diario romano / 3

” Senza data – Stupido come un diario “.




Mercoledì 16 marzo 2016, di ritorno a casa dopo quattro giorni di degenza al Policlinico Gemelli in conseguenza di un infarto miocardico etc. etc.

o726ggi, prima di abbandonare la mia stanzetta del reparto Cardiologia del Policlinico Gemelli, ho fatto a tempo a fare la conoscenza – televisiva – del professor Duccio Canestrini. Per la verità lo conoscevo già – “ Lunedì 31 luglio 2000 – « Roma – Per Duccio Canestrini, 44 anni, antropologo trentino, i souvenir sono una fenomenologia tutta da studiare. Insegnante di antropologia del turismo all’università di Trento e inviato di “Airone” per dieci anni, ha pubblicato molti libri sul tema, come Il turistario (Baldini & Castoldi). Com’è l’homo turisticus italiano, a cui ha dedicato anche un sito Internet? “ Discretamente cialtrone “. » (Dai giornali) “ -, ma vederlo, vedere la faccia che ha, una faccia strana, esageratamente eccentrica, superlativamente comica, mi ha dato da riflettere. Così mi sono un po’ informato e ho scoperto, fra l’altro, che: 1 si è laureato a Siena, nell’’82, con Pietro Clemente, I suppose 2 che aveva un avo darwinista militante 3 che ha inventato le “ conferenze-spettacolo “ 4 che attualmente insegna Antropologia e Cinema nell’ambito del corso di laurea in Scienze del Turismo presso il Campus Universitario di Lucca. Ho anche trovato qualcosa che forse spiega tutto: “ Canestrini racconta che, durante un viaggio a carattere etnografico per il mensile Airone, di cui era inviato negli anni ottanta, a Canaima (Venezuela), assistette a una scena particolare. Stava conversando con un indio quando vide comparire un pulmino di turisti. L’indio corse nella sua capanna, si tolse i jeans e si mise un perizoma, per poi farsi fotografare dalla comitiva. Quando i turisti se ne andarono, si rimise i jeans senza battere ciglio, chiedendo all’antropologo: « Cosa stavamo dicendo? ». Duccio Canestrini capì allora che la tribù da studiare erano i turisti e i loro riti quotidiani. “. Insomma, mi pare di avere capito che questo Canestrini è un eccellente affabulatore, un bravo barzellettiere, uno che, comunque, ha capito che non c’è niente di peggio che essere pubblico etc.

Vedere Abatantuono che fa i complimenti alla Meloni mi fa capire che ormai prevalerunt, hanno prevalso. « I fascisti? » No, i cinematografari.


Giovedì 17 marzo 2016

I1963l Fellini di Magrelli, ovvero: la letteratura “ collaborazionista “. La letteratura lo è sempre? E poi: che altro dovrebbe fare se non collaborare? (La letteratura che può permettersi il lusso di non capire. La letteratura che ha capito che non c’è niente da capire. La letteratura che ha capito che c’è tutto da ridere. La letteratura che può permettersi il lusso di essere stupida. Stupida come una letteratura)







Significativo che quest’anno la serata finale del Premio Strega traslochi dal famoso Ninfeo di Villa Giulia all’A(ppla)uditorium. Non a caso, direbbe un pensatore degli Anni Settanta.

Sono immagini molto eloquenti “, dice la bionda. Che prima di parlare farebbe meglio a pensarci meglio.

Si comincia… poi ti prende… alla fine non ne puoi fare a meno “, dice il signor Luigi. Che cos’è: la droga? il sesso? il gioco? No, è lo studiare. Il signor Luigi di Padova ha 82 anni e si è appena laureato per la sesta volta. In studio si evoca il ’68 e Contessa di Paolo Pietrangeli. “ Anche l’operaio vuole il figlio dottore “… Già, la sapevano lunga, quelli… « Gli operai? » No, i professori.

La mia nipotina ha un’ottima pronuncia inglese. Ma a me non me ne frega niente. All’orecchio non si comanda.

Otto milioni di bomboniere – veramente io avevo scritto “ imbonitori “… Chi ci libererà dal Correttore Automatico?

Veramente io penso che il cinema è un complotto. Una guerra di certi uomini a certi altri. Una guerra per mezzo delle donne. Una soluzione tendenzialmente finale.


Venerdì 18 marzo 2016

I1965n un giornale di Siena trovo la notizia che, trent’anni fa, a Siena, è morto l’attore Adolfo Celi. Mentre considero che Siena è, fra le altre cose, un posto molto adatto per morire, dico per la gente famosa – l’anno prima c’era morto Calvino -, cerco “ Celi “ nel mio diario e trovo questo: “ Lunedì 23 gennaio 2006 – A Firenze ho rivisto le mie foto di quarant’anni fa. Intendo dire le foto di me di quarant’anni fa. Però potrei anche intendere le foto fatte da me quarant’anni fa, sì, c’erano anche quelle – non si sa mai bene di chi è una foto: di chi la fa? di chi nella foto viene ritratto? Comunque quarant’anni fa ero un discreto pischello, magro, elegante, con un’espressione un po’ così, di chi non è proprio chiaro chi sia, cioè da dove venga, e dove vada. Di chi è stato un po’ « sorpreso » dall’obbiettivo, di chi è lì un po’ « per caso », ma veramente « per caso ». Quarant’anni fa ero anche un discreto fotografo, nel senso che ci sono alcune foto che, anche in virtù del tempo trascorso, appaiono decisamente belle, anche se del tutto prive di una visibile « intenzione », tecnica, estetica – credo che la bellezza dipenda in gran parte dal fatto che disponevo di una pregevole anche se antiquata Zeiss Ikon 6X6, quella dello zio Carlo etc. Comunque quarant’anni fa io avevo l’aspetto di un ragazzo « per bene », così come « per bene » erano i cortei da me fotografati, studenteschi, ma assolutamente pre-sessantotteschi – in una c’è anche un giovanissimo Flores D’Arcais, in un’altra una tizia che ricordo benissimo, si chiamava Gabriella e « la dava a tutti », ma soprattutto la dette a me, in una indimenticabile maratona amatoria che segnò per me il vero, clamoroso, esagerato ingresso nel mondo del sesso. A Firenze hanno anche detto che ora assomiglio a Adolfo Celi. Credo che non sia proprio vero, però so di sicuro quello che Adolfo Celi faceva: faceva il « cattivo » – in almeno un film di 007 -, o, come minimo, il « primario » – in Amici miei -, cioè un personaggio eminente, un po’ troppo eminente per essere considerato un vero « amico ». In generale mi sono chiesto se la verità non sia davvero che tutto è sempre stato soltanto un film: i cortei, le Gabrielle etc. Se così fosse, si spiegherebbe quell’aria un po’ strana che avevo in quelle foto: la stranezza di chi non sa niente, e, soprattutto, non sa che c’è invece chi, da qualche parte, sa tutto. “.

È una serata particolare “ (TgLa7, ore 20. 01)


ROSSORI

Sotto la foto del tifoso dello Sparta Praga che piscia addosso a una mendicante a Castel Sant’Angelo a Roma scriverò la seguente didascalia: “ Piscia la notizia “.

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Sabato 19 marzo 2016

u328na settimana fa sono stato sul punto di morire. Ora che ci ripenso, penso che se fossi morto non se ne sarebbe accorto nessuno. Del resto, perché, a parte i parenti stretti, avrebbe dovuto accorgersene qualcuno? Io non sono nessuno, sono solo uno che, per esempio stamani, compra libri vecchi. Li compra e li mette da parte, uno dopo l’altro. Come quel tizio che, poco fa, correva, sul Lungotevere, tutto da solo, un passo dopo l’altro. Se fosse caduto stecchito, per terra, chi se ne sarebbe accorto? Come quello di cui stamani ho comprato un bel po’ di bei libri. Li firmava tutti, con la sua brava data e anche il luogo dove li aveva acquistati. So anche chi era, che quando è morto qualcuno se n’è accorto. E poi? Poi il tempo passa, un giorno dopo l’altro. Poi arriva un altro, che sta per morire, che trova i libri, che li compra, li mette in fila, uno dopo l’altro. Tanto per fare, per passare il tempo. Prima di morire.

Ogni tanto mi capita di dire, ammiccando, qualcosa di calcio a qualcuno che, a prima vista – alla mia prima vista -, sembrava adatto a parlare di calcio. Grande è la mia meraviglia quando – è successo più di una volta – mi sento rispondere che a lui il calcio non interessa per niente. Esattamente come a me. Mi stupisco, ma soprattutto mi preoccupo, di non essere il solo a non amare il calcio. Mi colpisce, e un po’ mi irrita – anzi, mi spaventa: come si permette, come si permettono, dove vuole andare a parare questa imprevista, inquietante stranezza?


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Domenica 20 marzo 2016

l1817a verità è che la felicità è tutto. Con la felicità si fa tutto, senza la felicità non si fa niente.













Lunedì 21 marzo 2016

C1339virgapè una sensazione di sordità “ (Da un ddibbattito)













Da quando sto a Roma – fanno poco meno che quarant’anni – sono stato più di una volta in ospedale. Ne deduco che, è vero, io non amo Roma, ma nemmeno Roma ama me.

Poi guardo un libro che ho trovato l’altro giorno dagli zingari: “ Shakespeare & Company “, di Sylvia Beach (Mercure de France, 1962). E per la prima volta penso che potrebbe trattarsi di un nome d’arte. Nel senso che si trattava di tipi da spiaggia, che fin d’allora sotto il pavé c’era la plage, che fra l’Ulysses e Baywatch magari non c’è tutta questa differenza etc. Comunque io preferisco continuare a essere solo che male accompanyato etc.

Poi, non so come, ripenso al Falassi, e, quando vado a vedere, scopro che è morto un paio d’anni fa. Trovo anche uno scritto di Pietro Clemente: “ Mi piace chiudere il ricordo citando il libro che egli costruì per il 150° dell’Unità d’Italia, lieve e ironico anche nel titolo: I primi che hanno fatto l’Italia (Siena 2011). Anche questo un libro che Alessandro Falassi ha curato, nella posizione del regista-autore. Dove i primi non sono Mazzini e Cavour ma gli « agnolotti » e i « maccheroni ». Si tratta infatti delle ricette regionali che più accomunano gli italiani: la cucina come luogo dell’identità e al tempo stesso della pluralità. Lo conservo con cura anche per la dedica che mi fece il 16.05.2012, e penso che tra i « malloreddus », che rappresentano la mia storia, e la « ribollita » che rappresenta la sua, è aperto un dialogo che mi fa piacere continuare anche oltre la sua morte. “.

Poco fa, in farmacia, c’erano le giovani laureate che danno le medicine a chi gliele chiede che ridevano, non so di che. Ho pensato che non c’era niente da pensare, che le donne ridono, che le risate seppelliscono, chi non ride etc.


ARCHIVIO

“ 4 settembre 1986 – Per Beniamino Placido il Falassi è « uno studioso italo-americano ».


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Martedì 22 marzo 2016

l1818apaltro giorno, in ospedale, ero appena arrivato, un’infermiera mi ha chiesto da dove venivo, e, quando le ho risposto: dalla Toscana, lei mi ha detto: e che ci fa quaggiù? ma perché non ci torna? Come sempre, perché non è la prima volta che me lo chiedono, anzi, me lo chiedono sempre, non ho saputo rispondere, non sono riuscito a spiegare il perché di questa assurda, irragionevole lontananza. Eppure dovrei riuscirci, perché in questo essere andato lontano, in questo non avere vissuto in Toscana è consistita poco meno che tutta la mia vita.




I figli vanno “, scrive Michele Serra. Che non è mai andato. Che non andrà mai.

Poi ci sarebbe anche da dire qualcosa del professor Luca Illetterati, docente di Filosofia della Comunicazione all’Università degli studi di Padova.


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“ Mercoledì 6 ottobre 2005 – « [C]ominciò a fuggire la vista degli uomini sicut serpentes, quasi fossero l’antico serpente » (Alessandro Falassi, La santa dell’Oca. Vita, morte e miracoli di Caterina da Siena, 1980) “.


ARCHIVIO

“ Lunedì 20 giugno 2011 – « Sjena ridens “ è l’eloquente titolo della serata, durante la quale pregi e difetti di Siena e dei suoi abitanti verranno osservati attraverso il filtro dell’ironia. A parlarne attraverso prose ironiche e autoironiche saranno Alessandro Falassi, Duccio Balestracci, Giuliano Catoni, Roberto Barzanti, Giovanni e Augusto Mazzini, illustri studiosi della storia e dei costumi cittadini, che per l’occasione si trasformeranno in caustici ed ironici osservatori. Ad essi si aggiungeranno Emilio Giannelli, vignettista del Corriere della sera, e il fratello Enrico, storico del Palio e autore di sonetti in vernacolo senese. » (Da Sienafree.it) “.


Mercoledì 23 marzo 2016

r547oma, io lo so, è una città triste. Credo che dipenda dai turisti. Non c’è niente di più triste di un turista. Triste come un turista (io sono).












Giovedì 24 marzo 2016

o727ggi Dario Fo compie novant’anni. Dario Fo: un mistero buffo.













Venerdì 25 marzo 2016

m920i riempie di gioioso stupore la constatazione dell’esistenza di Andrea Fagiolini, psichiatra presso l’università di Siena. Dice che i terroristi sono matti perché non hanno paura di morire. Lui, invece.










In che cosa consiste esattamente la terapia della luce, chiamata anche fototerapia? L’abbiamo chiesto al Prof. Andrea Fagiolini, direttore del Dipartimento Interaziendale di Salute Mentale e della Psichiatria Universitaria del Policlinico di Siena. « La terapia della luce è un trattamento non invasivo, la cui efficacia contro la depressione stagionale è stata dimostrata scientificamente. Sebbene i meccanismi esatti con i quali la luce e la fototerapia producono i loro effetti sugli organismi viventi non siano ancora completamente noti, sappiamo che la stimolazione luminosa passa attraverso gli occhi (ma recenti studi hanno dimostrato che anche la pelle svolge un ruolo in questo processo) e arriva alle zone cerebrali come l’epifisi (o ghiandola pineale), regolando la secrezione della melatonina. Biologicamente l’epifisi deriva da un organo presente in quasi tutte le specie. Nei vertebrati superiori come i mammiferi, tra cui l’uomo, la risposta alla luce è mediata da alcune strutture nervose, primariamente la retina (parte dell’occhio), che trasmettono le informazioni sui segnali luminosi all’epifisi e controllano la sintesi e la secrezione della melatonina.  » “ (Dal web)


Sabato 26 marzo 2016

O728virgnoranze funebri Silenzi ” (A Ostia (RM)) (Nomi d’arte, 88092)













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Domenica 27 marzo 2016

C1340onversavo con Tabucchi su come si mangia in Portogallo. Gli piaceva davvero? Tutto quell’unto… (Un sogno che credo di avere fatto perché ieri ho letto che era l’anniversario della morte di Tabucchi. Ora che ci ripenso, penso che quella di Tabucchi è una buffa storia. Tabucchi: l’esilio come mestiere, il mestiere di non-esserci. Potrebbe essere una definizione della letteratura… Nel tempo in cui non si riesce più a sapere che cosa è la letteratura)







Lunedì 28 marzo 2016

v371anamente il Philippe Daverio rimprovera alla giornalista molto giovane ma già esageratamente famosa di dire “ realizzare “ invece di “ capire “. Per quanto le faccia notare che è un americanismo, che non solo è brutto ma è perfettamente ingiustificato, lei protesta di volere continuare a usarlo. D’altronde, se “ capire “ sa di pensiero, di testa, di intelligenza etc., “ realizzare “ sa di realtà. Che è quella cosa che quando c’è c’è poco da rimproverare, da obiettare etc. Quando c’è la realtà per tutto il resto “ non c’è partita ”, diciamo così. (Sa anche di soldi: “ prezzo di realizzo “… ) (La realtà è che il Philippe Daverio è vecchio, rosso e probabilmente anche frocio, mentre lei è giovane, carina e in nessun modo è tenuta a dire quello che è)


ARCHIVIO

“ 26 marzo 1992 « O a chiarire i rapporti conflittuali ma pressoché incestuosi nella famiglia dei postcomunisti, “ querciaroli “ e “ rifondaroli “. Magari litigano, ma insieme applaudono quei freschi talenti del giornalismo satirico e della comicità televisiva, che, malgrado una faccenda straziante come la dissoluzione dell’URSS, buttano l’intero mondo politico sul ridere. La sinistra un tempo aveva solo da ridire, oggi pare che abbia solo da ridere. » (Dai giornali) “.


Martedì 29 marz0 2016

N903virgon è un terrorista, è un idiota “ (Dai giornali)













La caccia all’uomo. Perché non c’è niente di più strano di un uomo.

“ Siena – I carabinieri hanno impiegato poche ore per individuare il giovane straniero di colore che pochi giorni fa ha tentato di violentare una minorenne. Una ragazza di Acquaviva di Montepulciano colta di sorpresa alla stazione mentre saliva in treno per andare a scuola. Il ragazzo, un giovane di colore, l’ha aggredita alle spalle e ha cercato di darle un bacio. Lei è riuscita a fuggire, si è fatta aiutare da un coetaneo. Poi, una volta in famiglia ha denunciato l’episodio. Il ragazzo è stato rintracciato grazie al filmato inequivocabile registrato dalle telecamere della stazione. “ (Dai giornali di Siena)

Li ho lasciati che litigavano dell’acqua. I fratelli Ferrini, diciamo così.


ROSSORI

Sotto le foto del terrorista Khalid El Bakraoui e dell’ex giocatore dell’Inter Ibrahim Maaroufi a cui avrebbe “ rubato “ l’identità scriverò questa didascalia: “ Interrorismo ”.

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Mercoledì 30 marzo 2016

t586virgi trovo ringiovanito “, mi ha detto la mia nipotina quando sono andato a prenderla alla stazione, ma dico subito che sentirmelo dire non mi ha fatto piacere. Perché, a parte il fatto che non può essere vero, non mi piace sentirmi dare del giovane. Mi sembra sempre che chi me lo dà me lo dia in quel senso un po’ strano, un po’ minaccioso in cui, per esempio, lo si dà in campagna, o nei paesi, o forse si dava, perché magari non si dà più, ma non ci credo: chi dà del “ giovane “ è quasi sempre un vecchietto, un villico, uno del luogo, mi viene in mente quello del Sorpasso, tanto per capirsi. Comunque è un modo di dire, un modo di etichettare, di fotografare. Ed è esattamente questo quello che non mi piace. Preferisco invecchiare, sparire, non essere “ trovato “, mai più, mai più.

Giorgio Van Straten, Storie di libri perduti, Laterza, 2016. Ecco un altro che scrive i libri che non sono riuscito a scrivere io.

Ben venga allora una cosa come NoMa, che non è il noto, chicchissimo ristorante danese per gastronomi impenitenti, ma un’operazione ipermeritoria portata avanti dall’associazione « Sulle nostre gambe », che ha realizzato una app per smartphone dove sta schedando tutti gli eccidi mafiosi avvenuti a Palermo e dintorni negli ultimi decenni: indicando luoghi, personaggi, storie, ragioni e passioni di questa città dell’altro mondo anche troppo agonizzante di mafia. Coinvolgendo testimonial d’eccezione come Pif, Ficarra e Picone, Pippo Baudo, Paolo Briguglia, Donatella Finocchiaro, Giuseppe Fiorello, Nino Frassica, Leo Gullotta, Luigi Lo Cascio, Teresa Mannino, Isabella Ragonese, Giuseppe Tornatore, l’obiettivo è quello di costruire una mappa parlante, con annessa geolocalizzazione, e cioè una specie di teatro della memoria 2.0. Scaricatela e tenetela attiva, se passate da Palermo. Trillerà spesso. Si dirà: una trovata pubblicitaria da star televisive. Sì, certo, e allora? L’alternativa, ripetiamolo, è il folklore mediatico, l’antimafia da piagnisteo un tot al chilo, a tutto vantaggio di telecamere porno per un marketing giornalistico che, sconfinando nel trash, attira folle di curiosi e turisti a luci rosso sangue. “ (Da Doppiozero)


Giovedì 31 marzo 2016

r548ibellarsi è giusto: al momento giusto e nel posto giusto – ma soprattutto nel modo giusto.












Molto livore per nulla “ (Da un ddibbattito)


Sabato 2 aprile 2016

n1083ella notizia che Roberto Saviano recensisce la riedizione di un libro di tale Dante Virgili la notizia, naturalmente, è che è esistito un autore di nome Dante Virgili. Un stupore tira l’altro.











Domenica 3 aprile 2016

d1108ice la recensione a Dio esiste e vive a Bruxelles (Le Tout Nouveau Testament) che Dio “ fa, letteralmente, il bello e cattivo tempo “. Leggendola, io, che, come si sa, sono strano, ho avuto voglia di chiedere: ma poi, una volta che Dio è stato fatto fuori, il tempo chi lo fa? Lo so, si tratta di due tempi diversi, e quello a cui penso io non è né bello né cattivo: è tempo, tempo e basta, tempo quello che basta…








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Mercoledì 6 aprile 2016

I1967l paratesto / Romanzo.













Quando sento il signor Niko Romito che racconta della scuola d’alta cucina che ha fondato capisco che non avevo capito quanto sono infinite le vie del diritto allo studio.

Leggo le Memorie di Adriano della Yourcenar. Non mi piace tanto. Però poi penso che, leggendolo, non guardo la televisione. E mi sembra già molto.


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Giovedì 7 aprile 2016

l1820a vicenda-scandalo del figlio di Riina a Porta a porta contribuisce a chiarire meglio il concetto di “ professionismo dell’antimafia “. “ Professionista “ in supremo grado è naturalmente l’onorevole Rosaria Bindi, presidente dell’omonima Commissione parlamentare, che ha parlato nientepopodimenoché di “ negazionismo “. Ma “ professionista “ è anche, come risulta dal ddibbattito di stamani, il giornalista Andrea Purgatori, quello di Ustica, del Muro di gomma, di cui è stato sceneggiatore, etc. A proposito di sceneggiat(ur)e c’è anche da dire che il sindaco di Napoli De Magistris ha detto che a Renzi non sarà consentito di mettere le mani sulla città. Dopodiché gli scontri etc.


La vita vera, prima e sempre: perché se non vivi non hai niente da scrivere. Le redazioni come una casa: luoghi sacri da disertare e prendere a ceffoni quanto basta. Diffidare dei giornalisti e dei pavidi. Amare le parole, pesarle sempre una a una. I punti esclamativi, mai. Togliere il fiato a chi ti ascolta o legge: gli attacchi di un articolo devono farti volare, se arrivi in fondo senza respirare va bene e succederà poche volte. Il libeccio che porta via le nuvole e che non ha niente a che fare con la mia nebbia. Le regole, odiarle sempre e rispettarle solo a volte. Andare in una direzione che non è né ostinata né contraria, ma è la nostra. La testa che è un disco volante e che incasina sempre le frasi: darle ordine perché chi decide siamo noi. Le passeggiate, le telefonate, i caffè: senza motivo, per ricordare che si esiste. Il rispetto degli altri perché lottano come noi e non sanno bene dove sbattere la testa. Morire e rinascere diversi, spesso. Sognare nel mezzo. Non scappare, mai. Perché la vita si respira una volta e domani non sappiamo dove andremo. « Puntare all’orizzonte e cercare di sollevarlo con un piede di porco ». “ (Dal ricordo di un’” allieva “ del giornalista Emiliano Liuzzi del Fatto Quotidiano morto improvvisamente a 46 anni)

Il dottor Bruno Tinti di Firenze, “ ex magistrato e scrittore “, parla, a proposito del caso Regeni, di “ barbarie “. Già. (Dice anche “ Valter [sic] Matthau “. Dove si dimostra che, a parte tutto, anche il dottor Bruno Tinti, è sempre andato al cinema)

Dicono “ trivellopoli “. E gli sembra di avere detto tutto.

Da considerare anche la vecchia – sul tram 19 – che leggeva sia il Fatto che l’Avvenire.

Quando vado alla ASL di via Tagliamento passo sempre davanti al Piper. Il fatto mi induce a riflettere. Su Roma, sugli Anni Sessanta, su quello che ho fatto io negli anni Sessanta. Di sicuro non sono stato a Roma, ci venivo ogni tanto, a trovare gli amici. Di sicuro non sono mai stato al Piper, nemmeno sapevo dov’era. Comunque è tutta acqua passata, latte versato, tempo perduto… A proposito di ASL, le mie analisi non vanno tanto bene. Per esempio ho la glicemia un po’ alta. Sarà la dolce vita… « Ma non era finita? » Questo lo dici tu…


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Sotto una foto dell’attore-e-regista Carlo Verdone coinvolto nello scandalo “ Panama Papers “ scriverò la seguente didascalia: “ Un sacco furbo “.

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ROSSORI

Sotto la foto di due giovani che fanno sesso per terra in mezzo a via Margutta scriverò la seguente didascalia: “ Street art “.

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ROSSORI

Sotto la foto di Chiara Perreca, la sedicenne di Bacoli (NA) che, a Italia’s got Talent, ha dedicato il suo monologo a Peppino Impastato, scriverò questa didascalia: “ Dilettante dell’antimafia “.

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Venerdì 8 aprile 2016

a1470ccendo la tv. Vedo una scena e mi basta a capire: è Le notti bianche (Visconti, 1957, con Mastroianni e Maria Schell). Ma il punto è un altro: il punto è che mi chiedo perché, all’epoca, mi piacque tanto. Il fatto è che, ammettiamolo, il cinema mi è piaciuto tanto. Forse è esattamente per questo che non mi piace più.








Il cinema / Romanzo.

Quando, nei necrologi, ho letto che è morto Carlo Pazzagli, ho pensato che, non sapevo come, ma io lo conoscevo. Poi ho verificato: aveva quasi la mia età, era uno storico, era stato allievo di Ernesto Ragionieri, insegnava a Siena. Sì, lo conoscevo, non potevo non conoscerlo. Ho scoperto che aveva tre figli: Beatrice, Cosimo e Lapo. Ho trovato anche che aveva ricevuto il premio “ Città di Montalcino “ per la storia della civiltà contadina – “ Il premio « Città di Montalcino » nato per richiamare l’attenzione sulle problematiche storiche e contemporanee del mondo rurale, viene assegnato da una giuria composta da autorevoli esponenti della storiografia italiana (i professori Gabriella Ciampi, Alfio Cortonesi, Massimo Montanari, Giuliano Pinto), da noti ed apprezzati giornalisti (Bruno Gambacorta, Curzio Maltese, Sandro Ruotolo, Vauro Senesi), da rappresentanti dell’amministrazione (il Sindaco Maurizio Buffi e l’Assessore alla cultura Maresa Magini) e del mondo dell’imprenditoria locale (Silvana Biasutti, Donatella Cinelli Colombini e Marco Cortonesi in rappresentanza del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino). “. Ho pensato che la Toscana sarà anche felix, ma la felicità – o la Toscana? – è un mistero infinitamente buffo.

Dice che hanno preso l’” uomo col cappello “. Che devo dire? Chapeau!


ARCHIVIO

“ 25 novembre 1986 – Perché Le notti bianche a rivederlo in tv mi sembra sciapo come un fotoromanzo? Pèrte d’aureole. “.


Sabato 9 aprile 2016

o730ggi è il compleanno della mamma. Se fosse viva avrebbe cent’anni. Invece è morta. Ma io la festeggio lo stesso. Auguri, mammina, nonostante tutto. (Avevo scritto “ compleammo “… )










Un video di venti secondi che immortala una professoressa che improvvisa un balletto sexy e si alza la maglietta mostrando il reggiseno. Il gruppo studentesco Azione Giovani di Prato lo ha diffuso ieri sera, 8 aprile, su Facebook, ma circolerebbe già da giorni sui telefoni cellulari degli studenti dell’istituto pratese. Nel filmato la professoressa di « trattamento testi », cioè informatica della scuola balla vicino alla cattedra durante la ricreazione per poi alzare la maglietta. « Non ci credo », si sente dire da una studentessa. La docente insegna al «Gramsci Keynes» da anni e l’anno prossimo andrà in pensione. « Gli studenti mi hanno mostrato il video ieri – spiega la preside Maria Grazia Tempesti – ho fatto subito una contestazione di addebito alla professoressa. La norma prevede che lei possa difendersi, sarà ascoltata e poi sarà decisa l’eventuale sanzione disciplinare ». Che va da un richiamo verbale fino alla sospensione. La preside ha spiegato che i ragazzi che hanno girato il video non avevano intenzione di diffonderlo. “ (Dai giornali)


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Lunedì 11 aprile 2016

I1970virgo sono di Siena e non l’ho mai detto, ma ormai lo devo ammettere: Arezzo è bella come Siena se non di più “, dicevo alle due vigilesse. Ero contento perché avevo ritrovato la macchina e senza nemmeno la multa. Quell’Arezzo era effettivamente piuttosto fascinosa, per esempio la grande chiesa in fase di restauro. Come si chiamava: Sant’Agostino? San Rocco? E il patrono di Arezzo, chi era? Lo chiedevo al canonico, che mi porgeva la mano, una manina incredibilmente piccola… (La vita è sogno. Ma il sogno è vita? Quando non si vive e si sogna e basta)




Poi c’è Franco Debenedetti, “ manager e scrittore “. Beato lui, penso io. Che non sono né manager né scrittore. Che non sono, e basta.

Ma già allora, da ragazzo, comprendevo chiaramente che la natura extraumana è fondamentalmente illetterata, e questo, secondo me, costituisce il suo lato inquietante. “ (Thomas Mann, Doctor Faustus, 1947)

Stasera sento il bisogno di fare il punto – il mio punto – sull’Informazione: “ 7 marzo 1995 – Anche stamani davanti all’edicola dei giornali c’era un mucchio di gente. Compravano merda, pura merda, quant’è buona la merda, quanto piace. (Ne ho comprata un po’ anch’io, uno stronzetto, tanto per il sapore) “.


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Mercoledì 13 aprile 2016

A1472virgveva letto tutto “. Ma non aveva capito niente, I suppose. “ Io mi ricordo un famoso slogan del 1968, la fantasia al potere “.











Un partito senza “ (Da un ddibbattito)


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“ 20 maggio 1985 – « La sua opera illustra la distinzione posta da Wordsworth fra Fantasia e Immaginazione, fra l’arte che inventa ciò che non è mai esistito e l’arte che scopre l’intimo significato di ciò che esiste. L’Immaginazione potrà anche non sembrarci superiore alla Fantasia; ma non si potrà mai sostenere che le è inferiore. Proust fu forse indifferente alla Fantasia, o non ne possedette abbastanza; ma la sua opera è certo uno dei capolavori dell’Immaginazione. » (George Painter, Proust, 1959) “.


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Giovedì 14 aprile 2016

e800sco. Cammino per strada. Mi guardo nelle vetrine. Dovessi dire chi sembro, direi che sembro un attore. Un vecchio attore. Un attore degli anni Sessanta. Forse dipende dal fatto che vivo a Roma, ormai da un sacco di tempo. Oppure sono veramente un attore, oppure lo sono stato. Negli anni Sessanta. Che, come ormai ho capito anche io, erano un film. Quello che è sicuro è che sono vecchio. Vecchio come un vecchio film. Di mezzo secolo fa. Il fatto è che stare a Roma – a Roma? – confonde, fa perdere l’orientamento, fa credere quello che non si vuole credere. Fa invecchiare: male.





Sabato 15 aprile 2016

l1821eggo che è morto il fratello del mio amico Augusto. Ne deduco che il mio amico Augusto aveva un fratello. Penso che hanno tutti un fratello, che non c’è niente di più facile che avere un fratello. Per tutti, ma non per me. Che non ho fratelli.










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“ 26 febbraio 1988 Il comico Grillo dice che i politici sono « bambini ». Perché non contano niente ma non lo sanno. “.


Sabato 16 aprile 2016

s1270virgiena – A parziale conforto di quanto accaduto la notte precedente, il Priore della Contrada della Torre, Pierluigi Millozzi, rende noto che questa mattina è stata ritrovata la bandiera sottratta alla Contrada. In particolare, il vessillo è stato appoggiato sul battente di un portone in via Salicotto; era priva di lacci e con i pennacchi pendenti, ma sostanzialmente in buone condizioni. “ (Dai giornali di Siena)








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Domenica 17 aprile 2016

d1109ice Fabio Fazio che la figlia va a cavallo. Il Cavaliere / le cavaliere.












Michele Serra dice che andrà a votare, sì, al referendum. Però lo farà obtorto collo. Perché al referendum non ci crede. E tantomeno al ddibbattito fra i vincitori e gli sconfitti, quando, stasera, sapremo chi ha vinto e chi ha perso. Menomale, dice, che stasera si potranno vedere le partite, “ intatta consolazione di una vita intera “. Io, invece, non andrò a votare e, per di più, non potrò neanche consolarmi con il calcio. Perché non credo né ai referendum né al pallone. Comunque vorrei proprio vedere come si sarebbe consolato il Michele se l’Inter, invece di vincere, avesse perso, con il Napoli etc. “ Intatta consolazione di una vita inter(ist)a “… (Perché scrivo queste cazzate? Come se non sapessi che Michele Serra è un grande bugiardo. Come se non sapessi che la verità non serve a niente. Come se non sapessi che Repubblica ha sempre ragione)

Zaha Hadid la donna che ha disegnato il futuro. In edicola il Dvd. La Repubblica L’Espresso “. Morta e mangiata.


Lunedì 18 aprile 2016

p1116oco fa, quando sono andato dal fotografo – per farmi stampare certe foto di parenti etc. -, ho notato che dalle vetrinette mi stava guardando qualcuno-qualcosa che aveva l’aria di non essermi sconosciuto. Erano certe vecchie macchine fotografiche – a diventare vecchi oggi basta pochissimo – dai nomi prestigiosi, famosi. Una, in particolare, attirava la mia attenzione, una Nikon, ottima e abbondante, dotata di un robusto teleobbiettivo, nera e silenziosa: come un’arma. Allora mi sono ricordato di quando ero fotografo, nel senso che usavo macchine fotografiche, teleobbiettivi, filtri, cavalletti etc. Ho avuto voglia di comprarla, quella bella attempata, non costava nemmeno troppo… Però, come ormai faccio sempre, invece di comprare, mi sono messo a pensare. Ho pensato che, anche se non mi mancava niente per esserlo, io non ero un vero fotografo. Nel senso che, anche se le mie foto non erano male, alle mie foto mancava sempre qualcosa. Citando un mio vecchio diario, mi sento di dire che questo qualcosa di cui le mie foto erano sfortunatamente prive era la “ stasi insolente “ [*]. La stasi, cioè la determinazione a restare fermo, a non muoversi, per nessuna ragione al mondo. L’insolenza, cioè la faccia tosta, il muso duro, la voglia di sfidare, di affrontare, di offendere, se qualcuno si offende – ma qualcuno che si offende c’è sempre. No, queste belle, spiccate qualità io non ce le avevo, e si vedeva benissimo… Invece poi, mentre tornavo a casa, ho incrociato una tizia. Non era bella e aveva un culo francamente esagerato. Però, quando incrociandomi mi ha guardato, ho capito che era una fotografa. Nel senso che la stasi era tutta sua. E anche l’insolenza, soprattutto quella. C’è da dire che le stava benissimo…  [*] “ Senza data [1983] – « Il congelamento del tempo – la stasi insolente e straziante di ogni fotografia » (Susan Sontag, Sulla fotografia, 1973 /Arbus/) “.


Martedì 19 aprile 2016

M921virgamma senza di te non potrei esistere “ (Scritta murale – via di Torrevecchia, Roma)















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Mercoledì 20 aprile 2016

l1822a “ barbarie giustizialista “… Già.













Trivellopoli “: vedi sopra.

Il capolista Lodoli ha spiegato così le ragioni per cui ha accettato la candidatura: « Ho speso tanta parte della mia vita a raccontare Roma in libri e articoli, e ora voglio provare a dare il mio contributo conoscendo molto bene il mondo delle periferie, della scuola e della cultura ». “ (Dai giornali) (Chi si lodola si imbrodola?)

« Oggi per la storia di questa città è un giorno particolare », aggiunge il candidato sindaco. “ (Ibid.)


Giovedì 21 aprile 2016

p1117oi, quando accendo la tv, c’è la bionda che vuole persuadermi a leggere cioè a comprare il nuovo libro del suo amico, quel giornalista dall’aria un po’ furba – un’aria da giornalista, diciamo così – che va sempre da lei a talkeggiare etc. Io so benissimo che il libro di quel giornalista non lo leggerò nel senso che non lo comprerò mai, ma il punto, purtroppo, non è questo. Il punto è che, ahimè, qualsiasi cosa faccia, io, nel momento in cui ho acceso il fottutissimo piccolo schermo, ho già letto, ho già comprato: ho letto la bionda, ho comprato la bionda, il suo scaltrissimo amico, il suo fottutissimo libro, ammesso che sia un libro, ammesso che gli fotta qualcosa di esserlo – anche la bionda sono sicuro che non è bionda per niente…

A Ostia irregolari pure le spiagge libere “ (Titolo di Repubblica)


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Sotto una foto, scattata da Anne Leibowitz, della regina Elisabetta con i suoi numerosi nipoti scriverò la seguente didascalia: “ Dio stramaledica le inglesi “.

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Venerdì 22 aprile 2016

d1110ice che le emoij – le faccine – sono troppe. Infatti mi pareva.















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Sotto una foto della nipotina della regina Elisabetta Mia che tiene in mano la borsa della nonna scriverò la seguente didascalia: ” Le vice anglais “.

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Domenica 24 aprile 2016

v372virgpariene da domandarsi se un mezzo nuovo come la televisione, nell’Italia del dopoguerra, non dovesse essere adoperato precisamente come ha fatto Bongiorno, non soltanto per avere degli spettatori ma anche per fornire quella elementarissima educazione di base che molti italiani non possedevano. Insomma: sbagliava Mike Bongiorno, con le sue ovvie, banali trasmissioni per l’everyman, l’uomo qualunque; oppure sbagliava Eco, prendendo per « mediocrità » quella che era invece una suprema capacità di farsi ascoltare anche dalle persone più semplici e ignoranti, dai non-superman? Quasi tutti diedero ragione a Eco, negli anni Sessanta e Settanta, e gliene diedero ancora di più quando Bongiorno passò – primo tra i « nomi storici » della TV italiana – dalla Rai alle televisioni di Berlusconi. Oggi, a distanza di decenni, forse il nostro giudizio su chi aveva ragione e chi torto è meno sicuro. “ (Dice il professor Claudio Giunta)


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Domenica 25 aprile 2016

m922ichele Serra si lamenta: le parolecontano sempre di meno “, si sono ridotte a essere “ labile traccia di qualcos’altro, come ombra allusiva di scontri e di inimicizie che hanno le loro radici altrove “. Michele Serra ci fa sapere che, come “ lavoratore della parola “, si duole molto “ della crescente perdita di senso del testo, di ogni testo “. Mah. Boh. Il fatto è che, ancora una volta, Michele Serra sbaglia, di poco, ma sbaglia. Perché il fatto che le parole perdano senso non significa che contino sempre di meno. Perché anzi, in un certo senso, contano di più. Come la “ sguattera del Guatemala “, che, come la casalinga di Voghera, a forza di essere detta – suona così bene, nel suo “ gua-gua “ -, rischia di diventare un modo di dire, un adagio, una formula magica. Lo sanno bene i colleghi di Michele Serra, che infatti la ripetono, instancabilmente, ossessivamente. Sono cose da barbari di talento, e non sto parlando di Shakespeare, sto parlando delle intercettazioni. (Poi sono andato dal giornalaio e ho detto: “ La Repubblica “ e il giornalaio ha risposto: “ È finita “. “ In senso storico “, ha detto il vecchio ben vestito. “ In che senso? “, ho chiesto io. “ È finita la repubblica, italiana… “, ha risposto quel sentenzioso attempato. Comunque, se la repubblica è finita, il cinema continua. Questo l’ho pensato dopo passando davanti al Maxxi e vedendo la folla dei tir della Cinetecnica, evidentemente stanno girando un film. Infine penso che oggi è il 25 aprile e che bisogna pure che dica, in proposito, qualcosa anche io. Dirò, perché non saprei dire di meglio, un vecchio diario, quello che dice: “ 23 aprile 1985 – Due Liberazioni imprigionano. “. Poi c’è la professoressa Saraceno, che si è messa alle spalle un catalogo di Chagall. Contenta lei… )

Stamani, non so perché, ripenso a Gramsci e ai Quaderni dal carcere. Penso che ora è tutto diverso: non ci sono né il carcere né i Quaderni. C’è la televisione, ed è molto peggio, in un certo senso.

« Hanno rovinato Brescello » I mafiosi? « No, i giornalisti » “ (Da un ddibbattito)


Martedì 26 aprile 2016

t587virgraum-wollen “: è tutto quello che voglio? non ho mai voluto altro che questo?












Nun m’ha visto… Nun m’ha visto… Mo’ m’ha visto “ (Centro commerciale Porta di Roma, Roma, ore 11.58)

“ « La Repubblica » « È finita » « Anche oggi? » « Grazie a dio » “ (Dove si vede che le repubbliche finiscono, ma i giornalai continuano. E dio è con loro)

Si dice, che dicea non so qual Papa / Palpandosi la tiara: Oh quanto bene / Ci fa quest’ampia favola di Cristo! / Così, cred’io, dice ora il ben più tristo / Gruppo de’ nuovi Gallici Pentarchi, / Rimpannucciati, e di ricamo carchi, / Le panciette palpandosi omai piene, / E dianzi avvezze al cavolo e alla rapa, / « Oh beata novella cecità! / Quanto a noi fa pur bene / La favoletta della Libertà ». “ (Vittorio Alfieri, Epigramma XXXV (18 gennaio 1796)courtesy Claudio Giunta)


Mercoledì 27 aprile 2016

C1341hi va a Roma perde la poltrona / Romanzo.













Un uomo che corre. Sembra che scappi.

Il re è nudo “ (Da un ddibbattito)

« Chi prende una laurea camperà cinque anni di più ». Lo dicono le statistiche “ (Titolo di Repubblica)

Al pomeriggio nell’istituto d’arte non c’è nessuno. Là dove la mattina bivaccano, fumando e ridendo, gli spensierati alunni, ora biancheggiano i gabbiani, gracchiano i corvi, saltellano i merli. C’era anche la gatta, quella carina. Giocava, manco a dirlo, con un topo. Nunc et in hora mortis suae, come ha sempre giocato.

L’altra sera, al telequiz, c’era uno, giovane, belloccio, con un cilindro in testa. Quando ha detto che faceva il pittore ho pensato che questo spiegava tutto. Cioè spiegava il cappello, quell’esagerato, improbabile, inspiegabile copricapo. I pittori: gente che ha qualcosa in testa.


Giovedì 28 aprile 2016

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ello spot Ikea, in principio lui rimane chiuso fuori. Alla fine rimangono chiusi fuori tutti, lui, la sua donna, e anche il cane. Dove si vede che quello che conta non è essere “ fuori “, o essere “ dentro “, ma essere “ tutti “.










Foto: donna, di mezz’età, con valigia, nera, in piedi davanti al mio portone, che legge un libro. Avvicinatomi, leggo: “ Henry James, La panchina della desolazione ”. Le ho chiesto se voleva entrare. Mi ha risposto di no.

L’informazione: finché c’è antimafia c’è speranza. (Ascoltando un ddibbattito)

Elogio del necrologio “ (Dai giornali di Siena)

Sentendolo dire da quell’homo oeconomicus mi confermo nell’idea che “ importante “, quando viene, viene da “ importo “.


Venerdì 29 aprile 2016

p1118oi leggo che Zucchero ha dedicato il suo nuovo disco ai “ nuovi partigiani “. Ne deduco che non avevo capito niente. « Della Resistenza? » No, della dolcezza.











Passo e c’è l’operatore ecologico – alto, elegante – che, deposta la scopa, parla al telefonino. Ripasso – mezz’ora dopo – ed è ancora lì che parla. Ne deduco che scopare non è ecologico, telefonare si.


Sabato 30 aprile 2016

p1119er prima cosa mi torna in mente un diario: “ 31 dicembre 1983 – « I have a monkey on my back that wan’t stop laughing ». In un inglese fresco fresco la scritta mi accoglie sulla parete dello scompartimento. E pensare che, appena prima di partire, avevo letto l’Elogio di Franti (Umberto Eco, 1962) “. Per seconda penso che in tutti questi anni non è cambiato niente: la scimmia sulla schiena è ancora lì e continua a ridere. Io continuo a scrivere, ma non è certo così che riuscirò a farla smettere.






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Domenica 1 maggio 2016

o731ggi è la Festa dei lavoratori e io penso che dei lavoratori io continuo a non sapere niente. Non che a saperne qualcosa non ci abbia provato. Per esempio andando a lavorare. Ma lavorando ho capito che non basta lavorare per essere un lavoratore. Alla fine ho pensato che lavoratori si nasce. E io non lo nacqui etc.








Venite, papà uccide mamma “ (Titolo di Repubblica)


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Lunedì 2 maggio 2016

o510ggi mi è tornata in mente una vecchia idea, quella di scrivere un libro dal titolo: Che cosa era la letteratura? Con una precisazione: che va letto come se volesse dire: come è stato possibile che la letteratura ci sia stata? Che ci sia stata un’epoca in cui la letteratura c’era. In cui non temeva di non esserci, non dubitava di esserci, in cui c’era per tutti, in cui era evidente a tutti che c’era etc. etc. Come se il fatto che ci fosse non fosse una specie di miracolo, una fortuna insperata, un’eccezione imprevedibile. E poi – e soprattutto -, quando è stata questa famosa letteratura di cui dico che c’era e di cui penso, evidentemente, che non c’è più? Perché, francamente, io non sono nemmeno sicuro che ai tempi di Calvino – che per un po’ sono stati anche i miei – ci fosse ancora. C’era qualcosa, che si diceva fosse la letteratura, ma che cos’era, davvero? Mah. Boh. La letteratura, io penso, è qualcuno che legge. Ma che cos’è, esattamente, leggere? Mi torna in mente un vecchio diario: “ 8 maggio 1984 – Anche la serva qui accanto non legge più. « Non ho più tempo », dice. “. Sì, leggere, probabilmente, è una questione di tempo. Ma, a parte la “ serva “, che cos’è, esattamente, il tempo? Mah. Boh.

Vedo il giornalista che parla, penso a La prevalenza del cretino. « Nel senso di Fruttero e Lucentini? » No, nel senso che hanno prevalso.

Prima di decidere per il giornalismo avrebbe voluto fare il regista cinematografico (« Mio padre mi richiamò alla realtà: “ In Sicilia il cinema non c’è ” »). “ (Da una biografia del giornalista Marcello Sorgi)

Sfidaxidiritti “ (Spot CGIL)

Tutti i salmi finiscono in Crozza.


Lunedì 3 maggio 2016

S1272virga parlare… Però la bocca ce l’hanno tutti, ma le braccia ce l’hanno in pochi “, dice il fiorentino che-non-ama-Renzi. Chissà chi ama quel burbero abitante della città d’i’ fiore… magari ama Crozza…










« Ti ricordi quel film di Verzini? » «Verzini? » « Sì, Verzini… Verzini… » Poi capisco: voleva dire Virzì, ma pensava a Verdini…

Poi c’è Tardelli. Che ha scritto un libro. Con la figlia Sara. Per dire che lui non è soltanto quello dell’urlo. E così io penso che l’écriture è femme, che la palla è rotonda, che il rigore è quando arbitro fischia, etc. Comunque quell’urlo non l’ha mai sentito nessuno. Anche perché era una fotografia, e le fotografie, si sa, soprattutto tacciono.

Fra le altre cose, ammireremo i membri maschili, da molti considerati con sorpresa eccessivamente piccoli. Ma i tempi erano diversi. Peri greci il membro lungo e grosso definiva un uomo volgare, selvaggio, in generale barbaro. Il bello era altra cosa. Come scrisse Aristofane nelle Nuvole: « Petto sano, spalle larghe, lingua corta, glutei forti e membro piccolo ». La bellezza dell’uomo greco era eleganza. L’eleganza era ciò che traluceva attraverso il comportamento e il portamento. Ossia la virtù e la profondità dell’animo. Bellezza e bontà. La kalokagathia. Niente a che vedere, quindi, con quello a cui la chirurgia plastica dell’omologazione che domina sui nostri giorni ci sta educando. “ (Da Minimaetmoralia)


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Mercoledì 4 maggio 2016

I1971virgl romano che ha trionfato in Inghilterra “ (Dal tg regionale) (Mi sono ricordato che, se c’è una cosa orribile della provincia, sono i giornali di provincia. La provincia: può essere anche bella, ma a patto che stia zitta… ) (Forse bisognerebbe dire che la provincia è bella. Forse bisognerebbe riconoscerlo, ammettere di averlo sempre saputo, chiedersi perché non abbiamo voluto riconoscerlo, perché non siamo riusciti a vivere in provincia, a restare dove eravamo, perché siamo andati via… )





La televisione si va riempiendo di voci giovani, anzi giovanissime. La televisione vuole fare credere di essere giovane. Io invece penso che non c’è niente di più vecchio, arcignamente vecchio, della televisione.

Allora facciamo il socialismo “, diceva Rondolino polemizzando con Vauro. Eppure bastava guardarlo, quel mostruoso vignettista, per capire che il socialismo c’è già. Il socialismo mostruosamente reale.

Poi c’è Chicco Mentana che commenta la vicenda di Telejato evocando Leonardo Sciascia. Dove si vede che le vie dell’Antimafia sono infinite.

Quando cominci a lavorare e i soldi ti piovono addosso che importanza ha conoscere i sonetti di Shakespeare? “ (Quattro matrimoni e un funerale, Newell, 1994)

Holden over 30. La Scuola Holden per chi ha più di trent’anni. Iscriviti ora “ (Inserzione pubblicitaria)


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Sotto la foto a causa della quale la signorina Doina Matei ha rischiato di perdere il beneficio della semilibertà scriverò la seguente didascalia: “ Semilibera e bella “.

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Sotto la foto di Pino Maniaci, direttore della tv Telejato, che, a quanto pare, con la scusa dell’antimafia, spillava soldi ai sindaci, scriverò questa didascalia: “ Professionista dell’antimafia “.

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Giovedì 5 maggio 2016

m923virganiàci “ o “ Manìaci “? Manìaci di tutto il mondo…














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Sotto una foto della sfilata della Maison Chanel sul Paseo del Prado a l’Avana scriverò la seguente didascalia: “ Cuba libre “.

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Venerdì 6 maggio 2016

i1972o, comunque, casomai, volevo fare il giudice, non lo scrittore.













Il giornalista: “ fa il suo mestiere “.

Una rotta di “ collisione “ o di “ collusione “? Ha esitato, un attimo, la giornalista.

Deutsche Bank indagata a Trani ” (Notizie)

Leggo nei necrologi il nome di Alberto Piferi. Il fatto, padroni di non crederci, non mi lascia indifferente: “ Martedì 4 giugno 1996 – C’è una persona che vorrei conoscere: si chiama Alberto Piferi. Come sia fatto non lo so – forse non lo sa nessuno -, ma so che, appena vedo un bel film (americano), i « dialoghi italiani » portano la sua firma. Come in questo Ultimo boy scout di Tony Scott che ho visto ieri sera divertendomi come un matto, con Bruce Willis, perfetta reincarnazione degli hard-boiled cinematografici degli anni anni Quaranta e Cinquanta, che, fra le altre cose, si segnala per i dialoghi splendidi, degni di Chandler, Hammet, Spillane e compagnia scrivendo, firmati, manco a dirlo, dal Piferi di cui dicevo. Bravo lui. E bravo il « lavoro italiano nel mondo ». (E se poi mi viene da dire come al solito che io quella roba la leggevo nel ‘57, nel ‘58 – e intanto leggevo anche il resto, tipo Montale, tipo Quasimodo – come al solito non significa niente perché restano da spiegare troppe cose, per esempio perché Alberto Piferi – che nel ‘57, nel ‘58, magari leggeva soltanto Montale, soltanto Quasimodo – poi ha trovato l’America e invece io no. E la spiegazione forse è una sola: che io non so fare niente e non ho mai saputo fare niente altro che leggere. Americani o italiani, hard-boiled o arcàdi, ho sempre letto tutto, ho sempre soltanto letto. Pur di non scrivere. Io, che, come ho spiegato, ho il vizio della lettura – sì: la lettura può essere un vizio – quando proprio devo scrivere, scrivo un diario. E così m’imparo) (Anche il diario è un vizio) “.

Parla da ventitre metri di altezza, il ministro dei Beni Culturali e ambientali Dario Franceschini. “ (Da un tg)

Lasciateci camminare “, dice il disabile in carrozzella. Sta facendo la Francigena, ha già fatto il Camino di Santiago etc.


ROSSORI

Sotto la foto del particolare dell’orologio arancione al polso del dottor Caringella, il magistrato “ che firmò il mandato di cattura per Craxi “, scriverò questa didascalia: “ Che tempo che fa “.

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Sabato 7 maggio 2016

P1120virgerché non possiamo più dirci anti-Juve “. Leggo Curzio Maltese e penso che il bello dei giornalisti è che possono pentirsi. A meno che non siano interisti, come Michele Serra, diciamo così.










Aspro “, disse il vecchio Pietro quando annunciò che non avrebbe “ svoltato “ come Occhetto. L’ho sentito alla radio, disse proprio così. “ Aspro “: una parola dagli anni Trenta.

Ha rosicato dei secondi “, dice il giornalista (sportivo). « Forse voleva dire “ rosicchiato “… » Oppure è uno che rosica. Rosiconi di tutto il mondo…

Fermare Renzi “: l’avrà detto? non l’avrà detto? avrà detto proprio così?


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Domenica 8 maggio 2016

a1473ssistendo alla partita di basket del mio quasi nipotino penso che il basket, anche se non sembra, è qualcosa di basso. È basso come è basso tutto ciò che è americano. È basso nel senso che si sente basso, che vuole sentirsi basso. Vedi l’evoluzione della divisa: verso il bracalonismo. Alto è sempre il canestro, basso è sempre chi tenta di ficcarci dentro la palla. Credo che l’America sia tutta così: “ 13 febbraio 1991 – Il primo articolo del primo numero del primo anno di «Filmcritica» è di Eizenstein: Dickens e il cinema americano: « Alcuni pensieri si insinuano pigramente nel vostro cervello: “ Perché non sembrate tanto alti? “, “ Perché con tutta la loro altezza debbono sembrare così delicati, familiari e provinciali? “. E di colpo vi accorgete del “ trucco “ con cui i grattacieli vi hanno giocato: benché essi abbiano molti piani, ciascun piano è molto basso. Immediatamente il torreggiante grattacielo appare costituito da un certo numero di case di provincia ammucchiate le une sulle altre. » “.

Incredibile disavventura per Guido Menzio, torinese, professore di economia all’università della Pennsylvania. Ieri, come riporta il Washington Post, l’economista è stato fatto scendere da un volo regionale tra Philadelfia e Syracuse. « Poco prima di decollare – racconta Menzio su internet – sono stato fatto scendere dall’aereo per un controllo. Una passeggera si era insospettita ». A farlo ritenere un potenziale terrorista, oltre ai tratti mediterranei, la strana scrittura sui fogli che stava leggendo: « Erano appunti di algebra », ha spiegato Menzio, incredulo, agli uomini dell’Fbi. Su un social network, riferisce un quotidiano web di Philadelphia, il professor Menzio ha ricostruito l’accaduto. Raccontando che, mentre giovedì mattina stava aspettando di decollare col volo 3950 per Syracuse, la donna che gli sedeva accanto ha passato un biglietto all’assistente di volo che, poco dopo, è tornata chiedendole se si sentisse pronta a partire o fosse « troppo indisposta ». A questo punto l’aereo è tornato al punto di imbarco e la donna ha lasciato il suo sedile. L’economista è stato allora invitato a scendere dal pilota del velivolo ed è stato accolto da alcuni « uomini in nero » dell’Fbi i quali gli hanno spiegato – si legge nel suo racconto – che la signora « pensava che fossi un terrorista perché stavo scrivendo strane cose su alcuni fogli. Ho riso. Li ho accompagnati nell’abitacolo e ho mostrato loro i miei calcoli matematici ». Dopo alcune verifiche su un altro passeggero, il volo è finalmente partito con un paio d’ore di ritardo. “ (Dai giornali)

Un secco e romanesco « Ma de che? » “ (Da un tg)

Poi penso che la lettura è qualcosa di stupido. Penso che bisognerebbe dire: stupido come un lettore. (Stupido come me)


Lunedì 9 maggio 2016

i1973eri sera, quando sono tornato a casa, ho visto una cosa strana: c’era il fotografo-bullo Fabrizio Corona su un palco e sotto, in platea, una miriade di giornalisti che lo interrogavano. Ho capito che il teatro era quello dei Parioli perché c’era anche Maurizio Costanzo. Lei, che stava guardando da un po’, mi ha anche detto che un giornalista, a un certo punto, ha detto: “ Le parole sono pietre, come diceva Primo Levi “, ma non ci ha fatto caso nessuno. Del resto, ho pensato io, quello che conta per un giornalista non è chi l’ha detto, ma che le parole siano pietre, cioè che si possano tirare addosso a qualcuno, che facciano male etc. Insomma: quello che stavo vedendo, più che una conferenza-stampa, era una sassaiola. C’è a chi piacciono.

Che il professor Tomaso Montanari si occupi di storia dell’arte lo si deduce, oltre ogni ragionevole dubbio, dal fatto che alle sue spalle si scorgono, voluminosi e eloquenti, i tomi delle Vite di Giorgio Vasari. (Anche il giudice Nordio ha molti libri dietro di sé. Ma non si vedono: che si vedano lo impedisce l’enormità della poltrona su cui è assiso – una Frau?)

Indimenticabile anche Anna Dente, “ regina della cucina romana “.

La pubblicità è l’anima del commercio “, dice la bionda. Che crede di essere una commerciante, ma è soltanto una bionda.

Lo spazio sia con noi “ (Titolo di Repubblica)

Bellissima “: nome di un sindacalista, della Uil. (Romano Bellissima – Mirabella Imbaccari, 1939) (Letto su un manifesto)

Renzi, vattene a casa, devi avere paura, ti devi cacare sotto. Cacati sotto “, dice il dottor De Magistris.

Esatto, Volo, esatto “ (Il professor Massimo Cacciari all’attore Fabio Volo, stasera)


Martedì 10 maggio 2016

a1474virg Vercelli Scariati è  un volto noto: era stato coordinatore giovanile del Pd e si era anche candidato alle elezioni comunali del 2009 con Forza Italia. Era poi stato presidente dell’associazione « Campani di Vercelli », e in quella veste, era stato protagonista di una polemica (nata sugli spalti dello stadio Piola durante la partita Pro-Taranto) nei confronti dell’allora assessore della Lega Nord Ercole Fossale. Polemica che lo aveva visto, alla fine, sconfessato anche dai suoi stessi soci. “ (Dai giornali)





“ Felicia “ in rosso, “ Impastato “ in nero: e vai con la fiction.

Certo, la cravatta non è cosa tua “ (Felicia Impastato, Albano, 2016)


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Sotto la foto della presentazione a Montecitorio della fiction Rai sulla madre di Peppino Impastato scriverò questa didascalia: “ Non è la Bbc “.

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Mercoledì 11 maggio 2016

e802 vissero felici e contenti… Chi vissero felici e contenti? Quei due, la madre e il figlio, quello rimasto vivo, il fratello piccolo, quello che non fa politica, che non fa niente, che, soprattutto, non dice niente. Che lascia fare, che lascia dire alla madre. Che, di questo passo, camperà cent’anni. E anche la mamma. Quei due, senza i’ babbo (mafioso), senza il fratello (antimafioso), chi l’ammazza, quelli? Quella coppia, troppo bella per non essere, almeno un pochino, diabolica.






ROSSORI

Sotto la foto di Rosario Fiorello che ha vinto il premio “ È giornalismo “ scriverò la seguente didascalia: “ È giornalismo “.

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Giovedì 12 maggio 2016

I1974virgo credo che non c’è miglior premio, maggior soddisfazione per uno scrittore di quella di sapere che una ragazza che gli piace molto si è innamorata di lui dopo aver letto un suo scritto. (Il fatto credo che non sia mai avvenuto, ma non importa). Si scrive un libro pensando che poi piacerà alle ragazze, che ci farà entrare nella loro considerazione. “ (Ercole Patti, Elogio delle ragazze, in Quartieri alti, 1940)








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Venerdì 13 maggio 2016

M924virgatera, città al passo con i tempi, ha avuto la meglio, ancora! ” (Dai giornali di Siena)












Poi, sulla metro, hanno tutti il telefonino in mano. Anche quello tutto butterato. Anche quella con gli orecchini giganteschi e le unghie pazzescamente lunghe e rosse, anche il giovane prete, molto carino ma anche molto triste. Tutti meno quella che leggeva – leggeva Pastorale americana, lo leggeva anche prima, sul tram n.2. Tutti meno che me: che guardavo quelli che guardavano il telefonino. Pastorale americana: non l’ho mai letto, ma so che è di Roth – Philip? Joseph?

Una moderna prosa d’arte “ (Geno Pampaloni, in Corriere della Sera, 28 dicembre 1969 – su L’incredibile avventura di Ernesto, di Ercole Patti – 1969)

Entrando nello studio dove aveva tanto giocato da ragazzo il barone avvertì un’aria strana diversa da quella delle altre stanze, un’aria pulita come se le finestre fossero state aperte fino a poco tempo prima. Inoltre gli occhi gli caddero subito su un giornale di grande formato posato su una sedia, il cui titolo era «Quindici» stampato a grandi e neri caratteri: stupito lo raccolse, recava la data dell’ottobre 1967, e sotto c’era una copia di «Paese Sera» con la data del giorno prima. Quel giornale ancora fresco di stampa in quella casa abbandonata da almeno quarant’anni gli fece passare un brivido nella schiena. Guardò in giro e non ebbe il coraggio di avventurarsi nella stanza vicina. Il cassetto della scrivania era un poco socchiuso, il barone lo tirò piano piano esitando, vide sei o sette libri dalle rilegature moderne, accostando l’occhio riconobbe alcune copertine delle edizioni di Feltrinelli e di Garzanti. Tirò su un libro, era L’incompiuto di Francesco Leonetti, il secondo volume che gli capitò sottomano era Barcelona di Germano Lombardi. Frugò ancora nervosamente: un libro di Balestrini, La struttura assente di Umberto Eco, tre numeri di Marcatré, un volume di Manganelli. Senza più controllarsi il barone gridò: « Chi c’è di là? ». Nessuno rispose. « Chi è là? » gridò ancora il barone. “ (Ercole Patti, Diario siciliano, 1971)

Della mattinata passata, diversamente dal solito, fuori casa, anzi fuori dal mio quartiere – sono andato in biblioteca a leggere qualcosa su Patti – « Patti Smith? Patty Pravo? » No, Patti Ercole – noterò che ho notato un numero insolitamente alto di fumatori di sigaretta elettronica – quattro nel giro di pochissimo tempo. Strano.

I giornalisti sono quelli che pensano che è meglio dare una notizia che farsela dare. Perché in una notizia c’è sempre qualcosa di spaventoso. Pensano che è meglio spaventare che essere spaventati.

Strafaceva “ (Ercole Patti su Pasolini, in “ Conversazione con Ercole Patti “ [1975], in Ercole Patti e altro Novecento siciliano / Atti del convegno internazionale, Princeton, 26 aprile 2003)

A poco a poco, d’altronde, gli uomini lo interessarono meno delle cose, e fra queste le uniche a trattenerlo furono presto le più piccine. “ (Concetto Pettinato, Incontro con Patti, in «Il Tempo» (?), XXV, n. 258)

Al ritorno, sul 490, la ragazzina, carina, con la lattina di Coca Cola in mano, piangiucchiante, si lamentava, ma de che?, con il ragazzo, barbuto, con la lattina di Coca Cola in mano, con lo zainetto, la consolava, ma de che?

A Monica Mondardini la Legion d’onore “ (Titolo di Repubblica)

Un colpo di rene “. Anche il tele-tennis non è più quello di un tempo.

Pastarella americana? “ “ Pastorale… ho detto Pastorale… “.

Comincio a pensare che, a questo punto, non ci sia niente di meglio da fare che smettere di studiare un’altra volta. Smettere di studiare for ever.

Nubile e accanita fumatrice “ (Da una biografia di Monica Mondardini)

Di una sola cosa sono assolutamente certo: non ho mai voluto fare il giornalista. Lo dico, lo ripeto, lo dichiaro, solennissimamente, davanti a tutti, al mondo intero. Non ho mai voluto fare il giornalista, tanto peggio per me.

Il Zalone del Libro.


ROSSORI

Sotto la foto della signora Emma Morano che ha festeggiato il suo centosedicesimo compleanno scriverò la seguente didascalia: “ Domani è un altro giorno “.

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Sabato 14 maggio 2016

i1975l sospetto che il tempo sia comunque fatto per essere perso. Che si tratti solo di decidere come. Che chi decide come decide tutto etc.











Comico-apocalittica “ (Da un ddibbattito)

Il rogo dei libri / Romanzo.

Che cosa voleva, esattamente, da me, la bella giovane, elegantemente canuta, che mi ha fermato all’entrata del supermarket? “ Difendiamo i diritti umani “, diceva la scritta. E i doveri?, ho pensato io. Tanto per pensare qualcosa, per sopravvivere al micidiale incontro, per sganciarmi, per liberarmi da quelle grinfie, leggiadre e implacabili. Tranquillissimo, come ignaro di tutto, il nero, intanto, telefonava.


Domenica 15 maggio 2016

a1475lla fine, non avendo, a differenza di tanti, scritto un libro, io non sono, a differenza di tanti, uno scrittore. Dico tanti, ma avrei tanta voglia di dire tutti. “ Tutti “ non vuole dire proprio tutti, non indica una quantità, ma una qualità. Quella di cui, evidentemente, sono sprovvisto io. Se ce l’avessi, avrei scritto almeno un libro, sarei uno scrittore, insomma. Invece non ce l’ho, so solo che non ce l’ho, non so altro di questa strana cosa che, tanto per divertirmi, potrei chiamare la “ tuttità “. Ma, se non sono uno scrittore, che cosa sono?





Mamme con il passeggino, zii e nipoti, parrucche e bandane. E poi colore su colore – verde, arancione, blu, giallo – baci e musica, sorrisi e selfie, senza pensare al cronometro, all’andatura e alle classifiche: cinquemila baresi hanno partecipato alla grande festa di The Color Run Bari, la gara podistica più variopinta e spensierata d’Italia. Tra la Fiera del Levante e il lungomare Starita, podisti navigati e improvvisati, partiti a gruppi da viale Mediterraneo in maglia bianca, sono stati inondati di polvere naturale di diversi colori prima della grande festa finale in stile tropical. Alla gara hanno preso parte il sindaco Antonio Decaro e l’assessore comunale allo Sport, Pietro Petruzzelli. “ (Dai giornali)

Sfoglio le pagine della cultura di Rep. Penso che se la cantano e se la suonano. Poi vedo Supertennis, con quella giornalista de sinistra, quella bionda, quella secca, quella cattiva, e penso che se la cantano e se la giocano. Loro, sempre loro.

Poi c’è il Giro d’Italia a Radda. Il ché, se posso dire, aggiunge stranezza a stranezza. Del resto non è nemmeno una novità: “ 1 aprile 1991 – Radda ora è veramente triste. Eppure venticinque anni fa era la capitale della malinconia. Ora è triste come una colonia. Con le sue quattro stelle, con le sue enoteche-relais, con i suoi vini firmati. Non è nemmeno triste: è tedesca. “.

Credo di avere capito che la malattia di cui è malato Daniele Del Giudice è l’Alzheimer. Quale sarà quella di cui sono malato io?

Un fotoromanzo di formazione “ (Dal nostro inviato a Cannes)

Poi vengo a sapere che Gianni Morandi – che ha la mia età – tiene un diario da più tempo di me. E comunque sarebbe l’ora di smettere di scrivere stupidaggini.

Poi, quando vedo che Nanni Moretti è andato al Salone del libro di Torino a leggere Natalia Ginzburg, ripenso a un diario: “ 30 aprile 1987 – Abbiamo / tanto / lottato / per mandare / Guccini / a cantare / a Parigi / all’Olympia. “. Speriamo almeno che legga bene.

Poi, quando vedo che al Salone del libro di Torino c’è anche lo scopritore del bosone, ripenso a un altro diario: “ Martedì 8 ottobre 2013 – Dice che hanno dato il Nobel agli scopritori del bosone. Come se fosse una scoperta. “.


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Lunedì 16 maggio 2016

o732ggi, per prima cosa, leggo il titolo della Repubblica-Torino: “ Francesco De Gregori al Salone del Libro di Torino: « Non ho mai letto Proust e non ho sensi di colpa » “, e penso una serie di cose. La prima è che potrebbe non essere vero – che l’ha detto, che non l’ha letto etc., perché i giornali, si sa, soprattutto inventano etc.; la seconda è che il fatto non ha alcuna importanza, qui a Roma direbbero: e chi se ne frega non ce lo metti? a Torino non so; la terza è che a me invece piacerebbe sapere perché ha sempre il cappello in testa, se ce l’ha anche quando sta in casa, quando va a letto etc., nella foto che ho sotto gli occhi ne ha uno da cow boy, forse è arrivato a cavallo, forse il Salone di Torino è un saloon…; la quarta è che al Salone del Libro di Torino ne succedono di tutti i colori, come nemmeno in un film, in un film comico, in un Helzapoppin’. C’è da morire dal ridere, diciamo così.

Lei è stato eletto presidente del premio Stendhal per la miglior traduzione italiana di un libro francese? « Sì, è una specie di ossessione e in una conferenza che terrò a Dubai, al Salone del libro, presenterò un’antologia di poesia italiana pubblicata da Il Mulino, Millenium Poetry, in cui dò risalto al multilinguismo. » “ (Intervista a Valerio Magrelli)

Dice che Valentino Zeichen sta un po’ meglio. Anche se è tutto paralizzato. Dice che l’altro giorno, durante le visite, all’improvviso si è messo a cantare: “ Vissi d’arte / vissi d’amore “.

Una delle cose che mi stupiscono sempre è costatare che in Wikipedia c’è una rubrica “ Onorificenze “. Lo stupore, poi, si esaurisce quando si scopre che ormai quasi tutti qualche onorificenza l’hanno ricevuta. Per esempio stamani, quando sono andato a vedere, ho visto che anche il giovane Montanari (Tomaso), lo storico dell’arte che è sceso in campo contro Renzi, è “ Commendatore d’Ordine al merito della Repubblica “. Impara l’arte…

Ercole Patti morì a Roma, in seguito a tumore, il 15 novembre 1976, fatalmente nello stesso giorno in cui Nino di Un bellissimo novembre si era suicidato. “ (Dal Dizionario Biografico Treccani)

Molto divertente che il responsabile della comunicazione della Cinemathèque indossi un maglioncino “ dolcevita “ – “ Senza titolo [1981] – Il regista Nanni Moretti porta i maglioncini girocollo come si usava nel ‘65. “.


ARCHIVIO

“ Mercoledì 26 febbraio 1997 – Tanti anni fa, quando ero bambino, per le strade della mia città mi capitava di vedere certi uomini piccoli, dai tratti somatici forti, dal fare circospetto e irresistibilmente goffo, dall’aria di chi non è di qui ma viene da fuori, ma non per turismo, anche se, a ricordare bene, qualche volta ha anche l’aria di divertirsi, e tutti immancabilmente, d’inverno come d’estate, con la pioggia o con il sole, avevano una strana cosa in testa: il cappello. In certi giorni, poi, se ne stavano in piazza, a gruppi, a parlottare, a fare non si sa cosa, a non fare niente, come polli, come piccioni, come ora, nelle città in cui viviamo, si vede fare ai filippini, ai pachistani, ai polacchi, agli albanesi, agli africani. Mi sembravano tutti uguali, e tutti comicamente diversi da noi, che eravamo di qui, cioè di quella piccola città, che, in ogni caso, stavamo – sempre – in città. Erano i contadini: quelli che stavano in campagna, quella che, come si poteva vedere anche solo affacciandosi fuori dalle mura, circondava la mia – fortificata? addormentata?- città come un immenso mare verde, giallo, nero, viola – la campagna, con la serie regolare illimitata movimentata delle colline mi è sempre sembrata una specie di mare, guardandola dalla mia finestra mi sembrava di affacciarmi su una vasta distesa d’acqua, abitando in periferia mi sono sempre sentito come se abitassi in riva al mare. Dico queste cose perché ho letto che quest’anno è l’anniversario del cilindro, il cappello haut-de-forme, che sembra si sia cominciato a portare, fra lo stupore generale ma soprattutto delle signore, in Inghilterra, nell’anno 1797; che è una specie di super cappello, il cappello nella sua forma quintessenziale, una specie di personificazione della « cappellità ». Già l’anno scorso, nelle « dirette » televisive dai campionati del mondo di calcio, uno dei gadget più diffusi era una specie di spropositato cilindro da cappellaio matto – si era anche in quel caso in Inghilterra -, segno che la faccenda già un anno fa era nell’aria, sempre percorsa da fremiti, suggestioni, visioni, dei produttori di cose inutili ma simpatiche cioè buffe cioè significative cioè maledettamente importanti. Il cappello è un simbolo virile e, per tornare agli agricoltori di cui sopra, quel loro portare il cappello mi sembrava un modo di essere uomini, e, poiché lo portavano tutti, un modo essere uguali – i contadini, c’è anche da dire, erano tutti comunisti. Uguali fra loro, uguali nel cappello, uguali senza bisogno di dirlo, uguali senza parole. Questa uguaglianza, così immotivata, così reale, così visibile, così precostituita, a me sembrava strana, come se mi costringesse a chiedermi a chi ero uguale io, che non portavo in cappello o comunque non l’avrei mai portato in quel modo (senso). Chi era uguale? chi era diverso? chi era di qui? chi era di fuori? Tutti quei cappelli, tutti quei piccoli uomini che non si sa che facessero, che erano buffi ma senza accorgersene, che apparivano solo ogni tanto e poi non si sapeva dove fossero andati, che sembravano sempre in tanti, in gruppo, in branco, come animali, che sembravano tutti uguali, come se fossero copie di una stessa persona, che stavano lì, in mezzo alla piazza, sotto il sole, come sassi, come alberi, mi facevano anche paura. Dico queste cose perché ieri sera in tv si parlava del caso della pecora clonata, cioè di ingegneria genetica, ovverosia di bioetica. Questi discorsi sulla clonazione, cioè sulla possibilità di produrre un essere vivente in tutto e per tutto identico a un altro, di « copiare », per ora una bestia, ma poi, pourquoi pas, un uomo, mi interessano ma mi sembrano un po’ fuorvianti. Perché a me pare che al mondo si copi e si sia sempre copiato, che non si faccia altro che copiare, che la « gente » non voglia fare altro che copiare, che tutti ci sentiamo tranquilli soltanto quando siamo convinti di essere non dico la copia perfetta ma quasi di un altro. È strano ma è così. Lo penso sempre: quando sulla spiaggia in mezz’ora conto cinquantasette ragazzi con il « pizzetto » – mi è successo davvero -, quando alla tv in dieci minuti « registro » dodici signore vestite di rosso, quando, nel tempo di una passeggiata a Villa Borghese, constato l’esistenza di trentuno ragazze con il cane, quando leggo lo stesso titolo su otto quotidiani diversi, quando mi rassegno all’idea che, se sento chiamare « Andreaaaa! », anche stavolta non stanno chiamando me. Essere uguali, cioè somigliare è la grande passione di tutti. Somigliare è una specie di prova dell’esistenza, se non di Dio, di qualcuno che ci ha fatto, ci ha pensato, ci ha voluto, è la dimostrazione che non ci siamo per caso, ma secondo un disegno, un progetto, una volontà, una legge. Essere stati voluti – essere figli di qualcuno – ci dà dei diritti e di diritti pare che abbiamo sempre bisogno. Inoltre, somigliando, non ci sentiamo soli, c’è sempre almeno un altro con noi, cioè quell’altro che ci somiglia. Questa è la verità. Poi c’è chi è contento di somigliare e c’è chi se ne vergogna. C’è chi copia di nascosto e chi lo fa con baldanza. Come quel vecchio cronista che, appena fui arrivato al giornale, si sentì in dovere di raccontarmi che a scuola c’era il suo compagno di banco che non lo voleva fare copiare e nascondeva il foglio con la mano ma lui gli prese il braccio e, stringendolo in una morsa d’acciaio, gli disse: « O mi fai copiare o te lo stacco » e quello naturalmente lo fece copiare; ed è stato allora che ho cominciato a capire che i giornalisti sono quelli che copiano senza vergognarsene anzi con una certa irruenza anzi con una vera passione. Comunque tutti copiano, tutti vogliono essere uguali, anche se qualche volta non si capisce a chi. Come il cassintegrato con la Land Rover che tutti i giorni mi domando a chi voglia essere uguale cioè per chi voglia essere scambiato. Come quei lavoratori della terra che portando il cappello forse si illudevano di sembrare « cappelli » cioè proprietari terrieri. Come quella campagna che, una collina dopo l’altra, un verde di seguito a un altro, incantava la mia vista come un meraviglioso sconosciuto mare. Come me, che anche io copio sempre e anche in questo momento sicuramente sto copiando, qualcuno, forse uno scrittore, forse un diarista, uno che scrive un diario, uno che scrive, che si illude di scrivere stando di fronte a una movimentata, eternamente misteriosa distesa d’acqua. E la pecora? Ecco: il brutto della clonazione è che sa di poco. Che gusto ci può essere a copiare una pecora, a fare un’altra pecora, come se quella di essere pecora non ne avesse già abbastanza? Magari voleva somigliare a un cavallo, o a un gatto, o a un lupo – ma anche di lupi ce n’è abbastanza. E poi le pecore sono tutte uguali, una più o una meno non cambia niente. Capisco un contadino che porta il cappello, una campagna che vuole sembrare un mare, un povero scemo che finge di scrivere, capisco tutto, la cappellità, la acquoreità, ma le pecore… O fanno dormire o servono ai lupi. (Stamani non ho comprato il giornale perché il giornale era in sciopero e se il giornale era in sciopero vuole dire che i giornalisti, non solo non si vergognano di copiare sempre ma vogliono anche più soldi. Io, invece, non voglio mai niente, perché non sono niente, nemmeno una copia, oppure la copia di un niente, e anche per questo scrivo un diario – o viceversa – che, come dice Jean Rousset, è un « testo senza destinatario » (Le journal intime: texte sans déstinataire?, in «Poetique», n. 56, 1983 – non so altro perché la biblioteca non possiede quel numero della rivista ), una specie di lettera non spedita o spedita dove non può arrivare per esempio ai posteri, alla « posterité », ma quello, credo di avere letto da qualche parte, era Proust, e io a copiare uno così non ci penso nemmeno, perché, io, mi vergogno) (Ormai mi vergognerei anche a portare un cappello) (E, a proposito di lettere, di poste, di pacchi postali, di mittenti e di destinatari, sulla scatolina di cartone da cui è stato sottratto ad opera di ignoti – a Roma ladrona? a Milano ladrona? – il modesto collier omaggio della ditta francese produttrice di formaggi Camembert – che più puzzano e più sono buoni – leggo una scritta – « maggi francesi » – che lì per lì mi stupisce, come se dal passato giungesse a me, stralunato futuro, una fetente madeleinette di quell’anno mirabile, ma è solo una carta strappata, un frammento, un lacerto, un dettaglio, un ricordo rubato alla dimenticanza) “.


Martedì 17 maggio 2016

I1968virgmma: essere stronze non è negativo “ (Da Repubblica.it)













“ Londra – La scrittrice sud-coreana Han Kang ha vinto il Man Booker International Prize per la narrativa con The Vegetarian, che racconta di una donna la cui decisione di smettere di cibarsi di carne ha conseguenze disastrose. Il Man Booker è la versione internazionale del britannico Booker Prize e prende in considerazione libri di ogni nazionalità e lingua purché tradotti in inglese. Nato come premio alla carriera, da quest’anno e per la prima volta è un riconoscimento all’opera singola. Han ha prevalso in una lista di sei finalisti che comprendeva la nostra Elena Ferrante e il premio Nobel turco Orhan Pamuk, intascando così il premio da 50mila sterline consegnatole nel corso della cerimonia tenutasi questa sera a Londra. Il critico letterario Boyd Tonkin, presidente della giuria, ha definito il romanzo di Han Kang « compatto, raffinato e disturbante », una « sconcertante miscela di bellezza e orrore ». Han Kang dividerà il premio in denaro con la sua traduttrice, la 28enne Deborah Smith, che iniziò a studiare il coreano appena sette anni fa. “ (Dai giornali)


Mercoledì 18 maggio 2016

l1823a mamma: PAICAB (Per Andare In Culo Al Babbo).













Auf wiedersen, Austerità “ (Titolo dell’Unità)

C’è riuscito. A parcheggiare. Là in mezzo. Da quassù non mi sembrava possibile. E invece ce l’ha fatta, si è infilato, ha parcheggiato. Guardo meglio, vedo una borsetta, rossa. Era una donna. Le donne, con le auto, possono.

Poi c’è Davide Sassoli. Ne deduco che Davide Sassoli c’è. Con quella faccia che si ritrova.

Poi c’è Vauro che parla. Come se non gli bastasse farsi vedere.

Scalfari vince il Premio Roma / l’annuncio in Campidoglio “ (Titolo di Repubblica)


Giovedì 19 maggio 2016

v1094anno di moda gli scrittori matti: Celati, Zeichen… La vecchia idea che funziona sempre: scrittore = matto. Gli “ esperti “ de letteratura, i certificati di insana e sfessata costituzione.











Nato nel 1937, a Sondrio,  due passi dalla Svizzera. – Sei mesi di vita a Sondrio. – Padre usciere di banca,  litiga col proprio direttore. – Padre condannato per punizione a trasferimenti da un capo all’altro della penisola a proprie spese. – Famiglia viaggiante. – Tre anni a Trapani. – Sette anni a Belluno. – Tre anni a Ferrara – Liceo a Bologna. – Fine della vita in famiglia. – Viaggio in Germania e quasi matrimonio. – Ritorno a Bologna, studi di linguistica. – Passa il tempo. – Servizio militare. – Grazie a un amico psichiatra si concentra a studiare le scritture dei matti. – Nevrosi da naja, ospedale militare. – Tesi di laurea su Joyce. – Epatite virale, isolamento. – Raptus di scrivere come un certo matto che lo appassiona. – Italo Calvino legge il testo su una rivista, propone di farne un libro. – Passa il tempo. – Vita in Tunisia. – Matrimonio. – Prime traduzioni. – Bologna, impiegato in una ditta di dischi. – Studia logica con Enzo Melandri ma risulta incapace. – Borsa di studio a Londra 1968-70. – Pubblica libro. – Parte per gli U.S.A. – Due anni alla Cornell University. – Vita nel falso, tutto per darla da bere agli altri. – Passa il tempo. – Insegna all’università di Bologna. – Conosce un certo Alberto Sironi che lo mette a scrivere film falliti in partenza. – Altro libro. – Traduzioni. – Passa il tempo. – Quattro mesi tra California, Kansas e Queens. – Senso di non aver più la terra sotto i piedi, come uno partito in orbita. – Passa il tempo. – Parigi, rue de Renard, un anno di convalescenza. – Torna a Bologna, di nuovo all’università. – Conosce Luigi Ghirri, fotografo. – Lavoro rasserenante con i fotografi. –  Esplorazioni della valle padana. – Periodi a scrivere in giro. – Si trasferisce in Normandia. – Traduzioni. – Altro libro. – Con Daniele Benati, Ermanno Cavazzoni, Ugo Cornia, Marianne Schneider, Jean Talon fonda Il semplice, Almanacco delle prose. – Stati Uniti, Rhode Island, insegna sei mesi. – Passa il tempo. – Trasferimento in Inghilterra. – Comincia a fare documentari. – Viaggio in Africa occidentale con J. Talon. – Passa il tempo. – Altri documentari. – Tutto a monte, nessuna speranza, nessun timore. – Borsa Fulbright  a Chicago. – In Africa, Senegal, a curarsi la testa. – Un anno a Berlino, borsa DAAD. – Film in Senegal, incapace di finirlo. – L’Italia invivibile. – Campa facendo conferenze. – È andata così. – Dal 1990 a Brighton, Inghilterra, con la moglie G.H. – “ (Gianni Celati, Esercizio autobiografico in 2000 battute)

Il “ combinato disposto “. Darei qualsiasi cosa per conoscere un combinato disposto.

Mi scrivono: “ A quanto pare, Acabarra, sei uno che « scafulìa » fra i vecchi libri sulle bancarelle (in lingua siciliana « scafulìa » indica l’azione di colui che fruga con accanimento). Per cui, scafuliando scafuliando, ho la casa piena di libri e acari, sempre con l’idea: Tanto, a buttare ci siamo. Bene. Un pensiero solidale, caro scafuliante Acabarra. Matta “.

È morto Pannella. Penso che dovrei riflettere meglio sul concetto di “ non violenza “.

Poi sono andato alla libreria a comprare Le ultime lettere di Jacopo Ortis per la mia nipotina che deve leggerlo entro lunedì, anche se io, conoscendola, non riesco a capire come possa riuscirci. Quando gliel’ho dato, la mia nipotina, vedendo in copertina la foto di un bel giovane, mi ha chiesto: e questo chi è? E io, senza pensarci due volte, ho risposto: è Jacopo Ortis. E se mi avesse detto che non era possibile, io avrei replicato che si sbagliava, che, se non lo sa ancora, un giorno saprà: che c’è la retroattività delle foto, le vie delle foto sono infinite etc. (Il fatto è che, in libreria, come sempre, mi ero un po’ impaurito, anzi, per meglio dire, impaurato. Che sarebbe quello che succede a uno che si spaventa della letteratura, del fatto che ce n’è tanta, che, mi verrebbe di dire, ce n’è sempre di più. Lo dico perché ho visto quanto si scrive, ho visto che i libri sono sempre più grossi, che vanno di moda i vocabolari, per esempio questo Albinati, che sarei anche capace di leggerlo, ma, come la mia nipotina, non ho la minima idea di come riuscire a farlo. Fosse per me, li leggerei tutti, vocabolari e non. Leggerei anche lei, soprattutto lei, la signora Cremisi. Che ho visto che ha scritto un romanzo: La Triomphante. Che, per una come lei, mi sembra il minimo… )

Insuperabile logorroico “. Dice un logorroico.

Questo libro è la storia di una bambina nata ad Alessandria d’Egitto, dove ha vissuto un’infanzia felice esplorando con sagace curiosità un universo in cui il « vento della Storia » coesisteva con « l’odore di putrefazione, la lebbra che corrode i muri, i fiori selvatici che spuntano alla rinfusa, le risate libere e impertinenti, l’allegro fatalismo »; una bambina che, a differenza delle sue coetanee, amava le battaglie navali e « conosceva a menadito la differenza tra i cannoni da 36 libbre e quelli da 32 » – e il cui eroe era Lawrence d’Arabia. Ma è anche la storia di un’avventuriera: quella in cui ha saputo trasformarsi la protagonista dopo essere stata costretta ad abbandonare la luce della sua terra e il profumo del suo mare, lasciandosi alle spalle un Oriente fantasmatico e partendo alla ricerca di un Occidente che lo era almeno altrettanto. Ed è soprattutto la storia di una donna che, soffocando la tentazione vana della nostalgia, ha affrontato a testa alta, come una sfida del destino, le umiliazioni dell’esilio e gli inevitabili rischi che comporta l’essere, sempre e ovunque, la straniera; e che è riuscita, con le sole armi della tenacia e dell’ironia, a diventare, in qualche modo, ciò che sognava di essere: un ammiraglio – e a portare a termine, al pari di Ulisse, il proprio viaggio. Senza tuttavia mai perdere – come ha detto l’autrice stessa in un’intervista – « quella malinconia, tipica dell’esule, che la induce a chiedersi in ogni momento se è davvero al posto giusto ». “ (Risvolto di copertina di La Triomphante, di Teresa Cremisi (2016))


ARCHIVIO

“ Giovedì 15 aprile 2010 – Io Teresa Cremisi sono convinto di averla conosciuta. Anzi, l’ho conosciuta senz’altro. Non mi ricordo niente di preciso. Deve essere stato all’inizio degli anni Settanta, o magari prima. In qualche città, in qualche strada. In qualche inverno, in qualche estate. Proprio non mi ricordo. Mi ricordo solo qualcosa di rosso, anzi, di cremisi. Mi ricordo un dolore. Mi ricordo un piacere. Mi ricordo di essermi fatto male, molto male. “.


Venerdì 20 maggio 2016

p1122annella torna a Teramo. La vita è una tournée?













“ Cannes – La pazza gioia del Terra di Siena Film Festival sulla Croisette, che  con la sua presidente Maria  Pia  Corbelli  e il suo direttore artistico Antonio Flamini, ha  festeggiato i vent’anni presentando alla presenza di noti attori, produttori, registi come  Simone Bachini, Angelo Bassi, Giancarlo Curti, Nadia Kibout, Massimo Poggio, Emanuela Ponzano, Ilaria  Borrelli, e tantissimi altri, all’Italian Pavilion sulla terrazza del Majestic, il programma del festival a Siena dal 27 al 2 ottobre prossimi. “ (Dai giornali di Siena)

Rompiamo il buio “ (Titolo dell’Espresso)

Ha suscitato polemiche il video amatoriale (pubblicato da Dagospia su spunto di Selvaggia Lucarelli) che mostra l’esibizione di ballerine brasiliane nel corso di una recente festa per la prima comunione ad Altamura, in Puglia. Si è ipotizzato che il bimbo, a cui è stata « regalato » lo show, non fosse entusiasta e anzi piangesse. Una delle ballerine presenti, nota come Vivi Santana, racconta invece che la tristezza del bambino fosse dovuta all’assenza del padre, dovuta a un grave lutto che ha colpito la sua famiglia la sera precedente la cerimonia. La ballerina precisa, inoltre, che questo genere di performance è molto richiesta non solo per le comunioni ma anche per i battesimi. Sul web, nel frattempo non si placano le polemiche nei confronti dei genitori che acconsentono a tale spettacolo. “ (Dai giornali)

Nella foto si vede che Scalfari è più basso di Pannella. Forse non è vero, forse dipende dalla foto. Forse è così, ma io non ci credo. Credo che un giornalista sia sempre più basso di tutti.


Sabato 21 maggio 2016

C1342virgon questo articolo inizia la sua collaborazione con Repubblica Marco Belpoliti, saggista e scrittore. Il suo ultimo libro è Primo Levi. Di fronte e di profilo (Guanda) “ (Dai giornali) (E così anche lui ce l’ha fatta: a scrivere sui giornali, su quel giornale. Giornalismo che passione… )









Una ragazza di ventisei anni, laureata “. Venditti racconta il suo “ romanzetto “, e a me, improvvisamente, sembra di capire, assolutamente, Venditti. Venditti e anche Roma. Che, penso, è un’altra “ città della Vergine “. È strano, ma è così.


ARCHIVIO

“ 3 giugno 1994 – Anche se non capisco come si voglia rovistare fra le tombe, maneggiare i cadaveri quando sono ancora caldi, interrogare chi non c’è più e avrà pure i suoi buoni motivi per non esserci, fare a pezzetti, tagliuzzare, squarciare, aprire, scrutare, io devo leggere quello che scrivono i critici. Per esempio questo Belpoliti su Calvino («Il Verri», IX serie, n. 3-4, 1994, p.145-166), che mi sembra anche belloccio. (Da Belpoliti apprendo subito – ma forse lo sapevo – che Calvino scrisse su un’esposizione dedicata al tema La libertà che guida il popolo, e questo mi sembra molto molto molto interessante) (Avevo scritto Belpolitici [*]: è una mania)


EX LIBRI

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EX LIBRI

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EX LIBRI

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Domenica 22 maggio 2016

e803ra, quella che avevo davanti agli occhi, un’intervista straordinariamente importante, inaspettata, rivelatrice. Perfetta anche nella forma: una domanda-una risposta, due volte, e, in mezzo, un breve, sapido commento, del conduttore del programma. Ne parlavo con Myrta Merlino, seduti sul letto di casa sua, ma, poiché mentre l’ascoltavo continuavo a fumare, finiva che le facevo un buco nel materasso etc. Ora che sono sveglio penso che, non solo, non potevo, come non ho potuto, fare il giornalista, ma potrebbe addirittura darsi che non avrei potuto fare nessun altro “ mestiere “, nessun “ lavoro “ propriamente detto: non avrei potuto fare niente di “ laico “, diciamo così. Forse la verità è che, come ogni tanto mi viene di pensare, volevo fare qualcosa di molto diverso, il militare, forse, o addirittura l’eroe, il campione, il santo, o chissaché. (Poi ripenso a De Gregori: non disse soltanto che non aveva letto Proust, disse che aveva letto Joyce. Penso che quello che conta non è leggere o non leggere, è essere “ politicamente corretti “. Tipo avere un cappello in testa etc.) (E comunque, sia detto una volta per tutte: a Roma non ha mai letto niente nessuno)

Il professor Galimberti tuona contro il capitalismo. Cioè, penso io, i “ quattrinacci “. Penso che non ho mai capito niente. « Dei quattrinacci? » No, dei professori. A parte il fatto che il professor Galimberti è, evidentemente, uno psicopatico.

Poi arriva quello, il giovane padre con la bambina con il cappello in testa. Penso che è finita, les jeux sont faits, il socialismo è la barbarie.

Poi scopro che Antonello Venditti ha scritto una canzone dal titolo Lontana è Milano. Penso che, un giorno o l’altro, dovrei scrivere un libro. Titolo: L’ideologia romana.


Lunedì 23 maggio 2016

a1476virg Sora Rosa me ne vado via, / ciò er core a pezzi pe’lla vergogna, / de questa terra che nu mm’aiuta mai / de questa gente che te sputa n’faccia, / che nun’ha mai preso na farce in mano, / che se distingue pe na cravatta. // Me ne vojo annà da sto paese marcio, / Che cià li bbuchi ar posto der cervello, / che vò magnà dull’ossa de chi soffre, / che pensa solo ar posto che po’ perde. // Ciavemo forza e voja più de tutti / Annamo là dove ce stanno i morti, / anche se semo du ossa de prosciutti / ce vedrà chi cià li occhioni sani / che ce dirà: « Venite giù all’inferno / armeno ciavrete er foco pell’inverno ». // Si ciai un core, tu me poi capì / Si ciai n’amore, tu me poi seguì / Che ce ne frega si nun contamo gnente / Se semo sotto li calli della ggente. // Sai che ti dico, io mo’ me butto ar fiume, / così finisco de campà sta vita / che a poco a poco m’ha ‘succato l’occhi / più delle pene de stana immortale. // Annamo via, tenemose pe’mano, / c’è solo questo de vero pe’ chi spera, / che forse un giorno chi magna troppo adesso / possa sputà le ossa che so’ sante. “ (Antonello Venditti, Sora Rosa, 1972)

Il Sessantotto è finito a carte quarantotto quando quelli del Settantotto hanno impugnato la P38. Meno male che c’è stato anche il Cinquantotto. Non è affare di cabale numerologiche o, peggio ancora, di reducismi generazionali. Quando parla di Cinquantottini (Marsilio), Vittorio Emiliani allude a qualcosa di molto preciso: i ragazzi nati tra il 1925 e il 1940 che animarono l’Ugi, l’Unione Goliardica Italiana, associazione universitaria che servì da scuola di formazione politica per tutta una classe dirigente laica, liberalsocialista ed europeista che fece grandi riforme – sui diritti civili, sul lavoro, sulla cultura – e coltivò con un dispetto filiale mai velleitario la sua indipendenza da chierici rossi e neri. “ (Dai giornali)

La televisione dimostra che, nella vita, l’importante è “ ripulirsi “. (Vedendo il ddibbattito sulle elezioni in Austria, con quel fascista che però insegna all’università etc.)

Io sono una giornalista “, dice la giornalista. Che comunque, per non sapere né leggere né scrivere, si è vestita di-rosso-e-di-nero.

Gli “ intriganti “. Io non sono mai stato un “ intrigante “.

Poi c’è Gianna Nannini, la becera di Stato.

Gira da ieri su Facebook una foto di papà con appiccicato sopra un grosso SI e il simbolo del PD, prendendo a pretesto frasi pronunciate in tutt’altro contesto e avendo in mente tutt’altra riforma. Non so chi siano gli ultras renziani che hanno avuto questa brillante idea. Mi viene però da dirgli che se, come si usa dire ora, bisogna metterci la faccia ci mettessero la loro e quella dei loro ispiratori. “, dice Celeste Ingrao.

Geoenergia la rivoluzione dal basso “ (Scritta su auto color verdolino)

Alla fine l’ho capito anche io: che non basta non fare la guerra, bisogna anche fare l’amore. Ma è proprio lì che viene il difficile – è venuto.


Martedì 24 maggio 2016

q1110virguesta mattina / mi son svegliato / o bella ciao / o bella ciao / bella ciao / ciao ciao / questa mattina / mi son svegliato / e ho trovato / l’invasor “. E se non fosse vero niente? E se non trovi nessuno? Svegliarsi e basta. Può bastare a svegliarsi? E poi: svegliarsi in che senso?









“ Iscritto all’Anpi? “ “ Eccome “. (Il sindaco di Prato risponde)

A subito “, dice il faccione di Pannella che, improvvisamente, mi si para di fronte sbucando dal buio della notte. Ho capito… ho capito… Vogliono fare paura, questi fantasmi, i soliti fantasmi.


ARCHIVIO

“ Giovedì 22 aprile 2010 « Più che mai rinvigorita. L’Anpi, l’associazione dei partigiani, fa un bilancio alla vigilia del 25 aprile, dal quale risulta che ha raggiunto 110 mila iscritti, nel 2009. Un boom mai visto. Ma soprattutto, dovuto alle nuove leve di “ ragazzi partigiani “, giovani e perfino giovanissimi che di guerra e Resistenza hanno solo sentito parlare, ma convinti di poter contribuire lo stesso alla causa per cui i partigiani doc lottarono e morirono: la democrazia e la Costituzione. I partigiani snocciolano i numeri: a controbilanciare il 10% di iscritti, ovviamente in calo, di partigiani storici e di patrioti delle Sap e delle Gap (le Squadre e i Gruppi di Azione Patriottica), uomini e donne che hanno doppiato da un pezzo gli 80 anni, c’è ormai un altro 10% di “ juniores “ fra i 18 e i 30 anni, mentre il grosso degli iscritti (60-65%) appartiene alla fascia, ampiamente “ postbellica “, di 35-65enni. Una vera rivoluzione, anagrafica e culturale, resa possibile dal nuovo statuto che dal 2006 ha aperto le porte dell’Anpi a chiunque dichiari e sottoscriva di essere “ antifascista “. Nel giro di tre anni si è passati così da 83 a 110 mila iscritti, con un più 27 mila che, confrontato con il calo costante degli anni pre-riforma (dai 75 mila iscritti del 2000 se ne stavano perdendo centinaia l’anno), ha riportato l’entusiasmo nei comitati di tutta Italia. Ma guai a pensare che la modifica dello statuto sia stata un escamotage anti-età: “ Noi abbiamo combattuto per valori che tutti gli uomini hanno dentro, e che spetta a tutti difendere, in qualunque epoca “, sostiene Silvano Sarti, 84enne protagonista della Resistenza fiorentina e presidente dell’Anpi di Firenze. Dove, nelle due sezioni più grandi della provincia, i giovani di 18-35 anni sono passati in tre anni da zero a 342, i 35-60enni sono più di due terzi degli iscritti, e a capo di un’altra è stato da poco eletto il segretario più giovane d’Italia: “ Chi si associa all’Anpi – spiega Sarti – semplicemente ama la Costituzione e vuole difenderla. E chi deve scendere per primo in piazza se non dei giovani con le gambe buone? “. E che non si tratti solo di numeri, lo dimostra, spiega il vicepresidente dell’Anpi nazionale Armando Cossutta, quel che avviene nelle sezioni e nei comitati provinciali: “ Pieni di gente di ogni classe sociale, di ogni professione, di ogni età, felici di avere uno spazio che i partiti non offrono più: limpido, pulito, senza arrivismi “. La “ nuova giovinezza “ dell’Anpi “ sembra figlia anche della crisi della politica “. E il sindaco di Firenze Matteo Renzi ha invitato l’intera giunta a iscriversi all’Anpi, con lui in prima fila. » (Dai giornali) “.


Mercoledì 25 maggio 2016

s1273tamani mi sembra che di tutta la vicenda Anpi vs Renzi non ci sia niente di meglio da dire che quello che sta scritto in quel diario che dice: “ Martedì 4 luglio 2000 – « Qualcuno, anzi, si diceva certo che a sinistra l’omosessualità mietesse “ vittime “ frequenti.“ Calzoni corti, fazzoletti rossi, petti villosi: a me non la danno a bere: la resistenza fu buchesimo “, ripeteva ad esempio, con temeraria leggerezza, Carlo Emilio Gadda. » (Dai giornali) “.






Andrea Tenenti: il portavoce dell’Unifil [*] (Nomi d’arte, 47732) [*] I militari italiani in Libano.

Il professor Tomaso Montanari ci fa sapere che è morta Paola Barochi, storica dell’arte di chiara fama. Io, che di Paola Barochi non avevo mai sentito prima nemmeno il nome, lo ringrazio comunque, in quanto collezionista di nomi d’arte etc.

Tutte le volte che passo davanti alla lavanderia c’è Lui, Marcello Mastroianni, l’attore. Non fa niente, non dice niente. Sta appoggiato a un’auto, e nel suo stare, in virtù di una curiosa torsione del collo, e anche del busto, c’è qualcosa di leggiadro, e anzi, di inconfondibilmente “ leggero “. Come se quello che lo contraddistingueva fosse l’essere “ senza peso “, anzi: “ senza materia “, anzi: “ senza realtà “. Il bello di Mastroianni, era, per il fotografo non meno che per il suo regista, non meno che per le operatrici della lavanderia, I suppose, quello di essere un uomo-senza. C’è anche qualcosa di terribile, in questa mancanza, in questa assenza. Terribile è quello che gli è successo, terribile è pensarlo, considerare l’incantamento, il sortilegio, la malia di cui è stato vittima. Tutte le volte che lo vedo lo guardo come un martire, qualcuno che ha subito uno strano supplizio. Che dicono che l’ha fatto per noi, ma io non ci credo.

Poi la giovane donna nel piccolo schermo dice qualcosa. Ma il punto è che lo dice con un vocione da maschio. “ Che cos’è? “, domando alla mia nipotina. “ È un transgender “, mi risponde senza scomporsi la teleminorenne che porta il mio nome. Che, penso io, è la vivente dimostrazione che il futuro ha un culo antico. “ Forse volevi dire cuore… “ Forse volevo dire che io non ho futuro.

Quando la mia nipotina mi chiede di chi è il Romeo e Giulietta, “ di Fellini? “, e io rispondo: “ no, di Zeffirelli “, io mi ricordo che di Zeffirelli, io, e non solo io, avevo qualcosa da dire, da obiettare, da storcere il naso. Ma di che si trattasse, dopo tanti anni, io non so assolutamente dirlo. Qualunque cosa fosse – giusta, sbagliata, intelligente, stupida -, ormai è troppo tardi per tentare di dirla.

A pensarci bene è tragicomico che nella vicenda tragicomica della polemica sui partigiani, la Resistenza, Ingrao etc., anche Michele Serra porti, involontariamente, il suo tragicomico contributo scambiando tragicomicamente una figlia di Ingrao – Celeste – per l’altra – Chiara.


Giovedì 26 maggio 2016

c1343virgercasi disabile che ispiri tenerezza. “ E l’Italia insorge: vergogna!. Ma de che? Cercavano un disabile, volevano “ ispirare tenerezza “. Sono ispiratori, non sono benefattori.











Giancarlo viene qua io ti ha detto “. (Roma, Piazzale Euclide, ore 7. 44) Mirabilia urbis, ogni tanto ne capita ancora qualcuna.

La politica è stare sul pezzo “, dice l’onorevole Livia Turco. Che si è bevuta il cervello anche lei.

C’è così tanta bellezza che viene depauperata “, dice quella. Che non so chi fosse, ma era vestita di rosso anche lei. (È molto probabile che volesse dire “ sperperata “)

“ Ragazzino, lasciami lavorare “. I ragazzini / i “ lavoratori “.

Mamma Rai “: cioè la televisione è una mamma. Guai a non crederci.

Governare è un casino “ (Da un ddibbattito)


Venerdì 27 maggio 2016

p1123roverbio del giorno: chi va a Roma capisce subito che poteva anche restare dov’era, anzi era meglio.












Non c’era campo. Non c’era scampo. “ (Dai giornali)

Poi vedo Christian De Sica ospite dalla bionda e, dopo un po’ che lo guardo, penso che è molto bravo e, tutto sommato, anche piuttosto simpatico. Non dico come il padre, ma quasi. E anche la bionda. Insomma, quello che penso è che gli attori sono loro, e pensarlo mi fa sentire bene, è “ tanto liberatorio “, diciamo così.

A proposito del caso Saviano-scorta, Michele Serra conia il concetto di “ Italia indolente “. Io, incerto come sono di tutto, vorrei rispettosamente introdurre il concetto di “ Italia stancamorta “. Si può?

Vasco… Pasolini… Scusate… Pratolini… “.

Quando le dico che mi sembra strano: una mostra, su una bambola, al Vittoriano, sopra la spoglia del Milite Ignoto, la mia nipote risponde stizzita: “ Ma Barbie non è una bambola, è un’icona “. Infatti, poi, quando vado a vedere, leggo: “ Barbie. The Icon “. Detto questo a me sembra strano lo stesso. Mi sembrava strano anche sessant’anni fa, quando, in certe case, di certi “ fascisti “, su certi letti, di certe donne, mi capitava di avvistare certe bambole, monumentali, che non si capiva bene di chi fossero, visto che, da quelle parti, bambine non ce n’erano più da tanto tempo. Dovrò pensarci un po’ meglio, a questa storia delle bambole, delle bambine, delle icone… Se mi lasciano il tempo di pensarci.


Sabato 28 maggio 2o16

m925i diverte scoprire sulle pagine del giornale senese Ilcittadinoonline.it che il signor Luciano Giubbilei, insignito quest’anno del Premio Mangia, è divenuto nel titolo dell’articolo “ Giuliano Giubbilei “, il noto conduttore del tg3 nonché mio remoto ex collega a Paese Sera. Dove si vede che la realtà, nel senso di provincia, imita l’arte, nel senso di televisione. Si vede anche che, ormai, l’italiano imita il romano.






Alla memoria di Cesare Pavese “ (Carlo Bernari, Vesuvio e pane, 1953 – epigrafe)

Vicina fino all’ultimo istante « con amore – si legge ancora nella nota diffusa – la moglie Pia Tolomei di Lippa sposata davanti a a Valter Veltroni nel 2007 nella chiesetta sconsacrata di Caracalla quando lui aveva 84 anni e lei 48 » “ (Dai giornali)


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Domenica 29 maggio 2016

l1824a cosa buffa nell’Affaire Saviano – che continua: ieri il senatore verdiniano che vorrebbe togliergli la scorta, l’ha accusato di essere diventato milionario con l’Anticamorra – è che si parla di Roberto Saviano come di uno scrittore. Io, che fino a poco tempo fa, non avrei esitato a dichiararmi sicuro del contrario, francamente non so più che cosa pensare, cioè che cosa dire. Dirò che, per me, Roberto Saviano è soprattutto una faccia, anzi un’icona, come Barbie, tanto per intendersi. Dirò anche che dire questo è dire praticamente tutto, in un tempo in cui, a mio modesto parere, fra le immagini – anzi, le icone – e le parole – cioè i libri -, non c’è, come si dice, “ partita “. Quando ho letto, un pochino, Roberto Saviano, ho pensato che, come si sarebbe detto un tempo, scrive malissimo. Quando invece lo guardo, spesso, spessissimo, perché spesso, spessissimo, me lo fanno vedere, penso che ha una faccia esagerata, esageratamente “ facciosa “, come direbbe la Lucy di Charlie Brown. Mah. Boh. Io, comunque, mi tengo tutti i miei dubbi e respingo al mittente le ingiunzioni di Michele Serra: “ Occupatevi di quello che capite. Non di quello che non capirete mai “. Perché io voglio capire – a diventare milionario ci penserò un’altra volta. (Poi c’è quello che, a proposito del capo del sindacato francese che in questi giorni guida la protesta, dice che con quei baffi, con quei baffoni, non c’è nato, ma se li è fatti crescere. Infatti mi pareva etc.)

Poi, quando vedo che anche oggi su Repubblica c’è un pezzo di Belpoliti, penso che abbiamo tanto lottato per mandare Belpoliti a scrivere su Repubblica – cfr.: “ 30 aprile 1987 – Abbiamo / tanto / lottato / per mandare / Guccini / a cantare / a Parigi / all’Olympia. “.

« Avversa il fascismo » « Antifascista » “ (L’Eredità, Raiuno, ore 19. 10)


Lunedì 30 giugno 2016

o733gni tanto, per puro caso, incrocio il nome di una persona che conosco, anzi, che conoscevo, tanto tanto tempo fa. La persona si chiama Paolo Lombardi. È un mio coetaneo, vive a Roma e fa, con eccellenti risultati, il doppiatore cinematografico. Sessant’anni fa abitava come me a Siena, nello stesso quartiere, a pochi metri da casa mia, anzi dovrei dire sotto casa mia, perché la casa in cui abitava era situata insieme ad alcune altre del tutto simili in una depressione del terreno davanti al vecchio palazzo in cui io abitavo. Queste case, tutte uguali, tutte nuove, erano le “ case della polizia “, infatti ci abitavano i poliziotti con le loro, spesso numerose, famiglie. Con i figli dei poliziotti capitava che anche noi, gli abitanti del vecchio palazzo, ci intrattenessimo, giocassimo, a quei giochi che, figli di poliziotti o no, accomunano sempre i ragazzi della stessa età. Anche Paolo Lombardi era figlio di un poliziotto, era anche un po’ grasso, se ricordo bene, altro, francamente, non ricordo. Finita l’infanzia, finiti i giochi d’infanzia, io e Paolo Lombardi ci siamo perduti completamente di vista. Solo molti anni dopo, venuto a vivere a Roma, ho scoperto che anche lui ci viveva, da molto prima di me. Ho saputo anche che cosa era venuto a farci, che cosa poi aveva fatto: lavorare nel cinema, fare un mestiere che, qui a Roma, molti altri fanno. Non diversamente da come, per esempio, a Siena moltissimi lavorano in banca etc. Quello che voglio dire, che vorrei, se lo incontrassi, dirgli è che lui ha dimostrato di essere molto più bravo di me. Perché sapeva che se si viene a Roma è per una ragione precisa, che è meglio saperlo, che chi ci viene senza saperlo rischia parecchio etc. – a parte i turisti, ma quelli in un certo senso non rischiano mai niente. Intendiamoci bene: non sto parlando di me. Io non sono venuto a Roma senza sapere perché ci venivo. Io, innanzitutto, sapevo benissimo di non volerci venire… [à suivre]

Vanno moltissimo i “ gialli “. Ho pensato che se dovessi scriverne uno – c’è stato un tempo in cui pensavo di volerlo fare – lo costruirei intorno all’idea semplice e paradossale che l’assassino è il narratore – credo che non sia nemmeno un’idea originale.

Chi l’avrebbe detto, che saremmo finiti in un paese dove non si possono fare due passi senza incontrare il professor de Masi che ti dice che noi in Italia guadagnamo 30mila dollari all’anno mentre nel resto del mondo ne guadagnano molti di meno etc. Sono sempre i soliti, stanno seduti, parlano, ridono, sono una bella compagnia, prendono i dollari per parlare, per ridere, per farsi compagnia, per farsi vedere, chi l’avrebbe detto…

A poco a poco entrano nel gruppo molti altri autori, come Sergio Baratto, Jacopo Guerriero, Raul Montanari, Sergio Nelli, Aldo Nove, Christian Raimo, Andrea Raos, Michele Rossi, Giorgio Vasta e Roberto Saviano. I racconti-reportage di quest’ultimo, incentrati sul sistema camorristico, iniziano ad essere postati da Scarpa e Voltolini dal giugno del 2003, e destano subito grande interesse. I pezzi di Saviano sono coerenti con la linea dell’impegno assunta dal blog e contribuiscono a rafforzare, incarnandolo, il mito pasoliniano della testimonianza diretta e attiva, quell’attitudine performativa dello scrittore « in situazione » che Benedetti teorizzava nel discusso Pasolini contro Calvino del 1998. Il ritorno all’interventismo sociale, allo « sconfinamento » per dirla in termini moreschiani, ossia a una postura dell’impegno che la precedente generazione (come i « Cannibali » ad esempio) aveva manifestamente abbandonato, risponde, nella logica specifica del campo letterario, a una strategia di distinzione che respinge nel passato le posizioni dei predecessori. Non si tratta di un fenomeno rintracciabile solo in «Nazione Indiana», ma riguarda molte esperienze online soprattutto della fase iniziale del web letterario, ad esempio «Carmilla», e si ritroverà anche in altri spazi sorti in questo periodo, come nel blog di Loredana Lipperini «Lipperatura». A ben vedere, poi, questa strategia di distinzione viene premiata in rete, dal momento che non solo « converte in capitale simbolico specifico (letterario) i profitti provenienti da lotte condotte altrove (in particolare nel dibattito politico-civile) », ma li converte anche in capitale reputazionale (online). In altri termini: lo « sconfinamento » nella realtà sociale e politica, oltre che risultare decisivo in termini di profitti simbolici per il nuovo entrante che attua tale strategia di distinzione, in uno spazio letterario online risulta vincente perché crea un punto di contatto con la realtà offline, richiamando quindi un numero di visitatori che per un sito interamente votato a tematiche letterarie risulterebbe molto difficile. Ed è anche in forza di questo contatto tra online e offline che lo spazio in questione e gli attori in gioco ottengono una legittimazione anche al di fuori della rete. Il caso di Saviano è emblematico in questo senso. I suoi brani pubblicati su «Nazione Indiana» attirano subito un grande numero di visitatori, e in breve tempo lo scrittore riesce a suscitare l’attenzione del circuito offline, anche grazie al convegno Giornalismo e verità organizzato nel 2005 assieme a Carla Benedetti; con la pubblicazione di Gomorra nel 2006 – il cui editing è curato dall’« indiana » Helena Janeczek – lo scrittore ottiene il riconoscimento e questo contribuisce in maniera decisiva alla legittimazione non solo di «Nazione Indiana» – nel 2006 tra le parole chiave più utilizzate che hanno portato i visitatori al sito c’è « Roberto Saviano » – ma di tutta la scena letteraria online. “ (Andrea Lombardi, L’esperienza di «Nazione Indiana» nella storia del web letterario italiano, in Le parole e le cose)

Poi vado alla libreria dell’A(ppla)uditorium e, appena entrato, vedo un libro: Nicholas Mahler-Robert Musil, L’uomo senza qualità. Capisco: è la versione in fumetto del famoso romanzo. Comunque non me la prendo, penso che doveva succedere, prima o poi – “ Venerdì 1 marzo 1996 – Dice che Ronconi fa il Pasticciaccio. Doveva succedere, prima o poi. “. Poi, quando ne vedo un altro: Finnegan’s Wake, penso che quando è troppo è troppo. Poi però guardo meglio e vedo che era Finnegans Fake. Meglio così.

Guardi da dietro alle sbarre e dici: ehi, ma là fuori sono diventati tutti matti? “ (Wall Street, Stone, 2010)


Martedì 31 maggio 2016

q1111uando scopre che mi sono laureato in filosofia, la mia nipotina dice: “ La filosofia non mi piace “ – forse ha addirittura detto: “ Io odio la filosofia “, non mi ricordo bene, comunque se non l’ha detto, l’ha pensato etc. Comunque, io non gliel’ho detto, ma la filosofia non piace nemmeno a me. Infatti non mi sono laureato in filosofia, ma in Lettere, Corso di laurea in filosofia, per l’esattezza in Storia della critica letteraria, con una tesi sulla poetica di Carlo Emilio Gadda etc. Quello che non le ho detto è che ancora non ho capito perché la filosofia non mi piace. Anche perché sono sicuro che c’è stato un tempo in cui mi piaceva. Quello di cui sono sicuro è che non mi piacciono i filosofi, dico almeno quelli che ho conosciuto etc.


Dice che in Italia i bambini sono diventati poveri. E i bambini che sono diventati ricchi?

Dice che l’artista William Kentridge, quello dei murales sul Tevere, è sud-africano. Infatti mi pareva.

Quando la mamma mi disse che lei “ aveva bisogno della mamma “. Se almeno avesse detto che aveva bisogno di “ un giovanotto di sentimenti materni “, se avesse detto la verità… Erano i primi anni Sessanta, era il tempo del centro-sinistra, della Commedia all’italiana…

È la storia d’un ragazzo livornese popolano dall’infanzia al matrimonio, con le tappe prevedibili: la scuola, l’insegnante cruciale da cui s’impara a amare i libri, la famiglia distratta, il compagno di scuola più ricco disinvolto e intraprendente, le risate e le malinconie, le ragazzine coinquiline innamorate, la ragazza elegante da amare invano, il quartiere, le macchiette, il cortile, i motorini, il senso d’inadeguatezza e le grandi speranze dell’adolescenza. “ (Da una recensione a Ovosodo, Virzì, 1997)


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Sotto la foto degli architetti che hanno firmato il progetto della Cité du Vin di Bordeaux, scriverò la seguente didascalia: “ Liberté Egalité Etilité “.

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Mercoledì 1 giugno 2016

L1825apimmaginazione al potere, ovvero: le divisioni del papa sono sempre di meno / Romanzo.












Quando vengo a sapere che Peter Kolosimo era molto comunista questa volta non mi stupisco se non del fatto di non averlo saputo prima. (Terra senza tempo (1964), Non è terrestre (1968))

Il sospetto che l’Italia sia una repubblica fondata su Saviano. (Sentendo Rosi Bindi parlare del caso Saviano)

2 giugno. Festa della Repubblica. La festa di tutti. “ (Spot del governo)


Giovedì 2 giugno 2016

d1111virgomenica 2 giugno 2003 Festa della repubblica o repubblica della festa? “.












“ La sera prima, mio padre disse a mia madre: ma tu, vuoi votare per il re, che sarà uno e uno solo, o per la Repubblica che ci farà diventare tutti re? “, dice Benigni.

Se uno è nomade deve nomadare “, dice la Meloni. Che non si muove di pezza (come dicono a Roma).

Non c’è spazio per voli pindarici “ (Da un ddibbattito)

Renzi: « Gli scienziati con noi, non si torna alla palude ». “ (Dai giornali)

Emerito “: pur di non essere “ ordinario “. (Dalla lista dei 250)

Michele Rak, European Heritage Label, Bruxelles “ (Dalla lista dei 250)

Ma quale testimonial… fedele da sempre! “ (Spot Tonno Riomare)

La festa della repubblica, ovvero: tutte le scuse sono buone… « Per festeggiare? » No, per vestirsi.

Bisogna fare, nella vita, non grattarsi la pancia… “, dice il vecchio che va in piscina a nuotare “ almeno cinque volte a settimana “.

La migliore maniera di festeggiare è lavorare “, dice la bionda. Che, a modo suo, lavora.

Da cosa si capisce che è italiana? Dalle scarpette rosse? (Spot Vodafone)

Un abito, un lenzuolo, una bandiera, qualsiasi cosa di colore rosso. “ (Dal web)

Il giovane uomo, in pantaloni corti, un turista?, dal bell’aspetto, vigoroso, calmo, che stava seduto al bar al capolinea del tram, che aveva sulle ginocchia la piccola bambina, bellina, con il cappello da uomo, un simil-borsalino, in testa. Mi è sembrata un’apparizione, un’annunciazione. Avrei voluto fotografarlo, ma non ho potuto, perché mi guardava, come se avesse capito quello che volevo fare.

Mario Gromo, Cinema italiano 1903-1953. Non l’ho comprato.

Dash, cinquant’anni accanto a voi “. Cfr.: “ 3 maggio 1993 C’è una relazione fra Dash e Mani pulite? C’è… c’è… “.


ROSSORI

Sotto la foto dei sindaci che sfilano nella parata del 2 giugno scriverò la seguente didascalia: “ Comuni-smo reale “.

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“ 20 gennaio 1993 – Fra il dire e il fare c’è di mezzo il cinema: questo è quello che non sapevano i laici « volterriani » letterati come Cajumi. “.


Venerdì 3 giugno 2016

I1976l “ caso Roma “ / Romanzo.













Dice che l’Ama si occupa dello spazzamento delle strade. In Senegal.

La cultura dell’immobiliarismo. Dice che a Roma c’è quella.

Oggi è la festa di Repubblica… « Ma non era ieri? » Ho detto di, non ho detto della. La petite difference.

Michele Serra ormai è un contadino. Lo è così tanto che ora si è messo in testa di vendere “ rotoballe “, balle di fieno. Vendere balle: un mestiere più antico del mondo.

Dario Fo attacca Benigni che ha detto che voterà Sì. Contraddizioni in seno ai comici.

Senza parole. Canzone-inno degli Europei di calcio.

Poi sento quello che dice che è d’accordo con “ Gianni Floris “. E, fulmineamente, ripenso a un diario: “ 28 gennaio 1994 Vorrei farti capire come, nonostante le condizioni non proprio favorevoli: tutta quella gente, gli amici, la caciara, fra me e la signora che di recente ha perduto il marito, si fosse stabilita una silenziosa, promettente intesa. È ancora giovane, l’ho capito da un paio di sguardi sfuggiti alla conversazione, scoccati dai due accesi occhi neri, troppo accesi, troppo neri, per essere quelli di una sepolta viva. Così, vorrei che tu lo capissi, la mia sorpresa, la delusione, è stata notevole quando, andandosene, mi ha chiamato « Gianni ». Perché io, che mi ero convinto di aver stabilito un malizioso avventuroso feeling con la curiosa sconosciuta, assolutamente non mi chiamo « Gianni ». E tu lo sai. “.

Poi c’è quell’altro che dice che Renzi è un leader “ di cielo “. Mentre invece le elezioni sono “ di terra ”, anzi “ di rasoterra “.


Sabato 4 giugno 2016

e804ac un fatto che, sessant’anni fa, io ho smesso di studiare. Questa è la verità, questa è mia storia. Ho smesso di studiare, ho smesso di dormire. Ho smesso, non ho fatto, da allora, altro che smettere. Una brutta storia. Ho smesso di studiare, quando tutti cominciavano a farlo. Ma questa è un’altra storia.









Poi sento Magrelli che dice che in Italia c’è la più bella università del mondo. Dice che a Ca’ Foscari, tanto per fare un esempio, insegnano anche la lingua dei segni etc.

Quando dico che sessant’anni fa ho smesso di studiare, voglio dire che allora, nel bel mezzo della mia adolescenza, mi è successo qualcosa di brutto, ma soprattutto di misterioso. Come una malattia di cui non si conosce il nome, e, tantomeno, il modo di guarirne. Infatti io non sono guarito, anzi mi sono ammalato sempre di più.

Incistato “: c’è sempre qualcuno che dice “ Incistato “.


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“ Giovedì 24 febbraio 2000 – « Riprenderò dunque la mia misera vita, così piatta e tranquilla che in essa le frasi diventano delle avventure. » (Gustave Flaubert, 1857, in Roland Barthes, Flaubert e la frase, in Il grado zero della scrittura seguito da Nuovi saggi critici, 1982) “.


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ROSSORI

Sotto la foto della piccola Favour, la bambina africana giunta senza la mamma in Italia, scriverò la seguente didascalia: “ Faccetta nera.

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Domenica 5 giugno 2016

i1977eri sera sono stato al festival di Repubblica – è qui accanto, al Maxxi, e non si paga niente – e, a un certo punto, quando hanno cominciato a parlare dei milanesi, ho capito che i romani, almeno nel senso, cioè nelle intenzioni, di Repubblica, sono soprattutto degli anti-milanesi. Magari non sono mai stati a Milano, magari non hanno mai conosciuto un milanese, però si sentono fatti in un altro modo, si sentono diversi, si sentono contro, si sentono anti, rispetto a quella città, quella specie di capitale, la capitale del Nord, la ” capitale morale “, etc. Soprattutto ne ridono, perché gli sembra buffa, perché comunque gli piace ridere. Altro, a pensarci bene, non fanno. Perché, comunque, fare, almeno in un certo senso, gli è sempre piaciuto poco. (Il fatto che il festival di Repubblica si svolga a due passi da casa mia mi conferma nell’idea che la cosa migliore da fare è stare fermi, perché le cose, comunque, prima o poi, anche se non lo vogliamo, vengono a noi) (Quando sono arrivato e ho visto i quattro sul palco che chiacchieravano, dopo un po’ ho pensato: ma questi sono comici… Infatti erano divertenti, facevano ridere etc. Invece erano scrittori, scrittori di gialli, era la “ Serata in giallo “, per l’esattezza. Era, ho pensato, il solito “ maledetto imbroglio “ – ho detto “ imbroglio “, non ho detto “ pasticci(acci)o “)

Noi dobbiamo credere nella polifonia “ (Da un ddibbattito)

Piuttosto divertente anche che il “ sum “ del “ civis romanus non sum “ scritto per i miei parenti toscani in un selfie scattato davanti a un seggio elettorale sia diventato, per intervento del correttore automatico, “ sun “. “ Sole che sorgi / libero e giocondo… “.

“ Impara l’arte e mettila da parte “. È più facile a dirsi che a farsi. Io anzi penso che può darsi che, per quanto uno si sforzi, l’arte non la imparerà mai. Naturalmente si tratta anche di capire che cosa si intende per “ arte “.

Poi vedo che il festival di Repubblica si concluderà domenica prossima con una conversazione fra Mario Calabresi e Fabio Volo dal titolo: “ Quando i figli diventano padri “. Già, quando? E, soprattutto, in che senso?

Poi sono andato al festival di Repubblica a sentire De Gregori che parlava con Gnoli. E quello che ho pensato subito è che era meglio se, cinquant’anni fa, imparavo a suonare la chitarra. Però non ho imparato, perché non mi pare, francamente, di averne mai avuto veramente voglia. Invece De Gregori. Che diceva che gli sono venuti i calli, ai polpastrelli. Polpastrelli puliti, ho pensato. Anzi lo penso ora, che ho visto che la Raggi ha “ sfondato “. Comunque De Gregori l’ho trovato simpatico, falsetto, come sempre, ma simpatico. Ho trovato simpatica anche la Melandri, soprattutto quando si è visto che aveva fatto venire la mamma, che, va detto, gli somiglia come una goccia d’acqua. Però ho pensato che è un vero peccato che io non possa fare venire la mia. Magari se avessi imparato a suonare la chitarra… (Ha detto qualcosa anche su Sapore di sale, che voleva dire più di quello che si crede etc. etc. Quanto al cappello… no, del cappello non ha detto niente, e neanche degli stivaletti da cowboy, e neanche della barba… )


Lunedì 6 giugno 2016

V1095virgola la Raggi “ (Dai giornali)













Ieri sera, fra le altre cose, De Gregori ha evocato, polemicamente, l’” ostensione elettorale “. Ce l’aveva con Benigni e anche con Dario Fo, che si sono schierati etc. Sto cominciando a capire a cosa gli serve portare sempre il cappello.

La resa dei conti “ (Titolo di Piazza Pulita di stasera)

Amministrative, tutti all’attacco del PD “ (Titolo di Tagadà)

Si sta creando un fronte – destra-sinistra – contro questa persona che crede di essere diventato un supereroe “, dice il signor Carlo Freccero.

È finito il tempo dell’arroganza “, dice il professor Gotor. E bravo il professore.

In Italia siamo stufi dei capi “, dice il professor Cacciari. E bravo il professore.

Sensazioni, non « senzazioni », ovviamente. “ (Da un blog)

« Cominciamo dalle cose più importanti… il bambino come sta? » « La bambina » “ (Da un ddibbattito)


ROSSORI

Sotto la foto della candidata M5S Virginia Raggi che esce dalla cabina elettorale scriverò la seguente didascalia: “ Exit poll(astrella) “.

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“ 18 aprile 1994 – Dopo il Gattopardo venne la Gattamorta.


Martedì 7 giugno 2016

F375virgatta eccezione per Jane Eyre, che leggevo avidamente, e per il nipote della nostra vicina di casa, ragazzetto belloccio e grossetano di nome Andrea che non mi degnava di uno sguardo, tutto mi era totalmente indifferente. “ (Da un settimanale femminile)









Dice che Rutelli ha detto che ormai bisogna valutare il voto con l’elitometro. « Forse voleva dire etilometro… » Forse, anche lui, ogni tanto, alza il gomito…

Giacchetti “… A Roma Giachetti sarà sempre Giacchetti. E giacchettuccisei e giacchettucci…

A me ‘sto Bernie che saluta col pugno chiuso…  mah, boh, sarà…

« Cosa la convince della Raggi? » « Va beh… la donna… » “.

L’onorevole Di Battisti “ (Da un ddibbattito)

« Sei qua » « Sono qua » “ (Ti amerò sempre, Philippe Claudel, 2008)


ARCHIVIO

“ 15 settembre 1991 – La vecchiaia è quando le donne con un piccolo sforzo ti piacciono tutte. “.


Mercoledì 8 giugno 2016

l1826apelegante signore canuto accanto a cui mi siedo sul tram n. 2 io, padroni di non crederci, so perfettamente chi è. È il professor Alessandro Bianchi, urbanista, già rettore dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, già ministro dei Trasporti nel secondo governo Prodi, etc. Detto questo non ho detto niente. Posso solo aggiungere che, andando a controllare nel web, ho scoperto che ha quasi esattamente la mia età, che è figlio di un pilota di caccia, che è stato molto comunista e ancor di più meridionalista. La verità è che io, che non sono più comunista da tanto tempo, non ho niente da fare e sono molto fisionomista. Fisionomisti di tutto il mondo…


« Io non vorrei che Stefano Cucchi morisse per la terza volta: una prima volta lo hanno ucciso servitori dello Stato in divisa, si tratta solo di stabilirne il colore, la seconda volta lo hanno ucciso servitori dello Stato in camice bianco ». Ha esordito così la sua requisitoria il procuratore generale Eugenio Rubolino nell’ambito del processo di appello-bis sul caso della morte di Stefano Cucchi. E l’ha conclusa con la richiesta di cinque condanne: 4 anni di reclusione per il primario Aldo Fierro, e di 3 anni e 6 mesi per i medici Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Silvia Di Carlo e Luigi De Marchis Preite. “ (Dai giornali)

Vedendo la mia nipote inchiodata davanti al piccolo schermo nella visione di non so quale sit-com, una di quella in cui l’azione drammatica è scandita dagli scrosci di risate di un pubblico inesistente, ho pensato che lo slogan ” Una risata vi seppellirà “ potrebbe anche dover esser inteso nel senso che le risate, scrosciando illimitatamente, imperscrutabilmente, inesorabilmente, finiranno per rendere inudibile ogni altro possibile suono, ridurranno al definitivo silenzio tutto quello che resta del mondo.

L’arte del rinfaccio o il rinfaccio dell’arte?

Una borsa gialla, un vestito nero, un paio di giovani gambe bianche. La grande bellezza, insomma.

Un’altra alunna di quinta legge, il giorno 24 febbraio 2016, ad alta voce dall’Antidolore di Palazzeschi: « Quello che volgarmente si dice dolore umano altro non è che il corpo caldo della gioia rivestito da un’incrostazione di congelate lacrime grigie. Scortecciate e troverete la felicità ». Però, non si sa se scientemente o meno, invece di leggere « scortecciate e troverete la felicità » legge « scoreggiate e troverete la felicità ». Ilarità generale. Anche Palazzeschi avrebbe riso. Del resto era proprio quello che voleva con l’Antidolore: educare i ragazzi al riso. “ (Alessandro Banda, Diarietto di fine anno scolastico, in Doppiozero)

Poi c’è quello che ha fatto una nuova traduzione di Moby Dick che dice che Pavese non aveva capito niente. Peut-être.

Staremo a vedere “ (Da un tg)

Inadatto caratterialmente “ (Trump secondo Hillary)


ROSSORI

Sotto la foto di Meryl Streep travestita da Donald Trump scriverò la seguente didascalia: “ The Lady is a Trump “.

meryl


ROSSORI

Sotto la vignetta di Altan in cui una zingara, a uno che le chiede di predirgli il futuro, risponde: “ Calma, prima le rinfaccio il passato, se permette “, scriverò questa didascalia: “ Rinfacciare, sempre meglio che lavorare “.

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Giovedì 9 giugno 2016

l1827e Olimpiadi a Roma: ci sono già state.













Bisogna andare in banca con gli occhi bene aperti “, dice il professor Galimberti. Con gli occhi chiusi.

« Che ci fa qua? » « Siamo tutti da qualche parte » “ (Il mio miglior amico, Leconte, 2006)


Venerdì 10 giugno 2016

q1112uelli che non vogliono le Olimpiadi. Quelli che hanno sempre pensato che l’importante non è partecipare, ma vincere. Quelli che non amano lo sport, in nessuna forma. Quelli che vogliono vincere, a tutti i costi.










“ spòrt s. m. [dall’ingl. sport spòot›, forma aferetica dell’ant. disport, prestito dal fr. ant. desport (cfr. diporto)]. – Attività intesa a sviluppare le capacità fisiche e insieme psichiche, e il complesso degli esercizî e delle manifestazioni, soprattutto agonistiche, in cui si realizza, praticati, nel rispetto di regole codificate da appositi enti, sia per spirito competitivo (s. dilettantisticis. olimpici), differenziandosi così dal gioco in senso proprio, sia, fin dalle origini, per divertimento, senza quindi il carattere di necessità, di obbligo, che è proprio di ogni attività lavorativa; da qui, in senso fig., fare una cosa per s., per diletto o per soddisfazione personale, senza alcun interesse pratico o utile economico; a partire dai primi anni del Novecento, tali attività cominciarono a essere praticate talora anche per trarne un utile economico (s. professionistici), finalità conseguente all’esigenza di ottenere i massimi risultati agonistici per soddisfare un pubblico pagante sempre più numeroso, e perciò di praticare allenamenti più intensi e più frequenti, a scapito dell’attività lavorativa. Il termine, usato talora estensivamente per indicare attività atletiche praticate nell’antichità, con carattere ora sacrale, ora educativo, ora agonistico o come forma di preparazione militare (lo s. nella Grecia antica), è più propriam. usato con riferimento all’età moderna, quando, nella società inglese del sec. 19°, si istituisce una forma regolamentata e organizzata delle varie specialità sportive. “ (Dal vocabolario Treccani)

Quando leggo il commento di Marco Belpoliti su Repubblica sulla malattia di Berlusconi penso che commentare è sempre meglio che lavorare.

Quando sento che il sindacato Ugl ha proclamato uno sciopero dei lavoratori dell’Atac esattamente nell’orario della partita d’esordio dell’Italia agli Europei in Francia, penso… non penso niente, perché ho deciso di scioperare anche io. Scioperati di tutto il mondo…

E sempre forza Italia “, dice l’uomo con la faccia nera e la maglietta azzurra.

Il fragile gradasso “: è l’incipit di un articolo di Francesco Merlo sui malanni di Berlusconi.

“ È bello, devi andare a vederlo… “. Ma io, ora che ci penso, non ne ho tanta voglia. Perché, ora che ci penso, io penso che, in un certo senso, i film sono tutti uguali. E insomma, il fatto è che, o il cinema ti piace oppure no. E io credo proprio di no. Si tenessero la loro Pazza gioia, mi lasciassero in pace con il mio mesto giramento di palle.

Rise again “, dice la scritta sulla maglietta. A tuo rischio e pericolo, penso io. Che a ri-sorgere non ci penso proprio – sono più interessato a capire come sono caduto.

Il Mein Kampf? Va via come il pane. Vedrai, domani, se non è vero.

Poi mi torna in mente un antico articolo di Umberto Eco, quello di cui si parla in questo diario: “ Mercoledì 22 ottobre 1997 Stamani, che mi sento come sempre un po’ triste ma che, a differenza del solito, non sono disposto a rinunciare subito al mio « diritto alla tristezza », non prima comunque di avere capito che cosa la tristezza esattamente sia, forse per analogia, mi viene in mente il titolo di un articolo che Umberto Eco scrisse una ventina – o una decina? – d’anni fa, ai tempi del terrorismo, e che diceva: « Perché ridono in quelle gabbie? ». Perché l’allegria, il buonumore, il riso sono altrettanto inspiegabili, misteriosi della malinconia, della tristezza. A meno che non sia tutta una que­stione di gabbie. (Non mi ricordo assolutamente che cosa diceva Eco) “.

Renzino ” (Titolo dell’Espresso di questa settimana)

Roma ha già detto molto chiaramente al primo turno che le Olimpiadi non sono una priorità. Tranne, forse, che nei quartieri dove ha vinto il Pd: ma hanno senso le Olimpiadi dei Parioli? “, dice il professor Tomaso Montanari. Che è riuscito anche lui a scrivere sui giornali.

Uomini che per quanto si sforzino non riescono più ad amare le donne / Romanzo.

I “ fuorusciti “. Nel senso di “ usciti fuori “? “ Fuori sede corso di sé “ – “ Senza data [1976] – fermo restando che del poeta è anticipare / i tempi (inaugurai per mio conto / alcuni mesi or sono spinto dai debiti / verso il passato recente un pertinente / recovery programme trattasi di una siberia / casalinga dove le colpe povere di povero / studente fuori sede corso di sé sono / redente a patto di conseguire il diploma / di laurea e perseguire hobbies congeniali / al mediocre status del povero sopracitato. / è consentita ogni filosofia del ciclo quale / scoprendo nelle cose un moto circolare / autorizzi a sperare, è consigliata la rige / nerazione.), / la domanda è che serva arrivare in anticipo / quando sarebbe del tutto lo stesso aspettare / restando fermo. “.


Sabato 11 giugno 2016

v1096edo che a Siena sono incazzati con Michele Serra. Perché andrà a Siena a parlare delle piante – nell’ambito della, strana, va detto, manifestazione dal titolo: “ A seminar la buona pianta “ -, proprio lui, dicono, che, a proposito di Siena, del Palio, ebbe a scrivere dell’” incredibile climax di protervia e di fanatismo che sprigiona, due volte l’anno, dal Campo trasformato in mattatoio di bestie e manicomio di umani ”. Io non saprei, io, che non ho niente contro le piante, e, essendo nato a Siena, nemmeno contro il Palio, preferisco non mettere bocca. In generale, tuttavia, penso che sarebbe meglio, per Michele Serra, farsi un po’ i cazzi propri. Imparare dalle piante, diciamo così, che stanno ferme dove sono e si limitano a crescere, a fiorire, a dare frutti etc. Ma io sto parlando delle piante, e Michele Serra, invece, di politica. Come quelli del Palio, del resto. Del resto, questo è quello che pensa anche Michele Serra, e forse, ahinoi, ha ragione. Però se ha ragione, allora non ci sono, non ci saranno né piante ne Palii, non ci sarà più niente se non l’immane, planetario bisticcio. Dice che questa è la pace. Dico che, per quanto ne so, può darsi che fosse meglio la guerra etc.

Quanti uomini con le scarpette rosse… Spero per loro che sappiano quello che fanno.

La cosa buffa è che quando ho fatto il giornalista io volevo insegnare ai giornalisti a scrivere. Nel senso che volevo impedirgli di scrivere come scrivono, volevo impedirgli di scrivere senza pensare a quello che scrivono etc. Forse, a pensarci bene, volevo impedirgli di scrivere e basta. La cosa buffa è averlo pensato, la cosa buffa è, dopotutto, pensarlo ancora.

Quando vedo Dario Fo, ogni volta penso che non sa niente, che non capisce niente, che è un ignorante, un cretino assoluto, ma con una voglia irriducibile di stare in scena. In questo senso è, effettivamente, un grandissimo attore.

La pace, cioè le guerre degli altri.

Stamani, al mercatino, stavo per comprare un Pennac – Comme un roman -, ma poi lo “ zingaro “ voleva troppo – troppo per me -, e non l’ho comprato. Peccato, penso ora, perché ‘sto Pennac, anche se non mi piace tanto, anche se ogni tanto penso che è un Perec che ha avuto culo, anche per via del cognome che si presta a essere equivocato etc., è pur sempre un francese, cioè uno che ha almeno un’idea di che cosa è la letteratura, a differenza di quello che capita troppo spesso da noi. Poi, quando mi sono messo a guardare le foto che avevo scattato, ho visto che nella foto in cui si vede una foto di Pasolini si vede anche un libro che non avevo visto: Le notti romane. Il buffo è che vedendolo mi è venuta la rabbia di non averlo comprato. Pensa tu come sono scemo io. Comme un imbecile. [*] [*] Sono andato a controllare: non era quello di Alessandro Verri, era quello di Giorgio Vigolo (Bompiani, 1960) (Devo anche dire perché poi, invece di Pennac, ho comprato Tolstoj (Resurrezione, Einaudi, 1952). L’ho fatto per una ragione minuscola, perché c’era dentro una cartolina, quella che è servita per il capolettera di oggi: è la Juve 1963-64, ma non mi si chieda chi è il giocatore nella foto) (In generale, ho capito: che io non vado a comprare libri, vado a leggere. Che, anche quello, è un vizio mica da poco… )

Dice che il My Kampf ha scatenato le polemiche. « Avrai sentito male… » Può essere, comunque è una lotta…

Dice Renzi che stiamo per fare il sorpasso – “ per usare un’espressione cinematografica “. Mejo me sento, dico io. Che il sorpasso l’ho fatto una volta, ma non lo faccio più – basta con i cretini che dicono sempre il cinema ma non lo capiscono mai. (E comunque, ” fare il sorpasso ” è un’espressione automobilistica, fino a prova contraria) 

E comunque basta, sia detto una volta per tutte: Il sorpasso è un film – di più di mezzo secolo fa.

Falso come un film “.

Poi la Perfida Albione becca il gol del pareggio della Russia e io mi accorgo di essere proprio contento. In culo alla Regina, alla Swinging London, ai Beatles, alle minigonne, agli anni Sessanta, etc. etc… Brexit, brexeat, brexeant quanto gli pare. Ce ne siamo già fatti, abbondantissimamente, una ragione.


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Domenica 12 giugno 2016

m926i dicono che ieri sera Scalfari ha detto che al referendum voterà no. Io che Scalfari lo conosco da più di mezzo secolo non mi meraviglio per niente. Lo conosco da più di mezzo secolo, ma non mi sentirei di dire che sono suo amico. Essere amico di Scalfari non è qualcosa che capiti a tutti e a me non è capitato. Quello che mi è capitato è stato di conoscerlo, e anche piuttosto bene, va detto. Quello che ho conosciuto di lui è stato innanzitutto che stava a Roma, e quando l’ho conosciuto io non ci stavo – e nemmeno dopo, e nemmeno ora, direi. Perché, a differenza di Scalfari, io non sarò mai capace di vivere a Roma. Io a Roma sono capace soltanto di non viverci, di svegliarmi ogni mattina con il desiderio di non essere qui, di andare via. Scalfari sta a Roma come ci sta il Papa. Sta a Roma come ci stanno i giornalisti. Ma io, che non sono né Papa né giornalista, vorrei soltanto stare da un’altra parte. Scalfari sta a Roma come ci sta la Rai, Radio Televisione Italiana. Nella quale si vede di tutto, ma io non ho mai voluto vedere niente. Queste strane cose le penso ora, che è ancora presto, che in giro non c’è nessuno, che dormono ancora tutti. Forse anche il Papa, forse anche Scalfari. I giornalisti non so. Prima credevo di saperlo: “ 9 febbraio 1994 La mattina presto, quando i giornalisti dormono. “, ma ora non lo so più. Ora non so più niente. So solo che Scalfari voterà no al referendum. So solo che io non so come votare. So solo che non me ne importa niente. So solo che non so di che cosa mi importa. Credo solo che vorrei smettere di scrivere questo diario, questa specie di stupida “ preghiera laica del mattino “.

Ho pensato che la mia storia potrebbe essere raccontata come quella di uno che, avendo deciso di non fare la guerra, si è messo a fare l’amore. Ma poi, visto come è andata, ha dovuto concludere di non saperlo fare, almeno in un certo senso.

Il padre-aggressore è stato arrestato per tentato omicidio e lesioni. “ (Dai giornali)

Al netto “, scrive Michele Serra.

Oggi penso che il tempo potrebbe essere una malattia dello spazio. Quello che succede allo spazio quando si ammala. Quando non riesce più a essere soltanto se stesso. A spaziare, e basta. Penso anche che non credo affatto che le cose stiano così. Mi sembra più probabile che lo spazio sia una malattia del tempo. Quando il tempo dubita, non riesce più a credere in se stesso etc.


ROSSORI

Sotto una foto della regina Elisabetta con l’abito “ ritoccato “ dai social scriverò la seguente didascalia: “ Social-ismo reale “.

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ROSSORI

Sotto la foto di Omar Mateen, il giovanotto che ha ucciso cinquanta persone in un locale gay di Orlando (Florida) scriverò la seguente didascalia: “ Orlando Furioso “.

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Lunedì 13 giugno 2016

L1828virga forma è sostanza “, dice quello dell’Harry’s Bar annunciando che voterà no al referendum. E io mi chiedo come è possibile tutto questo: che abbiamo finito col farci giudicare dai baristi etc. Ma tant’è, come direbbero quelli che al bar ci stanno di casa e di bottega…









Non era particolarmente religioso… amava soprattutto andare in palestra “, dice l’ex moglie di Omar.

Come ti è venuta l’idea di scrivere? « Avevo 16 anni, passavo la notte, a Brescia, a fare il pane con mio padre. Un giorno un cliente, il regista Silvano Agosti, mi regalò un suo libro, La ragion pura. L’ho accettato con lo stesso entusiasmo di una coltellata nella schiena. Gli spiegai che io venivo da un altro mondo, che a scuola andavo male. Ma con quel libro mi iniziò alla letteratura, e mi sono invaghito di questo mondo che mi sembrava proibito che poi è diventato il mio grande amore. Dopo aver passato una vita difficile, con mio padre afflitto dai pignoramenti delle banche, con il romanzo e la narrativa sono riuscito a un certo punto a pagargli tutti i debiti, e addirittura a comprargli una casa. È questo che mi ha dato la forza di sentirmi vincente nel mondo anche quando ho dovuto affrontare critiche a volte eccessive. » “ (Calabresi intervista Fabio Volo)

Nasce a Brescia il 23 Marzo. Si diploma all’Istituto Magistrale e parte giovanissimo per Londra. Vuole vedere la casa dove è nato Charlie Chaplin e in seguito scoprire il mondo. “ (Dalla biografia di Silvano Agosti)

“ Silvano Agosti “: che sia un nome d’arte (cinematografica)?

Poi vedo che hanno pubblicato le Lettere dal carcere. « Di Antonio Gramsci? » No, di Enzo Tortora. Tant’è – “ 19 novembre 1990 « Tant’è »: voce del verbo « tant’essere ». “.

Della strage di Orlando io non riesco a pensare veramente niente. Solo, quando leggo della “ comunità Lgbt “, mi torna in mente un diario: “ 6 dicembre 1987 La storia abolita. E giù sigle. “.

Poi c’è Vauro che c’ha in casa l’Armata Rossa. C’ha anche un cane che si chiama Red. E poi dice che uno si butta a destra.

Devono… andare… fuori… dalle palle “ (Beppe Grillo dixit)

Se sei al cesso, un buco apposito consente loro di vederti. Non è cambiato niente dal film di Sordi. “ (Enzo Tortora, Lettera a Francesca Scopelliti, 9 novembre 1983)

Il primato della politica / Romanzo.

Io non amo la narrazione come comunicazione e mi rifiuto di divide­re la lavagna in buoni e cattivi. Piut­tosto lavoro di meno, lascio cadere le proposte di collaborazione che arrivano dai giornali appena capi­sco che vorrebbero incasellarmi. Se scegli di stare fuori dalle consor­terie devi aspettare che qualcuno si accorga di te e ti consideri una risorsa. Voglio essere giudicato per la qualità dei miei testi. E vorrei che ci fosse la libertà di farlo con tut­ti. Invece, ci sono quelli che diven­tano letterariamente intoccabili perché circondati dall’alone del­l’impegno civile. Prenda Saviano: se qualcuno osa dire che Gomorra non è scritto bene passa per filoca­morrista. E Paolini? Qualsiasi cosa faccia è un capolavoro. Invece ha banalizzato Il sergente nella neve di Rigoni Stern. Possiamo dirlo? Il brand dell’impegno civile è diven­tato un valore commerciale: fa ven­dere i libri, staccare i biglietti a tea­tro, riempire le sale, scalare le classifiche. Il lettore e lo spettatore pa­gano dieci/quindici euro e poi si sentono con la coscienza a posto. Per me chi fa il proprio dovere ogni giorno, soprattutto se rifiuta logi­che di appartenenza, è altrettanto civilmente impegnato. “ (Vitaliano Trevisan a Maurizio Caverzan, 2010, in Catalogo dei viventi)


Martedì 14 giugno 2016

R549virgenzino “, titola L’Espresso, e io, leggendolo, penso che fa rima con ganascino. Insomma è un insulto, o poco meno. Soprattutto è uno sguardo, un punto di vista, un colpo d’occhio – di malocchio? Sì, è al malocchio che penso, che voglio pensare, che vorrei capire, una volta per tutte.









“ Siena D.T., 27 anni, il giovane senese che domenica pomeriggio si è lanciato dai bastioni della Fortezza, non è in pericolo di vita, nonostante le numerose fratture che ha riportato. Non si conoscono le ragioni che l’hanno spinto al gesto il 27enne, attualmente ricoverato al policlinico, che era stato notato da alcuni passanti a cui aveva dato rassicurazioni. Salvo poi – dopo che si erano allontanati – togliersi le scarpe e gettarsi nel vuoto. “ (Dai giornali di Siena)

Ripenso a quel saggio di Pietro Citati su Calvino: Fine dello stoicismo. Ma questa volta mi chiedo: “ stoicismo “ in che senso?

Poliziotti, secondini e giornalisti “. Diceva di volerli uccidere, il killer di Euro16.

Ho pensato che fra le tante cose orrende che ha la più orrenda è la voce. Sto parlando di Vauro Senesi, il noto vignettista.

Mi sono ricordato che qualche anno fa notai che andava di moda la cosiddetta “ letteratura di viaggio “. Era una cazzata, una cazzata universitaria. Serviva a fare le tesi, a procurarsi una cattedra etc. Era una cazzata perché per fare letteratura bisogna stare parecchio fermi. Chi si muove non scrive. Chi si muove è, almeno nel senso della letteratura, perduto.

Il rottamatore di diritti umani che risponde al nome di Matteo Renzi “, dice Micaela, la bionda sindacalista dell’Atac affiliata M5S.

Brexit, anche il Sun si schiera per il Sì “ (Dai giornali)

Nessuno è vergine “ (Da un ddibbattito)


ROSSORI

Sotto la foto di uno street artist che dipinge un ritratto di Anna Magnani sulle scale del Mercato Trionfale a Roma scriverò la seguente didascalia: “ Mamma Roma “.

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ROSSORI

Sotto una foto della fidanzata del giocatore della nazionale di calcio Graziano Pellè scriverò la seguente didascalia: “ La Pellè “.

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Mercoledì 15 giugno 2016

q1113uando poco fa, appena sveglio, ho letto sul giornale che D’Alema ha detto che “ pur di cacciare Renzi è disposto a votare anche Raggi “, io ho ripensato a quel vecchissimo diario che dice: “ Torino, novembre-dicembre [1973] Felicità è odiare. Saggezza è sapere sempre con chi prendersela. Volontà è mordere e non fuggire. Costanza è perseguitare pazientemente la propria vittima. […] “. Non sono affatto sicuro di stare parlando di politica, credo invece di volere parlare di odio. Quello che penso, ora come quarant’anni fa, è che l’odio è meglio di niente. Nel senso che il niente è peggio di tutto, che il problema è esattamente il niente che c’è. Che c’è da moltissimo tempo, da quasi una vita, almeno per quello che mi riguarda. “ Mi sono innamorato di te perché / non avevo niente da fare “, cantava Luigi Tenco, beato/povero anche lui. Io, per me, non posso dire la stessa cosa. Peccato, perché anche l’amore è meglio di niente, tutto sta a riuscire a innamorarsi, a restare innamorati, a continuare ad amare.

Anais, buongiorno “ (Da un ddibbattito)

Poi rimango come minimo allibito apprendendo del tutto casualmente che la madre di Luigi Tenco, cioè la donna che lo mise al mondo in seguito ad una relazione con il figlio sedicenne della famiglia presso cui prestava servizio, si chiamava Teresa Zoccola. Tant’è.

Un solo uomo al comando – Si chiama Marek Hamsik, do you remember? “ (Dalla “ diretta “ di Russia-Slovacchia (0-2))

Buon compleanno, Albertone “ (Raiuno, ore 18. 32)

Il professor Tomaso dice che lui non è di Roma, ma se fosse di Roma voterebbe la Raggi. In generale, si tratta di quello che, tecnicamente, si chiama “ sputare nel piatto “.


ARCHIVIO

“ 23 dicembre 1984 – Come precisa Alberto Sordi a Fantastico 5 « a Roma non le magnamo le bambine. » Perché non mangiano? No, perché « noi c’avemo l’abbacchio ». Forza lupi. “.


Giovedì 16 giugno 2016

r550itrovo un vecchio diario: “ 10 aprile 1989 « Ce n’est pas une autobiographie – scrive acutamente Claude Burgelin – (de fait Un homme qui dort ne raconte pas grand chose), mais un récit preque un récitatif, une sorte de long poème rithmé, en tout cas, un texte se pretant a l’oralisation. » “. Mi chiedo se l’” oralisation “ non sia anche il mio problema, se non sia – sia sempre stato – il problema di tutti.







Che silenzio speciale c’è in Giappone “, dice Federico Rampini. Che, come tutti i giornalisti, non sta zitto un momento.

Dice D’Alema che non ha mai detto “ Lucifero “, casomai avrebbe detto “ Belzebù “. Come Repubblica. Cfr.: “ 28 marzo 1993 – « Ora tocca a Belzebù ». Repubblica ha sempre  ragione. “.

La donnetta nel pubblico che annuisce alle parole della candidata. Quelli che annuiscono. Anche senza essere claque.

La candidata Virginia Raggi ha sempre un orecchio di fuori. Quis habet aures

Roma città aperta. Viene voglia di chiuderla.

A forza di farci vedere il mondo la televisione ci fa venire la nausea del mondo. Grazie tv.

Specchio, specchio delle mie brame / chi è il più statale del reame?

Nel finale, quando la notte è finita, quando l’audace colpo è fallito, quando i soliti ignoti si sciolgono, quando ognuno torna a casa con i suoi mezzi, Marcello Mastrojanni, il “ fotografo “ Tiberio, sale su un autobus con il suo braccio vistosamente ingessato. Sale e al bigliettaio – a quei tempi c’era ancora il bigliettaio – dice: “ Grande invalido “, e così non paga il biglietto. E così il film finisce, perché quello che aveva da dire l’ha detto. (I soliti ignoti, Monicelli, 1958)

Lo Stato non si abbatte né si cambia, si indossa.

Un saggio: La Grande Fermezza / Il cinema italiano nella storia d’Italia (1943- )

Aggiornamento: abbiamo tanto lottato per mandare Nichi Vendola a fare il papà, in Canadà.

Poi vado alla libreria, quella grande, e quando esco sono nella più nera disperazione. Perché i libri sono troppi e io continuo a non capire chi li legga, chi voglia-possa leggerli. Io, li leggerei, se avessi i soldi per comprarli, se avessi il tempo per leggerli. Leggerei anche questo Christian Ingrao, che però, vedo, non c’entra niente con Pietro perché è francese, è nato a Clermont Ferrand etc. Leggerei anche il compagno Compagnon che, dopo avere scritto Un’estate con Montaigne, ha scritto Un’estate con Baudelaire. Leggerei anche Nicola Gardini, Viva il latino, chissà se è parente del tennista, che però non si chiamava Nicola, quello era Pietrangeli etc. Leggerei soprattutto Dare tempo al tempo / Variazioni sul tema nella poesia italiana del Novecento, a cura di Alma Gattinoni e Giorgio Marchini, ma forse, letto il bel titolo, si è letto tutto. Leggerei anche Napoli Belle Époque, di Francesco Barbagallo. Leggerei persino Fasciste di Salò, di Cecilia Nubola. Leggerei addirittura Roma 1564 / La congiura contro il papa, di Elena Bonora.  Poi vedo che nel programma del festival di Spoleto hanno scritto Della Loggia con la “ d “ minuscola. Poi mi ricordo che ho saputo che Gian Arturo Ferrari è nella commissione che decide chi deve prendere i soldi della legge Bacchelli, insieme a De Mauro e a una tizia sconosciuta. Poi vado a casa e mi preparo a vedere Germania-Polonia, speriamo che non mi venga sonno.

Interista “ (Da una biografia di Gian Arturo Ferrari)


ARCHIVIO

“ 23 maggio 1994 « 8 marzo ‘69 – In un luogo ho trovato il silenzio; quel luogo era la stanza di un dirigente della televisione, o forse una sala d’aspetto. La soggiogava un ordine simile all’angoscia per com’era totale. Ci fosse stato un orologio alla parete, le sue lance avrebbero eluso il tempo. Giacevo in un divano di pelle chiara; il suolo era felpato di verde. Davanti a me, quattro schermi ciechi e muti, che parvero ciechi e muti per sempre. » (Carlo Laurenzi, Le rose di Cannes. Diario 1967-1970) “.


Venerdì 17 giugno 2016

q1114uello che è successo, a pensarci bene, è che, ormai da parecchi anni – venti? trenta? quaranta? -, io non ho più alcun desiderio di essere come tutti. Al contrario, ho sempre di più, ogni giorno che passa, la voglia di essere come sono, di essere me stesso, di diventarlo fino in fondo. In quanto a tutti – ammesso che esistano -, liberi tutti, diciamo così.








“ Sinalunga (SI) – Sinalunga capitale italiana di rulletto e ruzzola, discipline di tradizione antica e popolare che evidentemente hanno un feeling particolare con il paese della Val di Chiana. “ (Dai giornali di Siena)

Le pietre e il popolo / Restituire ai cittadini l’arte e la storia delle città italiane “ (Titolo di un libro di Tomaso Montanari (2013))

Cerco Montanari (Tomaso) e trovo Maddalena (Paolo), giurista e magistrato, “ autore (insieme a Alice Leone, Tomaso Montanari e Salvatore Settis) di Costituzione incompiuta. Arte paesaggio ambiente (Einaudi, 2013) e Il territorio bene comune degli italiani (Donzelli, 2014) “.

Dice che oggi è “ una giornata particolare “. « Anche oggi? » Anche oggi.

Sarebbe troppo chiedere al professor Montanari un autorevole parere sull’abito rosso della povera deputata Jo, cioè se esista una qualche relazione fra quella scelta cromatica e la sua miserevole fine etc.? naturalmente alla luce della storia della pittura etc.

Andrea Delogu: è una conduttrice tv.

La mia posizione nei confronti del giornalismo la si può chiaramente dedurre da questo diario – scritto quando facevo il giornalista: “ Senza data [1981] – Lo khmer rosso che batte a macchina / nella stanza accanto sanguinario quel / tanto a cartella giovanissimo dopo / la guerra è la volta sua. “.

E inutile parlare. Con i sordi è inutile parlare.

Moresco dice che il premio Strega è “ taroccato “. Lo dice perché non l’ha vinto. Se lo vinceva non lo diceva.


ROSSORI

Sotto una foto della povera Jo vestita con un abito rosso scriverò la seguente didascalia: “ The Woman in Red “.

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Sabato 18 giugno 2016

a1477 proposito della povera Jo, stamani mi torna in mente un diario: “ [1984, epigrafe] – « Una donna vestita in rosso è in nessun senso uguale alla medesima vestita in verde. Vorrei chiedere alla critica se per “ assoluto “ si intende l’umanizzazione del relativo. » (Renato Birolli, Diario, 1936) “ . A me comunque dispiace soprattutto per i figli, i figli di Jo. [*] [*] (La cosa brutta è che ti fanno impazzire. Mi hanno fatto)






Mi torna in mente anche un altro diario: “ 27 gennaio 1994 – « Se rinascessi vorrei fare un lavoro manuale, magari il pittore. Si rinuncia a troppe cose facendo lo scrittore » (Dichiarazione di Moravia su «Penthouse Italiana» – Anni Ottanta) “.

Sul sito della biblioteca del Consiglio Regionale della Toscana trovo, nella biografia di Palazzeschi: “ dopo essere stato costretto, durante la guerra, all’esperienza militare “. Per dire che è stato richiamato etc. Ah, il politicamente corretto…

Quando dico che questo che scrivo è un diario postumo intendo dire che ho cominciato a scriverlo dopo che ero morto. Perché io sono morto. Tentare di dire come sono morto è quello che faccio scrivendo il diario.

Tutti contro Moresco “ (Dai giornali)

Che Moresco non si trovasse a suo agio a Casa Bellonci era chiaro. Stava seduto in disparte, con la camicia jeans stirata di fresco e l’aria stordita. Probabilmente stava pensando che non si doveva cacciare in una simile situazione. “ (Dai giornali)

Novantenni con il bastone che vantavano la loro longevità di uomini e di giurati “ (Antonio Moresco, Strega, se il gioco è truccato l’unica è non giocare, in “La Repubblica”, ieri) (“ Mi ha impressionato che nel più noto premio nazionale tutti i finalisti, nessuno escluso, abitino a Roma “ (Ibid.))

Succede: che a scrivere le Lettere a nessuno ti rispondano Tutti. Succede.

« I figli so’ figli », esclamò Madre Coraggio “, dice Arbasino. Che, come sempre, dice piuttosto bene.

Roma città aperta: mai visto niente di più chiuso. (Dedicato a Antonio Moresco)


ROSSORI

Sotto la foto di alcuni visitatori dell’opera The Floating Piers di Christo scriverò la seguente didascalia: “ Perché non possiamo non dirci christiani “.

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Domenica 19 giugno 2016

e805ac tutto finito più di mezzo secolo fa. Ma che cosa è finito, esattamente? Tutto, è finito tutto. L’amore è la morte.












Quando vedo che a Firenze hanno fatto il Toscana Pride io ripenso a un diario: “ 8 gennaio 1986 – Storie degli anni Ottanta: a Firenze il poliziotto gay che uccide l’amico che voleva lasciarlo. Lo Stato che si fa buco. “.

Quando vedo che a Bologna hanno fatto una mostra sui fratelli Lumière penso che alle origini del cinema c’è il più stupefacente, meraviglioso, fantascientifico nome d’arte che sia mai stato inventato.

La provincia, baldanzosa. La baldanzosa provincia.

Fare il giornalista è meno facile di quello che sembra. Dico al professor Belpoliti [*], che, nelle venticinque righe del pezzettino che ha scritto oggi per Repubblica, ha combinato almeno due pasticcetti – o lui o qualcun altro, non so più come si lavora nei giornali: la candidata leghista al comune di Bologna Borgonzoni che è diventata Bergonzi, e il “ wahroliano “ quarto d’ora di celebrità che è diventato “ wahloriano “. Per fare il giornalista bisogna soprattutto stare calmi, meglio prendersi, prima di scrivere, una pastiglia di valeriana, anzi di “ wahleriana “… [*] Padroni di non crederci, ma avevo scritto “ Belpolitici “.

Prendendomelo inaspettatamente, inannunciatamente, inauspicatamente in bocca, cioè senza alcuna gentile richiesta, quella donna, la donna-del-mio-amico, squarciava il velo su un piccolo enigma, dava luogo a una rivelazione, realizzava un’apocalisse. Ecco come andavano, come erano andate le cose da quindicianni a quella parte, ecco il segreto degli anni Sessanta, il mistero buffo del Sessantotto: l’amore da fare al posto della guerra era da farlo fare agli altri, alle altre. Le curatrici, le succhiatrici. E pensare che io…

“ Un kiss malese? “ “ Kriss… ho detto kriss… “ .

È accaduto intorno a mezzogiorno in una residenza assistita per anziani di Firenze, la San Lorenzo, in località Guarlone. Un uomo di 73 anni, ex guardia giurata, Carlo Davitti è entrato armato di una pistola e ha ucciso con un colpo alla tempia l’anziana mamma, Bruna Innocenti, 93 anni. La donna era da poco ricoverata nella struttura e si trovava in quel momento su una terrazza. Poi l’uomo ha rivolto l’arma contro di sé facendo ancora fuoco e si è ucciso. “ (Dai giornali)

Freccero… « E Lucentini? » Requiescat in pace.

Gli jettatori.

È crollato il muro di Torino “, dice Cazzullo. Di nome e di fatto.


ROSSORI

Sotto la foto del governatore della Toscana Enrico Rossi abbracciato a una partecipante al Toscana Pride scriverò la seguente didascalia: “ Meglio Rossi che morti “.

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ROSSORI

Sotto la foto di Susan Wojcicki, ceo di Youtube, che indossa un abito assolutamente rosso scriverò la seguente didascalia: “ L’Occidente è rosso “.

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ARCHIVIO

“ 21 luglio 1995 – « I pittori erano lì in piedi, a guardarsi senza parlare. » (Luciano Bianciardi, La vita agra, 1962) “.


Lunedì 20 giugno 2016

E806virgac solo l’inizio “, dice Beppe Grillo. Che, in un certo senso, lui, è un sessantottino. Cfr.: “ 28 ottobre 1994 – Diranno: era un  sessantottino. Chi, io? “.











Poi, quando accendo la tv, c’è la presentazione di un film, e il film è Piccole donne. Ça va sans dire.

Battiamoci come ai tempi della Resistenza “, dice Vasco. Rossi of course.

Un saggio sulle bandiere. Dovrei scrivere un saggio sulle bandiere.

Ho capito che non c’è niente di più italiano di Roma. Italiano nel senso di orribile.

Arrivederci Roma “ (Dai giornali)

Quando vedo che tutti i giornali insistono sul fatto che Chiara Appendino è laureata alla Bocconi io ripenso a un diario: “ 8 dicembre 1984 – Scopro – con stupore – che sul Messaggero ci sono gli annunci con le lauree (Notizie liete). “. Per la verità potrei anche ripensare a un altro: “ Senza data [1982] – Va fra i milioni / diventa bocconi. “.

Ho capito che rossi si nasce, e io non lo nacqui. Io, al massimo, sono riuscito a arrossire.

Sarò il sindaco di tutti… di tutti i romani… “, dice, candidamente, la Raggi (Virginia).

Abbiamo vinto contro “, dice De Magistris.

La “ rottura sentimentale “.

L’Italia ha votato contro Renzi, che, forse, da oggi diventerà più dialogante, a volte le sconfitte fanno meglio delle vittorie. “ (Da un blog)

I sindaci a Renzi: ora basta scelte dall’alto “ (Titolo de Il Fatto)

Il marito regista (radiofonico)

Apprendo solo ora che esiste anche la SISE (Società Italiana di Studi Elettorali). La dirige Ilvo Diamanti. In ogni caso le sise non sono mai troppe.


ROSSORI

Sotto una foto di Virginia Raggi che esulta per la vittoria nel ballottaggio scriverò la seguente didascalia: “ La pazza gioia “.

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ROSSORI

Sotto la foto di Lorenzo Falchi, neosindaco di Sesto Fiorentino, che abbraccia il suo antagonista dem visibilmente più alto di lui scriverò la seguente didascalia: “ Dal basso “.

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ROSSORI

Sotto la foto di un gruppo di militanti che festeggia in piazza la vittoria del Movimento 5 Stelle scriverò questa didascalia: “ Festeggiare, sempre meglio che lavorare “.

festeggia


Martedì 21 giugno 2016

M927i sembra francamente impossibile che Spaventa (Silvio?) avesse scritto quel libro dal titolo L’avvocatessa del sì, e per di più pubblicato dall’editore Cappelli, in quella collanina carina etc. Io comunque l’avevo visto e lo stavo comprando, nel mercatino che avevo trovato lungo la strada. Avevo un po’ di fretta, andavo in bicicletta, c’era un gran traffico… (Un sogno)







Andare da sinistra a destra: è difficilissimo, praticamente impossibile. Non sto parlando di Matteo Renzi, sto parlando della scrittura. Comunque è l’unico andare che mi interessa.

Io non sono rosso. Però devo ammetterlo: il rosso mi è sempre piaciuto. Anche troppo.  C’è da dire che il rosso ha un difetto: fa arrossire. È quello che è successo a me.

Dilettanti allo sbaraglio “, dice il cittadino di Ostia. Dove, evidentemente, fanno tutti, orribilmente, sul serio.

” Noli foras ire “: è il titolo della mostra di uno strano giovane pittore tarantino che dipinge con indubbia, anacronistica maestria, drammatici corpi di sentore neo-caravaggesco, per così dire. Incuriosito cerco con Google e scopro che la frase latina è, per esteso, questa: “ Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas “. Sapere che si tratta di Agostino serve solo ad aggiungere mistero a mistero: la pittura sarebbe dunque un discorso dell’interiorità? Non posso nemmeno dire di non averlo sempre saputo. Ma il mistero, per uno come me che non è mai stato pittore, rimane. Più mistero, più buffo che mai.

Silvano Agosti mi fa sapere di avere votato 5Stelle. Io, che non ho votato perché non sono di Roma, vorrei fargli comunque sapere che so che il suo è un simpatico nome d’arte. E non mi si dica che sbaglio, perché, in ogni caso, io non sbaglio.

Poi accendo la tv sulla Francia e vedo che è morta Benoîte Groult. Che nessuno sa chi era, ma io lo so: “ 16 giugno 1995 – « 6 maggio 1963 –  Benoîte et Flora Groult – Journal à quatre mains – Prima di tutto, si tratterebbe di stabilire esattamente cos’è, e precisamente se si tratta di un diario autentico o di un rifacimento/romanzo/pastiche ricamato sulla traccia di un diario, molti anni dopo che è stato scritto. Se sei in buoni rapporti con l’agente letterario, lo puoi stabilire con una telefonata. » (Bobi Bazlen, Lettere editoriali) “. Aveva 96 anni, se può interessare.

Per una ragione che non conosco da qualche giorno qua intorno non si raccoglie più l’immondizia. Di conseguenza la medesima si accumula mostruosamente, dando luogo al disastroso ma non inedito scenario che abbiamo già avuto occasione di ammirare in molte grandi città italiane. Costeggiando il puzzolente agglomerato di sacchi, scatole, cassette, bottiglie, scarpe, stracci, frutta marcia, ho avuto voglia di chiedere a qualcuno se conosceva il perché di tanto orrore, ma ho subito deciso di astenermi dal farlo. Innanzitutto perché chiedere è lecito ma è sempre anche un pochino spiacevole. E poi, diciamolo, a chiedere si fa sempre la figura di chi non sa, di chi non è di qui, dove invece tutti sanno sempre tutto, e, proprio per questo forse, si risparmiano la fatica di dirlo. Inoltre, ecco il punto, io non amo Roma, e credo che mi si legga in faccia. Credo che se ne accorgano, loro che invece la amano, con la monnezza o senza. Perché l’amore è cieco, e anche privo di olfatto.

Poi vengo a sapere che anche Sabrina Ferilli ha votato 5Stelle. D’altra parte, si sa, nessuno è perfetto etc.


Mercoledì 22 giugno 2016

s1275tamani mi sono svegliato pensando che, considerato che l’unica cosa che ho fatto è un viaggio, tanto varrebbe tentare di farne un altro. Come se non sapessi che quando un viaggio è finito è finito, che si viaggia una sola volta nella vita, che non ho più nessuna voglia di viaggiare etc. Che l’unica cosa che posso pensare di fare è raccontare il viaggio che ho fatto, prima che me lo scordi. Che raccontare potrebbe essere un altro modo di viaggiare etc. Ma tutto questo non lo penso veramente, perché la verità è che stamani – stamani? – io non penso niente.





Gaia, un ragazzo deve farti ridere “ (Cosa pensano le ragazze)

Stamani, pensando all’ondata delle sindache – quelle Cinquestelle di Roma e Torino, quella leghista di Cascina -, ho ricordato un diario: “ 22 aprile 1985 – È giusto che sia Gillo Pontecorvo a raccontare come si svolse lo sciopero generale dell’aprile 1945 a Torino. Mandarono avanti le donne – per farla breve – e i fascisti furono costretti a limitarsi a sparare in aria. “.

“ Sulla riva del fiume “ o “ sulla riva del mare “? La petite difference.

Il Pd è un partito sentimentale “, dice Sabrina Ferilli, detta “ Bora Bora “.

Prodi, D’Alema e Ferilli: la sinistra si ribella a Renzi “ (Titolo di Tagada)

Dice il professor Belpoliti che “ I progetti della società futura – regno della giustizia e paradiso in terra – tenevano sotto controllo le frustrazioni […] Oggi non ci sono più, o almeno non funzionano più così. Ora ogni richiesta è immediata, niente può più essere posposto. Nessuno attende più, neppure Godot. Abbiamo imparato, grazie alle nuove tecnologie, all’informatica e al computer che tutto avviene « in tempo reale ». “ Io dico: e se “ tempo reale “ fosse un ossimoro? Se il tempo, qualunque cosa sia, fosse sempre qualcosa di diverso, di più che “ reale “? (Comunque, considerato che il professor Belpoliti scrive tutti i giorni sui giornali credo che si possa dire che è un giornalista, che il giornalista è lui, diciamo pure così)

L’attrice simbolo del cinema italiano “.

Sabrina Ferilli come maître à penser, facciamo maîtresse.

“ Benevento « Ho perso tutto ». Andrea Unguranu, 27 anni, originaria della Moldavia, aveva avuto quella figlia appena diventata maggiorenne. “ (Dai giornali)

Stasera, all’Olimpico c’è il concerto di Vasco Rossi. Ma stasera in tv c’è anche la partita della nazionale. Ne deduco che le vie del popolo sono più d’una, praticamente sono infinite. (Quello che intendo dire è che è meglio non farsi delle idee troppo precise sul popolo, è meglio non presumere di conoscerlo con eccessiva facilità, è meglio cominciare col tentare di conoscere meglio se stessi etc.)


ARCHIVIO

” Martedì 30 gennaio 1996 – Anche se lo scrivo solo da vent’anni, il mio diario è cominciato molto prima. Un diario comincia quando l’attesa è finita – la beata attesa -,  diario è quando si vive giorno per giorno, quando tutto ti passa davanti senza che tu possa fermarlo, quando passi davanti a tutto senza poterti fermare, quando ogni cosa ti attira senza speranza, perché ogni cosa è senza speranza, quando in ogni momento si apre un vuoto dolce e vertiginoso, dove ogni volta scendi, con il sorriso buono e sinistro dell’innamorato. Perso. Diario è verniciare i mobili, diario è scattare fotografie, diario è ritrovare i quaderni di scuola, diario è ritagliare i giornali, diario è decidere a ogni sigaretta di smettere di fumare, diario è cominciare a fumare i sigari, diario è guardare le donne, tutte, diario è partire, diario è tornare. “.


ROSSORI

Sotto la foto di Renzi insieme allo chef Bottura scriverò la seguente didascalia: “ Chi è il più chef del reame? “.

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ROSSORI

Sotto una foto della neo-sindaca di Torino che, in maglia bianconera, gioca a calcetto scriverò la seguente didascalia: “ Juventus ipsa salus? “.

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Giovedì 23 giugno 2016

M928virgatteuccio “, dice il cuoco. « Anche lui? » Anche lui.













Si chiama Frati il nuovo rettore dell’università di Siena. Mi sembra giusto.

La cultura? È tutta questione di culo.

Chi è fuori è fuori “, ha detto Juncker. Cfr.: “ 5 maggio 1984 « Chi è Billy è Billy e chi è fuori è fuori » (Pubblicità murale) “.

Che faccio? Vado a vedere il quasi-figlio che suona il pianoforte a Fiano Romano o vedo la maratona di Enrico Mentana sulla Brexit? Nell’incertezza vado a prendere un gelato qua sotto, ma le due gelataie, più che di darmi il gelato hanno l’aria di volermi fare vedere quanto sono contente. È un mondo, a mio modesto parere, un po’ strano. È una Cinecittà, una Kinopoli…


ROSSORI

Sotto una foto del cinema Kinopolis dentro il quale un uomo si è barricato prendendo degli ostaggi prima di essere ucciso dalla polizia scriverò la seguente didascalia: “ Kinopolis “.

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EX LIBRI

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Venerdì 24 giugno 2016

I1901virgn fondo hanno ragione Napoleone e Mussolini: gli inglesi sono un popolo di commercianti e vedono l’Europa come un mercato. “ (Dal web)











Quello che è veramente brutto è non capirci assolutamente niente.

Nel giorno del Brexit mi sembra carino riesumare questa “ Canzoncina idiomatica “: “ Torino, novembre-dicembre 1973 Canzoncina idiomatica – it was the work of an enemy hand / to ask devoutly for that lady’s hand / unlikely bound foot and hand / in vain I try to get her off my hand. “.

Bisognerà approfondire il concetto di “ perfida Albione “.

Bisogna anche capire meglio il significato della parola “ capzioso “.

Sai che ti dico: diostramaledicaglinglesi.

Cinquant’anni fa sono stato alla scuola di partito. Quello che ho imparato è una barzelletta, napoletana. Dice: “ « Signurì, me rate ‘na dieci lire? » « … » « Signurì, me rate ‘na dieci lire? » « … » « Pascà, miette ‘o culo a ffora … chille te ra » “.

L’Europa… Il babbo era l’Europa…  L’Europa, una cosa buffa – come il babbo. Come me.

See Eu Later! “ (Titolo del Sun)

Quello che è successo è che non è successa la guerra “, dice lo spagnolo.

La notizia di stasera è che… Beppe Severgnini si sta facendo crescere la barba.

Dice Saviano che si ricorda il popolo nel 1938, quando acclamava Hitler e Mussolini, come faccia lo sa solo lui.

Come si fa a rilanciare l’Europa? Secondo Letta rilanciando l’Erasmus. L’Europa è un’Unione fondata sull’Erasmus?


EX LIBRI

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Sabato 25 giugno 2016, La Villa (BZ)

E807virg necessario per garantirvi un futuro a voi giovani “, dice il vecchio che, nella vignetta di Altan, ficca un ombrello nel culo al giovane. Ha in mano una bandierina inglese, ma io sono praticamente sicuro che inglese non è Quello che è evidente, nel senso che si vede, è che è vecchio e, soprattutto, che ha un ombrello. A pensarci meglio, quell’ombrello non mi è nuovo…







“ Di solito questi partiti o leader vengono definiti « populisti », anche se mai nessuno ha chiarito che cosa significhi populista. Penso che il populismo non esista, perciò ho radiato il termine dal mio vocabolario. Come ha mostrato bene Ernesto Laclau (La ragione populista), viene etichettato « populista » un partito relativamente nuovo che non è classificabile secondo gli schemi abituali, come l’opposizione sinistra e destra, laici e confessionali, ecc. Tutti i grandi partiti hanno cominciato come « populisti ». Perciò preferisco chiamare questi partiti, che di solito non hanno mai governato e che appaiono a molti una salvazione possibile, « opposizioni radicali ». “, dice Sergio Benvenuto, psicoanalista napoletano.

Apprendo con soddisfazione da Valerio Magrelli che Bompiani ha ripubblicato il Diario di Gide. Peccato che per i due volumi ci vogliano 125 euri. Io comunque l’avevo già detto: “ 7 giugno 1995 Classici del Novecento: il Journal di Gide. “.

Fa bene Severgnini / che arrabbiandosi / fa i quattrini / litigare, / sempre meglio / che lavorare.

Dio strabenedica gli inglesi “ (Titolo di Libero)


Domenica 26 giugno 2016

s1276ono passati più di cinquanta anni da quando, in preda a un’emozione inspiegabile, a una sorta di invasamento, furioso e imperscrutabile, a un’euforia travolgente, incontenibile, convinsi la mia famiglia a votare per il Partito Comunista Italiano. Perché lo feci? Che ne sapevo io del Partito Comunista Italiano? Che ne sapevo io della politica in genere e dei comunisti in particolare? La mia famiglia disse di sì, ma, ora che ci ripenso, non è per niente sicuro che abbiano fatto come dicevano. Non è sicuro che l’abbia fatto il nonno, che diceva sempre che “ fascisti e comunisti sono la stessa cosa “. Non è sicuro che l’abbia fatto il babbo, che aveva sempre votato socialdemocratico e comunque non si sapeva mai come votava. Forse l’avrà fatto la mamma, oppure la nonna, oppure la zia Olga, ma solo perché mi volevano bene, in quanto figlio, in quanto nipote, in quanto giovane, perché alla mamma, alla nonna, alla zia Olga piacevano i giovani, e io, allora, ero giovane, questo è assolutamente sicuro. Ero giovane come non ero mai stato prima, ero diventato giovane, ero diventato giovane in un certo senso… (à suivre)

Quando leggo che Veltroni ha detto che la democrazia è in pericolo io provo una sensazione strana. Sarà perché chi si sente, sempre, in pericolo sono io. Che non sarà molto, ma è tutto quello che ho.

Scopro che John Cage è andato – nel’59 – a Lascia o raddoppia – come esperto di funghi. La storia è divertente, ma a me che mi frega? Io non sono un artista, e nemmeno un giornalista.

Trenta e più anni fa il mio punto di vista sui giornali era già assolutamente chiaro: “ accettare giornali dimodoché / non leggerli “ (1973). Il problema è che, dopo trenta e più anni, io continuo a accettarli-comprarli. Come sistema per “ non leggerli “ è un po’ dispendioso.

Trent’anni fa io dissi di avere perduto tutto. Ora so che era vero.

Tre anni fa ho camminato per milleduecento chilometri, da Mantova a Strasburgo. Insieme agli altri camminatori e camminatrici di Freccia d’Europa, ho incontrato anch’io il presidente del parlamento europeo Martin Schulz. Gli abbiamo dato un messaggio: ma al di là delle parole, gli abbiamo consegnato il cammino stesso, portandogli un milione di passi, messi in fila uno dopo l’altro per arrivare nel grande catino parlamentare dove confluiscono i bisogni e le delusioni di milioni di persone. “, dice lo scrittore Tiziano Scarpa, non so se mi spiego.


Lunedì 27 giugno 2016

E808virg il combinato disposto… il Combinato Disposto… io lo conosco… è grande e grosso… è un brutto tipo… “, dicevo all’onorevole Brunetta battendogli aggressivamente una mano sulla spalla. Eravamo in un ufficio, non so dove, parlavano di una busta paga, di non so chi, sui millenovecento euro. Il doppio di quello che prendo io, avevo pensato ed ero sbottato… (Un sogno)







Il giovanotto che era insieme alla mamma, alla nonna, a una zia, forse, che diceva “ affronta “, parlando delle partite dei campionati europei di calcio, parlando come un telecronista, che aveva sul berretto di foggia militare, di stoffa mimetica, alla Vasco Rossi, un piccolissimo bottom con la faccina del Che. Alla fermata del bus per San Cassiano, ieri mattina.

“ Io sono cameriere, ma ho cominciato un percorso nuovo “, mi dice il giovanotto dall’aria meridionale, tanto gentile – gentile come un cameriere, gentile come un meridionale – a cui ho chiesto informazioni sull’orario del bus. Piove, fa freddo, e lui, a differenza di tutti, indossa solo una maglietta tremendamente leggera. In che cosa consiste, esattamente, questo percorso nuovo su cui si sta inoltrando il nostro garbato addetto alla ristorazione? Nel fatto che ha fatto domanda, per essere assunto come “ collaboratore scolastico “, alias bidello, in una scuola di queste parti etc. “ non lo faccio perché voglio il posto fisso “, si giustifica. Ma io, che ormai vengo dal Sud anche io, vorrei rassicurarlo: non si preoccupi, non si vergogni, bisogna pur vivere…

Ci voleva la Brexit per capire, esattamente, che cosa è (stata?) la Pace. È stata il contrario della Guerra, un contrario attivo, animoso. Una guerra alla Guerra. Ma una guerra, anche se è una guerra alla Guerra, non è mai niente di pacifico.

“ Siena Non c’è posto più adatto per valutare lo sconcerto della Generazione Erasmus di fronte alla Brexit, che l’Università di Siena, fondata nel 1240. « Noi incoraggiamo gli studenti perché colgano l’opportunità dell’Erasmus – dice il rettore Angelo Riccaboni – e abbiamo un interscambio speciale con la Gran Bretagna». Ma al Graduation Day, 500 studenti, Carlo Cottarelli ospite d’onore, si avvertiva fra i ragazzi una profonda preoccupazione. « La maggior parte degli studenti di Siena sceglie proprio il Regno Unito come sede di Erasmus, e gli inglesi vengono in massa: per loro Siena è un punto di riferimento, e Chiantishare [sic] un nome quasi ufficiale» “ (Dai giornali)


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“ 16 aprile 1984 – È morto l’editore Volpe (figlio dello storico Gioacchino). Aveva pubblicato Jünger, Spengler, Ortega y Gasset. Aveva organizzato un convegno sul tema: Pace sì, pacifismo no. Ha parlato e si è accasciato. “.


Martedì 28 giugno 2016

c1344onsiderando la morte di Bud Spencer, penso che il cinema, come lo sport, è tutta questione di fisico, ci vuole un fisico bestiale… (Stamani penso anche a Gianna Nannini. È ed è stata il vero simbolo dell’Italia della Seconda Repubblica: la sguaiatezza ben temperata, il femminismo per tutte le borse, Londra, la figlia in provetta etc. Penso anche che Siena di tre cose è piena etc. Che in questo senso il titolo di capitale europea non glielo leva nessuno)






Eccellenze: la London School of Economics.


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“ Venerdì 31 gennaio 1997 « Carlo Marx abita in un rimoto quartiere di Londra chiamato Camden Town, e vi occupa una casetta a Maitland Parks. Porta continuamente calzoni neri e non ha per nulla l’apparenza di un uomo che voglia sconvolgere la società, e passa anche per abbastanza ricco. Il suo sistema sociale consiste nel promuovere una provvisoria dittatura del ceto degli operai, ma solo come transizione ad un nuovo ordine sociale definitivo, fondato sul comune possesso del territorio e dei materiali di lavoro. » (Dal «Nuovo giornale illustrato universale», a. V, n. 2, 14 gennaio 1872) “.


Mercoledì 29 giugno 2016

A1478virg Malta esiste una parola per indicare tutto questo: barra. Il lemma condensa una pluralità semantica: vuol dire fuori ed è la radice di barrani, cioè escluso, straniero, ma anche minaccioso, pericoloso. Racchiude, insomma, quell’idea fissa che, da diversi anni, molti europei condividono: siamo disposti ad aiutare, ma prima dobbiamo pensare a noi, italiani, spagnoli, inglesi, tedeschi. È una postura che, purtroppo, si confonde con il localismo, con l’esaltazione delle origini e delle tradizioni e, per questo, è più difficile da sradicare. Eppure Brexit sembra averci insegnato altre cose, che forse preferivamo ignorare. “ (Valentino Baldi-Irene Biolchini, Brexit. Considerazioni ai margini dell’Impero, in La letteratura e noi)

Ieri sera si capiva che i giornalisti sono gente fortunata. Perché, mentre si accendeva il ddibbattito, mentre i politici si scazzavano, mentre D’Alema diceva: “ Rinnovare va bene…, ma rottamare… rottamare… e poi hanno rottamato solo me… “, e quasi faceva piangere, mentre da Istanbul arrivavano, minuto per minuto, le notizie dell’attentato, quanti kamikaze, quanti morti, i giornalisti continuavano a fregarsi, idealmente, le mani, qualcuno va detto, lo fa anche letteralmente. I media, ovvero la fortuna di stare né di qui né di là, ma sempre solo nel mezzo, come in quella canzone di Ligabue…

“ Nel bosco c’è il lupo “, dico io, mentre attraversiamo il bosco. “ Ma io ho il cappello “, dice Fefo, di anni 4.

Oggi Marco Belpoliti scrive un pezzo sul “ Sei di… se… “, un nuovo giochetto che, dice, spopola nel web. È un giochetto glocalista, e, dico io, anche un tantino reazionario, nel senso che mira ad escludere dalla “ comunità “ chi dimostra di non potere rispondere a certe caratteristiche, nel senso di conoscenze etc. In generale, quello di cui si tratta è la questione dell’identità. Siamo davvero quello che diciamo di essere o siamo dei mentitori, dei sedicenti tali, dei ladri, insomma? Io, comunque, a “ essere di “ non ci tengo per niente, soprattutto da quando di quello che potrei essere io sono certi tipi con i quali mi guarderò sempre bene dall’avere qualcosa in comune.

Leggo che “ sui giornali lo spazio è tiranno “ (Mozzi). Del resto, l’avevo sempre pensato: che il giornalismo è un’arte visiva.

(in me rivive l’anima d’un cuoco / forse… ) “ (Guido Gozzano, La signorina Felicita ovvero la Felicità, 1909) (“ Schierati al sole o all’ombra della Croce, / tutti travolge il turbine dell’oro; / o Musa – oimè! – che può giovare loro / il ritmo della mia piccola voce? “ (Ibid.)) (Avendo appena letto un apprezzabile articolo di Paolo Mauri su Gozzano. Nell’occasione penso anche che io ho ormai un modo assolutamente non amoroso di non amare-più la letteratura. È esattamente per questo che non sono stato capace di fare del mio rapporto con la letteratura, del mio conoscerla (approssimativamente), qualcosa di utile, di proficuo (economicamente), insomma, di professionale. A differenza di Paolo Mauri, tanto per capirsi)


Giovedì 30 giugno 2016

s1277virgei di… se… “: il punto è che, messa così, l’essere è l’essere di un luogo, essere in un luogo, essere nello spazio. L’appartenenza è a una città, a un territorio. Io, che senza alcun dubbio, sono nato a Siena, non sono per niente sicuro di poter dire di essere di Siena. Io non sono per niente sicuro di poter dire di essere di nessuna parte. Oppure, pur essendolo stato, non lo ricordo più. Sì, forse è tutto un problema di memoria. “ Essere di “: io penso che, comunque, si dovrebbe sempre dire in che senso…






Si è laureata in filosofia… a ottantatré anni… si chiama Concetta “ (Estate in diretta, Raiuno, ore 18. 15)

Lo stupefacente “ concorso di folla “ ai funerali di Bud Spencer.


Venerdì 1 luglio 2016

d1112ice che Di Maio è più popolare di Renzi. Bassesse oblige.













Con un breve, improvviso ruggito rabbioso la Ferrari mi supera. Del resto lo sapevo già, era da un po’, l’avevo vista, che, là dietro, mordeva il freno. D’altronde, se non sorpassa una Ferrari, chi deve mai sorpassare?

Io sono un sopravvissuto, uno sfuggito alla lama del suo assassino, uno scampato a un agguato, a una trappola micidiale. Vivo così, rievocando l’inganno, il mortale pericolo, le bugie, il ghigno dei miei sicari. Ricordo tutto, non faccio altro che ricordare. (O forse non è vero niente. Forse sono soltanto pazzo, pazzo e basta)

È morto Attilio Giordano, che era quello che faceva il Venerdì di Repubblica. Come sempre, quando muore un giornalista, quando leggo il necrologio di un giornalista, io provo una sensazione strana, un misto di imbarazzo, disgusto, di pena intrisa di disprezzo. Le pipe Dunhill… la sua “ eleganza “… e poi: “ sapeva scrivere “: che, fra i giornalisti, non c’è peggior insulto. (Oppure la verità è che il necrologio è un’arte impossibile, o possibile solo quando si tratti di uomini veramente grandi. In tutti gli altri casi, quello che si finisce per leggere sono le inevitabili miserie, le irredimibili [*] pochezze, di vite comunque modeste, poco meno che minime) (Oppure no. Oppure la verità è che quello del giornalista è un mestiere terribile. Io, dopo trent’anni che non lo faccio, ancora tremo anche solo a pensarci) [*] Avevo scritto “ irridemibili “…

“ Lecce Agenti della squadra mobile della questura di Lecce hanno eseguito il sequestro preventivo di un appartamento che si trova nel centro di Lecce: il proprietario, il 58enne Giuseppe Caracciolo, un magistrato originario di Lecce in servizio a Roma presso la Corte di cassazione, e la sua compagna, una poliziotta brindisina in aspettativa, sono indagati per favoreggiamento della prostituzione. I sigilli sono stati disposti dal gip Vincenzo Brancato su richiesta del sostituto procuratore Maria Vallefuoco. L’indagato avrebbe concesso in locazione l’immobile di sua proprietà a giovani donne romene, perché queste vi esercitassero la prostituzione, esigendo un canone di locazione superiore a quello di mercato, del quale richiedeva l’immediato pagamento in contanti, senza rilascio di alcuna ricevuta e senza le prescritte comunicazioni all’autorità di pubblica sicurezza. Nel corso degli ultimi mesi erano giunte alla squadra mobile numerose segnalazioni relative all’esercizio della prostituzione all’interno di uno stabile, in zona piazza Mazzini, formalmente adibito a casa vacanze e pubblicizzato su numerosi siti Internet, anche se all’esterno non vi era alcuna targa. Alla polizia è stato riferito che in quell’appartamento c’era un continuo viavai di uomini che a tutte le ore, dopo aver sostato dinanzi all’immobile e avere fatto alcune telefonate, vi entravano per uscirne poco dopo. Gli investigatori hanno effettuato una serie di appostamenti, accertando la veridicità delle segnalazioni e fermando, in tempi diversi, alcuni visitatori: due di loro hanno raccontato di aver ottenuto nell’appartamento prestazioni sessuali a pagamento con ragazze che avevano contattato su un sito Internet. Alcuni agenti di polizia si sono finti clienti e sono entrati nell’appartamento, al primo piano dello stabile, appurando che all’interno c’erano tre donne che si prostituivano. L’appartamento è risultato essere collegato, attraverso una porta interna, all’abitazione dello stesso proprietario, che era solito, insieme con la compagna, accedere liberamente in quello confinante nel quale veniva esercitata la prostituzione. Per una sola stanza ciascuna donna pagava 300 o 350 euro: stanza che spesso veniva contemporaneamente affittata a più di una persona. Dalle dichiarazioni delle ragazze straniere che si prostituivano, gli investigatori hanno appreso come il proprietario si fosse recato qualche giorno prima nell’appartamento per consegnare loro i prodotti per fare le pulizie, annunciando loro, in quell’occasione, che nei giorni successivi avrebbero dovuto condividere la stanza già occupata con altre ragazze appena giunte. Comportamento questo – rimarcano fra l’altro gli investigatori – « impensabile in qualsiasi lecito rapporto di locazione ». Una delle ragazze ha inoltre riferito di aver contattato il proprietario dopo aver trovato online il suo numero di telefono, quale titolare di un bed and breakfast, e lamentatasi dell’esosità del prezzo, avrebbe ottenuto come risposta che « non avrebbe avuto problemi a pagare una tale cifra », ammettendo con ciò di essere consapevole che nel suo appartamento sarebbe stata svolta l’attività di prostituzione. Inoltre tutti gli inquilini dello stesso stabile avevano compreso il tipo di attività che da circa tre mesi veniva esercitata nell’appartamento al primo piano. Non solo: l’indagato aveva anche installato una telecamera all’ingresso. Gli inquilini hanno anche riferito di aver ripetutamente notato l’indagato accompagnare ragazze in ascensore all’appartamento, portando loro le valigie. “ (Dai giornali)


Sabato 2 luglio 2016

o734ggi a Siena c’è il Palio. Tanti anni fa il Palio mi piaceva anche, ma, va detto, come può piacere a un turista. Perché io, che non ho mai abitato nel centro storico, il Palio sono sempre andato a vederlo, come si va in centro, sapendo che poi si deve tornare. Il Palio, per me, era divertente, era soprattutto strano, e anche, va detto, un po’ buffo. Come la mia città, così bella, così comicamente anacronistica, immutabile, uguale a se stessa, a dispetto del passare del tempo. Come i miei concittadini, così appassionatamente fedeli alle loro abitudini, vere o inventate che siano. “ Dimmi bugiardo “, diceva quella specie di amico che, lui sì, abitava nel centro storico. Certo che te lo dico: bugiardo, bugiardissimo. Come un centro storico, come un amico. Che comunque se la passano meglio di me. Perché, questo è sicuro, la verità è triste, e, soprattutto, non serve a niente.

Come è andata a Dacca? Ce lo dice Carlotta Macerollo “. E come fa a saperlo, Carlotta Macerollo? Mah. Boh. Comunque lo sa, sallo.

Hai visto… fiori si dice Blumen… Ma  ora che ci penso lo sapevo già: Blumenstil… lo stile floreale… Ma no, quello è lo Jugendstil. No, Blumensthil, con l’acca, è Bernardo, Bernardo Blumensthil, la via dove abitava il povero Gadda…

Il bigliettaio di Brunico (BZ), ultraterronico, imbellettato, tinto come il suonatore di Morte a Venezia di Luchino Visconti.

Io non conosco il poeta Yves Bonnefoy, appena scomparso all’età di 93 anni, ma mi sentirei di scommettere che il titolo di una della sue raccolte poetiche, L’Arrière Pays, dovrebbe essere tradotto un po’ diversamente da come l’ha tradotto l’editore Donzelli o chi per lui: L’entroterra. Mi sembra che vada perso quell’arrière, quel dietro che, a mio sperimentato giudizio, è sempre assolutamente “ imperdibile “.


ROSSORI

Sotto la foto della moglie, delle figlie e della suocera di Obama che scendono dall’aereo in un turbine di vento scriverò questa didascalia: “ Blowing in the Wind “.

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Domenica 3 luglio 2016

E809virgsiste  un esercito di italiani invisibili, che solca il mondo per lavorare, fare affari o volontariato o, semplicemente, per provare a reinventarsi una vita dove si spera ci sia spazio. Si parla pochissimo di loro, sono ai margini dei circuiti turistici, può capitare di incontrarli negli aeroporti o in fila in qualche consolato, ma li scopriamo solo quando succede qualcosa di tragico. E le tragedie, che portano il marchio del terrorismo islamico, con il loro moltiplicarsi stanno cambiando le nostre vite (ci siamo abituati a vedere i soldati nelle piazze e nelle stazioni) e fanno emergere quelle dei nostri connazionali che diventano vittime. “ (Dai giornali)



“ È virale “, dice l’aspirante untore.

Bernardo Bertolucci: ha smesso di camminare, ma non di avere in testa un cappello.

Il teatrante: si compiace di essere in scena.

Amava viaggiare, era solare “ (Dai giornali)

Trattoria Il Vinaio, via Camollìa 167 Siena. Tel. 057749625. Eravamo un po’ distratti per apprezzare formaggi e salumi locali, la buona pasta con i fegatini e l’alloro e qualcosa d’altro. Mi è parsa una trattoria – si vendono anche prodotti del territorio – equidistante tra le orde turistiche e lo spirito contradaiolo. “ (Alberto Saibene, Gli ottant’anni di Luca Baranelli, in Doppiozero)

Prepariamoci “ (Dai giornali)

Torneremo “ (Titolo de Il Grande Match, Raiuno, ore 23. 20)


ROSSORI

Sotto le foto dei nove italiani uccisi a Dacca scriverò la seguente didascalia: “ Non solo Erasmus “.

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Lunedì 4 luglio 2016

q1115uando ho visto la vignetta che Emilio Giannelli ha disegnato per gli ottant’anni di Luca Baranelli – vi si vede il medesimo Baranelli che, indicando la propria testa vistosamente “ disboscata “ dalla calvizie, dice: “ Con l’età sono diventato Calvino “ -, ho pensato che, in un certo senso, è tutto perfettamente inutile. Per esempio la fatica di Calvino, il suo arrovellarsi intorno alla questione della scrittura, del potere della “ parola scritta “ etc. La quale, ho pensato, è perfettamente inutile che si sforzi di dire qualcosa di più di quello che dice, se quello che dice ha la “ fortuna “ di essere uguale a quello che è, che gli occhi vedono, se, per una meravigliosa coincidenza, la parola, il nome di qualcosa, corrisponde perfettamente a quello che quel qualcosa è. E comunque, da un certo punto di vista, anche se le cose non stanno proprio così, si può fare in modo che sembri che ci stiano, tagliando corto, impedendo alle parole di andare più lontano di se stesse, di significare qualcosa di più di quello che significano. Insomma: è inutile andare a Torino, è inutile studiare Calvino: per diventare “ calvino “ basta lasciare fare al tempo, basta invecchiare, come è successo a Luca Baranelli, come è successo a Emilio Giannelli, che ha la sua stessa età. Che non si è mai mosso da Siena, che non è mai andato da nessuna parte, perché, quando uno è nato a Siena, non avrà mai nessuna ragione di muoversi etc. E comunque, anche se da Siena uno se ne va, poi, prima o poi è destinato a tornarci. Come è successo a Luca Baranelli. Come è successo a Calvino… Tanto vale saperlo. (Come è successo a me. Che, anche se non ci abito, sono tornato a Siena da tanto tempo. Che, dopo che ci sono tornato, me ne sono andato un’altra volta, però sapendo che me ne andavo per modo di dire, per modo di fare, per fare, per dire a mio modo etc.)

Pochi e lapidari concetti, finora riservatissimi: « Monte dei Paschi presenti al più presto un piano triennale per riportare a livello fisiologico la percentuale dei crediti in sofferenza della banca », è il succo della missiva. Tradotto in cifre, e in azioni, significa più o meno che i banchieri senesi devono compilare una nuova mappa per smaltire almeno una decina di miliardi di euro di sofferenze lorde, degli oltre 27 miliardi che ne frenano da anni il rilancio. Gli obiettivi sono più alti di quelli del piano strategico Mps di un anno fa, che prevedeva al 2018 la vendita di 5,5 miliardi di sofferenze e il recupero interno di altri 6 miliardi. “ (Dai giornali)

Il commando dei giovani ricchi “ (Titolo del Corriere della Sera)

“ Calvo “ (calvino) = senza capelli. E sottolineo senza.

Dice che era in Finanza. Dice che è andato in pensione a cinquant’anni. Dice che se n’è andato perché c’era la corruzione. Dice che fa il volontario negli ospedali. Dice che gli piace fare il buffone. Dice che i bambini vanno matti per lui.

Stasera sono andato in biblioteca, per l’esattezza nella Biblioteca de val Sas dla Crusc, come è chiamata nella lingua di qui, il ladino – il Sas dla Crusc è il monte Santa Croce, il poderoso gigante di pietra che al tramonto si tinge di rosa. Insomma sono andato in questa piccola casa dei libri, sperduta in mezzo ai monti, fornita di un panorama di straordinaria bellezza, perché volevo trovare qualcosa da leggere. E, tanto per cominciare, ho chiesto un libro per la mia quasi nipotina, Marcovaldo, di Italo Calvino, ma ho scoperto subito che non c’era. Allora ho pensato di cercare qualcosa per me, e questo qualcosa era un libro di Stefano Benni, Bar sport, che non ho mai avuto voglia di leggere, ma, pensavo, visto che fanno quarant’anni dalla sua pubblicazione, è la volta che posso anche adattarmi a leggerlo, magari mi piace, chissà. Però non c’era nemmeno quello. D’altronde quello che c’era, che si vedeva sugli scaffali – è una bibliotechina moderna, a “ scaffale aperto “ -, era qualcosa che faceva passare la voglia di leggere. Dico a me, che ho dei gusti un po’ strani, per esempio mi piacciono i libri soprattutto se sono vecchi, perché lì, davanti ai miei occhi stupiti, c’erano solo libri nuovi, anzi nuovissimi. In quanto agli autori erano quelli di cui si sente parlare sui giornali, in tv: giornalisti, soprattutto, oppure gente di spettacolo, comici, sportivi etc. Alla fine stavo quasi per portarmi via un Canzoniere del Petrarca debitamente annotato, ma non l’ho fatto, perché mi sembrava francamente eccessivo. I libri, ho saputo, sono all’incirca 9mila, i bibliotecari due. Devo anche dire che prima di andarmene ho avuto, per un momento, la tentazione di accettare la compagnia di un volume dal titolo spiritoso: Le mille balle blu, di Marco Travaglio e Peter Gomez, ma ho resistito. Meglio non leggere niente, che leggere merda.

La situazione è drammatica “, dice Freccero. Ma non è seria, dico io. Che infatti non conto un cazzo.

 


Martedì 5 luglio 2016

c1345he cosa fa la nuova sindaca di Roma Virginia Raggi? Niente. Anzi no, “ rappresenta “, anzi: “ simboleggia “. In questo senso fa molto, nel senso che serve moltissimo. Per esempio all’onorevole Gianni Cuperlo a attaccare il governatore della Campania De Luca che ha avuto la sconsiderata audacia di dire che è una bambola. Dove si dimostra che, in questo Terzo Millennio, essere “ cavalleres-chi “, almeno in politica, funziona sempre. Cfr.: “ 26 ottobre 1994 – Commuove nella didascalia d’apertura di Via col vento (Gone with the wind, Fleming, 1939) leggere scritto: « cavalleres-ca ». Nell’inimitabile inconfondibile incidente ortografico c’è tutta la goffa stralunata grandezza del cinema, la sua affamata generosità, la sua sgangherata irresistibile vocazione cavalleres-ca. (Tè capì?) “.

Con Paolo Fabbri si parla bene di molte cose, dall’ultimo libro sul pensiero cinese antico al sorriso enigmatico dei suoi cani, dalle nuove edizioni degli scritti di Benveniste alle avventure di Tex, dagli Zombie a Pinocchio, passando per gli artisti contemporanei, la poesia sperimentale, i contorsionismi della comunicazione politica, le strategie militari vecchie e nuove, i terrorismi, i capricci della moda e, ossessione fondamentale, i destini della semiotica. Paolo ha seguito le sorti della scienza dei segni sin dai suoi esordi, da quando a metà degli anni Sessanta teneva seminari su media televisione e pubblicità a Firenze, ma anche corsi sulla sociolinguistica nell’esordiente Centro studi semiotici di Urbino, seguendo a Parigi i corsi di Barthes, e diventando presto il principale collaboratore di quello che è stato il suo vero e forse unico maestro: il rigorosissimo, e geniale, semiologo lituano-francese Algirdas Greimas. Vive fra l’Italia e la Francia, dialogando fittamente con i principali intellettuali della seconda metà del Novecento (Lyotard, Guattari, Baudrillard, Virilio, Calvino, Eco, Balestrini, Stengers, Jullien, Latour…), svolgendo l’incarico di Direttore dell’Istituto italiano di cultura di Parigi, e trovandosi assegnata la legion d’onore. Ha insegnato in università di mezzo mondo, da Bologna, Palermo, Venezia e Milano a Parigi, appunto, all’America Latina, l’Australia, il Giappone, la Spagna, la Turchia e chissà quante ne sto dimenticando. “ (Gianfranco Marrone, Maestri, guru, ingegneri / Conversazione con Paolo Fabbri, in Doppiozero)

Dal 2001 al 2005 ha collaborato al quotidiano l’Unità curando la rubrica settimanale Parole, parole, parole (Da Wikipedia)

È stato collaboratore di Radio Alice, Bologna, 1976-77. “ (Dal sito ufficiale di Paolo Fabbri) “.  Direttore della Fondazione Federico Fellini di Rimini. “ (Ibid.)

Io non sono di destra. Ma di sinistra nemmeno, questo è sicuro.

Dice che ieri Matteo Renzi ha citato Ken Loach. Anzi, ha citato Cantona. O Candela? Mah. Boh.

Addio a Valentino Zeichen. Che ebbe il coraggio di non vergognarsi di essere un poeta. Addio all’affettuoso ardimentoso.

“ 14 febbraio 1988 A Va’ pensiero Bellezza legge una delle sue brutte poesie. Però fa sapere di essere frocio. (Era meglio quella di Zeichen) “ (Valentino Zeichen nel mio diario)

Non sono sicuro di avere mai letto niente di Valentino. D’altronde, lui ha mai scritto qualcosa? Non sono sicuro che a Roma (a Roma?) qualcuno scriva qualcosa. Non sono sicuro che, in generale, sia possibile scrivere. Non sono sicuro di sapere che cosa significa scrivere.

Chef Rubio, celebre protagonista di «Unti e Bisunti» e ora anche cuoco ufficiale di Casa Italia alle Paralimpiadi di Rio 2016, sforna quattro nuove ricette per la sua web-serie « Segni di gusto » in Lingua dei Segni Italiana (Lis). Un’iniziativa realizzata in collaborazione con l’Istituto Statale Sordi di Roma (Issr) e in mediapartnership con Repubblica.it. In poco più di quattro minuti il cuoco frascatano, affiancato in video dalla sua Lis coach, Deborah Donadio nel panni di Sous Chef, segna ed elenca ingredienti e utensili necessari per la realizzazione di ciascuna delle quattro pietanze, dalla procedura all’impiattamento. In questa puntata prepara la carbonara. “.

Bisogna mettersi all’altezza del senso comune della gente… non bisogna fare i fenomeni… ci sono troppi fenomeni in giro… “, dice Bersani a proposito del caso De Luca-Raggi. Ne deduco che a Bersani gli piace la Raggi. Per non dedurre di peggio.


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“ Venerdì 1 gennaio 2016 – C’era Pecora… / « E Pecorino… », / dice Valentino. “.


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“ Giovedì 23 settembre 2010 – « Ma da dove viene questa efficacia? Perché un simbolo è efficace e un altro non lo è? “ Il ragionamento va rovesciato. È simbolo ciò che è efficace, che attiva energie, che funziona. Che fa « tremare il corpo ». Comprendiamo tutta la forza simbolica di una bandiera quando c’è qualcuno che la brucia, e qualcun altro che si indigna per questo gesto, altrimenti sarebbe solo un semplice pezzo di stoffa colorata “. » (Intervista al semiologo Paolo Fabbri) (“ « Se ci capita di sentire la Marsigliese come musica di sottofondo in un aeroporto, restiamo indifferenti. Ma nella famosa scena del film Casablanca, quando tutti nel locale la cantano davanti ai nazisti infuriati e impotenti, ci provoca ogni volta un brivido di commozione » “ (Id., ibid.))


Mercoledì 6 luglio 2016

v1097alentino aveva una faccia da bambino, da soldatino. Andava a piedi, ma non camminava, marciava. Era buono, Valentino. Viveva appena fuori porta, fuori dalla Città. Sapeva che non l’avrebbero mai fatto, veramente, entrare.










“ Siena « Confidiamo che la notizia trapelata relativa ad una possibile apertura di un’attività legata al kebab – afferma Marco Casucci, Consigliere regionale della Lega Nord – sia destinata ad essere smentita da chi di dovere; in caso contrario, fin da ora, esprimiamo la nostra totale disapprovazione a questo progetto. ». « Il luogo ideale per un negozio dedito alla vendita di questo piatto tradizionale della cucina turca – prosegue il Consigliere – non è sicuramente quello ipotizzato davanti alla Pinacoteca Nazionale che non merita quest’affronto. ». « Siamo, invece – sottolinea l’esponente leghista – assolutamente favorevoli a preservare le attività tradizionali della nostra regione, ovviamente comprese quelle alimentari. ». “ (Dai giornali di Siena)

L’Affaire Pizza… Come si fa ad andare via dall’Italia? L’Italia è troppo divertente, è troppo buffa…

Valentino: era un “ fenomeno “.

A proposito di “ fenomeni “: “ 14 gennaio 1988 – Molto « moderno », molto « feticistico » il numero della «Nouvelle Revue Française» dedicato a Proust a pochi mesi dalla scomparsa (1923). La prefazione in forma di foto dell’autore morto e dei suoi manoscritti. L’autore come « prodigio ». Il primo degli scritti è – significativamente – quello di una donna: Anna de Noailles. Seguono Barrès (« Ah! Proust, gentil compagnon, quel phenomène vous etiez! ») e Léon Daudet, cioè l’establishment. Poi il fratello (scemo). Secondo Fernand Gregh « il était beau, d’une beauté un peu italienne […] il ressemblait à un prince napolitain […]. Proustifier […] une attitude un peu trop consciente de gentilesse avec ce que le peuple eût appelé des “  chichis “ interminables et delicieux ». Per Lucien Daudet « le sens social était pour lui ce qu’est pour certains oiseaux le sens de la direction ». Il pittore Jacques Emile Blanche tiene a far sapere subito che era « en train de relire la correspondance de Henry James » quando ha appreso la triste nuova, e poi parla a lungo dei vestiti. « Son ennemi le soleil », dice Soupault. Gide cita una frase da Les Plaisirs et le Jours: « La vie est une chose dure qui serre de trop près, perpetuellement nous fait mal à l’âme. A sentir ses liens un moment se relâcher, on peut éprouver des clairvoyantes douceurs ». “.

La letteratura è “ fenomenale “?

Dissolvenza “. Al professor Belpoliti non basta essere diventato giornalista, vuole diventare anche regista…

Repubblica costruisce la leggenda di Valentino. Hanno cominciato dal giorno dell’ictus. Sono i soliti. I soliti repubblichini. D’altronde Valentino era un personaggio mondano.

E comunque, caro Magrelli, non credo che Area di rigore abbia qualcosa a che fare con il calcio, ma con il rigore, sì – un rigore “ mondano “, naturalmente: “ è di rigore l’abito scuro “ etc.

E in società come si sta? « La prima regola per stare a tavola è saper stare zitti. “ Come parla quello? ”, chiedono del nuovo arrivato. “ Sa tacere al momento giusto ”, rispondono. È più importante il tuo silenzio di quel che dici. » “ (Intervista a Valentino Zeichen (2015))

La Grande Bellezza… Mah. Beau.

Da sempre viveva in una baracca (questa sì che resterà una delle più grandi opere d’arte povera mai congegnate da artista, nonché porzione di Patria trasmigrata in Patria Roma adottiva) “ (Dai giornali)

Poi capisco perché Moravia lo accostò a Marziale. Perché Valentino, effettivamente, era “ marziale “…

Era poverissimo ed elegantissimo. “ (Dai giornali)

Il poeta che viveva in una baracca “. Un fenomeno da baracc-one?

Soprattutto la sua poetica ha contemplato il dondolio del tempo. E il paesaggio romano. Un paesaggio raccolto in una città che è anche universo perturbato, pieno di piccoli e grandi allarmi, ora detti, ora lasciati intendere con composta finezza, anche nella parola secca, volgare, masticata nella cornice di un canto che, nello stile talvolta aforistico e didascalico, non segue la melodia della voce. E in questo stridere d’espressioni trae la sua energia. “ (Dai giornali di Trieste)

Aveva recuperato la parola e prendeva parte alla vita del reparto ospedaliero anche scherzando con gli altri pazienti, « ma soprattutto ascoltava, lanciando ogni tanto una massima o una battuta – osserva sempre Regali – Era come se stesse vivendo un momento soprattutto dell’ascolto ». “ (Dai giornali)

“ [S]i era ritagliato consapevolmente un ruolo ben preciso, una specie di maschera di poeta-giullare o cortigiano, fumista e libertino, che si riserva tuttavia, proprio a partire dal riconoscimento di questa posizione, diciamo così, parassitaria, la libertà di dire e di colpire. Si è voluto insomma l’esatto opposto di un poeta engagé, per praticare semmai una sua diversa contro-educazione, una educazione a rovescio, demistificante, costantemente rivolta contro i luoghi comuni del pensiero, della morale, dell’azione umana, della lingua, come già i surrealisti, i poeti da lui più amati, gli avevano fatto intravedere. “ (Dai giornali)

« Ha la lingua sciolta ed è un bel ragazzo, alto, magro, l’aria ispirata e un’eleganza innata. Tutto il contrario di un pappagallo da strada. Se non è stato l’inventore del rimorchio culturale (la cultura come pretesto), è stato sicuramente uno che ha mescolato bene eros e arte, nella letteratura e nella vita » “ (Disse Stefano Malatesta)


Giovedì 7 luglio 2016

s1278i domandava ieri Belpoliti che film o docufilm avrebbe potuto trarre uno come Pasolini dalle vicende “ sincroniche “ di Valentino Zeichen e del giovane americano trovato morto sotto il ponte Marconi a Roma. Quello che penso io è che, comunque stiano le cose, quello in cui ci troviamo a vivere e a interrogarci ha effettivamente l’aria di essere un film. Un film era sicuramente Valentino Zeichen, un film la sua letteratura, la sua baracca, la sua miseria. Un film sono i suoi “ amici “, tutti quelli che ora ne parlano, ne scrivono etc. Un film è la città di Roma, nella quale c’è di tutto, ma la letteratura assolutamente no. Un film sono gli architetti che si occupano di letteratura, cioè di una cosa di cui non sanno assolutamente niente, ma ciononostante non cessano di occuparsene, anzi si può dire che, da parecchio tempo, non fanno altro che questo. [*] Per non parlare dei giornalisti, il cui mestiere è appunto parlare delle cose facendo in modo che non ci siano più, che smettano di esserci, che muoiano nel momento stesso in cui se ne parla. È questo quello che fanno i milioni di addetti all’Informazione, l’esercito dei necrologisti, perché tali sono, anche se non sanno di esserlo. (Poi c’è Google che mi informa che oggi è il 155esimo anniversario della nascita di Nettie Stevens. E io penso che, se le nascite devono essere queste, allora meglio le morti, meglio i necrologi etc.) [*] “ 18 aprile 1984 – Gli architetti vogliono ri-fare i caffè letterari. Hanno fatto anche il progetto. “.

La gente guarda i Cinquestelle, ma non pensa che sono onesti, pensa che sono furbi. E li vota. Il manipulitismo continua.

Dice che La femmina nuda di Elena Stancanelli diventerà un film. Mi sembra il minimo, dico io. Anzi, nemmeno tanto minimo.

Michele Serra ci ripensa: quanto tempo abbiamo perso a “ demonizzare “ Berlusconi… Eppure dovrebbe saperlo: demonizzare è sempre meglio che lavorare…

“ 18 aprile 1945 – Abbiamo eliminato due fascisti “ (Saverio Tutino, Diari)

Non ha mai avuto una lira “ (Dai giornali)

Come viveva, esattamente, Valentino? Non ho mai fatto niente per saperlo. Lo incontravo a cena, ogni tanto, ci parlavo, all’incirca, ci scambiavamo qualche segno di affettuosità, nient’altro. D’altronde, io, a Roma, da trent’anni, non voglio sapere niente di nessuno, perché non conosco nessuno, mi sono reso conto di non conoscerlo. E poi, diciamolo, i poeti mi fanno un po’ paura… Per non parlare dei giornalisti. Che quelli, proprio non so chi siano.

“ Di dove siete… di Milano? “, domando ai due nonni con la nipotina con cui dividiamo la stessa panchina. “ Sì, quasi… di Sesto… “, rispondono e mi domandano: “ E voi? “. Quando dico: “ di Roma “ si illuminano: “ Nostra figlia c’ha vissuto a Roma… cinque anni… stava tanto bene… gli piaceva tanto… poi è rimasta incinta… di due gemelli… ed è tornata su… “. E io, non so perché, insisto: “ E a Roma dove abitava? “. “ Alla… come si chiama?… la Bufalotta… “. Bum: è come se avessi sentito un colpo di cannone. Taccio, non sapendo che dire. E così m’imparo: a farmi i fatti miei, a fare domande stupide, a non rendermi conto che Roma è anche dove non mi aspetterei che ci fosse etc.

Quando sento che la ministra inglese dell’Energia si chiama Andrea io penso che gli inglesi hanno un vizio. Che è quello di prendere per il culo la gente. Del resto, pace all’anima sua, ce l’aveva anche il mio nonno. Che mi diceva che Andrea è un nome da donna. Lui lo faceva per scherzare, ma io mi incazzavo lo stesso. E, ora che ci ripenso, mi incazzo anche di più.

La Lectio Magistralis, che introduce al corso, sarà tenuta da Ennio Peres, enigmista italiano, che ha ideato per sé la definizione di « giocologo ». Laureato con lode in matematica, è stato professore di matematica ed informatica prima di iniziare ad operare per la diffusione del giocare con « Lettere e cifre » (titolo di una rubrica che ha tenuto sul quotidiano La Stampa). Ha collaborato con vari giornali e riviste, da Paese Sera l’Unità; su Linus cura dal 1995 la rubrica di giochi Scherzi da Peres, che riprende l’esperienza dei Wutki, rubrica di giochi logici, linguistici e creativi. “ (Dai giornali di Siena)


ROSSORI

Sotto la foto del figlio della sindaca Raggi nell’aula del Campidoglio insieme alla mamma scriverò la seguente didacalia: “ Sono Piccoli Questi Romani “.

capitolium


Venerdì 8 luglio 2016

v373alentino aveva una specie di casa, una casa per modo di dire, tanto per dire di avere una casa. Ce l’aveva da molto tempo, perché una casa, per essere tale, deve durare il più a lungo possibile. Valentino stava lì, lo sapevano tutti, perché quello che conta è stare. A pensarci bene, non ha fatto che questo: restare lì dove era arrivato, venendo nessuno sa da dove. Perché Valentino era un profugo, un espatriato, uno spostato. In principio, all’inizio della sua storia, c’era questo: uno spostamento, un trasferimento, una privazione, una perdita. Valentino era senza una patria. Forse ce l’aveva avuta, ma da molto tempo, “ da sempre “, non ce l’aveva più. Valentino aveva una casa – una specie di casa -, ma non aveva nient’altro. Era privo di tutto, era un uomo “ senza “. Aveva solo le scarpe, per camminare. Per non fermarsi mai. Per andare nelle case degli altri. Per tornare, ogni volta, nella sua casa, per rin-casare, tanto per rin-casare. (Valentino: era “ ino “ di suo, senza bisogno che glielo dicessero. Valentino: era “ ino “, ma non era un diminuitivo)

Tutti allegri dibattono del Monte. Anzi, Allegranti.

La tragedia del Monte. La tragedia di Siena. Comincia a incuriosirmi.

Dallas… Dallas…  questo nome non mi è nuovo…

Il “ babbo Monte “… Nella “ città della Vergine “? Ma mi faccia il piacere… mi faccia.

Alla tedesca bionda che, alla fine, è stata l’unica a degnarsi di darmi un passaggio – ebbene sì, a 71anni mi capita ancora di fare l’autostop -, mi rendo conto appena sceso di avere detto: “ My husband “. Chissà che avrà pensato… E comunque il mio inglese non è più quello di un tempo.

Mandando in giro un po’ a casaccio i miei diari che cosa voglio dimostrare? Che c’era uno che sapeva scrivere, che avrebbe potuto sapere scrivere? E poi, quando? È, diciamolo, una storia vecchia, troppo vecchia per raccontarla a qualcuno, perché interessi a qualcuno. Meglio metterci la classica pietra sopra – prima che ce la mettano gli altri.


Sabato 9 luglio 2016

s1279tamani penso al babbo. Si muoveva sempre, come se avesse paura di fermarsi. Il babbo, soprattutto, aveva paura. Ora che ho l’età che aveva lui quando è morto, penso che anche io, dopotutto, non ho altro che quella.










Il Premio Strega: dove si vede che gli scrittori bevono.

Garufi… Garufi… questo nome non mi è nuovo…

“ La dedica dello scrittore è stata a Valentino Zeichen « persona cara e nobile, aquila libera che ha protetto e consigliato i miei figli e tutti noi ». Il caso ha voluto infatti che proprio ieri mattina, nella stessa giornata della finale, si siano svolti i funerali dello scrittore, il cui libro, La sumera (Fazi), era stato escluso dalla selezione della cinquina. “ (Dai giornali)

“ La scuola cattolica diventerà un film “ (Dai giornali) (“ Quinta La femmina nuda di Elena Stancanelli (25 voti) con la storia intensa di un’ossessione amorosa che presto vedremo sul grande schermo. “ (Ibid.)

Scrivere è una dannazione. C’è chi è con-dannato a scrivere. C’è chi non lo sa. C’è chi non ci vuole pensare. C’è chi la butta sul ridere. C’è chi crede che, comunque, si tratti di una cosa provvisoria. C’è chi sa che si tratta di un ergastolo. Fine pena mai.

Chi ha vinto il Premio Strega, Albinati o Affinati? Non saremo mai sicuri di saperlo.

È stata una strana serata, con il pubblico seduto nella Sala Sinopoli come a San Remo o ai David di Donatello, ma era tutto più soporifero. “ (Dai giornali)

“ « Il mio rammarico – ha spiegato Mastella – è che Benevento c’entra poco attualmente, a quanto viene espresso industrialmente [il riferimento è al liquore a base di erbe prodotto dal 1860 dalla Strega Alberti di Benevento]. Dalla splendida anche se torrida Villa Giulia a qua: se qua è spersonalizzato, tanto vale farlo a Benevento. La città lo accoglierebbe con amore » “ (Dai giornali)

Tutti i giornalisti sono di sinistra. E dovranno renderne conto.

Il babbo era un po’ scemo. E anche io non scherzo. Anzi, io di più.

I due, tra l’altro, sono quasi omonimi, e c’è chi ancora li confonde e si sentono ogni tanto gli uffici stampa disperati precisare: « No, signora, io non sono quello di Albinati… ma di Affinati… ». E viceversa. “ (Dai giornali)


ROSSORI

Sotto la foto delle tre turiste che fanno il bagno nella fontana del Gianicolo scriverò la seguente didascalia: “ Gianiculì Gianiculà “.

gianicuì


ARCHIVIO

“ 21 settembre 1985 E proprio ora aprendo un libretto su Corrado Alvaro a quella pagina dove c’era una piegolina che non mi andava che ci fosse leggo il seguente testo tratto da Quasi una vita (Taccuini ‘39-’41): « Certi giorni, è una pena svegliarsi dal sonno, perché è finita la dimenticanza. Un tempo lontano, quando qualcuno cercava di noi… e si sapeva che cercasse di noi, ognuno di questi annunzi era una promessa, e l’ignoto una speranza, la fortuna… ora ci si mette in agitazione se qualcuno annunzia una visita, se una voce sconosciuta parla al telefono, se qualcuno è passato a chiedere di noi al portiere. Tutto quanto si annunzia di nuovo, è male. ». “.


Domenica 10 luglio

E810virgsiste ancora il mediano? “ (Omnibus, La7, ore 8. 33 – Titolo della puntata: “ Economia e calcio: torna l’Italia del catenaccio “ – Con Bruno Pizzul, il professor De Masi etc.) (Cfr.: “ 21 dicembre 1987 Il giornalista tratta ogni genere di argomento ma solo quando si parla di calcio vedi che si entusiasma. “)








Quando vedo il giovanottino in pantaloni corti, tutto bianco, con la maglietta rossa, con gli auricolari agli orecchi, ma con in testa una specie di borsalino, uno di quelli piccoli, di quelli per scherzo, che si vendono dappertutto, che comprano i turisti, penso che, scherzo o non scherzo, un cappello è sempre un cappello. Penso che, nonostante non lo porti veramente più nessuno, il cappello non passa, veramente, di moda. Perché il cappello non è un accessorio qualsiasi dell’abbigliamento, è qualcosa di diverso, è molto di più. E comunque piace. Come sanno benissimo i produttori e i venditori di cappelli. Che, da quando il cappello è divenuto uno scherzo, non è da escludere che ne vendano più di prima. Io il cappello l’ho portato, e in qualche momento anche di gusto. C’è gente che è inimmaginabile senza il cappello in testa, così come ce n’è almeno altrettanta che è inimmaginabile con. Per esempio, ora che ci penso, il povero Valentino. E anche per questo, dico a stare senza, ci voleva un bel coraggio etc.

Cesare Pavese: la cucina e i falò “ (Titolo di Repubblica in occasione del festival letterario di Santo Stefano Belbo)

L’immagine. Vedendo Crozza nel senso del pubblico di Crozza mi rendo conto che ci sono quelli che approvano quello che vedono. Per esempio, il babbo. Approvava la tv. Nel senso di Rai-Radio Televisione Italiana. Nel senso di “ Mamma Rai “?


ROSSORI

Sotto una foto di Michel Houellebecq scriverò la seguente didascalia: “ Laidesse oblige “.

houell2


ROSSORI

Sotto la foto della sindaca Raggi insieme al figlio che le scatta una foto scriverò la seguente didascalia: “ La grande mammezza “.

raggifiglio


Lunedì 11 luglio 2016

i1978l ritorno. Io ero riuscito a tornare. Ma ho dovuto di nuovo andare via. Un ritorno fallito.












Red is the first color / In principio era il rosso. Nei colori della terra, nel cuore che batte. Rosso è audacia, un colore che si conquista. Una regola fondamentale. Rosso è vita. “ (Pubblicità Shiseido)

Vedo un po’ di baci famosi nello spot di presentazione di un programma di film in tv e capisco perfettamente che cos’è il cinema: è il si dice ma non si fa. Ragazzini furbi (il mondo salvato dai).

La postina: fuma. E la letterina? Sarà per un’altra volta.

Quando stamani ho sentito usare la parola “ cattivo “ a proposito di Matteo Renzi da parte di una giornalista del Manifesto – diceva che il premier vuole dimostrare di non essere così “ cattivo “ come lo dipingono -, io mi sono commosso. Intendiamoci subito: non voglio parlare di politica, voglio parlare della cattiveria. Anzi voglio parlare di me. Che, a giudicare dalla mia nonna, ero “ cattivo “. E me lo diceva sempre, l’indimenticata vecchina. E io sapevo che non era vero, ma, in un certo senso, lo era anche. Il fatto è che lei era vecchia, e io ero un bambino… (La giornalista del Manifesto, invece, era giovane.. )

Poi c’è la vecchia che spinge il passeggino. Ma non c’è nessun bambino. Perché non è un passeggino, è un appoggino, un aiutino. Per la vecchia. E basta.

Poi vado a comprare un po’ di panna da cucinare e vedo che quella della salumeria indossa una canotta con scritta “ Sauvage et libre “ su teschio con cappello militare con simbolo pacifista. Inoltre è totalmente tatuata, sulle spalle, sulle braccia etc. Insomma, mi sono preso la panna ma anche un bello spavento.

Virginia Raggi ha twittato: Ripuliremo Roma, vinceremo l’inciviltà “.

È un trend inarrestabile “ (Da un tg)

Il cinema, ovvero la passione dell’invisibilità. Il cinema: chi l’ha (mai) visto?

Poi vedo lo spot Tim e c’è la ragazzina che dimena il culetto. Non dico che non sia carina, che non sia un bel culetto. Però mi chiedo: tutto questo rumore, questo fracasso, per un culetto, praticamente per niente? Eppure è così.

« Che cosa fai? » « Conto topi » « È divertente? » « È un passatempo ».


ROSSORI

Sotto la foto della sindaca Raggi in visita a Tor Bella Monaca scriverò la seguente didascalia: “ (Tor) Bella Monaca “.

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ROSSORI

Sotto un’altra foto del “ sopralluogo “ della sindaca Raggi a Tor Bella Monaca scriverò la seguente didascalia: “ Toposcopia “.

sindaca2


Martedì 12 luglio 2016

q1116uando ieri sera ho sentito l’onorevole Gianfranco Fini che criticava il presidente del Consiglio Renzi accusandolo di comportarsi da “ primo della classe “, io ho ripensato a quel diario che dice: “ 7 dicembre 1994 Alla Mussolini non gli piace Borrelli a cavallo. Anche i fascisti sono antifascisti. “. Così, stamani, penso che sia venuto il momento di rileggere l’Elogio di Franti di Umberto Eco (1963): “ E ha daccanto una faccia tosta e trista, uno che si chiama Franti, che fu già espulso da un’altra sezione. “. Già, una faccia. In principio era una faccia…





Gli Esami di Stato o lo Stato degli Esami (che non finiscono mai)?

E comunque leggere rimane uno dei modi migliori di perdere tempo.

Ci sono stati nella mia vita dieci o forse quindici anni in cui io ho solo perso tempo. L’ho capito poi, quando ho smesso di perderlo. Ma era troppo tardi.

Sia detto una volta per tutte: non ridono, mostrano i denti.

Arriva l’estate e io comincio a sudare. E a odiare quelli che non sudano.

« Avevi notato che in “ sudare “ c’è un “ sud “? » « No, ma ora che ci penso mi sembra ovvio ».

Poi, nel mezzo della “ tragedia pugliese “, appare il signor Mauro Corona, con il suo proverbiale sigarino in bocca, con il suo immancabile fazzoletto in testa, etc. etc. Dove si dimostra che la situazione, per quanto sia drammatica, assolutamente non ha intenzione di essere seria.


ARCHIVIO

“ 8 febbraio 1995 – « Con due “ d “? » « No, con una:.. “ Sudario “… “ Sudario “… ». “.


Mercoledì 13 luglio 2016

n1086on mi sembra, francamente, di poco momento che il capitano della Sovrana Contrada dell’Istrice nonché Rettore del Magistrato delle Contrade si chiami Nicoletta Fabio. A dimostrazione del fatto che Siena è una capitale della Cultura anche quando non si rende conto di esserlo.









Scopro un nuovo libro di poesie di Cesare Viviani e, come le altre volte, penso che mi abbia rubato qualcosa. Per esempio, è andato a Milano, mentre invece, a Milano, se volevo scrivere, dovevo andarci io. Se volevo scrivere.

Il fatto è che per fare qualsiasi cosa ci vuole una certa quantità, un certo quoziente, diciamo così, di dedizione.

Guarda, Paolo, che questa storia fra me e te finisce molto male “ (La ragazza, al cellulare, qua sotto. Poi è entrata nel portone)

Non avevo mai sentito così profondamente il vantaggio della musica, che dice tutto e niente, di fronte alla precisione della parola; anzi di fronte alla protezione non impegnativa dell’arte in genere in confronto con la crudezza rivelatrice della confessione diretta. “ (Thomas Mann, Doctor Faustus, 1947)

Il binario morto “ (Titolo di un giornale)

« La strage del pensiero unico… » « “ Binario “… ha detto “ binario “… ».

Quando sento che la sindaca Raggi ha detto che, oltre a quello dei topi, c’è anche un “ rischio serpenti “, io ripenso a un diario: “ 24 agosto 1993 – Cara amica, se, parlando del Sessantotto, degli anni Ottanta, della comunicazione, del linguaggio, mi racconti la storia dei due serpenti che ti entrarono in casa e che tu cacciasti a bastonate, io capisco solo che non ti piacciono i serpenti. Non so se mi spiego. “.

Quando leggo che Roberto Saviano, lanciando il suo consueto j’accuse, ha detto che “ muoversi al Sud è un’impresa da avventurieri “, io penso che non potrei dimostrare che Roberto Saviano è un avventuriero, ma che non conosce l’italiano, quello sì. Cioè che per lui tentare di parlarlo è un’avventura, quasi come muoversi al Sud, anzi, forse, di più.

Poi ripenso a Gianni F. Mi sembrava un po’ buffo, incredibilmente goffo. Però, a suo modo, aveva successo. Era tutto parecchio strano, a ripensarci. Alla fine, incredibilmente, goffamente, stranamente, fece quello che fece. Non era un sogno, erano gli anni Settanta.


Giovedì 14 luglio 2016

q1117uando ieri sera, mentre davanti a me scorrevano sullo schermo i titoli di coda di Mister Chocolat, un film, va detto, che non mi era piaciuto quasi per niente, ho sentito alle mie spalle una voce femminile che diceva: “ È molto triste “, ho pensato che il pubblico del cinema è assolutamente stupido. Ho pensato anche che non è un caso che il cinema piaccia tanto ai romani perché i romani sono stupidi, Roma è una città stupida, anzi la città più stupida che abbia mai conosciuto etc. Mi piacerebbe riuscire a dire meglio in che cosa consiste questa stupidità. Per ora posso solo dire che non sono per niente sicuro che “ stupidità “ sia la parola giusta per definire quello che Roma, nel senso di romani, nel senso di pubblico del cinema, è. Il film di ieri sera era la storia di una coppia di clown nella Francia della fine del secolo diciannovesimo. C’è da dire che l’attore che interpretava il clown “ bianco “ somigliava moltissimo a Charlie Chaplin da giovane, quando faceva il circense, e infatti, come ho poi scoperto, è il nipote – bisnipote? trisnipote? – del grande Charlot. Detto questo non c’è da dire molto altro. È, per così dire, la “ tradizione del nuovo “, che comunque è parecchio invecchiata anche lei.

La “ sindaca “. Ovvero: cambiare tutto per non cambiare niente.

Poi ripenso a un diario: “ 12 marzo 1994 – Non c’è nessuna differenza fra Roma città aperta e Scarpette rosse. Il cinema è il cinema è il cinema. “. Penso che non ci ho ancora pensato abbastanza.

E intorno alle lamiere il canto straziante delle cicale “ (Titolo di un articolo di Filippo Ceccarelli)


Venerdì 15 luglio

d1113ice che è morto lo scrittore ungherese Peter Esterhazy. Dice che è morto di un tumore al pancreas. Dice che aveva scritto un Diario del pancreas.











A proposito del massacro di Nizza, io, tanto per cominciare, mi faccio tornare in mente un diario: “ 22 febbraio 1986 – « Torna il terrorismo », scrivono i giornali tutti contenti. “.

È Audrey Racine che, the day after, ci legge il telegiornale. Anche le tragedie, penso, non sono più quelle di un tempo.

Io prego per le vittime, ma prego anche per i carnefici. Mentre prego, nel senso che cerco di condividere, nel senso di provare anche io, di sentire anche io, un po’ di quel mostruoso terrore, di quello spaventoso dolore, mi chiedo, e chiedo: perché sono impazziti? chi li ha fatti impazzire? C’è chi pensa che erano pazzi fin dall’inizio, io lo so, e può anche darsi che abbia ragione. Ammesso che si tratti di ragione… (E comunque, quello, secondo me, probabilmente, era soltanto un matto)


Sabato 16 luglio 2016

g482li “ analisti “: sono milioni. Milioni di milioni.













“ Siena – Woody Allen sarà a Siena a fine settembre, ospite del Terra di Siena International Film Festival. Lo ha anticipato ieri sera la Presidente, Maria Pia Corbelli, durante l’evento-anteprima de Le scoperte del cinema, all’Orto de’ Pecci. “ (Dai giornali di Siena)

Quando sento la giornalista che dice che quella di Nizza è stata denominata “ la strage dei bambini “, io ripenso a un diario: “ 14 febbraio 1986 – « I hope Russians love children, too ». (Sting, dei Police) “. Insomma, penso che è un bel po’ che questa storia va avanti – senza che io ci capisca qualcosa. Forse perché non sono un bambino – e nemmeno un poliziotto.

E ora, gli scemi, non sapendo che dire, evocano Duel, o Christine la macchina infernale, non sapendo che fare, poveracci…


ROSSORI

Sotto la foto dell’uomo che, in Turchia, si stende sotto a un carrarmato scriverò la seguente didascalia: “ Sottomissione ”.

sottomissione


EX LIBRI

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EX LIBRI

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ARCHIVIO

“ 22 giugno 1991 – « Dio bono! O che c’hanno paura d’esse’ sbarbati? », esclamò il mio amico torcendosi all’improvviso nel sedile, mentre, come a sottolineare la frase, riportava a terra la gamba che aveva accavallata sull’altra. Il marchese Gino Strozzi Malpighi, peraltro gentiluomo cosmopolita e amante dell’avventura, si difendeva sempre dalle novità. Quegli ulivi pugliesi dai poderosi tronchi attorcigliati, come un prolungamento visibile anzi ostentato delle radici, quei massicci mostruosi pletorici esagerati spudorati garbugli di legno ritorto, avvinghiati al terreno come creature extragalattiche, come immani inusitate piovre, appiccicate lì dalla notte dei tempi, lo avevano colpito. Sorrisi. Il treno filava tranquillo nella frescura dell’alba. Si andava verso Sud, ancora una volta, io e il mio buffo compagno di viaggi.


Domenica 17 luglio 2016, Montallippo (Martina Franca) (TA)

l1829eggo Michele Serra: “ Dal grande editore al piccolo sito, dalla testata con milioni di contatti al blogger di tendenza, ognuno di noi, ma proprio ognuno, deve sapere che la guerra in corso è in larga misura anche una guerra mediatica. Più di ogni guerra mai combattuta. “. Leggo e stupisco: come avrà fatto a capirlo? come se ne sarà accorto? chi gliel’avrà detto etc.? Drôle de guerre…








Lunedì 18 luglio 2016

q1118uando si annodava l’asciugamano sulla testa mi sembrava un’attrice di un film francese degli anni Trenta. Non era bella – non lo era mai -, ma era “ potente “, nel senso di evocativa, di violentemente suggestiva. Del resto, non era solo lei. Tutto, a miei suggestionabili occhi, sembrava, allora, un film. Un vecchio film, un film degli anni Trenta. Un bel film, uno di quelli potenti, che non invecchiano veramente mai. Uno di quelli che mi erano sempre piaciuti, che avevo “ amato “, come si ama, quando si ama, il cinema. A mio rischio e pericolo, ma a me, allora, piaceva rischiare…




Quando leggo l’interessante articolo di Marco Belpoliti sulla storia dello zucchero, io, anche perché non ho voglia di fare fatica, ripenso a un diario: “ Giovedì 10 settembre 1998 – « Girando dalle parti di Lambrate – una periferia più chiara, ordinata, rarefatta – fuori da un muro aleggia odore di cioccolata: è uno stabilimento per il cacao. Considerazioni sul lavoro di un’operaia addetta all’impacchettamento delle caramelle. Il sapore dolce che aleggia per tutto il reparto. Materia prima, lo zucchero. Problemi umani dei dolciari. [1951] » (Ottiero Ottieri, La linea gotica / Taccuino 1948-1958) “. Già scritto per già scritto, io preferisco quello che è stato scritto prima.

Quando scrivo “ ripenso “ il correttore automatico mi corregge sempre: “ ripensò “. Come se non gli andasse giù che qualcuno ripensi, qui e ora. Come se ripensare fosse una cosa che non si fa più, una cosa di altri tempi, una cosa da gente che non usa il telefonino etc. “ E ripensò le mobili / tende, e i percossi valli, / e il lampo de’ manipoli, / e l’onda dei cavalli “…

Ieri la tappa del Tour è stata vinta da tale Pantano, che non è italiano, ma colombiano, ed era già diventato un po’ famoso perché l’avevano fotografato mentre pedalava con l’ombrello aperto. Anche i Pantani non sono più quelli di un tempo.

Questo diario è totalmente falso, anzi, “ falsetto “. È un diario “ à la manière de “. È scritto per fare il verso agli scrittori di diari. Del resto io resto essenzialmente un lettore di diari (altrui).

“ 20 dicembre 1941 – Morandi mi confessa di aver bruciato il mio diario di 10 anni che gli consegnai mesi fa per timore della polizia. “ (Leo Longanesi, Parliamo dell’elefante (Frammenti di un diario), 1947)


Martedì 19 luglio 2016

i1911 colored sparano. Come se essere colored non fosse abbastanza. E invece, in un certo senso, lo è.












“ Farsi vedere “: c’hanno tutta una vita – una storia – davanti.

A Michele Serra le donne nude anti-Trump di Tunick non lo convincono. Dove si vede che un giornalista non è la stessa cosa di un fotografo.

Una donna, bianca, magra, quasi malata, ma non è malata. Fa sempre la sua porca figura. (Lido Archeolido, Savelletri (BA), ore 14. 44)

Nel diario di Longanesi si legge spesso la parola “ italiani “. Gli italiani qui, gli italiani lì. Dove si capisce che Longanesi era italiano e, almeno in un certo senso, ci teneva a esserlo. D’altra parte, parlare degli italiani è una cosa che gli italiani fanno spesso, praticamente sempre. Ammesso che gli italiani esistano.

Bionda, capelli all’indietro, lanciava baci ai turisti mentre si immergeva nelle acque di Fontana di Trevi, a Roma. La citazione era più che chiara. Una misteriosa donna ha evocato la celebre scena della Dolce Vita camminando dentro la fontana romana proprio come l’attrice Anita Ekberg nel film di Federico Fellini. Il mistero però è durato solo poche ore. La bionda è una scrittrice tedesca di 54 anni. Il bagno è stato un espediente per tentare di pubblicizzare il suo libro in uscita, un omaggio all’Italia e allo stile delle « mistress » all’italiana. « I vigili sono stati molto carini, mi hanno aiutato a uscire dalla Fontana – spiega la donna – mi hanno fatto un verbale nel quale ho spiegato che l’ho fatto perché amo l’Italia, amo Fellini e voglio la Dolce Vita ». Poi aggiunge: « Per il bagno sono stata multata e ho pagato in contanti, recandomi a prelevare al bancomat con gli stessi vigili, la cifra di 450 euro ». La conferma arriva anche dalla Polizia Locale che in un comunicato fa sapere: « La donna, che era accompagnata da un fotografo, è stata sanzionata ai sensi del regolamento di Polizia Urbana, “ conciliando “ sul posto il verbale previsto di 450 euro. Ulteriori esami sono stati poi eseguiti per la verifica di eventuali danni alla fontana ». “ (Dai giornali)


Mercoledì 20 luglio 2016

s1280virgiena Per la gente del posto è la « torre dell’Isola », per gli addetti ai lavori un « residuo » di architettura industriale, per il paesaggio un « cazzotto in un occhio ». Per quanto ci si sforzi, questo « birillo » degli anni sessanta, è una vera e propria deturpazione della campagna senese. La leggenda narra che doveva essere un illuminante fabbrica futuristica per la produzione di pomodoro in polvere. Fu inaugurata con tanto di benedizione delle autorità e della Curia, ma, un mese dopo, cessò definitivamente la propria attività: praticamente aprì e chiuse contemporaneamente. Da allora è rimasta lì, alla mercé del tempo e degli agenti atmosferici, a testimoniare l’ennesimo caso di scempio del paesaggio e dell’inefficienza industriale. Data la sua altezza, la si vede ad occhio nudo da mezza provincia di Siena e dalla Torre del Mangia, sembra proprio voler rovinare la cartolina di chi getta lo sguardo a sud, verso la Valdarbia. Nell’unico territorio che può vantare ben quattro siti patrimonio dell’Unesco, un orripilante obelisco si erge a disturbare l’orizzonte « ove il guardo mira ». E pensare che la « colonna » incriminata è ad appena duecento metri dall’antica Chiesa di San Michelangelo di Ponte a Tressa, trecento metri da quella di S. Ilario di Isola d’Arbia (testimoniata già intorno all’anno Mille) e vicino ad un podere che fu dei Borgia. Questa struttura, denunciata in passato anche da Italia Nostra, pur essendo al confine con il Comune di Monteroni d’Arbia, è di poco all’interno del territorio di quello di Siena a cui ogni azione competerebbe. In passato sono state fatte anche petizioni e richieste di demolizione, cassate a volte perché troppo costose, altre (motivazione più comica) sostenendo che comunque trattasi di « testimonianza di architettura industriale ». Ma quale architettura industriale? A parte che qui di « industriale » non è mai partito nulla, ma la torre-silos era solo un contenitore dove il prodotto veniva liofilizzato con un procedimento a « piani » al termine del quale si otteneva la polvere di pomodoro. Quindi una cattedrale del fallimento o forse della speculazione industriale che, ancor prima delle testimonianze alla Striscia la Notizia, già dava i suoi frutti. Ma non è tutto! La nostra « bellissima » opera d’arte, è stata inserita (Ottobre 2010) in una mostra di Oliviero Toscani in quel di Suvereto (PI), presso la Cantina di Petra, selezionata appositamente come testimonial delle brutture che deturpano il paesaggio toscano. E allora, non è finalmente l’ora di toglierla di mezzo? Facciamo due conti e vediamo quanto può costare e magari troviamoci uno sponsor. Trasformiamolo in un evento e vedrete che il costo sarà ragionevole. “ (Dai giornali di Siena) (Questa notizia si intitola: “ Paese che vai, « ecomostro » che trovi “)

Che io sappia, nessuno ha mai riflettuto sul fatto che il più importante intellettuale italiano della prima metà del secolo scorso si chiamava “ Croce “ – e per di più “ Benedetto “, e per di più “ don Benedetto “.

“ 10 gennaio 1944, Napoli – Magnasco e Ribera in tempi di C.L.N. “ (Leo Longanesi, Parliamo dell’elefante, cit.)

Leggo Longanesi: “ 13 gennaio 1944, Napoli – Leggo con grande diletto Promenades littéraires di Remy de Gourmont, critico elegante, sottile, spesso acuto. Vien fatto di pensare ai nostri critici, sordi, monotoni, pesanti, cattedratici i quali leggono un autore con lo stesso animo con cui un commissario di polizia interroga un criminale. “. Penso che un diario è sempre un po’ patetico. Il patetico è un tragico scritto, un tragico annotato come se fosse possibile annotare il tragico. Patetico è scrivere il tragico. Patetico è scrivere? 

Due paroline ben scritte sotto la realtà. È anche vero che c’è chi non sa scrivere nemmeno quelle.

L’antifascismo, cioè i professori. Otto milioni di professori.


ROSSORI

Sotto la foto del dittatore coreano Kim Jong-un festeggiato dalle mogli degli ufficiali dell’esercito scriverò la seguente didascalia: “ Beato fra le donne “.

beato


Giovedì 21 luglio 2016

s1281tamani ripenso a un diario: : “ 6 giugno 1994 – Non ho mai imparato il greco, e mi dispiace. Dipende tutto da quel professore che, verso il Cinquantotto, sono sicuro che aveva tanta voglia di mettermelo, pardon, al culo. Come un greco (antico?). “. Penso che non ci ho pensato abbastanza. Penso che pensarci è tutto quello che devo fare.








“ 27 dicembre 1943, Napoli – Il senatore è un’ombra, qualcosa che sta fra il Santo Padre, la signora direttrice, l’oracolo di Delfo e il commissario di polizia. Napoli è divisa in due partiti: da un lato gli amici del senatore, dall’altro i nemici del senatore. Muovere qualche critica al senatore equivale a dire male della Libertà e chi vuol prendersi la libertà di muovere una critica, anche la più innocente, al direttore della Critica? “ (Leo Longanesi, Parliamo dell’elefante, cit.)

Ieri, sulla spiaggia, da un nero, ho comprato un paio di occhiali neri. Però ho capito subito di avere preso una fregatura. Perché non sono neri, sono rossi. Così ora vedo tutto rosso: le donne, le case, il mare, le bestie. Non che tutto un po’ rosso non sia, ma così tanto, francamente, mi pare troppo. E non li ho pagati nemmeno poco.

Ora tutti citano Calvino – ieri Belpoliti, oggi Montanari. Dove si vede che una citazione è sempre un’evocazione, uno scongiuro, un toccamento di palle.

Quando stamattina, all’edicola, ho visto sulla front page di Le Monde – lo so, è un po’ strano Le Monde a Locorotondo (BA), ma il fatto è che quaggiù d’estate ci sono molti francesi – un grosso titolo in cui spiccava la parola ” hauteur “, io mi sono ricordato che, dopotutto, io ero soprattutto alto. Alto ci ero diventato, con il passare del tempo, crescendo. Ma il punto è un altro, il punto è che io, di essere alto, ero contento. Cioè esserlo mi sembrava bello, una fortuna o giù di lì. Comunque i francesi sono buffi,: dopo la ” grandeur “, la ” hauteur “…


ROSSORI

Sotto la foto di una ragazza con il volto insanguinato per il pestaggio alla scuola Diaz  di Genova scriverò la  seguente didascalia: “ L’Occidente è rosso “.

diaz2


Venerdì 22 luglio 2016

v1098ado al mare, ma non voglio più fare il bagnante. Nel senso di denudante, scottante, abbronzante. Vado al mare, ma con il mare ho chiuso. Lui è quello che è: immensamente liquido. Io mi sforzo di essere solido. E non è facile, anzi, è, più o meno, impossibile.









Cinquant’anni dopo il Gattopardo, la donna che sghignazza sotto l’ombrellone qua dietro è orrenda e basta. Fine della risata, fine del cinema. Fine delle donne, in un certo senso.

Nella notizia che Baricco ha, blandamente, riprovato la pubblicazione in Einaudi Stile Libro del romanzo Girls di Emma Cline quello che mi interessa non è che Baricco ha blandamente riprovato etc., ma che qualcuno ha scritto un romanzo sulle “ girls “ di Charles Manson etc. E comunque non si trattava di riprovazione, ma di una marchetta, in forma di riprovazione etc. 

Repubblica pubblica quattro pagine di facce dei delegati alla Convention repubblicana. Faccisti di tutto il mondo…

Il terrorismo islamico arriva in Germania. Per la giornalista Tonia Mastrobuoni è, come si dice, “ la morte sua “.


Sabato 23 luglio 2016

o735ggi, mentre sfogliavo una delle rivistine letterarie online che, ormai abitualmente, frequento, mi sono messo a pensare ai “ giovani scrittori “. Ho pensato che, effettivamente, per scrivere bisogna essere giovane e che, dopotutto, quando scrivo, un po’ giovane lo sono anche io. Io però sono anche vecchio, soprattutto vecchio, e questa è la ragione per cui, a conti fatti, io non scrivo. Oppure scrivo un diario. Che sembra una cosa da giovani, da adolescenti etc., ma, invece, è una cosa da vecchi – da moribondi, da gente con un piede-nella-fossa, da gente più-di-qua-che-di-là etc.




I lavoratori: non stanno mai con le mani in mano – anche se non sono mani.

I giornalisti: non si stupiscono mai di niente – sono convinti di riuscire a stupire loro.

Memorie di un antifaccista / Diario 1972-

” Che, c’è la festa? “, domando agli addobbatori al lavoro sulla piazza di Alberobello. “ No, c’è il motoraduno “, mi rispondono. Ecco, penso, qual è il guaio del popolo: non tanto che ama le feste, ma che le ama rumorose, motorose, diciamo così.

C’è un calo vertiginoso delle monache nel mondo “, dice il mio quasi-nipote che sta sfogliando il giornale. “ Sarà “, penso io. Che ne ho appena viste due. Erano alte, bionde, molto giovani, indossavano pantaloncini vertiginosamente corti, camminavano baldanzose, ridendo.

Chi arresta gli insegnanti arresta il futuro “, dice Renzi. “ Chi gliel’avrà scritta? “, dico io. Comunque, bravi anche loro.

Quando vedo che il numero dei “ culturisti “, cioè degli uomini e delle donne che, andando in palestra, mirano a procurarsi un corpo “ statuario “, è piuttosto aumentato, penso che, alla fine, ce la faranno: a fare uscire di testa, sbroccare, impazzire il mondo etc. È lo “ scontro di civiltà “, e non c’è niente da ridere. 

Sfoglio il giornale e penso che la realtà è meno orrenda di come la dipingono i giornali. Comunque è sicuro che i giornali sono più orrendi della realtà. Più orrendi, cioè più “ dipinti “.


ROSSORI

Sotto la foto della giornalista Paola Zanuttini vestita da comparsa dell’Aida scriverò la seguente didascalia: ” La comparsata “.

aida


ROSSORI

Sotto la foto di alcune donne con le mani alzate nel centro commerciale di Monaco scriverò la seguente didascalia: “ La comparsata “.

munchen


ROSSORI

Sotto una foto del principe ereditario thailandese in abbigliamento ultra-casual scriverò la seguente didascalia: “ Bassezza reale “.

bassezza reale.jpg


Domenica 24 luglio 2016

l1830virg” antifaccismo “. Per quanto mi riguarda, bisogna dirlo: io non sono un vero “ antifaccista “. A me le facce piacciono, sono sempre piaciute, persino troppo. A cominciare da quella certa faccia, la sua. Lei si sentiva brutta, io la trovavo meravigliosa. E non ho mai trovato il modo di dirglielo. Forse quello che era in questione era una specie di “ questione razziale “. Perché era piuttosto evidente che non eravamo della stessa razza, ma forse dovrei dire della stessa lingua.






Quando aveva otto anni sua madre annunciò che il padre era andato via con un altro uomo. “ (Dalla biografia della fotografa americana di origini pugliesi Lindsay Addario)

Ora serrata retinae… Me lo ricordo, eccome se me lo ricordo. A quei tempi compravo ancora i libri nuovi, leggevo ancora i poeti, nuovi. Erano i tempi in cui, dopo tanto tempo, avevo “ ritrovato “ la letteratura. A quei tempi, fra l’altro, avevo anche i soldi, che a me, fra l’altro, sembravano troppi. Povero scemo, pensavano i soldi. Perché i soldi pensano, eccome se pensano. Poi ho smesso: di comprare i libri nuovi. Che, da allora, sono diventati sempre di più. Ora non succede più niente. Io non faccio niente. Che compri o non compri non cambia niente. Ogni tanto penso: i libri, potrebbe anche darsi che sia meglio perderli che trovarli…

Venire a sapere della morte della signora Franca Straccali Van Straten – condoglianze -, mi dà modo  – non mi chiedere come – di venire a sapere che nel ’43 a Castellina c’era un podestà che si chiamava Falassi. Il ché potrebbe essere una coincidenza, ma anche no. E comunque il vino Straccali era piuttosto buono (Memorie di un vecchio etilista)

Leggo un’intervista a Kounellis sull’arte povera etc. Penso che anche la miseria vuole il suo sfogo.

Poi vado ad Alberobello a comprare il giornale e la giornalaia mi dice: “ Oggi la Repubblica costa 2,50 perché c’è anche l’Espresso “. Come: c’è anche l’Espresso? “ Sì, bisogna comprare anche l’Espresso… se non lo vendiamo ce lo fanno pagare a noi… “ Ma a Roma non è così… “  A Roma non so, ma qui è così “. Comunque ho pagato e basta. Tanto il Gruppo Editoriale Repubblica-L’Espresso odiarlo più di quanto lo odio è impossibile. (Comunque non tutto il male viene per nuocere. Avendo l’Espresso fra le mani ho potuto constatare che il professor Massimo Cacciari è (diventato) un giornalista dell’Espresso. Non diversamente dal professor Belpoliti – ha scritto un articolo su un libro che si intitola Buchi etc.)

E Alessandro Magno amava a tal punto il freddo a tavola che fece costruire neviere lungo tutto il suo percorso di marcia verso Oriente. Se fosse vissuto oggi sarebbe l’imperatore del frozen e lo chiameremmo Alessandro Magnum. “. È leggendo un articolo del professor Marino Niola sul gelato, che ho l’impressione di capire per la prima volta il concetto di “ freddura “. In ogni caso: vogliono fare ridere, e qualche volta ci riescono anche.


ARCHIVIO

“ 2 giugno 1995 – Stamani il giornale diceva che con la carta straccia si diventa ricchi. Naturalmente si riferiva al riciclaggio di rifiuti cartacei gestito da singoli o organizzati esploratori dei cassonetti della nettezza urbana, ma il sospetto che si trattasse di un’allegra metafora – i giornalisti fanno soldi con la carta antonomasicamente straccia dei giornali – è più che un sospetto. Penso che il mio diario è tutto dentro questa « linea di pensiero ». Anch’io frugo, trovo, riciclo carta che, se non era straccia fin dall’inizio, sicuramente lo è diventata poi. Una specie di arte povera, alla Beuys, anzi pezzente, alla Scalfari.


ROSSORI

Sotto la foto del fondatore di Amazon Jeff Bezos come appare in un cameo nel film Star Trek Beyond scriverò questa didascalia: “ È più facile che un cameo passi per la cruna di un ago… “.

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Lunedì 25 luglio 2016

s1282tamani mi sono svegliato pensando ai fratelli Taviani. Penso che ci sono poche persone antipatiche come i fratelli Taviani. Penso che è pazzesco che abbiamo lasciato che nelle nostre vite entrassero i fratelli Taviani. Mi chiedo come vivano i fratelli Taviani. Mi rispondo: è facile, con i soldi che gli abbiamo dato noi.








Cerco Cendrars nel mio diario, ma non lo trovo. Perché non c’è. Di Cendrars ricordo solo che quarant’anni fa lo leggeva quel mio amico che non leggeva niente e che poi ha fatto lo sceneggiatore. Di Cendrars non so niente, so solo che ha scritto L’oro. A occhio e croce non è il mio tipo. E comunque oggi non è giornata.

“ L’università non serve a niente? “, si chiede l’università della Calabria nell’inserzione pubblicitaria all’uopo allestita. Ma lo fa mostrandoci il grazioso didietro di una sconosciuta. C’est à dire: se l’università non serve a niente, con il culo si può sempre fare qualcosa. Meditate, ragazzi, meditate.

Poi penso che, alla fine, aveva ragione quel giornalista, il primo che ho conosciuto, quello che diceva: “ Di una facilità mostruosa “. Aveva ragione perché ciò che prevale, ciò che ha prevalso è la facilità. Se il giornalismo, ad esempio, ha prevalso, è stato perché era “ facile “. Le cose facili sono tante. Per esempio l’università. È per questo che quel giornalista, pur senza averla mai frequentata, ora ci insegna. Quello che non è possibile è fare i difficili. A fare i difficili si vive una vita difficile, e non è nemmeno un film.

“ E caddi come corpo morto cade “. Ne sapeva qualcosa, del cadere, l’altissimo poeta…

Poi arrivo sul mare – oggi è calmo e non fa nemmeno troppo caldo – e ci sono i libri – perché è l’Archeolido, che, oltre al parcheggio, il bar, le docce, c’ha anche una piccolissima biblioteca per i bagnanti -, e scorro i titoli per vedere se ce n’è qualcuno che abbia voglia di leggere, e vedo due titoli che si somigliano: Etica per un figlio e Computer per un figlio, e il buffo è che sono tutti e due di Laterza etc. Poi vedo anche che ieri c’è stata la presentazione di un libro di Francesco Carofiglio. Alla fine ho preso I luoghi del delitto di Luigi Pintor. Forse perché io mi sento più vicino ai morti che ai figli etc.

Credo che le donne l’abbiano sempre saputo: che spogliarsi e facile come vestirsi, anzi di più. Comunque ora, evidentemente, lo sanno. Le belle denudate. Anche i pittori l‘hanno sempre saputo.

La cosa buffa è che il professor Belpoliti non solo è diventato giornalista, ma lo è diventato di più. Perché scrive tutti i giorni, ma proprio tutti, tutti, tutti. La verità è che può capitare a tutti, di andare fuori di testa etc. Anche ai professori, soprattutto ai professori.

Al cimitero, accanto alla tomba di mio padre, mio figlio Rodrigo, 13 anni – nome da cacciatore Rodsels – cattura un grottesco Pokémon bug (insetto) che pesa 57 chili, 7 più di lui, e si chiama Pinsir perché ha le corna a pinza, una specie di demone parassita che ben si addice alla casa dei morti. “ (Francesco Merlo, Con i figli a caccia di Pokémon, in “La Repubblica”, oggi)


Martedì 26 luglio 2016

q1119uello che è divenuto assolutamente impensabile è non scrivere, nel senso di astenersi dallo scrivere, trattenersi dallo scrivere. Scrivono tutti, ma proprio tutti: sempre, dovunque. Del resto io l’avevo detto. Quando dissi: non sono io che devo scrivere, intendevo, prevedevo esattamente questo: che tutti avrebbero scritto, avrebbero dovuto scrivere, sarebbero stati “ chiamati “ a scrivere. Quello che non sapevo è che ci sarebbe anche stato chi avrebbe fornito i mezzi per questa colossale, globale, planetaria “ vocazione “.






E in Italia è psicosi bomba ” (Titolo di Repubblica) E sottolineo ” E “.

« Non parlo della mia vita privata. Però non ho niente da nascondere e quindi questa “attenzione” mi può solo infastidire, non preoccupare. E non è una novità. Mi sono ritrovata sotto casa più di una volta i fotografi. Che hanno ripreso sempre la stessa scena: io, Woodcock, il mio cane che andiamo a correre al parco. Non sono mai riusciti a fotografare nulla di più. Semplicemente perché non c’è nulla di più. Siamo finiti sulle copertine. E vabbè. Ma la foto è sempre quella. Io, il cane, lui » “ (Da un’intervista a Federica Sciarelli)

Ora si dice “ minuto “, per non correre il rischio di dire: “ piccolo “. Perché chi è piccolo non di rado è anche permaloso.

Spettacolo e informazione non sono la stessa cosa “, dice Michele Serra. Che è un vecchio giornalista. Anzi, un giornalista vecchio. (Il nostro Michele, ascoltando un giornale radio che si apriva con il suono di una sparatoria, obbiettava che dare spazio a questi “ effetti speciali “ non gli sembrava il modo più corretto di informare. Io, che un po’ di tempo fa, ho notato la stessa cosa, muovendo le stesse obiezioni, registro il tutto, felice di trovarmi, almeno una volta, in compagnia. Il fatto è che io, come critico dei media, sono molto più “ avanti “ di Michele Serra – sono più vecchio di lui)

Mi sembra anche giusto che, nella sera del giorno del prete sgozzato a Rouen, per una coincidenza assolutamente fortuita, la mia quiete di diarista felice e sconosciuto sia turbata dagli sconsiderati sghignazzi dei miei due quasi-nipoti che assistono alle gesta di Fracchia la belva umana di Paolo Villaggio. I due innocenti adolescenti non lo sanno, ma stanno facendo esattamente quello che, da quarant’anni, tutti o quasi tutti fanno, tutte le volte che possono e anche qualcuna di più: ridono. Sono ormai queste le nuove radici ridanciane dell’Europa, e ci vorrà qualcosa di più del sacrificio di un attempato ministro del culto per riuscire a estirparle. Ammesso poi che interessi a qualcuno riuscire a farlo.


ARCHIVIO

” 4 luglio 1984 – Ho mantenuto fede all’assunto: non sono io che devo scrivere. E poi: non potevo. “.


Mercoledì 27 luglio 2016

l1831a verità è che tutta ‘sta grande bellezza io non la vedo. Quello che vedo è qualcosa di piuttosto modesto, ma per nulla modesto, non dico arrogante ma quasi.











Michele Serra accosta la morte del parroco sgozzato a quella di Wolinskji. Fa bene, ma anche male. Perché, in un certo senso, non sono assolutamente la stessa cosa. Michele Serra evoca il “ fantasma della libertà “. Io dico che sarebbe l’ora di chiedersi che cosa intendiamo quando diciamo “ libertà “. Stando a quello che dice Michele Serra, la libertà è quella cosa che fa “ fremere “, nel senso che fa fremere lui. Che sono fortune che non capitano a tutti etc.


ROSSORI

Sotto la foto del minorenne che ha tagliato la gola al vecchio prete scriverò la seguente didascalia: “ Jeunesse oblige “.

jeunesse


Giovedì 28 luglio 2016

s1283otto la foto del primo sindaco gay d’Italia insieme al suo compagno scriverò la seguente didascalia: “ Dio li fa e poi li accoppia “.











gay

Quando sento che il candidato vice di Hillary ha detto che Trump “ ama solo se stesso “, cioè, in due parole, gli ha dato dell’egoista, penso che il mondo è piccolo. E anche che i democratici sono dei grandissimi figli di una mignotta etc.

Tutti questi che discettano di media, evidentemente non hanno mai sentito parlare di Giovanni Minoli.

Il signor Maurizio ha dormito male. Lei, invece, quella dell’agenzia di viaggi, ha dormito benissimo. Vedi: scontro di civiltà (The Clash of Civilizations)

È morto Andrea Pirandello giornalista e scrittore “. Uno nessuno e centomila.

Celebrano il trentacinquesimo dell’intervista di Scalfari a Berlinguer sulla “ questione morale “. Dove si vede che Scalfari porta male.

Poi vedo una bella barca in mezzo al mare, e penso che io una barca non ce l’ho mai avuta e mai ce l’avrò. D’altra parte non ho mai fatto niente per averla. Non ho mai fatto niente per avere niente, ecco la verità.


ARCHIVIO

“ 26 luglio 1994 – Anche se non lo scrive, ognuno di noi ha un diario, da qualche parte. Se quel giorno di marzo avevo le guance troppo rosse, e non era per il freddo, qualcuno l’avrà notato. Se lei stamani si è alzata i capelli sulla nuca, sorridendo beata, l’ho notato io (nello specchietto retrovisore). O quella volta per esempio che sul cartello che indicava la casa di campagna dove ero andato a stare scrissi « fellow me », invece di « follow », e mi fu fatto notare, ma non è che non sapessi l’inglese, è che andavo pazzo per l’amicizia. Niente va veramente perduto, neanche quello che si vorrebbe, ammesso che lo si voglia. In un certo senso il mondo è un grande diario, dove tutti scrivono qualcosa, giorno dopo giorno, anno dopo anno, per sempre. Si può stare tranquilli. “.


Venerdì 29 luglio 2016

s1284e c’è una cosa al mondo che odio questa è la televisione. Cioè la Rai. Anzi, “ mamma Rai “. Mi ricordo benissimo quando è cominciata, quando è arrivata, quando è entrata in casa. Mi ricordo che era qualcosa di estraneo, qualcosa di strano, che prima non c’era, che prima era “ fuori “. Mi ricordo che mi piaceva anche, che, all’inizio, mi piacque. Mi incuriosiva… Le donne: sono degli esseri piccoli e invidiosi…







Un diario è poca cosa. È quello che resta della letteratura. Quello che resta della letteratura è poco meno che niente. Un gesto, un rito, un cerimoniale: un po’ buffo, per non dire ridicolo. Quello che resta della letteratura è il coraggio di esporsi, di mostrarsi buffa com’è, di fare ridere. Sperando che ridano e basta. Per la verità, un diario non è nessuna di queste cose. Un diario è la letteratura che è andata a nascondersi, che è scomparsa, che è stata fatta scomparire: “ 28 febbraio 1987 – « Non mi fare scomparire ». In toscano: « Non farmi fare una brutta figura ». “. E non è detto che non sia stato giusto così.

La letteratura: a chi je tocca ‘ns’engrugna. Come dicono a Roma. Dove c’è il cinema.

Poi c’è Marina Abramovic che dice che ha fatto tre aborti per fare carriera. Ma io credo che menta. Sono sicuro che l’ha fatto per qualche altra ragione, per divertisse, diciamo così.

Mentre mi avvio verso lo scoglio camminando sotto il sole malandrino di mezzogiorno mi viene in mente la parola “ umbratile “. Sono sicuro di averla scritta, almeno una volta, da qualche parte, nel mio diario. Infatti è così: “ Senza data [1983] – « La consuetudine del diario è decaduta da quando si cominciò a ritenere che quella pratica fosse divenuta l’artificiale coltivazione di teneri o umbratili sentimenti, buona tutt’al più per adolescenti. Il mondo contemporaneo sembra aver dimenticato che un Goethe considerava il diario un prezioso strumento di autodisciplina. Si determinano tuttavia nella nostra età condizioni che possono restituire al diario il suo valore drammatico e assoluto: quando cioè non esistono interlocutori, quando la vita non ha avvenire ma solo un atroce presente. È stato il caso, nel corso dell’ultima guerra, di alcuni testi diaristici di prigionieri e deportati: famoso in tutto il mondo quello dell’adolescente olandese Anna Frank (1942-1944) e quello – in parte dovuto a una équipe di collaboratori volontari, anch’essi scomparsi – che lo storico polacco E. Ringelblum tenne clandestinamente descrivendo con la propria la vita quotidiana nel ghetto di Varsavia. I manoscritti furono nascosti fra le rovine prima che l’autore venisse fucilato. Sono stati composti fra il 1940 e il 1943. Altro documento significativo del nostro tempo è il diario tenuto dal rivoluzionario Ernesto “ Che “ Guevara, dal 7 novembre 1966 al 7 ottobre 1967, vigilia della sua uccisione. » (Franco Fortini, Diario, in Ventiquattro voci, 1968) “. Mah. Boh. Chissà. Quello che è certo è che, quando si scrive, è meglio farlo in un posto un po’ all’ombra, cioè dove il sole non imperversa, come qui, ora, su questa pietra inondata di luce. Insomma alla scrittura, non dico letteratura per non dire troppo, un po’ di ombra, di ” umbratilità ” si addice sempre etc. (Poi, mentre mi accingo ad addentare il cospicuo pezzo di focaccia di Altamura che ho fra le mani, arriva una ragazza dal campeggio e si tuffa, con rimarchevole gesto atletico, va detto. E io penso: come un’ondina… E allora mi viene in mente Breton, “ Ondine “ – “ on dîne “. Infatti c’è la focaccia che mi aspetta e io non la faccio aspettare più e la mangio: gnam – con ragguardevole gesto dietetico)

Lo so che stasera c’è lo stress test… Ma io che ci posso fare? Io sono già abbastanza stressato di mio.

“ San Miniato (PI) Un’incursione improvvisa. Un imprenditore della macellazione ha rovesciato un secchio di letame addosso al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi che sta intervenendo a un dibattito alla Festa dell’Unità di San Miniato, in provincia di Pisa. L’autore della contestazione è stato Giovanni Cialdini un imprenditore della zona, nemico giurato di una norma regionale che impone un limite al numero degli animali da macellare. Rossi era alla festa dell’Unità per presentare il suo libro, Rivoluzione socialista. L’uomo si è avvicinato, ha aggredito il governatore spingendolo a terra e gli ha rovesciato addosso il secchio di letame. Rossi ha reagito e ne è nata una breve colluttazione, poi l’uomo ha tentato di allontanarsi ma è stato riconosciuto e bloccato dalle forze dell’ordine. “ (Dai giornali)


Sabato 30 luglio 2016

r551virgoma – « Nonna. Solo la parola fa paura e invece dovrebbe trasmettere gioia, perché un nipote è ancora una parte di te, è amore al quadrato. I figli dei tuoi figli sono un miracolo… Non è scritto da nessuna parte che una mamma diventi nonna, no? ». Ornella Muti, o meglio Francesca Rivelli, e vuole essere chiamata col suo vero nome, Francesca, ride felice come una ragazzina. La figlia Carolina ha appena avuto Giulia. « Ero già nonna ma non vuol dire – spiega – quando Naike ha avuto Akash, che ora è grande, io avevo i figli piccoli, erano tutti cuccioli e c’era un equilibrio in casa per non far ingelosire nessuno. Poi ero giovane, presa dal lavoro, dai rapporti. Oggi mi posso scatenare ». “ Si parla di Ornella Muti e io decido di saperne di più: “ Damiani, per farla esordire, le impose un nome d’arte con reminiscenze dannunziane (Ornella è un personaggio de La figlia di Jorio, Elena Muti era la protagonista de Il piacere), anche perché già esisteva un’attrice con quel cognome (Luisa Rivelli). “ (Da Wikipedia) E comunque resto convinto di avere saputo tutto quando scrissi nel mio diario: “ 2 gennaio 1987 – Uno studio sui nomi darte. P. e.: Ornella Muti (ammesso che lo sia). Mi fa pensare 1 al fascismo (la « Muti » brigata repubblichina) 2 al mutismo, lassenza di parola, il silenzio, la bellezza sans phrase: Ornella-per-i-muti 3 allammutolire, far tacere: « chogne lingua devien tremando muta » (Dante, Vita nuova) (Credo anche che a Siena il primo cinema – muto – fosse nei locali dellistituto per sordomuti  « Tommaso Pendola »). “.

Nel 1984 partecipò a Risatissima, insieme con Johnny Dorelli. “ (Ornella Muti in Wikipedia)


Domenica 31 luglio 2016

o736ggi che, come sempre da qualche tempo, si parla del Monte dei Paschi di Siena, io voglio ripensare a un diario: “ Domenica 1 giugno 1997 Quando leggo che Fazio – « Chi, il comico? » « No, il governatore » – ha fatto capire che non ha intenzione di ridurre ancora il tasso di sconto, e a Prodi dispiace, quando leggo che Tietmeyer sta lavorando in segreto per il rinvio dell’euro, e Kohl s’incazza, quando leggo dell’inflazione, del Dpf, del PIL, dei BOT, del debito pubblico, etc. etc. penso che il babbo si divertirebbe. Il babbo non era un finanziere, e nemmeno un banchiere, e nemmeno un bancario. Era uno stimato, puntuale, competente, onestissimo funzionario di carriera (direttiva) di un ufficio (periferico) di un ministero finanziario. Non era tipo da praticare l’insider trading (non avrebbe saputo neanche da dove cominciare), né da fare le truffe con le telefonate a Domenica in (per sua fortuna, pur essendoci nato, non abitava a Roma). Maneggiava molti soldi ma non ne ha mai preso nemmeno uno. Non ha mai fatto i soldi, ne ha solo messo da parte un po’ (pochi), con scrupolo, pazienza, attenzione alle occasioni del mercato ordinario dei titoli di stato. Aveva una grande passione per la Banca d’Italia, quando la Banca d’Italia non era ancora una star. Per me, che a quei tempi disprezzavo molte cose e soprattutto il denaro, era qualcosa come una versione ridotta, provinciale, casalinga, degli « gnomi di Zurigo », come si diceva a quei tempi, nel senso di uno che non si scorda che il denaro c’è e a qualcosa serve. Penso che, se ci fosse, si divertirebbe, anche perché capirebbe qualcosa di quello che i giornali e i telegiornali ogni giorno fanno finta di volerci spiegare. Io, che non ci capisco niente – il disprezzo è finito, l’ignoranza è rimasta -, penso che, visto che non sono stato capace di imparare niente di quello che volentieri mi avrebbe insegnato, dovrei almeno sforzarmi, se ancora c’è tempo, di fare qualcosa di almeno altrettanto stimabile, competente, puntuale, onesto, magari – intelligentemente – periferico, magari – intimamente – casalingo, magari – amabilmente – provinciale, di quello che ha fatto lui. “.

Storia di Siena / Romanzo. [*] [*] Come potrebbe cominciare questo romanzo? Potrebbe cominciare così: “ 1974 [agosto] – Veramente la meta era Siena, sì, meglio, quando si fosse a Empoli, approfittare del viottolo che sulla destra inoltra verso le zone più brusche e depresse della regione, non prima di Poggibonsi, certo, ma poi cominciano i silenzi goffi e strappacore delle campagne sul serio contadine, e, in vista di Monteriggioni, ad occidente brontola già il verde cupo delle Maremme. Saprebbe il Marchetti decidersi a tornare, ora poi che principia l’inverno, fra le genti perdute, uscire dal tempo, lasciare il secolo, tornare lì a casa sua, dove campare è così ovvio che somiglia al morire? Ma il biglietto l’aveva voluto per Firenze: sì, andava a Firenze, a sciogliere certi nodi: lui, da un po’, si era fatto meticoloso. “? Oppure così: “ 13 novembre 1982 All’università di Siena un corso speciale sui fumetti. “? Oppure così: “ 12 aprile 1984 – Sono ancora quello che scoprendo che il taxi che prendo alla stazione si chiama « Siena 1 » ride dentro di sé ed è quasi euforico. Uno sciocchino. “?

Oppure, forse, questo: “ Mercoledì 19 giugno 1974 – Da Siena non mi muovo più? Una salutare regressione. Totale. È bello che sia giunto il tempo di riconoscere tutta la nostra paura. Io sono rimasto un provinciale. Anche nel fiuto, però, per ciò che è metropoli davvero. È bello vedere l’America che si allontana davanti a me e, oltre le nebbie mediterranee, ritorna nitida, inevitabilmente astratta. Addio sbruffonerie, addio. Modestia, e, avec elle, un po’ d’amore? “.

In realtà, ognuno di questi testi potrebbe essere l’inizio di un romanzo dal titolo Storia di Siena. Persino questo: “ 29 settembre 1984 Notizia: inaugurato a Siena un monumento ai caduti della polizia. “ – potrebbe essere un romanzo sulla polizia, oppure sui monumenti… Addirittura questo: “ 5 dicembre 1984 – In treno parlano di Siena. È come un posto di mare, dicono. Nel senso di località turistica? “ – potrebbe essere un romanzo sul turismo, oppure sul mare…

In generale, la domanda è: di che cosa parla un romanzo dal titolo Storia di Siena?


Lunedì 1 agosto 2016

h536o capito perché Julian Barnes mi sta sul cazzo quando ho visto le sue scarpe. Era una foto, su D, il magazine di Repubblica. Erano scarpe lucide, rotonde, nuove, troppo nuove. Era il punctum della foto. Ho pensato che avevo capito che cos’è uno scrittore: un piccolo pezzo di merda che ha escogitato un modo per fare un  po’ di soldi. Ho pensato che fare un po’ di soldi è il suo modo di salvarsi. Ho pensato che uno scrittore è un piccolo pezzo di merda che ha escogitato un modo per salvarsi. E ora che ho detto perché Julian Barnes mi sta sul cazzo, posso anche, forse, tentare di leggerlo.



Flaubert. Sento parlare di Flaubert. Penso che Flaubert è riuscito nell’impresa impossibile di scrivere il silenzio. Anzi, di scrivere con il silenzio. Nel senso che il silenzio è la materia di cui è fatta la sua scrittura, che è, per così dire, impastata di silenzio. Il silenzio è quello, denso, corposo, della lettura. Il problema, in generale, è: come riuscire a scrivere così silenziosamente come si legge?


ROSSORI

Sotto la foto della modella Bella Hadid che fa la spesa al supermercato scriverò la seguente didascalia: “ Bella e possibile “.

bella


Martedì 2 agosto 2016

c1346i ho messo un po’ a convincermi che il titolo di quel libro dello scrittore inglese Julian Barnes non era Il senso della fine, ma Il senso di una fine. Se fosse stato Il senso della fine sarebbe stato, fra l’altro, il plagio del titolo di un altro libro, scritto da un altro autore, parecchi anni fa: Il senso della fine / Studi sulla teoria del romanzo (The Sense of an Ending: Studies in the Theory of Fiction), di Frank Kermode, 1967. Se ero poco disposto a rendermi conto di qual era il titolo giusto era comunque per una buona ragione. La ragione era che a me della “ fine “ importava moltissimo, ma di “ una “ fine quasi per niente. Quello che penso ora, all’inizio di un nuovo giorno, è che io, da moltissimo tempo, non faccio altro che finire, ogni giorno, un giorno dopo l’altro. Che, per me, ogni giorno, appena iniziato, è come se fosse già finito. Ogni mattino, ogni volta, è subito sera. Ogni risveglio, ho subito voglia di tornare a dormire…

Dimmi cos’è cool “ (Titolo di Repubblica)

Quando al caffè Capriccio di Monopoli il mendicante mi ha chiesto l’elemosina, io gli ho dato i 10 centesimi del resto che avevo appena avuto. Ma lui mi ha guardato male: così poco?, sembrava dire quel questuante capriccioso. Poi sono andato all’attiguo mercato e c’era lui, proprio lui, che faceva shopping. Contrattava: quattro euro… facciamo tre, piagnucolava…

Leggo Barnes – Il pappagallo di Flaubert, 1984 -, e credo di capire qual è, ormai, il mio atteggiamento verso la letteratura: è un atteggiamento “ flemmatico “. Non mi emoziono quasi mai di quello che leggo, piuttosto spesso penso: questo lo posso fare anche io. A proposito di Barnes, poi, mi sembra di leggere un conferenziere: ha la disinvoltura, l’amabilità di chi parla in pubblico, di chi tiene una conferenza. Vuole fare credere che ha avuto proprio allora quell’ideuzza, ma si capisce benissimo che se l’è preparata a lungo. Vuole sembrare una conversazione, ma è una prestazione. Ci manca solo una cup of tea, ma è solo, insopportabilmente, folclore.

C’è poi anche da dire che, almeno secondo me, Flaubert non si addice agli inglesi. E non solo Flaubert, va detto. E penso a Painter, che ha scritto un libro molto bello su Proust, ma anche totalmente anti-proustiano. Mi torna anche in mente un diario, vecchissimo: “ Senza data [1978] – flaubèr madàm bòvari proprio / così flau e bòvari con l’erre / appiccicosa americana poi stav / a con gli occhi basso aspettan / do una faccina grigia grigio i / l pastrano fuori piove e ruban / o tutto dice il bibliotecario / saranno turchi arabi o chissà / ai tavoli fingono di studiare / il ragazzo sonnecchia davanti / alle schede quello che non cap / isco è l’ombrello da donna las / ciato all’entrata fra porta e / porta. “. Forse non c’entra niente, ma non è detto.

In generale: la letteratura sarà anche tornata, ma, ora che è tornata, viene da pensare che poteva anche restare dov’era, cioè da nessuna parte.

Fin dalla prima edizione l’iniziativa ebbe un successo superiore alle aspettative, in curioso contrasto con la scarsa propensione alla lettura degli italiani, al primo Salone del libro, a Torino Esposizioni, parteciparono oltre cinquecento espositori e centomila visitatori. “ (Da Wikipedia)


Mercoledì 3 agosto 2016

q1120uando, svegliato troppo presto dal miagolio dei miei gatti, mi alzo, mi faccio il caffè, accendo il computer e mi connetto al solito magico mondo di Internet, la prima cosa che vedo è la faccia del fondatore di Facebook Mark Zuckerberg. È la faccia di un ragazzotto qualsiasi, molto qualsiasi, né brutta né bella, e nemmeno, dovessi dire, troppo intelligente. È, dovessi dire quello che mi viene, al momento, di dire, una faccia di fesso, come, a pensarci bene, è la faccia di chiunque si faccia vedere senza nessuna ragione se non quella, inspiegabile, di farsi vedere. E tuttavia io lo so: che la questione è questa, that’s the problem: vedere o farsi vedere? Per me è un problema irrisolvibile, cioè sono certo che non riuscirò mai a risolverlo. Me ne manca, fra l’altro, il tempo. Così decido che la cosa migliore è sconnettermi dal magico mondo di Internet, spegnere il computer e tornare a dormire. Sperando che i gatti, o chi per loro, non vogliano svegliarmi un’altra volta.

Ho sognato che scoprivo di avere i baffi senza saperlo. Decidevo di tagliarli subito.

E se la Shoah, lo sterminio degli ebrei etc. fosse solo l’ultima, tragica, mostruosa tappa di una lunga storia di gelosia, di passione, di desiderio etc.?

« È stato Pasquale, è stato Pasquale », ha ripetuto ai soccorritori. “ (Dai giornali)

“ Julian Barnes “ / “ Djuna Barnes “. La petite difference?

Leggo Julian (Barnes) e penso alla povera Pat (Kavanagh). L’agente letterario Pat Kavanagh è stata la moglie dello scrittore Julian Barnes per quasi trent’anni. Era più piccola di lui (vedi foto in Piazza San Marco a Venezia), ma era anche più grande (aveva sei anni di più). C’è da notare che mr Barnes ha scritto un certo numero di romanzi gialli firmandosi “ Dan Kavanagh “. A proposito di gialli, mi verrebbe voglia di dire che è possibile che il romanzo abbia a che fare, più che con il codice civile, con il codice penale. Ma non lo dico.


Giovedì 4 agosto 2016

u528n diario, tanto per cominciare, di umore non proprio buono, il mio diario di oggi: “ 22 gennaio 1992 – Lentamente mi vado conformando all’immagine di quel personaggio evocato tante volte dal babbo – allora non mi chiedevo perché – quell’uomo altissimo completamente pazzo che poteva essere avvicinato solo dalla madre e che trascorreva le sue giornate deambulando completamente nudo in una grande stanza vuota (ma quest’ultima parte forse è solo frutto della mia fantasia)? “.






La cultura: c’è chi ci crede. Ma: in che cosa crede, esattamente? E poi: che cosa è il credere?

“ Longtemps. “. Il demone del romanzo è la lunghezza? Anzi, l’interminabilità. Anzi, l’eternità. L’infanzia. Anzi nemmeno. La vita prima della vita. Che cosa c’è di più lungo di qualcosa che non è ancora cominciato?

Il demone del diario è l’intimità?

Un saggio: Chi si loda s’imbroda / La letteratura nell’età dei premi.


Venerdì 5 agosto 2016

I1979l coro dei contradaioli nella notte d’estate era davvero stupendo – una bellezza, una delicatezza inaspettate -, ma perché tutte quelle ambulanze a sirene spiegate? (Un sogno) (Stavo per scrivere “ sierene “, stavo per scrivere “ Siena “ – Siena: è una si(e)rena?)










Mentre faccio colazione leggo la scritta sulla confezione di biscotti: “ Vollkornkekse ohne Zuckerzusats “. “ Zucker… Zucker… “… Ecco cos’è il giovanotto “ con la faccia di fesso “, il celebre mr Facebook…: un dolcificatore, un seduttore. La montagna incantata (“ Zauberberg “) del nostro tempo è una montagna di zucchero (Zuckerberg). Diabetici di tutto il mondo…

“ Brescia Era morto da almeno due mesi quando gli uomini della Questura sono entrati in casa. Dramma della solitudine a Mompiano, quartiere residenziale di Brescia. Un uomo di 87 anni, ormai quasi mummificato, veniva ritenuto ancora vivo dalla moglie, anche lei anziana (70 anni) e non lucida, che da almeno 8 settimane credeva di alimentarlo con del latte. A far scattare l’allarme sono stati i vicini di casa che hanno sentito un forte odore provenire  dall’abitazione dei due anziani. La donna è stata ricoverata in ospedale sotto choc: « Pensavo fosse vivo » ha detto agli agenti. “ (Dai giornali)

“ Il nonno si è fregato il cappello “, dice la ragazza che torna dal mare mentre io ci vado. Ma il punto è che, dicendolo, guarda me. Che, effettivamente, sono nonno e ho un cappello in testa. Ma non ho fregato niente a nessuno, e soprattutto un cappello, e soprattutto a lei.


Sabato 6 agosto 2016

l1832eggo la notizia: “ Roma – Torna da domani per concludersi sabato 13 agosto il festival Capalbio libri, all’insegna della cultura in piazza. Sotto la direzione editoriale di Denise Pardo, che condurrà anche due serate della kermesse, comincia dunque una settimana ricca di incontri: ci sono Federico Rampini, Sergio Staino, Elena Stancanelli, Antonio Padellaro, Franco Debenedetti, Myrta Merlino, Marco Tardelli, Gianluca Comin. E poi il ricordo di Enzo Tortora, con Francesca Scopelliti, che fu la sua compagna e le sue Lettere a Francesca. “, e mi chiedo: perché? Perché lo fanno? e, soprattutto, perché lo dicono? In ogni caso, decido di intitolare la notizia: “ Capalbietà “.



Domenica 7 agosto 2016

l1834ei dice che l’uva che abbiamo appena mangiato è “ brutta “. Lei dice sempre così. Non dirà mai che è “ cattiva “. Lei non è mai “ etica “. Lei è sempre “ estetica “. (Io comunque sono stanco di passare la vita a decifrare… )










È morto un poliziotto a Ventimiglia. « È stato l’Isis? » No, è stato un infarto… colpito al cuore… « Ma quello è un film… » Appunto.

In un’estate antipatica leggo un libro antipatico: questo Pappagallo di Flaubert che non so dire se sia brutto o bello, ma, di sicuro, so che è antipatico. Quello che so è che, se dipendesse da lui, Flaubert non l’avrei mai letto né, eventualmente, mi deciderei a leggerlo ora. Ho anche il sospetto – atroce – che potrebbe farmi passare per sempre la voglia di leggerlo. Anzi, di leggere qualsiasi cosa. Potenza dell’antipatia


Lunedì 8 agosto 2016

p1124oi, su D, vedo gli scrittori. Quanti sono… Ma il buffo è che “ sono tutti delle facce “, come direbbe Repubblica. Mi ricordo bene quando lo disse: “ 29 marzo 1992 – « Sono tutti delle “ facce “, complimenti. » (Dai giornali) “. È stato allora che è cominciato tutto?









Langelo azzurro sono due “ (Dai giornali)


ARCHIVIO

“ 6 marzo 1984 – « L’implacata volontà di morte », scrive Fortini di Bonsanti. “.


ROSSORI

Sotto la foto dell’immensa adunata dei sostenitori di Erdogan scriverò la seguente didascalia: ” La piazza è rossa “.

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Martedì 9 agosto 2016

q1122uando leggo che è morto anche Antonio Melis – era un po’ più vecchio di me e aveva insegnato a Siena fino a quattro anni fa – io ripenso all’università di Siena e penso che solo l’università di Siena è capace di suscitare in me l’illimitato atterrito stupore che normalmente solo il Gruppo Espresso-Repubblica suscita. A proposito di Gruppo Espresso-Repubblica, leggo oggi che hanno fatto un docufilm su Bianchi Bandinelli: L’uomo che non cambiò la storia. Il Gruppo Espresso-Repubblica ce lo fa sapere tutto contento, come se il docufilm l’avesse fatto lui. D’altra parte è anche sicuro che non tutto quello che succede è un docufilm. Nel senso che, vedi sopra, si muore davvero etc.



“ Bologna – L’editore Andrea Riffeser Monti ha deciso di rimuovere « con effetto immediato » Giuseppe Tassi, direttore del Qs Quotidiano Sportivo, per il titolo comparso sulle proprie testate che definiva « trio delle cicciottelle » le arciere azzurre Guendalina Sartori, Lucilla Boari e Claudia Mandia, che hanno concluso la gara a squadre ai Giochi Olimpici di Rio con il quarto posto. “ [*] [*] Commento alla notizia: “ Licenziato per licenziato, tanto valeva dire ciccione / direttore coglione “.

Non mi è mai piaciuto viaggiare in compagnia. Ho sempre pensato che si può viaggiare solo da soli. La cosa peggiore, comunque, che può capitare viaggiando, è incontrare un Paolo Rumiz che ti dice come viaggiare etc. Forse è per questo che non viaggio più.

 Dentro le notizie / Diario del Terzo Millennio


ROSSORI

Sotto la foto di un momento della partita di beach volley Egitto-Germania scriverò la seguente didascalia: “ Lo scontro di civiltà “.

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ROSSORI

Sotto una foto della ginnasta Nadia Comaneci scriverò come didascalia un vecchio diario: “ 30 novembre 1989 – Nadia Comaneci ha scelto la libertà. Oplà. “.

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ARCHIVIO

“ Martedì 13 marzo 2001 – « 1937 – 15 agosto – Leggo in Stendhal: “ Dopo tre secoli di sventure, e quali sventure! le più orribili, quelle che avviliscono, ancora non si sente in alcuna parte del mondo pronunciare, come in Italia « o Dio, com’è bello! » “. Riflettere su questo carattere fondamentalmente estetico del popolo italiano, dal quale si potrebbe trarre una sua particolare attitudine che lo caratterizzi tra i popoli del mondo moderno. Domani, caduti gli imperialismi e le autarchie, esso potrebbe trovare in questa sua qualità innata, adeguatamente sviluppata ed educata, un motivo di considerazione tra gli altri popoli. » (Ranuccio Bianchi Bandinelli, Dal diario di un borghese e altri scritti, 1948) “.


Mercoledì 10 agosto 2016

l1835apuniversità di Siena è una questione di tempo. Di prima e di dopo. Di davanti e di dietro. L’università di Siena è un vizio, anzi un vizietto. L’università di Siena è un film, en somme.











Illustre signor Presidente, come giornalista, studioso e residente di Siena, sono rimasto positivamente colpito dai 28 milioni di cui ha parlato domenica u.s. “ (Da una lettera del professor Mario Ascheri, “ Mangia d’oro della Città di Siena 2003 “, al presidente della Fondazione Mps, Marcello Clarich)

Poi vado ad Alberobello e vedo la famiglia di giapponesi. Che è del tutto identica a una famiglia di americani, o di italiani, o di messicani, o di romani etc. Così penso che tout le monde fait ça. Cioè vuole diventare uguale, cioè copia, instancabilmente, ossessivamente, ogni volta che può. Copiatori di tutto il mondo etc.

“ Nice guys finish last, diceva un grande allenatore americano. I belli finiscono ultimi. “ (Dai giornali)

Se qualcuno pensa che io sia in vacanza si sbaglia. Io lavoro, come un pazzo, tutto il giorno, tutti i giorni. (Breve storia delle vacanze)

Il povero Antonio Melis è morto a La Paz, in Bolivia. Se fossi uno scemo direi che chi di pace ferisce di pace perisce. Ma non sono scemo e non lo dico.

Vengo a conoscenza di un intervento di Dino Villatico contro il direttore “ defenestrato “, come lo chiama lui. Dopo che l’ho letto, mi accorgo di essere convinto che a Dino Villatico piacciano le ragazze “ cicciottelle “. D’altronde, come è noto, Dino Villatico è un critico musicale, anzi melodrammatico.


ROSSORI

Sotto la foto della corpulenta portiera della squadra di pallamano dell’Angola scriverò la seguente didascalia: “ Cicciottelle di tutto il mondo… “.

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ROSSORI

Sotto una foto della ministra della Funzione Pubblica Marianna Madia scriverò la seguente didascalia: “ O ministra o finestra “.

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ROSSORI

Sotto una foto di Albert Einstein su una spiaggia scriverò la seguente didascalia: “ Einstein on the beach “.

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ROSSORI

Sotto una foto Polaroid scattata dal regista sovietico Andrej Tarkovskij scriverò la seguente didascalia: “ Nostalghia “.

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Giovedì 11 agosto 2016

d1114el povero Antonio Melis si potrebbe anche dire che quello che gli è successo è stato morire all’estero, cioè in una terra straniera, cioè lontano da casa. Che è sempre un brutto morire, ammesso che morire possa essere bello. Quello che penso è che, in generale, sarebbe meglio non allontanarsi. Non che non si muoia anche a restare vicino etc. È “ lo stato delle cos(c)e “, come dice quel vignettista – ma io l’avevo già detto prima: “ 2 maggio 1991 Questi anni pieni di cosce. (Lo stato delle cosce) “ -, e a parecchi, anche se non sembra, va bene così. (Poi leggo Michele Serra, che, per sdrammatizzare, dice che “ lo stato delle cos(c)e “ è “ un gioco di parole piuttosto scemo “, e io non sono per niente d’accordo. Perché io sono quello che, olim, ha scritto anche questo: “ Giovedì 16 gennaio 1997 – Se non ci fosse stato il computer non avrei mai notato che in « palcoscenico » ci sono le « cosce ». Grazie Bill. “. E pensare che, un po’ più avanti, il nostro Mike ha scritto: “ La ministra Boschi paga pegno alla sua bellezza, citata quasi mai a proposito ma di evidente ingombro quando si è sul palcoscenico del potere “… )

È morta la giornalista Marlisa Trombetta. Che come nome d’arte non era uno scherzo.

Oggi Belpoliti scrive su Federica Pellegrini. Pellegrini di tutto il mondo…

La verità è che io, sullo “ stato delle cosce “, credo di saperne parecchio, persino troppo. Innanzitutto credo di sapere che esiste da parecchio, da più tempo di quanto normalmente si immagina. “ Lo stato delle cosce “: potrebbe essere un romanzo… (se non fosse un film)


Venerdì 12 agosto

q1123ualcuno, una donna, non so a che proposito, diceva ieri – sul giornale? in una pubblicità? – che gli uomini sanno soltanto scappare. Leggendolo io mi sono sentito, come spesso mi accade, touché. Prima di farmi toccare di nuovo – ri-toccare -, ho tuttavia pensato che se gli uomini – gli uomini? – scappano, deve esserci una ragione. La ragione, io penso, è che qualcuno gli corre dietro, li insegue, li vuole toccare. Forse mi sbaglio, forse questo è soltanto quello che è successo a me… (Io, comunque, in generale, lo so di chi è la colpa… )





Il bello del giornale è quando lo butto via. Nel cesto. Insieme agli altri giornali vecchi. Lo so che oggi ne arriva un altro, ma intanto questo di ieri lo butto. Credo di avere capito perché c’è chi vuole scrivere sui giornali: per non essere buttato via. Da me, che, fosse per me, li butterei via tutti.

Le vite degli altri. Chi non ha una vita sa tutto delle vite degli altri. È costretto a saperlo. Non sto parlando dei giornalisti.

Quando leggo che le regioni Umbria, Marche etc. hanno detto che non vogliono farsi carico della monnezza di Roma, che non consentiranno che “ nei loro territori “ etc., io ripenso a un diario: “ Mercoledì 10 gennaio 1996 – Perché il piranha che vive nell’acquario del collega Gennaro « secca », « stroppia », ammazza tutti i pesci rossi che incontra? Dice: « È territoriale ». Bella roba. (Gliene hanno messo un altro. « Vediamo quanto dura », dicono) “. In generale, sarebbe utile fare un po’ la storia della parola “ territorio “. Io, per me, sono sicuro che viene dall’architettura, cioè ricordo che la usavano gli architetti, al tempo dell’università, più di mezzo secolo fa.

“ Ma che fate… leggete Paolo Rumiz? “, dico ai miei due quasi-figli vedendo sul tavolo della loro camera Appia, di Paolo Rumiz (Feltrinelli, 2016) C’è da dire che, esattamente un anno fa, vidi sul tavolo della loro camera La ferocia, di Nicola Lagioia (Einaudi, 2014). Però poi mi accorgo subito di non avere quasi niente da dire su-contro Paolo Rumiz. Il massimo che posso fare è non comprarlo – riuscissi a fare lo stesso con Repubblica, ma, come è noto, non ci riesco…

Renzi non accampi scuse, all’Italia serve una strambata “ (Titolo dell’Huffington Post) (Stramberie, n. 66193)

Il giornalismo, ovvero la “ parlantina “ come arma di distruzione di massa.


ROSSORI

Sotto la foto di un gruppo di combattenti libici che festeggiano non so cosa scriverò la seguente didascalia: “ Oh, la bella guerra!.

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Sabato 13 agosto 2016

u329n saggio: Il fascino della divisa / L’università italiana nella crisi del Terzo Millennio.












Quando vedo il manifestante arabo che, nella foto, spalanca la bocca in un grido che non riusciremo mai a sentire perché, come tutte le foto, anche questa è perfettamente muta, penso che gridare non serve a niente, cioè serve solo ai fotografi etc.


ROSSORI

Sotto la foto postata dalla fidanzata del giocatore neojuventino Dani Alves in cui si vede, fra l’altro, ciò che si vede dalla terrazza del loro appartamento scriverò questa didascalia: “ Veduta “.

veduta


Domenica 14 agosto 2016

P1125virger una svista, nel servizio I padroni del pallone vecchi e nuovi (Venerdì 1481, pag. 42), al posto della foto del presidente del Crotone Raffaele Vrenna è stata pubblicata quella del magistrato Pierpaolo Bruni, che sta conducendo un’inchiesta proprio su Vrenna. Ci scusiamo con gli interessati e con i lettori. “ (Dal Venerdì)








Bernabei è morto. La televisione, invece, no.

Quando leggo che Ettore Bernabei è morto a 95 anni penso che non c’è nessuna ragione che il mio babbo sia morto a 72. Cioè una ragione c’è e la ragione sono io, c’est moi.

Via le gonne lunghe, lanciò in televisione le gemelle Kessler: « Quelle gambe in calzamaglia erano un capolavoro un po’ platonico ». “ (Dai giornali) (A proposito di “ Stato delle cos(c)e “)


ROSSORI

Sotto la foto di Betsy, la malata terminale che ha scelto di dare un party due giorni prima di morire, scriverò la seguente didascalia: “ Partyre è un po’ morire “.

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Lunedì 15 agosto 2016

go737gi, che è Ferragosto, oggi, nel mezzo dell’Estate, io penso che, dopotutto, io continuo a odiare l’Estate. No, odiare no, diciamo che non mi piace, che non la amo, che mi sta un po’ sul cazzo, che, tutto sommato, non vedo l’ora che finisca etc. Soprattutto non la capisco: tutto ‘sto caldo, tutta ‘sta luce… A che servono? Di che sanno? Lo so, si fa festa, in campagna. Ma io, anche se ora sto in campagna, non sono un campagnolo, non lo sono mai stato. A pensarci meglio, l’Estate io la odio proprio...





“ Siena È entrata nel Palazzo Comunale in piazza del Campo, scambiandolo per una chiesa. Ed ha chiesto del parroco… Una donna fiorentina del ‘62 in evidente stato confusionale è stata sottoposta stamane a Tso (trattamento sanitario obbligatorio), dopo che – intorno alle 8,30 di stamane – ha mostrato evidenti segni di scompenso all’interno del Palazzo pubblico. I sanitari del 118, allertati da personale, hanno chiesto l’intervento di una volante della Polizia. Per la donna è stato deciso il trasporto alle Scotte, dove è stata raggiunta dalla figlia, subito informata telefonicamente dell’accaduto. “ (Dai giornali di Siena)

Quando gli ho detto “ jaune “ – infatti era gialla l’auto che mi stava indicando – il turista francese si è commosso. Forse perché aveva capito che avevo capito che era francese, forse perché il giallo, ai francesi, gli fa un certo effetto, chissà. Fatto sta che mi ha regalato il parcometro… Grazie, anzi: “ mersiboccù “ – gli ho detto anche quello.

 Ma il nostro destino è essere umili “ (Titolo di un articolo di Cacciari sull’Espresso)

Posso immaginare con una certa facilità quale sia l’avverbio con cui Marcel Proust ha tentato di ingannare il tempo di cui parla oggi nel supplemento culturale del Corriere Alessandro Piperno. E tuttavia non lo saprò mai con assoluta certezza. Perché non ho comprato il supplemento culturale del Corriere. E anche, diciamola tutta, perché non sono per niente sicuro che il tempo sia possibile ingannarlo. Ci è forse riuscito Marcel Proust, può darsi che ci riesca Alessandro Piperno. Ma io, io non credo proprio. Io non so fare niente di meglio che sapere un avverbio. Che, per quanto bello, per quanto lungo, per quanto famoso, è sempre soltanto un avverbio.

Se gli esami non finiscono mai “, scrive il professor Diamanti. Che tanto, a lui, anche se scrive come scrive, non lo boccia nessuno.

“ [I]l carattere dinamico e vertiginoso del mondo della Recherche: fuori dalla sfera di Combray, dove la routine quotidiana ha la quieta immobilità di un presepe, la realtà è un succedersi di metamorfosi in cui non c’è nulla di stabile, nemmeno l’io che contempla gli oggetti e li riflette. “ (Mariolina Bongiovanni Bertini, Guida a Proust, 1981)

Longtemps, la petite madeleine m’a irrité. “ (Philippe Lejeune, Écriture et sexualité, in “Europe”, 49, n. 502-503, “ Marcel Proust (deux) “, Février-Mars 1971) (“ J’ai seulement voulu raconter l’exercice de lecture auquel une découverte fortuite m’a entrainé, en exposant les méandres et les hésitations de ce dechiffrage. Qu’un prenne donc ceci pour un simple journal de lecture “ (Ibid.))


Martedì 16 agosto 2016

d1115ice che lavora per una ditta di luminarie. Dice che le luminarie pugliesi sono le più belle del mondo. Dice che gira tutto il mondo per piazzare le luminarie. Dice che nel mondo c’è una grande richiesta di luminarie.










Mi sembrava davvero lontano il pomeriggio di agosto in cui salendo la strada principale nel centro della candida Ostuni, vestita di una tunichetta estiva che mi scopriva appena le ginocchia, avevo incontrato un energumeno locale che mi aveva sibilato in faccia « bottana! », mettendomi così al corrente del suo pensiero sull’emancipazione femminile. E sì che era il 1968 e Mary Quant imperversava da tempo, a Londra, ma anche in Italia. “ (A proposito di “ stato delle cos(c)e “)

La verità è che io non so quasi niente delle storie. Forse ne ho lette poche, oppure non le ricordo. Le storie che ricordo sono quelle che mi raccontavano “ a voce “, la mamma, la nonna, il babbo. Quelle non le scorderò mai.

La noia di cui parla Benjamin ha a che fare con il sogno, con una sospensione della coscienza, nasce da un bisogno di protezione. Il panno grigio che avvolge il dormiente, internamente è foderato di una seta dai più smaglianti colori. “ (Dal web)


Mercoledì 17 agosto 2016

l1836apultimo grido dell’informazione è la cronaca sportiva con irrisione incorporata – guarda come cascano… Il giornalista sportivo come non plus ultra della bassezza. (Quello che ho appena ascoltato veniva da una Toscana (s)profonda. Era una delle cose più orribili che abbia mai ascoltato)









Chi ha chiamato “ bikini “ il bikini? Chiunque sia stato sapeva che si trattava di un’arma, di qualcosa di assolutamente micidiale. Sapeva che c’era la guerra, che ci sarebbe comunque stata.


ROSSORI

Sotto la foto di due bagnanti su una spiaggia francese una delle quali è in bikini e l’altra in burkini scriverò la seguente didascalia: “ Liberté Égalité Bikinité “.

burkini


Giovedì 18 agosto 2016

i1980n campagna si guarda sempre il cielo. Pioverà? Non pioverà? Che tempo farà? In campagna il cielo è molto importante.












Leggo, sull’Espresso, un articolo molto carino sul caso Siena-Mps di tale Filippo Bologna – scrive, fa lo sceneggiatore, ha studiato a Siena – e penso che, prima di tutto, si dovrebbe riflettere sul fatto che Siena è stata e, fino a prova contraria, è ancora “ la provincia più rossa d’Italia “. Dico che dovrei riflettere io. Che ormai ho capito di non avere mai capito niente di Siena, e, soprattutto, di non avere mai capito niente del rosso etc.

E proprio quando Hobsbawm mi sta spiegando che la Guerra Fredda gli americani non l’hanno vinta con le loro classi di sottomarini nucleari Seawolf ma con Magnum P.I. e i Robinson captati dalle parabole satellitari spuntate sui tetti oltre il Muro, dalla mia finestra affacciata su via Pantaneto sale un rombo come di temporale lontano. “ (Filippo Bologna, Italia in Palio, in “L’Espresso” di questa settimana)

Aleppo ci guarda “ (Titolo dell’Huffington Post)

La verità, penso ora, è che, molto prima del “ caso MPS “, c’è stato il “ caso Siena “ – ovvero il caso dell’università di Siena, gonfiata, esagerata, inventata, come se un’università non ci fosse già, non ci fosse sempre stata etc. Cioè quella assoluta stranezza, realizzata, vorrei dire “ allestita “, negli ultimi due decenni del secolo scorso. Io, che non c’ero, ne ho seguito le tracce, ascoltando, de loin, l’eco, soprattutto mediatica di quella curiosa, mostruosa vicenda. Fino alla catastrofica fine. Ammesso che sia finita. L’eco, già, l’Eco

Quando il mio Amico mi disse che ero “ di destra “ capii che tutto poteva essere meno che un mio Amico.

“ Dice che in Italia c’è la libertà di culo “ “ Culto… ha detto culto… “.

I promossi e i bocciati / La “ soluzione culturale “ del Terzo Millennio.


ROSSORI

Sotto la foto di due bagnanti una delle quali indossa un bikini nero e l’altra un burkini rosso scriverò la seguente didascalia: “ Le rouge e le noir.

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Sotto la foto-simbolo del bambino di Aleppo scriverò la seguente didascalia: “ Simboleggiare, sempre meglio che lavorare “.

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Venerdì 19 agosto 2016

U529virgna preghiera muta “ (Titolo di un articolo di Vittorio Zucconi sulla foto-simbolo del bambino di Aleppo) (A pensarci meglio, ora che la riguardo, non sono per niente sicuro che si tratti di un bambino. Quello che vedo è un piccolo essere dalla pelle grigia, quasi nera. Forse è scuro, forse si è dipinto così. Forse è un selvaggio, forse è un pigmeo, chissà. Forse è un nano. Tipo Vittorio Zucconi, per intendersi)






“ Io so’ in costume, tu sei in divisa… “ “ Non è una divisa, questa… “ (La bambina e il bambino con una muta da sub, sullo scoglio, stamani)

Io, comunque, più che comprare Repubblica non posso fare. Potrei solo non comprarla.


ROSSORI

Sotto la foto delle suore sulla spiaggia “ postata “ dall’imam di Firenze scriverò la seguente didascalia: “ Paese che vai burkini che trovi “.

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Sabato 20 agosto 2016

v1099a detto che non si è trattato esattamente di una fine, quanto piuttosto di un compimento. Di un adempimento. Di un desiderio. Del desiderio. Ho avuto quello che volevo, che avevo sempre voluto. Et après?










A Napolitano il premio Capalbio “ (Dai giornali)

“ Bologna – Ci sono anche migranti felici. Come Jessy Simonini, 22 anni, che da giovanissimo assessore alla Cultura del Comune di Medicina approderà alla « ville lumière » con biglietto di sola andata e un posto all’École Normale Supérieure. In tasca si porterà una borsa di studio capace di spianargli la strada verso la ricerca e la carriera universitaria. Non è casuale che il suo nome, tratto da un telefilm americano di cui s’innamorarono i genitori, sia quasi simile a quello del mitico Jesse Ovens, il velocista di colore che nel ‘36 vinse quattro medaglie d’oro alle olimpiadi di Berlino sotto gli occhi indispettiti di Hitler. Come il mitico atleta, Simonini è uno sprinter. Ma non sulle piste di atletica, bensì negli studi e nella politica. Nel 2014, dopo essersi candidato in una lista Pd a sostegno del sindaco Onelio Rambaldi, quest’ultimo lo chiama in giunta affidandogli la Cultura. E due anni dopo se lo ritrova già ricercatore con la valigia al piede, fresco di vittoria in una selezione europea tra centinaia di ragazzi di tutti i Paesi del continente. “ (Dai giornali)


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“ 11 maggio 1989 – « Lambrate, 12 gennaio – A sette giorni dalla scoperta, il caso di Concetta Lo Bue, la sessantacinquenne colf di origine casertana trovata priva di conoscenza il 5 gennaio scorso nello scantinato dello stabile al n. 12 di via Bobby Solo, rimane un mistero. L’anziana donna che domani, o forse già oggi, sarà dimessa dal nosocomio di Niguarda (“ Ormai è fuori pericolo – dice il professor Willy Lo Cascio, primario del reparto rianimazione – basta che quando è fuori non ricominci “), interrogata a più riprese dal sostituto procuratore Tony La Mosca, ha sempre ripetuto di non ricordare niente di quella drammatica notte del 2 gennaio. Concetta si proclama astemia (“ Un bicchierino con i parenti durante le feste – dice – mai di più “) anzi piuttosto ostile agli alcolici di qualsiasi genere nonché ai loro consumatori (molti anni fa ha avuto il fidanzato morto per le conseguenze di un etilismo cronico) e nega in particolare di avere bevuto in quella circostanza dato che solo un giorno prima, per Capodanno, aveva assunto la sua annuale dose di alcol (“ Astispumante “, aggiunge pignolescamente). Dunque, mancando altri indizi, nessuno riesce ancora a spiegarsi perchè la Lo Bue sia stata trovata immersa in un profondissimo sonno accanto alla botte di Grignolino 1987 di proprietà del signor Jack La Monica, 35 anni, albergatore di Grugliasco, e, in seguito ad accertamenti successivi al ricovero, sia risultato aver ingerito non meno di 7 litri di vino ad alta gradazione alcolica. Particolare inquietante degno di un “ classico “ della letteratura gialla (“ Io comunque non intendo sporgere denuncia “, precisa il signor Jack): la botte è risultata perfettamente piena. “ Per aprirla aspetto che la mia bambina compia diciott’anni “, ci confida con un sorriso d’orgoglio il giovane esercente. » (Dai giornali?) “.


Domenica 21 agosto 2016

a1479 sud del Sud: si intitolava così il libro di quel giornalista-agriturista… (Un sogno)












Lirica, addio al soprano Daniela Dessì / uccisa a 59 anni da male « breve, terribile » “. Trovo questo titolo su Repubblica è penso che il giornalismo può non essere serio, ma è sempre melodrammatico.

La scrittrice spagnola Clara Sánchez. Abiti Giorgio Armani. Orecchini Bulgari. Styling Rachele Bagnato. Trucco Miriam Langelotti using Yves Saint Laurent. Touche-Eclat. Pettinature Marco Minunno using tigi. “ (Didascalia a una foto della scrittrice spagnola Clara Sánchez)

Poi leggo che a settembre esce il nuovo libro di Julian Barnes. Non ricordo il titolo ma sono sicuro che c’è la parola “ tempo “. Mi sembra comunque giusto.


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“ 18 gennaio 1986 – E così è stato tutto un equivoco e siamo tornati agli anni Cinquanta. Giornalini figurine il babbo cattivo e tante seghe. Contenti voi. “.


Lunedì 22 agosto 2016

d1116

ice Repubblica.it che “ la felicità è una donna che guadagna più del marito “. Contenti voi, dico io. Che mi sento sempre più celibe ogni giorno che passa. (Stamani penso che mi dispiace che mia madre sia morta prima che sia riuscito a capire qualcosa di lei) (Stamani penso anche che, se non sono diventato, come tutti, un professore, è perché io sono un maestro. Ma non nel senso in cui si dice agli artisti, ai musicisti, ai registi, no, proprio nel senso di maestro elementare. Come, si licet – ma non licet -, il povero Leonardo Sciascia, o – ma anche in questo caso il paragone è improprio – il povero maestro Manzi. Che comunque, tutti e due, avevano addosso qualcosa di triste, di tetro, di bischero, di povero, come tutti i maestri hanno. E anche io. Soprattutto io. Che non insegno niente a nessuno. E, per quanto mi sforzi, nemmeno riesco a imparare qualcosa) (Un maestro: uno che fa un mestiere che fanno le donne. Uno che non guadagna una lira. Un maestro: il contrario dell’Erasmus… )

Lo spirito di Ventotene deve ispirare « un rilancio dell’Europa dal basso » “ (Dai giornali)

Il sesso: non era l’amore. Forse era la sua negazione, il suo contrario. Il “ non-amore “. Ma almeno era qualcosa, non era il niente.


ARCHIVIO

“ Martedì 1 febbraio 2005 – « Un altro elemento mi pare fondamentale in Alvaro: il suo dono di veder la realtà attraverso un velo, sicché egli può concludere le quattrocento pagine del suo diario con queste parole: “ La favola della vita m’interessa ormai più della vita. “ » (Arrigo Cajumi, Quasi una vita, in «La Stampa», 10 gennaio 1951) “.


Martedì 23 agosto 2016

n1087on posso chiamare altrimenti che buffa coincidenza il fatto che, subito dopo avere incrociato il padre che diceva al bambino: « Basta che non fai il pittore da grande », alzando gli occhi abbia visto quello che dipingeva la cancellata. (A Monopoli, stamani)









 


ROSSORI

Sotto la foto del baby-kamikaze con la maglia di Messi scriverò la seguente didascalia: “ Bomber “.

bomber


Mercoledì 24 agosto 2016

L1837a terra trema “ (Titolo dello Speciale-Unomattina)













La cosa buffa è che io so tutto. Per esempio, so il giornalismo. So i titoli. So che “ La terra trema “, anche se la terra trema davvero, in un certo senso sarà sempre un film, soltanto un film, nient’altro che un film.

Andrea, 27 anni, Valencia. Sono venuta in Italia per lavorare, ho studiato per fare la maestra. Ho la testa tra le nuvole, ma sono anche molto testarda. Ho paura della solitudine, non capisco chi ha bisogno di stare da solo per analizzarsi. Tengo nel cuore il ricordo di mio nonno, che ha vissuto la guerra civile spagnola e ha perso tutto. “ (Dai giornali)

Il comunismo: era un modo di dire. Era – è? – il cinema.

Tutto quello che ho fatto – per esempio, quasi sessant’anni fa, smettere di studiare – l’ho fatto perché mi annoiavo. Per paura della noia.

Magrelli… Magrini… Magresse oblige… E io continuo a ingrassare…

La paura viene dal basso “, dice Enrico Mentana. Che alto, comunque, non è.


Giovedì 25 agosto 2016

g483iustamente il dottor Vitiello (Guido) ci fa leggere un Gramsci d’annata – “ C’è una differenza di stile tra gli scritti dedicati al pubblico e gli altri, per esempio tra le lettere e le opere letterarie. Sembra spesso di aver che fare con due scrittori diversi tanta è la differenza. Nelle lettere (salvo eccezioni, come quella di D’Annunzio che fa la commedia anche allo specchio, per se stesso), nelle memorie e in generale in tutti gli scritti dedicati a poco pubblico o a se stesso, predomina la sobrietà, la semplicità, la immediatezza, mentre negli altri scritti predomina la tronfiezza, lo stile oratorio, l’ipocrisia stilistica. Questa « malattia » è talmente diffusa che si è attaccata al popolo, per il quale infatti « scrivere » significa « montare sui trampoli », mettersi a festa, « fingere » uno stile ridondante, ecc., in ogni modo esprimersi in modo diverso dal comune. “ – allo scopo, però, di immunizzarci dall’abbaglio che quella lettura può indurre, che anzi ha “ storicamente “ indotto in moltissimi lettori – le “ generazioni di abbagliati “. E tuttavia, io, che quell’abbaglio ho subito, che si potrebbe persino dire che dagli abbagliati sono stato rovinato, fatto fuori, massacrato etc., mi chiedo se non sia un po’ troppo faticoso fare, ora, la fatica di ripensarci, di correggersi, di curarsi, di ri-imparare a essere sani etc. Magari è meglio restare come siamo – come siamo diventati, come siamo rovinati, disimparati etc. Guarire da una guarigione sbagliata: magari è solo un modo per continuare a restare in balia dei medici… Meglio la morte dell’accanimento terapeutico. (P.s. Gli anni Sessanta, caro dottor Vitiello, non sono stati un pranzo di gala. Io lo so, perché c’ero. Lei, che non c’era, può non saperlo. Io, soprattutto, ero confuso. Dico, per quello che ricordo, perché mi ricordo poco. Mi sembrava che qualcuno dovesse morire, mi sembrava che quel qualcuno fossi io. Mi sembrava che qualcuno mi volesse morto. Ero anche allegro, anzi euforico. Non che adesso non lo sia, dico confuso. La differenza è che ora non sono più euforico. Perché sono vecchio. Perché ho visto come è andata a finire. È andata a finire che il popolo, per esempio, non è guarito per niente, anzi si è ammalato, e anche peggio di prima. Ma, ecco il punto, in un altro senso. Basta guardarsi intorno. Oppure la tv. In quanto a Gramsci, non aveva previsto neanche Saviano)

Se il cielo precipita sui nostri figli “, dice Concita De Gregorio, giornalista e psicopatica.

Un immenso slancio umano “, dice l’immenso Saviano.

Io, poi, soprattutto, sono triste.

“ [S]i tratta in realtà di una sola parola, albagia, che oggi significa « boria, arroganza », ma che un tempo, documenti alla mano, poteva significare « bonaccia, assenza di vento ». “ (Da Claudio Giunta, Parole strane, in Il Domenicale del Sole 24 ore)

L’hotel Roma… E l’albergo Roma? (In memoriam C. P.)

Il giornalismo: è un modo per fare della letteratura senza che a nessuno venga in mente di accusarti di essere un letterato.


Venerdì 26 agosto 2016

u530na monaca con un telefonino. È questa, fra le moltissime, la foto che merita di essere identificata come foto-simbolo del terremoto di Amatrice etc. Titolo dell’eventuale didascalia: “ Una tragedia amatriciana “.










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Nessuno sarà sradicato “, ha detto Renzi. È proprio vero, penso io mentre inutilmente tento di sradicare un’erbaccia cresciuta fra le pietre dell’aia. Le strappo le foglie, la decapito, ma le radici restano lì dove sono: crescerà di nuovo. E poi: erbaccia a chi? (Nell’occasione ripenso a un diario: “ Senza data [1981] – Il grande Alicata sollevava da terra il piccolo Chiaretti dicendo: « Io ti debbo sradicare ». I comunisti chi sradicano più? “) (Parola di sradicato)

Tutti a casa Italia “ (Titolo dell’Huffington Post)

Poi vedo che sono le 7. 36 e ripenso a un diario: “ 11 luglio 1994 – « Ore otto – Alzato prima delle 5 – alle 8 mi sembra di aver già vissuto con la mente tutta una giornata, e guadagnato il diritto di essere stupido fino alla sera. » (Paul Valery, Cahiers, 1935) “.

Sia detto una volta per tutte: Tutti a casa è un film (Comencini, 1960)

Il cinema è vecchio, ma, soprattutto, è cattivo. Il cinema è un vecchio cattivo. E la letteratura? La letteratura si avvale della facoltà di non rispondere.

Quelli che al mare ci stanno, quelli che al mare ci vanno. The Clash of civilisation.

Mi colpisce molto, ogni volta che consulto Wikipedia, imbattermi nella sezione “ onorificenze “. Ne deduco che Wikipedia, con tutta la sua modernità, non ha smesso un momento di credere alle onorificenze. Come tutti, del resto.

Il dopo terremoto sommerso di parole “, dice Ilvo. Che, anche lui, si guarda bene dallo stare zitto.

“ [E] acabarra sempre divertente. “ (Dal solito blog)

Ciò che resta di una delle case affacciate sul corso principale di Amatrice si appoggia interamente su una piccola cassaforte che regge il piano superiore. Alla base di una colonna di mattoni rimasta in piedi si trova proprio il piccolo oggetto metallico. “ (Dai giornali)

In casa non fa nulla: « Non ho mai voluto imparare. Non so nemmeno cucinare, tranne due piatti: frittata di maccheroni e pollo in gelatina, ma li preparo giusto una volta l’anno ». “ (Da una biografia di Eva Cantarella) [*] [*] Se parlo della professoressa Cantarella è perché ho letto che farà qualcosa nei prossimi giorni da queste parti. La verità è che io la professoressa Cantarella non la conosco. Conosco solo il titolo di un suo libro: “ 6 novembre 1985 – Eva Cantarella ha scritto un libro sulla donna nell’antica Roma: Tacita Muta. Vedi anche i grandi festeggiamenti nell’anniversario della morte del sindacalista Salvatore Carnevale. In generale: la questione dei nomi. Nomi d’arte. Nomi di battaglia. Cinema, avanspettacolo, mitologia. “. D’altra parte, come si sa, io conosco solo i titoli, ricordo solo quelli. Anche quando le persone mi sembra di conoscerle stranamente bene.

Il titolista / Romanzo.


Sabato 27 agosto 2016

n1088virgon voglio più comprare niente “, diceva quella signora l’altra sera. Aveva l’aria incazzata, anche se non sarebbe facile spiegare perché. Comunque è quello che penso anche io. Che sono incazzato anche io e so benissimo perché lo sono. Il fatto, però, è che non basta non volere comprare, bisognerebbe volere vendere, e anche sapere come farlo. E soprattutto avere qualcosa da vendere. Quella signora, a occhio e croce, ce l’ha. Io, invece, assolutamente no. (Il brutto è quando si compra quello che si possiede già. Il brutto sono i doppioni. È quello che è successo a me. Che continua a succedere… )



Poi, leggendo sul Venerdì un articolo su McInerney, mi ricordo di quando ero “ americano “. C’è subito da dire che avevo scelto il momento sbagliato per esserlo, ammesso che un momento giusto ci sia. Comunque era cominciato tutto parecchio tempo prima, quando, da bambino, lessi Un albero cresce a Brooklyn e mi piacque moltissimo. C’è da dire che io, da bambino, leggevo di tutto, senza divieti, senza preclusioni. E anche senza comprarli, i libri, che, per lo più, erano quelli che trovavo in casa. Per esempio, questo Un albero cresce a Brooklyn, di tale Betty Smith, se ricordo bene. Vedo ora, wikipedicamente, che Betty Smith si chiamava in realtà Elizabeth Wehner, che ha scritto il libro nel ’43, che nel ’45 Kazan ci ha fatto un film etc. Poi, vedendo che la traduzione italiana (1947) nella Medusa Mondadori – quella che ho letto io – era di tale Giacomo Cicconardi, scopro che un anno prima (1946) Jandi Sapi l’aveva pubblicato nella traduzione di tale Sergio Mengarelli. Qui ci sarebbe da fare un discorso sui traduttori, ma ora non ho voglia di farlo. Quello invece che si può dire è che, per il me bambino che leggeva Un albero cresce a Brooklyn di Betty Smith, essere “ americano “ significava essere “ epico “. Nel senso che mi piacevano le imprese. Oppure che mi piaceva leggere. Che è un’impresa anche quella. Poi… Poi esco e compro Repubblica. E per di più c’è Donna che così costa due euro. Chi dice donna dice danno…

Poi sento Carmen Cònsoli. Me ce consóli

Poi, a proposito di “ americani “, mi torna in mente un diario: “ Domenica 25 ottobre 1998 – « Sono un popolo nemico le donne, come il popolo tedesco. » (Cesare Pavese, Il mestiere di vivere. Diario 1935-1950) “.

Poi leggo che Cristina Comencini ha vinto il Premio Cesare Pavese con il romanzo Essere vivi, e mi sembra giusto. Nel senso di comico al punto giusto etc.

“ Quello che conta nella vita è avere pazienza “, diceva il signore grasso nella fila al supermercato. Sì, però guarda come ti sei ridotto, pensavo io. Che soffro, senza riuscire nemmeno a ingrassare.

In realtà, la mia vita era ancora sotto il dominio della fanciullezza; lo splendore di quell’età mi seguiva, come, al principio di un corridoio oscuro, la luce di un salone dal quale si è appena usciti; a lei, alla fanciullezza, io avrei sempre dovuto voltarmi se avessi voluto essere spontaneo e veritiero. “ Alla fine ho trovato qualcosa da leggere, qualcosa di meraviglioso: Il nonno (1934). Una delle cose più belle che abbia mai letto.


Domenica 28 agosto 2016

l1838a terra trema. Tanto per fare notizia.













Io penso spesso di essere stato vittima di uno scherzo. Come quella volta, quasi sessanta anni fa, che si decise di buttare le borse di scuola giù dal muro nel prato dove c’erano le ragazze, ma poi non le buttò nessuno, cioè solo io o quasi e per questa ragione fui anche richiamato dal preside etc. Lo scherzo di cui sono stato vittima io è successo più avanti, era uno scherzo più “ in grande “, anche in quel caso si trattava di buttare giù qualcosa, anche in quel caso c’erano di mezzo ragazze, anche in quel caso mi sono buttato solo io, o quasi, e ho rischiato di finire dal preside o anche parecchio peggio. Nella vita tutto sta intendersi, e io non mi sono mai inteso con nessuno. Così succedono gli equivoci, come è stato già detto. Pensare che siano intenzionali, cioè che qualcuno lo faccia apposta, cioè che siano scherzi, da preti – ma gli scherzi sono sempre da preti, ma i preti non sono sempre quelli che si pensa -, forse è sbagliato, ma forse no.

Per essere grandi artisti bisogna essere molto piccoli. Almeno questo, ormai, l’ho capito.

L’autista / Romanzo.

Da quando ho preso la patente non ho più smesso di guidare. “ (L’autista, incipit)

Quando i tamburelli esplodono nel ritmo compulsivo che muove le gambe, che scuote i corpi, quando quella musica così carnale trasmuta in frenesia di una danza collettiva, quando il morso della taranta inietta nelle vene il desiderio e l’estasi del movimento, allora sembra che sia la terra a ballare, a sospingere dal basso la pianta dei piedi; ed è la terra che trema di festa e di allegria. “, sostiene l’onorevole Nichi Vendola.

Immensa, improvvisa voglia di tirare il sipario su questo teatrino, il mio, di questi ultimi trent’anni. Il teatrino della pazienza, della ragionevolezza postume. Il teatrino del farsene una ragione, del diventare vecchi e, in quanto vecchi, saggi. Il teatrino dello stare in campagna, quando sappiamo benissimo di non essere gente di terra, in nessunissimo senso.

Aggiornamento: “ Chi va Piano va sano e va lontano / se ci va con Renzi, non pensi? “.


ROSSORI

Sotto la foto del presidente della Repubblica Mattarella, del presidente del Senato Grasso, della presidente della Camera Boldrini, del presidente del Consiglio Renzi che si fanno il segno della Croce scriverò la seguente didascalia: “ L.I.S. (Lingua Italiana dei Segni) “.

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[*] [*] La cosa buffa è che la Boldrini, da come tiene la mano, ha l’aria di fare, piuttosto che il segno della Croce, il saluto militare.

boldrini


Lunedì 29 agosto 2016

t588rovo sull’Espresso la risposta di Dario Fo a un intervento di Marco Belpoliti – “ E io Fo il conformista “ – apparsa sul medesimo Espresso della settimana scorsa. Così scopro che: 1 Belpoliti scrive anche sull’Espresso – vedi il concetto di “ scuderia “ 2 tanto per cominciare, Belpoliti è riuscito a litigare con Dario Fo – vedi il concetto di “ bersaglio grosso (mirare al) “. Nell’occasione, sfogliando il numero del settimanale dedicato al terremoto, constatando che il settimanale sta cercando di costruire qualcosa come un’” unità nazionale “ intorno alla tragedia di Amatrice etc., con toni francamente inusitati etc., mi accorgo di pensare che, dopotutto, era meglio se l’Espresso continuavo a leggerlo. Considerato che lo leggevo già cinquant’anni fa, avrei capito tutto prima e forse avrei potuto fare a meno di comprare Repubblica etc. (“ Il letterato impiega il termine populista nell’accezione negativa in voga da qualche anno in Italia “, scrive il premio Nobel per la Letteratura – poco prima aveva spiegato che Belpoliti insegna Sociologia della Letteratura e Letteratura italiana all’università di Bergamo. Ne deduco che non basta insegnare, non basta “ sociologizzare “, per evitare di farsi dare del “ letterato “) (C’è anche da dire che un po’ più avanti gli ha dato anche del giornalista. Ma Belpoliti non è un giornalista, se fosse un giornalista non gli verrebbe nemmeno in mente di litigare con Dario Fo etc.)

Poi vedo qualcosa che scivola sull’acqua. Penso: mi è sembrato di vedere un culo… Infatti lo è, è quello, un tantino abbondante, della signora che fino a un momento fa era seduta qua davanti, sotto l’ombrellone. In ogni caso, mi chiedo: che cos’è un culo? Direi che è come il popolo: che ci sia ciascun lo dice, cosa sia nessun lo sa. Quello che so io, che del culo non so niente, è che il culo logora chi non ce l’ha. Parola di logorato etc.

Poi leggo che a Nicole Kidman piace Elena Ferrante. Io penso: è Facta. Cfr.: “ Senza data [1982] – La classica giornata « storica »: è morto Breznev Spadolini si è dimesso. È facta esclama Formica. Alla fermata dell’autobus quella è vestita interamente di viola. “.

La Cultura dilaga. “ (Claudio Giunta, oggi)

Quello che lascia allibiti è il tempo. “ (Claudio Giunta, ieri)

Quando ho visto le foto del papa con il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg ho pensato che essere vecchi, di questi tempi, è molto difficile. Nel senso che può sembrare che diventare vecchi non serva a niente, perché, parlo per me, avere vissuto non è servito a niente. Perché io non sono papa, e nemmeno papà, e nemmeno nonno, tutto sommato. Non sono niente e non ho fondato niente, sono solo vecchio, ecco la verità.

Poi vengo a sapere che è morto Tommaso Labranca, che era quello di cui parlava Giunta nell’articolo di oggi da cui ho tratto la citazione. Una strana coincidenza. “ Essere uno spirito libero in Italia significa essere rompicoglioni. Tommaso lo era. Ha rinunciato (conosco direttamente la fonte di questa notizia) a collaborazioni fruttuosissime in televisione per evitare di umiliare la sua intelligenza leccando i piedi al cantante-scrittore-attore-disinistra-etc. del momento. Ha preferito vivere al limite dell’indigenza per mantenersi puro. “, dice uno. Mah. Boh. Chissà.

Poi leggo che è morto anche Gene Wilder. Che faceva ridere.

A illustrare l’articolo di Bernardo Valli sul cinquantenario della Battaglia di Algeri c’era la solita foto di Gillo Pontecorvo sdraiato per terra in mezzo ai soldati con la macchina fotografica in mano. Non so se il grafico di Repubblica, scegliendola, sapesse quello che faceva, sono anzi piuttosto sicuro che non ha avuto nemmeno il tempo di pensarci, ma per me quella foto vale qualsiasi ponderoso saggio sul cinema italiano degli anni Sessanta etc. etc. Per questo, decido di farne un Rossore. La mia didascalia dirà, semplicemente: “ Dal basso “.

gillo


Martedì 30 agosto 2016

E811virgra sempre tre-quattro passi avanti “ (Da un articolo su Tommaso Labranca)












“ Siena  Erano da poco passate le 6 di questa mattina quanto sulla linea telefonica di emergenza 113 una donna ha chiesto l’aiuto della Polizia di Stato perché il marito, uscito di casa poco prima, dopo una lite, l’aveva chiamata riferendo l’intenzione  di volersi gettare dal Ponte di Petriolo. L’operatore della Centrale, compreso che lo scenario prospettato dalla donna faceva pensare al peggio e che non c’era tempo da perdere, constatata l’impossibilità di tempestivo intervento da parte di altre Forze dell’Ordine,  inviava immediatamente sul posto la pattuglia della Squadra Volante di servizio nel Capoluogo e, contemporaneamente, cercava di mettersi in contatto con l’uomo per stabilire un dialogo che permettesse sia di guadagnare tempo, per dar modo ai poliziotti di raggiungerlo, che di farlo desistere dall’insano gesto. Arrivati sul Ponte di Petriolo gli agenti della Polizia hanno trovato l’uomo già con la metà del corpo proiettato verso il vuoto, mentre tentava di portare a compimento il difficoltoso scavalcamento della balaustra. “ (Dai giornali di Siena)

Umberto Eco non ha mai accettato una mia intervista nonostante abbia minacciato di vivere in un carrello dell’ipercoop finché non avesse accettato. Per questo stiamo facendo l’intervista nel parcheggio dei carrelli. Cosa pensi di Umberto Eco? « Una volta l’ho intravisto a una inaugurazione di una mostra in Triennale. Era venuto solo per il free bar dove si è scolato almeno quattro vodka martini. Io mi sono fermato a due e poi sono andato barcollando verso il metro di Cadorna. Perché io abito nell’hinterland, mentre Eco abita a dieci metri dalla Triennale e può anche arrivare a casa strisciando dopo dieci vodka Martini. Un’altra volta era a Roma in una manifestazione letteraria e il conduttore gli ha domandato cosa pensasse dei libri dei nuovi scrittori. Lui ha ridacchiato e ha risposto che non gli interessava nulla dei nuovi scrittori e preferiva leggere i tomi del Seicento. Da allora mi sono sentito in dovere di non leggere più nulla di Eco. Preferisco una bella seratina su cam4.com ». “ (Intervista a Tommaso Labranca, dicembre 2014)

Non lo sentivo e non ci scrivevamo da molti anni, da quando, in una sua ultima mail, mi aveva bollato – stigma credo per lui infamante – con un « zitto tu, che sei amico di Roberto Saviano ». “ (Da Nazione Indiana)

Sono le 7:41. Ho appena visto uno spot pubblicitario della Volkswagen in cui Lui domanda a Lei se è incinta. Motivo di tanta preoccupazione: se arriva un bambino Lui potrà cambiare auto. Questo spot è l’ufficializzazione di uno dei comportamenti più imbecilli diffusi tra i Neoproletari: l’acquisto di una station wagon in occasione della nascita del primo figlio. Abitudine alquanto strana, visto che un neonato è lungo poche decine di centimetri e non giustifica certo lo spazio prolungato di quelle vetture da estreme onoranze con cui poi i Neoproletari affollano inutilmente le strade. Tutte le volte in cui avevo fatto notare questo comportamento, mi si rispondeva che esageravo, che non era vero, che ero invidioso (dell’auto? del neonato?). Adesso ecco la triplice ufficializzazione attraverso la tv, attraverso la pubblicità, attraverso una Casa automobilistica. “ (Tommaso Labranca, Conosco i miei mostri, 3 giugno 2003)

Dice che Giuliana Sgrena ha scritto un libro che si intitola: Dio odia le donne? Quello che penso io è che alcune donne odiano Dio. Sono di quelle che sono convinte di sapere che c’è. Sono quelle che pensano che Dio c’è e odia le donne brutte.

Era fuori tempo e fuori moda “, dice quello di Repubblica.

Ho capito che cos’è Repubblica: non è un giornale, d’accordo, ma non è nemmeno un film, come, olim, ho detto. Repubblica è un bar, un bar sport, per l’esattezza.


ARCHIVIO

Giovedì 20 settembre 2001 – « “ Ha scritto Il mulino del Po… con la b… “ “ Benni “ » (Passaparola, Canale 5, ore 19. 45) “.


Mercoledì 31 agosto 2016

p1126erché non dirlo? A me, Benni sta sul cazzo, parecchio sul cazzo. Benni e tutti quelli come lui, i suoi amici di penna, Pennac, i suoi amici di palco, Grillo, i suoi amici di terra, gli emilian-romagnoli: tutti, da Mussolini a Fellini. Detto questo bisogna anche avere il coraggio di guardare la realtà in faccia e vedere che ha la faccia di Benni, di Pennac, di Grillo etc. Dico anche a te, povero Tommaso Labranca, che, come si vede dalle foto, prima, avevi una faccetta di bimbo buono. E anche dopo, perché, se uno è un bimbo buono, bimbo buono rimane, for ever. E al Bar Sport lo sanno benissimo, al Bar Sport sanno sempre tutto. (A pensarci meglio, caro Tommaso, tu avevi una faccia da prete, al Bar Sport l’hanno sempre saputo)

Dice Scalfari che era amico di Quasimodo… « Fossi Quasimodo starei in campana » Ma è morto da tanto tempo… « Ah, beh, allora… ».

Leggendo un pezzo di Antonio Gnoli su Valentino – sulla tomba di Valentino – penso che il povero Valentino è almeno servito a qualcosa: a fare scrivere ad Antonio Gnoli un pregevole pezzo, nel senso di tombeau. Il fatto è che i giornalisti si servono di tutto, soprattutto delle morti, di quelle degli altri, naturalmente. Veramente Antonio Gnoli abitualmente si serve dei moribondi…

Sono quasi sicuro che quello con il costume rosso senza un pelo addosso insieme a quella vecchia bona senza reggiseno era Ilvo Diamanti. « Chi, il sociologo? » No, il giornalista. E comunque è la stessa cosa.

“ Als der Tod “: leggo solo questo sulla copertina del libro della tedesca, ma mi basta. Come necrologo mi so accontentare.

Nelle sue diverse vite, per Parise, Parigi rimase sempre una stella polare. “, dice Andrea Cortellessa. Mi sembra ovvio, dico io. Che, fino a prova contraria, di vita ce n’ho una sola, ma Parigi piace anche a me.

“ [Q]uesta vocazione all’isolamento, non giustifica in alcun modo, dato il suo talento eccezionale, l’ostracismo che la cultura (cioè la Cultura) italiana gli ha inflitto. Ma non si sottovaluta mai abbastanza l’establishment culturale di questo Paese. Che un uomo simile fosse quasi costretto al silenzio, e all’autopubblicazione, mentre le pagine dei quotidiani e gli scaffali delle librerie tracimano delle opinioni dei cretini, è una cosa che lascia senza parole. “, dice Claudio Giunta.

Terremoto: fuori i nomi dei colpevoli “ (In onda, La7, ore 21. 02) La rentrée.

Stamani, contemplando la bella ancorché attempata accompagnatrice di quello che avrei giurato fosse – ma forse mi sbagliavo – il professor Ilvo Diamanti, contemplando l’entusiasmante ancorché sorprendente pienezza dei suoi seni, ho avuto voglia di cantarle quella canzoncina dei miei – e, forse, un pochino, anche suoi – tempi: “ Lucy in the sky with diamonds “. Chissà come l’avrebbe presa. E magari quello non era nemmeno Diamanti.


Giovedì 1 settembre 2016

s1285e io, ora, fossi, come ogni giorno mi riprometto di essere, a Siena, nella mia (?) casa di Siena, affacciandomi alla finestra, non vedrei più quello che per tanti anni sono stato abituato a vedere: l’agile palma, le civettuole panchine di pietra, le graziose minuscole aiuole, insomma il mio (?) giardino, perché, da tanti anni ormai, il mio (?) giardino non c’è più. Invece del mio (?) giardino da tanti anni ormai ci sono auto e motorini, insomma, c’è un parcheggio. Questo è lo stato delle cose e se, invece di qui dove sono ora fossi là dove mi riprometto sempre di essere, lo vedrei. Quello che mi domando ora è: un diario è “ letteratura consolatoria “? La risposta, naturalmente, è: sì. Me la canto e me la suono, ma, in quanto a consolarmi


Del cinema mi sento di dire soltanto che, a differenza di altre cose, è fatto da gente che sa quello che fa. Non è un complimento, è la pura e semplice verità.

Dice Michele Serra a proposito del Fertility Day che se gli italiani non fanno figli è perché non hanno casa e non hanno lavoro. Certo, dice anche, un pochino dipende anche dal fatto che vogliono restare bambini e “ i bambini non fanno bambini “, ma il punto non è questo. Io, che ancora non ho capito perché, cinquant’anni fa, sono divenuto padre, vorrei avere qualcuno – un padre? uno zio? un amico? – che mi spiegasse qualcosa di questa misteriosa faccenda – andrebbe bene anche il nonno di Michele Serra, quello che era un uomo di mondo, che ha sempre vissuto a New York, non so se ha fatto anche il militare a Cuneo etc. (Il fatto è che Michele Serra mente. Per partito preso. Per pre-giudizio ideologico. Per la forza dell’abitudine. Per continuare a mentire. Perché, a modo suo, tiene famiglia etc.)


Venerdì 2 settembre 2016

s1286virgparono nato nel 1957, pochi mesi dopo che la Rai aveva iniziato a trasmettere Rin Tin Tin, che dei telefilm è considerato il capostipite. Siamo pressoché coetanei, le serie ed io. “, dice Valerio Magrelli.











Poi vado a comprare il giornale e mentre vado ripenso a quel titolo: Dentro la notizia. Penso: quante ne inventano pur di restare dentro… E per di più oggi è venerdì e costa anche di più…

Poi leggo il giornale e, in particolare, il pezzo di Giannini sulla crisi della giunta 5Stelle, e mi basta leggere la prima frase del primo paragrafo: “ Se Roma è lo « stress test » che misura la capacità di governo del Movimento 5 Stelle, i segnali che arrivano dalla Capitale non sono confortanti per il Paese. “, per convincermi che un giornalista è, soprattutto, un ipocrita. Detto da uno che della crisi della giunta 5Stelle non può che rallegrarsi, salvo il fatto che, vivendo a Roma, non è in condizione di rallegrarsi di niente. (Mi rendo conto che la definizione di “ ipocrita “ è un tantino grossier per essere applicata al linguaggio giornalistico-politico. E tuttavia continua a non venirmi in mente niente di meglio per descrivere il paludamento falso-oggettivo in cui sta celata una vistosa faziosità)

Che il giornalista Franco Di Mare è il direttore artistico di Taobuk – Taormina International Book Festival è una notizia. Ma è anche una bella fortuna, per il giornalista Franco Di Mare etc.


ROSSORI

Sotto la foto dei bambini di Aleppo che fanno il bagno nel cratere di una bomba scriverò la seguente didascalia: “ À la guerre comme à la guerre “.

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Sabato 3 settembre 2016

s1287tamani mi sono svegliato pensando che Repubblica ha sempre ragione. E anche che, se non ce l’ha, fa lo stesso, perché comunque sono tanti, sono di più, sono tutti, diciamo così. Ha ragione Giannini, ha ragione Saviano, ha ragione Benni. Hanno i quattrini, soprattutto. Con quell’aria da morti di fame… Poveri ma ricchi, diciamo così. Soprattutto ha ragione Michele Serra. Perché tiene la penna dalla parte del manico. Già, la penna… Già, il manico… Ho trovato anche un diario sull’argomento: “ Venerdì 11 marzo 2005 – « Senza dire che un giorno il rigattiere molto felice di non trovarsi più alcun topo in giro dentro i vestiti mi regalava un cappello. Che io mai ne avevo avuto uno. Cioè avevo avuto un ombrello poi distruttomi da mascalzoni ma non un cappello proprio. Benché poi in realtà un cappello è meno dell’ombrello per via del manico che non ce l’ha. » (Gianni Celati, Le avventure di Guizzardi, 1973) “.

Poi mi torna in mente un altro diario: “ 28 luglio 1994 Io non sono uno scrittore. Gli scrittori vogliono intrattenere, vogliono trattenere. La storia delle Mille e una notte la sanno tutti: raccontare raccontare per impedire una condanna a morte. Io questo non lo capisco. Far restare qualcuno. Ma che io sappia non se n’è andato nessuno. Me sono andato io, e me ne andrei un’altra volta. Non sono io che devo scrivere. “.

“  Qualche mese fa ero a Genova a fare un seminario di letteratura “, scrive quello. Uno di quelli che scrivono.

Io non sono cattivo “, dice Michele Serra. Che, come è noto, è un bugiardo.

Quest’anno va molto di moda fare, con le mani, il segno del cuore. Lo fanno tutti: sportivi, attori, cantanti… Tutte le volte che lo vedo io penso che non mi è chiaro. Sarà un cuore o un buco di culo? Sarà perché forse lo fanno male…

Il fatto è che, quando uno è ospite, non può che essere ingrato.

Improvvisamente si ricordò di essere morto. E morì.

Per molti anni ho pensato che i comunisti avessero capito tutto. Invece non avevano capito niente. Come me, del resto. La differenza è che io, poi, ho capito di non avere capito. Loro, invece, no. Nel frattempo…

Io sono trent’anni che “ studio da vigliacco “. Con scarsi risultati, va detto. Il fatto è che, probabilmente, vigliacchi si nasce, e io non lo nacqui. Credo che la vigliaccheria sia come il coraggio: se uno non ce l’ha etc. E comunque, studiare da vigliacco è sempre meglio che non studiare per niente.


ARCHIVIO

6 maggio 1984 – « Quando lo hanno arrestato chiedeva l’elemosina ai passanti, all’angolo di una strada di Monte Mario. Pantaloni sbrindellati, maglione a pezzi, capelli e barba incolti, quel giovane accattone che allungava la mano implorando “ Mi dai cento lire? “, era in realtà Bruno Ernesto Pellegrini, nome di battaglia “ Martino “, ritenuto l’ex capo della brigata Tiburtina delle Br, sul cui capo pendeva un ordine di cattura emesso dalla magistratura per aver preso parte ad alcune clamorose azioni della “ colonna romana “ brigatista. » (Dai giornali) “.


Domenica 4 settembre 2016

N1089virgel suo feudo “, scrivono i giornalisti parlando di Al Bano. Lo scrivono con le virgolette e, scrivendolo così, credono di cavarsela. Ma le virgolette le scrivono solo loro. Non le scrive Al Bano, non le scrive la gente. Che ama Al Bano e, tutto sommato, non ha niente contro il feudalesimo. Così si scopre che la differenza fra un giornalista e un servo della gleba è molto piccola, questione di una virgola, anzi di una virgoletta.






“ Siena –  Passano gli anni, passano i sindaci, ma quelle tombe sono sempre scoperchiate. I consiglieri comunali Marco Falorni, Massimo Bianchini e Andrea Corsi hanno presentato una interrogazione al sindaco in merito al mancato restauro delle tombe dei garibaldini al cimitero del Laterino. “ (Dai giornali di Siena)

Oggi fanno santa Madre Teresa di Calcutta. Dove si vede che anche la santità, come la letteratura etc.  è diventata una cosa da donne.

L’estate addosso / come un vestito rosso “, canta Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti. E io mi chiedo se odio di più Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti, l’estate o il colore rosso. Comunque, odio.


Lunedì 5 settembre 2016, Roma

E812virgac andata così “ (Da un articolo di Stefano Bartezzaghi su Tommaso Labranca) (“ Io non penso che Tommaso oggi avrebbe potuto scrivere davvero su un giornale eminente o occupare una cattedra universitaria “, dice il Bartezzaghi. Che scrive su un giornale eminente e occupa una cattedra universitaria. Mistero senza fine buffo) (“ La sua avversione per Goffredo Fofi pareva più di merito che di metodo “ (Ibid.)) (Comunque, che un giornale possa essere “ eminente “ lo pensa Stefano Bartezzaghi. “ Eminente: che supera in altezza i luoghi, gli oggetti, le persone circostanti. “)




Mi ricordo benissimo che quando i 5Stelle entrarono in Parlamento scelsero di andare a sedersi in alto. Mi ricordo che pensai che cominciavano male.

Poi leggo che Alessandro Baricco è uno “ scrittore italiano dall’enorme successo in patria e all’estero  “. Né io potrei dire il contrario. Io non sono uno scrittore, io sono solo uno che scrive un diario: “ 14 marzo 1994 Quella con il bel culo (e la brutta faccia) cerca notizie su Alessandro Baricco. Vadi in sala linguistica vadi. “. È andata così.

Torno in città, accendo la televisione e c’è quello delle previsioni del tempo. Il tempo non passa, per lui. Poi comincia il ddibbattito. Con tutti i soliti. Tanto per perdere tempo.

Lite sul web sull’asse Bangkok-Benevento. “ (Dai giornali)

Si, è una buffonata, ma non c’è niente da ridere.

Una delle prime cose che ho visto uscendo stamani di casa è stato il faccione di Gianfranco Vissani che, dalla fiancata istoriata del tram n. 2, mi invitava a fare non so che cosa. Ne ho dedotto che si può pensare di fare a meno di tutto, ma dei preti, in un senso o in un altro, no.

Gomorra. Ma soprattutto Sodoma.

Per Andare In Culo Al Prossimo: è un vizio, anzi, un vizietto.

Fassina dice No al referendum. Per dirlo si è anche fatto crescere la barba.


Martedì 6 settembre 2016

G484virgli Usa sono la patria della formazione di alto livello, al punto da occupare tutto il podio dei migliori atenei al mondo. L’Italia viene tenuta a galla dalla formazione dei Politecnici, ma nel complesso registra molti arretramenti in graduatoria. Come premio di consolazione, bisogna dire che gli atenei nostrani sono visti di buon occhio dagli accademici stessi e dai responsabili delle selezioni del personale. “ (Dai giornali)







Poi sento Oliviero Beha che parla di D’Alema. Il fatto è che, quando sento parlare Oliviero Beha, io penso sempre che era mezzofondista. E, quasi certamente, era meglio di me, che come mezzofondista ero una pippa. C’è anche da dire che, quando sento parlare di D’Alema, io non riesco a non pensare che D’Alema ha i baffi. Ma quelli, io, me mi sono tolti.

“ Roma – Rosario – il nome è di fantasia – a un certo punto getta la maschera. Al diavolo i colleghi di lavoro, i presunti amici e i compaesani in Calabria. Lui decide di cambiare sesso, di diventare donna, e così sia. Per sua fortuna, in questo momento delicatissimo si ritrova al fianco proprio lei: la moglie, la donna che ha sposato dodici anni prima. Queste due persone chiedono di restare unite, sposate perché – dichiarano al giudice civile di Roma – il loro amore non è stato scalfito da tutta questa storia, e anzi si è « rafforzato ». E il giudice civile dà loro ragione. Il matrimonio non va sciolto. La sentenza – di cui cassazione.net riporta ora le motivazioni – ha un particolare valore perché arriva il 3 maggio 2016. Prima, dunque, del via libera alla legge italiana sulle unioni civili. “ (Dai giornali)

A Roma si schianta la « superiorità » dei 5 Stelle “ (Titolo del Giornale)

La gambizzazione di Adinolfi. Le bombe sotto casa di Prodi e Cofferati. L’attentato di Milano a Palazzo Marino. Non furono azioni isolate. A collegarle, c’erano uomini e donne della Fai, la Federazione anarchica informale. L’anarchia « vera ». La più pericolosa, perché è quella più portata all’azione. Martedì mattina sono scattate le manette per cinque esponenti della Fai, al termine di un’operazione avviata dalla Digos di Torino nel 2012, anno del ferimento dell’amministratore delegato dell’Ansaldo di Genova. L’inchiesta si chiama Scripta Manent ed è stata coordinata dal pubblico ministero Roberto Sparagna. Dieci anni fa la Digos ha intensificato il lavoro di osservazione, intercettazione e lettura dei numerosi documenti che gli esponenti dell’anarchia diffondevano in rete per esortare all’azione. ” (Dai giornali)

Poi sento dire che ora fanno la Gabbia Open. « Ma che gabbia è? » Una gabbia aperta… « Aperta o chiusa, una gabbia sempre una gabbia è… ».

“ Milano –  Il cuore della manifestazione è stato pensato sotto la Vela di Fuksas, con tre padiglioni, 25mila metri quadri di spazi espositivi coperti, « eventi segmentati per target » e piani mirati per i diversi lettori, dai ragazzi a coloro che ormai hanno scelto l’e-book. La volontà è di creare non tanto una fiera tradizionale, ma un appuntamento culturale. “ (Dai giornali)

Me ne frego! “, risponde Philippe Daverio quando gli chiedono per quale squadra tifa. È vestito tutto a righine bianche e celesti. Io penso: che bisogna fare per menefregarsene

“ RomaNiente più condanna per atti osceni, per effetto della depenalizzazione di questo reato attuata dal d.lgs n.8 del 2015, nei confronti di chi si apposta nei luoghi frequentati da giovani ragazze per masturbarsi davanti ai loro occhi. La Cassazione ha preso atto di quanto previsto dalla recente riforma e ha annullato senza rinvio « perché il fatto non è previsto dalla legge come reato » la condanna inflitta dalla Corte di Appello di Catania il 14 maggio 2015 a carico di un uomo di 69 anni, Pietro L., rinviato a giudizio perché « dopo aver estratto il proprio membro » praticava « l’autoerotismo » davanti alle studentesse che frequentavano la cittadella universitaria nei pressi della quale lui si posizionava. “ (Dai giornali)

Habent sua fata giornalistelli.


ROSSORI

Sotto una foto del regista Paolo Sorrentino al Festival di Venezia scriverò la seguente didascalia: “ Loro “.

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ROSSORI

Sotto una foto dell’astronauta Samantha Cristoforetti che ha annunciato di essere incinta scriverò la seguente didascalia: “ Pance spaziali “.

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ROSSORI

Sotto una foto della giornalista di Fox News che si è fatta dare un risarcimento di 20 milioni di dollari per molestie sessuali scriverò la seguente didascalia: “ Fox News “.

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EX LIBRI

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EX LIBRI

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EX LIBRI

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EX LIBRI

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Mercoledì 6 settembre 2016

a1480 ripensarci era tutto molto strano. Loro, seduti dietro al tavolo, la Commissione, giudicatrice. Io, in piedi, con la bocca aperta, i capelli lunghi: il laureando. Io? Alla mia età? Con tutto quello che avevo fatto? Con tutto quello che era successo? Dopo che ero andato. Ma dove ero andato? E a fare che cosa? E comunque ero tornato. Ma tornato dove? Tornato quando? E a fare che cosa? A farmi giudicare? Da loro? Loro… Erano, a pensarci bene, quattro tizi qualsiasi, quattro professorucci, quattro intellettuali, da strapazzo. E, in mezzo a loro, il più strapazzo di tutti, il mio Amico, che, va sempre detto, è anche più giovane di me, vestito da professore, con la barba rossa, il vestito strapazzato… Non avrei mai dovuto restare lì, a farmi giudicare, a farmi laureare. Avrei dovuto tornare via. Avrei dovuto dirlo: non sono dottore e non intendo esserlo… Non fosse che anche quello è un film, un pasticciaccio, un maledetto imbroglio… (A ripensarci, c’era anche quello, soprattutto quello, il critico cinematografico, con la moglie bona, la professoressa, di lettere classiche. Che ridere… )

Non è neanche laureato “ (Da un ddibbattito)

“ Siena – Il sindaco Bruno Valentini ha celebrato oggi (6 settembre) la prima unione civile tra persone dello stesso sesso. Si tratta di due donne residenti a Siena, dove lavorano, che hanno deciso di regolarizzare la propria convivenza secondo quanto consente la legge Cirinnà. La cerimonia è stata molto intima e riservata,  secondo la volontà delle due donne. “ (Dai giornali di Siena)

“ Loro chi? si inserisce coraggiosamente nel solco dei recenti film americani sugli imbroglioni consumati, da Il genio della truffa a Colpo di fulmine a Now you see me, e riesce a tenere loro dietro per velocità della narrazione e frenetiche svolte della trama, alcune più credibili di altre. “ (Da una recensione a Loro chi?, film di Francesco Micciché e Fabio Bonifacci (2015))

Quelli che non hanno “ niente da nascondere “. P. e.: i giornalisti.

Leggo nella biografia di Lino Miccichè (1934-2004): “ È stato titolare della rubrica cinematografica dell’Avanti! per oltre un trentennio. “. Penso che, piuttosto che una Storia del cinema italiano, mi piacerebbe scrivere una Storia della critica cinematografica in Italia.

Piccolotti (Elisabetta), di Sinistra Italiana: sarà un nome d’arte? Non mi sento di escluderlo.

Assolutamente da non sottovalutare i problemi dell’arredobagno. « Del cesso », dice quello. Che è uno che parla come caca.

Anche stamani parlano della Raggi. Anche stamani mi sento raggirato.

Resistibili ascese: il giornalista David Parenzo. Le resistibili ascese: sono tante, sono sempre di più.

A pensarci bene, la cosa più buffa che faccio ogni giorno è comprare il giornale. Perché io so bene che i giornali non bisogna comprarli, bisogna venderli. Parola di uno che, da più di trent’anni, ha in tasca il tesserino di giornalista professionista, cioè di venditore di giornali etc.

« I dieci minuti di celebrità, come diceva Andy Warhol » « Quindici… » “ (Da un talk show)

E ancora un’altra Estate arriverà “, canta la sigla del ddibbattito. Il partito dell’Estate. Tutti contro il generale Inverno.

E comunque, il più bravo è ancora questo qui:

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ROSSORI

Sotto la foto della conduttrice televisiva Daphné Bürki, che, citando La liberté guidant le peuple di Delacroix, si denuda un seno scriverò la seguente didascalia: “ La telé guidant le peuple “.

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ROSSORI

Sotto la foto di un’operatrice ecologica al lavoro nella piazza davanti a casa mia scriverò la seguente didascalia: “ Ama Roma “.

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Giovedì 8 settembre 2016

l1839eggo del Festival della Letteratura di Mantova. Penso che a me il fatto che a Mantova ci sia un Festival della Letteratura mi sembra come minimo strano. Adesso non dirmi che Mantova è quella di Virgilio, “ Mantua me genuit “ etc. Io ti dico che, per me, che a Mantova non ci sono mai stato, Mantova non è, in un certo senso, dico almeno nel senso della letteratura, niente. Perché, quando penso a Mantova, a me non viene in mente niente, al massimo l’Ozo Mantova, che era una squadra di calcio di serie C che, quasi sessant’anni fa, vinse uno spareggio con il Siena per andare in serie B. Oppure quel ragazzo alto, un po’ insipido, che arrivò da Mantova, forse in prima liceo, ma stette un anno solo o poco più, e poi se ne andò di nuovo. Insomma, per me, fosse per Mantova, la letteratura non esisterebbe, non sarebbe mai esistita. Invece leggo che, da dieci anni ormai, ci fanno ‘sto festival, dove ci vanno tutti gli scrittori, da ogni parte del mondo, e a sentirli si raduna un gran pubblico etc. Mah. Boh. Io, comunque, preferisco continuare a pensare che non sia vero niente. Perché io, che sono strano, continuo a pensare che la letteratura non ci sia più, né a Mantova né da nessuna altra parte. D’altra parte, io, in tutti questi anni, ho continuato a pensare che non è assolutamente vero quello che diceva quel titolo di quella specie di festival di quarant’anni fa, l’unico a cui io abbia partecipato, che “ Poetry is a place “. No, la poesia – la letteratura – non è, non può essere, non sarà mai un “ luogo “, nel senso di uno spazio. Una cosa così può pensarla solo uno che non sa niente della letteratura, un architetto, un assessore. La letteratura è un’altra cosa, è “ fatta “ di qualcosa d’altro, di un’altra “ materia “, di un’altra “ sostanza “. In ogni caso, se da qualche parte deve stare, mi sembra strano che sia a Mantova. Però è anche vero che, poiché io a Mantova non ci sono mai stato, può darsi che mi sbagli. Chissà.

Di Maio sbaglia un congiuntivo “ (Dai giornali)

Molto interessante anche Carmen Chaplin.

Novità non da poco è che anche il bravo giornalista Francesco Verderami si è fatto crescere la barba (bianca).

“ Siena – Operazione SPQR. Sono stati arrestati dalla Polizia di Stato, a Roma, tre rapinatori seriali, tutti romani, che venivano abitualmente in trasferta in Toscana, per mettere a segno colpi alle farmacie a agli istituti bancari. “ (Dai giornali di Siena)

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare “ (Da un ddibbattito)

C’è chi lavora nell’ombra “, dice Mauro Corona. Che, per non sapere né leggere né scrivere, ha accanto a sé il suo nuovo libro: La via del sole.

Quello che dovrei imparare è a non fare troppo il furbo con la televisione. Non bisogna mai scherzare col fuoco.

Ora che ho letto che Andrew Davies, lo sceneggiatore del Guerra e pace della Bbc, non aveva mai letto Guerra e pace prima di sceneggiarlo, mi chiedo se non sia il caso di leggere il Guerra e pace in tre tomi (Sansoni-Capolavori, 1965) che da mesi staziona muto su una mensola in casa mia. Ce lo collocò, mesi or sono, una mia nipote, che poi, andandosene, ha omesso di portarlo con sé. Mi chiedo se leggerlo perché anche io, che pure non faccio lo sceneggiatore, non l’ho mai letto. Dunque, forse, lo leggerò, perché, tutto sommato, il tempo non mi manca. Lo leggerò come ho sempre letto, a tempo perso, per perdere tempo, non certo per fare quattrini. Che, a differenza del mio omonimo inglese, è esattamente la cosa che non ho mai saputo fare.

Tutto sembra sospeso. Sembra di vivere dentro un’infinita attesa. Di cosa? “ (Dal web)

Poi comincio a leggere Guerra e pace. E, come mi succede piuttosto spesso, mi fermo a leggere l’introduzione. Che è molto interessante, nel senso di “ gustosa “, nel senso che a leggerla ci provo gusto. Perché vengo a sapere molte cose che non sapevo, per esempio che Tolstoj diceva che non è un romanzo, ma un “ poema in prosa “. Ma soprattutto perché, quando leggo il nome dell’introduttrice: “ Maria Bianca Luporini “, le porte di bronzo del tempo, improvvisamente, clamorosamente, si spalancano. E io mi trovo, non già nella Russia del 1805, ma nella Firenze del 1965. Mon Dieu… È un salto temporale troppo grosso… Che spavento… Si può morirne… Meglio tornare, dove eravamo, in una lontananza più vivibile, alla Russia di Tolstoj, al romanzo, insomma. Così lascio l’introduzione e comincio a leggere veramente Guerra e pace: “ Eh bien, mon prince, Gênes et Lucques… “.

Poi c’è il “ professor “ Freccero. Che è, in qualche modo, come direbbe lui, uno psicopatico.


ARCHIVIO

“ 20 gennaio 1993 – Fra il dire e il fare c’è di mezzo il cinema: questo è quello che non sapevano i laici « volterriani » letterati come Cajumi. “.


ROSSORI

Sotto una foto del pornodivo Rocco Siffredi insieme alla moglie scriverò la seguente didascalia: “ L’amour du cinéma “.

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ROSSORI

Sotto la foto di Michele Santoro al festival di Venezia per la presentazione del suo documentario Robinù scriverò la seguente didascalia: “ La cinematografia è l’arma più forte “.

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Venerdì 9 settembre 2016

i1981l “ partito del No “ mi fa tornare in mente un diario: “ 3 marzo 1984 – Fino dal Sessantotto era un « no » che sottintendeva un « », anzi era soprattutto un « sì ». (Sì alla Coppa dei Campioni, sì allaborto, sì al futurismo fiorentino 13-14, sì ai Beatles, sì a Mozart, sì… sì… sì… ) “.









Pasolini aveva ragione “ (Dai giornali)

Non fosse stato per Michele Serra, che ieri me l’ha spiegato a chiarissime lettere, io non avrei mai saputo che le 5 Stelle del Movimento 5 Stelle stanno per: acqua pubblica, mobilità sostenibile, sviluppo (anche lui sostenibile), connettività, ambiente. Tuttavia, ora che lo so, torno a pensare quello che ho sempre pensato: che le 5 Stelle del Movimento 5 Stelle siano le stesse degli alberghi, a 5 stelle, ovviamente. È anche per questo che non ho mai votato né credo voterò mai per il Movimento 5 Stelle.

Tutti questi pantaloni strappati, lacerati, bucati… « È la miseria? » No, è la Moda.

Virginia come Ignazio: la solitudine del sindaco “ (Titolo di un talk show)

« Che cosa pensi del caso Roma? » « Che non sono di Roma ».

Il silenzio è d’oro “, dice il Venerdì. Che ancora una volta ha perso l’occasione per stare zitto. E comunque, a occhio e croce, più che d’oro mi sembra giallo.

Quando Michele Serra mi racconta le vicissitudini del suo impianto di allarme di casa non deve aspettarsi, da parte mia, alcuna com-passione. Io non ho un impianto di allarme, anche perché non ho nemmeno una casa. Quello che, effettivamente, non si capisce è perché uno come me continui a leggere Michele Serra, cioè a comprare Repubblica etc. Il fatto è che qualcosa bisogna pure comprare. O no?

È la moda? No, è la miseria.

Dice che Hillary Clinton si dice “ stregata “ da Elena Ferrante. “ Stregata “: voce del verbo “ stregare “.

Nel fatto che il dottor Fabrizio Viola non è più amministratore delegato del Monte dei Paschi di Siena quello che mi interessa è che si chiama “ Viola “. Altro non so e non voglio sapere. E lasciatemi divertire.

Attore senza lavoro accoltella il padre nel sonno e si costituisce “ (Dai giornali)

In una delle prime inquadrature del film, affisso su di un muro, fa capolino un manifesto elettorale che recita così: « Le donne della famiglia Cervi dicono di NO ». “ Leggo di Anni felici (Luchetti, 2013) perché questo è il film che stasera danno in tv. E comunque, dopo un po’ che lo guardo, smetto di guardarlo. Non solo perché l’ho già visto, ma perché mi rompe i coglioni. Perché anch’io, anche se non sono una donna e non faccio parte della famiglia Cervi, anche se, alla fine, sono solo un telespettatore, ho diritto a dire i miei NO. O no? (E comunque, vorrei dire al recensore, la strage del ’74 non è di “ Piazzale della Loggia “, ma di “ Piazza “, il “ Piazzale “ pieno di morti è un altro etc.)


Sabato 10 settembre 2016

l1841virge donne (della famiglia Cervi) dicono di NO “: ripensando al film di ieri sera ho pensato che basta una parentesi per spiegare tutto. Basta mettere fra parentesi la famiglia Cervi, cioè il 1944, cioè la storia, cioè il tempo, per avere il film, cioè il dramma, cioè il mito. Di questo mi faccio ancora più convinto quando leggo che il film di Luchetti doveva in un primo momento intitolarsi Storia mitica della mia famiglia. Naturalmente rimane da capire a che cosa è diretto questo NO che le donne dicono. Per intanto possiamo accontentarci di sapere come lo dicono, che, anche questa, non è questione da poco.



Italo Giulivo “: è il responsabile della Protezione Civile in Campania. L’Italia è un paese meraviglioso, soprattutto la Campania.

Si allarga il ddibbattito sulla foto della bambina vietnamita “ censurata “ da Facebook. La Repubblica titola: “ L’algoritmo non può oscurare la storia “. Io, che vorrei obbiettare che non si tratta della storia ma di un fotografia, non nego tuttavia che un problema esista, tanto è vero che, un po’ di tempo fa, ci ho scritto sopra qualcosa: “ Domenica 30 novembre 1997 – Su un settimanale ho trovato un servizio nel quale si parla di una signora vietnamita che non è altro che, trent’anni dopo, la bambina che, trent’anni fa, fu immortalata in una celebre foto mentre correva nuda e piangente al centro di una strada fuggendo dal suo villaggio incendiato dal napalm dei bombardieri americani. È una foto così celebre che persino Gisèle Freund ne parla nel suo libro Fotografia e società. Ingrandirò e incornicerò la suggestiva immagine e la conserverò fra i miei Rossori. La didascalia che ci scriverò sotto sarà: « La nascita di Venere », intendendo con questo celebrare il carattere di « inizio » che, a mio parere, con­traddistingue questa foto, inizio di un’ulteriore epoca nella storia del fotogiornalismo, inizio una ulteriore definizione della bellezza fotografica, ma anche, visto che, per esempio nella storia della pittura, la « Nascita di Venere » è un tema ricorrente e persino accademico, conferma del fatto che la fotografia, qualunque cosa ri­tragga, è sempre un evento estetico, cioè qualcosa il cui contenuto è sempre, autoreferenzialmente, la fotografia stessa. Se quello che intendo dire è che « La nascita di Venere » potrebbe essere il titolo di ogni fotografia, è anche vero che in questo caso una Venere c’è davvero, una piccola Venere asiatica, convenien­temente senza vestiti, convenientemente piccola, conveniente­mente fotogenica nella sua impressionante nudità. Così, non so se la signora Freund sarebbe d’accordo, quella che, trent’anni fa – ammesso che fosse così -, era una foto di denuncia delle atrocità della guerra, trent’anni dopo potrebbe essere « letta » come la co­pertina di un dépliant per turisti pedofili: « Visitate l’Estremo Oriente e le sue bellezze », voi che per la bellezza – e la piccolezza – siete disposti a pagare qualsiasi cifra. “.

Il manoscritto s’intitolava Immortalità, ma Livio Garzanti e Gina Lagorio (che di lì a poco sarebbe diventata sua moglie) insistettero per un titolo diverso: Un altare per la madre. Garzanti, infatti, pensava che Immortalità fosse un titolo impopolare e che, invece, Un altare per la madre fosse fatto per la gente. “, dice Camon. (Mi turba un po’ scoprire che è nato, come me, il 14 novembre, nove anni prima di me) (“ [L]a lunga civiltà contadina […] non ha niente a che fare col ritorno alla terra, il ritorno alla campagna, che oggi è un vezzo della borghesia benestante. “ (Ibid.)

Su tutti gli altri il claquer ha un vantaggio: che sa di essere pubblico, solo pubblico, nient’altro che pubblico.

Pensierino sull’11 settembre: io non ho mai creduto a nessuna teoria del complotto, ciononostante penso che solo gli americani potevano ideare una cosa così kolossale come l’attentato alle Twin Towers. È anche vero che per “ americani “ non devono intendersi solo i cittadini degli Stati Uniti d’America etc.

Poi vedo il Premio Campiello, con Neri Marcorè, Geppi Cucciari etc. (Ore 22. 22: vincerà la Rasy, che ha scritto una storia d’amore fra donne etc.) (Ore 22. 52: no, ha vinto la Vinci. Del resto, l’aveva detto: ” Simona, Vinci! “)


Domenica 11 settembre 2016

v375edendo ieri sera nel palco della Fenice le facce allegre di Galli Della Loggia, di Daverio, di Vecchioni, ho pensato che da grande voglio fare il giurato. Anzi, il con-giurato, che è sempre meglio. Ho anche pensato che è stato dimostrato un’altra volta che la letteratura è una cosa da donne. Meglio se giovani, mi dispiace per la Rasy, anzi, per “ quella fica storta della Rasy “ – non è un insulto, è una citazione: “ 10 maggio 1988 Scrittori italiani a Parigi: Debenedetti, Elkann, e quella fica storta della Rasy. “.





A me m’ha rovinato l’arte povera… « In che senso? » Che loro si sono arricchiti e io non c’ho più una lira.

Compro il giornale – che oggi costa quasi il doppio perché c’è l’Espresso – e leggo le notizie. E mi chiedo: abbiamo tanto lottato per fare vincere al Festival di Venezia un film filippino di 226 minuti in bianco e nero? Poi vedo che, fra i molti che hanno scritto sull’11 settembre, c’è anche il professor Belpoliti e mi chiedo: abbiamo tanto lottato per fare scrivere su Repubblica il professor Belpoliti? Tutto nasce da un diario di molti anni fa: “ 30 aprile 1987 – Abbiamo / tanto / lottato / per mandare / Guccini / a cantare / a Parigi / all’Olympia. “.

Ho pensato che forse devo smettere di leggere. Dico nel senso di comprare la scrittura altrui.

Un osservatorio meteorologico, sperduto fra i monti, vive nel silenzio e nella solitudine. Gli scienziati sono scomparsi, travolti in un’apocalittica esplosione nucleare. Eppure qualcuno sopravvive: è Adamo Vir, l’addetto alle pulizie, un piccolo uomo forse non del tutto normale. Si è salvato perché al momento della catastrofe faceva un sonnellino in una sorta di bunker atomico. Queste sono le premesse di Quanto basta, un romanzo insolito nel quadro della narrativa italiana degli anni ‘80, un libro che spazia fra l’allegoria biblica e l’ammonizione profetica. La narrazione di Marco Belpoliti ha l’esattezza di un teorema e le imponderabili suggestioni dell’ignoto. Ed è anche una riflessione critica sul mondo dove qualcuno sbaglia le dosi del q.b. La sigla q.b. sta per « quanto basta », cioè la quantità di sale o di pepe con cui la « buona massaia » completa a suo giudizio la ricetta di cucina. Nella glaciale quiete dell’osservatorio, Adamo Vir redige un memoriale: saccheggia la biblioteca, incolla tabelle e disegni, ricostruisce una sapienza che i fisici, « massaie inesperte », hanno contribuito a disperdere. Adamo Vir ascolta le sue « voci » ancestrali, coordina un Manuale di Emergenza Nucleare, e intanto apre un dibattito con scienziati, filosofi e santoni orientali, rivolgendosi al Creatore che affettuosamente chiama « Caro Signor Padre ». Nei tre quaderni degli appunti, Adamo Vir coglie le domande essenziali sull’universo, i segreti della natura, le ragioni del caos, la possibilità che la fine sia anche un principio. Spetta a lui, l’« uomo minore », rivolgere un drammatico avvertimento agli eventuali posteri: attenti a non sbagliare il q.b. “ (Il primo romanzo di Belpoliti (1989))

Un artista è anche un prepotente. In un certo senso. Nel suo senso. Lo penso vedendo in tv uno che suona il pianoforte. Penso al babbo, le sue mani sulla tastiera. “ Dolcemente complicate… “, canta la Mannoia. Che dice di essere una donna, ma io non sono per niente sicuro che lo sia. E comunque, se il pre-potere – “ dolce “ – degli artisti sono disposto a subirlo, quello di altri, no.

Il crollo delle Torri. È stato allora che ho capito che c’era un sacco di gente che non aspettava altro. In generale, ho capito che c’è sempre qualcuno che non aspetta altro che il crollo degli altri. (Zusammenbruchtheorie, 33165)

“ Berciano “, scriveva l’Oriana. Che, soprattutto, era toscana. (A dieci anni dalla morte capisco che quello che voleva essere era un Malaparte ” in gonnella “)

Sant’Indro: è sempre lui il santo patrono dei giornalisti. Ne deduco quello che ho sempre dedotto: che i giornalisti sono tutti, in un certo senso, un pochino fascisti.


ROSSORI

Sotto la foto di Totti che esulta per il gol segnato alla ripresa del gioco dopo il nubifragio scriverò la seguente didascalia: “ Après le déluge, moi “.

deluge


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“ 11 settembre 2001 – « Neanche King Kong » (Il primo commento della zia Eufrosia, ore 15. 46) “.


Lunedì 12 settembre 2016

i1982virgl giornalismo è andare “, diceva ieri sera quel giornalista che, effettivamente, va, perché fa l’inviato in Medio Oriente etc. Intendeva dire andare nei posti dove le cose succedono, andare a vedere, andare a raccontare. Si parlava della Fallaci e, vedendo l’infinita serie delle foto della sua storia “ professionale “, veniva francamente da chiedersi se il suo “ andare “ non sia stato soprattutto un “ andare a farsi fotografare “ là dove ” veniva ” meglio, nelle posture, nelle fogge che più “ donavano “ al suo personaggio etc. Io, che nella mia vita, per un po’, sono “ andato “ moltissimo e che, stranamente, ho smesso di farlo proprio quando sono diventato giornalista, mi chiedo come stanno veramente le cose. Quando, ormai più di quarant’anni fa, cominciai a scrivere – fa io pensavo di stare ri-cominciando -, ricordo che intitolai certi miei testi diaristico-autobiografici “ L’inviato speciale “. Io allora non facevo il giornalista né avevo nessuna intenzione di farlo, però, evidentemente, mi sentivo “ inviato “, mi sentivo di esserlo, ma soprattutto di esserlo stato – allora io già scrivevo come “ post festum “, come ripensando a qualcosa che era già stato, come si scrive un resoconto, un bilancio – alcuni miei testi si intitolarono infatti “ Il riepilogo “… Come si sa, la parola “ inviato “ è voce del verbo inviare, è un participio passato, è una forma passiva. Insomma, se qualcuno è “ inviato “, significa che è stato inviato, che qualcun altro l’ha inviato, mandato, spedito: come una lettera, o un pacco postale. Questo non so dire se fosse quello che allora pensavo, ma, se lo penso ora, mi appare francamente come un problema. Queste cose che ora sto scrivendo avevo già cominciato a scriverle un po’ di anni fa: “ Martedì 20 novembre 2001 Mi ritorna in mente che, fra i primi testi che scrissi alla « ripresa », quasi trent’anni fa, uno si intitolava L’inviato speciale. Trent’anni fa non avevo mai fatto il giornalista. Ma là dove ero c’ero stato inviato. Di questo ero assolutamente certo. “. Quello che voglio dire è che quindici anni fa avevo già capito che, se è vero che c’è chi va, è anche vero che c’è chi resta, chi sta fermo, chi non si muove di pezza – come dicono qui dove mi trovo perché, per l’ultima fatale volta, ormai quasi quarant’anni fa, ho lasciato che mi “ inviassero “ da qualche parte. Come dicevo, io ho smesso di essere “ inviato “ proprio quando ho fatto, veramente, il giornalista. Quando gli “ inviati “ li ho conosciuti davvero, quando, qualche volta, a “ inviarli “ ero proprio io. Sono anche storie buffe, storie da ridere, se si ha voglia di ridere. Per esempio, questa: “ Martedì 24 marzo 1998 – E, a proposito di giornalisti, a proposito di testamento, mi viene in mente un giornalista morto alcuni anni fa. Si chiamava Franco Tintori, ma in redazione lo chiamavano tutti « casello-casello », per via della esilarante rapidità dei suoi spostamenti autostradali – faceva l’inviato in giro per l’Italia. Guidava come un matto, appariva e spariva, era tutto rosso, morì di un colpo. “. Comunque sono tutte storie vecchie. Perché, come dicevano ieri sera “ in studio “, è cambiato tutto: il mondo, e anche il giornalismo. Fermo restando che c’è sempre chi va e chi resta, chi si fa inviare e chi invia, e così, forse, sarà sempre. Come, forse, si spiega in questo testo di quarant’anni fa: “ Senza data [1976] – fermo restando che del poeta è anticipare / i tempi (inaugurai per mio conto / alcuni mesi or sono spinto dai debiti / verso il passato recente un pertinente / recovery programme trattasi di una siberia / casalinga dove le colpe povere di povero / studente fuori sede corso di sé sono / redente a patto di conseguire il diploma / di laurea e perseguire hobbies congeniali / al mediocre status del povero sopracitato. / è consentita ogni filosofia del ciclo quale / scoprendo nelle cose un moto circolare / autorizzi a sperare. è consigliata la rige / nerazione.), / la domanda è che serva arrivare in anticipo / quando sarebbe del tutto lo stesso aspettare / restando fermo. “.

Poi mi fanno vedere il trailer de La tempesta perfetta (Petersen, 2000). Un giorno o l’altro saprò perché ‘sto film piace tanto ai giornalisti. Quello che so già è che quello che gli piace è il titolo.

Poi vedo che stanno tornando tutti, L’aria che tira, Piazza Pulita, Di martedì, e penso: “ Aridanga romba cojota… “ [*] [*] Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?, Scola, 1968.

È la seconda volta che parlano di calcio “, dice lei quando sente quello che, parlando di Renzi, cita Zeman. Fosse solo la seconda… , dico che io. Che, olim, scrissi: “ 21 dicembre 1987 – Il giornalista tratta ogni genere di argomento ma solo quando si parla di calcio vedi che si entusiasma. “.

Il partito del Noio… « Volevi dire del No… » No, volevo dire che, se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere. (Naturalmente viene anche da chiedersi se non sia vero che il partito del No è sempre stato solo quello, il partito di Totò, il partito dei comici, il partito del cinema)

Poi vedo il cartellone del film L’estate addosso di Gabriele Muccino e mi ricordo che Gabriele Muccino l’ho visto qualche giorno fa in televisione. È un omaccione piuttosto giovane, ma con un curioso look da anni Trenta, massimo Quaranta. Gesticola molto anche perché parla con vistosa difficoltà. Non si capisce se gesticola perché non riesce a parlare o non parla bene perché preferisce comunque gesticolare. Comunque è un po’ impressionante. In quanto all’estate, è da parecchio che ce l’abbiamo addosso, né credo che ce la scrolleremo di dosso tanto presto.

Il babbo “ approvava “ la televisione. Io non l’approvo, ma il fatto di non approvarla non risolve nemmeno uno dei problemi che io ho e che il babbo non aveva. Nel frattempo la televisione continua a fregarsene: di me, del babbo etc.

Nini “: ad Albertazzi la nonna gli diceva “ nini “, non “ Ninì “. C’era una volta la Toscana, ma la televisione non lo sa.


ROSSORI

Sotto la foto di un tizio che, l’11 settembre 2001, legge per strada un foglio caduto da una delle due Torri scriverò la seguente didascalia: “ Pazzo chi legge “.

11sette


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“ Mercoledì 19 settembre 2012 Poi vado alla libreria dell’A(ppla)uditorium e, dopo avere visto che Vassalli ha scritto un nuovo romanzo – mi pare che ci sia di mezzo il sole -, e anche che Rampoldi ne ha scritto uno – « una storia mozzafiato » dice il risvolto di copertina -, vedo un libro con un titolo che attira la mia attenzione: Chi ha ucciso Pio La Torre? Lo sfoglio e scopro che in appendice ci sono le prime pagine dei giornali dell’epoca e c’è anche quella di Paese Sera e c’è la firma di uno che conosco: « Dall’inviato Andrea Casini » – che poi non ero inviato per niente, ero sceso in Sicilia per diporto, per fare fotografie, per viaggiare, come a quei tempi ancora riuscivo a fare. Comunque vado alla cassa e chiedo alla cassiera giovinotta se, per caso, sarebbe disposta a farmi una fotocopia di quella sola pagina, ma lei non è disposta per niente. Non insisto perché ho capito che, in generale, non è aria. Non è tempo di fare domande, non è tempo di rispondere, è tempo di vendere, e basta. Comunque il libro non lo compro, perché non leggo quel tipo di libri, e poi perché di sapere chi ha ucciso Pio La Torre non me ne importa niente, mi basta sapere che non si sa. Poi sono andato a un’altra libreria molto più piccola e lì la fotocopia me l’hanno fatta etc. Comunque non è aria. “.


Martedì 13 settembre 2016

a1481lbertazzi: era un attore.













Psichiatra di fama internazionale “ (Da un ddibbattito)

Il tremendo dei toscani in tv è che si sentono obbligati a fare i toscani. E non solo in tv.

Per stare dalla parte delle bambine bisogna non stare dalla parte dei bambini.

Sul caso della signora Natalia Aspesi, che ha detto di essere stata aggredita perché aveva scritto di non avere mai letto A Zacinto di Ugo Foscolo non ho altro da dire se non che anche oggi ho comprato Repubblica. Il ché mi pare che basti. Dico almeno alla signora Aspesi. Perché a me, che anche oggi non mi ha comprato nessuno, invece no. A parte poi che io non sono mai andato in Grecia, la signora Aspesi invece scommetterei di si. E comunque fra vecchi è meglio trattarsi bene, dico anche a nome del povero Ugo. (Poi mi arriva la lettera dell’Ordine dei giornalisti che dice che non ho pagato la quota di iscrizione di quest’anno e magari hanno anche ragione. E comunque questa è la volta che non la pago, perché fare il giornalista per pagare non si è mai sentito nessuno che l’abbia fatto)

Poi vedo il film su Tiziano Terzani e penso che, se non ho fatto l’inviato, è perché non ero abbastanza stupido per farlo.


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Mercoledì 14 settembre 2016

l1043virga mia casa è completamente foderata di libri (scusi la presunzione), più di cinquemila, tutti catalogati, in diverse lingue “, scrive Natalia Aspesi. Che sta a Milano, la capitale della moda.










Poi c’è Crozza. Che sarà anche un comico, ma secondo me è uno stronzo.

Poi sento il ministro Padoan che parla un magnifico inglese e penso che avrei potuto parlarlo anche io. Non fosse che, da un certo momento in poi, ho avuto qualche problema con le lingue.

Come era facilmente prevedibile, oserei dire auspicabile – quod erat in votis -, sul caso Aspesi-Foscolo si è scatenato un vasto ddibbattito. Io, per me, voglio fare i miei complimenti innanzitutto alla signora Aspesi che, con una bugìola, una boutade piccola piccola, è riuscita a dare il via a qualcosa che, in mancanza di attentati dell’Isis, di terremoti, o di colpo di stato dei 5Stelle, può ravvivare un po’ l’esangue profilo della front page di Repubblica. La quale, va detto, la sa lunghissima sui modi per farci perdere tempo, cioè soldi etc. “ È tutto un amplesso di cose “, come avrebbe detto quel tizio: la scherzosa signora Aspesi, i suoi ingenui indignati lettori, i compiacenti scrittori commentatori, che, pur di finire sul giornale, sono disposti a dire di tutto. In quanto al Foscolo, io consiglio di leggerlo. Soprattutto le Grazie. Tutte e tre: Grazia, Graziella, Grazie al cazzo etc.

Premio alla carriera per Carrière “ (Dai giornali)

Ho capito che l’importante è prendere i soldi e non scappare. Io sono scappato, loro, no.

Poi cerco “ Rea “ nel mio diario, ma, più che “ Ermanno “, trovo “ Domenico “. Mah. Boh. Sono misteri, misteri napoletani. (“ Martedì 23 aprile 2002 – « L’epoca di Gutemberg [sic] si chiude? “ Io pensavo l’altro giorno che il bambino appena è capace di fissare un’immagine trova il televisore. Oggi c’è solo la televisione. Infatti adesso perché Roma è caduta? Perché a Roma non c’è più il cinema. E Milano perché è caduta? L’editoria conta pochissimo. I giornali non si capisce com’è che si reggono, si reggono su debiti favolosi. La gente in questo momento sta guardando il telegiornale, non ha più tempo per leggere ed è per questo che io credo che dopo di noi non ci sono più stati scrittori. L’era di Gutemberg [sic] è finita, è cominciata l’epoca dell’immagine, del messaggio, dei mass-media. Oggi come oggi non ti saprei indicare uno scrittore vero. Quando avevo diciassette anni ci si alzava la mattina, si trovava in libreria Kafka e si diceva: È na bbomba; un’altra mattina si trovava Céline: Voyage au bout de la nuit, na bbomba, oppure Sartre: Il muro, mamma mia. Ma oggi che scrivono? Un buon libro mi darebbe un po’ d’entusiasmo: perché un buon libro ti aiuta a scrivere, ma purtroppo oggi ci sono solo libri non necessari. “ » (Intervista a Domenico Rea, in «Inventario», n. s., 21, n. 8, 1983) “)

La televisione: non ti chiede (quasi) niente ma ti prende (quasi) tutto.

La commozione che continua a suscitare in molti il pensiero del secondo dopoguerra, anche a distanza di una vita umana media, non dipende solo dal fatto che fu un periodo « epico », come si dice con un aggettivo un po’ strapazzato; né solo dal fatto che, come ci hanno raccontato tante volte i testimoni, le speranze concepite tra le macerie furono presto tradite e spente. Questo capita a tutte le vicende umane. No, ad apparire struggente è il fatto che si visse allora un tramonto come fosse un’alba: che ci si illuse, cioè, di poter rifondare un mondo in via di estinzione già prima del climax del 1940-’45. Le impalcature di questo mondo erano state infatti sepolte dalla Grande Guerra, dalle dittature politico-economiche, dalle avanguardie e dalle filosofie della crisi. Così, chi confidava nella Costituzione si ritrovò presto impantanato nella partitocrazia, e chi sognava una rivoluzione venne immobilizzato dalla guerra fredda, mentre il proletariato sfumava nella meschina borghesia del boom. La cultura nazionapopolare ispirata al grande Ottocento, che i crociomarxisti proposero alla nascita della Repubblica, fu sorpassata da tv e scienze umane, e la chimera di un nuovo realismo tolstoiano subì gli attacchi sprezzanti di neoavanguardisti e strutturalisti, che spiegarono come nella società dove tutto è segno la Realtà sia appena un riflesso di superficie balenante tra le righe di eclettici collage postmoderni. “ (Matteo Marchesini, Su Domenico Rea, in Il Foglio, 1 novembre 2014)


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Giovedì 15 settembre 2016

h537o pensato che i baffi di D’Alema sono esattamente quelli che mi sono tolti io, che la mamma non voleva che mi togliessi, che il babbo ha sempre portato, che io mi sono tolto solo dopo che sono morti tutti e due, il babbo e la mamma. Lo penso oggi, che è l’anniversario della morte della mamma. Il babbo era già morto, era morto nell’anno della caduta del Muro, e, quando ci penso, mi viene sempre il sospetto che, in un certo senso, il babbo fosse comunista. Quando, vent’anni fa, mi sono tolto i baffi ho come avuto l’impressione di tornare a trent’anni prima, a quando non me li ero ancora fatti crescere, al tempo della mia adolescenza. Quando non ero più un bambino, ma non ero ancora un uomo, quando non ero niente di preciso, quando potevo essere ancora tutto, quando non facevo niente, niente altro che andare in bicicletta. E anche questa, a pensarci bene, era una cosa che la mamma non voleva… (Stanotte, io, quella, lei, la collega che mi piaceva, l’ho agguantata selvaggiamente, ma non ero per niente sicuro di volerlo fare… ) (Che cosa volevo, cinquant’anni fa, al tempo della mia adolescenza? Forse volevo solo andare in bicicletta, forse volevo solo andare… )

(però Aspesi, che cognome voluttuosamente neoclassico!) “ (Matteo Marchesini, ieri – l’avevo pensato anche io)

Ieri ho anche scritto alla Aspesi: “ Gentile signora Aspesi, mi permetta di « scendere in campo » con questo piccolo scritto di parecchi anni fa: « Mercoledì 13 marzo 1996 – Chissà perché ho sempre l’impressione di non avere mai letto Le grazie. Oppure di non averle lette abbastanza. Erano nel programma di terza liceo, dunque le lessi senz’altro. A me poi Foscolo piaceva. Piaceva così tanto che avevo fatto anche un memorabile show sull’Orazione inaugurale, di fronte ai compagni di classe, chissà che avranno pensato, nei loro scettici banchi. Se ho l’impressione di una riprovevole mancanza, di una colpevole omissione, io credo dipenda dal fatto che l’appeal neoclassico del poeta, la canoviana lucida avvenenza delle sue Grazie, in quell’anno cruciale aveva già subito l’impatto critico della grazia diversa, animata, cinematografica, delle compagne di scuola. Quelle che scrivevano “ X “ per dire “ Per “, che alle feste si lasciavano stringere e baciare sul collo, che arrossivano e piangevano, che bisbigliavano e ridevano, che assomigliavano a Doris Day, che vestivano di rosso e di nero, quella volta che non ho più dimenticato. ». Cordiali saluti, Adriano Barra. “.

Ugo: il primo trombone (senza obbligo di fila) della smisurata sezione tromboni dell’orchestra misarmonica italiana. “ (Dai commenti sulla pagina fb di Matteo Marchesini)

A proposito di “ tromboni “, mi torna in mente un diario: “ Venerdì 26 gennaio 1996 – Dopo trent’anni mi chiedo ancora se fu giusto che quel professore giovane mi bocciasse in italiano all’esame di maturità. Certo, a quel tempo ero un po’ trombone, un po’ troppo facondo, un po’ troppo sicuro di me. Ma che Walter Scott si dice « Uolter » e non « Valter » lui non poteva non capire che lo sapevo benissimo, a meno di non volermi stangare – con l’incontrollabilità di un raptus, mi ricordo perfettamente. Lui aveva un’aria di povero Cristo, e io ero un giovane fortunato e atletico. Penso che fosse comunista. “.

Quando ero figlio unico / Romanzo.

Fiato alle trombe! “. Le trombe, il fiato.

Domanda: sarà stato pagato due volte? “, commentò Giulio Mozzi nell’agosto 2011 su Minima&moralia a proposito della notizia che Pietro Citati aveva pubblicato lo stesso articolo prima su Repubblica e poi, quindici anni dopo, sul Corriere. Dove si vede che non tutto Internet viene per nuocere. E che l’impotenza “ ben temperata “ rende.

A proposito di Citati: “ 30 luglio 1994 « […] Sediamo al caffè con Delfini e il nuovo critico Pietro Citati che ha in odio i radicali non tanto perché portano come Mezio le scarpe all’inglese (vedi epigramma di Pasolini) e abusano di battute alla francese, ma perché hanno sostituito alla pietà la ragione, il tennis individuale al rugby di massa, Landolfi (e quindi la vita come scommessa da perdere da signori) al Dostojevskij popolare del Giocatore. » (Gaio Fratini, Diario strategico, 1959) “.

A proposito di abbigliamenti, a proposito di mutamenti, a proposito di look, insomma, mi torna in mente un diario: “ 29 dicembre 1985 – Indimenticabile un Fortini in tuta jogging che risponde alle domande di Raitre su Il film della tua vita. “.

I suoi ricordi mi piacciono, grazie. Natalia Aspesi “. Ebbene sì, la Aspesi mi ha risposto.

Credo che l’uomo-con-la-telecamera abbia visto giusto: libri o non libri, tutto quello che Mughini aveva da dire erano le sue scarpe sconsideratamente rosse. Vedere per credere.

Tu non altro che il canto avrai del figlio “. Forse volevo soltanto cantare. « Nel senso di Mughini? » Direi proprio di no.

Ancora a proposito di Citati: “ Mercoledì 18 agosto 1999 Ora che ho letto Citati, mi accorgo che tutto quello che mi viene in mente è che, mentre lo « stoico » Calvino smise di scrivere sui giornali per tentare di scrivere libri, Citati, che non si è mai occupato di altro che di libri, è diventato famoso scrivendo sui giornali. Fine dello stoicismo, inizio del giornalismo. “.


ARCHIVIO

“ 10 gennaio 1990 – « In pochi mesi (se il tempo confermerà gli avvenimenti di questi giorni), l’Europa ha guarito le ferite che, nel corso di trent’anni, aveva follemente inferto al proprio corpo. Ora i Romeni possono sognare Parigi, come sessant’anni fa, gli abitanti di Praga possono adorare e detestare Vienna e i russi sognare il viaggio in Europa, come nei giorni in cui Dostoevskij e Tolstoj scoprivano nella Madonna Sistina di Raffaello l’immagine della bellezza. Spira un’aria di convalescenza, di forze ritrovate e rinate, come se settant’anni di storia fossero stati aboliti. A quale remotissimo passato appartengono Hitler e Stalin? I giovani, che indossano gli stessi vestiti al Castello di Praga e in Piazza San Pietro, ignorano che abbiano mai vissuto. » (Dice Citati) “.


ROSSORI

Sotto una foto dell’opera America di Maurizio Cattelan che consiste in un wc interamente ricoperto da una lamina d’oro scriverò la seguente didascalia: “ Una cagata pazzesca “.

cattelan


Venerdì 16 settembre 2016

o738ggi piove. Io ripenso a un diario: “ 10 aprile 1985 Après moi le déluge. Pensa la prima goccia. E si butta. Piove. “. Comunque è ora. « Di coprirsi? » No, di buttarsi.











Nessuno ha ucciso Tiziana “ (Titolo di un articolo del signor Manolo Farci [sic] su Doppiozero)

Il combinato disposto “ (Da un ddibbattito) E vai col combinato disposto.

Quando la notte io mi sveglio e mi alzo dal letto, lei, che continua a dormire, mi chiede sempre che ore sono. Infatti, per qualche strana ragione, lei è convinta che io conosca il tempo, che sappia quello che c’è da sapere del tempo etc. A parte tutto, credo che, in sostanza, lei abbia ragione. Il tempo, si può dire, io lo so. Almeno nel senso che ho il senso del tempo. Forse è per questo che io mi sveglio nel mezzo della notte, come se la notte fosse già finita, come se avessi già dormito abbastanza. Come se non dovessi perdere tempo a dormire, come se non ci fosse più tempo da perdere etc. Poi però accendo la tv e c’è quello delle previsioni del tempo, con quella faccia di fesso furbo. E io capisco che del tempo io non so, veramente, niente, perché del tempo non c’è niente da sapere, se non se è bello o brutto, se piove o c’è il sole, se serve l’ombrello oppure no. Poi guardo fuori di finestra e vedo che piove. Ma questo l’ho già detto etc.

Il “ teatrino della politica “. Vedi: “ Fratelli Ferrini “ – “ 21 maggio 1994 – I fratelli Ferrini si picchiavano sempre. Avvinghiati rotolavano fra le aiuole. Erano scoppi improvvisi, terribili, nella quiete delle mattine d’estate. Pesti, sanguinanti, tornavano poi alle loro faccende. Come se niente fosse successo. I fratelli Ferrini erano sei. Io ero figlio unico. Io restavo allibito. “.

“ 1983, gennaio, Malta Due ometti da dietro alle sbarre di una finestra osservano la decapitazione di Giovanni. Metà del quadro in ombra, il martirio in piena luce. Dalla parte degli ometti, dalla parte del santo. “. Andavo in cerca della locuzione “ dalla parte delle bambine “ nel mio diario, ho scritto “ dalla parte “, e ho trovato questo. Leggo ora che i due “ ometti “ sono due carcerati. Ne approfitto per introdurre un ulteriore binomio: “ dalla parte del dentro “ / “ dalla parte del fuori “.


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“ 29 marzo 1994 – La carne è triste e ho letto tutti i libri. E anche tutti i giornali. “.


Sabato 17 settembre 2016

s1288tamani voglio parlare del “ sorpasso “. Il “ sorpasso “ consiste in una manovra in virtù della quale chi era davanti si viene a trovare dietro e, altrimenti detto, chi era dietro si viene a trovare davanti. Si tratta dunque essenzialmente di un mutamento di posizione. Si parla di “ sorpasso “ soprattutto in materia di circolazione automobilistica, ma si può parlarne anche in altri ambiti. Trattandosi per lo più di veicoli, il concetto di “ sorpasso “ definisce qualcosa di spaziale, cioè che avviene nello spazio, ma non è raro che, usato per indicare altro genere di accadimenti, si riferisca a qualcosa di relativo al tempo, cioè a qualcosa di temporale. Il “ sorpasso “ si fa in due, cioè riguarda due soggetti, quello che sorpassa e quello che viene sorpassato. Non è facile dire chi dei due se la passi meglio, poiché ci sono dei vantaggi e degli svantaggi sia nello stare davanti che nello stare dietro. Quello che si può dire, per esempio, è che a stare davanti si “ vede “ tutta la strada, però si vede anche che è una strada e basta. Inoltre, sapere che c’è sempre uno che, tomo tomo cacchio cacchio, ti viene dietro, può dare anche fastidio, anzi, lo dà.

Poi si scopre che Scalfari era amico anche di Ciampi. L’amico di tutti. Cioè di nessuno.

Con tutto il suo successo cosmopolita, anzi proprio per questo, la battuta secondo me più diver-tente e sballata di Eco non era sua, ma involontaria e indirizzata a lui, anche se suppongo sia stato lui a riciclarla. È un aneddoto che si svolge alla stazione di Alessandria, dove Eco era nato e si trovava di passaggio. Mentre sta per prendere il treno s’imbatte in un amico più o meno d’infanzia che lo apostrofa con stuporosa svogliatezza di provincia: « Ciao Umberto. Cosa fai, parti? » La notizia, per quella persona, era che Eco – che non era solo docente regolare a Bologna e a New York, ma conferenziere in tre quarti del pianeta – avesse il capriccio di allontanarsi, anche solo per un giorno, da Alessandria. “ (Dice Beppe Sebaste)

C’è, nella nostra vita, da molto tempo – quanto? – una presenza costante. È una voce. È una voce strana, una voce buffa, ironica, furba, una voce, più che affettuosa, capziosa. È la voce di Carlo Valli, attore e doppiatore, divenuto famoso soprattutto per avere doppiato Robin Williams nel film di Peter Weir L’attimo fuggente (1989). Da allora abbiamo avuto modo di ascoltarla infinite volte, in un infinito numero di spot pubblicitari, segno che, per vendere qualcosa, quella voce “ funziona “. Noi, di ascoltarla così spesso, ne faremmo, francamente, volentieri anche a meno. Anche perché ormai abbiamo il fondato sospetto che l’attimo che fugge e che, come è noto, si vuole sempre fermare, siamo noi – a parte che il titolo, nella sua forma originale, non era nemmeno quello.

Poi penso che ha ragione Scalfari. Che ha capito che l’amicizia è solo un modo dire. Cioè che l’importante è dirla, come la dice, continuamente, lui. Il furbo dicitore.

Si può dire che la Bonino, anche se c’ha il cancro, anche se c’ha il turbante, non mi è simpatica? Non mi era simpatica prima, non mi è simpatica ora. Si può dire? Io, comunque, lo dico.

Il fatto è che i giovani scrittori, cioè quelli che hanno cominciato a pubblicare negli ultimi vent’anni, sono tutti, meno alcuni pochissimi, “ de sinistra “. C’è anche da dire che, meno sono scrittori, e più sono “ de sinistra “. D’altra parte, essere “ di destra “ è un po’ difficile, praticamente impossibile. Dico volendo scrivere etc.

Di qualunque cosa parlino, la voce dei giornali per me è sgradevole. Sia che lodino, sia che imbrodino, vorrei solo che stessero zitti. Di tutte le cose pazzesche che ho fatto la più pazzesca è stato fare, per un po’, il giornalista. Non ero mai andato così lontano come sono andato allora. Non sono più riuscito a tornare.

Poi vado al Maxxi e c’è un sacco di gente, e sono tutti belli e tutti allegri. Ma io mi chiedo: chi sono? che fanno? come campano? Capisco quello con il codino, è un artista, si vede, capisco quello con i palloncini, è un clown, fa ridere i bimbi. Ma tutti gli altri? Io, gli “ altri “ faccio sempre fatica a capirli, ma ci sono “ altri “ che non riuscirò a capire mai.

La grande bellezza? Non ci credo. Va detto, una volta per tutte.

Da segnalare anche Ester Viola, “ scrittrice “.

Le belle statuine / Romanzo

Poi c’è Kim Rossi Stuart che dice che bisogna mettersi a nudo. Il vecchio nudista.

Mi chiedo se il mondo è pieno di stronzi. Mi rispondo che la televisione sicuramente lo è.

Saranno andati a ballare… questi vecchi non fanno che ballare… “ (Cocoon, Howard, 1985)


ROSSORI

Sotto la foto di due tizi tutti contenti di essersi sposati in Campidoglio scriverò la seguente didascalia: “ Gay “.

gay


Domenica 18 settembre 2016