diario romano / 1e

Domenica 3 maggio 2015

h526o pensato che, se non ci fossero i giornalisti – e Elena Ferrante -, si capirebbe che non c’è niente. Cioè ci sono solo le mostre – tipo Expo. Cfr. il diario che dice: “ 31 maggio 1983 – le mostre / così / venivano / a bomba / alle mostre / un silenzio / di tomba. “.









“ Nessuno tocchi Milano “ « Ma non era Caino? » Mah. Boh. Magari è lo stesso.

Quelli che ci mettono la faccia. E quelli che ci mettono la barba.


ROSSORI

Sotto la foto di David Beckham che festeggia i suoi primi quarant’anni insieme alla moglie in un resort nel deserto del Marocco scriverò la seguente didascalia: “ Splendido quarantenne ”.

beckham


Lunedì 4 maggio 2015

s1219virgiena – Lorenzo Rosso, portavoce di Siena e leader senese della destra, sarà il capolista della lista di Fratelli d’Italia per le prossime elezioni regionali del 31 Maggio. Rosso da giorni iniziato la sua campagna elettorale avvertendo i senesi che « a Siena il Rosso c’è », con un gioco di parole per la città che da sempre è la più « rossa » d’Italia. “ (Dai giornali)








I giovani? Facciamo pure giovanissimi

Il futuro? È “ giù “.

Barbacetto “… « C’ha la barba? » No, ma è come se ce l’avesse.

Uno, due, tre. Maria De Filippi conta, 1300 ragazzi aprono un pacchetto con la carta argentata. Nello studio di Amici entra Le notti bianche di Fedor Dostoevskij, va in scena il flashmob per la lettura. « Spesso abbiamo paura di avvicinarci ai libri e ai giornali – spiega la conduttrice – perché abbiamo paura di non capire, invece siamo in grado tutti di leggere. Ve ne parlerà chi sa tradurre con semplicità quello che legge: Roberto Saviano ». Tra canzoni, balletti e lacrime nella puntata di Amici (il 9 maggio su Canale 5), teste chine sul classico di Dostoevskij (Oscar Mondadori); viene scartato, sfogliato, mentre Saviano invita a saccheggiare le librerie (l’Italia è al 24mo posto nella classifica dei paesi dove si legge) “ (Dai giornali)

Con la matita si può fare quello che si vuole “, dice Staino. Che, a occhio e croce, non ci vede più.


ARCHIVIO

“ 26 aprile 1994 – Il brutto del sorpasso è che poi non vedi più chi hai dietro. Sorpassare può essere fatale, come dimostrano i tanti morti sulle strade causati da sorpassi. Anche l’unico incidente automobilistico che ho avuto fu causato da un sorpasso: avevo davanti la macchinetta di una famigliola in gita domenicale e io, che a quei tempi andavo di fretta, ingranai la terza e, profittando della curva, la sorpassai. Ma tanto fu lo slancio della sgassata, tanto insipiente ero io come pilota, che, alla curva che seguiva, in senso opposto, la prima, volai fuori di strada. Dire volai è esatto. Ricordo bene la smisurata frazione di tempo in cui capii di essere sospeso per aria, nell’auto diventata proiettile, aereo, deltaplano. Finché atterrai, nel frastuono delle lamiere sconvolte, in mezzo a un campo arato di fresco, e, nell’improvviso enorme silenzio, udii il canto, umoristico, di un uccellino. Il brutto del sorpasso è che c’è sempre qualcuno dietro che ti vede schizzare via, come in una seconda partenza, nella ripetizione di un addio. Fortuna che c’è lo specchietto retrovisore. “.


ROSSORI

Sotto la foto del 105enne estratto vivo dalle macerie del terremoto in Nepal scriverò la seguente didascalia: “ Sotto-vissuto “.

sopravvissuto


ROSSORI

Sotto la foto di una ragazza che ri-dipinge un muro imbrattato dalle scritte dei black-bloc scriverò la seguente didascalia: “ Vernissage “.

vernissage


ROSSORI

Sotto la foto di Roberto Saviano che fa il flashmob sulla lettura scriverò la seguente didascalia: “ Flashmobbing “.

saviano


ROSSORI

Sotto la foto di Roberto Benigni che declama la Divina Commedia in Senato scriverò la seguente didascalia: “ La Divina Commedia all’italiana “.

beni


Martedì 5 maggio 2015

s1220tanotte ho sognato che cantavo I’ te vurria vasà. Era una musica stupenda e la mia voce era bellissima. Speravo di sognare qualcos’altro di altrettanto bello, ma non è successo. (Poi accendo la tv e vedo i giornalisti. Che discutono della legge elettorale. Penso che sono anche bravi. Penso che è per questo che non ho fatto il giornalista: perché non me ne frega niente, della legge elettorale etc. A me frega solo della letteratura. È questo che mi frega, che mi ha fregato)






“ Le parole sono pietre “. Discorsi da pittori.

“ Le parole sono pietre “. Infatti mi pareva.

 “ Le parole sono pietre “. Parla per te.

Il miliardario Goldberg inciampa nel tapis roulant batte la testa e muore “ (Titolo di Repubblica.it)

Tocca a ffà lo slalon fra le merde ” (Via Flaminia, ore 11. 09)

Vietato vietare “ (Da un ddibbattito – Il sindaco di Rimini ha vietato vietare i giochi in cortile)

Amo la primavera, e anche l’estate “, dice la bionda. Più bionda di così…

I “ jihadisti del Texas “. Vedi: “ nazisti dell’Illinois “.

Poi c’è Veltroni. E dopo Veltroni non c’è più niente. (Veltroni: l’uomo che scrive libri senza averne mai letto nemmeno uno)


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” 18 aprile 1996 – Si potrebbe far cominciare tutto da quell’uscita dal cinema in quel pomeriggio d’estate. Le ragazze in strada. La padella la brace. “.


ROSSORI

Sotto la foto di una manifestazione contro la “ buona scuola “ scriverò la seguente didascalia: “ Dove vanno a finire i palloncini “.

palloncini


Mercoledì 6 maggio 2015

i1897l “ teatrino dell’Informazione “.













L’omicidio del pasticcere di Pescara.

Stasera vedrò, in qualche pertugio di Barcellona-Bayern Monaco, il film Il Dittatore. Ho detto Il Dittatore, non Il Grande Dittatore, quello di Chaplin, del ’40, quello di Adenoide Hinkel etc. No, questo è un film di adesso, del 2012, con il comico ebreo-iraniano-americano Sacha Baron Cohen. Quello che ho capito leggendo le recensioni è che fra i due Dittatori le somiglianze sono parecchie. Per questo decido di “ prepararmi “ rievocando un diario: “ 6 dicembre 1984 – Nei sei minuti di tirata finale anti-fascista il barbiere ebreo del Grande dittatore (Chaplin, 1940), ri-doppiato per la tv con la voce di Oreste Lionello, cioè Woody Allen), mi appare come il vero grande dittatore del nostro oggi. “.


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“ Senza data [1983] – CIAK – Era una cala sassosa. Siamo scesi scavalcando il guard rail e seguendo un viottolo fra le ginestre. Sulla riva la donna bionda correva arrancando sui ciottoli bagnati. Lui la inseguiva. Aveva un corpo pesante ma la faccia di un ragazzino. Dopo pochi metri la raggiunse. Brancatala la rovesciava per terra cioè sul ghiaione. I due corpaccioni perché neanche lei era una silfide si rotolavano sul duro bagnato con un cric crac di sassi e sassolini. Poi il bacio fra le due facce umide. Lei diceva qualcosa o almeno muoveva le labbra. A quel punto gli altri si scossero dall’immobilità tesa in cui erano rimasti per tutta la scena. Si abbassava il grande specchio di carta argentata. Spariva l’asta metallica con il microfono che aveva sovrastato la coppia durante l’amplesso. Il tipo anziano si alzò dalla seggiola su cui era rimasto seduto. Ora nel gruppo si parlottava. La bionda chiese una sigaretta. L’accese scostando i capelli bagnati. L’espressione spaventata era scomparsa: ora sorrideva ansando un po’. Il tanghero inseguitore scolava una lattina di coca cola. Una donna scriveva. Altri trafficavano intorno alle casse a ai cavi rivestiti di gomma. Una piccola con i capelli grigi si avvicinò alla bionda. Le parlava e le tolse qualcosa dalla guancia forse un pezzo d’alga. Passandole dietro con un pettine le aggiustò i capelli che si erano attaccati alla nuca. Finito di bere lui si era andato a piazzare sul bagnasciuga un po’ indietro rispetto alla linea del gruppo. Aspettava. Il vecchio fece un segno. Si alzò lo specchio argentato. L’uomo in tuta blu imbracciò l’asta metallica. Intorno alla macchina il gruppo era pronto. Un omìno alzò il cartello di legno con il bordo bianco e nero. Disse: trappole per cuori solitari quarantacinque seconda. L’asticella descrisse un angolo andando e tornando con un ciak allo sbattere del legno con il legno. Bionda cominciò a correre. “.


ROSSORI

Sotto la foto degli studenti che manifestano davanti alla sede del Pd mostrando le mani colorate scriverò la seguente didascalia: “ Mani-festazione “.

mani


Giovedì 7 maggio 2015

I1898 diritti acquisiti / Romanzo.













Nella notizia che ai giornalisti dell’Unità forse pignoreranno la casa, perché non c’è più un editore che paghi per le querele che hanno ricevuto, la notizia, per me, è che i giornalisti dell’Unità si sono fatti la casa. Come tutti i giornalisti, del resto. (Per essere sinceri la notizia è anche che le disgrazie vengono sempre da dietro)

Poi ci sarebbe qualcosa da dire anche sui giudici-scrittori. Made in Puglia, diciamo così.

Anche alla Rolex non piace Renzi. La Rolex: una “ ditta “, dopotutto.

Approfondire il concetto di “ povero in spirito “.

La “ mestizia “. È una tristezza tenera. Approfondire il concetto di “ mestizia “. (Cerco “ mestizia “ nel mio diario: “ Senza data [1974] – […] Dire di Torino in quel dicembre è cosa che può strappare le lacrime anche ai più duri di cuore (anche all’autore): non perché la città operaia fosse assillata da qualche lutto inatteso o sconvolta da oleografiche disperazioni di massa, ma, al contrario, proprio perché, riannodati i fili della mestizia industriale, di nuovo, dopo un’epoca di mattane, cedeva all’ordine dei suoi viali di castrum vetusto e taceva, di nuovo sempiternamente gialla e ritrosa: era l’ora dei calabresi, fra le caterve degli alieni, ci pare di immaginare, l’ora della dolcezza triste e pensosa del mondo di là. “)


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“ Mercoledì 27 maggio 1998 – « Vivi nascostamente », disse il falso invalido. « Non me lo faccio dire due volte », rispose l’assenteista. « Chissà che si credono di fare », rideva, sotto i baffi, il pensionato baby. “.


ROSSORI

Sotto la foto del barcone che giace sul fondo del mare di Lampedusa scriverò la seguente didascalia: “ Com’è profondo il mare “.

fondo


Venerdì 8 maggio 2015

p1105eripezie. In un supermercato. (Un sogno)













L’Affaire Rolex. Ma mi faccia il piacere mi faccia. Dovrebbero farsi pagare, dalla Rolex: i black bloc, dovrebbe farsi pagare Renzi… Dovremmo farci pagare tutti… Dalla Rolex, dalla McDonalds, dalla Apple, dalla Microsoft, da Sky, dalla Rai…

Oggi Michele Serra scrive un nobile corsivo per dire che non bisogna ridere di Jérôme Boateng, il difensore del Bayern caduto rovinosamente per una micidiale finta di Messi. Il fatto è che, e Serra, essendo un umorista, lo sa benissimo, vedere qualcuno che cade, soprattutto se è grande e grosso, fa ridere, è quasi impossibile evitare di farlo, riuscire a sedare prima che esploda quella repentina contrazione dei muscoli della faccia, quello spasmo violento e anche doloroso che è stato convenuto di chiamare “ riso “. C’è anche da dire che c’è chi, sulle cadute degli altri, ci campa, e Michele Serra, è, o forse è stato, fra questi. Io comunque parlo a ragion veduta. Parlo in quanto caduto, rovinosamente, micidialmente. È successo da tanto tempo, ma ancora ci penso – è successo anche dieci minuti fa, in banca, davanti alla piccola cassiera carina che contava i soldi come un’ossessa (io cado continuamente). (E comunque ci sono anche quelli che di ridere non smettono mai)

La pubblicità è tiranna “ (Da un ddibbattito)


Sabato 9 maggio 2015

r533acconta Chicco Testa che quando, molti anni fa, insegnava in un istituto tecnico, i suoi colleghi si assentavano spesso. “ C’era una – dice – che veniva un solo giorno alla settimana e quando veniva faceva leggere l’Espresso in classe “. La “ buona scuola “… Bisognerebbe prima dire quanto, in questi anni, è diventata cattiva. Per non parlare dell’università… Ieri sera ce n’era un’altra: “ Docente di Teorie e Tecniche della Comunicazione presso l’Università La Sapienza di Roma “. Mah. Boh. Chissà.





La copertina del Venerdì di questa settimana consiste nella riproduzione tel quel del poster del nuovo film di Paolo Sorrentino, La giovinezza / Youth. Vi si vedono due anziani maschi a bagnomaria nelle acque di quella che immaginiamo essere una piscina termale che guardano una ragazza nuda che tuttavia, a noi spettatori della scena, mostra le spalle, anzi, per meglio dire, il (bel) culo. Il titolo del fascicolo è: “ La grande vecchiezza “. Ne deduco, inevitabilmente, che la grande vecchiezza consiste nel continuare, anche in età avanzata, a far vedere culi – la giovinezza consisterebbe nell’essere indotti a vederli, forever. Forever young? Potrebbe andare anche bene, non fosse che il giornale costa, e il Venerdì anche di più.

Anche stavolta il professor Domenico De Masi è “ appena tornato dal Brasile “. Il professor Domenico De Masi è sempre “ appena tornato dal Brasile “. La domanda è: che ci va a fare, esattamente, il professor Domenico De Masi in Brasile? Forse ci va per poter dire di essere “ appena tornato dal Brasile “. Elementare, Mimmo.

Perché leggere un libro è un’esperienza fondamentale, ma individuale, il teatro invece è comunità, condivisione. “, dice Giuseppe Laterza, presidente dell’omonima casa editrice. La notizia è che la Laterza ha deciso di produrre spettacoli.


ROSSORI

Sotto la foto di Berlusconi che inciampa e cade sul palco del comizio di Genova scriverò la seguente didascalia: “ E tutti risero “.

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“ 18 dicembre 1992 – La gente è sdegnata ma non tanto. Soprattutto si diverte. Il caro vecchio film comico: la caduta del Fascismo. “.


ROSSORI

Sotto una foto della grande parata a Mosca per il settantesimo anniversario della vittoria contro i nazisti scriverò la seguente didascalia: “ Zitti e Mosca “.

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Domenica 10 maggio 2015

q1081uando accendo la tv – ahimè, anche stamani l’accendo -, indovina chi c’è: il professor Domenico De Masi. Che, a occhio e croce, è appena tornato dall’essere appena tornato dal Brasile. “ Volto noto “, dice il conduttore. Che, dopotutto, penso, è esattamente quello che il professor De Masi ha sempre desiderato essere.








Io non voglio avere, io voglio desiderare. Vorrei.

Scriveva ovunque, Fruttero “ (Dai giornali)

Sulla piccola altura di Velia (un tempo Elea) dove presumibilmente Parmenide mostrò la sua concezione dell’Essere, due ragazzi si baciano. Di lì a poco Carlo Sini terrà una lezione sul divenire e un’onda di studenti siederà chi sull’erba e chi sulle sedie allestite per questo piccolo festival di filosofia sulla costa del Cilento. “. Leggo l’intervista di Antonio Gnoli al filosofo Carlo Sini. Prima avevo letto l’articolo di Simonetta Fiori sui taccuini di Fruttero. Leggo la “ cultura “ di Repubblica. Penso che per occuparsi dei vecchi – per non dire dei morti – bisogna essere giovani. Come giornalisti, diciamo così. (Io, a Velia-Elea, ci sono stato nel ’64. In tre, in Cinquecento. Uno è morto, e io non mi sento tanto bene. Il terzo è architetto, ma questa è un’altra storia. Nel ’64 a Velia-Elea non c’era assolutamente – meravigliosamente – niente. A parte le stupefacenti, misteriose, ignorate rovine e un caldo sahariano popolato da enormi lucertole verdi) (Per occuparsi della ” cultura ” bisogna essere profondamente incolti. Come giornalisti, diciamo così. I giornalisti: una “ rude razza pagana “, dopotutto)


Lunedì 11 maggio 2015

i1899eri ho scritto che i giornalisti sono “ incolti “, oggi scrivo che se l’ho scritto è perché sono “ incolto “ anche io – infatti ho fatto, un po’, il giornalista. La differenza è che i giornalisti sono “ cattivi “, oppure, come dicono loro, “ vispi “ [*], e io, invece, no. Bisognerebbe dire meglio: forse quello che i giornalisti, soprattutto, sono è “ dopo “, oppure “ sotto “. Di sicuro sono in una posizione – nel tempo o nello spazio – che è, soprattutto, vantaggiosa. Di sicuro, i giornalisti sono “ furbi “, ecco sì: sono “ furbi “. Parola di uno che non lo è mai stato. Che si sforza di imparare a esserlo, di “ farsi furbo “, quando ormai è troppo tardi, pensa tu che furbata… [*] “ Venerdì 21 marzo 1997 – « “ Vispo! “… come dite voi toscani?… “ Vispo! “ ». Ma io, pur essendo toscano, non mi sentivo per niente vispo. I vispi erano loro, quelli che da qualche tempo erano diventati i miei nuovi colleghi: i giornalisti. “.

Poi leggo che Roberto Saviano ha twittato: “ Arrivato in Albania. Stasera alle 18:30 sarò al TEDx del Museo Storico Nazionale di Tirana. “. Sarei tentato di twittare: “ E chi se ne frega non ce lo metti? “. Ma, innanzitutto, non ho twitter, e poi, a differenza di Roberto Saviano, continuo a pensare che sia meglio non farsi notare troppo.

I fratelli Ferrini discutevano sempre “ (Da un diario del 2050)

Vorrei scrivere la “ storia di uno sciocchino ”. Cfr. il diario che dice: “ 12 aprile 1984 – Sono ancora quello che scoprendo che il taxi che prendo alla stazione si chiama « Siena 1 » ride dentro di sé ed è quasi euforico. Uno sciocchino. “.

Insomma, mattinatona “, dice la biond(ona).

Guardo il Giro d’Italia. Vedo le belle biciclette, sempre più belle, più leggere, più tecnologiche. Viene voglia di comprarsene una, di risalire in sella, di pedalare, di andare… Come se fossimo giovani, come se fosse ancora il ’58, il ’59… Poi penso a tutti quelli che stanno fermi. Come nel ’58, nel ’59… Che da allora non si sono più mossi. Che non si muoveranno mai. Penso ai venditori di biciclette, diciamo così.

“ La mafia uccide solo d’estate “, dice Pif. Infatti mi pareva, dico io. Che odio l’estate. O forse è l’estate che odia me.


Martedì 12 maggio 2015

s1221virgcriveva ovunque “: non è come dire “ Scriveva sempre “.













Davide Formolo, il vincitore dell’odierna tappa del Giro d’Italia, ha 23 anni, ma ne dimostra 12. They are the world / They are the children.

Esci da questa casa!.. Esci! “ (Dal trailer di uno sceneggiato Rai)

Io mi sento sempre osservato. « È una psicosi? » No, è la televisione – “ 13 aprile 1990 – Tu credi di guardare la televisione ma è la televisione che guarda te. “.


Mercoledì 13 maggio 2015

d1087ico: “ Guarda il prete con la sciarpetta colorata… “. “ Sono i colori della pace “, dice lei. Già, me n’ero scordato. Prete che vai, sciarpetta che trovi.











Mi appare fatidico che alle spalle del candidato “ impresentabile “ di una delle liste che fiancheggiano quella del Pd di De Luca appaia una prima pagina di Repubblica con il titolo, cubitale: “ Lo Stato si è estinto “. So bene di che si tratta: è uno dei “ falsi “ del Male di quasi quarant’anni fa. Saperlo, tuttavia, non mi consola. Il fatto è che c’è un sacco di gente per la quale chi continua a essere “ impresentabile “ è lo Stato.

« L’allarme ignoranza è alto », recita l’indagine realizzata sotto la direzione scientifica di Giovanni Solimine. “ (Dai giornali)


Giovedì 14 maggio 2015

s1222i deve fare o no la guerra per fermare gli sbarchi? Quello che non si può fare è dire la parola “ guerra “. Poi ci sono quelli per i quali “ non c’è problema “. Quelli che le parole non sanno nemmeno che cosa siano, che le parole non le usano mai, che non dicono niente, perché quello che hanno da dire lo dicono in un altro modo etc. etc.








Dice che il nonno di Cazzullo faceva il macellaio. Il nipote anche, dico io.

Meraviglioso anche il sindaco Nardella che fa “ una guida turistica “ nel film con Tom Hanks in lavorazione a Firenze.

Comunque, fra un asmatico parigino e un ubriacone irlandese, io sceglierò sempre il primo. Sarà perché mi piace Parigi. Oppure perché non mi piacciono quelli che bevono. Oppure perché respiro male anche io. ” (Da un blog)

La guerra è brutta, ma a me piace “, dice un mio quasi nipotino. Ha tre anni e una passione smodata per le spade, gli elmi, gli scudi (di plastica).

In sintesi è successo questo: per mille anni Siena ha resistito gloriosamente sul confine del Meridione, che allora come oggi cominciava subito a sud del suo territorio, ma negli ultimi 30 anni vi ci è franata dentro. Una sorta di ritorno al feudalesimo, mai sconfitto nel Meridione, che invece Siena aveva eroicamente battuto nel Medioevo. Vivevamo nella città più meridionale del Settentrione, ora viviamo, non più cittadini ma sudditi, non più popolo ma plebe ubriaca di panem et circenses, nella città più settentrionale del Meridione. Anche qui scorrazzano cricche di neo-aristocratici feudali: i politicanti a vita con le loro corti di vassalli, valvassori, valvassini e clientes. Gente senza più ideologie e meno che mai ideali, ma con un unico obiettivo, che è quello identico delle mafie: potere e soldi. Soldi per ottenere potere e potere per ottenere soldi (soldi nostri, ovviamente, come nel feudalesimo medievale). Una spirale micidiale (si pensi solo all’« affare » Monte dei Paschi, per tacere del resto). Prospettive? Nerissime. Per oltre un secolo e mezzo lo Stato ha cercato con ogni mezzo di provocare il riscatto del Meridione, fallendo sempre ma accentuando, con gli investimenti, il potere delle mafie. Gran parte dell’enorme debito pubblico italiano è dovuto a questo processo. Ma se abbiamo la prova provata (oltre un secolo e mezzo di sconfitte) che il Meridione è irredimibile, allora anche la Siena meridionalizzata è irredimibile: per battere il neo-feudalesimo ci vorrebbero i Senesi di otto o novecento anni fa. “, dice quello che, purtroppo, qualunque cosa dica non mi piace.


Venerdì 15 maggio 2015

m898i affaccio alla finestra. Vedo le donne che passano. Penso: la povere soldatine. Tacchi alti e pur bisogna andar…












Quando vedo che, nel ddibbattito della mattina, per illustrare il conflitto fra Renzi e gli insegnanti mandano in onda alcuni spassosissimi brani di Amarcord (Fellini, 1973), capisco che l’Italia è, irriducibilmente, “ felliniana “. Cioè che, a ogni altra prospettiva, preferirà sempre quella di stare seduta nell’ultimo banco, lontana dalla lavagna, a ridere dei professori, dei malcapitati compagni costretti all’interrogazione, a ridere di qualsiasi cosa purché sia ridicola. For ever, come in quei lontani anni Trenta che, per moltissimi, non hanno mai smesso di non passare.

È l’Italia, bellezza “ (Da un ddibbattito)

Lo spot della Citroën C4 Picasso dimostra, inequivocabilmente, che la pubblicità fa fare i bambini. Il ché mi sembra, tutto sommato, esatto. Dove si dimostra che la pubblicità logora chi non la fa.

Dice la candidata 5Stelle che i candidati devono avere anche “ la parvenza dell’onestà “. Io mi ricordo di quando si diceva che le apparenze – le “ parvenze “ – ingannano. Ma era tanto tempo fa.

Il signor Luciano, che sognava di diventare un cuoco, è diventato, un po’, archeologo. ” (Da un servizio tv)

Poi c’è Scurati che dice che la Letteratura è una cosa e l’Informazione un’altra. Ma io la vedo scura comunque


Sabato 16 maggio 2015

d1088acci oggi il nostro zimbello quotidiano.













Con quella bocca può dire ciò che vuole “ (Pubblicità Chlorodont, anni Sessanta) Il mezzo, il messaggio. La televisione, insomma.

Essere lesbiche è un onore “, dice Sgarbi. Che si sente lesbica, forse.

Quest’idea – popolare? – che i morti sono “ lassù “? Un trucco per restare “ quaggiù “? Mi torna in mente un diario: “ 27 gennaio 1988 Calvino si sentiva un lampadario. “.

Tiralongo “: è un ciclista.

La resistibile ascesa dell’omìno delle previsioni del tempo.

E il Frosinone va in Serie A. Com’è profondo il mare…


ROSSORI

Sotto una foto dell’attrice Emma Stone sul red carpet di Cannes scriverò la seguente didascalia: “ Rolling Stone “.

culezza


ROSSORI

Sotto la foto del giornalista di Repubblica Stefano Malatesta scriverò la seguente didascalia: “ Mala-testa “.

malatesta


Domenica 17 maggio 2015

m900orire non sa di niente, come diceva il babbo. Ma anche restare vivi non è un granché. Bisogna scegliere. Anche scegliere non sa di molto.











Roma ladrona? Ma mi faccia il piacere mi faccia. In questi trent’anni è successo tutto – hanno ” rubato ” tutto – in provincia. Provincia ladrona.

Il senso del cappello / Saggio sul cinema.

Sento dire che il film di Moretti non è bello – qualcuno dice senz’altro che è brutto. Io non ne sono per niente sicuro. Deciderò quando lo vedrò. Per intanto noto che c’è in giro una certa voglia di “ stroncare “. Nanni Moretti l’hanno applaudito tutti, ma non l’ha mai capito nessuno.

Ero incuriosito. Ci rivedemmo in un bar. Vidi avanzare una figura scialba. Anonima. Ero imbarazzato. Senza quella veste, fuori da quel contesto, suor Giovanna mi pareva invecchiata precocemente. Ci salutammo in fretta, con la scusa che sarei dovuto rientrare a Milano. “ (Intervista a Gianni Berengo Gardin)

Oggi al Giro ha vinto Tiralongo. Mi prendo la libertà di dedurne che a tirarla in lungo, qualche volta, si ottiene qualcosa.

Dal marzo 2014: Professore straordinario di Letteratura italiana all’Università di Trento. Novembre-Dicembre 2012: Visiting professor all’Università Mohammed V di Rabat. Luglio 2012: Visiting professor alla Asian University for Women di Chittagong, Bangladesh. Luglio-Agosto 2010: Visiting professor all’Università di Sydney. Aprile-Maggio 2009: Visiting professor all’Università di Tokyo. Marzo-Giugno 2008: Visiting professor alla University of Chicago. Marzo-Giugno 2003: Frances Yates fellowship al Warburg Institute di Londra. Dal 2002: Professore associato di Letteratura italiana all’Università di Trento. 1999-2000: Fellowship allo Harvard University Center for Italian Renaissance Studies. 1998-1999: Fulbright fellowship all’American Academy di Roma. 1997-1998: Borsa di studio alla Universidad Complutense di Madrid. 1994-1997: Corso di perfezionamento nella Classe di Lettere della Scuola Normale Superiore di Pisa. 1990-1994: Corso ordinario nella Classe di Lettere e Filosofia della Scuola Normale Superiore di Pisa. “ (Il curriculum del professor Claudio Giunta) [*] [*] Le meraviglie del XXI secolo

” La televisione è l’arma più forte ” (Pensiero di una domenica di quasi estate)


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“ 2 maggio 1990 Paese sera ha chiuso perché Repubblica è più paese di lui. “.


ROSSORI

Sotto la foto di Nanni Moretti a Cannes insieme agli attori del film Mia madre scriverò la seguente didascalia: “ Roma ladrona “.

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Lunedì 18 maggio 2015

r535ipenso a Moretti. Penso che mi hanno rubato tutto. Anche la mamma. Soprattutto la mamma.












C’è una che ha scritto a Natalia Aspesi per dire che il marito l’ha lasciata, ma non perché avesse un’altra donna – o un altro uomo -, no, si è limitato a dire: “ Non ne ho più voglia “, e si è dato. Come ha risposto la titolare della rubrica “ Questioni di cuore “? Scrivendo che ci sono uomini “ spaventati dalle responsabilità “, “ mariti che non sono riusciti a crescere, che sono stati viziati dalla vita “ etc. Peut-être. Io, però, preferirei non fingere ipotesi, preferisco restare al “ testo “, a quello che il marito ” in uscita ” ha detto: “ Non ne ho più voglia “. Può capitare, ecco quello che voglio dire io.

Pazzesco! “ (Da un ddibbattito)

I “ diritti acquisiti “. P. e.: i “ diritti cinematografici “ – “ 17 ottobre 1994 – La « colpa » di avere amato il cinema. Un debito che viene da lontano. Dagli anni Cinquanta. Una soggezione? I « diritti cinematografici ». La volontà del cinema. “.

Le parole sono parole, le pietre sono pietre “ (Da un ddibbattito)

Il bello della televisione è quando la spengo. (Tesi sulla televisione, 47299)

Quando esco a fumare in terrazza, nella terrazza accanto c’è sempre una donna che fuma. Non ci guardiamo mai, perché i fumatori sono persone tristi, e fra persone tristi non ci si guarda. Quando rientro c’è la televisione, ci sono i giornalisti, tutti allegri, che parlano. Perché parlano sempre, anche se non sanno mai quello che dicono.

Si chiuderà con una puntata in piazza a Firenze, il 18 giugno, l’avventura di Servizio pubblico, « Chiederemo a tutti di indossare qualcosa di rosso » dice Michele Santoro annunciando così la fine della storica trasmissione da lui ideata e condotta su La7. ” (Dai giornali)

Ora vogliono i soldi del testamento per l’UNHCR. Io non ho soldi né testamento, però mi stupisco: UNHCR!

Bello, eh?… Intrigante “ (La vita in diretta, Raiuno, ore 18. 41)


ROSSORI

Sotto la foto di un gruppo di comici in azione in un’aula giudiziaria nell’ambito della “ Notte della legalità “ scriverò la seguente didascalia: “ La notte della legalità

legalità


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“ 10 aprile 1984 – « Una signora indiana, Meena Kaur, di 72 anni, è stata colta da un attacco di ilarità mentre guardava alla televisione una trasmissione di satira sulle superstizioni. Colpita da sincope è morta all’istante. » (Dai giornali) “.


Martedì 19 maggio 2015

A1453virgttenzione alla Raf! “ (Il tizio alle due pischelle che urlavano come pazze perché un piccione gli era volato sopra la testa)












Facciamo un brain storming “, dice la moglie del candidato al comune di Enna. (“ Ho ottenuto una certa visualizzazione “, dice lui)

Già  il nome, Myrta, non è proprio come dire Maria, Giovanna o Paola. Fu un’idea della mamma, Anna Maria Palermo, donna di solida cultura: sinologa, laureata in cinese all’Orientale di Napoli, ex direttore dell’Istituto italiano di cultura a Pechino. Sposata con Giuseppe Merlino, nessuna parentela dichiarata con il mago, anch’egli fine intellettuale napoletano: francesista, anzi proustologo, docente universitario come sua moglie. Ebbero la prima figlia, il 3 maggio del 1969, quand’erano molto giovani, lui 26 anni, lei 22, e politicamente impegnati a sinistra. Generazione Pci, amici di Giorgio Napolitano. Nella bella casa dei Merlino, sulla collina di Posillipo, girava di tutto: capelloni con l’eskimo, dottorini di buone e cattive famiglie, teatranti e recitanti, libri, tanti libri, canne. Giuseppe e Anna Maria professavano la coppia aperta, se ne andavano di qua e di là  anche da soli, un giorno Giuseppe prese una casa a Parigi dove si rifugiava (e lo fa tuttora) a studiare e ad aprire e chiudere parentesi. “ (Dal web)

La città prima sonnecchiava, ora invece è come pietrificata. Si può anche fare tanto spettacolo e tanta agitazione nei social network (anche da parte del sottoscritto, sia chiaro), si può esercitare tanto vivace dissenso politico, ma non si intacca di una virgola la foresta pietrificata. “ (Dai giornali di Siena)

Dice il professor De Masi: prima la cultura era di pochi per pochi, poi è stata di pochi per molti, ora è di tutti per tutti. Già. Ma quale sia questa cultura “ di tutti per tutti “ il professore non ce lo dice. Io una mezza idea ce l’avrei…

Dice che c’è, fra i dissidenti, chi pensa a Roberto Saviano come leader di un partito a sinistra del Pd.

Lo avrai, camerata Kesserling,… “ (Sulla copertina di Micromega)

Notizia: anche Totti ha la barba. Poca, ma ce l’ha.

La spending review… Più spending che review… “ (Da un ddibbattito)


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“ 1 ottobre 1994 – All’8° chilometro di Castelporziano in circa mezz’ora ho contato 57 pizzetti (oltre a 14 cazzi, 72 tette, 23 copie di Repubblica , 8 cani, 1 fregna. Di colore rosso) “.


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” Senza data [1983] – Scendendo a Sud un viaggio di Sisifo. Tutto da capo per risalire a Nord. “.


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“ 18 marzo 1989 – Incubo anzi nightmare: negli anni Novanta ho visto una immensa democrazia comunistana difesa da milioni di demivièrges irriducibili spogliata vestita governata dai sarti interamente cinematografica illuminata a giorno. Per i maschi maggiori di trent’anni vige la procedibilità d’ufficio qualora portino i baffi o diano altri segni di insofferenza. “.


ROSSORI

Sotto la foto di Erri De Luca con la chitarra scriverò la seguente didascalia: ” Canta Napoli “.

erri


Mercoledì 20 maggio 2015

C1307virgome diciamo noi in Toscana “ – che non bisogna buttare via il bambino con l’acqua sporca -, dice il giovane sindaco Nardella. E io, sentendolo, penso che anche loro dicono male. In Toscana come in Calabria, in Piemonte come in Sicilia. Io vedo acqua sporca dovunque, io annego, bambino, in questo mare di putrido liquido.








A che serve l’università? A “ insegnare all’università “, elementare Renzi. (Labuonascuola, 69007)

Diceva ieri sera Daverio che da “ Zeloti “ viene “ zelo “ ma anche “ gelosia “. Già, la gelosia…

Poi, quando accendo la tv, parlano del nuovo scandalo del calcio-scommesse. C’è l’onorevole Valeria Fedeli, la parlamentare più rossa d’Italia, c’è quello dei Cobas, quello che sembra uno della banda della Magliana, c’è un pupazzo barbuto e occhialuto che, evidentemente, di sport non ha mai nemmeno sentito parlare. E io, come sempre, mi arrabbio. Anche perché stasera non potrò vedere la finale di Coppa Italia Lazio-Juventus. Perché dovrò andare a vedere un balletto. Che, dopotutto, è uno sport anche quello, ma culturale. Anzi: cul-turale, nel senso che si fa, per lo più, con il culo etc.

Ho capito perché è andata a Londra. Perché la mattina, invece del latte, beveva il the. Quelli che bevono il the invece del latte etc.

Dice il giornale che la televisione ha cambiato il calcio per sempre. Io dico che ha cambiato tutto. Per sempre.


ROSSORI

Sotto la foto delle compagne che portano il materasso di Emma nel giorno della sua laurea scriverò la seguente didascalia: “ Il mater-asso nella manica “.

matelas


ROSSORI

Sotto la foto di Jane Fonda che, a Cannes, palpa il sedere a Harvey Keitel scriverò la seguente di-dascalia: “ Palp fiction “.

palp2


ROSSORI

Sotto la foto di Erri De Luca che depone davanti ai giudici di Torino scriverò la seguente didascalia: “ Un giorno in pretura “.

erri2


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“ Lunedì 12 luglio 2010 – La letteratura? Non mi fare ridere, ché c’ho le labbra screpolate… “.


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“ Senza data [1978] – 4 giugno 1978: proclamata la Repubblica di Scalfari. “.


Giovedì 21 maggio 2015

h441virga ragione anche lei “, mi ha detto la vigilessa a cui chiedevo spiegazioni del mostruoso, selvaggio blocco stradale che mi aveva impedito di andare a vedere il balletto, e che mi stava rendendo impossibile tornare almeno a casa a vedere un po’ di partita in tv. Sì, io ho ragione: Roma fa schifo e i viggili anche di più. Ma il punto non è questo. Il punto è che io questa città non la amo. Oppure che lei non ama me. Non siamo fatti l’uno per l’altra, proprio no. Né credo che lo saremo mai.





Ma i padri dove sono? “ (Dai giornali)

Poi vedo quella di Announo che si prepara a coinvolgerci nel triste (?) destino dei maiali. E penso che, forse, il comunismo è finito, ma l’animalismo è appena cominciato.

“ 17 minuti di applausi “. All’anima della claque

È la notizia del secolo “, dice il comandante dei viggili di Gaggiano (MI) che ha arrestato il presunto terrorista della strage di Tunisi.

Morire per Palmira? “ (Da un ddibbattito)

E ora ricominciano con la “ guerra di terra “. Terra sì, terra no…

Ieri sera, nel mezzo del mostruoso ingorgo, dell’indistricabile groviglio di auto, bus, motorini provocato dalla finale di Coppa Italia Lazio-Juventus (risultato al termine dei tempi supplementari Lazio 1 – Juventus 2), con l’attiva, va detto, collaborazione del Comune di Roma, a un certo punto ho visto un gentile, attempato signore che, in pantaloncini e scarpette, correva. Dire correva è dire troppo, infatti dopo un po’, non riuscendo a passare, si è fermato e, con le mani sui fianchi, si è messo a guardare. La situazione era piuttosto buffa, e qualcuno ci avrebbe di sicuro trovato da ridere. Io, invece, non ho riso. Perché non mi piace ridere di quelli che corrono. Perché, anche se non corro più, ho corso anche io. (Poi mi sono fermato e mi sono messo a guardare. È anche faticoso, pauroso, ma, a lungo andare, qualcosa si ottiene) (Stanotte poi, quando sono andato a recuperare la macchina che avevo dovuto abbandonare lontano da casa, in giro non c’era nessuno. Anzi no: sul ponte nuovo, cosiddetto “ della musica “, c’era un tizio che, tutto solo, ballava. Poi c’era il convoglio dei mezzi dell’Ama con le lucine da Incontri ravvicinati. Poi c’era una troia, una sola, piuttosto vecchia, chissà che si credeva di fare)

“ E non bisogna credere che può essere difesa a motivo del fatto che può essere esaminata per vedere se è, o meno, una vergine, dal momento che la mano e l’occhio delle ostetriche sono spesso ingannate, così che, perfino quando una donna sia trovata incorrotta in quella parte per cui è una donna, ella tuttavia può aver peccato con altre parti del corpo che possono essere corrotte senza che possano essere ispezionate. “ (San Cipriano contro le agapete)


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“ Mercoledì 16 gennaio 2008 Ieri, fra i necrologi di Repubblica, ce n’era uno in ricordo del senatore Carlo Fermariello. Del senatore Carlo Fermariello – che non ho conosciuto – io so soltanto che era comunista nonché presidente dell’Arcicaccia, l’associazione dei cacciatori « di sinistra ». Il fatto di saperne così poco non mi ha impedito di scrivere, olim, un paio di diari in cui si parla di lui, questo: « 18 novembre 1987 – Il senatore Fermariello dell’Arcicaccia non ha ben chiara la differenza fra “ corollario “ e “ coronamento “. Padelle. (Braci) », e, soprattutto, questo: « 16 giugno 1990 – Fermariello (Arcicaccia): è un nome d’arte? ». Il fatto è, ecco il punto, che una ventina d’anni fa io ho cominciato a pensare che c’era qualcuno che dava la caccia a qualcun altro, che tutto quello che accadeva e che, già allora, era per tanti versi poco comprensibile, era in definitiva una colossale « battuta », cioè una generale mobilitazione di uomini armati in vista della cattura di una preda etc. Che, inoltre, ogni loro azione, ancorché inspiegabile, poteva essere intesa appellandosi alle regole di quella che viene chiamata l’« arte venatoria » etc. Comunque, il vero nocciolo della questione, è che, vent’anni fa, io avevo deciso di capire che tutta questa gente con cui prima avevo intrattenuto rapporti di intensa anche se travagliata solidarietà etc., dava, in un certo senso, la caccia a me, proprio a me. Questo è molto brutto, dico sentire che qualcuno ti viene dietro, ti cerca, ti spia, ti attende al varco, ti prende di mira, ti vuole sparare, appena gli sia possibile. Che, in varie maniere, cerca soltanto di indurti a uscire allo scoperto, ad abbandonare il luogo in cui stai, il tuo nido, la tua tana, lo spazio in cui ti senti sicuro, protetto etc. Perché lo fa non si sa, anche se io una mezza idea me la sono fatta. (Poi, quando leggo lo striscione del Collettivo Resistenza Fisica – « 194 motivi per cacciarti » -, capisco che Fermariello è morto, ma l’arci-caccia continua) “.


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“ 17 novembre 1990 – « Sulla tela tesa, sul piano sempre puro su cui né la vita e nemmeno il sangue lasciano la minima traccia, si riproducono gli avvenimenti più complessi ogni volta che si vuole. Le azioni sono accelerate o rallentate. L’ordine dei fatti può essere capovolto. I morti rivivono e ridono. Ciascuno può vedere con i propri occhi che tutto ciò che è è superficiale. Tutto ciò che fu la luce è tratto dal tempo comune, e le cose accadono e riaccadono nel cuore delle tenebre. Si vede tutta la precisione del reale rivestire ogni attributo del sogno. È un sogno artificiale. È anche una memoria esteriore, e dotata di una perfezione tutta meccanica. Insomma, grazie agli arresti e agli ingrandimenti, vi si figura l’attenzione stessa. La mia anima è divisa da questi prodigi. Vive sulla tela onnipotente e in movimento, partecipa alle passioni dei fantasmi che vi si producono. Si impregna dei loro modi: come si sorride; come ci si dichiara: come si salta un muro; come si uccide; come si mostra di pensare… Ma l’altro effetto di queste immagini è ancora più strano. Tale facilità costituisce una critica alla vita. Cosa contano ormai queste azioni e queste emozioni di cui vedo gli intrecci, e la monotona diversità? Non ho più voglia di vivere, dal momento che vivere significa soltanto rassomigliare. Conosco l’avvenire a memoria. » (Paul Valery, 1922) “.


Venerdì 22 maggio 2015

L1772virgapAnticorruzione è legge, pene più severe “ (Titolo di Repubblica.it)













È arrivato Godot. Sono felice “, twitta il presidente del Senato, Grasso. Beckett che cola.

C’era una volta il cinema: è un titolo quello che mi viene in mente al termine della lettura di un bell’articolo di Roberto Manassero su Sorrentino: “ Sorrentino è un buffone che si rigira il mondo come vuole, che fa di tutto per non essere un intellettuale, come fa dire a Michael Caine in Youth – La giovinezza,  che mescola e fonde, inventa e svacca senza la paura di andare a sbattere, scegliendo gli attori, i temi e le location dei suoi film come un bambino con libertà assoluta di svuotare il portafogli di papà in un negozio di giocattoli. Il fatto è che Sorrentino in quel negozio ci ha costruito la sua memoria, il suo magazzino pieno di immagini e di reminiscenze, di rimasugli e frammenti, come se fosse colto da una forma particolare di sindrome di Collyer, quella che porta all’accumulo di libri letti, di film visti, di filosofi studiati al liceo, di volti scrutati su uno schermo centinaia di volte, di celebrità prima idolatrate nel chiuso di un cinema e poi finalmente incontrate, e non per strappare un autografo su un red carpet o una stretta di mano a una festa in cui si è entrati di sgamo, ma per lavorarci insieme – roba da non crederci, sembra dire ogni volta Sorrentino, sia che si trovi di fronte Sean Penn o a Michael Caine, a Harvey Keitel o Jane Fonda – per costruire insieme a loro un personaggio, per truccare quel volto amato in forma bidimensionale e trasformarlo nella maschera parodizzata di se stesso, nella solita, grottesca maschera di tutti i personaggi di Sorrentino, la maschera ridicola del dolore e del rimpianto, della falsità e dell’agonia del desiderio. Ma è proprio questa assoluta innocenza del desiderio creativo, un amore provinciale per tutto ciò che la grande cultura anglosassone del Novecento ha dato a buona parte del mondo, a salvare ogni volta Sorrentino dal naufragio nelle sue stesse ossessioni. E a salvarlo, ancora, in nome del suo gusto perverso per la bellezza che si svilisce e, all’opposto, per la merda da incellofanare in una confezione sgargiante, secondo un’estetica personale e insieme di massa della meraviglia ripetuta, cercata, inseguita, svilita, umiliata. “. Nell’occasione penso anche che poter dire “ c’era una volta “ è una fortuna che non capita a tutti. Per esempio a me. Che avrei voluto poter dire: “ C’era una volta la letteratura “ – si può dire che da quarant’anni non desidero altro -, ma non sono riuscito a dirlo. Perché la letteratura non “ c’era “, ma, casomai, “ ci fu “. Cioè a dire che è stata in un tempo così lontano, così remoto, così trapassato, così perduto che la dolcezza, la tenerezza, la vaghezza dell’imperfetto – quel tempo che lascia credere che le cose che non ci sono siano ancora a portata di mano, sfuocate ma reali, distanti ma vive, il tempo della memoria, del rimpianto, della nostalgia – non le si addicono più, non sono più possibili per lei. “ Ci fu “ e non è detto nemmeno quello. Perché in molti sono pronti a negarlo, a non volerci credere, a non volerne sapere. Come di cosa che non li riguardi. Come i morti degli altri. Tanto peggio per loro.

Neapòlis “, dice la giornalista. Ma almeno, se proprio deve essere Napoli, ditelo bene, dico io. Che comunque non sono napoletano, né lo sarò mai.

Pierin Carlini “, dice l’Ermete, per sfottere. Sfotte bene chi sfotte l’ultimo, dico io. Che, più che ermetico, mi sento panico (in preda al).

Armi, bassezze verbali di ogni genere, paranoie di ordine politico e razziale hanno ben maggio-ri possibilità di passare inosservate rispetto alla schiena nuda di una ragazza. […] L’allarme rosso scatta quando una linea si arrotonda, diventa seno o sedere. Finché rimane dritta come un fucile, nessuno se ne dà pena. “, scrive Michele Serra.

E comunque, cari amici del convegno di Bagnaia su “ Le nuove sfide del giornalismo “, Bagnaia non è in provincia di Siena, ma di Viterbo. Tanto per la precisione.

Gli anni passano, ma non per lei “ (Da un tg)

Una rivoluzione che parte dal basso “ (Dallo stesso tg)


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“ 4 settembre 1984 – C’era una volta la letteratura e la storia della letteratura e la morte della letteratura e la resurrezione della letteratura e la buona letteratura e la cattiva letteratura. C’era. “.


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“ Domenica 12 luglio 1998 – « Il tempo abituale di Flaubert è l’imperfetto, quello che Marcel Proust chiama l’eterno imperfetto. », dice Thibaudet. Sarà l’« eterno imperfetto » o l’« imperfetto eterno »? Voglio dire che c’è un sapore d’eternità, anzi di intemporalità nell’imperfetto di Flaubert-Proust. “.


Sabato 23 maggio 2015

q1082uando, aprendo la pagina di Repubblica.it, scopro che Repubblica.it mi dice che l’attrice Salma Hayek ha detto che “ L’amicizia tra donne può salvarci la vita “, e scoprirlo mi fa ripensare immediatamente a un diario: “ 22 luglio 1994 – « L’amore tra donne / non trasmette / il contagio AIDS » (Titolo di Repubblica) “, io, che stanotte ho dormito molto meglio del solito, perché per la prima volta da non so quanto tempo non mi sono svegliato, che forse per questo mi sono alzato pensando che il bello di un diario potrebbe anche essere che, a un certo punto, si smette di scriverlo, cioè che stamani poteva anche essere la volta buona per smettere, che, a proposito di smettere, stamani poteva anche essere la volta buona per smettere di fumare, etc., io, dico, che vado scoprendo, che vado pensando, che forse smetto e forse no, solennemente dichiaro: “ Va bene, ok, d’accordo: sono disposto a smettere tutto, diario, fumo etc., ma a una condizione: che smettano anche gli altri, e innanzitutto Repubblica. Cioè a dire: se Repubblica smette di fare quello che fa, da trenta, da quaranta, da cinquanta anni, cioè smette di dire quello che dicono le attrici, cioè quello che dice il cinema, ammesso poi che lo dica, dico in forma di parole, perché io sono convinto che quello che il cinema dice lo dice in un altro modo, ma quello che il cinema dice Repubblica non ce lo dice mai etc., allora anche io la faccio finita: di scrivere, di tentare di dire nel mio modo, che assolutamente non è quello di Repubblica, né tantomeno quello del cinema, quello che voglio dire. Se no, no. “. In quanto poi alla storia dei “ diritti acquisiti “ mi piacerebbe sapere come sono stati acquisiti questi diritti. Che poi quello che penso io è che si tratta della solita storia, della solita filastrocca: “ Chi ha avuto ha avuto ha avuto ha avuto / chi ha dato ha dato ha dato / scurdammoce ‘o passato / simme ‘è Napule, paisà “. Ma io, come ho già detto, non sono di Napoli etc.

Berlusconi ultimo atto “ (Titolo del Venerdì)

‘Sto cazzo di piccolo principe… Sempre a rompere il cazzo con il piccolo principe… Da trent’anni, da quaranta…

“ Siena – Ritratti di cittadini per raccontare le idee di futuro della città. Domani, sabato 23 maggio, dalle 17 alle 19, il fotografo senese Samuele Mancini, insieme ad alcuni intervistatori, proporrà a chi si troverà a passare nelle vie del centro storico di Siena di farsi fotografare e fissare in un’immagine il proprio desiderio di futuro. Tra piazza Matteotti e piazza del Campo, ai cittadini sarà offerta questa opportunità nell’ambito del progetto « Siena siamo noi. Un futuro per Siena », lanciato dai ricercatori del dipartimento di Scienze sociali, politiche e cognitive dell’Ateneo senese. Attraverso il percorso fotografico, ideato da Samuele Mancini e dall’agenzia Glum Communication, verranno raccontati con i ritratti fotografici gli abitanti di Siena: non solo senesi, ma tutti coloro che per scelta e per amore oggi vivono nella città. Le fotografie costruiranno reportage capaci di raccontare la città e il dialogo sul suo futuro. “ (Dai giornali di Siena)

Dice che nella nuova versione di Tre sorelle le tre sorelle non diranno più “ A Mosca! A Mosca! “, ma “ A Napoli! A Napoli! ”.

Siamo rimasti senza scrittori e senza popolo “ (Titolo di un’intervista a Asor Rosa, in occasione dell’uscita di Scrittori e massa) – cfr.: “ 28 maggio 1988 – « Né scrittori né popolo » (Titolo dell’Espresso per un articolo in occasione della ristampa di Scrittori e popolo). “.

Dostoevskij entra in classifica grazie a Saviano e a Amici ” (Dai giornali)

Noi tutti perdiamo la sua raffinatezza, la sua eleganza, umana e professionale. Perdiamo il suo sorriso gentile e i suoi modi garbati. Perdiamo il suo spessore culturale, perdiamo la sua umiltà, la sua ironia, la sua dignità. “ (Senevannosempreimigliori, 55926)

“ Perché parla troppo? “ “ No, perché parla “ (A lui non piace Renzi)

“ Falcone “: dopotutto, è un uccello.

Alberto Asor Rosa ridacchia in un angolo della sua luminosa casa di Borgo Pio, determinato a non accettare provocazioni “ (Intervista cit., in “La Repubblica”, oggi)

L’Isis: compagni che sbagliano?

In quanto al signor Pif, sono contento che si sia felicemente sposato etc. Ma non mi venga a dire che è un giornalista, perché non ci credo. Del resto quello che credo io conta pochissimo, molto meno di quello che crede e vuole fare credere lui


ROSSORI

Sotto la foto di John Cantlie, il giornalista rapito dall’Isis che fa i reportage per i suoi rapitori scriverò la seguente didascalia: “ Reporters sans frontières “.

reporter


ROSSORI

Sotto la foto di Edwige Fenech nei panni de La poliziotta della squadra del buon costume (Tarantini, 1979) scriverò la seguente didascalia: “ La nuova polizia “.

la-poliziotta


Domenica 24 maggio 2015

I1904 due sceneggiatori almanaccavano, un po’ vanamente secondo me, intorno al soggetto di quel film. Io non gliel’ho detto, però ho immerso la mano in quella sabbia fine, color madreperla, costellata di tante piccole bacche di colore verdastro, una specie di vegetazione marina, come le alghe etc. Era un materiale per sceneggiature, mi hanno spiegato. (Un sogno)








Quando poi accendo la televisione e c’è quello del Corriere del Mezzogiorno che parla di Fukuyama io ripenso a un diario: : “ 8 marzo 1992 – « Francis Fukuyama »: un nome così la fantascienza l’aveva previsto. “. Penso che quello che la fantascienza non aveva previsto è il Corriere del Mezzogiorno. C’è anche Bellicapelli che dice che la meritocrazia è “ pericolosissima “. Penso che la fantascienza non aveva previsto nemmeno Bellicapelli.

Piero Sansonetti è nato in un famiglia di nobili origini: è infatti nipote del barone e letterato salentino Girolamo Comi. “ (Da Wikipedia)

Alla ricerca del modo di perdere tempo / Diario 1972-

Giovanni De Luca – storico “ (Didascalia – Rainews24, ore 11. 17)

Il cinema insegna a essere sordi. « Nel senso di Alberto? » No, nel senso di orecchi (duri di).

Delusione Italia. “ (Dai giornali)


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” Giovedì 4 gennaio 1996 – Trent’anni dopo Scrittori e popolo non ci sono più gli scrittori e non c’è più il popolo. C’è rimasto solo Asor Rosa. (In margine alle polemiche sulla scissione del Dipartimento di italianistica dell’Università di Roma) (Da notare la lettera del gruppo di docenti dissidenti in puro stile analfabetico) “.


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“ Sabato 11 aprile 1998 – « Perché i toscani oggi fanno ridere? Ma, innanzi tutto: i toscani oggi fanno ridere? A questa seconda domanda è più facile rispondere che alla prima: sì, i toscani oggi fanno ridere. » (Alberto Asor Rosa, Che ridere siamo toscani, in «La Repubblica», oggi) (A. A. R. scrive anche « Haendel » – Paolo -, e potrebbe essere un refuso, ma « si scorpacciano dalle risate », no) “.


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” 17 marzo 1986 – Notizia: scrittori & popolo si è comprato una casa da 800 milioni. “.


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” Domenica 14 aprile 1996 – Asor Rosa ha scritto sull’Unità un lungo articolo su Roberto Benigni. Buffoni e popolo? “.


ROSSORI

Sotto la foto degli irlandesi che festeggiano la vittoria nel referendum sui matrimoni gay mostrando la scritta “ Equal “ scriverò questa didascalia: “ Liberté equalité fraternité “.

equal2


Lunedì 25 maggio 2015

v365edendo Berlusconi che scherzava con Fabio Fazio – “ Ormai ha una certa età… si tolga quella barba… -, mi sono improvvisamente ricordato che l’apparizione di Berlusconi, vent’anni fa, fu effettivamente un evento apocalittico, sconvolgente, assolutamente terrorizzante. Qualcosa che fece sparire all’improvviso tutto il resto, qualunque cosa fosse, inaugurando un’epoca di sparizioni, così tante che ormai è impossibile ricordarle tutte. Mi sono ricordato che questo è quello che sentii anche io, io che pure, nei vent’anni successivi non ho mai condiviso il modo prevalente di contrastare questa inaspettata, inquietante presenza, io che ho sempre pensato che l’”antiberlusconismo ” vigente, quello dei comici, ad esempio, fosse qualcosa di fasullo, un rimedio peggiore del male etc. Mi turba profondamente accorgermi che me l’ero scordato, che si può scordarsi anche le cose più importanti, che il tempo, passando, fa tabula rasa di quello che abbiamo pensato, che abbiamo sentito, che siamo stati etc. Come il cane bianco di ceramica che tenevamo in terrazza. Ieri ci hanno fatto notare che non c’è più, e noi siamo caduti dalle nuvole: non ce n’eravamo accorti, sembra impossibile, ma è così. Saranno stati gli operai che lavoravano sulle terrazze, gli si sarà rotto, l’avranno buttato senza dirci niente… Mah. Boh. Il punto è che ce ne siamo accorti solo quando una bambina, una nipotina ce l’ha domandato: “ Dov’è il cane bianco? “. Già, dov’è? Mah. Boh. Chissà.

È la vittoria di Davide contro Golia “ (Da un tg)

Cinquant’anni fa – sono più di cinquant’anni – io aggredii – verbalmente – un vecchietto che deplorava che io e la mia fidanzata ci baciassimo per strada. Mi chiedo se lo farei ancora. Ormai il vecchietto sono io, il vecchietto c’est moi.

I soliti spagnoli.

“ L’ex cavaliere “, dicono i giornalisti. Tutti insieme, equinamente.

Dice che il Papa ha detto che non guarda la tv, legge solo Repubblica. Dove si dimostra che il Papa non è infallibile.

La società italiana scivola verso il basso “ (Dai giornali)

“ Il diritto alla felicità “, dice quella. “ Il diritto alla ricerca della felicità “, la corregge quello. Dopo averla guardata.

Gigi è nata il 23 aprile 1995 a Los Angeles, in California, figlia di un operatore immobiliare palestinese, Mohamed Hadid, e dell’ex modella olandese Yolanda Foster (nata van den Herik). Gigi ha due fratelli più piccoli: una sorella, Bella, che è anche una modella, e un fratello, Anwar. Ha due sorellastre maggiori da parte di padre. Dopo il divorzio dei suoi genitori, sua madre ha sposato il produttore musicale David Foster, facendo di lui il suo patrigno. Si è diplomata al liceo di Malibu all’età di 17 anni, nel 2012, ed è stata anche il capitano della squadra di pallavolo. Dopo il diploma si è trasferita a New York per dedicarsi agli studi e alla carriera da modella. “ (La modella Gigi Hadid in Wikipedia)

Intanto Youth-La giovinezza vince al botteghino “ (Dai giornali)


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“ 10 dicembre 1988 – E intanto al Nord è successo davvero l’irreparabile (Berlusconi). “.


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” 14 dicembre 1987 – Perché la televisione è l’irreparabile. “.


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“ 25 maggio 1984 – Qualcosa di irreparabile. Cioè niente. “.


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Sotto la foto dei gladiatori del Gruppo Storico Romano che prendono il treno per andare all’Expo scriverò la seguente didascalia: “ Train de vie “.

trainde


ROSSORI

Sotto la foto dei tre registi italiani non premiati a Cannes scriverò la seguente didascalia: “ La grande floppezza “.

flop


Martedì 26 maggio 2015

q1083uello che rompe un po’ i coglioni nell’usare il computer è che quando lo accendi, e ti colleghi a Internet, e apri la pagina di Google, ti trovi a leggere che oggi è l’anniversario della nascita di Sally Ride. Quando poi vai a vedere chi era costei scopri che è la prima astronauta americana etc. Allora vuoi sapere di chi, invece, sarebbe oggi il giorno, secondo le vecchie, non americane, non elettroniche, usanze, cioè prima di Internet, di Google etc., e scopri che si tratta di San Filippo Neri, quello dell’ospedale etc. Allora ti dispiace per l’astronauta, ma senti di non avere dubbi: fra un’Astrosally e un Sanfilippo, tu preferirai sempre il santo. Anche se era fiorentino. Anche se era un buffone. Per puro spirito di  passatismo, diciamo così.


“ Un’aria di caserma “.

Qui siamo a Podevamos “ (Da un ddibbattito)

Il titolista / Romanzo.

La pazzia è quando ti sembrano tutti pazzi?

Nel ’74, proprio qui, a Roma, a via Flaminia, nella casa del mio amico di Roma, mi feci un selfie. Cioè, poiché allora i telefonini non c’erano, un autoscatto. Nella foto si vede un giovanotto magro, con i capelli un po’ lunghi, con la barba, credo di ricordare, con gli occhi sgranati, come se avesse appena visto qualcosa che gli ha fatto paura. Ma quello che soprattutto si vede in quella faccia allucinata è una specie di disperazione, e soprattutto un’infinita stanchezza. Può darsi che mi ricordi male, ma io so che, quarant’anni fa, io ero già un uomo s-finito. Poiché, dopo quarant’anni, lo sono ancora, e, se possibile, lo sono anche di più, a questo punto mi chiedo: quanto a lungo si può s-finire, c’è un limite allo s-finimento, si può s-finire infinitamente?

Il tizio che ha lasciato il suo benpagato lavoro di manager dice che l’ha fatto perché ha capito che il bene più prezioso di cui disporre è il tempo. Ora, dice, fa quello che ha sempre desiderato fare: scrivere e andare in barca. Dice che campa con 8mila euro all’anno. Dice che l’ultimo romanzo che ha scritto si intitola: L’uomo temporaneo. Penso che come titolo, temporaneamente, può an-dare anche bene. Dice anche che scappare è inutile, perché se scappi c’è sempre qualcuno che si mette a inseguirti.

Ieri sera in tv c’era Forrest Gump. Ma non l’ho visto. E so anche perché: a causa della voce “ da scemo “, troppo “ da scemo “, del doppiatore di Tom Hanks. Ho capito che ri-sentirla mi avrebbe dato fastidio.

La parola della settimana è:

Il cinema, ovvero il mal-occhio?

“ Dal basso “. Anche perché sono piccoli. Piccoli come bambini piccoli etc.


Mercoledì 27 maggio 2015

c1309hi imiterà gli imitatori? (È curioso che nessuno abbia notato che “ crozza “ significa “ teschio “ – “ Vitti na crozza supra nu cannuni “… )











La tv, che è romana, a guardarla un po’, dimostra che il forestico, innovativo “ talk show “ non è altro che il denoantrico, millenario “ cazzeggio “.

Gianna Nannini sale in cattedra all’università Bocconi di Milano per parlare dei propri testi e ricevere un premio dall’ateneo. Chiacchierando con i ragazzi la cantante toscana ha risposto a una domanda sul premio Elsa Morante, ammettendo candidamente di non ricordarsi nulla: « Mi ero un po’ ubriacata per cui mi ricordo poco ». “ (Dai giornali)

Renzi ha un problema a livello territoriale “ (Da un ddibbattito)

Nel caso di un ballottaggio Renzi-Di Maio – c’è chi ne parla -, io non ho dubbi: vincerà Di Maio. 1 perché è più giovane 2 perché è più basso 3 perché è napoletano.

Io sono un superficiale “, dice Jas Gawronskij. E ci racconta di quando intervistò Fidel Castro, di quando andò a cena dal Papa, di quanto era amico dell’Avvocato. Dove si dimostra che un giornalista, può anche non avere fatto il militare a Cuneo, ma dev’essere comunque un uomo di mondo. Nel pubblico, la pensionata minima, quella che è sempre incazzata con tutto e con tutti, lo guarda estasiata. Dove si vede che con la superficialità, cioè con la televisione, resistere non serve a niente.

Usa, suicida Paula Cooper. L’Italia si mobilitò per salvarla dalla pena di morte “ (Dai giornali)


ROSSORI

Sotto la foto di uno degli arresti dei dirigenti Fifa con l’uso di un provvidenziale lenzuolo scriverò la seguente didascalia: “ Velo pietoso “.

lenzuolo


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” 19 gennaio 1975 – banco / bara / vince / bara “.


Giovedì 28 maggio 2015

i1905 giornalisti parlano. Parlano così tanto che non si accorgono di quanti sono quelli che non dicono niente. Di quanto è spaventosamente immenso il silenzio. La maggioranza immensamente silenziosa.










Siamo militanti, non siamo militari “ (Da un ddibbattito)

Le parli per cinque minuti e capisci subito come ha fatto a mettere insieme un curriculum di due cartelle d’incarichi che vanno dalla conduzione di Chi l’ha visto alla vicedirezione di Rai Uno e Rai Due. Passando per il Prix Italia. “ (Intervista a Giovanna Milella, nuovo presidente del Salone del Libro di Torino)

Maggio 2015: scoppia Palle Pulite “ (Breve storia del XXI secolo)

“ Quand le batîment va tout va “, dice Berlusconi. Che, dopotutto, è un tipo costruttivo.


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“ 21 luglio 1995 – « I pittori erano lì in piedi, a guardarsi senza parlare. » (Luciano Bianciardi, La vita agra, 1962) “.


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“ Mercoledì 10 gennaio 1996 – Perché il piranha che vive nell’acquario del collega Gennaro « secca », « stroppia », ammazza tutti i pesci rossi che incontra? Dice: « È territoriale ». Bella roba. (Gliene hanno messo un altro. « Vediamo quanto dura », dicono) “.


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“ Sabato 15 febbraio 1997 – Mi ha fatto vedere che, fra i diversi libri di argomento proustiano della sua biblioteca – lui si dichiara proustista -, c’è anche un librotto colorato che porta un titolo spiritoso e allusivo: La cucina ritrovata. Infatti lui, che, soprattutto, cucina, anche ieri sera aveva cucinato. (Ho visto che lì accanto c’era anche quell’ultimo Tadié di cui mi aveva parlato, che sarebbe poi quello che dice che su Proust non c’è più niente da scrivere, ma poi lui Tadié ha scritto quel voluminoso volume) Quello che a questo punto penso di dover dire è che, per quanto sia vero che Proust ha dedicato molte delle indimenticabili pagine del suo celebre libro ai cibi, alla preparazione dei cibi, alla degustazione dei cibi, resta impossibile da dimostrare che Proust fosse un cuoco, che si sforzasse di essere un cuoco, che la sua opera sia indimenticabile in quanto opera di un celebre cuoco. Come si legge anche sui giornali, il nostro è un tempo di malintesi, di equivoci. È anche un tempo in cui la gente che cucina  – nonché la gente che mangia o che vorrebbe mangiare – è sempre di più, o almeno così sembra. Si parla molto di cibi, di ricette, di diete; si è parlato di nouvelle cuisine quasi nello stesso momento di cui si parlava di fame nel mondo; si parla di FAO cioè di food, che sarebbe un nutrirsi nel senso americano del termine; si parla di fast food, che sarebbe un nutrirsi alla svelta, senza perdere tempo, che è denaro, che è un’altra cosa di cui si parla. L’equivoco nasce da questa prevalenza: se il mondo è una cucina, o una sala da pranzo, se vivere è mangiare, o cucinare, uno come Marcel Proust, che non ha fatto altro in vita sua che scrivere un libro lunghissimo, non si sa più dove collocarlo e allora ci si attacca a tutto, come stranieri in gita, come quello nel film di quel comico toscano che non ho visto che mi dicono crede che per parlare spagnolo basta mettere una esse in fondo alle parole e dice: « Grazies a leis », e, siccome Proust parla di cucina, si decide che il tema della Recherche è appunto la cucina, che quello che Proust ha ritrovato non è il Tempo, ma un piatto, una pietanza, una ricetta – fenomenale. Uno dei giochi che si facevano da bambini erano i « mangiarini ». Si andava, io e il mio amico, da un altro ragazzo che abitava poco lontano da noi, in una di quelle villette basse, con il cancello, con l’orto, di cui era pieno il quartiere in cui vivevamo e che a me – a causa del cancello, in virtù dell’orto – hanno sempre fatto un po’ credere di stare in campagna. Lì, su un muretto, impastavamo farina e acqua e zucchero e qualche altro ingrediente elementare, realizzando qualcosa che aveva l’aria di essere commestibile e che infatti poi mangiavamo di gusto anche se non era un vero mangiare ma solo un « mangiarino », un mangiare da bambini, un mangiare per scherzo. Infatti noi ci divertivamo, a cucinare come a correre o a scavare la terra o a catturare le lucertole o a tirare sassi, perché a quell’età si gioca e ci si diverte con tutto, anche con poco, quasi con niente. E tutto non è mai vero ma sempre un po’ « ino », un’imitazione, una parodia delle cose che i grandi fanno sul serio, ammesso che sia così. Di noi tre allora non so chi fosse quello che si divertiva di più a cucinare né a quei tempi me lo chiedevo, però è anche vero che per ognuno ci sono giochi che piacciono di più e giochi che piacciono di meno. Per me, ne ero certo, c’erano giochi più divertenti che cucinare.  Anche ora, anche io, ogni tanto, cucino. Non sono un celebre cuoco, però certi piatti mi riescono bene. Sono piatti semplici, da cucina casalinga, da ancienne cuisine, se si vuole dire così. Per esempio gli spaghetti: aglio, olio e peperoncino – poi ci metto sopra un po’ di cacio – pecorino o parmigiano – che toglie via un po’ di unto. Oppure quelli alla carbonara – con un piccolo segreto imparato da ragazzo dalla cuoca della nostra pensione in Versilia e mai più dimenticato: un goccio abbondante di cognac sulla predisposta base di uova pepe e parmigiano. Poi dipende molto dai tempi, perché la pasta va colata fumante sul sugo e sopra la pasta immediatamente dopo deve precipitare la pancetta – io preferisco dire, alla toscana, « rigatino » – mentre ancora frigge insieme al suo olio bollente. Dicono che mi viene bene, ma sono pochi a dirlo perché l’hanno assaggiata in pochi. Sono sempre stato un cuoco per pochi intimi: il babbo – « una forchettata… » -, mio figlio, la mamma – « poca… poca… meno… meno… » -, in certe sere un po’ malinconiche ma tanto dolci quando riuscivamo, per una sera, ad essere ancora tutti insieme. La mamma, già: la mamma. La mamma non ha mai voluto cucinare. Si arrabbiava se glielo facevo notare, come se le rimproverassi di non essere stata una buona madre. Non cucinava per principio. Perché aveva cucinato la nonna. Perché faceva la professoressa. Perché non era come le altre donne. Chissà. Comunque non cucinava. Negli ultimi anni però, per una sorta di pentimento, qualche volta mi cuoceva delle belle braciole con olio e aglio, che, volendo, erano anche buone, ma mi mettevano in imbarazzo perché, anche se l’aglio mi piace, io diffido dei pentimenti e chi si pente mi fa sempre un po’ pena. Perché, c’è poco da fare, la mamma era una che non cucinava. Però scriveva un diario. Non è la stessa cosa, d’accordo, però qualcosa è. Non è una cosa da mangiare, però, in certi momenti, si può anche sperare di sfamarcisi, di viverne. È un vivere nella speranza, e la speranza effettivamente è un po’ poco. Non è un vero vivere, un vero nutrirsi, un vero mangiare.È un « mangiarino », è la caricatura del mangiare. Oppure la speranza: di mangiare, di nutrirsi, di vivere, un giorno, sul serio. Ci sono quelli che dicono: « Non si vive di solo pane, ma anche della parola di Dio ». Mah. Qualunque cosa vogliano dire, un po’ di ragione ce l’hanno. Non si vive di solo pane, è ovvio, è « sotto gli occhi di tutti », ma anche di merendine, di patatine, di cornetti Algida, ma anche di notizie, di disgrazie. Si vive di schedine, di grattaevinci, di barzellette, di scenette. Si vive di tante cose, ammesso che sia vita, e io penso che dopotutto lo sia. E la parola? Boh. Forse, quando non ci sono più merendine, patatine, cornetti, notizie, disgrazie, schedine, grattaevinci, barzellette, scenette, cose, quando non c’è più niente di quello che si pensa ci sia, allora la parola… , allora le parole… Messa così, però, è triste. Non si dovrebbe dire « più », si dovrebbe dire « mai »: « quando non c’è mai niente ». Quando non ci sono mai le merendine, le patatine, i cornetti, le notizie, le disgrazie, le schedine, i grattaevinci, le barzellette, le scenette, almeno in un certo senso. Quello che non c’è mai sono le cose, insomma. E quello che c’è sempre sono le persone. Che giocano, che sperano, che non-dimenticheremo-mai. Che mangiano, che cucinano, che hanno fame, che equivocano, che scrivono libri lunghissimi, che scrivono libri cortissimi. Se ci riescono. “.


Venerdì 29 maggio 2015

L1773virgapemersione di uno sterminato corpus di epistolari e memorie ha favorito una storiografia « dal basso » che intendeva porre l’accento sui veri protagonisti della guerra. Sembrerà strano che in quelle condizioni bestiali, dentro trincee infestate da topi e pidocchi e in mezzo a cadaveri insepolti, i soldati sentissero ugualmente il bisogno di scrivere, ma quello era l’unico modo che avevano per fuggire l’orrore del presente. Filippo Guerrieri, un giovane tenente, in una lettera ai genitori spiegò l’importanza di quel rapporto: « Difficilmente mandiamo delle maledizioni, perché a tutto siamo abituati, non ci si arrabbia se piove e non abbiamo da cambiarci, se il rancio non arriva, se il fuoco infuria, siamo alla guerra e deve essere così, ma guai se la posta non arriva, è l’ira di Dio che si scatena ». ” (Da Nazione Indiana)

Sprecare significa gettare cibo nella spazzatura, ma anche nutrirsi di cibo spazzatura. ”, scrive sul Venerdì il professor Di Niola. Da che pulpito. [*] [*] Io, lo so, esagero. Per esempio, nella mia, irriducibile, avversione per le pubblicazioni del Gruppo L’Espresso-Repubblica. Una vera e propria fobia. Una reale ripugnanza. Diciamo che è una questione di gusto – a proposito di cibo.

E oggi c’è la presa di posizione di Celentano – a proposito di avversione.

Scrivere bene vuol dire scrivere di meno “, dice il deputato altoatesino ex giornalista – di Sel. Sel o dice lui…

Sia detto una volta per tutte: io non sono uno scrittore. Io sono, tutt’al più, un lettore.

Gli è sempre piaciuta “, dice Crozza – la “ fuga “, a Berlusconi. Il Comico è tutto qui – il Comico è pensare che alla “ fuga “ ci pensano sempre solo gli altri.

Poi vedo il professor Carlo Freccero. E capisco il senso dell’espressione “ Arrampicarsi sugli specchi “.


ROSSORI

Sotto una foto dell’onorevole Rosy Bindi scriverò la seguente didascalia: “ La Grande Bruttezza “.

bindi


Sabato 30 maggio 2015

I1907l punto vero poi è un altro: che in questa società (giustamente) democratica tutti vogliono (vogliamo) scrivere. Chissà perché. “ (Dal solito blog)












Domenica 31 maggio 2015

l1774virgei insegna a Roma? “, mi ha chiesto il giovanotto dell’ambulanza della Misericordia di Siena. Stavamo andando all’ospedale, perché di nuovo ho la pressione troppo alta etc., e intanto facevamo due chiacchiere. Lui, ho pensato, ha visto com’ero, come parlavo etc., e, poiché vive in un posto in cui “ insegnano “ tutti, ha creduto di poterne dedurre che “ insegnavo “ anche io, cioè che ero un professore etc. Comunque no, io, a Roma, non “ insegno “. Avrei voluto dirgli che, a Roma, io “ imparo “, ma sarebbe stata troppo lunga a spiegarsi, il viaggio era già finito, il Pronto Soccorso già ci schiudeva le sue misericordiose, soccorrevoli porte.




Lunedì 1 giugno 2015

p1106er commentare il risultato elettorale, alias, secondo lui, la sconfitta di Renzi, Nichi Vendola sceglie di raccontare l’aneddoto del generale tedesco che, a proposito di Guernica, chiede a Picasso: “ Avete fatto voi questo orrore? “, e Picasso risponde: ” No, l’avete fatto voi “. Dove si vede che Picasso tendeva anche a fare lo spiritoso, ma con i nazisti la cosa si spiega, e anche che Nichi Vendola si sente un Picasso, ma in questo caso, a meno che non si voglia pensare che Renzi è un nazista, la cosa non si spiega per niente. (Dice anche: “ Il giovane premier “. Dice anche: “ Adusi “)




Renzi e la realtà – dice il telegiornalista –: ecco il tema “. E ci fa vedere un po’ di brutte facce. La realtà come televisione. La televisione come Grande Bruttezza.


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“ 19 marzo 1985 – Si chiama Nichi e ora è nell’esecutivo nazionale della F.G.C.I. Dice di essere gay. Poi parla di amore fra i bambini e racconta del padre che picchiava i froci ed era comunista. È pugliese. Porta un berrettino alla Majakovskij e assume una posa da divo della canzone degli anni Cinquanta, con un ditino sulla guancia da vezzosa contadinella 1890. “.


ROSSORI

Sotto la foto di Matteo Renzi in giacca mimetica durante la visita ai militari italiani in Afghanistan scriverò la seguente didascalia: “ À la guerre comme à la guerre “.

guerre


Martedì 2 giugno 2015

l1775a prima cosa di Roma che ho visto ieri arrivando a Roma sulla via Aurelia è stato il culo di una mignotta. Stava seduta voltando le spalle al traffico. Aveva un tanga minuscolo, di colore rosso. Benvenuti al Sud.










Oggi è la festa della Repubblica. « Di Repubblica? » Della Repubblica… ho detto della Repubblica… (A proposito di ” Sud “)

Rimane ancora da capire perché, cinquanta e più anni fa, io mi sia così repentinamente, irriflessivamente, autodistruttivamente, “ buttato a sinistra “. Un caso di “ sudditanza psicologica “? Una specie di “ malia “? Un mostruoso equivoco, in ogni caso.


Giovedì 4 giugno 2015

i1908l docente di “ Strategie comunicative “ della Luiss, con la faccia che ha, con gli occhiali che ha, con il vestito che ha, potrebbe essere un coetaneo di mio padre, un suo collega di ufficio, oppure un suo conoscente, un medico, un avvocato: di cinquant’anni fa. Ma cinquant’anni fa il docente di “ Strategie comunicative “ della Luiss non era, presumibilmente, ancora nato. Come strategia comunicativa mi sembra assolutamente micidiale.






A Hollywood si replica “ (Dai giornali)

Poi leggo l’intervista a Teresa Cremisi e mi chiedo se si rende conto della fortuna che ha. « A essere presidente del Gruppo Flammarion? » No, a chiamarsi “ Cremisi “.

Lo Stato non si abbatte, si sfinisce.

“ Mafia Capitale “: mah. boh. Qua sotto, al ristorante “La Greppia” hanno allestito altri cinque tavoli, segno che c’è tanta gente che vuole mangiare. D’altronde, fa caldo, la notte è dolce, e l’appetito, si sa, non manca…


ROSSORI

Sotto la foto di Renzi in mezzo alle hostess dell’Alitalia scriverò la seguente didascalia: “ Volo di notte “.

alitalia


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“ 13 ottobre 1974 « L’aula era sorda e grigia. Era buia. Misurava un centinaio di metri in lunghezza. In fondo c’erano due finestre grigie molto grandi. Sulla sinistra. I banchi occupavano solo una decima parte dello spazio disponibile. Erano una decina accostati fitti alle pendici della cattedra. Questa era posta su una piattaforma molto alta, altissima. C’era un abat-jour. Sotto l’abat-jour c’era lo spastico che leggeva nel libro. Non si vedeva altro. Cioè solo le due finestre lontano grigie sulla sinistra, l’abat-jour, il libro, lo spastico. Metà spastico. L’aula era sorda e grigia. Era lunga un centinaio di metri. Non si vedeva niente. C’era buio. Molto buio. C’erano due finestre grigie ma non servivano a vederci perché erano lontane un centinaio di metri. Poi erano grigie. Poi erano dall’altra parte. Dei banchi. I banchi erano sotto la cattedra. Proprio sotto. Erano dieci su tre file. Più uno. Non dalla parte delle finestre. Da quell’altra restante. Lo spastico leggeva nel libro. Si vedeva che girava le pagine. Si capiva poco di quello che diceva. C’era un lumino rosso nel banco accanto. Tremava. Gli chiesi: « Che succede? ». Il lumino rispose: « È un’esercitazione ».

Aprii la porta. Dentro c’era buio. Buio fitto. Mi voltai a chiedere. L’uomo con l’abito grigio fece cenno di sì. Bruscamente. Entrai. Vidi un lume. Sulla destra. Un lume rosso. Accanto c’era una faccia che dondolava. Sotto al lume comparve una mano rigida che andò da destra verso sinistra. Poi viceversa e scomparve. La faccia era bianca e si muoveva. In basso al centro. Diceva qualcosa. Andai verso il lume. Era l’aula. C’erano i banchi, Una diecina. Mi sedetti nella terza fila. a faccia leggeva. C’era un libro piuttosto voluminoso. Il lume era un abat-jour. La faccia, il libro e il lume stavano a un metro o due di altezza. Era la cattedra. Ricomparve la mano rigida. Fece lo stesso movimento da destra verso sinistra. E viceversa. La faccia leggeva biascicando.Non si c apiva niente. C’era qualcuno nel banco accanto. Domandai: « Ma che dice? ». La donna rispose: « È spastico ».

Pioveva. Entrai nel portone. C’era parecchia gente che parlava. A gruppi. Vidi un usciere che fumava e guardava piovere. Chiesi: « Dove sono le aule? ». Disse: « Al secondo piano ». Salii le scale. Era una scalinata in pietra serena. A sinistra c’era una porta con sopra degli stucchi rifatti di fresco. Andai da quella parte. C’era una stanza vuota con una porta su ogni lato. Le porte erano chiuse. C’era un altro usciere. Mi sembrò che dormisse. Mi chinai e gli dissi: « È questa l’aula dell’esercitazione? ». Rimase immobile e rispose: « Sì ».

Pioveva. Aprii l’ombrello. Per aprirlo mi servivano le due mani. Quindi misi il fascio dei libri fra i ginocchi. La penna la tenevo in bocca. Fra i denti. Poi alzai l’ombrello con la mano destra. Con la sinistra ripresi i libri. E la penna. Traversai la strada. Ero felice. Sbucai sulla piazza del duomo. C’era molta gente che andava in tutte le direzioni. Molti andavano in su. Cioè dalla mia stessa parte. Mi inserii nel flusso. Molti erano studenti. Andavano all’università. Come me. Vidi che un gran numero erano ragazze. Alcune erano belle. Sperai che andassero all’università. Il flusso arrivò alla piazza del monumento. Ci fu uno sbandamento. Molti incomprensibilmente tornarono indietro. Molte ragazze cominciarono a correre dietro agli autobus. Un certo numero entrò in un bar. Sull’angolo. Entrai anch’io. Mancavano dieci minuti alle nove. Tutti chiacchieravano. Presi un cappuccino. E brioches. Mancavano cinque minuti. Uscii sulla piazza. L’università era sull’altro lato. Il portone era aperto. C’era un usciere che fumava appoggiato allo stipite. Guardava il cielo. Pioveva sempre. Nell’atrio c’erano dieci o venti ragazze che parlavano fra loro. Erano le nove. Chiesi all’usciere: « Dove sono le aule? ». Rispose: « Al secondo piano. Salga le scale a destra ». Andai a destra e vidi le scale. Erano in pietra serena. Le pareti erano bianche. I soffitti stuccati. Però non c’era nessuno. In cima alle scale c’era un gruppo che parlava. Domandai: « Ma le lezioni non cominciano alle nove? ». Uno grasso sui venticinque rispose: « Sì, ma c’è il quartodora accademico ».

Suonò la sveglia. La sveglia della padrona. A ogni buon conto ero già sveglio. L’amico invece dormiva. Della grossa. Lui non aveva lezione. Io invece sì. Anche gli impiegati si svegliarono. E attaccarono il giradischi. Erano due. Di banca. Noi eravamo studenti. Del primo anno. Era novembre. Dovevo andare a lezione. La prima volta. Ero stato malato. Sentii che arrivava la padrona. Bussò: « Sono le otto ». Poi andò ad aprire. Avevano suonato. L’amico seguitava a dormire. Mi accorsi che pioveva da quel rumore che fanno le macchine quando piove. Con le ruote. Sul bagnato. In cucina chiacchieravano due donne. Dunque era venuta l’amica della padrona. Mattiniera. Il marito si alzava tardi. Era uno scricciolino. In pensione. Mi alzai. Bisognava pisciare e lavarsi i denti prima che intervenissero i bancari. Se no, ahinoi! Uscii sul corridoio. La musica suonava dagli impiegati. Segno che per ora poltrivano. Andai al bagno. Si componeva di due locali: toilette e latrina. Propriamente. Ambedue poco illuminati tramite un finestrino in alto. Inoltre pioveva. Traversai la toilette. Buio. Volevo pisciare. Irruppi nel licet. Come una furia. C’era qualcuno. L’amica. Pisciava. Da ritta. Mi ritrassi. Quella canticchiava guardando per terra. Di non pisciarsi sui piedi. D’altro non s’accorse. Tornai in camera. Lui dormiva. Erano le otto e dieci. La lezione era alle nove. Io sono puntuale. All’improvviso la musica crebbe di volume. Poi ridiscese. Una porta aveva sbattuto. Il bagno era dei bancari.

Era novembre. Il bagno fu libero alle otto e trenta. Ci corsi dentro. Otto e trentacinque. Tornai in camera. L’amico dormiva. Non aveva lezione. Io avevo la prima lezione. Ero stato malato. Mi vestii. Presi due libri, un quaderno e la penna. Uscii. Ah, l’ombrello. Uscii. Pioveva. » (Primo giorno di scuola) “.


Venerdì 5 giugno 2015

a1455 proposito di “ Mafia Capitale “, c’è un diario che mi sembra abbondantemente “ profetico “: “ 7 gennaio 1986 – Roma in realtà, come « capitale mediterranea » è una città modernissima. Vedi l’industrializzazione del piacere (di ogni genere: dal sesso alla tavola). Modernissima: come la mafia. Vedi in generale: mediterraneizzazione dell’Occidente. “.








Il modo ancor m’offende “, dice, dopo avere ascoltato le intercettazioni di Mafia Capitale, la Bionda. Che mi è anche simpatica, ma temo non sappia di essere bionda.

Roma fa schifo. E se ne vanta. La Grande Monnezza. Come la televisione, diciamo così.

Io tempo fa ero a una cena “, dice Fulvio Abbate, scrittore (tele)laureato.

Non mi ha stupito neanche un po’ la vignetta di Altan su Repubblica. C’è uno in divisa da pilota dell’Alitalia che dice a una in divisa da hostess: “ L’Italia decolla “. E quella risponde: “ E dove scappa? “. A parte il fatto che non si capisce perché “ decollare “ sia lo stesso che “ scappare “, io so benissimo che cosa vuole Altan: vuole fare scappare. Il punto è che, non so l’Italia, ma io non scappo comunque più.


Sabato 6 giugno 2015

r536virgoma ladrona “. A Roma ladrona m’hanno rubato tutto – no, me l’avevano già rubato. Anzi: l’avevo perso, per l’esattezza.












Ma è carne italiana? Siate sincero… “. Bang! E Gringo gli spara via il cappello. (Spot Carne Montana)

Poi mi affaccio alla terrazza e vedo che la zingara che sta sempre davanti al negozio di alimentari a chiedere l’elemosina si è alzata dalla cassetta su cui sta seduta e ora cammina, con la cassetta in mano, verso l’aiuola al centro della piazza. Capisco: sono quasi le una e anche per lei è l’ora di “ staccare “. Continuo a guardare: la questuante ha lasciato la cassetta in mezzo ai fiori e ora procede tranquilla verso la fermata del tram. Penso: non è vero che, come si dice, in questa città non lavora nessuno. Lavorano tutti, anzi, ognuno a modo suo.

L’estate: è statica.

Soprattutto napoletano “ (Dai giornali)

Dice che Renzo Piano ha detto al Festival di Repubblica che il futuro è la periferia. Che vorrà dire, esattamente? Io, per me, ripenso a un diario: “ 2 maggio 1990 Paese sera ha chiuso perché Repubblica è più paese di lui. “.


Domenica 7 giugno 2015

l1776a Domenica è il giorno del Signore. Il Signore chi è? Sarà quello che sulla torre della chiesa di Ponte Milvio fa muovere le campane producendo un suono potente e festoso? Per la famiglia di filippini che, vestiti di tutto punto, procedono verso la Messa, evidentemente, lo è. Oppure quello che nella sciccosa saletta del Panificio Nazzareno va distribuendo caffè, cappuccini, cornetti? A giudicare dal numero degli avventori potrebbe anche esserlo. Oppure, se si considera quanti sono quelli che, seduti ai tavolini del “ dehors “, leggono, compuntamente, il giornale, il Signore potrebbe anche risiedere nell’adiacente edicola. Ma non si può nemmeno escludere che il Signore stia da un’altra parte, anzi dovunque e in nessun luogo. Nell’aria, diciamo così: quella che inspirano a pieni polmoni i numerosi praticanti del jogging, o della mountain bike, o del semplice camminare, che oggi, nel giorno festivo, in questa bella domenica, forse un tantino troppo calda, hanno invaso le strade e le piazze del mio quartiere. Poi, quando rientro a casa, e mi vengono incontro i miei gatti, capisco che per i miei gatti il Signore sono io. Comunque, è Domenica. E Domenica è sempre Domenica…

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi è arrivato al G7 in Germania. Ad accoglierlo una banda bavarese che, al posto del consueto inno di Mameli, ha intonato Azzurro di Adriano Celentano. “ (Dai giornali)

Visto che è morto – a 93 anni – Callisto Cosulich, ne approfitto per commemorarlo con un diario: “ Sabato 16 dicembre 2006 – « Fellini ha costruito il suo film mettendo in successione volutamente fortuita alcuni episodi […] così come i cinegiornali fanno seguire la moda al ministro che posa la prima pietra, la processione alla moda e lo sport alla processione. Il film stesso assomiglia a un gigantesco cinegiornale di attualità ricostruita: i vari episodi sono legati assieme dalla presenza assidua di Marcello, il fotoreporter, il quale, dal suo canto, è un personaggio particolare: guarda, ma non vive i fatti di cui è partecipe. » (Callisto Cosulich, Dolce vita romana, in «Italia domani», 3, n. 6, 7 febbraio 1960) “. Ordinaria amministrazione diaristica.

“ – Bla bla bla + Smile “ (Pubblicità Smilesolar)

Non ho mai sopportato quelli che ci sentono “, dice la signora Belier. Che, almeno lei, sa quello che dice. (La famiglia Belier, Lartigau, 2015) (Poi uno ripensa a quei tre poveri stronzi che sono andati a Cannes a non vincere niente, e capisce a che punto è arrivata l’Italia) (Detto questo, c’è anche da dire che la famiglia Belier, per quanto irresistibilmente simpatica, non è in nessun modo la mia)


Lunedì 8 giugno 2015

i1909l “ business dell’accoglienza “. Vedi: “ ospitalità pelosa “. Cfr.: “ Sabato 1 dicembre 2001 – Accendo la tv e subito penso che la tv è fondata sulla legge dell’ospitalità. Cioè consiste nell’« aprire casa », « dare una festa », « invitare gente ». Così avviene che, ospitando la tv in casa propria, si ospita qualcuno che pretende sempre di essere lui ad ospitare, e, poiché, in virtù dei suoi potenti mezzi, ci riesce sempre, finisce che, pur stando in casa propria, si sta sempre a casa d’altri. Hai voglia a comprare case. (In ogni caso l’ospite è sacro. E anche meglio se paga il canone) “.




A proposito di “ ospitalità “: “ Giovedì 23 gennaio 1997 – Il cinema è molto ospitale, fin troppo. Ci invita sempre a casa sua e ci mostra la sua famiglia. Sempre la solita. Sempre i soliti discorsi, le solite facce, la solita storia. Il difficile, dopo un po’, è ricordarsi che si tratta della sua famiglia. “. Anche a proposito del film di ieri.

Nel cinema francese c’è spesso la campagna. Direi che la campagna c’è spesso nel cinema in genere. Il cinema è “ profondamente rurale “?

Mafia Capitale “… Fosse una sola… « La Capitale? » No, la Mafia.

“ E pure nero… mammamia… “. La giovane mamma carina con la bambina in braccio dopo essere passata davanti al barbone ubriacone seduto sullo scalino del negozio.

Oggi Juhmpa Lahiri scrive sulle copertine. Io, che l’ho vista, e anche da vicino, anche senza averla letta, mi sento di affermare che è un’autorità in materia. A sua insaputa, diciamo così.

« Lei è scrittore? » « No, lo ero ».

In farmacia la ragazzina di tredici massimo quattordicianni che comprava i preservativi. Settebello Classico, per l’esattezza.

Il partito di quelli che le disgrazie succedono sempre agli altri. La congiura degli innocenti.

Farsi difendere da una bionda. Che cosa c’è di più hitchcockiano che farsi difendere da una bionda? (The Life of David Gale, Parker, 2001)


Martedì 9 giugno 2015

s1224virgiena – Si è tenuta alla Società di Camporegio della Contrada del Drago, la seconda edizione del Concorso del sonetto senese amatoriale, organizzato dal Gruppo « Siamo di Siena, siamo fatti ‘osì » dell’omonima pagina presente in facebook. Successo di questa edizione, con trenta sonetti ammessi alla valutazione della giuria tecnica composta da Massimo Bianchi, Massimo Biliorsi, Simonetta Losi, Gaia Tancredi e Riccardo Benucci, che ha decretato il vincitore in Fabrizio Serpi con il suo sonetto Spennacchiere. Previsto anche un voto popolare on line, tramite Facebook, che ha visto vincitore Ennio Costa con il suo sonetto I miei ‘olori. Il tema scelto quest’anno era appunto i « colori » che a Siena certo non mancano. “ (Dai giornali)


“ Che silenzio assordante “, disse quello che si era accorto di essere sul punto di diventare sordo.

Poi c’è quella che, con quella faccia un po’ così, con quel cognome un po’ così, è diventata parlamentare europea – cfr.: “ 13 febbraio 1991 – Da Anita Egberg a Kay Sandwik: la straniera nello spettacolo in Italia. “.

A ripensarci, il professor David Gale, come professore di filosofia, è proprio bravo. Infatti riesce a far sì che la brava giornalista, quella che fa domande, quella che “ vuole sapere “, alla fine “ scopra “ che c’è chi preferisce morire piuttosto che uccidere, essere ucciso piuttosto che uccidere, e che, per dimostrarlo, è disposto a morire. Come riesce il professor David Gale a condurre a termine la sua impresa? Esercitando quell’arte eminentemente filosofica che si chiama “ maieutica “. Perché il professor David Gale è un filosofo “ socratico “. Non è appunto per niente un caso che, quando gira straparlando per i marciapiedi della città, evochi il nome di Socrate, la sua morte etc. Ci sarebbe poi da chiedersi che rapporto ci sia fra il cinema e la filosofia. E anche che rapporto c’è fra il cinema è il giornalismo. Quello che intanto si può dire è che meglio essere intervistati che intervistare.

Ho visto riemergere la sinistra leopardiana “, dice De Luca.

« Se magnamo Roma » è terrificante “, dice l’attore romano. Che quando sente che c’è qualcun altro che magna si prende paura.

Michele Serra riprende, bonariamente, il senatore del Pd Esposito per l’incauto tweet sulla sconfitta della Juve. “ Su Twitter il nemico ti ascolta “, scrive. Soprattutto se è interista, mi permetto di aggiungere io.

E intanto Moni Ovadia fa Le supplici al teatro greco di Siracusa davanti a un pubblico di migranti. Vènghino vènghino…. (Attenti alle scale / Che so’ euripide)

Il teatro: da bambino pensavo che mi sarebbe piaciuto fare l’attore. Ora che sono vecchio penso che è sempre meglio fare il regista.

Io non sono uno scrittore, io sono un diarista. Che cos’è un diarista? Un giornalista che non guadagna una lira. Un giornalista stupido, diciamo così. (Forse tutto quello che faccio, questa stranissima cosa che faccio, questo diario, insomma, si spiega con il fatto che io non voglio, veramente, scrivere, ma vorrei, soprattutto, leggere. Ed esattamente questo è ciò che rende impossibile, insensato, inutile il mio fare: leggere infatti è una pretesa vana, irragionevole, temeraria. Non volerlo capire è pura follia)


Mercoledì 10 giugno 2015

S1225virgtorytelling “ (Titolo della puntata di oggi di Coffee Break, La7, ore 10. 00)












Stamani sono andato dal medico degli orecchi, dall’otorinolaringoiatra. Perché da un po’ di tempo ci sento male. Come se avessi i tappi negli orecchi, come se qualcuno avesse abbassato l’audio. Il medico – giovane, molto gentile – ha detto che non ho niente, secondo lui dipende semplicemente dall’età – io, per fare lo spiritoso, ho commentato: “ I vecchietti, si sa, sono tutti sordi… “ -, comunque mi ha prescritto un’altra visita, “ esame audio-impeden… metrico “ qualcosa, come sempre, di illeggibile etc. Comunque, che io sia vecchio è poco ma sicuro. E si vede anche. Infatti anche stamani, nella sala d’aspetto della clinica otorinolaringoiatrica del Policlinico Umberto I, una gentile ignora mi ha offerto il posto a sedere. Non è la prima volta che succede, e io, come le altre volte, avrei voluto dirle: “ Ma ti sei guardata? “, perché, ecco il punto, aveva la mia età. Mah. È anche sicuro che ho dei problemi con l’udito, nel senso che sento tutto, sento francamente troppo. Sentire tutto, anche per chi tutto sommato ama sentire, non è un vantaggio. Anzi è una grande fatica, e soprattutto ora che si sono messi a parlare tutti. Inoltre, almeno per me, quando ascolto, mi sembra sempre – quasi sempre – che abbiano ragione tutti. Del resto, è anche vero che io non ascolto mai – quasi mai – per giudicare, ma, diciamo così, per sentire. Questo al medico ragazzino non gliel’ho detto, anche perché non so se avrebbe capito. Non so se riesco a spiegarmi, a fare capire che cos’è questa mia strana passione per il sentire. Quello che è peggio è che non riesco a farmi sentire io.

“ Roma – Si è ucciso stamani a Todi Maurizio Foglietti, pilota dell’Alitalia che era stato sospeso dopo essere stato denunciato a piede libero per avere sparato alcuni colpi di pistola contro una parete dopo una lite in casa. Secondo le prime informazioni si sarebbe impiccato. Su quanto successo sono in corso accertamenti da parte dei carabinieri. Il pilota, considerato un professionista particolarmente esperto, era stato sospeso dalla compagnia di bandiera dopo che la sera di Pasqua aveva esploso dei colpi di pistola in casa, non ferendo nessun familiare. Pochi giorni dopo, Foglietti era stato coinvolto in un incidente stradale in seguito al quale gli era stata tolta la patente per positività all’alcol test. Foglietti era stato il comandante del volo che aveva portato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo primo volo da presidente da Roma a Palermo. “ (Dai giornali)

A proposito di “ Mafia Capitale “, Vittorio Zucconi parla di “ stracciaculismo “. Ancora uno sforzo, Zucconi. “ Sta scoppiando questo colossale buffone… pardon… ho sbagliato… bubbone “ (Ibid.)

Bambini, papà è tornato! “ (We were soldiers, Wallace, 2002)


ROSSORI

Sotto la foto del sindaco Ignazio Marino che fa il segno della vittoria scriverò la seguente didascalia: “ Lo vedi, ecco Marino “.

marino


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“ Senza data [1979] – Nella pubblicazione di diari lo scrittore fuori dall’esercizio delle sue funzioni. Un vantaggio: accostarsi alla scrittura dal basso, nel suo farsi umano individuale. Uno svantaggio: ridurla a vita, a umanità generica senza pagare il prezzo del rapporto pieno con la sua verità più che umana individuale, con la sua autorità. “.


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“ Giovedì 30 ottobre 1997 « Dal basso »: una storia infinita. « Dal basso » si accende lo sguardo che incenerisce tutto. « Dal basso » deflagra la risata che seppellisce tutto. « In alto »: è dove viene appeso il bersaglio. Come la spoglia inerte di un impiccato. “.


Giovedì 11 giugno 2015

s1226virge magnamo Roma “…  O sarà Roma che mangia noi? Perché a me, da trent’anni – ma sono più di trent’anni -, sembra sempre di essere mangiato, mangiato vivo. Perché quello che vedo intorno a me è solo gente che ha fame, che vuole mangiare. Proprio come scrissi in quel diario di tanti anni fa: “ Senza data 1981 – « Del resto – dice il fotografo – si vede se una cosa è buona da mangiare o no ». E mi guarda con una certa insistenza. “.







Da bambino volevo fare il giudice. Ma poi non l’ho fatto. Ed è stato meglio così. Perché se l’avessi fatto sarei finito male. Comunque, anche senza farlo, sono finito male lo stesso.

Dice che il pilota dell’Alitalia che si è suicidato ha scritto nella sua lettera d’addio: “ Nulla ha più senso “. Penso che ha ragione, in un certo senso. (Poi incontro la zingara con la cassetta. Cammina verso il negozio di alimentari. Sono le dieci di mattina, è ora di “ attaccare “)

Dal duce alla Dc ecco a voi la voce del padrone “ (Titolo di Repubblica)

Invece dei romanzi leggiamo Buzzi. “ (Da un ddibbattito)

Dice che a Ostia, in via Erminio Macario, hanno trovato i cadaveri di due morti ammazzati. Vedi: una risata vi seppellirà.

Se ‘un ce l’ho ‘un ce l’ho “ (Spot Wind – con Carlo Conti)

È morto Dracula. Ma non è morto in culla nemmeno lui.

Fra il dire e il fare / Romanzo.

Poi c’è Scurati che dice che bisogna liberarsi dalla Cronaca e ritrovare la Storia. Ma poi tutto quello che fa è coprire di insulti Salvini. Nonché presentare il suo nuovo libro. Che piace alla bionda – i libri che piacciono alle bionde.

Non so se significa che sto per morire, ma stasera mi sento di affermare che il mondo – questo mondo volenteroso, animoso, litigioso, lussuoso, cencioso, e tanto pieno di gente – non sa di niente. Per quanto mi riguarda, fa solo un gran rumore, che è come dire un immenso silenzio.

Nel 2006 è finalista al concorso letterario Letti in un sorso organizzato da Cantine Santa Margherita in collaborazione con la Feltrinelli, con il racconto Ombre cinesi – Noir in cinquemila battute nel quale fa rivivere le tipiche atmosfere chandleriane in chiave enogastronomica. “ (Da un “ profilo “)

Poi c’è Umberto Eco che ha preso la quarantaduesima laurea honoris causa. Anche Umberto Eco, diciamola tutta, ha sempre saputo di poco.

Finché si arrestano fra loro

Ha venduto milioni di copie con i suoi libri ed è uno dei più grandi del Novecento, ma all’università Umberto Eco non prese il voto più alto in letteratura italiana. Sembra incredibile, ma il suo libretto, recuperato e restaurato in occasione della laurea honoris causa l’ateneo di Torino gli ha conferito in « Comunicazione e cultura dei media », è lì a dimostrarlo. Il professore gli diede « solo » 27 e lui accettò, e lo stesso fece con l’esame di Pedagogia. Per il resto un percorso accademico eccellente, con un 29 e poi tutti 30 e 30 e lode e professori del calibro di Getto, Bobbio, Mazzantini. “ (Dai giornali)


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“ 24 aprile 1994 – « Questo fu il poderoso “ ginseng “, l’elisir di lunga vita della classe politica poi sgominata dalle inchieste giudiziarie: lo spazio, l’importanza che le dettero i giornali e in particolare i giornalisti della radiotelevisione di Stato. Senza questo fiato vitale infuso dai “ media “, la condizione ormai cadaverica del sistema politico sarebbe stata lampante, addirittura certificabile, già dai primi Ottanta. E il processo Cusani si sarebbe celebrato dieci anni fa. » (Dai giornali) “.


Venerdì 12 giugno 2015

q1085uando vedo la foto di Umberto Eco che riceve la laurea honoris causa all’università di Torino non posso non ripensare a un diario: “ 27 aprile 1987 – « Chi ride deve dunque essere figlio di una situazione, accettarla in toto, quasi amarla, e quindi, da figlio infame, farle uno sberleffo. » (Umberto Eco, Elogio di Franti, in Diario minimo, 1963) “.








I social danno la libertà di parola agli imbecilli, e chi l’ha data a Umberto Eco? “ (Da un tweet)

Pogva? “ (Titolo della Gazzetta dello Sport)

Ripenso a Eco. Penso all’università. Mi viene in mente un titolo (possibile): “ Un’altra caserma è possibile “.

Poi c’è Minoli che ci ricorda che oggi è l’anniversario di Vermicino. Vermicino: quella formidabile operazione di non-salvataggio, quel fallimento “ provvidenziale “…

Una bella faccina bianca sopra una tuta tutta nera. E, in fondo, due scarpette puntualmente rosse. (Da non dimenticare neanche l’altra, la bellissima, tutta bianca anche lei, in pantaloncini cortissimi: girava fra le corsie del supermarket cercando di farsi notare, di farsi notare da me. Le adescattrici)

Dice Francesco che la Chiesa è donna. E anche molto carina, dico io. Che passavo per caso.

Da un’Amaca di Michele Serra sui ragazzi europei arrestati in Borneo perché accusati di avere provocato un terremoto per il fatto di essere spogliati nudi che si conclude con l’invito a non “ essere così stupidamente protervi da andare a mostrare le chiappe fino in Borneo, con tante occasioni che abbiamo per mostrarle qui da noi “, deduco che “ lo spirito volterriano che ci possiede “, “ il nostro libertinaggio [*] “ consiste eminentemente nella voglia di Michele Serra di mostrare il culo. Tutti i gusti son gusti, penso io. Che non è detto che il culo di Michele Serra sia sempre di mio gusto. [*] Forse voleva dire “ libertinismo “…


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“ Senza data [1981] – Il telecronista di Vermicino: Giorgio Amen. “.


ROSSORI

Sotto la foto di Umberto Eco che riceve la laurea honoris causa all’università di Torino scriverò la seguente didascalia: “ Il laureato “.

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” Mercoledì 25 marzo 2003 – Poi arrivo a casa, poi dormicchio un po’, poi mi alzo e accendo la tv. In tv c’è la guerra, ma, come sempre, c’è, soprattutto, la tv. Cioè i conduttori, gli esperti, gli opinionisti, i giornalisti, le notizie, la pubblicità, i dibattiti. Tanto per perdere tempo, per continuare a perderlo, per finire di perderlo tutto. C’è anche Roberto Amen, quello di Vermicino. Vermicino for ever. “.


Sabato 13 giugno 2015

q1087uando leggo Michele Serra che dice la sua mamma era di destra e “ adorava “ Montanelli e a Montanelli chiese: “ Che devo fare con mio figlio che è comunista? “, penso che la famiglia di Michele Serra era proprio una brutta famiglia. « Perché erano di destra? » No, perché “ adoravano “ i giornalisti. Talis mater









Alla ricerca del meteo perduto / Romanzo?

Se il giornale Repubblica è rappresentativo della laicità italiana, allora stiamo freschi. È un giornale dogmatico, cioè esattamente l’opposto della laicità. “ (Dal solito blog)

Poi ripenso a quello che ho sentito dire ieri sera dal professor Sermonti, e cioè che la differenza fra la pornografia e la poesia è che la pornografia è un rapporto fra un soggetto e un oggetto, mentre la poesia è un rapporto fra due soggetti. Io, invece, penso che la pornografia sia un rapporto fra un soggetto e un produttore di immagini pornografiche, un pittore, un illustratore, un fotografo, e dunque sia anch’essa un rapporto fra due soggetti – che tuttavia, va detto, parlano due lingue diverse, anzi quello che parla è uno solo, perché l’altro si limita a balbettare, a farfugliare qualcosa, quando non sta senz’altro zitto, a cercare di “ farsene una ragione “. Insomma, io penso che il professor Sermonti si sbaglia. Però sono contento per lui, perché, visto come porta gli anni che ha, sbagliare gli fa benissimo.

Poi vedo che sul giornale si parla di Banana Yoshimoto. E, visto che non ho niente di meglio da fare, ripenso a un diario: “ 20 luglio 1991 A differenza di Banana Yoshimoto io ho sempre preferito leggere piuttosto che scrivere. “. Ça suffit.

Questa banalità del male distribuita a colori attraverso immagini che hanno il marchio degli inquirenti, rafforzata dalle coniugazioni tronche del vernacolo romanesco. “ (Da un blog) (“ L’ultima frase di Buzzi sulle « mucche » (sempre a favore di telecamera) “ (Ibid.))

Ero su quella scena senza avere la minima idea di che cosa fare. Però, quando è entrata la “ signora “, me la sono cavata, muovendomi con una certa eleganza, pur senza dire una parola, mi sono anche chiesto se fosse il caso di baciarle la mano. Intanto avevo anche scoperto che sullo schienale della poltrona di paglia – doveva essere una pièce ambientata in campagna, un Cechov, forse – c’era, all’altezza della testa, uno spillo, perdipiù avvelenato. Poi però, prima che avessi il tempo di capire qualcosa, sono arrivati i due energumeni che mi hanno trascinato fuori. Fuori, cioè dietro le quinte, c’era un sacco di gente, fra cui il regista etc. C’era anche Beppe Grillo, che stava nel letto come se stesse su un trono. Si rivolgevano tutti a lui, regista compreso, e a me non mi si filava nessuno. Io avrei voluto avvisarli dello spillo, ma farsi ascoltare era praticamente impossibile. (Un sogno pomeridiano)

Uno strumento di messa… scusate… di massa… “ (Dal tg di Rainews24)

“ Fare ponti “, dice il pontefice. François de la Palisse.


ROSSORI

Sotto la foto della nuova sindaca di Madrid Manuela Carmena scriverò la seguente didascalia: “ Oggi in Spagna domani in Italia? “.

alcalde


Domenica 14 giugno 2015

L1777virgapidraulico che per primo ha messo piede in casa ha raccontato di un girone dantesco. Un tanfo nauseabondo da non respirare, il pavimento appiccicoso ridotto a un filo di mattonelle tra montagne di sacchi. Ogni centimetro quadrato della casa foderato di carta Scottex ingiallita, sacchi ovunque, bambole di ogni foggia accatastate là, quintali di vecchi giornali buttati nei sacchetti di qua, buste con l’immondizia, scarafaggi che spuntano da ogni pertugio, roba su roba ammassata in ogni angolo. E manciate di sorpresine Kinder, musicassette, panni. In un sacco sono stati trovati 57.000 euro, i risparmi di una vita. “ (Dai giornali)




Confesso che mi ha stupito, e non poco, scoprire su D che Julia Kristeva firma una rubrica – come Arianna Huffington o Federico Rampini. Titolo del “ pezzo “ di questa settimana: “ Per chi suona l’ora della fine del maschio “. Io, comunque, ripenso a un diario: “ Giovedì 2 gennaio 1996 – Leggo Barthes sulla Kristeva (La straniera, 1970, in Le bruissement de la langue, 1984). Mi ricordo che la Kristeva l’ho « incontrata » per la prima volta vent’anni fa. Mi ricordo che rimasi stupito. Mi ricordo che pensai che doveva essere qualcosa come un’avventuriera balcanica, una spia venuta dal freddo, o poco meno. Mi ricordo che ero molto arrabbiato, vent’anni fa. Mi faceva rabbia stupirmi continuamente: cominciavo a capire di non avere capito niente. Tentai anche di leggere Semeiotikè – è il libro(ne) di cui parla Barthes – ma smisi perché non lo capivo. Mi faceva rabbia una donna – quasi una coetanea – che scriveva, mentre io, alcuni anni prima, avevo dovuto (?) smettere, che veniva da un paese comunista, mentre io, alcuni anni prima, avevo avuto l’impressione di doverci (?) andare. Mi faceva rabbia, e, forse, me la fa ancora. E, quando leggo Barthes – che ne dice tutto il bene possibile – mi sembra che, in fondo, si sbagli, che è tutto un equivoco, che, se non fosse morto, se ne sarebbe accorto, che, dopotutto, era solo un omosessuale, che ridevano alle sue spalle, che doveva sentirsi terribilmente solo. La Kristeva, invece. Ma forse mi sbaglio.  “.

Una cosa su cui sono tutti d’accordo, che “ compatta “ il mondo politico e giornalistico e mediatico: non si deve pisciare in bocca alle suore. (La vera notizia è che c’è qualcuno che lo vorrebbe fare – com’è profondo il mare… )

Dice la donnetta che tiene in ordine il piccolo oratorio di Sant’Andrea, davanti a Ponte Milvio, a due passi da casa mia, che lì la testa di Sant’Andrea non c’è più. Ce la portò nel 1466, in nave, da Patrasso, poi in barca, risalendo il corso del Tevere fino a Ponte Milvio, il cardinale Bessarione – lei dice “ Bressanone “ -, con grande concorso di popolo. Poi Pio II – il mio compaesano Enea Silvio – la fece trasferire in San Pietro. Poi, cinquecento anni dopo, Paolo VI ha deciso di riportarla a Patrasso. Dice la mia guida per caso che a Patrasso, dopo tutto questo tempo, non se l’aspettavano più. Alla mia “ guida “ il quadro che ha fatto il pittore non piace. “ Lo vede, la testa di Sant’Andrea è più grande di tutto il cardinale… Ma quello era un teschio, era piccolo, stava in una cassettina… “. Poi, al bar sulla piazza di Ponte Milvio, la cassiera aveva un seno strepitoso. Da volerlo toccare, da volerlo baciare, da perderci, francamente, la testa. Ma questa è un’altra storia etc. Poi, sul ponte, c’era quella in sedia a rotelle che spiegava ai ciclisti di “ Rent a bike “ come è andata la famosa battaglia. Che Massenzio non volle dare retta all’oracolo. E Costantino, invece, sì etc. etc.

“ Milano È stato arrestato dai carabinieri il presunto autore dell’atroce delitto della donna decapitata la scorsa notte a Milano. È il giovane transessuale originario dell’Ecuador che era stato trovato dai militari sul luogo del delitto, un condominio di edilizia popolare in via Amadeo, nella zona di Lambrate. Ferito a una mano e in stato confusionale, era stato trasportato al Policlinico in codice giallo e piantonato dai militari. La vittima, 52 anni, è stata uccisa in un appartamento, dove i carabinieri hanno trovato il corpo. La testa mozzata era stata gettata nel cortile. “ (Dai giornali)

Poi leggo Luperini che scrive sul disagio degli intellettuali etc. Ma tutto quello che ricordo è di avere letto uno “ Schoemberg “ che non mi è sembrato un errore di stampa. Tanto basta per farmi sentire, insopportabilmente, a disagio.

Con i buoni sentimenti si fa la cattiva letteratura. Ma senza sentimenti non si fa niente.

Sentimenti “: da definire.

Ecco il Festival delle Letterature di Roma. Quello di Maria Ida Gaeta. Che non conosco, ma ne ho sentito parlare. È quella della Casa delle Letterature. Come se la letteratura fosse un problema di casa. Una faccenda immobiliare. Ecco il giovane scrittore, con la barba. Ecco lo scrittore straniero, con l’interprete. Come se la letteratura fosse un festival. A Roma, poi…

Poi ritrovo un diario: “ Giovedì 30 novembre [*] 2000 Stamani sono stato a Roma. Anzi, per essere esatti sono stato a piazza dell’Orologio, alla Casa delle Letterature. Anzi, per dirla tutta, sono stato a un convegno: « Classicità di Pavese ». Però sono arrivato tardi – sono venuto con i « mezzi » -, ma, quando sono arrivato, non avevano ancora iniziato perché aspettavano l’assessore, che era più in ritardo di me. Fra quelli che aspettavano c’era uno che parlava con un ragazzo, gli diceva: sei un disertore… sei un disertore… , naturalmente diceva per scherzo, per fare lo spiritoso, comunque ho capito che il giovanotto era effettivamente un disertore di coscienza – « Volevi dire obiettore… » No, volevo dire che probabilmente è la stessa cosa – e che quello che faceva lo spiritoso probabilmente è un po’ stronzo. Infatti poi ho visto che è un giornalista, e so anche chi è: Gnoli Antonio, che scrive su Repubblica, che però oggi è in sciopero. Comunque poi hanno cominciato, ma non c’era assolutamente posto, e io ho detto: più che una Casa delle Letterature è una casetta. E subito un altro che era lì ha ripetuto: una casetta… una casetta… – « De Trastevere? » No de zona Corso Vittorio. Poi ho sentito che parlava l’assessore – Borgna Gianni, quello delle canzoni -, e parlava del mito di Pavese. Poi siamo usciti perché tanto non c’era posto e non si sentiva quasi niente. E siamo andati alla libreria francese che è lì a due passi. Ci siamo stati poco, perché a me i libri nuovi mi danno l’ansia, ma ho avuto il tempo di fare alcune scoperte. Per esempio che il vecchio Lejeune Philippe ne ha fatta un’altra delle sue: ha scritto un libro che si chiama Cher Écran – sottotitolo, se ricordo bene: « Journal, internet, ordinateur », che tratta dei rapporti fra il diario e il computer, ho anche visto, en passant, che parla di « diskette intime », però costava troppo – £. 47.850 – e ho lasciato perdere. Poi ho visto che è uscito il secondo volume del diario di Thomas Mann, e ho pensato che io non ho letto neanche il primo, comunque costava anche di più – 80mila e passa – e non ho comprato nemmeno quello. Poi siamo tornati e parlava Mutterle Anco Marzio, sul tema Le bacche di Leucò, peccato non si sentisse niente, però affacciandomi sopra le teste ho potuto vedere che ha i capelli completamente neri, non vorrei dire, ma per me se li tinge. Poi mi hanno presentato a un altro dei relatori, cioè Guglielminetti Marziano, e ho pensato che mi piacerebbe conoscerlo perché sono sicuro che sa dove si mangia bene. Poi è arrivato uno che conosco meglio, e cioè Zeichen Valentino – « Vestito di nuovo? » No, di vecchio – e io ho detto: Valentino! e ho pensato che sono contento di conoscerlo, perché è uno simpatico. Comunque è fuggito via, nel suo cappottino stretto. E ce ne siamo andati un’altra volta. Peccato perché poi c’era il film, Un uomo da nulla, di Aldo Fegatelli Colonna, del ‘28, con la sceneggiatura di Pavese. « È – dice il catalogo – la storia di un inseguimento. Il protagonista bighellona per la città, perso negli sguardi di sartine e cocottes, fino a inseguire un’attricetta uscita da teatro, roso dalla gelosia per il codazzo di giovanotti e viveurs che l’accompagnano facendole una corte serrata. Il portone che la donna richiude alle spalle costituisce il muro, oggi diremmo virtuale, che separa il protagonista dal femminino. […] Il film può essere letto anche in chiave autobiografica. » – facciamo profetica « Che è meglio? » No, è sfiga. Comunque non l’abbiamo visto, peccato. Peccato anche per le altre relazioni: per esempio c’era Dolfi Anna che parlava del Mestiere di vivere – « Nel senso di diario? » No, di mestiere « Quale mestiere? » Lo stesso di Lejeune. C’erano anche le letture, per esempio di brani del Mestiere di vivere in cui si parla di Roma. Mah, sarà per un’altra volta. Comunque poi mi sono incamminato verso casa e, in via della Scrofa, ho visto una strana scena. C’era una grossa auto metallizzata che ha urtato un tizio e gli ha fatto cadere il cappello. Però non è successo niente, ma quello del cappello gli ha detto: stia attento, qui siamo al centro storico. E ripeteva: qui siamo al centro storico, deve stare attento. E lo diceva in un modo che a me è sembrato peggio che se gli avesse dato un cazzotto. Comunque poi, facendo la solita strada, sono arrivato dove arrivo sempre e cioè dove vendono i libri vecchi, e ho visto subito che c’era un Cose viste (Seconda serie) di Victor Hugo, dell’Editrice Domus, 1944 – la stessa del Diario di Renard, tanto per capirsi. Costava 20mila lire e io, che cerco sempre di risparmiare, ho detto alla ragazza: ma sono proprio venti… ? ma lei ha detto: sì, e allora ho preso il portafoglio, ma, mentre tiravo fuori i soldi, lei ha detto: facciamo quindici. E io ho pensato che il centro storico non è sempre così centrostorico come lo si dipinge. Comunque sono tutte cose che non mi riguardano, cose che succedono a Roma. « Perché, tu dove abiti? » Io? sto fuori porta io, poco fuori, ma fuori… “. [*] Sant’Andrea, n. b.

Oggi, a San Pietro c’è stata la marcia degli scomparsi – “ Sarà la marcia delle persone rimaste nel cuore. Delle sorelle, i padri, le mamme, i bambini mai diventanti grandi, i nonni vittima di un’amnesia. Vite svanite, nel giorno in cui non tornarono a casa. Vite sospese, quelle dei familiari in attesa. Scomparsi da tutta Italia, famosi e non. “. Non fosse che sono scomparso, avrei dovuto marciare anche io.

Albertone siamo noi. Su Raistoria, uno di questi giorni.

Dice il conte Vanni Leopardi, discendente del poeta, che il giovane Giacomo curava molto il colore dei suoi inchiostri. Lo dice alla Rai, ed è esattamente quello che la Rai voleva sentirsi dire.

Vedere Daiana [sic] che ci parla dell’” incubo Grecia “ è, francamente, un po’ troppo. È un incubo, diciamo così.


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“ 2 maggio 1994 – Dice Longanesi 1943: « “ Credete che a Roma verranno a bombardarci? ” “ A Roma no, a Roma c’è il Papa e poi Roma è troppo bella… ” “ Credo anch’io. Meglio che bombardino Milano. ” L’unità d’Italia poggia su questi ideali. ». “.


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“ 3 maggio 1993 – C’è una relazione fra Dash e Mani pulite? C’è… c’é… “.


Lunedì 15 giugno 2015

c1310ome in un film americano degli anni Cinquanta ora sono tutti vecchi, ma si vede che non è vero: sono truccati da vecchi, rughe finte, finte canizie. (Mi sembra di conoscerlo benissimo, il trucco. Ma il trucco, stavolta, non sono io, c’est pas moi)










” Mercoledì 17 giugno, h. 18. Presentazione del libro Bollita e ribollita. Il mio amore per la cucina, gli affetti e tutto il resto, di Laura Tosi, Iacobelli Editore. L’autrice ne parlerà con la giornalista Giorgia Vaccari. Un’autobiografia inconsueta, contrassegnata da un continuo gioco di rimandi tra ricette di cucina e sprazzi di memoria, in cui l’odore della cipolla soffritta, il sapore della frittata di patate, il gorgogliare del sugo fanno riaffiorare alla memoria momenti di gioia e di tristezza, le fattezze di un volto amato, il dolore per una perdita, amicizie, tradimenti, rimpianti, affetti, delusioni. “ (Dal programma della libreria qua vicino)

Quando, verso il ’58, il ’59, guardava la tv, quando apparivano le annunciatrici, le prime “ signorine buonasera “, il nonno si sollevava un po’ sulla poltrona, come se improvvisamente fosse stato distolto dal suo sopore, come se avesse visto qualcuno che conosceva, qualcuno che, un tempo, gli era piaciuto. Quelle sconosciute ragazze degli anni Cinquanta gli “ ricordavano “ quelle del tempo della sua giovinezza, lo inducevano a ricordarle. Dopodiché, ogni volta, il nonno tornava a sedersi, ad assopirsi. Quel ricordare artificiale rapidamente svaniva nel suo presente di vecchio assonnato.

Diceva la signora Gaeta che il tema del Festival delle Letterature di quest’anno è “ la letteratura e la realtà “. Io dico: bisognerebbe prima sapere che cos’è la letteratura. In quanto alla realtà, a quella ci pensano, si fa per dire, i giornalisti – ma anche i procuratori della repubblica etc. etc.

Poi, quando riapro gli occhi dal sonnellino pomeridiano, sullo schermo della tv rimasta inavvertitamente accesa, c’è Elio Germano che recita L’Infinito. E allora, improvvisamente, fulmineamente, capisco che il sindaco di Salerno, il quasi governatore della Campania ha detto, a sua insaputa, una cosa infinitamente giusta quando ha parlato di “ sinistra leopardiana “. Nel senso del regista, napoletano, Mario Martone, avrebbe dovuto specificare. Nel senso del cinema, cioè. Nel senso che la sinistra è un film. Nel senso che non c’è altro che questo, nel tempo delle facce, nell’epoca del “ faccismo “. “ E il naufragar m’è dolce in questo mare “, diceva il bravo attore, con i suoi occhi irresistibilmente, cinematograficamente dolci.

Dice il governatore della Bce Mario Draghi che “ la situazione economica è drammatica “. Ma che non è seria, in quanto governatore della Bce, non lo dice. Perché non gli aspetta, direbbero qui a Roma. Dove di queste cose se ne intendono.

Il viceministro Lapo Pistelli lascia la politica. A proposito di “ naufragar “, a proposito di abbandonar…

Chi è nato nella seconda metà degli anni Sessanta conserva una memoria infantile e adolescenziale di strutture etiche, politiche e psicologiche che oggi vacillano o che non esistono più. Conserva il ricordo della grande politica e dei conflitti di classe novecenteschi, fondati sullo scontro fra due modelli di società e di persona che si contendevano il dominio sul mondo. Conserva memoria o beneficia ancora delle tutele socialdemocratiche o cristiano-sociali che il movimento operaio e sindacale aveva conquistato attraverso una lotta lunga e sanguinosa. Conserva il ricordo di un modo di vivere, popolare o borghese, fondato sul sacrificio, sulla disciplina e sul dovere: famiglie che rimanevano unite nonostante tutto, coppie di genitori che si reprimevano perché bisognava restare insieme per sempre, una certa diffidenza atmosferica verso il consumo, l’eccesso, l’esibizione di sé. È cresciuto in un’epoca nella quale la società dello spettacolo si trovava a uno stadio che retrospettivamente ci sembra elementare, innocuo e buono come la televisione in bianco e nero a due canali; uno stadio in cui il « terziario onirico » (la formula è di Walter Siti) non aveva ancora imposto la propria egemonia sulla sfera pubblica, né aveva preso direttamente il potere, come in Italia è accaduto nel 1994. “ (Guido Mazzoni, presentazione de I destini generali, in Le parole e le cose)

D’accordo: quel tizio vestito da donna non è uno qualunque: è un padre, e anche piuttosto severo. Però, se noi non siamo un ragazzo sperduto, un ragazzo da marciapiede, che altro possiamo imparare da lui, se non le sue “ buone maniere “? Lui, si capisce, pretende di essere obbedito. Noi, che pure ammiriamo quelle maniere, ma che sappiamo che, assolutamente, non sono le nostre, cioè che, assolutamente, non gli siamo figli, ci riserviamo di – tentare di – fare qualcosa d’altro. (Transamerica, Tucker, 2005)


Martedì 16 giugno 2015

s1228arà vero che papa Francesco ha detto che bisogna “ salvare il pianeta dall’uomo “, come dice Repubblica? Avrà detto proprio così? Avrà voluto dire proprio questo? Mah. Boh. Io, che sono solo un uomo, un poveruomo, che, più che salvare, vorrei essere salvato, che dubito che mi salverò, che, anzi, sono sicuro del contrario, che penso che tutto quello che posso fare è farmene una ragione etc., mi permetto di dubitarne. Sarà che conosco Repubblica. Che ho capito che ci vuole salvare, che so che si vuole salvare, che ci riesce, ogni giorno, e anche oggi, beata lei, poveri noi…




Poi c’è il dottor Antonio Monda. Che cita il Gattopardo – il film, natürlich (non so perché, ma in certi momenti mi va di parlare tedesco) (Io, comunque, in questi casi, quando mi sento confuso, quando non so che pensare, ripenso a una storiella che ho sentito tanto tempo fa e che dice: “ « Signurì, me rate ‘na dieci lire? » « … » « Signurì, me rate ‘na dieci lire? » « … » « Pascà, miette ‘o culo a ffora … chille te ra » “ – tutte le storielle sono in napoletano… Dove l’ho imparata non lo dico, per ora, perché in futuro non so) 

Da piccolo principe a Nerone “ (Ibid.)

Ho capito che l’eroe di questo 2015 è quell’antipatico di Gino Paoli che dice che le tasse fanno schifo. Infatti lui non le paga etc.

Ho pensato che non è vero che non ci sono più né gli scrittori né il popolo. Invece c’è il popolo che scrive, il popolo degli scrittori. Che è esattamente quello che volevano i professori come Asor Rosa. Che così li possono bocciare tutti, bocciare tutto.


ROSSORI

Sotto la foto del ministro greco dell’economia Varoufakis in sella alla sua moto scriverò la seguente didascalia: “ Motocicletta 10 hp / tutta cromata / è tua se dici sì “.

varouf


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“ Senza data [1981] – Ho sognato / carta igienica / scottex / non finirà / finché / saranno / culi. “.


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“ 24 luglio 1990 – Andrò in un maëlstrom / di karinzia di lineslei / di igiene intima / sarà in uno / di quei giorni / nel tempo di uno / spot. “.


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“ 8 novembre 1987 – « “ Perché scappavano tutti, mamma? “ “ Avevano paura, c’era l’uomo, nella foresta “ » (Bambi, Walt Disney, 1942) “.


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“ 9 marzo 1994 – « Oggi / Repubblica / regala / la salute ». Ma anche ieri! Anche domani! Non siate modesti. “.


Mercoledì 17 giugno 2015

i1910eri sera, mentre su una bella terrazza romana – ogni riferimento a terrazze cinematograficamente esistenti è puramente casuale -, sorseggiavo un gustoso “ meloncello “ – sarebbe un limoncello fatto con il melone -, la mia gentile ospite mi ha parlato di certi miei concittadini che lei, pur essendo milanese, e vivendo per di più a Roma come me da moltissimi anni, conosce. Fra questi c’era uno il cui nome mi sono accorto di conoscere benissimo, anche se, ahimè, non ricordo altro, che, diceva la mia interlocutrice, è diventato molto famoso, a Milano e non solo a Milano. Anzi, lei mi spiegava che, nella sua specialità – si tratta di un medico -, è, per opinione indiscussa, il più bravo in Italia e non solo in Italia. Che la sua fama è dovuta anche al fatto che ha operato – è un chirurgo – un sacco di gente famosa, anzi, diciamo pure famosissima etc. Ascoltandola, diciamo così “ sorseggiandola “, mi sono ricordato che, fra le cose che volevo fare e che poi non ho fatto, c’era anche il medico, anzi, per l’esattezza, il chirurgo. Pensandolo, ho avuto ancora una volta quella strana impressione che ho spesso: l’impressione di essere stato, olim, inspiegabilmente, stranissimamente, misteriosissimamente distolto da quello che, con tutta evidenza, era il mio destino, cioè la vita che ero predisposto a fare, che immaginavo, desideravo, avevo i “ titoli “ giusti per fare. Perché? (Poi apro il giornale e scopro che proprio lui, il mio conoscente, il mio compaesano, è stato appena inquisito, insieme a molti altri, in un’inchiesta su una “ maxitruffa “ etc. Buffo, no?)

Leggo il brano del Sentiero dei nidi di ragno proposto come “ traccia “ per il tema della Maturità e, francamente, mi sembra strano. Poi mi ricordo che, dopotutto, Calvino mi è sempre sembrato così: più che bello, “ strano “. Del resto non era, ” generazionalmente “, un mio autore. Lo è stato per quelli venuti dopo, per gli allievi della mia mamma, tanto per capirsi, per la scuola “ democratica “ degli anni Sessanta, quella in cui, ad esempio, si leggeva La Lettura, l’antologia di Salinari-Calvino, quella degli anni in cui io già non c’ero più, perché ero andato via etc. Calvino l’ho letto molto più tardi, da grande, quando, in un certo senso, era tardi, e l’ho trovato “ strano “, ma non soltanto. Quello che ci ho trovato si può forse capirlo leggendo questo diario: “ Lunedì 21 febbraio 2000 – « Si sapeva che Calvino ha caro quello che Nietzsche chiamava il “ pathos della distanza “. Il sentiero dei nidi di ragno si chiude sulla constatazione di Pin che le lucciole “ a vederle da vicino sono bestie schifose anche loro “, cui il Cugino replica: “ Sì, ma viste così sono belle “. Questo pathos della distanza, se è segno di elezione, è anche causa di infelicità, incapacità di adattarsi alla realtà immediata, a quelle bestie immonde che sono per Pin le donne come sua sorella, la Nera del carrugio, o all’esaltazione bordelliera degli avanguardisti a Mentone. In questa tensione tra la solitudine nella distanza e la comunità necessaria, ma disgustosamente vicina e infida, vive l’opera di Calvino. In entrambe le situazione estreme l’uomo è mutilato, e si tratta di ricomporlo, ciò che non può avvenire che nella favola. » (Cesare Cases, Calvino e il « pathos della distanza », in «Città aperta», 2, n. 7/8, 1958) “. Chissà che ne pensa il Ministero. A proposito di Ministero pare che abbiano fatto un errore: sotto il quadro di Matisse “ La lettrice in abito giallo “ hanno scritto “ La lettrice in abito viola “, ma il fatto, dopotutto, si spiega. Io comunque, questa volta, alla Maturità sono stato promosso, dico alla Maturità di Repubblica: su 20 quiz ne ho azzeccati 15 – ho sbagliato quello sulla città del Demetrio Pianelli: ho detto Torino invece di Milano, ma anche questo, dopotutto, si spiega.


ROSSORI

Sotto la foto di Agnese Renzi che, in polemica con Ségolène Royal, mangia la Nutella scriverò la seguente didascalia: “ Continuiamo così, facciamoci del male “.

nutella


Giovedì 18 giugno 2015

I1911virg corpi estranei a Roma se la passano male “, ha detto ieri sera Paolo Mieli. E sottolineo “ corpi “, dico io. Lui parlava del sindaco Marino, io parlo di me. Che, da quarant’anni, me la passo malissimo. A Roma, ma non solo. Che ripenso a quello che ho scritto: “ Senza data [1979] – Scorpacciato / sei scorpacciato / amico mio / è la fame / del mondo. “. Che vorrei non scrivere più.







C’è anche da dire che il marito di quella lì, la donnotta che si faceva scopare, il tizio che – opportunamente? – era da un’altra parte mentre ci accoppiavamo, aveva una voce strana, da pupazzo, da cartone animato… (Un sogno)

Dice che alla Maturità hanno dato Tacito. Ça va sans dire.

Vedo il ddibbattito, ripenso a un diario: “ 24 aprile 1988 – L’aveva già detto a chiare lettere Eco: « L’ipocrisia cristiana è “ Faccia, ma non dica “, l’ipocrisia borghese è “ Dica, ma non faccia “ ». (P77) “.

Il destino… quando ti mette nel mirino… è inutile combattere… vince sempre lui… “, dice Enrico Vanzina, regista di “ cine-panettoni “.

Poi, quando sento la bionda – che è una brava donna – che si scandalizza per come parlano nelle intercettazioni quelli di Mafia Capitale, capisco che il destino delle bionde è di essere bionde e basta – cioè di non capire niente etc.

Roma come città delle “ false bionde “. Vedi sopra.

Poi, a Raistoria, si parla di femminismo, e si evoca il nome di Franca Viola. E io penso che non mi basterà una vita per riuscire a sapere qualcosa. « Delle donne? » No, dei nomi (d’arte).

Poi sento che, in Italia, i giornalisti professionisti sono 29. 411. Allora ripenso a un diario: “ 13 gennaio 1990 – I giornalisti professionisti in Italia sono 11.596 (fonte Ajello) “, e ne deduco che, in un quarto di secolo, i giornalisti sono quasi triplicati.


ROSSORI

Sotto una foto del regista Enrico Vanzina scriverò la seguente didascalia: “ Cine Capitale “.

vanzina


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” 23 gennaio 1975 – quanti capelli superbi sventolanti / come il grano maturo il più maturo / biondi a perdita d’occhio tutto / il cerchio del mondo rotondo stipato / d’oro erano fiumi valli era un vento / denso abbagliante impetuoso una valanga / io mi tenevo ansimando aggrappato / agli occhi neri. “.


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“ 1981 [ottobre] – fatto romanus di recente / mi tratta da straniero / eppure sono civis / o almeno ero. “


Venerdì 19 giugno 2015

N1065virgon è un accento, è un apostrofo “ (Da un ddibbattito)













Laudato sì, laudato no / la terra dei cachi.

La voce, sporca, di Achille Bonito Oliva. La voce: il suo tallone d’Achille? (Come spending review propone di spegnere la luce)

Approfondire (bisognerebbe) il concetto di “ maledetto imbroglio “.

La televisione è “ caravaggesca “? Je piacerebbe…

Nel 1958 ho smesso di studiare. E non ho più ricominciato – cfr.: “ 1 giugno 1994 – Nel ‘58 ho smesso di studiare. E non ho più ricominciato. (Ma non è così semplice. Nel ‘58 le primavere erano bellissime, esattamente come questa. Come hanno continuato a essere. Come sono sempre. Belle da morire. E allora perché scaldarsi tanto?) “.

A me, francamente, questa “ banda ultra larga “ mi suona male. Sarà perché ripenso a un diario: “ 31 gennaio 1992 – La guerra per bande. Quella che assolutamente non so fare. “. Mah. Boh.

Si parla di Roma. Io ripenso a un diario: ” 26 dicembre 1987 – Roma fa schifo, dicono anche i romani. Roma: lo sfascio e l’estasi (estasi dello sfascio). “.


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“ Senza data [1978] – L’unica forza: la nostalgia. L’unica aspirazione: la vendetta. “.


Sabato 20 giugno 2015

l1778a verità è che tutto è abitudine, ma le abitudini non sono tutte uguali: ci sono le belle abitudini e le brutte abitudini. Per esempio, svegliarsi è un’abitudine, ma svegliarsi male è una brutta abitudine. Anche vivere a Roma è un’abitudine, ma, francamente, non avrei mai voluto prenderla. Anche accendere la tv è un’abitudine, anche comprare il giornale, anche fare la spesa. Anche vivere con una donna, anche vivere in mezzo alle donne, vedere le donne, pensare alle donne: dovrei essermi abituato, a questo punto, dopo tanti anni, ma non è così. Anche morire può diventare un’abitudine, ogni giorno, giorno dopo giorno. Anche scrivere un diario: l’abitudine più abitudine di tutte, la più triste, la più brutta. Non sono io che l’ho presa, è lei che ha preso me. Mi ha ghermito, subdolamente, inavvertitamente, con invisibili mani, e mi stringe, mi tiene stretto, con indistricabili lacci, non vuole, in nessun modo, lasciarmi andare.

Poi c’è quello che, parlando del sindaco Marino, dice che Carlo Levi, quando cadde il governo Parri, disse che quelli erano “ fiori su un letamaio “. Io, che non so niente, dico solo che Carlo Levi era un pittore. Dico questo perché questo lo so.

« Stia a cuccia » « Stia a cuccia lo dice a qualcun altro » “ (Da un ddibbattito)

Come dice Woody Allen – dice il professor De Masi –, le grandi domande dell’umanità sono: chi siamo dove andiamo e che cosa mangiamo stasera “. Il ché mi conferma nell’idea, che ho sempre avuto, che nella sociologia c’è sempre stato qualcosa di comico. “ I’ so’ napoletano “, dice l’illustre docente.

Stupore e stupidità appartengono allo stesso campo semantico “, dice il giornalista. Che è stato a Waterloo.

Oggi, alla fine, gliel’ho chiesto: “ Ma la signora, quanti anni ha? “. La signora è la vecchietta piccina picciò che va sempre in giro qua intorno con un orsetto di pelouche sottobraccio tenuta per mano dalla sua poderosa badante. “ Novantanove “, ha risposto la collaboratrice venuta dal freddo. Cioè, ho pensato, quelli che avrebbe la mia mamma se fosse viva, se non fosse morta, relativamente “ giovane “, ventidue anni fa. La quasi centenaria è, con tutta evidenza, completamente rincoglionita. È, come si dice, “ retombée en enfance “, aiutatemi a dire “ retombée “. La mamma, se fosse viva, sarebbe così? Se non avessi paura di dire una cosa inutilmente vera, direi che è meglio che sia morta. Se il sindacato delle badanti non si offende, naturalmente.


ROSSORI

Sotto la foto del presidente Mattarella in visita alla pinacoteca di Villa Zito a Palermo scriverò, come didascalia, un diario: “ 3 maggio 1983 – le mostre / così / venivano / a bomba / alle mostre / un silenzio / di tomba. “.

zito


Domenica 21 giugno 2015

q1087uelli che fanno professione di “ realismo “, che invitano a credere nella “ realtà “. Ma la “ realtà “ in cui invitano a credere sono poi solo loro, è il fatto che ci sono, che vogliono essere creduti, riconosciuti. Che vogliono essere visti, non vogliono, dopotutto, altro che quello.









Poi ripenso al fatto che Dario Fo è premio Nobel per la letteratura. Penso che il problema non è Dario Fo, ma chi gliel’ha dato. Penso che il problema è la situazione della letteratura, nel Terzo Millennio, diciamo così.


Lunedì 22 giugno 2015

l1780a notizia di oggi non è né la crisi greca, né il sindaco Marino, né l’Isis a Palmira. La notizia di oggi è che hanno trovato morta in casa a Ladispoli la povera Laura Antonelli. Aveva 74 anni e, dice, era ridotta male. Già da un po’, dico io, che ricordo un diario: “ 28 aprile 1991 – « Cerveteri – Cinquanta grammi di cocaina e un maresciallo con i baffi alla Clark Gable e gli occhi blu. Che trappola per Laura Antonelli, ex diva nazionale della fantasia d’amore. Quando gli ha aperto non sapeva che fosse un carabiniere. Lo ha fatto entrare e lo ha guidato per mano attraverso le prime stanze in disordine. Poi, nel vasto salotto col camino, s’è lasciata andare al ballo seguendo un’aria d’opera, volteggiando davanti a lui vestita di una tunica di seta color perla. Fermarla è stato come sparare ad un uccello in volo. Via la musica, fuori la tessera di riconoscimento e, nel silenzio, è risuonata secca la voce del sottufficiale: « Signora, lei è in arresto “. » (Dai giornali) “. Comunque non c’è niente di peggio che essere stati famosi. (È morto anche Remo Remotti. Dice che aveva novant’anni, ed era pittore e attore. Dice che era “ la coscienza critica di Roma “)

Un articolo sulla bandiera sudista – a proposito della strage di Charleston. La bandiera sudista, la “ questione sudista “. « Volevi dire “ meridionale “… » No, volevo dire “ sudista “.


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“ 26 ottobre 1994 – Commuove nella didascalia d’apertura di Via col vento (Gone with the wind, Fleming, 1939) leggere scritto: « cavalleres-ca ». Nell’inimitabile inconfondibile incidente ortografico c’è tutta la goffa stralunata grandezza del cinema, la sua affamata generosità, la sua sgangherata irresistibile vocazione cavalleres-ca. (Tè capì?) “.


Martedì 23 giugno 2015

h527o pensato che per me in un romanzo ci saranno sempre troppe parole. Troppe per non essere, perlopiù, inutili. Ho pensato che un romanzo è fatto solo apparentemente di parole: quello di cui è fatto un romanzo è qualcosa d’altro, forse linee, forse superfici. Il romanzo è una questione di spazio? Per il professor Eco lo è sempre stato – “ 7 novembre 1986 – « Un romanzo non ha nulla a che fare in prima istanza con le parole. Scrivere un romanzo è una faccenda cosmologica. […] Per raccontare bisogna anzitutto costruire un mondo, il più possibile ammobiliato sino agli ultimi particolari […] Chi ha detto che la narrativa deve fare concorrenza allo stato civile? Ma forse deve fare concorrenza anche all’assessorato all’urbanistica. » (Umberto Eco, Postille al Nome della rosa, 1983) “ -, per me ancora non so. Il poeta è uomo di ritmo, il romanziere è uomo di… ?

Fra il “ peggio “ del secolo scorso, insieme al fascismo, al perbenismo, alla volgarità del denaro, all’ipocrisia del potere, Michele Serra ci mette anche “ la cravatta giusta “. Io, che, lo confesso, nel secolo scorso, la cravatta l’ho portata spesso, e, non di rado, anche con un certo piacere, me ne rammarico un po’. Poi però mi consolo, pensando che, come sempre, Michele Serra bara. Sembra che ce l’abbia con le cravatte, con tutte le cravatte, con la cravattità, diciamo così, ma la verità è solo che, a occhio e croce, lui è uno che le cravatte non le sa mettere, che quando le mette sbaglia sempre etc. Può capitare, ne ho conosciuti tanti, di uomini con “ la cravatta sbagliata “… (Nel “ meglio “ del secolo scorso, Michele Serra ci mette, insieme a “ la libertà, la rivoluzione, la psicanalisi [sic], i versi sciolti, l’abbigliamento casual “, anche il povero Remo Remotti. Mah. Boh. Chissà)

Leggeva Proust anche lei… quello distribuisce Proust come fossero cioccolatini… “ (Il commissario Navarro, La7, ore 15. 48) (“ Leggere Proust non significa essere intelligenti… a te ci vuole una bella ragazza con le misure giuste… altro che cercare il tempo perduto… “ (Ibid.)) [*] [*] Il buffo è che il commissario Navarro è Roger Hanin, attore di secondo piano, poco più di un caratterista, ma dalla biografia molto interessante: nato a Algeri come figlio del rabbino, ha poi sposato la sorella della moglie di Mitterand, divenendo intimo del presidente francese. Io lo ricordavo benissimo nella parte del manager di boxe dai gusti un po’ particolari in Rocco e i suoi fratelli (1959)

È morta anche Magalì Noël. Un’attrice tira l’altra?

Per un romanziere contemporaneo il cinema, i videoclip, la pubblicità possono essere più importanti della tragedia elisabettiana o della poesia barocca: Hitchcock e il cyberpunk più di Racine o dell’avanguardia sovietica. “ (Da un blog)


Mercoledì 24 giugno 2015

L1781virga luce vince l’ombra “, dice il titolo della mostra degli Uffizi a Casal di Principe (CA). Vi piace vincere facile, dico io. Che, per quanto mi sforzi, non riesco a non “ odiare “ la televisione.










“ Sotto gli occhi di tutti “.

“ Oportet ut scandala eveniant “, dice il giornalista. Che è sempre uno scandalista.

Può succedere, quando si sta un po’ male, di non riuscire a capire i corpi. Come fanno a stare in piedi, senza cadere, senza afflosciarsi? Come fanno a non toccarsi, a restare ognuno per sé, a non ammucchiarsi? Come fa il mondo a continuare, senza dissolversi, senza perdere le sue forme, senza divenire una poltiglia di terra, di acqua, di carne? Senza disfarsi, senza finire, in un attimo, in una volta sola? L’esistenza è qualcosa di molto strano, inspiegabile, un vero mistero.

Nel 1964 i fratelli Egidio e Giorgio avevano fondato la Maschio-Gaspardo: dalla stalla della loro casa trasformata in laboratorio meccanico per costruire macchine agricole a una multinazionale leader nella produzione di attrezzature agricole. L’azienda conta 19 grandi centri produttivi, 16 in Italia e 3 all’estero: in Romania, Cina e India, ed è presente in tutto il mondo con 12 filiali commerciali e 2mila dipendenti. “ (Dai giornali)

Poi vedo Rita Dalla Chiesa. A proposito di carabinieri.

Odiare la televisione? È più facile che sia la televisione che odia me – cfr.: “ 13 luglio 1988 – L’odio per la democrazia. Povero scemo, la democrazia odiava te. “.


ROSSORI

Sotto la foto del primo carabiniere di origine cinese scriverò la seguente didascalia: “ La CCina è vicina “.

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ROSSORI

Sotto la foto di una migrante accampata sugli scogli di Ventimiglia scriverò la seguente didascalia: “ Tutti al mare “.

ventim


ROSSORI

Sotto la foto di un particolare della banconota da 5 euro scriverò la seguente didascalia: “ Una firmetta qua “.

euro


ROSSORI

Sotto la foto dell’imprenditore Egidio Maschio morto suicida stamani scriverò la seguente didascalia: “ Ciao Maschio “.

maschio

[*] [*] Ho indugiato a lungo, prima di fare questo Rossore. Innanzitutto perché l’ultima cosa che desidero è mancare di rispetto a qualcuno che non c’è più, qualcuno che non conoscevo ma contro il quale non ho motivo di nutrire alcun sentimento malevolo etc. Però, più forte di ogni reticenza, è stata la determinazione a non passare sotto silenzio il destino di un nome, troppo singolare per non essere quello che io chiamo un “ nome d’arte “ – in questo caso sarebbe più giusto dire un “ nome di disgrazia “, un nome “ fatale “. Di questa mia strana scienza non so molto, però so che c’è chi, come me, diversamente da me, a quelle parole che hanno la ventura di contrassegnare le persone, cioè di essere “ nomi “, è, in un suo strano modo, sensibile. È per questo che la didascalia che ho scelto è il  titolo di un film – di Marco Ferreri, del 1978. Con questo non voglio dire che è colpa del cinema se il signor Egidio Maschio si è suicidato. Però, per dirla tutta, non voglio dire nemmeno il contrario.


Giovedì 25 giugno 2015

i1912eri ho capito che quelli che dicono di essere contro l’” austerità “ non di rado non sanno bene di che cosa, esattamente, si tratti. Quello che pensano è che dev’essere qualcosa di “ austero “, qualcosa come il contrario di “ allegro “, di “ festoso “, etc. Qualcosa come il contrario di “ comico “, nel senso che non fa ridere etc. Nel tempo del “ faccismo “ succede anche questo.








Oggi ho passato la giornata negli ospedali. Ho capito perché si dice “ paziente ”: perché ci vuole pazienza, tanta pazienza.


Venerdì 26 giugno 2015

l1782a letteratura: qualcosa di strano. (Tesi sulla letteratura, n. …)













Poi vado alla libreria anglo-americana per ritirare un libro per un mio quasi-parente etc. e mi accorgo che, in mezzo a tutti quei libri anglo-americani, io mi sento a disagio. Perché, ecco il punto, quelli, con quei titoli sconosciuti, con quelle copertine un po’ troppo “ sfacciate “ etc., a me, francamente, non sembrano libri. Lo so che sono in errore, e nemmeno di poco. Ma il fatto è che, quando si tratta di libri, io sono, assolutamente, un autarchico. Nel senso che ammetto soltanto i libri che conosco, che mi sono familiari, che ri-conosco. Sarebbe un po’ lunga a spiegarsi.

Poi in via della Vite, deserta, inabitata, nel bel mezzo della mattina, c’è un perfetto silenzio. Così penso che nel centro del centro storico, nel centro del centro, c’è un punto perfettamente intatto, intangibile. Dove niente fa rumore, niente si muove, tutto è, definitivamente, eternamente fermo.

Poi vedo quel giornalista che vedo sempre in tv e penso che ai giornalisti piace stare nel centro storico. Io, invece…

La letteratura: qualcosa di “ periferico “. (Tesi sulla letteratura, n. … )

Poi penso che in questo preciso momento, quelque part, la signora Lilli si sta preparando a intrattenermi sulla notizia del giorno, l’orribile strage del resort tunisino, oppure sull’altra, la decapitazione del patron della fabbrica nell’Isère, oppure sull’altra, il massacro nella moschea di Kuwait City etc. Sono tutte cose che sappiamo già, resta solo da sapere come si vestirà stasera la signora Lilli. Quod non fecerunt barbari

Non è successo “ in val d’Isère “, ma nell’” Isère “ (Dipartimento). Quello che si capisce è che Matteo Renzi, prima di diventare quello che è diventato, ha visto tanta, tanta televisione.

Poi mi affaccio alla finestra e qua sotto ci sono due squinzie che si stanno facendo un selfie. Al culo. Sì, hai capito benissimo: al culo.


ROSSORI

Sotto la foto dei turisti uccisi sulla spiaggia di un resort in Tunisia scriverò la seguente didascalia: “ Sous le pavé c’est la plage “.

plage


Sabato 27 giugno 2015

C1312virghe fare? Niente. “ (Claudio Giunta, Il problema dell’università italiana, se bisogna dirne uno solo, in Claudiogiunta.it, 24 giugno 2015)











Tutti spiano tutti “ (Da un ddibbattito)


ROSSORI

Sotto la foto di un cartello posto sopra dei fiori nel luogo del massacro di Soussa sul quale qualcuno ha scritto: “ Why? “ scriverò la seguente didascalia: “ Why not? “.

why


Domenica 28 giugno 2015

e712virgacin corso una gigantesca caccia all’uomo “, diceva la giornalista inviata sul luogo della strage dei turisti. Io che, negli ultimi tempi, in questo tempo di attentati, di morti ammazzati, ho sentito spesso dire che c’era, da qualche parte, una “ caccia all’uomo “, ho pensato che ai giornalisti l’espressione “ caccia all’uomo “ piace. Piace dirla, e piace anche farla, in un certo senso.







« Grexit » « Ma allora è una mania… » « Che cosa? » « Fare uscire » « Perché? » « Per restare dentro ».

Poi c’è Magrelli che ci racconta di Visconti che voleva fare Proust. Ne deduco che anche lui è entrato nell’indotto. « È stato indotto? » No, ha fatto tutto da sé.

Gentaglia “. L’ho sempre saputo che erano gentaglia.

Siena è la città delle grandi ambizioni spezzate, dimezzate, è una città per anni sovradimensionata in ogni suo aspetto. Finanziario, bancario, sportivo, politico. È specializzata in grandi progetti a metà, come quello del Duomo Nuovo, i cui lavori per raddoppiarlo dovevano cominciare nel Trecento. È una città in cui c’è poco senso del realismo, fuori scala, non è una città « a misura d’uomo », come si sente dire, ma a misura di sogno. “ (Dalla presentazione del libro Siena brucia, di Davide Allegranti)

“ La PazPapa Francesco desidera masticare foglie di coca quando si recherà in visita in Bolivia. È quanto ha rivelato il ministro alla Cultura di La Paz Marko Machicao, parlando alla radio e alla televisione di Stato. La notizia è stata rilanciata da Reuters e Lapresse. Anche se costituiscono l’ingrediente chiave della cocaina, le foglie non trattate di coca sono legali in Bolivia così come in altri Paesi andini, e sono utilizzate comunemente dalla popolazione. Molte persone, fra cui lo stesso presidente Evo Morales, difendono l’uso delle foglie di coca e la considerano una pianta sacra. Le foglie di coca sono considerate anche un rimedio contro il mal d’altura, il soroche. « Abbiamo offerto al Papa un tè di coca per l’altitudine – ha spiegato il ministro – Ma lui ha espressamente chiesto di poterle masticare. Quindi aspetteremo il Santo Padre con la sacra foglia di coca ». Il Vaticano non ha ancora commentato la notizia. “ (Dai giornali)


ROSSORI

Sotto la foto della comandante curda ospite, insieme alla ministra della Difesa Pinotti, di Lucia Annunziata scriverò la seguente didascalia: “ Le soldatesse “. [*]

soldates

[*] « Ma quello è un film… » Ça va sans dire.


Lunedì 29 giugno 2015

S1229virge ai tempi di Jack London ci fosse stato YouTube Martin Eden non avrebbe avuto bisogno di inseguire con così tanto sudore le sue aspirazioni letterarie. Gli sarebbe bastato accendere una telecamera e filmarsi mentre parlava di sé. Con qualche milione di visualizzazioni sarebbe rimasto comodamente seduto sul divano di casa in attesa che un editore bussasse alla porta. Agli inizi del Novecento era impossibile anche solo da immaginare, oggi accade di frequente: il presente dell’editoria è in Rete. Le case editrici dopo avere passato al setaccio blog, social network e piattaforme come Wattpad, hanno deciso di mettere sotto contratto ragazzi che magari non hanno mai scritto niente di più lungo che un post, ma che partono con una base di milioni di potenziali lettori, gli stessi che ogni giorno cliccano sui loro video. I primi tentativi sono stati cauti: ricettari, manuali di trucco, consigli per aspiranti giocatori. Funzionavano e molto bene: scalavano le classifiche di vendita, portavano ossigeno nelle casse di una editoria in crisi. Tanto vale spingersi più in là: autobiografie firmate da chi a vent’anni è riuscito a trasformare se stesso in un brand. Vendite da record, perché fermarsi? Ecco allora, ultimo arrivato, un libro che non racconta la storia di chi lo ha scritto, ma che per la prima volta nutre ambizioni letterarie: La casa dei sogni, genere horror. Lo firma una ragazza italiana, Marzia Bisognin, ventidue anni, un canale YouTube chiamato CutiePieMarzia seguito da oltre 5 milioni di iscritti in tutto il mondo, nel quale lei con autoironia parla di viaggi, moda, carlini e soprattutto della sua vita inglese con il fidanzato Felix Kjellberg, in arte PewDiePie, con quasi 38 milioni di subscribers lo youtuber più famoso al mondo. La Newton Compton ha stanato la ragazza a Brighton, città in cui vivono altre star del web tra cui Zoella (Zoe Sugg), che nel 2014 con il suo Girl on line ha stracciato il record di vendite della Rowling e il suo fidanzato Alfie Deyes che da quando ha quindici anni carica ogni giorno un video sulla sua vita e che nello stesso anno ha firmato The Pointless Book, una specie di diario con frasi, consigli e spazi da riempire, definito dal Guardian un’astutissima mossa di merchandising. La casa editrice, in Italia una delle più attive nello scouting on-line, ha faticato non poco a convincerla  –  i primi tentativi risalgono al 2003  –  ma alla fine ha ottenuto un contratto per un libro che, prima ancora di arrivare sugli scaffali, ha suscitato l’interesse dei più importanti marchi al mondo. All’asta per la vendita dei diritti sul mercato di lingua inglese, ha strappato una cifra a sei zero a Simon & Schuster. Un successo commerciale che non ha precedenti per una esordiente e che si spiega solo osservando più da vicino il cross over tra editoria e rete degli ultimi tempi. “ (Dai giornali)

Poi ripenso a quello che ha scritto l’altro giorno Michele Serra, che “ la libertà delle femmine [è] il riassunto storico di tutte le altre libertà. “. E io penso che Michele Serra è un uomo fortunato: perché sa che cos’è la libertà, che per me, invece, è la cosa più misteriosa che esista.


ARCHIVIO

“ 21 marzo 1994 – Liberty view. Dici che si vede la statua della libertà? Io non vedo niente (ma ho pensato che dovevo far finta di vederla). “.


ROSSORI

Sotto la foto del Papa con una vanga in mano scriverò la seguente didascalia: “ La terra è bassa “.

vanga


Martedì 30 giugno 2015

m902virgani giunte, capo chino… “. Ho sognato che dicevo al mio Amico che bisogna pregare. Che l’avevo capito a partire da quel libro di Cacciari etc. Insomma, questa volta avevo capito tutto etc.











Qualcosa di molto dolce. Poi più niente. 

Il default / Diario 1972-.

“ È finita la campagna elettorale… “. E continuano.

Antimafia Capitale “. Titolo del primo numero della nuova Unità.

“ Quanti anni hai? “, mi ha chiesto il tizio con l’occhio storto e i capelli-baffi tinti. “ Settanta “, ho risposto, meravigliandomi di averlo detto – quando lo dico mi meraviglio sempre. “ Io so’ più grande di te, ce n’ho ottanta “, ha insistito l’illustre sconosciuto. “ E si vede “, avrei voluto dirgli. Ma non gliel’ho detto. Con i tintori bisogna sempre stare in campana.

Le vecchie del gratta-e-vinci. L’importante non è vincere, è grattare.

La mamma diceva: “ I quattrinacci “. Lo diceva più di vent’anni fa, quando non era ancora successo niente. Poi è successo, poi non finisce di succedere. I “ quattrinacci “… Io non lo dico, ma…

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