lagorio ».


Sabato 18 ottobre 2014

I1850virgl Sud vince. “ (Bruno Valentini, sindaco di Siena)














ROSSORI

Sotto una foto di Matera, capitale europea della cultura 2019, scriverò la seguente didascalia: “ La cultura sono pietre “.

MATERA2


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“ 26 luglio 1994 – Anche se non lo scrive, ognuno di noi ha un diario, da qualche parte. Se quel giorno di marzo avevo le guance troppo rosse, e non era per il freddo, qualcuno l’avrà notato. Se lei stamani si è alzata i capelli sulla nuca, sorridendo beata, l’ho notato io (nello specchietto retrovisore). O quella volta per esempio che sul cartello che indicava la casa di campagna dove ero andato a stare scrissi « fellow me », invece di « follow », e mi fu fatto notare, ma non è che non sapessi l’inglese, è che andavo pazzo per l’amicizia. Niente va veramente perduto, neanche quello che si vorrebbe, ammesso che lo si voglia. In un certo senso il mondo è un grande diario, dove tutti scrivono qualcosa, giorno dopo giorno, anno dopo anno, per sempre. Si può stare tranquilli.


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“ 25 dicembre 1987 – Gli imitatori segnalano più di ogni altro « artista » che quello dello spettacolo è un universo retorico che ha la stessa fissità dell’iconografia medievale. “.


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“ 29 febbraio 1992 « Nuova monovra per contenere il disvanzo » (Titolo TG2. Vanno di fretta) “.


Domenica 19 ottobre 2014

C1279virgome dico sempre ai miei studenti “, dice il professore – vedi barba.













ROSSORI

Sotto la foto del sindaco Marino che ride mentre “ trascrive “ un matrimonio omosessuale scriverò la seguente didascalia: “ Gay village “.

gay22


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“ 20 maggio 1991 – « Tenga le mani a posto », disse il fondo a quello che lo voleva toccare. “.


Mercoledì 22 ottobre 2014

q1057uando ero bambino i ” fascisti ” stavano al piano di sopra. Quando ero bambino.













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“ 31 agosto 1984 Che cosa fa il cinema? Fa perdere tempo. “.


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La donna con il cane (Roma, Piazza Santa Maria in Trastevere, 1974)

La donna con il cane (Roma, Piazza Santa Maria in Trastevere, 1974) [*]

[*] “ Mercoledì 24 settembre 1997 – Oggi è un giorno piuttosto importante perché ho trovato una foto di Helmut Newton che conferma certe mie idee che risalgono ad almeno vent’anni fa. La foto, che si intitola Donna distesa – Beverly Hills, 1988 – mostra l’interno di una camera da letto in cui si vede un letto con sopra una donna supina a gambe assolutamente spalancate che mostra all’obbiettivo cioè a noi cioè a me il sesso nudo e aperto – la donna, di cui non si vede il volto perché la testa è sprofondata nella morbida superficie della trapunta – arabescata -, è completamente nuda, anzi lo sarebbe se non fosse per qualcosa di nero che probabilmente è la gonna arricciata intorno alla vita e le due scarpe newtonianamente nere e newtonianamente dotate di tacchi altissimi – e , mentre se ne sta così « distesa », abbandonata, « spalancata », con la mano sinistra accarezza un piccolo cane del tipo bulldog – che sia un « carlino » tipo Ripa di Meana? – che le sta accanto. In primo piano, a sinistra di chi guarda, marginalmente rispetto all’evidenza del corpo femminile protagonista della scena, c’è un accessorio domestico così scontato – o così imprevisto – che lo notiamo solo in un secondo momento – anche perché siamo tutti presi dalla visione della magnifica nudità: un televisore acceso – sullo schermo qualcosa che forse è una pubblicità, sicuramente una mano – di donna – che impugna qualcosa. Decidendo di riprodurre la foto per la mia serie Rossori / Didascalie 1997, ho anche deciso che la intitolerò La donna con il cane. Ma La donna con il cane è anche il titolo da me attribuito a una foto di Robert Capa che qualche giorno fa ho riprodotto, e, riproducendola, non ho potuto non pensare a una foto – mia, questa volta – che, appunto, ho sempre chiamato La donna con il cane. La scattai un po’ più di vent’anni fa – nel 1974, per l’esattezza – sugli scalini della fontana di Piazza Santa Maria in Trastevere. Era l’epoca in cui « ero fotografo » o, comunque, mi chiedevo se non fosse il caso di diventarlo. Inquadrati dall’alto, vi si vedono una ragazza vestita di nero – anche i capelli sono neri – che siede voltandomi le spalle sugli scalini che circondano la fontana, mentre, accanto a lei, un cagnetto senza pedigree, bianco e nero anche lui, mi guarda dal basso con quell’aria buffa e straziante – soprattutto buffa, soprattutto straziante – che hanno spesso i cani. Quello che si vede è dunque soprattutto lo sguardo di un cane, poiché la ragazza rimane rigorosamente voltata, e dunque ciò che ci guarda – me fotografo e ogni altro spettatore possibile – è un cane, sono gli occhi, languidi, « commoventi », di un animale domestico comunemente definito « il migliore amico dell’uomo ». Dunque, cercando di guardare, anzi di mettere « a fuoco » una giovane donna, avevo trovato nell’obbiettivo qualcosa di inaspettato, di imbarazzante, qualcosa come un « amico » o sedicente tale, un non previsto « terzo », che, in quanto non previsto, risultava inevitabilmente « incomodo ». Quello che da allora ho continuato a pensare è che, almeno fintanto che si tratta di fotografie, la vista di una donna è inseparabile dalla vista di un cane, cioè che, nelle foto, la donna è sempre con un cane. Che non cessa mai di guardarti. Almeno fintanto che tu guardi la donna. Perché questo accada non si sa. Forse è qualcosa come una « legge » della foto, del fotografare, del guardare. Per tutte queste ragioni, mi piacerebbe pensare che « Newton » sia uno pseudonimo cioè qualcosa come un nome d’arte. Infatti ciò di cui si tratta nelle sue foto – in tutte le foto? –  è qualcosa di « scientifico », qualcosa che ha a che fare con le « leggi », cioè con le regole di esistenza della realtà. Anzi, con una legge in particolare: la newtoniana legge di gravità, cioè della gravitazione universale – quella che spiega come funziona l’attrazione terrestre, cioè come la terra « attragga », attiri, persuada ad avvicinarsi sempre di più chi gli sta nei pressi, cioè, in un certo senso, sopra. Il ché, come è noto, è quello che spiega molte cose, fra cui le cadute. E, a maggior ragione, i crolli. (« Tutto qui? » A me sembra già molto) “.


Giovedì 23 ottobre 2014

o sono fotografo “,I1853virg scrive Ferdinando Scianna (Il dolore vissuto, in Doppiozero). Beato te, scrivo io. Che ho sempre fatto foto, ma fotografo non ho mai creduto di essere. Ho fatto tante cose, io…











Venerdì 24 ottobre 2014

l1734eggo Ferdinando Scianna; “ Si può non essere interessati e preda di compassione di fronte all’oceano di dolore nel quale affoga il tempo che viviamo e nel quale da sempre affoga la coscienza degli uomini che in mezzo al dolore hanno vissuto e vivono? “ (Il dolore vissuto, cit.), e, dopo che l’ho letto, cerco “ compassione “ nel mio diario e trovo questo: “ Giovedì 10 aprile 1997 « Avete veduto qualche volta come si muove la coda d’una lucertola troncata, o avete letto degli animali, non dico degli uomini, che troncata la testa seguitano ad avere dei movimenti riflessi in tutte le membra. Così era di quella città. Era stata molto battuta dalla guerra, e noi la visitavamo per renderci conto dei suoi bisogni. Viaggiavamo in una lussuosa macchina, con l’impudore proprio di questi anni in cui il più palese benessere rasenta la più grande miseria. Era con noi una donna, nell’uniforme di soccorso di cui sono vestite molte donne di questi tempi: un distintivo sul braccio, una macchina fotografica, il pastrano con una filza di bottoni lucidi nella piega dei seni, fino in basso. Quando scendeva a fare le fotografie, metteva le gambe a compasso, le sue gambe calzate bene, dritte; fotografava la miseria, le rovine che si levano su dalle città distrutte, come se la pietra avesse tentato di atteggiarsi a simulacro di abitazione, e non producesse che fantasmi. Ella fotografava i poveri, i vagabondi; pareva che la guerra non fosse servita ad altro che a fare fotografie. Gli uomini non erano meno indifferenti delle rovine sotto l’obbiettivo fotografico, non pensavano a nascondersi; anzi si mostravano in tutta la loro miseria, né più né meno che se fossero in un travestimento; alcuni addirittura ridevano, specie i ragazzi, e parevano felici. È incredibile come la gente voglia apparire contenta in una fotografia, come tenga a essere fotografata. Siamo in un tempo che ama il documento, e forse una certa insensibilità proviene da questo. Catalogato un fatto, pare che basti, come all’uomo che si calma quando ha definito un suo malessere o un suo sentimento. Al secolo scientifico basta di spiegarsi di che si tratti. E così in quella città. Tutti dicevano: “ È la guerra. È la catastrofe. Poi sarà peggio. Ce ne sarà un’altra “. Lo dicevano tranquillamente, senza ombra di paura o di rancore, o di rivolta. Noi segnavamo i bisogni e le necessità e le miserie di ognuno; la nostra compagna faceva fotografie. Avremmo raccolto una documentazione imponente, l’avremmo pubblicata, avremmo fatto delle conferenze. Eravamo soddisfatti. Tutta quella gente sarebbe sfilata nuovamente nei nostri ricordi, e noi avremmo arricchito quel materiale che si va raccogliendo in tutto il mondo, in cui appaiono uomini di tutte le razze, di tutte le latitudini, sorpresi negli atti d’una vita in altri tempi misteriosa, e ora offerta alla stanca curiosità di chissà quali lettori. Il nostro è un tempo di fotografie, le donne nude e il miserabile, ognuno nella sua solitudine, e l’uno serve di spettacolo all’altro. » (Corrado Alvaro, Ultimo diario (1948-1956)) “. Ne deduco che ” compassionevoli “, così come fotografi, si nasce. E io non lo nacqui, etc. (Scrive anche il nostro Ferdinando: “ Si scambia spesso la disperazione con la « melancolia », la depressione. Ma la depressione è una malattia, la disperazione è pensiero in atto. Si può essere disperati e allegrissimi. Forse si può essere allegri solo se disperati. La depressione non contiene la compassione; la disperazione sì. E anche l’allegria. “. Ecco il punto: essere disperati, “ allegramente “ disperati. Ma queste sono fortune che non capitano a tutti. Parola di melancolico, diciamo senz’altro depresso)


Sabato 25 ottobre 2014

Wwomen are back “, dice Marina Rinaldi. Infatti mi sembrava, dico io. Che non sono sicuro che siano donne.













Domenica 26 ottobre 2014

L1736a fuga in avanti / Romanzo.














Lunedì 27 ottobre 2014

m869i torna in mente un diario: ” Giovedì 12 dicembre 1996 – Lei, che è stata a Firenze, dice che in Toscana si parla una lingua incomprensibile che non si parla più da nessuna parte. Io sono assolutamente d’accordo però penso anche che, chissà, magari è il suo bello. “,










Martedì 28 ottobre 2014

i1854virg quattrinacci “, diceva la mamma. E ancora non aveva visto niente.













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Street art 1999

Street art 1999


ROSSORI

Sotto la foto della ministra della cultura francese Fleur Pellerin che ha dichiarato di non avere letto nemmeno un libro negli ultimi due anni scriverò questa didascalia: “ Fleur du mal “.

fleur


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Quando ero fotografo (1980 ca)

Quando ero fotografo (1980 ca)


ROSSORI

Sotto la foto dello chef Antonino Cannavacciuolo, testimonial del formaggio Gorgonzola, scriverò la seguente didascalia: “ Cannavacciuolo “.

cannavaccio


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Il cubismo (1974)

Il cubismo (1974)


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“ Venerdì 2 luglio 1999 – « Le fotografie di disastri, personaggi politici, donne for­mose che vediamo nei rotocalchi, si suppone che abbiano la funzione di “ portare il mondo fino a noi “. Ma ciò che quelle im­magini effettivamente compiono è una funzione assai inumana: trasformano persone ed eventi reali in oggetti di puro sguardo, avulsi da ogni contesto vivo e da ogni significato men che ele­mentare grazie alla chirurgia dell’obbiettivo. Sicché possiamo guardare senza vedere, afferrare senza capire, essere eccitati senza provare in realtà alcun sentimento particolare. L’immagine fotografica abolisce decisamente la densità e l’ambiguità degli eventi reali, isolandoli dalle paure, aspettative, desideri, idee e conflitti d’idee che ad essi ci legano e che ne costituiscono il senso. Ridotte a immagini nette, le cose diventano infinita­mente più evidenti e, al tempo stesso, infinitamente più insignifi­canti che non possano mai essere in realtà. Quel che alla fine abbiamo è davvero la “ pellicola “ della vita. Piuttosto che portato fino a noi, il mondo è stato efficacemente “ fatto fuori “. » (Nicola Chiaromonte, La realtà fatta fuori, in «Tempo presente», 4, n. 2, 1959) “.


Mercoledì 29 ottobre 2014

s1176tamani penso alla “ turris èburnea “, anzi alla “ turris ebburnèa “ – “ 12 marzo 1994 – Mi ricordo quel comunista dell’ARCI che diceva qualcosa contro la “ turris ebburnèa “. Era stato in galera nel ‘48 per i fatti dell’Amiata. “. Penso che, a uscire dalla torre d’avorio, dalla “ turris èburnea “, può anche capitare di ritrovarsi in una “ turris ebburnèa “. Da una torre a un’altra, di torre in torre, una torre, dopotutto, vale l’altra. Tutto sta a intendersi.








Giovedì 30 ottobre 2014

l1738virgInformazione. Non mi sono mai informato così tanto come ora. Nemmeno quando ho fatto il giornalista. Va detto comunque che, così come quando facevo il giornalista, io continuo a essere uno che preferirebbe non sapere – infatti il giornalista ho smesso subito di farlo. C’è più verità, io continuo a pensare, nel bacio che ho dato stanotte a quella specie di figlia – era una specie di albergo, di fronte al mare, l’immancabile mare dei sogni – che in tutte le notizie del mondo.






Venerdì 31 ottobre 2014

f367u lei a insegnarmi che “ Che strano… “ lo dice Violetta al quart’atto – io dovevo aver detto: “ Che strano… “. Così, in un attimo, capii che ero finito in un’opera, in un melodramma. E, soprattutto, che la – il – Traviata ero io.











 

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