diario romano / 1f

Mercoledì 1 luglio 2015

O717virgrgoglio inglese, altro che Rooney: il football è donna “ (Titolo di Repubblica.it)












Poi c’è uno dall’aria “ ben pasciuta “. Dice che è della Luiss. Infatti mi pareva.

Il cinema, intanto, non se la prende: finché c’è culo c’è speranza…

Ragazzina violentata a Roma / fermato militare “ (Titolo di Repubblica.it)

Poi c’è l’onorevole Carla Ruocco del Movimento 5 Stelle che ci spiega che la Grecia fa parte della comunità mediterranea. Me cojons.

L’Europa brucia. Ma i giornalisti sono tutti in vacanza. Servizio pubblico un cazzo.

Poi c’è Cacciari che dice che siamo tutti “ figli del Logos “. È buffo, è la prima volta che lo sento chiamare così.


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“ 22 febbraio 1992 – Di femminile l’economia ha soltanto il nome. “.


Giovedì 2 luglio 2015

C1313virgosì ci vedono i neonati: / distinguono solo il sorriso “ (Titolo di Repubblica.it)












La televisione: qualcosa di – profondamente – democristiano.

Ruby ter “. Ruby quater… quinquies… sexies… Ruby for ever.

Io odio Gianni Morandi. « Perché canta? » No, perché è basso.

Dice la Rai che Siena è una città di pittori. Ecco perché non ci abito, dico io. Che so che Siena di tre cose è piena…

Dice che c’è un “ silenzio assordante “. Mi sembra il minimo, dico io. Che sto imparando a non-sentire.

Dice che quest’anno al Palio c’è anche Cazzullo. Palio che vai, Cazzullo che trovi.


Venerdì 3 luglio 2015

s1230otto la foto dello scrittore Nicola Lagioia che beve alla bottiglia di Strega scriverò la seguente didascalia: “ Pourboire “.












lagioia1

“ Vigevano – Il marito voleva avere rapporti anche venti volte al giorno: così la moglie, disperata, è scappata di casa e si è rivolta ai carabinieri. L’altra notte alle 3 un’infermiera 33enne di Vigevano si è presentata piangendo alla caserma di via Castellana. Si è pensato che fosse vittima di violenza o di un’aggressione, ma la donna ha spiegato che qualcuno doveva fermare il marito: l’uomo 34enne l’aveva portata ormai all’esasperazione, a suo dire, per dimostrare che aveva completamente risolto dei problemi di natura sessuale avuti negli ultimi tempi. Quindi l’infermiera ha chiesto ai carabinieri di intervenire, per spiegare al marito che le continue richieste di rapporti non potevano più considerarsi neppure un dovere coniugale. Anche perché lei ha bisogno di dormire, almeno di notte, visto che lavora in una struttura sanitaria organizzata su più turni nell’arco della giornata. I militari dopo circa un’ora di dialogo sono riusciti a calmare la donna, e hanno chiesto al marito di comportarsi in modo meno insistente e più gentile nei confronti della moglie, secondo la quale nelle richieste dell’uomo non c’era traccia di tenerezza o corteggiamento. “ (Da La Provincia Pavese)

Grande l’effetto scenico dei due principali rivali: Lagioia vestito di nero e Covacich in bianco. Ha vinto la ferocia del total black. Lo spoglio è avvenuto ieri sera al Ninfeo di Valle Giulia ed è stato trasmesso su Raitre, raccontato in diretta da Concita De Gregorio, affiancata da Chiara Valerio, in una serata per la prima volta godibile dopo anni di trasmissioni piuttosto imbarazzanti. “ (Dai giornali)


Sabato 4 luglio 2015

s1231otto la foto della copertina del n. 1 di Linus appena ripubblicato da Repubblica scriverò la seguente didascalia: “ Stessa faccia stessa razza “.











linus

La giovane è in cura da tempo da un gruppo di psichiatri e vive all’interno di una struttura sanitaria. Per pochi giorni alla settimana si trasferisce in un piccolo appartamento, dove i medici la seguono a distanza. Un passo verso l’autonomia, ma Laura non ce la fa. Non riesce a trovare una motivazione per andare avanti. « Ho sempre avuto un solo desiderio: quello di morire. Avevo questa volontà fin dalle elementari ». Ha provato a suicidarsi è si è più volte mutilata. Ma non è ancora riuscita a spegnere la sua vita. Tempo fa ha vissuto una grande storia d’amore, ma ora è di nuovo sola. « I miei familiari e i miei amici hanno capito. – dice – Conoscono la mia storia e sanno che è la migliore soluzione per me ». ” (Dai giornali)


Domenica 5 luglio 2015

L1779virga statua è sprovvista della testa e di altri dettagli anatomici, ma riporta eccezionali tracce di rosso porpora. “ (Dai giornali)











Da segnalare anche il cornetto “ 5 stelle “ Sammontana.


ROSSORI

Sotto una foto dei festeggiamenti per la vittoria del No scriverò la seguente didascalia: “ Laudato no “.

oxi


Lunedì 6 luglio 2015

a1456lla fine, in mezzo ai greci che si facevano i selfie, è comparso Zoro. Tutti i referendum finiscono in selfie.












Il 2015 è stato proclamato Anno della luce dall’assemblea generale dell’Onu. “ (Dai giornali)

“ Gli è volato il cappello “, dice Lei. “ È un classico “, dico io. Che non ho niente in testa da tanto tempo.

Le banche non hanno aperto. Le edicole sì.

Dice quello – quello scemo che si crede furbo, quello che è andato a dirigere un giornale in Veneto, quello che è andato – che ha scoperto che il luogo dove, in Italia, si legge di più è in Friuli. Pensa che cosa bisogna fare per scrivere

E ora Repubblica ci ammolla le fotografie di Baricco. Ammollare, sempre meglio che lavorare…

Dovunque vado (ufficio postale, autobus, metropolitana, stazione ferroviaria, anticamera del medico, aeroporto, negozio di alimentari) e dovunque ci sia un’attesa, tutti hanno il cellulare in mano; sguardo rivolto al visore dello smartphone, pagina Facebook aperta i trenta quarantenni, o digitando a raffica in Wathsapp i ventenni (il crepitio adesso sul treno nel sedile di fronte: una ragazza). Nessuno, o quasi, legge un giornale o un libro, oppure guarda in giro, osserva il paesaggio o gli altri intorno a sé. Quello che mi colpisce non è però l’essere altrove di tutti, collegati ad altri che sono là, ma l’ansia verso lo spreco del tempo, un bene di cui siamo avarissimi, e che tuttavia ci manca sempre. Una cosa che mi riguarda. Per avere cura di me (e cultura-di-me), l’unica cosa che posso, e debbo fare, è perdere tempo. Un’attività difficilissima, quasi impossibile. Ci voglio provare. Senza misurare il tempo perso (altrimenti non sarebbe perso: cioè che non si può contare). “ (Dice Belpoliti)


Martedì 7 luglio 2015

q1088uando ieri sera ho sentito la ragazzina di Ornago (Monza), ma di evidente famiglia meridionale, che ha un sogno, vuole fare la parrucchiera, e per questo vuole andare a Londra, ma la mamma non vuole etc., ho pensato che tutto quello che c’è sono i sogni. Dei sogni non si sa quasi niente, si può solo notare che ci sono, che sono in tanti a sognarli. Per esempio: il sogno di andare a Londra. Quando ci andò lei, quasi quarant’anni fa, io rimasi stupito. Come le era venuto in mente? Poi ci sono andati tutti, tutte…





Leggo della morte del giornalista-e-scrittore Luca Rastello – mai coverto -, leggo Andrea Cortellessa: “ E così, alla fine, l’ha avuta vinta la scienza. Ma Luca Rastello, che invece tanto amava la fantascienza, ha tenuto duro così a lungo che avevamo finito per abituarci al miracolo: noi, che ai miracoli siamo stati educati a non crederci. Senz’altro era più laica di me l’amica comune che ci aveva presentati, Lidia De Federicis, che negli ultimi tempi mi telefonava essenzialmente per parlarmi di due suoi amici (che ora, come lei, non ci sono più) i quali, per motivi diversi, la riempivano di stupore: uno era Nico Orengo e l’altro era appunto Luca Rastello. Ogni volta Lidia mi ripeteva che non si poteva attribuire ad altro che a un miracolo, appunto, la sua sopravvivenza: tale da lasciare stupefatti i medici che l’avevano in cura. Quando il cancro l’aveva aggredito, quei medici gli avevano dato al massimo sei mesi di vita; da allora, erano passati sei anni. E altri quattro ne sono passati, se è per questo, da quando Lidia ci ha lasciati. In questi dieci anni in proroga vissuti bruciando al doppio della luce, come il replicante in quel film che, scommetto, gli piaceva – il giornalista Rastello aveva fatto in tempo a fare una « muta » che tanti, troppi suoi colleghi hanno tentato e continuano a tentare invano: ed era divenuto lo scrittore Rastello. Il giornalista era un eccellente giornalista (e quello, fino alla fine, era tornato a essere; lavorava nella redazione torinese della Repubblica, e negli ultimi anni ha pubblicato reportages importanti, anche in volume: sulla famigerata linea Torino-Lione, sulle narcomafie, sulla lobby dei diritti umani… ) ma lo scrittore, col suo primo libro di narrativa, aveva messo d’accordo un po’ tutti: chi aveva scritto Piove all’insù, per quanto lo si possa dire di un nostro contemporaneo, era un grande scrittore. “ (Un coraggio da fantascienza. Ricordo di Luca Rastello, in Le parole e le cose) Penso due cose. La prima, che è vero che gli scrittori muoiono. Ma anche che non è che a non scrivere si diventa immortali. La seconda che fra il povero Rastello e Andrea Cortellessa, il più giornalista è il secondo. In quanto è necrologista, cioè scrive sulla morte degli altri etc.

Mentre mangiava il gelato, il ragazzo, di una magrezza allarmante – malato? anoressico? -, mi fissava. Mentre mangiavo il gelato. Senza parole.


Mercoledì 8 luglio 2015

L1783virge radici comuni dell’Europa non sono né cristiane né pagane, le radici comuni dell’Europa sono nel liceo classico fatto a cazzo di cane. “ (Dai giornali – che sono pieni di gente che ha fatto il liceo a cazzo di cane)










Penso al povero Luca Rastello. Penso che non c’è niente di peggio di un giornalista che vuole fare lo scrittore. Penso che non c’è niente di peggio di un giornalista “ pentito “.

Quella di produrre « il » romanzo degli anni Settanta è la grande, inespressa ambizione degli scrittori italiani. E si capisce. A « produrre » i capolavori sono i traumi storici, le guerre: grandi e piccole, « oggettive » o interiori. Gli anni di « pace » seguiti a quest’ultimo conflitto, mai dichiarato e proprio per questo mai davvero terminato – gli Ottanta dell’Apparenza, i Novanta della Falsificazione, persino gli Zero della Confusione – hanno già avuto i loro narratori. Ma la ferita più recente e condivisa resta, inelaborata, in attesa del suo interprete. “ (Andrea Cortellessa dixit)

Poi vengo a sapere che il professor Baldassarri ha detto che l’Italia sta subendo “ un processo di bradisismo economico e sociale “. E, naturalmente, ripenso a un diario: “ 20 luglio 1984 Il bradisismo. (La terra di solleva) “.

Il “ due di picche “: siamo sicuri che valga così poco?

La Grecia: “ dal basso “.

“ Fine di mondo “, dice la giornalista. Che ha fatto il liceo a cazzo di cane, ma ha visto tanto cinema.

Caro Andrea Cortellessa, io non conoscevo Luca Rastello, e, per dirla tutta, continuo a non conoscerlo – non sono neanche sicuro che, a breve termine, lo conoscerò, nel senso che leggerò qualcuno dei suoi libri etc. Però conosco quello che, come credo di avere capito che anche lei pensa, era il suo problema. Il problema di scrivere un romanzo, anzi, « il » romanzo. Degli anni Settanta? Per Rastello, e per molti altri, sì. Per me, che sono “ generazionalmente “ diverso, ma che anch’io mi pongo lo stesso problema da molto tempo, direi dall’inizio degli anni Settanta, direi piuttosto “ degli anni Sessanta “. Io, per farla breve, non ci sono riuscito, né, per dirla tutta, credo che ci riuscirò mai. Anche perché, da parecchio tempo, mi sono convinto che il “ romanzo “ degli anni Sessanta – oppure Settanta, oppure Ottanta, oppure Novanta – l’ha scritto qualcun altro. Ma non era un romanzo, era un film. È un film. E, giuro, non è assolutamente la stessa cosa. Ora che ci penso, qualcuno che ha scritto un romanzo degli anni Sessanta c’è stato, ma era una “ storia “, anzi, per l’esattezza, una “ histoire “. E comunque è abbondantemente morto anche lui. Io, per non morire, per tirare a campare, per sopravvivere, per ottenere una “ proroga “, in questi quarant’anni, non-scrivendo un romanzo, ho scritto un diario. Che come “ non-scrivere “ non mi sembra poco. Anzi è assolutamente, fantascientificamente, troppo. Cordiali, sinceri saluti. [*] [*] Inviato a Le parole e le cose.


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“ 30 dicembre 1990 – La letteratura non è alla bassezza dei tempi. “.


Giovedì 9 luglio 2015

C1314virgaffè pagato “ (Da un ddibbattito)













Ripenso al povero Rastello. A occhio e croce non ha scritto niente di rilevante. Però si è dato molto da fare, ha viaggiato, come un matto, si è sposato, come un matto. Alla fine è riuscito a morire: scandalosamente giovane. Uno così che cos’è? Uno scrittore, forse. Il mestiere di morire.


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” 26 giugno 1986 – La cul-tura. “.


Domenica 12 luglio 2015

s1232otto il particolare di una foto del leader greco Tsipras scriverò la seguente didascalia: “ Neoclassico “.











neoclass


Mercoledì 15 luglio 2015

l1785eggo, sopra la foto di un tizio: “ Ragadi Anali “. Chi sarà: un giornalista indiano? un regista irakeno? uno scrittore iraniano? Poi guardo meglio: “ Emorroidi “, “ Fissurazioni “. Insomma è la pubblicità di un prodotto per il mal di culo. Orientalismo addio.









“ 6 aprile 1994 – Ecco Baricco, il Luciobattisti della letteratura. “ (A proposito di Baricco)


ROSSORI

Sotto la foto di una antica signora in mezzo ai libri antichi scriverò la seguente didascalia: “ La cultura? “.

cultura


Venerdì 24 luglio 2015

s1234virgiena – Pedoni a sinistra. Basta alzare un poco gli occhi in via Banchi di Sopra per vedere al muro degli edifici vecchie targhette con il consiglio di passeggiare a sinistra. Che non riguarda i senesi e i turisti di oggi, ma quelli prima del 1965 quando per il centro della città passavano bus del servizio pubblico, auto, perfino camion, se ben ricordiamo. Per chi andava a piedi un vero pericolo quello di strade strette invase dai vari mezzi a motore. Il 1965 fu l’anno della svolta perché l’allora giunta presieduta dal comunista Fazio Fabbrini (e di cui facevano parte anche i socialisti, incerti se restarci o meno), decise di istituire nella città una zona blu, vietata ai mezzi a motore. Fu la prima in Europa, una vera rivoluzione che fu vista con molto interesse anche all’estero. “ (Dai giornali di Siena) [*] [*] Il buffo è che ci pensavo giusto ieri. Una “ vera rivoluzione “, linguistica, direi.

“ Ma io sono di Locorotondo DOC “, dice, maneggiandomi il piede, Consuelo, la mia valente podologa – ah, che manine… A mamma e papà piaceva, a quanto pare, lo spagnolo… Oppure si tratta di qualcos’altro: la desinenza in “ o “? L’ho capito quando la mia nipotina non si voleva convincere che ” Consuelo ” non è un nome maschile…


Sabato 25 luglio 2015

m905i sono svegliato ripensando a quello che ho letto ieri: che l’università di Siena è la migliore d’Italia – “ E alla fine vince di nuovo Siena “, scriveva ieri Repubblica. Mi sono svegliato stupito, spaventato: perché è tutto troppo strano. È strano essere andato a Roma a sentire parlare di Siena, essere andato a Roma mentre tutti andavano a Siena, scoprire, a Roma, che tutte le strade portano a Siena etc. In generale è strana questa Siena vista-da-Roma, da quelli che di Siena non sono ma ci vanno, tutte le volte che possono etc. È strana quella che chiamerò la “ neo-Siena “ – l’allusione alla “ neo-lingua “ di Orwell non è casuale -, e, in generale, è strana la “ neo-Toscana “ – “ 21 ottobre 1988 – La Toscana dei romani, la Roscana. “. E lo stesso vale per la letteratura: sempre di più mi convinco che la letteratura, diversamente da come pensavo, c’è e ci sarà sempre più. È una letteratura strana, una “ neo-letteratura “, diciamo pure così… (Mi consola solo pensare ai sette morti della fabbrica di fuochi d’artificio di Modugno (BA). “ Artificiare “ non sempre paga, diciamo pure così)


ROSSORI

Sotto una foto della spiaggia allestita a Parigi in riva alla Senna scriverò la seguente didascalia: “ Sous le pavé c’est la plage “.

plage


Domenica 26 luglio 2015

C1318virgi si esprime, dunque, come si può e con quel che si ha a portata di mano; siamo nel Meridione, ci si esprime con i fuochi. E se è giorno, tanto peggio per il giorno. […] L’infantilismo dei fuochi è tale che ci si ritrova dentro come una cosa che non si sapeva più di avere, un sapore dimenticato che riconduce all’infanzia e al meraviglioso che si attendeva, e si temeva al tempo stesso, che sbocciasse dovunque. “ (Cesare Brandi, La festa di San Nicola, in Pellegrino di Puglia, [2010])







Lunedì 27 luglio 2015

O719virgrrore a Messina, stalliere abusa sessualmente di una cavalla incinta provocandone la morte “ (Dai giornali)













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“ Venerdì 22 febbraio 2002 – Qualche giorno fa mi è capitato fra le mani un fascicolo di una rivista che conoscevo bene. La rivista è «Pianura», il fascicolo è il n. 1, gennaio-maggio 1976. Lo conoscevo bene perché dentro c’è qualcosa che mi riguarda. Sono andato a vedere perché non ricordavo di che si trattasse: c’era Vassalli che recensisce un numero di «Tam tam», e, dopo aver deplorato la presenza di molta « visività d’accatto », fa invece l’elogio di alcuni autori, e cita dei nomi, fra i quali anche il mio. E, anzi, dice testualmente: « Andrea Casini, sì, soprattutto Andrea Casini ». Non sono sicuro che mi abbia fatto piacere ritrovare ‘sta roba – come, mi pare di ricordare, nemmeno mi fece troppo piacere quando la vidi la prima volta. Il fatto è che mi sembrava strano, e ora anche di più, essere recensito, essere giudicato, nel ‘76, a più di trent’anni, da uno chiamato Vassalli, su una rivista chiamata «Pianura». Sarà perché sono nato in collina. “.


ROSSORI

Sotto la foto di Renzi che gioca a biliardino con Orfini alla Festa dell’Unità scriverò la seguente didascalia: “ Calcio balilla “.

biliardino


Venerdì 31 luglio 2015

S1236i è deciso quindi – si legge nella nota del Cdm – di non precludere l’accesso alle forze armate, alle forze di polizia e al corpo dei vigili del fuoco in ragione della mancanza del requisito dell’altezza minima prevista dalle attuali disposizioni, ma di consentire la valutazione dei soggetti in base a differenti parametri dai quali possa comunque desumersi la più generale ma imprescindibile idoneità fisica del candidato allo svolgimento del servizio militare o d’istituto ». “ (Dai giornali)







Domenica 2 agosto 2015

V1090virgacanza significa vuoto “, dice Michele Serra. A chi lo dici, dico io. Che sto in vacanza da un mese, ma c’è sempre il tutto esaurito – come in un giornale.












Lunedì 3 agosto 2015

c1320i sono molti modi di non-credere nella letteratura. Il mio, forse, è il peggiore. Perché non ci credo, ma mi dispiace – soprattutto non-credo in quella che scrivo io. Io, soprattutto, vorrei credere nella letteratura degli altri, vorrei ma non posso.










Martedì 4 agosto 2015

m906i chiedo che giorno è oggi. Mi basta un attimo per sapere che non è un giorno qualsiasi. Oggi è il giorno del suo compleanno. Non mi sarei aspettato di saperlo, ma lo so. So tutto e non so niente. Dico di Lei. Ammesso poi che ci sia – ci sia mai stato – qualcosa da sapere. (Poi sono tornato a dormire e ho sognato il mio amico Duccio. Dove si vede che tutto, assolutamente, si tiene, continua a tenersi, non ci pensa nemmeno a lasciarsi andare – “ Venerdì 16 giugno 2000 – « È un Duccio », diceva il mio professore di storia dell’arte della mia fidanzata. Ma io, che non avevo voglia di studiare la storia dell’arte, mi limitavo a constatare che alludeva al pittore senese, l’ovvio per noi senesi Duccio di Buoninsegna. Che poi il mio amico d’infanzia si chiamasse Duccio anche lui, non mi sembrava neanche una coincidenza. A quei tempi non avevo neanche voglia di fermarmi a notare le coincidenze. (Comunque, se una è un Duccio, forse è un pittore, forse è un quadro, forse è un amico d’infanzia, ma una donna è l’ultima cosa che è) (C’è poi da dire che il mio amico Duccio era un po’ scemo, almeno nelle cose, dico, in cui non ero scemo io) “. (Mi viene un dubbio: o era il 5? Forse il 4 era quell’altra, tanti anni dopo. Mah. Boh)

Poi, quando vedo che Giulio Gioriello farà una serata con Marisa Laurito alla Masseria del Luco   di Martina Franca (TA) nell’ambito del  Festival dei Sensi, non mi meraviglio per niente, anzi, lo trovo “ scccientifico “ – “ Domenica 8 maggio 2005 – « “ Sccc… sccc… scientificamente “ » (I soliti ignoti, Monicelli, 1958) “.


Mercoledì 5 agosto 2015

i1918eri non era soltanto il compleanno della mia fidanzata, ma anche l’anniversario della morte di Renato Nicolini. Se lo scrivo non è perché io Nicolini l’abbia conosciuto o perché abbia un’opinione particolarmente definita di lui, ma perché il suo nome evoca inevitabilmente quella che voglio chiamare la “ questione teatrale “, cioè l’interrogativo sul ruolo e la rilevanza del teatro nella mia/nostra storia, cioè la domanda se quello che è avvenuto e continua a avvenire debba e in quale misura essere interpretato nei termini di quella che chiamerò la “ ragione drammatica “ etc. Poi leggo i nomi dei nuovi componenti del Cda della Rai, e fra questi, tanto per fare un esempio, quello di Arturo Diaconale, che è “ direttore del giornale L’Opinione delle libertà e presidente del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga “. Così penso che sarebbe già molto se riuscissi a comprendere bene come funziona la “ ragione comica “, ma sono piuttosto sicuro che non ci riuscirò.


Giovedì 6 agosto 2015

q1090uei librini antichi erano molto, molto carini. Ma costavano davvero troppo, si parlava di milioni. Ho pensato: magari ne frego uno… Poi mi sono accorto che ero completamente nudo, lì, in mezzo al traffico. Roba da pazzi. Mi sono affrettato a rivestirmi… (Un sogno della mattina)










ROSSORI

Sotto la foto del nuovo presidente della Rai Monica Maggioni scriverò la seguente didascalia: “ Non è la BBC “.

maggioni2


Sabato 8 agosto 2015

L1787virgvirga Biblioteca comunale ha aderito al progetto con un ruolo di coordinamento – ha aggiunto il presidente Barzanti – ed è nostra intenzione accentuare l’apertura verso la raccolta di testi e immagini, come il fondo Massarelli, che hanno valore ai fini della ricerca storica. Se l’attività di selezione dei materiali sarà ben eseguita, non potrà che emergere un quadro generale attendibile, non solo dal punto di vista documentario, ma anche come elemento di pietà e di omaggio verso chi si è sacrificato in quel grande scempio che accomunò tanti popoli ». “ (Dalla presentazione della mostra «Fotografi in trincea») [*] [*] Ne deduco, ma lo sapevo già, che la fotografia è una guerra, e che chiunque prenda in mano una macchina fotografica – o un telefonino, che è lo stesso – dovrebbe sapere di stare impugnando un’arma. Letale, come tutte le armi. Il problema, comunque, non è smettere di fotografare, ma imparare a non farsi del male. Per esempio: “ 2 marzo 1985 – « M’hanno fregato… questa pistola spara alla rovescia… mi sono ammazzato… »  (James Bond Casino Royale, John Huston, 1965) “.

Che c’è da ridere?… Che c’è da ridere?… “ (L’ascoltatrice sul mezzo milione di emendamenti di Calderoli)

Arbore, sia serio, che si aspetta? « Più divertimento ». “ (Dai giornali)

Partendo per la Grecia, il mio quasi-nipotino mi ha lasciato, su mia espressa richiesta, un libro da leggere. Il libro è Le avventure di Huckleberry Finn, e, avendolo io già letto un mezzo secolo fa, si tratterà per me di una rilettura. Il ché va benissimo: a me piace molto ri-leggere, rinnovare i piaceri già provati leggendo un libro, provarne, come succede, di nuovi. Perché un libro non lo si è mai veramente finito di leggere etc. Così comincio, ma quello che mi colpisce non è il testo di Mark Twain, ma ciò che leggo nella nota bio-bibliografica, ed esattamente i titoli di alcune opere dello scrittore statunitense. I titoli sono: Il principe e il povero, Un americano alla corte di re Artù, Gli innocenti all’estero. Il punto è che almeno i primi due io sono certissimo di averli letti, dico mezzo secolo fa, nel tempo della mia infanzia beatamente letterata. Il punto, anzi la spina, è che non mi ricordo niente. Il fatto è che, questo lo ricordo benissimo, a un certo punto, tutto è stato spazzato via, tutta la mia infanzia, tutti i miei libri. Come se non avessi letto niente, come se non fossi stato io a leggerli etc. Come se io non fossi mai stato. È finito tutto, ed è cominciato qualcosa di assolutamente altro. Ho, in un momento, dimenticato tutto. Poi, ricordarsi è divenuto difficile, quasi impossibile. E lo è ancora. Né credo che bastino un paio di titoli, né una lettura ripetuta a distanza di tanti anni – mentre lo leggo, mi accorgo che Huckleberry Finn non mi piace nemmeno tanto – a ritrovare la memoria perduta. Deve trattarsi di qualcos’altro. Ma cosa?


Domenica 9 agosto 2015

Q1091virguella luce divina sul corpo, sui muscoli, sul cavallo. Quella forza sublime, che occupava tutto e di terreno lasciava appunto solo pelle e muscoli… Mi ricordo che sono quasi svenuta, sono rimasta senza fiato “ (L’attrice Isabella Ferrari sulla Conversione di San Paolo di Caravaggio, in 60 persone speciali raccontano l’arte, in D) (Dice anche che l’ha vista a San Luigi dei Francesi, dove, dice, era fino a una ventina d’anni fa. Mah. Boh.)







“ Mercoledì 20 agosto 2003 – Manca poco ormai a che siano trascorsi trent’anni dall’« indimenticabile ’74 », quando, tornato a Siena, promisi solennemente a me stesso di non muovermi più. Per essere esatti, scrissi: « Non oltre, non oltre questo meraviglioso ’74… », intendendo forse che, piuttosto che un’immobilità nello spazio, intendevo inaugurarne una nel tempo. La promessa fu presto, per quanto concerne lo spazio, abbondantemente violata: cinque anni dopo me ne andai a Roma, dove poi sono tristemente rimasto. E anche per quanto riguarda il tempo non credo di avere fatto molto di meglio: gli anni sono trascorsi, uno dopo l’altro, fino a diventare un’enormità: quasi trenta, come appunto dicevo, che è poco meno di una vita. Ma anche di questo non si può dire che mi stupisca davvero: che il tempo passa e che nessuno è mai riuscito veramente a fermarlo, lo sapevo benissimo anche trent’anni fa. Dunque ciò che è rimasto in sospeso, ciò che continua a essere un problema – e soprattutto una pena -, è il mio fallimento riguardo al contenuto reale di quella promessa. Un fallimento parziale, perché è vero che io non sono più veramente cambiato da allora, quando tornai a casa, deciso a non andare più via. Sono, dopo trent’anni, uno che, magari non combina niente che sia riconoscibile come una realizzazione concreta, uno che apparentemente non fa altro che restare fuori, lontano, come in uno stranissimo pressoché volontario esilio, ma che invece continua, ogni giorno, ogni notte, a tornare, uno che vuole assolutamente tornare, che assolutamente non vuole mai più andare « oltre », che vuole – fortissimamente, inesorabilmente – restare in quel « lì », anzi in quell’« allora », anzi in quel « come » meraviglioso e ritrovato di trent’anni fa. Che cosa poi fosse, e come sia possibile conservarlo – a dispetto delle molte preponderanti evidenze -, ancora non l’ho capito. (Credo che ormai dovrei tentare di farlo) “. [*] [*] A forza di scrivere queste cose il tempo è passato e sono diventato vecchio. C’è da dire che anche se non le scrivevo passava lo stesso.

Poi leggo che il sito dell’Accademia della Crusca è stato “ hackerato “ dagli islamisti dell’Isis. Poi vado a dormire. E non leggo più.


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“ 25 marzo 1994 – Stava per iniziare la grande diretta televisiva del Palio. il percorso, diversamente dal solito, era attraverso tutta la città, che veniva mostrata come non l’avevo mai vista, splendida nella giornata di festa, dal bravissimo teleregista. « Porta San Paolo », ad esempio: chi si era mai accorto che ci fosse? Corrado invece, che era con me davanti al televisore, sì. (Questo sogno è il sogno « della vista ». Per una parte è storia: verso i sedicianni io « scoprii » Siena. Profittando delle indicazioni dei miei nuovi amici, – quelli che per semplificare chiamo sempre « gli architetti » – io me ne andavo in giro a piedi o in bicicletta, incontrando chiese, vicoli, scorci per me assolutamente inediti. Facevo anche fotografie, esploravo musei. Sono stati anni felici, pieni di sole, innamorati, appassionati. Le oscurità – e la saggezza « cattiva » (« captiva ») – degli anni d’infanzia furono dimenticate in un attimo. Ero libero, liberissimo. Poi c’è un aspetto simbolico. « Porta San Paolo » mi fa pensare a San Paolo, ovviamente, e in particolare alla sua conversione, e di seguito al dipinto di Caravaggio che, come è arcinoto, si trova qui a Roma a Santa Maria del Popolo e che non molti anni fa ho rivisto e considerato. Credo di aver pensato allora che il pittore aveva giocato sull’ambiguità del messaggio: il soldato che giace a terra tramortito potrebbe essere stato abbattuto dalla vista della enorme massa bianca abbagliante del cavallo, o forse la stupefacente visione è frutto del suo sogno, forse l’uomo disteso sta dormendo e sognando la grande bestia luminosa (il cavallone sarebbe una sorta di « fumetto »). Forse « convertirsi » è « vedere » qualcosa. Forse in quegli anni luminosi, abbaglianti, io, l’incredulo, vidi e credetti. ) “.


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Sotto la foto di due migranti con un cartello su cui si legge “ Nous ne sommes pas “ scriverò la seguente didascalia: “ Essere o non essere? “.

migra


Lunedì 10 agosto 2015

l1788a verità e che quest’anno io non riesco a leggere niente. Da quando sono qui – ormai è un mese – ho letto, con grandissimo, inaspettato gusto, Pellegrino di Puglia, di Cesare Brandi, poi, con moderata soddisfazione, La spia che venne dal freddo di Le Carré, poi un usato sicuro: un Simenon senza Maigret, poi ho tentato il Perec, quello voluminoso, ma mi sono fermato subito, nel frattempo ho avviato L’Education di Flaubert, in francese, comme il faut, o comunque il faudrait, però non ho fatto significativi progressi. Da ultimo, ho iniziato questo Huckleberry che, per quanto mi sforzi, non va avanti. La verità, forse, è che quest’anno non ho voglia di leggere.



Poi penso che la lettura è una questione di tempo.


Martedì 11 agosto 2015

i1920l mio amico Duccio: quando facevamo la lotta mi voleva strangolare. Tema dello strangolamento. Cioè del respiro.












Il mondo non è e finito. Il mondo, evidentemente, continua. Bisognerà farsene una ragione.

L’aumento dell’età media. La prospettiva dell’interminabilità. Il “ progetto Mummia “ – “ 11 maggio 1988 – « Una psicoanalisi delle arti plastiche potrebbe considerare la pratica dell’imbalsamazione come un fatto fondamentale della loro genesi. All’origine della pittura, della scultura, troverebbe il complesso della mummia. La religione egizia, diretta interamente contro la morte, faceva dipendere la sopravvivenza dalla perennità materiale del corpo. » (André Bazin, Che cosa è il cinema, 1958) ”.

Flanereggio nel web. Scopro che la mia amica Fiamma, dopo il comunista di San Pierino e il professore volpino, è approdata a un cameraman. Dove si dimostra che le donne vogliono soprattutto essere fotografate – soprattutto da vecchie.


Mercoledì 12 agosto 2015

S1238i pubblicava il diario di Pietro Ingrao. Al mio Amico chiedevo di mandarmene una copia digitalizzata. Poi quella donna carina mi chiedeva di comprarle un gelato. Ma anche Lei, la mia vecchia fiamma, la mia persecutrice, me l’aveva chiesto. Come fare a sfuggirle? In quella casa nei bassifondi del vecchio quartiere – l’Onda? – c’era qualcuno che dormiva, ma anche, incredibile ma vero, una capra che allattava i suoi piccoli. (Un sogno della mattina)






Oggi è l’anniversario della morte del babbo. Che assolutamente non voleva morire. Ma è morto lo stesso.

Nell’estate 2015 esplose il “ caso Staino “. Dove si dimostra che il comunismo è una questione estetica – “ 11 gennaio 1988 – Barbato rimprovera a quelli di Tango di avere un concetto un po’ esagerato del « potere ». Per esempio: perché prendersela con il povero Bevilacqua? No, no, replica Staino. Che sul sapere con chi prendersela la sa più lunga di Barbato. “.

Io nasco con il sole dell’avvenire e voglio lasciare ai miei figli quel sole. “ (Sergio Staino inter-vistato da Io donna)

Il parmigiano reggiano contro un sito porno americano “ (Titolo di Radio24)


Giovedì 13 agosto 2015

l1790a zia Epaminonda non ci voleva credere: che io non ho mai voluto fare il giornalista. Eppure è esattamente così. Io, casomai, volevo scrivere, ma non è assolutamente la stessa cosa. Infatti, poi, ho scritto, come avevo sempre fatto, come faccio ancora. Così come ancora respiro, cammino, mangio, parlo, qualche volta alzando un po’ troppo la voce. Come ieri sera, quando tentavo di spiegare alla zia Epaminonda che io non ho mai voluto fare il giornalista. Scrivo sempre, scrivo ogni giorno, come un giornalista, ma le somiglianze finiscono qui. Non ho mai voluto fare il giornalista, però il giornalista l’ho fatto, un po’. E non è stato per niente bello. Lo so che cosa direbbero molti di quelli che so io: che sto diventando un’” anima bella “. Ma io non mi sentirei, più di tanto, colpito. Perché ormai so che, più che con la bellezza, ce l’hanno con l’anima. Che non si sa bene che cosa sia, e nemmeno io lo so. E tantomeno i giornalisti. Che tuttavia, nonostante tutto, credo che un’anima ce l’abbiano anche loro. Povere bestie anche loro. (Poi ci sono i “ belli senz’anima “, ma questa è un’altra storia… )

L’anima? Facciamo la voce. Anzi nemmeno. (Facciamo il fiato?)

La vecchia con carrello portaspesa e golfino rosso che guarda la ragazza taccododici. Alberobello (BA), ore 7. 54. (FF – Foto Facili, n. )

Beati quelli che non parlano. Finché riescono a non parlare. (Il caso Staino)

Non è uno stop, ma uno step “, dice il presidente delle Ferrovie Appulo-Lucane.

Dalla signora/ina Micaela De Medici apparendo che è in corso di svolgimento lo spettacolo Divina Bellezza / Discovering Siena. Non mi addoloro più di tanto. De Medici, per un senese, non c’è aspettarsi niente di bello. So anche che le notizie sono tutte brutte etc.

Staino: un comunista toscano. Quasi quasi preferisco quelli romani…

E ora penso che smettere di studiare è stata la cosa più bella che ho fatto. Sì, c’è del piacere nello smettere. Persino troppo.


Venerdì 14 agosto 2015

o720ggi penso che potrebbe darsi che io sia davvero quello che “ voleva soltanto scopare “. Di sicuro lo sono stato per molto tempo, una quindicina di anni almeno, quell’epoca breve-lunga che chiamerò gli anni della Grande Bruttezza. Non so bene perché li chiamo così, considerato anche che ormai ho capito che non erano così brutti. Bruttezza, bellezza… : ormai ho capito che sono, in un certo senso, la stessa cosa.







Quando leggo, sulla Repubblica, il titolo: “ Le barricate dei tifosi del Palio / per il corteo animalista a Siena “ io storco la bocca. Perché io, che non sono mai stato “ tifoso del Palio “, so nondimeno  che non si dice “ tifosi del Palio “, ma “ contradaioli “. Lo so perché sono di Siena, e perché, in generale, amo la precisione. Ma, soprattutto, perché non sono un giornalista. Cioè uno che non è di nessuna parte, ma ha la pretesa di parlare di tutto.


Sabato 15 agosto 2015

d1094ice stamani il dott. Scalfari che la Resistenza è nata l’8 settembre. Io dico: nel senso di “ tutti a casa “, sì. « Ma quello è un film… » Come il dott. Scalfari, appunto.











Cinquanta sfumature di Gigio “ (Titolo del Venerdì)

Siamo come nani sulle spalle di giganti “ [*]. Dicono i nani. Tutti contenti di essere nani. Per non parlare di Biancaneve. [*] Titolo del Festival della Filosofia di Modena/Carpi/Sassuolo.


ARCHIVIO

“ Senza data [1980] – Nani nani e topi gigio / l’orizzonte è bigio. “.


Domenica 16 agosto 2015

a1457pro il web-giornale – il solito, Repubblica.it – e scopro che anche oggi si parla del Palio. Perché forse sarà rimandato per la pioggia, perché c’è la manifestazione degli animalisti etc. Ma il punto è un altro. Il punto è che stamani mi chiedo: perché la mia città “ fa notizia “? Ma soprattutto: perché Repubblica – che, dopotutto, è un giornale di Roma – si interessa tanto di Siena? Non è la prima volta che lo penso, negli ultimi trent’anni l’ho pensato spesso. Io, sembrerà strano ma è così, sono ancora uno che pensa che “ finire sui giornali “ non sia una bella cosa. Così come essere fotografato etc. Lo so che è un pensare da selvaggi, da primitivi, da cavernicoli ma è esattamente quello che penso. Sarà perché non mi fido del giornalista, del fotografo, di quell’intraprendente analfabeta che dà la caccia a tutto quello che vede, perché tutto quello che vede gli piace, gli “ fa gola “. Perché un giornalista, un fotografo è soprattutto uno che ha fame, una fame sconsiderata, catastrofica. Perché a me, dopotutto, non piace essere mangiato. Dico a me, perché ai senesi – ai senesi di oggi, ai neo-senesi – non so.

New entry: Cesare Viviani su Sette (con faccina).


Lunedì 17 agosto 2015

n1067on diversamente da un giornalista, il diarista è uno che scrive “ alla giornata “. Ma la sua giornata è diversa da quella del giornalista, un po’ più “ particolare “, diciamo così.










Paragonandoli agli uccelli, Adriano Sofri pensa di fare un favore ai migranti. Ma non è detto che non lo faccia ai cacciatori.

Dopo le ideologie, le fobie.

“ Roma – Stefano Balassone risponde al telefono dal cuore della Foresta nera. “ (Dai giornali)


Martedì 18 agosto 2015

d1096ice Simonetta Agnello Hornby che il bello di Londra è che “ ognuno può vestirsi e truccarsi come vuole, e nessuno se ne meraviglia “. Ma se nessuno si meraviglia, uno/a, che si veste e si trucca a fare? La mi risponda, o perfidissima Albione. (Comunque, se le donne (italiane) vanno a Londra una ragione ci sarà…)








La “ stranierezza “. Concetto di.

Poi leggo che Mario Calabresi forse guiderà la Newsroom della Rai. Mario Calabresi, ovvero: il giornalismo è la continuazione della polizia con altri mezzi.

 Chi è questo Francesco Magris di cui Asor Rosa recensisce il libro? È, proprio come avevo pensato, il figlio di Claudio. Elementare, Asor.

Nudo integrale per il soprano Natasha Dikanovich nel primo atto della Traviata in scena stasera al Teatro Antico di Taormina. “ (Dai giornali)


Mercoledì 19 agosto 2015

i1921o sono uno che è morto. Mi ricordo anche quando. Ma soprattutto mi ricordo come.











“ A me piace l’attualità “, dice la zia Aldighiera spiegando perché legge il giornale. Lo dice a me che dico di non volerlo leggere più. A me quello che dice sembra strano. Poi mi chiedo: chi è più strano: la zia Aldighiera – che ha quasi novant’anni – o l’attualità – cioè il giornale? “ A me piace leggere “, precisa la zia. Leggere male, penso io. Che vorrei smettere di leggere il giornale, ma, soprattutto, vorrei imparare a leggere.

« Monsignor Tarantino… » « Galantino… Galantino… » “.

Il valore della donna alta lo si capisce bene quaggiù, nella terra degli uomini bassi.

La mia infinita, puerile passione per i vecchi. Potrei chiamarla una “ vocazione per l’archeologia “? Me lo chiedo ora pensando all’atroce morte dell’archeologo di Palmira decapitato dall’Isis. Tempi duri per gli archeologi?


ROSSORI

Sotto la foto del turista che si è spogliato davanti alla Nascita di Venere di Botticelli scriverò la seguente didascalia: “ Bacco tabacco e Venere “.

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ROSSORI

Sotto la foto della signorina Valentina Bortoletto, di anni 25, addetto stampa della Marsilio, testi-mone dell’attentato di Bangkok scriverò la seguente didascalia: “ È la stampa, bellezza “.

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Domenica 23 agosto 2015

m909e ne sono accorto solo ieri, ma anche il mio quasi-nipote – quello grande, quello che fa il magistrato – porta ai piedi un paio di scarpette rosse. Di vedere uomini con le scarpe rosse capita sempre più spesso, non ho mancato di annotarlo, ma a me continua a sembrare strano, e, francamente, anche peggio che strano. Non è un fatto ” estetico “, nel senso banale del termine, nel senso che a me le scarpette rosse non piacciono, nel senso che non le indosserei mai, a me, caso-, piacciono le scarpe gialle, ce ne ho avute tante, ce ne ho ancora etc. -, ma qualcosa di più. Tutto, direi, comincia con quel film famoso di tanti anni fa (1948), la storia, tragica, di una ballerina [*], ispirata alla favola di Andersen. Mi chiedo: siamo nel tempo degli uomini-ballerina? Mi rispondo che di sicuro siamo nel tempo del cinema. Cfr.: “ 12 marzo 1994 – Non c’è nes-differenza fra Roma città aperta e Scarpette rosse. Il cinema è il cinema è il cinema. “. [*] “ Lo stregonesco impresario di una compagnia di balletti aiuta due suoi giovani protetti, un compositore e una ballerina, ad ottenere il successo con il balletto Scarpette rosse, ispirato alla favola di Andersen. Le due rivelazioni si sposano e lei promette d’abbandonare il palcoscenico, ma non sa resistere e, contro il volere del marito, torna a ballare. Alla scenata che segue la giovane risponde con il suicidio. “ (Mymovies)

Gli aerei: cadono.


ROSSORI

Sotto la foto della ragazza musulmana che vuole fare la miss scriverò la seguente didascalia: “ Missulmana “.

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Martedì 25 agosto 2015

l1789a questione sudista. « Volevi dire meridionale… » No, volevo dire che è un film.












Credevo che fosse un attore – nel senso di guitto -, invece è un giornalista. A meno che non sia la stessa cosa

Il teatrino dell’Informazione.

Marino scrive “ (Dai giornali)

Quando ripenso ai miei amici architetti – ebbene sì, c’è stato un tempo in cui credevo di avere degli amici architetti (in generale, c’è stato un tempo in cui credevo di avere degli amici) -, penso che è stato tutto molto strano. Per esempio, loro mi dicevano: “ letterato “, ma, a ben pensarci, io, a loro, non dicevo niente. Avrei potuto dirgli: “ architetti “, ma non avrebbe avuto alcun senso. La verità è che c’è sempre qualcuno che dice, e che, dicendo, acquisisce un certo potere. Anche quando questo dire non suona tanto bene, come nel caso dei soprannomi, ad esempio. Ora, a distanza di tanti anni, mi chiedo: “ letterato “ era una specie di soprannome? Fu anche detto che “ dare etichette è sempre da coglioni “, ma non si ha notizia di qualcuno che abbia smesso di darle. Io, che io sappia, non l’ho mai fatto, ma forse ho sempre sbagliato. Ora è un po’ tardi per cominciare, ma voglio provarci: “ architetto… architetto… “. Poi vedo una lucertola girata con la pancia all’insù – la pancia bianca delle lucertole – che, inspiegabilmente, si muove sul pavimento di pietra. La cosa si spiega col fatto che, sotto di lei, c’è un plotone di formiche che la sta trasportando. Penso: le formiche: laboriose e crudeli. Sono pensieri poco seri, lo so. Pensieri da “ letterato “, da cicala…


Mercoledì 26 agosto 2015

m910e ne sono accorto solo dopo un po’, ma quando l’ho notato sono rimasto colpito: la povera giornalistina morta era vestita di-rosso-e-di-nero. Non so se qualcuno lo noterà – io, come si sa, ho poca stima dei giornalisti -, ma questo, a mio parere è il vero punctum della notizia. Io ho poca stima dei giornalisti, ma comincio a pensare che dovrei averne almeno un po’ delle giornaliste. Le quali sono assolutamente un’altra cosa rispetto ai loro colleghi maschi. Lo si capisce anche da come si vestono. Per esempio, nel caso della sfortunata ragazza di cui sopra, di-rosso-e-di-nero. Che non è assolutamente la stessa cosa che vestirsi di blu, di giallo etc. etc. Perché quando una si veste di-rosso-e-di-nero è come se indossasse una divisa. Padroni di non crederci, ma io so che è assolutamente così.

Il bambino che ha trovato dieci euro nell’acqua. “ Falli asciugare “, dice lo zio. Io penso: magari erano miei. Cerco di ricordarmi… (L’oggettività del mare)

Bè, diciamolo, risultano banali le scelte dei soggetti, pessime le inquadrature nell’obiettivo, no smalto, no racconto, no magia di alcun tipo. “ (Ferrara “ boccia “ Baricco fotografo)


ARCHIVIO

“ 25 gennaio 1994 – Allibisco. Trasecolo. Esulto. Quella in rosso e nero (nero il maglione rossa la giacca) sulla copertina di «Rialto / Hotel magazine» è assolutamente lei. Dopo trent’anni identica incorrotta. In più ha gli occhialetti, che comunque le stanno bene. Guardo meglio: è una hostess. E anche questo è esatto. Dopo trent’anni io l’amo ancora. « Da morire », non saprei dire altrimenti. (Da quei lontanissimi anni viene anche un obiezione scurrile: negli anni della mia adolescenza « Rialto » era infatti il nome di quella certa via – proprio in quei paraggi – dove c’era (stato) il casino. Obiezione? Dirò piuttosto che anche questo è esatto) (Del resto « hostess » che altro è se non un eufemismo?) (Dopotutto ha sposato un bancario) “.


Giovedì 27 agosto 2015

c1321apè anche da dire che il killer è un nero. Bovero ne(g)ro.













Sabato 29 agosto 2015

a1458rt. 1: L’Italia è una repubblica fondata su Repubblica.














Domenica 30 agosto 2015

i1924l gatto sta nell’ombra. Le lucertole amano, pazzamente, il sole. “ Che pazzarielle “, pensa il gatto. Prima di saltare.












Martedì 1 settembre 2015

v368ado in cerca di notizie su Franco Buffoni – che ha vinto il Viareggio per la poesia. Trovo, sul suo sito, la copertina di un suo libro: O Germania – è una raccolta di poesie del 2015. Il buffo – è il caso di dirlo – è che a guardarla si legge: “ Buffoni o Germania “. E bravo il poeta. O è meglio dire il grafico? Penso che potrei scrivere un saggio: Perché non possiamo non dirci buffoni. Oppure fare un film: Buffoni-Germania 4-3. Etc. Etc. (Sur la lecture, n. 86352)







ROSSORI

Sotto una foto del giornale in cui si vede sulla pagina sinistra il bambino siriano morto e sulla pagina destra la pubblicità Yamamay “ A touch of Italy “ con una tizia che ci mostra il cospicuo LatoB, scriverò la seguente didascalia: “ Chi è il più toccante del reame? “.

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Sabato 5 settembre 2015

c1325virgome la devo chiamare… – ha chiesto il conduttore – … don… oppure… – e ha detto un nome -? “ “ Padre “, ha risposto il prete che telefonava perché cercava un libro (di Hildegard von Bingen, per l’esattezza). Io, ripensandoci, penso alla “ paternità “, alla questione della paternità, al fatto che, per me, è ancora una questione irrisolta. Forse, penso, è solo una questione di tempo. Io, per esempio, sono diventato padre troppo presto, non sono riuscito a essere altro che un “ ragazzo-padre “. Ma la verità è che io credo che sia piuttosto una questione di linguaggio: volere essere padre non basta, bisogna sapere in che senso. In ogni caso, il padre è sempre più facile dirlo che farlo, come quel bibliofilo prete dimostra…


Ricordo bene, con l’introduzione della scuola media dell’obbligo, l’impatto tra noi ragazzini del centro storico, figli della buona borghesia […] e i ragazzini delle famiglie operaie che arrivavano dalle periferie. Diversi perfino fisicamente. “, scrive Michele Serra.

“ Il tempo è diventato strano “, dico io guardando l’orizzonte dove si addensano nubi nerissime, foriere di chissaché. “ Anche la gente “, risponde la contadina baffuta. Come me, è venuta alla fontana a prendere l’acqua. Lei ha già fatto, ora tocca a me.

Marino attacca: Stato non ha garantito la sicurezza dei cieli “ (Repubblica.it)

L’Educazione sentimentale è il romanzo di una generazione, quella di chi aveva press’a poco vent’anni nel 1848, ed è la storia di un uomo giovane, Frédéric Moreau, ideato da Flaubert per rappresentarla; ma, soprattutto, è il romanzo della giovinezza intesa come immaturità permanente, come dispendio di un immenso privilegio: il tempo, la possibilità di avere – e di perdere – tempo. “ (Giovanni Bottiroli, Introduzione a Flaubert. L’Educazione sentimentale, 2002)


Domenica 6 settembre 2015

o722rmai odio svegliarmi. Perché so che c’è chi continua a dormire. Che poi si sveglierà, più riposato di me. Che intanto sogna. Il suo sogno. Che non è il mio, anche se non è diverso dal mio. Ma è il suo.











Lunedì 7 settembre 2015

D1098oppiozero – cioè Belpoliti & C. – scopre la “ pigrizia “. Io l’avevo scoperta quarant’anni fa: “ Giovedì 28 gennaio 1974 – Proverbio del giorno: « Porco pigro non mangiò mai pera marcia. »  “. Chi è il più pigro del reame?










Mi sono ricordato che, a scuola, così come c’erano quelli che non riuscivano a scrivere nemmeno una riga, c’erano quelli che scrivevano tanto, addirittura troppo. Non che gli servisse a molto di più che a dimostrare che avevano tanta “ buona volontà “. C’è anche da dire che c’erano professori a cui questo bastava.


Martedì 8 settembre 2015

i1927l popolo dei twitter esulta per il “ crollo “ di Johnny Depp. La “ smitizzazione “ dell’attore: voilà, in ultima analisi, le cinéma.












La vecchietta in farmacia, con la borsa coperta di pupazzetti. Voleva la pastina Plasmon.  Dice: quando mi sveglio sento sempre la musica… Mi piace, la musica… “ Maria, guarda che lasci la pastina… “. Al ché, lei: la pastina per la musica… la pastina per la musica… E scoppia in una risata fragorosissima. E tutti, in farmacia, risero.


Mercoledì 9 settembre 2015

l1792a bionda, vecchia, con il giovane – sembrava giovane, ma era vecchia -, guardava me. Che sono vecchio, e si vede.












Poi accendo la tv – per la prima volta, dopo due mesi – e ci sono quelli che chiacchierano, gli stessi di due mesi fa. Titolo del ddibbattito: “ Il rischio palude “. Penso: tautologare, sempre meglio che lavorare…

Da notare che il professor Vittorio Emanuele Parsi si è fatto crescere un paio di clamorosi baffi neri. Così clamorosamente neri che sembrano finti.

Se Conad avesse raccontato l’11 settembre “. Ho letto male, è evidente: era “ Conrad “. Comunque, se è sicuro che Conrad non può avere raccontato l’11 settembre, non è per niente detto che Conad, un giorno o l’altro, non ci riesca.

L’altro giorno, mentre, guidando la mia potente Suzuki Alto – è l’auto dal prezzo più basso che ho potuto permettermi -, guidavo su una di quelle stradicciuole che costellano la zona squisitamente agreste in cui trascorro le mie vacanze, ho sentito alla radio un tizio che leggeva qualcosa. Mi ci è voluto poco a capire che si trattava di Cristo si è fermato a Eboli. Il recitattore ce la metteva tutta, anche troppa, direi, a dare “ colore “ al testo di Carlo Levi. Ne risultava un’” espressività “ ridondante, soprattutto in certi passi che, immaginavo, l’autore aveva voluto avessero la piana evidenza del resoconto, delle “ cose viste “, come del resto si addice al libro – quasi un diario – di uno che è stato costretto a fare esperienza di qualcosa che prima non conosceva etc. Comunque, a me quella “ lettura “ non piaceva per niente. Come del resto non mi piacciono quasi mai quelle degli attori. Il bello di un libro, pensavo, è che sta zitto. Il ché non vuol dire che non abbia una voce, ma questa voce è una voce in un senso un po’ diverso da quello che si intende comunemente. Non è nemmeno la nostra voce, la voce di noi che, silenziosamente, leggiamo. È una voce mentale, una voce “ ideale “: la voce con cui, indoviniamo, quello che ha scritto vorrebbe che fossero dette le sue parole. Una voce che non è nemmeno la sua, lui magari ha una brutta voce, magari, se ce l’aveva bella, faceva l’attore etc. Magari non scriveva nemmeno, ma andava alla radio, o sulla pubblica piazza, o telefonava etc. La voce di un libro, pensavo, è una voce così strana che quasi non si sente. Che per sentirla ci vuole, come si dice, orecchio. Come se fosse una musica etc. Comunque quando poi ha letto quel passo dove si parla del capitano dei carabinieri che se la faceva con la levatrice del paese, io ho pensato subito a Pane, amore e fantasia. Del resto, si sa, se c’è una cosa che il cinema sa fare è buttarla sul ridere etc.

Non poteva essere che l’animosa Concita De Gregorio a introdurre, entusiasticamente, il film di Marco Bellocchio a Venezia. Del quale film non so niente, del regista invece so che è riuscito nell’impresa di fare indossare al figlio Pier Giorgio [sic] un paio di formidabili baffi. La cinematografia continua a essere, evidentemente, l’arma più forte.


Giovedì 10 settembre 2015

t582utti contenti, anche stamani, i tre anziani bottegai biancovestiti aprono la bottega. Vivere è vendere? Non ci avevo mai pensato.











Oggi, se fosse vivo, sarebbe il compleanno di Franco Fortini. Non mi viene da dire molto di più di quello che ho già detto una volta: “ 1 marzo 1994 – Il collotorto, oppure: quello che insisto a chiamare il collotorto, avanza l’idea di fare una giornata di studio su Fortini. Lui va pazzo per le giornate di studio, per i convegni, per i saggi, etc. etc. Io mi accorgo ora che, dovendo, non saprei proprio che dire su Fortini. Tutto quello che mi ricordo è: leggera come una sillaba, quel verso-slogan dei suoi anni all’Olivetti. Mi sembra che rappresenti bene, nella sua brevità, nella sua inservibilità paradossale, quella breve parentesi del mio ritorno a Siena, quel buffo improbabile revival di liceo di vent’anni fa. “.

È ora di mandare le truppe “, dice Enrico Rossi, governatore della Regione Toscana.

Ieri sera, andando a letto, accingendomi a leggere un Simenon trovato per caso – un Simenon “ funziona “ sempre, prima di prendere sonno -, ho pensato che leggere richiede una certa dose di stupidità. “ Fesso chi legge “: sì, per leggere bisogna essere un po’ fessi. Per affidarsi alle parole, come se dalle parole potesse venire qualcosa di importante, di decisivo, di miracoloso. Come se nelle parole ci fosse una specie di grazia, una strada per la salvezza. Come se leggerle fosse un modo di vincere il male, un modo di guarire da quello che ci tormenta. Come se le parole fossero un farmaco, una pozione magica. Crederlo è poco meno che un vizio. Come giocare al grattaevinci, sperando di vincere, almeno una volta. Perché, forse, una volta si è vinto, ma è stato tanto tempo fa, ce ne ricordiamo appena. (Poi vado su Repubblica.it e leggo che il papa ha citato Mina: “ Parole parole parole / soltanto parole “. Mah. Boh. Chissà)


ROSSORI

Sotto la foto di un particolare del vestito indossato da Valeria Marini alla Mostra del Cinema di Venezia scriverò la seguente didascalia: “ La mostra “.

mostra


ROSSORI

Sotto la foto di Mourinho insieme alla figlia scriverò la seguente didascalia: “ Special two “.

special

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